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Appunti sui due tragediografi Eschilo e Sofocle, con particolare attenzione sulla loro produzione e sulle trame delle loro tragedie
Tipologia: Appunti
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La tragedia La tragedia si sviluppa in età classica (V secolo) .Durante tutta la storia della Grecia (dalle Guerre Persiane, a quella del Peloponneso e all’ascesa di Filippo di Macedonia) vi fu un impiego graduale della scrittura, rispetto al periodo arcaico dove era presente solo l’oralità, nacque quindi una cultura libraria e vi sono le prime rappresentazioni teatrali. prologo parodo stasimo secondo episodio secondo stasimo … esodo Iniziano ad esserci strutture molto complesse che richiedono la scrittura, le copie venivano condivise tra attori e intellettuali e trascritte.Per quanto riguarda le prime fonti e notizie della tragedia, ritroviamo due racconti: a Sicione nasce il primo coro tragico che canta vicende del dio Dioniso, essi crescono e diventano sempre più importanti tanto che cantano anche durante feste religiose. Un altro racconto vuole che Epigene avesse messo in scena un dramma satiresco durante le feste per Dioniso, ma non essendo inerente al contesto non viene apprezzato. Tra le fonti più autorevoli della tragedia troviamo: · Aristotele, secondo cui essa nasce dall’improvvisazione, cresce lentamente con piccole manifestazioni e raggiunge la sua solennità con un genere strutturato. Nasce con i ditirambi, legati a Dioniso. · Erodoto, egli afferma che il primo a fare ditirambi tragici strutturati fu Arione di Metimna. Inizialmente erano danze circolari accompagnate dal suono di un flauto. Per quanto riguarda i teatri erano sempre pieni in quanto i cittadini meno possidenti venivano aiutati economicamente. Il nome tragedia deriva dal greco οδη che significa canto, e tragos (capro), infatti è legata al capro, questo probabilmente perché era il premio per il vincitore dei concorsi tragici. La tragedia è da sempre legata al culto di Dioniso, dio del vino, ma non per forza lui è il protagonista delle vicende che vengono messe in scena. Secondo Nietzsche la tragedia greca nasceva come dramma musicale, mescolando 2 impulsi della natura: dionisiaco, inteso come furore, e apollineo, come equilibrio e armonia. Le maschere hanno un ruolo fondamentale nella tragedia infatti servono a far coprire più ruoli a pochi personaggi (massimo 3) e ad amplificare il suono. Inoltre tutti gli attori erano uomini e quindi attraverso le maschere potevano interpretare un personaggio femminile. Il primo ad inserire dei concorsi tragici è il tiranno Pisistrato, il quale introduce gli agoni ad Atene durante le feste dionisiache. La tragedia in questo periodo viene vista come catarsi, purificazione dalle passioni, attraverso la pietà, quindi in grado di offrire una depurazione dai sentimenti dannosi, inoltre aveva un forte valore didascalico. Il centro principale della tragedia è Atene, in cui vengono organizzate le seguenti feste cittadine: · Le antesterie, avvenivano a fine febbraio, sono le più antiche ed erano rivolte al culto di Dioniso. In queste feste c’erano vino, clima di libertà e di rottura del rispetto istituzionale. Per adesso viene inserita solo una gara tra comici;
· Le lenee, sono feste statali legate al vino nelle quali viene inserito un agone. Esse si svolgevano nel mercato o nelle campagne e nelle gare venivano accettati anche i meteci; · Le piccole dionisie, avvenivano a febbraio o a gennaio e in esse venivano replicati drammi; · Le grandi dionisie, festa più importante, ci furono grandi gare tra poeti tragici in onore di Dioniso. Avvengono in primavera, c’era una grande processione che partiva all’apertura che era inaugurata dell'arconte e vi era una statua con offerte. A ciò seguiva un agone (gara) ditirambico e uno tragico. Alla gara del ditirambo partecipava ogni tribù. Il secondo giorno vi era la commedia, il terzo il quarto e il quinto c’erano l’agone tragico e vi era una trilogia (tre tragedie e un dramma satiresco) spesso legata da un unico tema. La gara si teneva nel distretto di Dioniso, a selezionare i partecipanti era l’arconte. Essi poi chiedevano un coro e del denaro, lo Stato chiedeva denaro ai ricchi, veniva quindi dato al candidato un ricco cittadino incaricato di pagare le spese (coregia). I poeti erano anche registi e vi era anche un istruttore del coro il quale era composto prima da 12 e poi da 15 persone (con Sofocle). La vittoria era definita da una giuria di 10 capi di tribù, i metri di giudizio erano diversi: reazione del pubblico, interpretazione e musica. Un araldo annunciava il vincitore, che riceveva una corona di edera e un premio che creò una professionalizzazione del tragediografo. Il pubblico inizialmente era di 4000 persone per poi diventare di 15.000 persone al teatro di Dioniso che aveva circa 15.000 posti. Il pubblico poteva lanciare frutta e fischiare. Col tempo si fece sempre più affascinare dal virtuosismo di trama e attori. theatrov= da vedere; theates= colui che guarda; skenè= scena dove stanno gli attori;orkestra= luogo destinato al ballo. L’orchestra era un rettangolo molto largo e tra la scena e l’orchestra c’erano statue di eroi e dei. Lo stato metteva a disposizione un fondo per far andare a teatro i più poveri. Gli uomini potevano andare tutti, anche arconti, strateghi, ambasciatori, mercanti stranieri e meteci, tutti in una zona dedicata. Le donne erano forse presenti. Gli attori nel V secolo erano professionisti veri e propri (upokrites= attore). Vi era: il protagonistes, il deuteragonistes e il tritagonistes, primo secondo e terzo attore, che erano tutti maschi e interpretavano anche personaggi diversi. In scena vi erano sempre e solo dialoghi tra 2 personaggi, poi personaggi muti e comparse, In seguito il miglior attore viene insignito di un premio, professionalizzando il ruolo dell’attore. Essi usavano prima maschere (prosopòn= maschera) di lino, poi di cuoio e cartapesta principalmente per esigenze pratiche. Le maschere femminili erano chiare, mentre quelle degli uomini erano più scure. Inoltre gli attori indossavano costumi e i coturni che servivano per aumentare la statura. L’attore entra ed esce dalla scena, il regista e i personaggi danno indicazioni, infatti la parola scenica guidava attori e pubblico. Il coro (koros) è l’origine del dramma, è un personaggio unico e collettivo che rappresenta diversi personaggi e si esprime in modi diversi dialogando con i personaggi in trimetri giambici, ma anche parlando all’unisono. Esso danza è suona e i suoi canti sono autonomi dai dialoghi. esegue canti quando vi sono sezioni di dialogo. I temi principali sono temi filosofici anche in lingue e dialetti diversi e dunque vi erano livelli di comprensione differenti, anche con riferimenti politici non facilmente comprensibili. Per Aristotele vi era un pubblico educato e uno rozzo il primo riusciva a comprendere fino in fondo la tragedia, il secondo. Gli spettacoli potevano coprire l’intera giornata. I primi autori tragici Tra i primi tragediografi troviamo: Tespi fu il più antico autore tragico, nato nel demo di Icaria (Atene) nel VI sec. a.C., che venne ricordato come il vincitore delle prime Dionisie, nel 535. Alcune fonti dicono che inventò il prologo e introdusse la maschera. Delle sue opere ci rimangono quattro titoli e alcuni frammenti.
Grecia e la Persia sottomesse entrambe da Serse, ma una si libera (Grecia). Ovviamente è un cattivo presagio infatti poco dopo entra un messaggero che porta la notizia della sconfitta da Serse a Salamina, ma afferma che il re è ancora vivo. Atossa piange sulla tomba del marito morto Dario, che le appare sotto forma di spettro conoscendo il futuro, ma non il presente. Egli prevede le sconfitte dei persiani e afferma che il figlio ha peccato di Ubris volendo andare oltre gli dei. La tragedia termina con Serse che si dispera per la sua sorte. In questa tragedia Eschilo prende il punto di vista dei nemici e degli sconfitti partecipando al loro dolore. In questo modo vuole dire che esistono anche i vinti e non solo i vincitori. I sette contro Tebe Personaggi: figli di Edipo (Eteocle, Polinice, Ismene e Antigone), araldo e il coro (formato da giovani tebani). Luogo: rocca sacra di Tebe Azione: Eteocle e Polinice si accordano, infine, per regnare un anno ciascuno. Il trono tocca inizialmente a Eteocle e Polinice si allontana dalla città. Alla fine del suo regno Eteocle non vuole cedere il trono inizia così la tragedia con Polinice che assedia Tebe per riprendersi il regno. Il coro esprime tutta la sua paura per quello che sta accadendo tra i due fratelli, Eteocle lo rimprovera per questo suo timore esagerato. Arriva un messaggero che afferma che le sette porte di Tebe sono presidiate da 7 guerrieri di cui il messaggero descrive le caratteristiche principali. Il coro intanto rievoca la maledizione di Edipo sui figli. Eteocle scegli 7 suoi guerrieri che si scontrano con i 7 di Polinice. I due fratelli si ritrovano a combattere nella stessa porta. Arriva nuovamente il messaggero che annuncia la morte dei due fratelli che si sono trafitti vicendevolmente. Il coro si unisce a Ismene e ad Antigone in un canto funebre intanto arriva un araldo che afferma che Polinice non può essere sepolto. In questa tragedia vediamo come le due dike di Polinice ed Eteocle si contrappongano tra loro. Eteocle è paragonato a un timoniere mentre la città a una nave in tempesta. In Eschilo, inoltre, la guerra ha sempre un’accezione negativa. I “Sette contro Tebe” era il terzo dramma della trilogia. Precedevano Laio ed Edipo, seguiva il dramma satiresco “La Sfinge”. Le Supplici Antefatto: Danao ed Egitto erano due fratelli gemelli che condividevano la sovranità sul regno d'Egitto. Il primo aveva avuto cinquanta figlie, il secondo altrettanti figli. Egitto aveva tentato di imporre il matrimonio tra i propri figli e le figlie di Danao (chiamate collettivamente Danaidi), ma un oracolo aveva predetto a Danao che un suo nipote l'avrebbe ucciso; per questo il re aveva vietato alle figlie di sposarsi e, alla richiesta di matrimonio dei cugini, queste si erano rifiutate ed erano fuggite ad Argo, in Grecia. Personaggi: araldo, Danao, Pelasgo e il coro (Danaidi). Luogo: Argo vicino al recinto sacro Azione: Le figlie di Danao (Danaidi) scappano perché non vogliono sposarsi con i figli d’Egitto. Danao è molto preoccupato e dice alle figlie di fare le supplici. Esse chiedono a Pelasgo, il re, di aiutarle. Il re è riluttante perché ha paura di una guerra contro gli Egizi, ma chiede al popolo se aiutare Danao o meno. Il popolo accetta. Le Danaidi ringraziano il re, intanto si vede l’esercito degli Egizi che è sbarcato. I figli di Egitto cercano di rapire le Danaidi che però riescono a sfuggire ed entrano ad Argo dove cantano preghiere per Argo, uno ad Afrodite e uno ad Artemide. Il dramma presenta elementi arcaici, sebbene vi sia una drammaturgia evoluta,ad esempio il ruolo centrale del coro, i dialoghi limitati e diverse forzature drammatiche. Le Danaidi non odiavano i propri cugini bensì volevano rivendicare il loro diritto di scelta. Alla stessa trilogia appartenevano gli “Egizi” e le “Danaidi”, e il dramma satiresco “Amimone”. L’Orestea L’Orestea è l’unica trilogia completa di Eschilo che ci è giunta completa. In queste tre tragedie ci sono temi ricorrenti come: il coro che predice il futuro, il ritorno di un uomo e l’inganno. Nonostante ciò esse mantengono la propria autonomia. Il contenuto: Agamennone viene ucciso da Clitemnestra, arriva Oreste, che uccide la madre, contro di lui si scatenano le Furie e infine subisce un processo nell’areopago.
L’Agamennone Personaggi: Agamennone, Clitemnestra, araldo, Cassandra, Egisto e il coro (composto dagli anziani). Luogo: città di Argo Azione: una sentinella scorge segnali che annunciano la caduta di Troia, egli avvisa subito la regina che sta regnando con Oreste ed è ancora adirata per il sacrificio della figlia Ifigenia. Clitemnestra riferisce la notizia al coro che inneggia Zeus. Arriva un araldo che racconta la sua esperienza a Troia e annuncia l’arrivo di Agamennone. Arriva Agamennone con Cassandra, troiana, Clitemnestra accoglie il marito con discorsi di fedeltà e lo fa entrare su un tappeto rosso (scorrere del sangue). Cassandra entra nella reggia e prevede il futuro (la sua morte e quella del re), inoltre interagisce con il coro rievocando gli orrori della guerra di Troia. Intanto si odono le grida di Agamennone colpito a morte, Clitemnestra parla con il coro, infine entra Egisto che esulta per la morte del rivale, il coro giudica con durezza i comportamenti dei due. Questa tragedia è caratterizzata dal pathei mathos cioè l’apprendimento attraverso la sofferenza. L’”Agamennone” e le “Coefore” hanno inizio entrambe di fronte alla reggia di Argo. Questo dramma è caratterizzato da un dialogo botta e risposta di un verso tra Agamennone e Clitemnestra (Sticomichia). Le Coefore Tragedia del genos e del sangue. Personaggi: Oreste, Egisto, Clitemnestra, Elettra, Pilade e il coro (composto dalle coefore (schiave che portano le offerte)) Luogo: Argo, vicino alla tomba di Agamennone Azione: Oreste torna per vendicare il padre come ordinatogli dall’oracolo, arriva sulla tomba del padre dove deposita una ciocca di capelli, vedendo arrivare Elettra con le coefore si nasconde. Dal nascondiglio vede le coefore con le libagioni per allontanare i cattivi presagi. Elettra piange sulla tomba del padre quando riconosce i capelli di Oreste sulla tomba. Oreste osserva la scena ed esce dal nascondiglio (agnizione = riconoscimento) e le racconta cosa ha detto l’oracolo. Incomincia un commosso invocando il padre e il coro riferisce che Clitemnestra ha sognato di partorire un serpente (Oreste). Oreste e Pilade decidono quindi di entrare nella reggia, travesti da viandanti per riferire a Clitemnestra che Oreste è morto. Clitemnestra finge dolore. In seguito viene riconosciuto dalla balia per una cicatrice, ma essa, convinta dal coro, non lo dice a Clitemnestra. Arriva Egisto che viene subito ucciso da Oreste che poi va contro la madre che chiede pietà. Oreste vacilla, ma Pilade gli ricorda gli ordini del dio e quindi Oreste uccide la madre. Il coro esulta perchè è stata compiuta giustizia, Oreste però è perseguitato dalle Erinni (creature demoniache preposte alla punizione dei delitti di sangue) a causa dell’atto compiuto: il matricidio. Le Eumenidi Dramma della divinità: Apollo e Atena (divinità olimpiche), le Erinni (divinità antiche, figlie di Urano). In questa tragedia avviene il superamento della logica arcaica (il taglione). Personaggi: Pizia, Oreste, Atena, ombra di Clitemnestra, coro (composto dalle Erinni). Luogo: Delfi, tempio di Apollo e Atene (non c’è unità di luogo) Azione: La Pizia vede ciò che ha fatto Oreste, il quale non riesce a liberarsi dalle Erinni che rappresentano il senso di colpa. Apollo gli promette il suo aiuto, ma gli dice che dovrà vagabondare, affidato ad Ermes. Intanto arriva l’ombra di Clitemnestra che rimprovera le Erinni perché non hanno ancora preso Oreste. Apollo caccia le Erinni dal suo tempio, l’azione si sposta nell’acropoli di Atene, in cui Oreste sta chiedendo protezione ad Atena, intanto arrivano le Erinni. Atene difende Oreste e gli dice di farsi giudicare dall’areopago e le Erinni si lamentano. In tribunale Oreste si dichiara colpevole, Apollo è la sua difesa mentre le Erinni sono l’accusa. Alla fine del processo i voti sono in pareggio, vota dunque Atena che assolve Oreste. Il coro maledice l’Attica, ma Atena riesce a calmarle e le fa diventare benevole, si trasformano quindi in Eumenidi, dee della giustizia, che offrono protezione alla città. In questa tragedia Eschilo antropomorfizza le Erinni. Il Prometeo incatenato Personaggi: Prometeo, Bia, Kratos, Efesto, Oceano, Io, Ermes, coro (composto dalle Oceanine). Luogo: Scizia, su una rupe, al confine del mondo abitato
vuole seppellirlo con tutti gli amori, gli atridi decidono di non seppellirlo. Alla fine con l’intermediazione di Ulisse avvengono funerali privati. Vi è un netto parallelismo con l’ira di Achille. Aiace è iracondo per le armi che non gli sono state date e dopo questo atto di follia si sente disonorato, ha perso ogni dignità. Ha solo una possibilità riacquisire l’onore: il suicidio. Aiace è vittima di un’ingiustizia, lui stesso è il fautore della sua vergogna. Non è presente il pathei mathos, non s'impara dal dolore. Egli incarna perfettamente i valori etici eroici. Le Trachinie Personaggi: Dejanira, nutrice, Illo, messaggero, Lica, Iola, Eracle e il coro (ragazze di Trachis). Luogo: Tessaglia, palazzo di Ceice Azione: Eracle è lontano, Illo (il figlio) viene mandato ad Eunito. Arriva un messaggero che annuncia il ritorno di Eracle. Intanto arriva l’araldo che porta delle schiave tra cui Iole, di cui Eracle si è invaghito. Dejanira non è gelosa, ma vuole riconquistare il marito con un filtro d’amore preso da un centauro, Nesso. Imbeve dunque con il filtro una veste. Dejanira capisce che il filtro in realtà è un veleno e a contatto con la luce del sole si attacca alla pelle. Illo arriva a palazzo portando la notizia che Eracle sta malissimo, dunque Dejanira si suicida per la vergogna. Illo cerca di spiegare ad Eracle perché Dejanira ha fatto ciò, Eracle si fa bruciare su una pira, infine Illo sposa Iole. La tragedia ha una struttura bipartita: nella prima parte le vicende si concentrano su Dejanira, nella seconda su Eracle. Queste due parti sono unificate dalla veste. L’Antigone Personaggi: Antigone, Ismene, Creonte, Emone, Tiresia, messaggero, Euridice e il coro (anziani di Tebe). Luogo: di fronte alla reggia di Tebe Azione: Eteocle può essere sepolto, Polinice no, Antigone però vuole seppellirlo. Arriva dunque Creonte che afferma che Polinice non può essere sepolto, Antigone decide però di ricoprire il suo corpo di terra. Appare la guardia, recando con sé Antigone. Racconta che, dopo aver tolto la sabbia sopra il corpo di Polinice ed essere rimasto in attesa, ha visto la ragazza che tornava a seppellire nuovamente il corpo. Antigone afferma che la sepoltura di un cadavere è un rito voluto dagli dei, potenze molto superiori a Creonte. Appare Ismene, ora desiderosa di morire insieme alla sorella; Antigone rifiuta il suo appoggio, ma Creonte fa portare via in catene entrambe le donne, ma solo Antigone è condannata. Intanto il coro riflette in maniera sconsolata su quanto effimera sia la vita umana. Emone chiede a Creonte di liberare Antigone, a lui promessa sposa. Tiresia racconta di presagi funesti, ma viene cacciato da Creonte che però decide di seppellire Polinice, ma ormai è troppo tardi, arriva un messaggero che afferma che Antigone si è suicidata, anche emone alla notizia e anche la moglie di Creonte, rimane solo lui che si dispera per la sua sorte. Questa tragedia racconta una lotta fratricida in cui entrambe le parti perdono. Alla morte di Antigone arrivano tutti gli eventi luttuosi. Antigone incarna il sentimento, viene messo in evidenza il suo legame con i suoi principi ed è padrona del suo destino. Al centro della tragedia c’è il corpo di Polinice. Inoltre c’è un conflitto legislativo: leggi del re VS leggi degli dei (Antigone). C’è la sticomitia, botta e risposta in un dialogo. Antigone e Creonte continuano sulla loro strada e sulle loro idee. L’Edipo re Personaggi: Edipo, Creonte, Tiresia, Giocasta, sacerdote, messaggero, servo e il coro (anziani di Tebe). Luogo: reggia di Tebe Azione: Edipo è impegnato a debellare una pestilenza che tormenta Tebe e manda Creonte ad interrogare l'oracolo di Delfi sulle cause dell'epidemia. Al suo ritorno Creonte rivela che la città è contaminata dall'uccisione di Laio, il suo assassino deve essere identificato ed esiliato. Il re convoca Tiresia, l'indovino cieco, perché sveli l'identità dell'assassino. Egli risponde accusando Edipo di essere l'autore dell'omicidio. Il re è indignato e comincia a sospettare che Creonte e Tiresia abbiano ordito un piano per detronizzarlo. Giocasta invita il marito a non dare ascolto a nessun oracolo e a nessun indovino: anche a Laio era stata fatta una profezia secondo la quale sarebbe stato ucciso dal figlio, mentre ad ucciderlo erano stati alcuni banditi sulla strada per Delfi.
A sentire le parole di Giocasta, Edipo resta turbato e chiede di convocare il testimone di quell'omicidio. La regina chiede al marito il motivo del suo turbamento, così Edipo comincia a raccontare: da giovane era principe ereditario di Corinto, figlio del re Polibo, e un giorno l'oracolo di Delfi gli predisse che avrebbe ucciso il proprio padre e sposato la propria madre. Sconvolto da quella profezia, per evitare che essa potesse avverarsi Edipo aveva deciso di fuggire, ma sulla strada tra Delfi e Tebe, aveva avuto un alterco con un uomo e l'aveva ucciso. Giunge un messo da Corinto che informa che re Polibo è morto. Edipo è rassicurato da quelle parole perché suo padre non è morto per mano sua. Rimane la parte della profezia riguardante sua madre, così Edipo chiede notizie di lei: il messo, per rassicurarlo pienamente, gli dice che non c'è pericolo che egli possa generare figli con la propria madre poiché i sovrani di Corinto non sono i suoi genitori naturali, in quanto Edipo era stato adottato. Giocasta, ha ormai capito tutta la verità e supplica Edipo di non andare avanti con le ricerche, ma non viene ascoltata. Un messo esce dal palazzo di Edipo e annuncia disperato che Giocasta si è impiccata e che Edipo, appena l'ha vista, si è accecato con la fibbia della veste di lei. Infine chiede a Creonte di essere esiliato in quanto uomo in odio agli dei. Edipo è metafora dell’uomo che va alla ricerca di sé, egli cerca di fuggire al suo destino, ma si ritrova a fare ciò a cui era destinato. La tragedia svela pezzo per pezzo tutta la verità ed è Edipo stesso che cercando il colpevole scopre di essere lui. Giocasta non vuole accettare la realtà, si uccide, Edipo invece la accetta, ma si toglie la vista: gesto eroico. L’autore e il pubblico conoscono dall’inizio la verità, i personaggi invece no. Tutte le azioni di Edipo producono effetti opposti a ciò che si aspetta, a causa della sua inconsapevolezza. L’Elettra Personaggi: Elettra, Clitemnestra, Egisto, Coro delle donne di Micene, pedagogo. Luogo: Micene, reggia degli Atridi. Azione: Oreste arriva con Pilade e il suo pedagogo poiché vuole vendicare il padre, ha un piano: il pedagogo annuncia la morte di Oreste, Elettra piange perchè voleva vendetta. Clitemnestra manda la sorella a fare sacrifici sulla tomba di Agamennone. In seguito Elettra e Clitemnestra si scontrano e in questo diverbio vengono rievocate tutte le azioni peggiori. Arriva dunque il pedagogo che segue il piano: Clitemnestra è felice, Elettra è disperata e medita di vendicarsi da sola. Intanto Oreste e Pilade si intrufolano come servi nel palazzo e Oreste si rivela alla sorella (agnizione), infine i due di vendicano uccidendo Clitemnestra ed Egisto mentre osserva il cadavere di quest’ultima. L’Elettra e le Coefore. Le due trame sono pressoché uguali, le variazioni sono: posticipazione dell’agnizione di Oreste carattere di Oreste, che non ha tentennamenti eliminazione del tema delle Erinni piano dell’inganno molto più elaborato e a cui partecipa anche Elettra L’attenzione è puntata su Elettra che è la figura centrale. La sua sofferenza è personale, non la condivide con nessuno, neanche con Oreste che diventa il mezzo per sanare il suo dolore.