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Eschilo e Sofocle: Un confronto tra due grandi tragediografi greci, Appunti di Greco

appunti discorsivi sulla tragedia greca e i tragediografi Eschilo e Sofocle

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 20/07/2023

sereni-lucchesini
sereni-lucchesini 🇮🇹

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ESCHILO
Vita. Nacque intorno al 525 a.C. ad Eleusi, non lontano da Atene. Prese parte alla
battaglia di Maratona, in cui perse la vita il fratello, alla battaglia di Salamina e forse
anche a quella di Platea. Soggiornò presso la corte di Ierone I, tiranno di Siracusa e
protettore di atleti e artisti. Gli antichi gli attribuirono una morte grottesca.
La produzione drammatica. Partecipò al suo agone tragico nella 70a olimpiade (500
circa a.C.) e nel 484 conseguì la prima delle sue 13 vittorie. In totale compose circa 70
o 90 drammi il miglior autore di drammi satireschi.
I DRAMMI SUPERSTITI
1. I Persiani (472 a.C.)
2. I Sette a Tebe (467 a.C.)
3. Supplici (463 a.C.)
4. Prometeo Incatenato (non è nota la data di rappresentazione né la paternità
eschilea)
5. ORESTEA (458 a.C):
Agamennone
Coefore
Eumenidi
IL PROFILO AERTISTICO-CULTURALE
Innovazioni tecniche. Anche se la perdita della produzione precedente ci priva di porre
dei confronti, sappiamo che Eschilo portò delle importanti innovazioni nel teatro:
oAnticamente la tragedia prevedeva un coro e un solo attore, tra i quali il primo
aveva maggiore importanza. In Eschilo quest’ultimo aspetto fu rovesciato
(attore > coro) e inoltre introdusse un secondo attore fino ad inserirne un
terzo, sulla scorta del collega Sofocle.
oRinuncia alle trilogie slegate e con il tempo andò a concentrarsi sulla trilogia a
tema unico (forse inventata da lui stesso), incentrate su una sola vicenda.
Delle opere a noi pervenute solo i Persiani fanno parte di una trilogia slegata.
Viceversa l’unica trilogia completa venuta a noi è l’Orestea.
I TEMI DELL’ARTE ESCHILEA
I temi principali dell’arte eschilea sono tre:
1) il destino umano => è sia personale sia collettivo (responsabilità collettiva):
l’individuo non è una realtà autonoma, ma una parte del genos, con la duplice
accezione di “famiglia” e “stirpe”, che comprende un gruppo di persone, legate fra
loro da vincoli di sangue. Il genos fa parte di una comunità più grande che è quella
della polis. Queste due realtà (ς e polis) sono coese strettamente, cosicché
qualunque atto compiuto su un membro si ripercuote sugli altri la colpa viene
recepita come una forza viva che si riproduce, si moltiplica, si replica; talvolta
viene punita subito nella persona che la commette, ma spesso si riversa sulla
discendenza. L’eredità si trasmette interamente al figlio, anche la colpa.
Su tali considerazioni Eschilo insiste molto sull’aspetto apodotico della tragedia, cioè
“restitutivo”, compensativo. Ogni volta che si compie un atto delittuoso, un equilibrio
si rompe e si ricorre ad un atto eguale per ripristinarlo = vendetta. Ma quest’ultima
ha una doppia valenza: da una parte è giusta poiché compensa un torto subito,
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ESCHILO

Vita. Nacque intorno al 525 a.C. ad Eleusi, non lontano da Atene. Prese parte alla battaglia di Maratona, in cui perse la vita il fratello, alla battaglia di Salamina e forse anche a quella di Platea. Soggiornò presso la corte di Ierone I, tiranno di Siracusa e protettore di atleti e artisti. Gli antichi gli attribuirono una morte grottesca. La produzione drammatica. Partecipò al suo agone tragico nella 70a^ olimpiade ( circa a.C.) e nel 484 conseguì la prima delle sue 13 vittorie. In totale compose circa 70 o 90 drammi  il miglior autore di drammi satireschi. I DRAMMI SUPERSTITI

  1. I Persiani (472 a.C.)
  2. I Sette a Tebe (467 a.C.)
  3. Supplici (463 a.C.)
  4. Prometeo Incatenato (non è nota la data di rappresentazione né la paternità eschilea)
  5. ORESTEA (458 a.C):  AgamennoneCoeforeEumenidi IL PROFILO AERTISTICO-CULTURALE Innovazioni tecniche. Anche se la perdita della produzione precedente ci priva di porre dei confronti, sappiamo che Eschilo portò delle importanti innovazioni nel teatro: o Anticamente la tragedia prevedeva un coro e un solo attore, tra i quali il primo aveva maggiore importanza. In Eschilo quest’ultimo aspetto fu rovesciato (attore > coro) e inoltre introdusse un secondo attore fino ad inserirne un terzo , sulla scorta del collega Sofocle. o Rinuncia alle trilogie slegate e con il tempo andò a concentrarsi sulla trilogia a tema unico (forse inventata da lui stesso), incentrate su una sola vicenda. Delle opere a noi pervenute solo i Persiani fanno parte di una trilogia slegata. Viceversa l’unica trilogia completa venuta a noi è l’Orestea. I TEMI DELL’ARTE ESCHILEA I temi principali dell’arte eschilea sono tre:
  1. il destino umano => è sia personale sia collettivo (responsabilità collettiva): l’individuo non è una realtà autonoma, ma una parte del genos , con la duplice accezione di “famiglia” e “stirpe”, che comprende un gruppo di persone, legate fra loro da vincoli di sangue. Il genos fa parte di una comunità più grande che è quella della polis. Queste due realtà (ς e polis) sono coese strettamente, cosicché qualunque atto compiuto su un membro si ripercuote sugli altri  la colpa viene recepita come una forza viva che si riproduce, si moltiplica, si replica ; talvolta viene punita subito nella persona che la commette, ma spesso si riversa sulla discendenza. L’eredità si trasmette interamente al figlio, anche la colpa. Su tali considerazioni Eschilo insiste molto sull’aspetto apodotico della tragedia, cioè “restitutivo”, compensativo. Ogni volta che si compie un atto delittuoso, un equilibrio si rompe e si ricorre ad un atto eguale per ripristinarlo = vendetta. Ma quest’ultima ha una doppia valenza: da una parte è giusta poiché compensa un torto subito,

dall’altra è ingiusta perché anche essa prima o poi dovrà essere compensata. Perciò una colpa dà inizio ad una serie di vendette che si riversano sulla famiglia (es. Oreste con la madre; stirpe dei Tantalidi e Pelopidi). Alla logica arcaica del sangue si contrappone però la logica istituzionale , per la quale alla fine Oreste viene assolto e si sottrae alla sorte del genos. È interessante quindi come in Eschilo ci sia una convivenza degli antichi e dei nuovi valori, come l’istituzione dell’Areopago. In particolare questa convivenza si mostra nell’aspetto religioso: da una parte c’è la concezione del divino elevata e razionale, tuttavia è presente anche un fondo di irrazionalismo.

  1. la riflessione sulla giustizia => Questa concezione del genos si riflette anche nel lessico greco, per cui scontare una punizione si esprime attraverso verbi che significano dare e restituire (διδωμι), perché l’offesa è intesa come un debito che prima o poi dovrà essere saldato, secondo una legge inviolabile di Zeus, le quali punizioni sono terribili, ma giuste ( Zeus = garante di giustizia )
  2. il rapporto uomo/dio e l’intervento divino del mondo => Eschilo con l’invocazione di Zeus nell’Agamennone esprime il suo pensiero religioso che mira a superare l’antropomorfismo omerico per cogliere, al di là delle rappresentazioni mitiche, la vera essenza del divino. In Eschilo non c’è più la concezione di un mondo divino arbitrario e capriccioso; l’agire di Zeus è razionale e giusto , talvolta punisce la υβρίς dell’uomo. Inoltre nella versione eschilea il divino può essere compreso non sono attraverso un atto intellettuale, ma anche con l’“apprendimento attraverso la sofferenza” ( παθει μαθος ). Fin da Omero, il mondo greco conosce una potenza superiore agli dei: la Moira , il destino. Anche in Eschilo è presente, ma diversamente da Omero non è mai in contrasto con Zeus; essa alla fine è piuttosto la parte che è stata assegnata a ciascun uomo. In Eschilo è anche superato il concetto di “ invidia divina ”, secondo cui gli dei sarebbero stati gelosi della prosperità umana  l’unico motivo di ostilità degli dei nei confronti degli uomini è l’atteggiamento di tracotanza, che va contro il concetto di giusta misura. Questo concetto di giusta misura lo ritroviamo nei Persiani , che vede protagonisti i due personaggi contrapposti: Dario e Serse. Entrambi hanno una ricchezza (ciò viene chiarito da Atossa): Serse, che sfida la natura e gli dei e ha ottenuto solo ricchezza in sé per sé (πλουτος); Dario possiede invece in senso positivo, pia e senza colpe, verso la quale gli dei sono benevoli, e non invidiosi, poiché egli non ha mai oltrepassato le prerogative di un re. POLITICA Un’idea politica eschilea si può individuare nei Persiani , popolo che viene rappresentato come fiero e valoroso. Eschilo non si limita ad avere atteggiamenti trionfalistici, in quanto ateniese, piuttosto esprime il suo pensiero sulla sconfitta dell’impero persiano da parte di un’unica città. Infatti i Persiani, secondo il tragediografo, persero non solo per l’empietà di Serse , ma anche per il loro sistema di governo (monarchia assoluta), ritenuto da Eschilo sbagliato, poiché trasforma i cittadini in sudditi e schiavi; Atene, vincitrice, si presenta democratica e che permette la libertà ai propri cittadini. Eschilo quindi sentì profondamente le tematiche di quel tempo, ma non si identificò né con partiti né con ideologie:

o I titoli delle tragedie si ispirano al personaggio, non al coro (solo le Trachinie ) Tragedia di grandi personaggi  con più azione, unità e compatezza PENSIERO RELIGIOSO  Anche in Sofocle rimane la presenza del divino, ma in questo caso è come se l’uomo non riuscisse a razionalizzarlo , a interpretarlo. Non c’è un vero rapporto uomo/dio perché in realtà il mondo umano e quello divino sono completamente divisi. Da qui l’importanza della σωφροσυνη , cioè il senso del limite , che prescrive all’uomo di non pretendere mai di sapere più di quanto la condizione umana gli permetta: accettazione / avere fede nella giustizia divina , seppur non si presenti tale. Le vittime degli dei sono, nel teatro sofocleo, uomini pieni di risorsa e fiducia in se stessi , che rappresentano le espressioni più grandi dell’umanità. Allora si potrebbe credere in una crudeltà divina o invia ma in realtà non è niente di tutto ciò, ma questo atteggiamento è dovuto al fatto che gli dei dimostrino che possono schiacciare gli uomini anche più orgogliosi. Fondamentale in questo contesto è il raggiungimento della conoscenza, che non determinano la loro salvezza, ma piuttosto la loro sciagura (Edipo).  In secondo piano è il tema del genos, della colpa PENSIERO POLITICO Sicuramente in Sofocle troviamo convinzioni ispirate a moderati sentimenti aristocratici. In Antigone troviamo il tema politico sviluppato con una certa autonomia. La protagonista si presenta come un personaggio moderno che si rifiuta di sottostare al valore assoluto impostato da Creonte. Antigone si rifà alle cosiddette “leggi non scritte” in quanto eterne, proprio perché non sono scritte dagli uomini. Come Antigone è un personaggio tipicamente sofocleo, anche Creonte lo è, perché nelle sue azioni assolutistiche crede di applicare leggi comunque benevoli agli dei; perciò Creonte è vittima della sua incapacità di mettersi in sintonia con gli dei. Lo scontro di Creonte e Antigone non è una contrapposizione di due visioni politiche, ma tra una politica e una religiosa. Il dibattito si fa interamente politico quando Creonte pretenderebbe di identificare il proprio volere e quello della comunità. I PERSONAGGI SOFOCLEI Spesso il protagonista è in conflitto con il mondo circostante  solitudine dell’eroe sofocleo e allo stesso tempo consapevolezza del suo dolore e della sua emarginazione e magnanimità (mantiene la sua dignità nella sofferenza). L’uomo è al centro e domina: antropocentrismo (umanesimo sofocleo). Al centro di tutto c’è l’eroe che, nonostante la sua situazione instabile, rimane dignitoso, accettando la sua condizione.

  1. Personaggi che rimangono uguali a se stessi, che presentano una determinazione sovrumana ma che comunque attraversano momenti di debolezza

Aiace : nell’atto di preoccuparsi per il proprio cadavere e il proprio padre; Antigone : nel suo lamento per la sua giovinezza sprecata; Elettra : nel compianto delle ceneri del fratello creduto morto

  1. Personaggi che mutano in peggio: Creonte: si presenta con l’intenzione di governare i Tebani con mitezza e giustizia, secondo il principio che i buoni vanno premiati e i cattivi puniti; ma poi si fa più arrogante e prepotente. Edipo: si presenta come un sovrano attento, premuroso e dignitoso, per poi prendersela con Creonte (qui considerato positivamente) e con l’indovino Tiresia, un sacerdote, durante il corso della sua indagine.
  2. Personaggio che ha una caduta e una redenzione (un miglioramento): Neottolemo : si lascia inizialmente convincere ad ingannare Filottete (malato e innocente), ma poi finisce per comportarsi secondo la sua vera natura, essendo figlio di Achille, in modo nobile. IRONIA TRAGICA = uso della polisemia per creare effetti teatrali con ambiguità e più significati  il pubblico onnisciente percepisce il significato opposto a quello che avvertono gli attori