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La tragedia classica greca, Dispense di Greco

Le origini della tragediografia greca e del teatro. Eschilo: vita, il precursore della tragedia, la sua spettralità, le opere [l'Orestea, i Persiani, i 7 a Tebe e le Supplici]. Sofocle: vita e politica, la classicità nelle sue opere, le opere [Aiace, le Trachinie, Filottete, Antigone, Edipo Re ed Elettra]. Euripide: la vita e la rivoluzione del teatro classico e la figura della donna, le opere [le Troiane, Elena, Elettra, Eracle, Ione, Alcesti, Ippolito, Medea e le Baccanti].

Tipologia: Dispense

2021/2022

Caricato il 01/05/2023

emanuele.2003
emanuele.2003 🇮🇹

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EMANUELE DI BERARDINO
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L’ETÀ CLASSICA: da Solone a Pericle
Il percorso di Atene verso la democrazia inizia con Solone, il quale introdusse una
costituzione censitaria, ovvero basata sul censo; Sparta invece seguirà sempre la linea
oligarchica. Queste differenze politiche portarono a differenze ideologiche tra le due città:
Atene ha uno stampo progressista, aperta al commercio e ad altre culture; Sparta è più
conservatrice e molto chiusa.
Nel 508 a.C. arriva Clistene ad Atene che istituisce la βουλή di 500 persone prese da tutta
l’Attica, gli arconti e le magistrature che erano scelti a sorteggio, mentre la strategia (capo
militare) era eletto, poiché doveva essere esperto nell’arte militare; a queste cariche pubbliche
potevano accedere tutti i cittadini. I cittadini dell’Attica votavano le riforme per la città
all’interno dell’ἐκκλησία o ad alzata di mano o tramite una votazione.
In seguito, Efialte fece una riforma dell’areopago e nel 443 a.C. Pericle fu eletto stratega fino
al 429, divenne colui che gestiva la politica ateniese e portò Atene alla perfezione va della
sua democrazia; furono trent’anni di espansione territoriale e concentrazione di letteratura
con artisti grandiosi che metteranno le basi per tutta la letteratura occidentale. In questi anni
la Grecia vinse le guerre persiane, nel 490 a Maratona con Milziade e nel 480 a Salamina e
alle Termopili con Temistocle e Leonida; Atene ottiene prestigio su tutta la Grecia portando
a casa la vittoria contro i persiani. Nel 477 a.C. Atene organizza una lega delio-attica la quale
possedeva un tesoro, ma nel 454 a.C. il tesoro venne spostato ad Atene, perciò, la città
dell'attica iniziò ad accentrare il potere verso di sé.
Pericle durante la sua democrazia aggiunse uno stipendio, il μιστός, per chi ricopriva le
cariche pubbliche affinché tutti potessero accedere a queste cariche; i soldi per pagare gli
stipendi erano presi dalle tasse e dal tesoro della lega. Pericle decise inoltre di rinnovare la
città artisticamente e letterariamente, invitando personalità come artisti e artigiani. Proprio in
questo periodo nacque il teatro, ci fu un'organizzazione del senso del tragico e del comico,
inizia la storiografia, l'oratoria viene divisa in vari generi, molti filosofi si spostano ad Atene
tra cui i sofisti, arrivano a Socrate, Platone e Aristotele.
Pericle oltre a portare avanti la democrazia inizio una sorta di politica imperialista; infatti,
ebbe dei processi contro a causa di questa sua scelta; lo stratega inoltre restrinse il diritto di
cittadinanza ateniese: poteva essere cittadino soltanto che aveva entrambi i genitori ateniesi.
Nel 431 a.C. scoppia la guerra del Peloponneso e due anni dopo Pericle muore a causa di una
epidemia di peste, nel 404 a.C. Atene perse la guerra.
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L’ETÀ CLASSICA: da Solone a Pericle Il percorso di Atene verso la democrazia inizia con Solone , il quale introdusse una costituzione censitaria, ovvero basata sul censo; Sparta invece seguirà sempre la linea oligarchica. Queste differenze politiche portarono a differenze ideologiche tra le due città: Atene ha uno stampo progressista, aperta al commercio e ad altre culture; Sparta è più conservatrice e molto chiusa. Nel 508 a.C. arriva Clistene ad Atene che istituisce la βουλή di 500 persone prese da tutta l’Attica, gli arconti e le magistrature che erano scelti a sorteggio, mentre la strategia (capo militare) era eletto, poiché doveva essere esperto nell’arte militare; a queste cariche pubbliche potevano accedere tutti i cittadini. I cittadini dell’Attica votavano le riforme per la città all’interno dell’ἐκκλησία o ad alzata di mano o tramite una votazione. In seguito, Efialte fece una riforma dell’areopago e nel 443 a.C. Pericle fu eletto stratega fino al 429, divenne colui che gestiva la politica ateniese e portò Atene alla perfezione va della sua democrazia; furono trent’anni di espansione territoriale e concentrazione di letteratura con artisti grandiosi che metteranno le basi per tutta la letteratura occidentale. In questi anni la Grecia vinse le guerre persiane, nel 490 a Maratona con Milziade e nel 480 a Salamina e alle Termopili con Temistocle e Leonida; Atene ottiene prestigio su tutta la Grecia portando a casa la vittoria contro i persiani. Nel 477 a.C. Atene organizza una lega delio-attica la quale possedeva un tesoro, ma nel 454 a.C. il tesoro venne spostato ad Atene, perciò, la città dell'attica iniziò ad accentrare il potere verso di sé. Pericle durante la sua democrazia aggiunse uno stipendio, il μιστός, per chi ricopriva le cariche pubbliche affinché tutti potessero accedere a queste cariche; i soldi per pagare gli stipendi erano presi dalle tasse e dal tesoro della lega. Pericle decise inoltre di rinnovare la città artisticamente e letterariamente, invitando personalità come artisti e artigiani. Proprio in questo periodo nacque il teatro, ci fu un'organizzazione del senso del tragico e del comico, inizia la storiografia, l'oratoria viene divisa in vari generi, molti filosofi si spostano ad Atene tra cui i sofisti, arrivano a Socrate, Platone e Aristotele. Pericle oltre a portare avanti la democrazia inizio una sorta di politica imperialista; infatti, ebbe dei processi contro a causa di questa sua scelta; lo stratega inoltre restrinse il diritto di cittadinanza ateniese: poteva essere cittadino soltanto che aveva entrambi i genitori ateniesi. Nel 431 a.C. scoppia la guerra del Peloponneso e due anni dopo Pericle muore a causa di una epidemia di peste, nel 404 a.C. Atene perse la guerra.

IL TEATRO GRECO: la novità del teatro e la tragedia La più grande novità portata dal teatro è che i racconti vengono raccontati in prima persona dagli attori, viene presentata quindi la vita umana ed è sicuramente più interessante per chi ascolta e osserva uno spettacolo. Erano presenti molti codici espressivi all'interno degli spettacoli: era presente il canto, la recitazione, la musica dal vivo con un'orchestra tra il palco e la cavea, era presente un canto singolo o anche corale, la danza con coreografie e scenografie. L'opera teatrale era più breve e il contenuto della tragedia trattava dettagliatamente un episodio mitologico. Vennero inventate anche delle macchine teatrali che permettevano di realizzare degli effetti di scena, come l’ἐνκύχληκα un letto dotato di ruote che permetteva di far vedere ciò che accadeva dietro il palco, il βροντέριον o il θεολογεῖον posto in alto sulla struttura che delimitava il palco. I costumi erano molto appariscenti per dare l'idea del personaggio che interpretavano, avevano colori molto forti a differenza della commedia che usava costumi imbottiti per esaltare la sessualità. Quindi all'interno del teatro c'era un coinvolgimento totale da parte del pubblico. Attualmente possediamo soltanto i testi scritti delle tragedie e delle commedie, non possiamo ricostruirle dire il teatro greco con i suoi macchinari, i costumi, le danze e i canti. Il genere teatrale è un genere politico per eccellenza ovvero della πόλις, cioè organizzato dai cittadini per i cittadini; infatti, ci andavano tutti gli abitanti di Atene [alle commedie tutti, alle tragedie probabilmente solo le persone più colte]. gli spettacoli venivano organizzati in concomitanza alle feste religiose, infatti il teatro è strettamente collegato al culto di Dioniso: il Dio greco è il dio della duplicità [doppio come la maschera teatrale], perché nasce due volte; infatti Semele unendosi con Zeus, rimase incinta di Dioniso; Era gelosa di Semele, le consiglia di chiedere a Zeus di mostrarsi in tutta la sua bellezza divina, ma nel vedere il suo splendore, Semele si incenerisce, allora Zeus prese il feto e se lo cuce sulla coscia per

completare la gestazione → dio della duplicità.

Ad Atene erano presenti varie feste, le feste delle grandi dionisie venivano celebrate nel periodo di marzo o aprile così che molte persone potevano spostarsi dall'intera regione e venire nella capitale per pagare il tributo al tesoro della lega e assistere agli spettacoli, in queste feste venivano rappresentate una tetralogia [3 tragedie + 1 dramma satiresco] e successivamente una commedia ogni giorno per tre giorni; altre feste erano le piccole dionisie e le lenee (da λεναί dove si pigiava il vino) e venivano celebrate nel periodo di gennaio/febbraio, alle quali partecipavano soltanto gli ateniesi e venivano rappresentate commedie. Ogni aspetto dello spettacolo era preparato dagli ateniesi, quindi autori, attori, registi, cantanti erano ateniesi e anche chi finanziava gli spettacoli apparteneva alla città. La liturgia (λητυργεῖα) erano delle tasse per realizzare e allestire gli spettacoli pubblici ed erano pagate dalle persone più ricche in quel momento, ad Atene finanziare uno spettacolo era un vanto, poiché diventava una forma di propaganda politica e un modo per acquisire prestigio all'interno della città. Gli spettacoli teatrali erano estremamente formativi e educativi, perché portavano il pubblico ad una riflessione, riflettevano insieme all'autore sulle tematiche trattate nell'opera, a differenza del mito che rifletteva sull'attuale tempo storico e sull'essere umano. gli autori nelle tragedie parlano di loro stessi come esseri umani e ateniesi del VI secolo a.C., non fanno riferimenti storici, cosa che farà la commedia, ma riflettono sui temi come la giustizia, la colpa, la colpevolezza dell'uomo, la libertà o il destino dell'uomo, cosa procura dolore

LA TRAGEDIOGRAFIA: la novità del teatro con la tragedia Eschilo (VI secolo a.C.) Nasce nel 525 a.C. ad Atene a cavallo tra l’età arcaica e classica, contemporaneo di Pindaro, partecipa alle battaglie delle guerre Persiane e nella battaglia di Maratona il fratello Cinegiro morì; nel suo epitaffio (scritta per la tomba) racconta la partecipazione alle guerre persiane. Fece due viaggi a Siracusa dove rappresentò delle tragedie e non si sa se morì lì o ad Atene. Di Eschilo sono arrivate 7 tragedie (come Sofocle), egli appare ancora molto arcaico e le sue trilogie (3 tragedie) sono legate ovvero portano avanti la stessa vicenda. Attualmente, ci sono arrivate quattro tragedie appartenenti a trilogie diverse, perciò non sappiamo come termina la storia esattamente e una trilogia, l’Orestea. Eschilo è profondamente legato alle divinità olimpiche e alla funzione di Zeus come garante di giustizia (come Esiodo e Solone), nell’Orestea troviamo coinvolte tutte le forze della terra, del cielo e dell’oltretomba → alla fine viene ristabilito un senso di equilibrio [tragedia se c’era una situazione di pietà e paura]; utilizza molti mezzi scenografici per suscitare paura: sogni orrorosi, predizioni terrificanti, apparizioni di fantasmi, Erinni che diventeranno Eumenidi, forze dell’oltretomba che appaiono. I personaggi di Eschilo sono solenni e statuari, lontani dalla realtà, hanno la stessa solennità che si trova nel suo stile [molto difficile] → pieno di immagini, metafore e neologismi; Aristofane affermò che “le parole di Eschilo erano pesanti come buoi”, succedono poche cose e si parla molto → tragedia piuttosto lenta. Scrisse opere con tematiche di giustizia, colpa, potere e democrazia, conflitto tra periodo arcaico e classico [dal γένος alla πόλις], Eschilo nota che all’interno del γένος ci sia una catena di colpa , punizione ed espiazione. Essendo assolutamente convinto dell’esistenza degli Dei (come Erodoto), crede che gli uomini pecchino di ὕβρις a causa di Ἄτη (accecamento): se c’è un Dio che sa tutto e prevede tutto, perché l’uomo pecca? Gli uomini si caratterizzano per il libero arbitrio, nella famiglia di Agamennone i personaggi scelgono di agire nel modo più opportuno secondo la loro libertà e secondo il destino degli dèi (Agamennone → Artemide e Oreste → Apollo). Il πάθει μάθος è un’altra caratteristica importante della tragedia eschilea, dalla sofferenza si apprende la volontà divina, quindi, il proprio destino [sorta di ottimismo ]; la sofferenza ha un senso, perché inviata dagli dèi in modo giusto, è una certezza. “ORESTEA” Durante la guerra di Troia Agamennone per vincere la guerra dovette (scegliere = soffrire) sacrificare la figlia Ifigenia alla dea Artemide, da questo momento in poi la moglie Clitennestra non lo perdonerà mai. Nell’ Agamennone , il re di Argo torna nella sua città e viene accolto dalla moglie, che di nascosto si era sposata con Egisto, con grandi feste e decorazioni sfarzose; con un inganno, però, Agamennone venne ucciso insieme alla sua concubina Cassandra da Clitennestra ed Egisto [ordine ristabilito tra γένος e πόλις], ma con questa scelta Clitennestra è entrata nel meccanismo colpa-punizione. Nelle Coefore (portatrici di libagioni → prigioniere troiane portano offerte e libagioni sulla tomba di Agamennone per ordine di Clitennestra) Oreste torna ad Argo insieme a Pilade per

vendicare l’uccisione del padre, mentre si avvicina ad Argo intravede la sorella Elettra sulla tomba del padre; il loro riconoscimento (ἀναγνώρισις) avviene tramite: una ciocca di capelli simili a quelli di Elettra, le impronte del fratello uguali a quelle sue e un tessuto cucito precedentemente da lei. Avendo deciso di vendicare il padre, Pilade annuncia la morte di Oreste a Clitennestra ed Egisto ( è un inganno in realtà ); viene ucciso prima Egisto, in seguito la madre, però prima di ucciderla gli ricorda che sarebbe stato perseguitato dalle Erinni se l’avesse uccisa, oltre a ricordandogli tutti i momenti dell’infanzia che in realtà non ci sono mai stati → Oreste esita all’azione (unico momento in cui un eroe eschileo esita), ma Pilade gli ricorda il volere di Apollo → alla morte di Clitennestra si scatenano le Erinni materne. Il matricidio di Oreste è un dialogo molto serrato (στιχομιθία), i personaggi recitano un verso ciascuno. vv. 885- 911 : Clitennestra riconosce suo figlio e inizialmente vuole farsi dare una scure per difendersi, ma poi assume un tono patetico e materno per persuaderlo a non ucciderla. Oreste convinto della sua scelta e nel momento dell’assassinio la madre gli ricorda che sarà perseguitato dalle Erinni; dopo un momento di esitazione Oreste segue la sua volontà e quella degli dèi proseguendo al matricidio. Le Eumenidi si aprono con la colpa di Oreste per aver ucciso la madre, Apollo gli consiglia di recarsi ad Atene per liberarsi dalla persecuzione delle Erinni; giunto ad Atene, Oreste viene accolto da Atena che istituisce l’Areopago → i giudici votano, ma l’esito è pari; perciò, il voto è rimesso alla dea la quale assolve Oreste, poiché l’omicidio di un padre è inaccettabile [avendo solo il padre, lo considera una figura importantissima]. Le Erinni, però, minacciano vendetta, ma Atena offre loro la devozione agli Ateniesi convincendole alla reciproca benevolenza → si trasformano in Eumenidi. “I PERSANI” Presentata 8 anni dopo la battaglia di Salamina, nel 472 a.C., Eschilo si mette nei panni di Serse: orrore nel sogno prodigioso della madre di Serse, viene descritta la battaglia con molta propaganda ateniese, il re persiano pecca di ὕβρις ed è destinato alla sconfitta → raccontato dal fantasma del padre. “SETTE A TEBE” I figli di Edipo, Eteocle e Polinice, vogliono governare su Tebe a periodi alterni, ma Eteocle non cede il posto al fratello, il quale chiama sei eroi/amici per andare contro Tebe. Anche qui è presente il conflitto tra γένος e πόλις: i due fratelli si scontrano davanti una porta della città, lottano e muoiono entrambi, si risolve il conflitto e Tebe è salva. “LE SUPPLICI” Danao ed Egitto, figli di Zeus, ebbero rispettivamente 50 figlie e 50 figli, i cugini si sposano tra di loro, ma le donne non vogliono, perciò fuggono e arrivano ad Argo, dove regnava Pelasgo, e chiedono asilo: accogliere le Supplici o proteggere la città dai figli di Egitto? Il re decide di accoglierle [Grecia accogliente e Oriente violento] e consequenzialmente va in guerra, Pelasgo muore.

a lui, potrebbe accadere anche ad egli; impazzito, l’eroe ammazza pecore e buoi. Ormai l’onore di Aiace è perduto e l’unica soluzione è il suicidio, affinché venga ristabilito l’onore; Odisseo convince Agamennone a seppellire Aiace poiché ha ripristinato l’onore. È presente un eroe che si oppone a tutti gli altri personaggi, Sofocle si sofferma sulla sofferenza umana e gli uomini sono considerati statuari. “LE TRACHINIE” Letteralmente le donne di Trachi, Deianira attende il ritorno del marito Eracle, il quale sa che sta tornando con la concubina Iole; temendo che Eracle non fosse più innamorato della moglie, Deianira prepara un filtro d’amore con del sangue di un centauro. Bevuto questo filtro, si scopre che era un veleno ed Eracle muore, poiché il centauro ucciso da Eracle stesso, per vendetta, fa credere a Deianira che fosse un filtro d’amore e non un veleno. “Tutto ciò che non sia Zeus”→ al centro c’è l’uomo. “FILOTTETE” Amico di Agamennone e di Odisseo, aveva una ferita purulenta che gli provocava sonnolenza e catalessi; i compagni greci lo abbandonano sull’isola a causa della ferita che puzzava. Filottete è solo nell’isola, deve procurarsi da mangiare e deve sopravvivere. Durante la guerra di Troia i greci devono convincerlo a tornare in battaglia, perché serviva il suo arco; Odisseo manda Neottolemo (figlio di Achille) per cercare di rubargli l’arco, ma solo Eracle, simbolo divino, lo convince ad andare in guerra. “ANTIGONE” Sofocle considera molto la figura della donna e sviscera il mondo femminile; Antigone è la sorella di Ismene, Polinice ed Eteocle (figli di Edipo e Giocasta). Creonte diventa il nuovo re di Tebe, fratello di Giocasta, ed emana un editto [κήρυγμα] nel quale Polinice non poteva essere sepolto; inizialmente Antigone cerca di convincere la sorella dicendo che l’editto non è per niente giusto e Ismene le risponde che non possono andare contro una legge, contro il proprio zio e soprattutto perché erano donne. Durante una notte cerca di coprire il corpo del fratello con della terra, ma viene scoperta ed è costretta ad andare da Creonte nessuno dei due cede durante il dibattito. Antigone ritiene che l’editto vada oltre l’ἄγραπτα νόμιμα [leggi non scritte, diritto naturale]; Creonte è un po’ ὑβριστής, non vuole seppellire il nipote neanche fuori la città, affermando anche che “lo Stato sono io”. Neppure di fronte a tali minacce, Antigone non si ferma e perciò viene punita: murata in una grotta a lasciata a se stessa → Emone (fidanzato di Antigone) cerca di persuadere il padre a lasciarla andare. Solo alla fine il re si pente e decide di liberarla, aperta la grotta, Antigone però si era impiccata, Emone si scaglia su di lei e si suicide; la moglie di Creonte vedendo la tragedia si suicida anche lei. Capire se bisogna obbedire anche alle leggi ingiuste, nonostante siano leggi dello Stato. “EDIPO RE” In quest’opera viene presentata una sorta d’indagine riguardo il delitto di Laio, precedente re di Tebe. Edipo, attuale re di Tebe, è al massimo della sua potenza: risolve l’enigma della sfinge e sposa Giocasta. La tragedia inizia con una pestilenza e Edipo deve capire perché gli dèi si siano adirati tanto da provocare un’epidemia; chiese il consulto dell’indovino Tiresia, il quale gli comunicò che la peste è dovuta dalla morte di Laio: c’è una grande ironia tragica

con molto antropocentrismo, poiché Edipo sbaglia a giudicare la situazione. Da qui inizia l’indagine per risolvere il mistero, il re di Tebe si adira e a tratti diventa arrogante con l’indovino credendo che avesse organizzato un complotto insieme a Creonte per spodestarlo; in seguito, si scopre che Laio era stato ucciso ad un incrocio da un viandante →Edipo non aveva ucciso suo padre Polibo a Corinto poiché morto per cause diverse, così da far avverare la profezia. Giocasta persuade il marito dicendogli di non credere alle tante profezie; alla corte di Tebe viene accolto un testimone dell’uccisione di Laio, nello stesso momento arriva un messaggero da Corinto per comunicare la morte del re e svela la verità a Edipo dicendo che Polibo non era suo padre. Edipo era stato trovato in una caverna e fu preso da un pastore, che era proprio il testimone dell’omicidio di Laio; il nome Edipo significa claudicante [Oἱδίπους]. Dopo questa rivelazione Giocasta ricollega tutte le prove e capisce come sono andati realmente i fatti [lei era la madre di Edipo e Laio in realtà è suo padre], anche Edipo vuole comprendere tutto e non intende arrendersi (come un eroe sofocleo): credeva di essere di umili origini e perciò potrebbe causare problemi alla loro nobiltà, ma Giocasta cerca di fermalo (come fa Ismene). Alla fine, anche egli comprende gli eventi reali e deve autopunirsi, Giocasta si era impiccata e Edipo decide di accecarsi con gli spilloni del vestito della madre: Edipo vede e non capisce (εἶδον è diverso da οἶδα). “ELETTRA” Questa tragedia ha come figura centrale una donna, nonostante nel corso dei secoli si dicesse che il mondo greco fosse molto misogino. Racconta l’odio nei confronti della madre Clitennestra e si basa sulle stesse vicende delle Coefore di Eschilo; Elettra è tratta male dalla madre: non le avevano permesso di sposarsi e la trattavano come una serva. La protagonista decide di far allontanare il fratello Oreste per evitare che fosse ucciso anche lui, in alcuni dialoghi Elettra dice alla madre che il sacrificio di Ifigenia era soltanto una scusa per uccidere Agamennone. Crisotemide, la sorella, viene mandata per fare delle libagioni sulla tomba del padre e trova un ricciolo che riporta ad Elettra, la quale non crede sia del fratello. Anche qui Pilade annuncia la morte dell’amico portando l’urna con le ceneri di Oreste; Clitennestra gioisce per la morte del figlio, mentre Elettra inizia a compiangere la sua morte (si sente persa senza Oreste). Vedendo tale sofferenza, Oreste decide di farsi riconoscere (molto dopo rispetto alla Coefore), che avviene attraverso il riconoscimento del sigillo di Agamennone che gli era stato dato da lei. La tragedia si concentra sul riconoscimento dei fratelli e l’uccisione di Clitennestra ed Egisto è molto veloce [in questo omicidio, Elettra incita Oreste a colpire sempre più forte la madre]. Non ci sono Erinni e sensi di colpa: Clitennestra è una ἀμήτορ, perché gioisce della morte del marito e del figlio e maltratta la figlia, perciò l’assassinio è giustificato. vv. 1205- 1231 : Elettra, ormai convinta della morte del fratello, piange davanti le ceneri di Oreste; ad un certo punto un uomo inizia a parlarle e le rivela di essere Oreste e del piano organizzato per ingannare Clitennestra ed Egisto. Attraverso il sigillo del padre Agamennone avviene il riconoscimento, Elettra capisce che lui è Oreste e i due fratelli si ricongiungono.

non dalla famiglia. Euripide in molte tragedie avvia una politica antireligiosa contro la guerra: nelle Troiane, rappresentate nel 415 a.C. anno in cui Atene distrusse la colonia di Melo. In altre tragedie ribadisce l’inutilità della guerra di Troia, come nell’Andromaca, Ecuba o nell’Elettra; inoltre, modifica il mito e crea degli intrecci: Elena e il fantasma, Elettra e il matrimonio con un contadino, Eracle e la follia, Ifigenia in Tauride. Oltre a queste figure femminili, Euripide in altre tragedie presenta la situazione sotto il punto di vista femminile, svela l’ipocrisia della superiorità maschile sul mondo greco; Aristotele scriverà che le donne e gli schiavi sono per natura inferiori. Costruisce verità valide per ogni singolo individuo e il modo in cui vengono pronunciate le rende valide. L’ultima tragedia rappresentata da Euripide fu le Baccanti, con questa rappresentazione si nota un ritorno alle tradizioni: è una tragedia tradizionale, il coro è un personaggio che dialoga, si alterna la parte corale e recitata; riprende il tema religioso probabilmente perché la rappresentò in Macedonia. “LE TROIANE” Nel proemio Atene va da Poseidone e chiede di essere alleati contro i greci, perché Aiace aveva commesso un sacrilegio: aveva tolto Cassandra dal tempio → come conseguenza avranno lutti e sciagure. Dopo la caduta di Troia la schiavitù attende Ecuba e le donne troiane, che vengono spartite tra gli eroi greci: Cassandra andrà ad Agamennone, Polissena (figlia di Ecuba e Priamo) sarà sacrificata sulla tomba di Achille, Andromaca sarà di Neottolemo ed Ecuba di Odisseo → l’araldo annuncia il destino delle donne che da regine diventeranno schiave. Con una specie di processo Elena ed Ecuba dialogano [δισσοί λόγοι]: Elena afferma che è colpa di Afrodite se ora si trovano in tali condizioni [gli uomini scaricano le proprie colpe agli dèi per ciò che hanno fatto loro], mentre Ecuba smonta le difese di Elena e anche le convinzioni del mito tradizionale. “ELENA” Entra in scena Elena e nel prologo narra un'incredibile verità: non era stata effettivamente lei, la vera Elena, ad andare a Troia ma una sua immagine [εἴδωλον] → Menelao va in crisi, è un uomo perso di tutte le sue convinzioni (solidarietà riguardo la solitudine degli uomini); il suo destino, invece, era stato quello di essere portata da Hermes nell’isola di Faro, in Egitto, presso Proteo, per essere poi restituita a Menelao. Nel finale i Dioscuri, ex machina, assicurano che quanto è avvenuto è voluto dal destino e dagli dèi. Euripide mostra la futilità della guerra combattuta per una donna che in realtà non era altro che un fantasma → gli dèi o il caso dominano la vita degli uomini. “IONE” La regina Creusa aspettava un figlio illegittimo da Apollo, quando nacque il Dio lo portò con sé a Delfi. Xuto e Creusa non riescono ad avere figli, perciò il re si rivolge all’oracolo il quale gli comunica che suo figlio è il primo che incontrerà fuori dal tempio. Xuto incontra proprio Ione, ma Creusa non accetta di avere un figlio illegittimo dal marito, perciò decide di ucciderlo. Apollo avendo capito di aver creato solo problemi, interviene e fa sì che Creusa riconosca suo figlio Ione, ma Xuto rimane ignaro fino alla fine che Ione è figlio della moglie e del dio Apollo.

“ERACLE”

Euripide capovolge il mito: Eracle uccide la moglie e i figli dopo aver compiuto le 12 fatiche, a causa della follia mandatagli da Era. Uscito da questa follia si rende conto di ciò che ha fatto → non si suicida, come Aiace, ma trova un amico: Teseo. Eracle vuole scontare la sua colpa vivendo e soffrendo ogni giorno → solidarietà tra gli uomini che sono soli al mondo e devono farsi forza a vicenda, poiché non ci sono dei che li confortano. “ALCESTI” Alcesti, moglie di Admeto che in un oracolo scopre che sarebbe morto se non fosse morto qualcun altro; il marito chiede al padre Ferete di morire al suo posto, ma quest’ultimo lo accusa di viltà perché l’oracolo riguarda lui e non suo padre → entrambi fanno una gara di viltà. Allora, Alcesti decide di morire al posto del marito, si sacrifica per lui perché l’uomo non è capace; saluta il marito in una scena molto patetica. Alla fine, Eracle scende nell’Ade per riportare in vita Alcesti. “IPPOLITO” Teseo (fondatore di Atene) sposa Fedra in un secondo matrimonio e ha come figlio Ippolito; quest’ultimo essendosi consacrato alla dea Artemide è devoto alla castità, è misogino e prova odio alla dea Afrodite → perciò pecca di ὕβρις. Siccome una dea non va mai rifiutata, Afrodite per vendicarsi fa innamorare Fedra di Ippolito [misto di adulterio e incesto], la donna entra in scena delirante confessando l’amore per Ippolito; in un monologo Fedra nega l’intellettualismo socratico [si fa il bene se lo si conosce] → prova a resiste a questo amore nefando, ma decide di abbandonarsi a se stessa e si fa consumare dall’amore verso Ippolito e allo stesso tempo si vergogna; perciò, scrive una lettera a Teseo accusando Ippolito di averla violentata, così che dopo la sua morte non avrà più vergogna (Ippolito era vergine e non poteva avere relazioni). Teseo non ci crede, maledice il figlio e chiede aiuto a Poseidone: Ippolito viene cacciato dalla città e mentre era sulla spiaggia il dio manda un toro che fa cadere i cavalli che il ragazzo guidava, Ippolito cade ferito e muore. Appare Artemide ex machina e rivela i fatti realmente accaduti → ormai tardi, Teseo decide di perdonare il figlio. “MEDEA” Dopo esser fuggiti dalla Colchide, Giasone e la maga Medea arrivano a Corinto, il marito decide di sposare un’altra donna: Glauce. Venendo a sapere questa notizia Medea si fa prendere dal θυμός, è presa dalla passione e sembra pazza; la balia si inizia a preoccupare per lei e per i suoi figli. Ma ad un certo punto Medea torna lucida e attraverso la parola riesce ad accattivarsi la simpatia delle donne di Corinto: attraverso un monologo presenta la situazione generale delle donne e le false convinzioni sulla vita delle donne (vita facile e comoda). Inoltre, parla anche di se stessa [cambia ἀρετή], donna sola in terra straniera, è una situazione peggiore del previsto e chiede alle ancelle di non dire nulla a nessuno. Medea ormai è destinata all’esilio, ma chiede al re di Corinto di darle un ultimo giorno nel quale lei avrebbe organizzato la vendetta segretamente; intanto Giasone spiega a Medea che era meglio stare con una principessa, fa la figura del seduttore e Medea è ancora più convinta nel farsi vendetta. Inizialmente, regala una veste con del veleno a Glauce e muore subito dopo averla indossata, arrivò il padre a soccorrerla e muore anche lui; infine, decide di ammazzare i propri figli, ma esita tre volte, condanna anche se stessa → l’irrazionalità predomina sulla razionalità e la

ovviamente non può (anti-religiosità di Euripide) → lasciare ogni tanto il controllo razionale, lasciarsi andare un po’, vivere alla giornata come una soluzione minima data da Euripide.