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power point sofocle analisi opere, Slide di Greco

vita di Sofocle, analisi opere Elettra trachinie aiace filottete

Tipologia: Slide

2019/2020

Caricato il 04/07/2020

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TRACHINIE
AIACE
FILOTTETE
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ELETTRA

TRACHINIE

AIACE

FILOTTETE

Sofocle ( Σοϕοκλῆς )

Poeta tragico greco (Colono, 496 a.C. - Atene, 406 d.C).

La vita di Sofocle accompagna la grandezza e il declino dell'Atene del

° secolo: conobbe egli la potenza ateniese al suo massimo splendore e

a democrazia istituita da Pericle. Suo padre, Sophillos, era un ricco

rmaiolo, proprietario di terre. Esitando tra la musica e la ginnastica, il

glio si distinse a 15 anni, dopo la battaglia di Salamina conducendo il

oro dei giovinetti che celebravano la vittoria di Atene. Felice nella vita

rivata, dalla moglie Nicostrate ebbe un figlio, Iofonte, poeta tragico

nch'egli, e dalla concubina un altro figlio: Aristone, il cui figlio, "Sofocle

giovane", scrisse tragedie.

ofocle svolse un ruolo importante nella vita pubblica della città: uno degli

lenòtami (Ἑλληνοταμίαι , percettori dei tributi versati ad Atene dai suoi alleati)

el 443, collaborò ad una revisione del tributo pagato dagli alleati della

ttà. Stratega nel 442, partecipò, con Pericle, alla spedizione di Samo. Fu

iù tardi Stratega a fianco di Nicia e, nel 491, uno dei

ieci probuli membro ossia di una sorta di comitato ristretto di salute

ubblica di Atene. Svolse anche funzioni religiose come sacerdote di

sclepio.

Elettra ( ᾿Ηλέκτρα )

INTRODUZIONE:

L'Elettra è una delle sette tragedie a noi

pervenuteci di Sofocle. La sua datazione è

incerta, ma si colloca sicuramente dopo il 420

a.C. La storia ruota intorno alla vicenda che

riguarda il γένος. degli Atridi: il matricidio di

vendetta compiuto da Oreste con l'aiuto di

Elettra nei confronti di Clitennestra. Questa

vicenda è stata ripresa sia da Eschilo nelle

Coefore, sia da Euripide nell'Elettra.

 PROLOGO :

Entrano il Precettore, Oreste e

Pilade, che hanno raggiunto

Micene dalla Focide; essi si

trovano di fronte al palazzo di

Agamennone. Il Pedagogo

descrive a Oreste i luoghi

circostanti. Sta per spuntare

l’alba e il Precettore invita i due

(Oreste e Pilade, personaggio

muto)a stabilire il piano

d'azione. Oreste lo loda per la

sua fedeltà e gli rivela il suo

piano: il Precettore dovrà entrare

nel palazzo fingendosi un focese

(nessuno potrà riconoscerlo

perché ormai vecchio) e darà la

falsa notizia della morte di

Oreste, avvenuta per la sua

caduta dal carro durante i giochi

Pitici. La notizia sarà avvalorata

dall’urna, per ora nascosta tra i

cespugli, contenente le ceneri di

Oreste. Il giovane nel frattempo

si recherà ad onorare la tomba

del padre. Oreste quindi rivolge

una preghiera propiziatoria agli

Pensa che sia sua sorella

Elettra e quasi vorrebbe

fermarsi, ma il Precettore lo

dissuade, invitandolo a non agire

prima di aver versato libagioni

sulla tomba del padre.

 PARODO :

Le donne del coro

compatiscono la sofferenza di

Elettra, la quale è disperata

perchè è l'unica donna triste per

la morte di suo padre

Agamennone. Il Coro invita

Elettra a confidare in Zeus e a

moderare il suo odio: Oreste

tornerà per vendicare la morte

del padre. Elettra lamenta la sua

solitudine e la misera condizione

in cui è costretta a vivere nel

palazzo di suo padre: schiava dei

suoi nemici, senza marito né

figli, luttuosa e vestita di stracci.

Viene rievocato con orrendi

particolari l’assassinio di

Agamennone. Elettra rivive quei

momenti angosciosi e invoca il

dio dell’Olimpo perché punisca i

 SECONDO STASIMO :

Elettra sfoga con il coro tutto il suo dolore e rammarico per non aver dato né sepoltura né compianto al defunto Oreste.  TERZO EPISODIO : Arriva Crisotemi piena di gioia, perché è certa che Oreste è vivo; racconta infatti di avere visto sulla tomba del padre una ciocca di capelli che non può essere d’altri se non del loro fratello. Elettra le risponde tristemente che sta delirando e la informa del racconto del messaggero e della disgrazia capitata ad Oreste. Poi le rivela il suo piano: uccidere Egisto per compiere vendetta e rifarsi una vita. Crisotemi, in tutta la sua prudenza, cerca di dissuaderla e le nega la sua complicità. Elettra reagisce piena di sdegno. Si apre un animato contrasto tra le due sorelle: Elettra parla di giustizia, di pietà, di gloria; Crisotemi si oppone in nome della prudenza e della rassegnazione, poi esce. Elettra rimane ancora una volta sola.  TERZO STASIMO : Il Coro, scosso dalle parole di Crisotemi, manifesta la sua disapprovazione: si chiede perché gli uomini non imitino gli uccelli del cielo i quali mostrano affetto per chi li ha fatti nascere e li ha nutriti. Gli uomini pagheranno la loro ingratitudine. Elettra ora è sola e continua il suo infinito lamento, pronta a morire pur di compiere vendetta: non c’è donna più generosa di lei. Il Coro conclude con un augurio a Elettra: possa ella trionfare sui suoi nemici, per la pietà che ha sempre mostrato per i suoi cari.  QUARTO EPISODIO : Giungono Oreste e Pilade, in veste di messi Focesi, con l’urna funeraria. Segue un dialogo tra Oreste e la sorella che giungono a poco a poco al loro riconoscimento. Elettra, vinta dalla commozione per aver ritrovato il fratello creduto morto grazie alla prova del sigillo di Agamennone. Oreste la invita ad essere moderata e a fingere per non tradirsi con Clitennestra. Oreste chiede informazione sulla situazione all’interno del palazzo, rivela a Elettra il suo piano e le dà istruzioni, che la sorella si dichiara pronta ad eseguire con assoluta dedizione. Dall’interno del palazzo si odono dei passi, Elettra riacquista tutto il dominio di sé e assume un’aria indifferente. Esce dal Palazzo il Precettore che incita all’azione, approfittando del momento propizio. Elettra, quando apprende la vera identità del vecchio, le manifesta tutto il suo affetto e la sua riconoscenza. Il Precettore raffredda però i suoi entusiasmi ricordando che occorre agire al più presto. Oreste si avvia verso il palazzo, ma prima di entrare vuole levare una preghiera ad Apollo per avere la sua protezione. Elettra formula l’invocazione al dio e poi accompagna il fratello all’interno.

Egisto scopre il cadavere, vede il corpo di Clitemestra e riconosce Oreste. Fredda e spietata Elettra invita il fratello a colpire senza indugio. Egisto tenta di aggrapparsi ancora alla vita prendendo tempo, ma Oreste rompe gli indugi: lo spinge davanti a sé dentro il palazzo per ucciderlo nello stesso luogo dove fu ucciso suo padre. Il Coro chiude il dramma con un commento che inneggia alla libertà degli Atridi riconquistata a prezzo di tanti dolori.  QUARTO STASIMO : Ares avanza portando strage, le Erinni si avventano come cagne persecutrici, si avvera il profetico sogno. Il vendicatore dei morti (Ade) avanza con le armi in pugno; lo guida Hermes diritto allo scopo.  ESODO : Elettra esce in fretta, annuncia al Coro che la vendetta sta per essere compiuta e poi si mette di fronte alla porta per impedire che Egisto giunga di sorpresa. Si odono dall’interno le grida di Clitemestra che implora dal figlio pietà e invoca aiuto. Clitemestra è morta. Si vede in lontananza Egisto di ritorno dai campi e i due rientrano nel palazzo. Arriva Egisto e con sarcasmo interroga Elettra circa gli stranieri della Focide di cui ha sentito parlare: tra i due c’è un dialogo serrato, giocato sull’equivoco per i doppi sensi delle parole di Elettra. Egisto alla fine ordina di aprire la porta del palazzo, perché tutti possano vedere Oreste morto e comprendere chi ora è l’indiscusso signore della città. Dalla porta aperta si vede un corpo velato con Oreste e Pilade al fianco.

LA TRAGEDIA DEL DOLORE: PIANTO E SOFFERENZA

L'Elettra è una tragedia cupa e sostanzialmente monocorde, dominata dal dolore di Elettra, tema centrale della parodo commatica e del κόμμος tra Elettra e il coro, e presente anche nel momento di gioia più intensa quando avviene il riconoscimento. Elettra è l'eroina sofoclea che forse meglio incarna sulla scena la fragilità e insieme la forza e il coraggio dell'uomo dinanzi al dolore. Dilaniata dalle sofferenze per l'uccisione del padre Agamennone da parte della madre Clitennestra e dell'amante di lei, Egisto, Elettra vive nella speranza di potrer riabbracciare il fratello Oreste, unico pensiero positivo nel dolore complessivo della sua esistenza. Elettra dichiara che “ vivendo nel male è inevitabile praticare il male ”. Il destino di sofferenza , dunque, non può generare altro dolore, tanto che la fanciulla desidera ardentemente vendicare l'omicidio del padre. Elettra aspetta l’avvento del fratello senza mai stancarsi, senza figli, senza un uomo di fianco, aggirandosi in casa come una straniera, sempre bagnata di lacrime, con il suo carico di mali senza fine; pur apprezzando il gesto onsolatorio delle donne del coro, chiede loro di poter soffrire in pace. In questa volontaria deprivazione di uno stato di normalità, anzi addirittura di privilegio (lei rimane in fondo la figlia della regina), possiamo cogliere il delinearsi di quell’atteggiamento « in eccesso » che Guido Paduano ha definito con l'espressione « dimensione psichica totalitaria ». Il tempo per Elettra non esiste, con il suo animo inasprito produce costantemente nuovi conflitti e nuove tensioni. Elettra ha scelto il pianto come modo e mezzo per vivere il suo inaccettabile presente, annullandolo nella atemporalità ripetitiva di un lamento completamente ripiegato sul proprio passato, sul ricordo di quel padre massacrato al suo ritorno da Troia dalla moglie Clitennestra, in accordo con l’amante, e sulla speranza di un ritorno di Oreste, che lei ha lasciato andare, bambino, perché sfuggisse alla furia della madre. Ma quel lamento è anche la sola forma di resistenza che Elettra può ancora attuare contro Clitennestra, e la madre dal canto suo, gioendo nel ricevere la notizia della morte del figlio, la accusa, con un’espressione tremendamente vivida, di «s ucchiarle di continuo il sangue puro dall’anima ». Solo il momento dell' αναγνώρισις di Oreste da parte di Elettra sembra portare un istante di felicità all'eroina: l'abbraccio con il fratello, creduto fino ad allora morto e finalmente ritrovato, le consente infatti di alleviare momentanemaente la sua sofferenza. Al tempo stesso però da questo incontro prenderà l'avvio il progetto di vendetta nei confronti di Clitennestra e Egisto.

ALTRI TEMI:

Sofocle valorizza la relazione sorella-fratello non in nome delle ragioni

del γένος , bensì come relazione fondata sull'autenticità degli affetti. È un

tema che ricorre in Sofocle con diverse varianti: tra sorella viva e fratello

morto nell' Antigone , ma anche tra le figlie femmine e padre nell' Edipo a

Colono o tra il maturo Filottete e il giovane Neottolemo nel Filottete.

Il motivo del lamento funebre si intreccia così con il tema della

sepoltura del corpo dell'eroe. Entrambe le tematiche sono consuete anche

nella tradizione letteraria precedente, in particolare nell'epica omerica,

come dimostrano, per esempio, il lamento per la morte di Patroclo ( Iliade

XXIV ) o la scena delle cure destinate al corpo di Patroclo ( Iliade XVIII ).

E Tuttavia Sofocle reimpiega questi motivi con una funzione del tutto

nuova: nello sviluppo drammatico della vicenda familiare degli Atridi il

nesso tra lamento funebre e sepoltura dell'eroe diviene infatti l'occasione

per rappresentare in modo incisivo la sofferenza di Elettra all'interno del

suo γένος.

ESCHILO SOFOCLE EURIPIDE PIANO D’AZIONE: Oreste si finge un mercante. PIANO D’AZIONE: il pedagogo deve riferire che Oreste è morto. PIANO D’AZIONE: Oreste si finge un messo di sé stesso chiedendo informazioni sugli Atridi al contadino. FINALE: Oreste è preso dalla paura, va supplice al santuario di Apollo a Delfi, dove gli appaiono in una visione le Erinni vendicatrici. FINALE: la tragedia si conclude con il trionfo della giustizia. FINALE: Oreste ed Elettra si pentono del matricidio, Castore e Polluce appaiono ex- machina e decretalo la separazione e l’esilio dei due fratelli.

Le Trachinie ( Tραχίνιαι ) Le Trachinie (in greco antico Tραχίνιαι ) una tragedia di Sofocle, risalente probabilmente a un periodo compreso tra il 438 e il 420 a.C. Il titolo significa ''donne di Trachis'', la città della tessaglia in cui è ambientato il dramma e alla quale appartengono le donne del coro. Insieme all' Antigone ed all' Aiace, fa parte del gruppo più antico delle tragedie conosciute di Sofocle. La tragedia tratta l'episodio finale della celebre saga di Eracle: la morte dell'eroe, procuratagli dalla moglie Deianira attraverso una tunica trattata col sangue del centauro Nesso

 SECONDO EPISODIO

Mentre escono insieme a Lica, il messaggero le comunica spiacevolmente che nulla di ciò che le è stato detto dall'araldo è vero. Poco prima infatti, nella piazza della città, Trachis, lui stesso diceva che proprio quella ragazza osservata da Deianira era stata la vera causa dell'assalto alla città d'Eurito: Eracle se n'era infatuato e l'aveva mandata nella sua casa per proteggerla. La donna disperata si rivolge al coro femminile, il quale le consiglia di chiamare Lica e chiarire la situazione. L'araldo continua ad affermare ancora ciò che ha già raccontato, inveendo sul messaggero, ma poi confessa la verità lasciatosi impietosire dal discorso della triste Deianira, sostenuta dal coro. Il nome di questa ragazza, figlia proprio di Eurito, è Iole. Lica intreccia il racconto degli scontri di Eracle contro gli déi e gli abitanti della città sconfitta con quello che riguarda il suo innamoramento a prima vista per la ragazza. Deianira, da donna assennata, non si adira, ma ritenendo di perdere nel confronto con la bella e giovane Iole arrivata a casa sua decide di utilizzare un sortilegio in grado di non permettere ad Eracle di amare altre donne fuorché lei: si tratta del sangue di Nesso, una bestia che l'eroe in passato aveva ucciso e che le assicurava, in punto di morte, straordinari effetti "amorosi" sull'animo del semidio al solo contatto. Con questo ricopre un chitone, sorta di veste cerimoniale che affida a Lica, orinandogli di non mostrarlo a nessuno e di portarlo all'uomo amato in occasione del sacrificio dei buoi agli dei, affinché lo indossasse(  SECONDO STASIMO: il coro festeggia allegramente la notizia dell'arrivo di Eracle che ormai da molto tempo mancava da casa e gli imminenti esiti positivi dell'incantesimo.  (^).

 TERZO EPISODIO:

A Deianira sorge qualche preoccupazione: il sangue della bestia avanzato infatti era misteriosamente scomparso discioltosi sotto i raggi del sole. Nesso l'aveva avvertita di tenere il "fluido magico" lontano dal calore, ma lei non credeva che la sola esposizione alla luce avrebbe causato tali effetti distruttivi! Deianira comincia allora a pentirsi della sua azione, pensando anche al fatto che il mostro, ucciso per colpa sua, non aveva nessun motivo di offrirle dei doni. Il sospetto che quel sangue sia più un veleno che un filtro d'amore accresce sempre più e la paura che quel chitone in realtà ucciderà Eracle lacera gradualmente la sua coscienza. Più tardi, Illo infuriato giunge presso la madre per avvisarla di ciò che ha fatto: il peplo esiziale che ha fatto consegnare al suo amato lo stava quasi per uccidere! La donna, in preda al rimorso, fugge via muta, senza rivelare subito al figlio quali fossero le sue vere intenzioni.  TERZO STASIMO: il Coro si lamenta della veridicità degli oracoli e cerca di dimostrare l'innocenza di Deianira che ha compiuto quel gesto essendo inconsapevole delle conseguenze.

 QUARTO EPISODIO:

la nutrice irrompe nella scena annunciando la morte di Deianira , la quale aveva assistito alla situazione, e comunica tutto a Illo. Il figlio sopraggiunge nella camera della madre in tempo per scoprire i reali motivi del dono a Eracle e subito si rattrista. Intanto l'eroe fa ritorno a casa, imprecante contro Deianira e implorando gli dèi di mettere fine alle sue sofferenze. L'uomo è in pessime condizioni e sta per morire, ma giura di impegnare tutte le sue poche forze rimaste per uccidere la meschina omicida; cambia però idea dopo essere stato avvertito dal figlio dell'inganno del sangue di Nesso. L'infelice Eracle allora, in punto di morte, fa giurare su Zeus al figlio che lo porti sulla vetta dell'Eta sacra e lo bruci sopra a della legna, senza lamentarsi e senza versare lacrime, e che prenda in moglie l'affascinante Iole. Illo, costretto dal giuramento non può più tirarsi indietro e ubbidisce ai voleri del padre immediatamente: Eracle vuole placare infatti i suoi terribili dolori al più presto e l'unica via di salvezza ormai è la morte.  ( ESODO: la vicenda si conclude con una frase ad effetto del coro: "... E nulla di questo avviene di cui non sia artefice Zeus".

 Struttura a “dittico”
La struttura a “dittico” dell’opera, consiste nell’apparizione assai tarda dell’eroe principale, Eracle,
ciò fa di Deianira il personaggio più importante di tutta la prima parte della tragedia. Il termine deriva
dal greco διχοτομία ( dichotomìa) : da δίχα ( dìcha , in due parti) e τέμνω ( témno , divido) ed è un
elemento che ha da sempre caratterizzato tale opera teatrale: il mai incontrarsi di Deianira, moglie di
Eracle, col marito, nel corso della tragedia; quando Eracle soffre, Deianira è già morta, senza averlo
rivisto. Quindi si può notare come una prima parte sia dedicata alla dolce Deianira con il lato
femminile, che rappresenta la sofferenza, l'abnegazione, la dolcezza di una madre, l'amore fedele ed
eterno, la seconda parte invece all'insensibile Eracle guerriero, irridente, vendicativo.
 Il ruolo del silenzio e della solitudine:
Il silenzio nella tragedia assume la funzione di coinvolgimento dello spettatore, come oscura
profondità della psiche, come orrore indescrivibile, né le parole né i suoni sarebbero sufficienti,
sembra diventare il nostro rifugio più profondo. Anche nel momento in cui sulla scena sono presenti
Deianira, Lica, il Messaggero e Iole, quest'ultima rimane in silenzio che viene sottolineata o e
spiegato, interpretato come segno di profondo dolore. La solitudine fa sesso da sfondo alla sofferenza
umana. A rendere la vicenda più colma di pathos vi è la solitudine che fa da sfondo spesso alla
sofferenza umana. Priva di qualunque presenza amica intorno a sé, Deianira cerca, come spesso
accade anche oggi, conforto negli oggetti che le sono familiari, rivolgendosi ad essi e al letto nuziale,
come se soltanto in essi potesse trovare quell’ affetto che nessuno è riuscito a darle, per indifferenza,
o per troppo affrettato giudizio negativo. É significativo il fatto che la morte di Deianira, come in
genere quelle delle eroine sofoclee, avvenga nel silenzio, nella parte più interna della dimora, nel
talamo, che era anche il simbolo della vita della donna che si realizza soltanto nelle istituzioni che la
legano ad un uomo: il matrimonio e la maternità.

Il suicidio femminile

“Façons tragiques de tuer une femme” è il titolo di un libro, di Nicole Loraux (Paris,

Hachette 1985, trad.it.Come uccidere tragicamente una donna, ed,Laterza, Roma-Bari

1988) che analizza le forme con cui l’immaginario tragico dei Greci raffigura la morte delle

eroine. Morti indegne o morti nobili, tutte però conformi a un codice che delinea un’

antropologia della morte nella quale si distingue molto nettamente tra la sfera maschile e

quella femminile. Questo appare evidente se si analizza una delle modalità più tipiche di

scioglimento del nodo tragico, vale a dire il suicidio. Per la donna questo avviene all’interno

della casa, per l’uomo si compie alla luce del sole: Aiace (nella tragedia di Sofocle) si

trafigge davanti a tutti in mezzo alla scena, violando con il suo gesto persino le convenzioni

teatrali, per le quali gli eventi di sangue si svolgono fuori scena e sono soltanto annunciati

agli spettatori. Giocasta nell’ Edipo Re si appende a un laccio, non soltanto lontana dagli

occhi degli spettatori, ma anche nel luogo più riposto della casa, all’interno del talamo,

tanto che Edipo dovrà scardinare le porte della camera per poterla vedere infine penzolare

da una trave (Sofocle, Edipo Re, 1261-1262). La sua morte si compie nello spazio simbolo

dell’esistenza di una donna: la stanza dove si trova il letto nuziale, vero centro dell’universo

femminile – il luogo in cui una donna si concede allo sposo, il luogo dove partorisce i figli.

La morte al femminile è dunque una morte priva di quella tipica forma di virtù eroica che

appunto si definisce ανδρεία (“valore” in quanto “virilità”). Anche quando una donna

sceglie un modo “maschile” per scendere nell’abisso della morte, brandendo una spada,

qualche segnale nella drammaturgia indica che l’eroina non riesce completamente.