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Confronto tra i maggiori tragediografi grechi: Eschilo, Sofocle, Euripide. si mettono a confronto stili, linguaggi e le varie innovazioni drammaturgiche.
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Con Eschilo si assiste all'utilizzo della trilogia legata, che consiste nella presentazione di tre tragedie di argomento concatenato, così da sviluppare il tema in tappe successive, in una prospettiva drammatica più ampia. Particolare importanza sarà data al coro (12 coreuti), il quale formula una riflessione profonda e universale sugli eventi come portavoce della collettività. L'introduzione del secondo attore rappresenterà una svolta fondamentale per il teatro, infatti la presenza di due personaggi dialoganti permetterà al poeta tragico di presentare due diversi punti di vista e analizzare una stessa situazione da prospettive diverse. L'abilità di questo drammaturgo sta nel fatto che, partendo dalla prospettiva della sua città tratta temi universali riguardanti la famiglia, il diritto, la religione e la giustizia. Le tragedie di Sofocle hanno spesso un unico protagonista, eroe solitario che costituisce il perno dell’azione e incarna il conflitto che il poeta vuole comunicare.Una delle tecniche impiegate da Sofocle è la cosiddetta ironia tragica: i personaggi agiscono in base a notizie parziali degli avvenimenti, muovendo lo spettatore a un’amara riflessione sull’imperscrutabilità della sorte e a una lettura ironica, e al tempo stesso tragica, di quanto si svolge sulla scena.Sofocle abolì la "trilogia legata": le tre tragedie, pur presentate nella trilogia canonica, svolgono ciascuna un argomento autonomo inducendo lo spettatore a focalizzare l'attenzione sulla personalità di un singolo protagonista-eroe.Usò per primo nella tragedia il terzo attore , portò da dodici a quindici i coreuti e perfezionò l'uso di scenografie. L'aumento del numero dei coreuti da dodici a quindici infatti avrebbe consentito di accentuare la funzione del corifeo e dell'elemento spettacolare. Euripide introduce il prologo espositivo, ossia un monologo recitato da un personaggio che informa gli spettatori sull'antefatto e sulle circostanza e poi non ha più alcuna parte nell'azione.Un altro elemento caratteristico è la monodia, ovvero il
non può comprendere. Gli antichi accusavano Euripide di "ateismo" e in effetti i suoi dei sono contemporaneamente lontani e vicini al suo mondo. Sono vicini sulla scena poichè compaiono spesso nel prologo o nell'esodo dell'azione, ma non sono portatori di valori etici o religiosi e operano solo come personaggi teatrali.Dunque il teatro euripideo cessa di essere "religioso" per diventare un luogo dove opera solo la società degli uomini. Gli dei vengono rappresentati come meschini, nella loro assoluta indifferenza verso la giustizia e la vita umana. Euripide non dà nè cerca alcuna spiegazione per il destino doloroso e incomprensibile riservato a tutti gli uomini. La divinità svolge un ruolo fondamentale nelle tragedie di Eschilo essa infatti è sempre presente nella vita dei diversi personaggi ma non è mai messa in discussione.Il male proviene dagli dei, come punizione per le colpe commesse dagli uomini, è per ciò strumento di espiazione, non deriva dall'invidia degli dei, in quanto la divinità è per sua essenza giusta e non può certo indurre al male.Zeus, impone agli uomini l’espiazione delle loro colpe mediante il dolore e li guida, attraverso l’esperienza della sofferenza, a raggiungere quella consapevolezza della propria finitezza, la misura del limite, in cui consiste la saggezza. L'uomo e il destino: Il motore dell'azione è sicuramente la Τύχη, il caso, ciò che sfugge alla previsione dell'uomo e determina, al di là della volontà e della coscienza dei protagonisti, il gioco capriccioso degli eventi. Il grande tragediografo ricorre con frequenza agli equivoci, agli intrighi, ai riconoscimenti, fino all'apparizione finale del “deus ex machina” Euripide vuole sganciare l’eroe dal mondo tradizionale del mito, per reinserirlo in un ambiente più quotidiano, da cui sono bandite le figure eccezionali nel fisico e nello spirito, dove il bene e il male sono mescolati e l’uomo è in totale balia di un destino imprevedibile, che ora lo esalta e ora lo atterra. L’individuo nelle tragedie di Sofocle senza l’aiuto divino e contro l’opposizione degli uomini è consapevole e diventa autore delle proprie azioni, prende decisioni che fanno emergere quella che è la sua vera φυσις (natura individuale) e con ferocia ed eroismo rimane fedele ad essa anche fino alla propria distruzione.Infatti l’agire pienamente autonomo dell’eroe lo mette molto spesso di fronte a due scelte o la rovina sicura o un compromesso che tradirebbe i suoi valori e la sua stessa φυσις. In ogni dramma l’uomo è assoggettato a pressioni da ogni lato, ma resiste saldamente alle opposizioni della società, dei nemici e degli dei. Le disgrazie dell’uomo secondo Eschilo non sono determinate da una divinità invidiosa del genere umano, ma dalla ὕβϱις che ostacola l'uomo conducendolo verso il baratro della colpa e della sciagura. Con questa parola
Una delle caratteristiche dell’eroe sofocleo è la completa disconnessione dagli eventi passati e futuri, oltre ciò quest’ultimo non possiede nessun rapporto con il divino. L’eroe è indipendente dal volere degli dei, agisce perciò in un vuoto terribile, in un presente che non ha un futuro per consolarlo né un passato per guidarlo, in un isolamento nel tempo e nello spazio che gli impone l’intera responsabilità del proprio agire e delle sue conseguenze.La figura femminile:In molte tragedie è rappresentata la rivolta della donna, che si conclude con il suo successo: i suoi interessi sono esclusivamente privati e rivolti alla famiglia.Le tragedie di Sofocle suggeriscono un'immagine coerente della vita: il destino dell'uomo è segnato dall'infelicità, dalla fragilità e dallo scacco, contro cui si infrange la nobiltà delle intenzioni e l'altezza del sentimento. I personaggi sofoclei non colgono il senso e la necessità: e tuttavia lo accettano con rispettosa venerazione.L’uomo soffre senza mai spiegarsi il perchè.L’essere umano è completamente in balia del destino, dal quale non si può sfuggire.