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Il concetto di multiculturalismo, distinto in quattro approcci: sociologico, filosofia politica, scienza politica e problemi e contraddizioni. Vengono discussi i temi della differenza, dell'universalismo, dell'integrazione, dell'assimilazione e del riconoscimento della differenza, con un'attenzione particolare ai processi migratori e alle conseguenze paradossali del riconoscimento della differenza. Anche il dibattito sul multiculturalismo come fenomeno di consumo e la relazione tra differenza e uguaglianza.
Tipologia: Sintesi del corso
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Tendenza diffusa d reificare la differenza cultural e a considerare la cultura come un "bagaglio" ricevuto dal passato che deve essere protetto e conservato da ogni possibile trasformazione. Come immaginare una società più equa, senza perseguire il mito di una comunità "pura", omogenea, sottratta alla variabilità, alla complessità e al mutamento?
INTRODUZIONE
Il termine “ multiculturalismo ” è utilizzato per descrivere una determinata realtà sociale, caratterizzata dalla presenza di molteplici riferimenti valoriali e normativi. Così utilizzato il termine tende ad evidenziare gli effetti dei processi di globalizzazione e della centralità assunta dall'informazione, effetti che portano a una più frequente esperienza della differenza. La società multiculturale appare meno capace delle società del passato di garantire coesione sociale , questo perché la differenza introduce frantumazione e risulta problematico rintracciare elementi comuni su cui fondare l'intesa , la fiducia e la collaborazione se non basandoli sulla difesa di interessi individuali o di gruppo. Il multiculturalismo sembra rappresentare un momento di ridefinizione delle relazioni e dei poteri all’interno delle società occidentali. “Multiculturalismo” è quindi un termine che dà una valutazione positiva della differenza.
Si possono distinguere quattro diversi approcci al termine "multiculturalismo":
CAPITOLO 1 – CRISI DELLA MODERNITA’ E TEMA DELLA DIFFERENZA
Il termine “multiculturalismo” è di uso recente: compare e si diffonde, prima negli USA e poi in Europa, solo alla fine degli anni ’80. Il “multiculturalismo” è diventato un concetto polisemico , che incorpora quindi significati diversi in base ai contesti in cui viene utilizzato. Il termine “multiculturalismo” si riferisce alla presenza di differenze nella abitudini culturali queste differenze sono ritenute uno dei principiali elementi costitutivi dell’identità individuale e collettiva. Il termine segnala dunque un'accresciuta sensibilità al tema della differenza, un valore da preservare e proteggere.
Situazione precedente al termine:
programma politico di assimilazione delle differenze basato sulla convinzione che il modello occidentale è il più razionale, il più evoluto e quindi vincente.)
Come evidenzia Bauman, la preoccupazione di un mondo ordinato e privo di caos porta a considerare la differenza come una deviazione dagli standard, come un’imperfezione che deve essere eliminata.
Le prime constatazioni si hanno con il nascere prima negli USA e poi in tutto l’Occidente di movimenti sociali che si battono per il riconoscimento dei diritti civili e per l’emancipazione delle minoranze. L'emergere di questi movimenti è principalmente dovuto al fatto che la guerra aveva significato un forte momento di unità durante il quale, migranti, persone di colore e donne avevano dato un grande contributo allo sforzo bellico.
I movimenti principali sono:
Nuovi cambiamenti sociali, invece, sono :
In generale questi fenomeni favoriscono standardizzazione e omologazione, e al contempo danno vita a identità comunitarie, etniche e culturali.
Emergono anche nuovi modi di guardare e comprendere la realtà che contribuiscono a valorizzare la differenza, preannunciati da studiosi in filosofia (Husler e Mead), sociologia (Weber e Durkheim), antropologia (Boas e Kroeber) e linguistica (Sassure e Sapir). Questi contributi portano dal secondo Dopoguerra alla cosiddetta svolta epistemologica che mette in discussione l'epistemologia positivista basata sul dualismo cartesiano che tracciava una netta distinzione tra res cogitas (mondo del pensiero) e res extensa (mondo reale). In opposizione a ciò la linguistica, la semiotica e la nuova filosofia della scienza sottolineano come il linguaggio non si limiti a riflettere una realtà esterna indipendente, ma costituisca una forma attiva di costruzione. Una forma che non è da intendere come universale, ma che è in stretto contatto con il contesto in cui si manifesta e con le regole che vengono in esso utilizzate. La verità dunque è risultato di un'azione politica, di un accordo, di una relazione di potere, di una prospettiva parziale da cui si guarda la realtà. Realtà e conoscenza sono due universi intrinsecamente collegati: la conoscenza risulta dunque sempre parziale e indissolubilmente legata alla posizione di chi la osserva.
L’antropologia interpretativa (Geertz) mette in evidenza come valori, conoscenze e verità siano relative , dipendano cioè dal contesto culturale. La sociologia (Berger, Luckmann) evidenzia come la realtà sociale non sia un fenomeno oggettivo, ma il risultato di procedure in base alle quali la realtà viene costruita come oggettiva e data per scontata. Mentre la nuova sociologia critica (Foucault) evidenzia la stretta relazione tra conoscenza, verità e potere.
Le diverse tendenze tracciano un contesto formato da due dimensioni: 1 – la diffusa crisi della modernità : si tratta di una crisi dell’ideale di uguaglianza. Esso non riflette la piena e reale natura umana, piuttosto impone precisi modelli di comportamento e di pensiero;
Diverse le situazioni e i problemi sollevati quando la presenza della differenza è riconducibile a fenomeni migratori. Anche nel caso dell’emigrazione è possibile distinguere due modelli: Migrazioni coloniali o di conquista es. flussi di migranti dall’Europa all’America del nord e all'Australia a partire dal XVIII secolo. Gli emigrati europei e i loro discendenti erano accumunati nella loro promozione del progresso e di reciproca difesa dalla minaccia esterna. L'ideologia dominante era quella del melting pot cioè l'idea che le nuove terre di immigrazione sarebbero divenute degli immensi crogioli dove tutte le differenze di tradizione, lingua e valori si sarebbero fuse per dare origine a una nuova umanità, migliore e più giusta in cui ciascuno avrebbe avuto possibilità di successo economico e sociale: non contava l'origine, ma solo ciò che era possibile costruire con la propria volontà.
A partire dai primi anni ’60, l’immigrazione si sposta: si affievolisce quella verso gli Stati Uniti, mentre cresce quella verso l’Europa. L’Europa passa da essere una terra di emigrazione a una di immigrazione , e i migranti cominciano ad essere visti come ospiti temporanei o invasori. Inizialmente l'immigrazione è considerata come un fenomeno temporaneo, legato alla richiesta di manodopera necessaria all'industria in espansione, un fenomeno destinato a cessare. Nonostante le rigide misure di ingresso, le politiche di divieto e di rimpatrio quello che doveva essere un fenomeno temporaneo diviene chiaramente un fenomeno definitivo, la massa di lavoratori ha dato vita a comunità fortemente radicate nel territorio, ha riunito la propria famiglia nel paese di immigrazione, appreso l lingua ed i valori. Oggi la politica dell’immigrazione europea tende sempre più verso una forte convergenza c’è integrazione per chi è considerato regolare, e intolleranza per chi è irregolare.
Politiche europee verso gli immigrati
Nel dibattito europeo sull'integrazione degli immigrati e sulla società multiculturale si sono evidenziati diversi modelli, socialmente definiti su base nazionale:
Il percorso ha come obiettivo l'accettazione ad agire nella sfera pubblica secondo le regole valide nel paese ospitante, relegando il mantenimento delle loro specificità e delle loro differenze all'ambito privato e domestico. La scuola, la pubblica amministrazione, i servizi pubblici assistenziali adottano criteri universali e trattare tutti i cittadini in base alle loro caratteristiche individuali, senza badare alle loro specificità legate a tradizione, religione, linguaggio o colore della pelle. Lo stato non tollera né favorisce richieste di riconoscimento di diritti collettivi e sistemi di trattamento differenziato in base a qualche forma di appartenenza. L'eguaglianza non può che risolversi nella piena assimilazione.
Critiche: non è possibile definire una netta separazione tra vita individuale e collettiva, tra spazio pubblico e privato; la richiesta di piena adesione a ideali e modelli universali maschera in realtà l'imposizione della volontà di uno specifico gruppo dominante.
Critiche: questo modello maschera una presunta superiorità nei confronti dello straniero. Agli immigrati è concesso di conservare ed esprimere un certo grado di diversità, nella convinzione etnocentrica che esista una sostanziale differenza che fa si che lo straniero non possa essere come NOI. Traspare l'idea dell'intento di porre gli immigrati nella condizione di nuocere il meno possibile. Inoltre, enfatizzando l'ideale democratico come mezzo di convivenza tra differenti, gli autoctoni possono descriversi come la maggioranza.
Sia il modello assimilazionista che quello pluralista sono modelli con vocazione inclusiva. Il principio di base dell'appartenenza nazionale è definito dallo ius soli: può essere cittadino chiunque nasca nel territorio della nazione e voglia esserne parte.
Critiche: rischio di cecità nei confronti degli effettivi processi sociali, rischio di perpetuare un'opera di cancellazione degli immigrati dalla vita sociale, politica e culturale della nazione.
Il termine multiculturalismo segnala la volontà di rifiutare e contrastare il progetto, dominante nel mondo occidentale moderno, dell'assimilazione impegnandosi per il mantenimento della specificità. Ad una società in grado di fondere tutte le differenze, il melting pot, si preferisce un progetto di coesistenza nella differenza. Le due metafore utilizzate sono quelle di salad bowl, insalatiera in cui la varietà dei componenti fornisce gusto e colore all'insieme, o glorious mosaic, in cui ogni singola differente tessera contribuisce a disegnare l'insieme pur rimanendo distinta e riconoscibile.
CAPITOLO 3 – PROBLEMI E CONTRADDIZIONI DEL MULTICULTURALISMO
Usi molteplici della differenza
Nel mondo occidentale la rilevanza sul dibattito multiculturale è tale che c'é necessità di una nuova definizione dei confini e delle regole sociali. Sono due gli aspetti coinvolti: dimensione politica e dimensione culturale.
Il richiamo alla differenza consente di sostenere sia rivendicazioni di tipo inclusivo sia rivendicazioni di tipo difensivo. Nel caso di rivendicazioni inclusive, i gruppi che si sentono marginali mettono in discussione le forme, le barriere e le modalità di accesso agli spazi politici, culturali e sociali e suggeriscono la possibilità di inventare nuovi ambiti che permettano loro maggiore possibilità di visibilità e di successo. Le richieste riguardano l'ottenimento di un diverso peso nella vita pubblica, di garantire un allargamento degli spazi democratici che favorisca l'inclusione di chi è rimasto finora escluso. Inoltre, la revisione delle regole di accesso e dei criteri di giustizia per l'ottenimento di risorse sociali scarse.
Nel caso di rivendicazioni difensive la differenza legittima richieste di chiusura e di protezione di interessi e privilegi acquisiti. Le rivendicazioni sono orientate più all'autonomia e alla separazione che all'inclusione: difesa di interessi materiali nei confronti della concorrenza rappresentata da immigrati o da altri gruppi sociali in precedenza esclusi.
Il processo di costruzione dell'identità è sempre più legato alla capacità individuale e sempre meno all'appartenenza a un contesto o a un gruppo particolare. Il processo di individuazione prevede che essere riconosciuti come individui particolari e irripetibili diviene con la modernità, un bisogno umano fondamentale. Il soggetto è pienamente realizzato quando ha compiuto un percorso individuale che gli consente di scoprire ed evidenziare la propria unicità, ed il processo è completo solo se la differenza è riconosciuta dal contesto sociale esterno. Il riconoscimento della differenza diviene la condizione indispensabile per una sufficiente stimma di sé, che consente un'azione sociale consapevole, diviene un elemento irrinunciabile dell'identità individuale e collettiva.
Ambiti di dibattito multiculturale
Il dibattito sul multiculturalismo riguarda due aspetti fondamentali della vita sociale:
maggioranza. Il caso più famoso e discusso riguarda la richiesta di alcune ragazze di fede islamica di poter indossare a scuola il loro tradizionale copricapo. La richiesta in questo caso è fortemente simbolica e riguarda il riconoscimento dell’identità delle giovani studentesse, le quali volevano essere viste e accettate a scuola come donne musulmane. Inizialmente espulse dalle autorità scolastiche, quando la protesta prese piede e questa pratica si diffuse tra molte studentesse in diverse città della Francia, il Consiglio di Stato si pronunciò a favore del diritto di espressione religiosa all'interno della scuola pubblica a condizione che tale espressione non assumesse forme di proselitismo e non intralciasse il regolare svolgimento delle attività scolastiche.
Problemi: come è possibile conciliare il riconoscimento dell'importanza della differenza con i valori universali e democratici? Esistono margini perché convivano rispetto della specificità e sistema liberale? Quali richieste di riconoscimento è possibile accettare e quali è necessario rifiutare? Come mantenere un certo grado di unità sociale favorendo tolleranza e solidarietà senza rinunciare alla specificità?
Paradossi del multiculturalismo
Premesse: il multiculturalismo...
Ognuna di queste premesse incorpora potenziali conseguenze paradossali: attribuire alla differenza il ruolo di base per la realizzazione personale e del gruppo può portare a sviluppare forme di etnocentrismo e sciovinismo (spirito di parte intransigente) culturale. Il confronto con la differenza altrui può servire a rafforzare l’idea che la propria specificità sia migliore delle altre. In questo caso, il multiculturalismo potrebbe favorire la separazione piuttosto che una comunicazione e un confronto. L’impegno multiculturale può avere come effetto la dissoluzione delle differenze iniziali. Se vogliamo veramente comprendere una cultura diversa dalla nostra, dobbiamo allargare i nostri orizzonti e considerare il nostro punto di vista come uno dei tanti possibili. Insistere sul carattere simbolico della differenza rischia poi di occultare gli aspetti di dominio e di potere che possono essere alla base di una definizione di differenza. La valutazione positiva della differenza spesso porta ad un'esplosione delle differenze, a una proliferazione delle richieste di riconoscimento, a un aumento della conflittualità sociale e a una riduzione della solidarietà.
Essenze e costruzioni
Il senso della particolarità della propria identità nasce da una forma di confronto con chi è percepito e definito come altro. Classificare, comparare, distinguere ed etichettare sono processi cognitivi che stanno alla base della costruzione di senso, della comunicazione,della conoscenza e della comprensione del mondo. La selezione e la costruzione di similitudini e differenze sono soggette a processi di reificazione, cioè si tende a dimenticare che sono il risultato dell'azione umana e li si considera come fatti di natura. Dovremmo concepire la differenza come il risultato di un processo sociale di selezione, e considerare che essa ha un carattere intrinsecamente relazionale, non esiste isolata, non ha una propria essenza, ma appare come risultato di un confronto tra due o più entità che consideriamo separate. Nonostante questo, è proprio la concezione della differenza come essenza quella maggiormente diffusa nel dibattito politico e scientifico sul multiculturalismo. Questo perché la differenza è considerata come la base irrinunciabile per una piena realizzazione di individui e gruppi e perché l'identificazione collettiva è il prerequisito per una effettiva partecipazione alla vita sociale. Anche la cultura e l’identità assumono il carattere di essenza e di evidenza, qualcosa che si riceve come un'eredità e che deve essere conservato gelosamente.
Paura della differenza
La preoccupazione per la protezione della propria identità e della propria cultura sembra essere una delle maggiori ossessioni contemporanee. La cultura viene trasformata in essenza, una sorta di pacchetto uniforme e definito che ciascuno riceve alla nascita, che lo accompagna per tutta la vita (bagaglio culturale) e che determina le azioni e le modalità di pensiero di chi ne è portatore.. L’unico modo per preservare la propria differenza consiste nel distruggere le altre differenze o nel rafforzare i confini che proteggono da una loro invasione —> le differenze si escludono quindi reciprocamente. La propria differenza diviene qualcosa da salvare dall'estinzione, da proteggere e curare preservandola dal contatto con un mondo esterno che potrebbe trasformarla e distruggerla.
Una visione naturalistica ed essenzialistica della cultura e dell’identità favorisce anche l’idea che tutte le differenze siano incommensurabili (cioè che non abbiano nessun elemento costitutivo comune). Ciò dunque porta a sostenere un relativismo culturale radicale in cui tutte le culture hanno lo stesso valore e in cui non è legittimato nessun intervento o giudizio esterno. La visione essenzialista porta a sostenere quindi l’immagine della cultura e dell’identità come proprietà specifiche del gruppo, che consentono il suo riconoscimento e la sua esistenza autonoma. In un contesto sociale in cui si è riconosciuti in quanto membri di un gruppo, perdere l'appartenenza può significare trovarsi isolati e perdere i propri punti di riferimento. Il relativismo radicale porta a favorire modelli sulle relazioni da tenere con altre culture e altre identità: superficiale rispetto, apparente interesse, preoccupazione per il mantenimento delle distinzioni e per la protezione da ogni contaminazione. La tolleranza verso altri modelli culturali si traduce in semplice indifferenza: ogni cultura ha il diritto di essere ciò che è, entro i suoi confini.
Essenza e multiculturalismo
La difesa della differenza autorizza a escludere chi è diverso, chi è portatore di un'altra cultura. La visione essenzialista della differenza, della cultura e dell'identità è limitativa, decontestualizza e destoricizza i processi sociali e riduce gli individui a riproduttori di tradizioni e rituali. La riflessione antropologica mette in discussione la visione essenzialista e afferma che la cultura non è un qualcosa di statico, che si conserva, ma un processo continuo, è riprodotta e ricreata nelle interazioni sociali e risulta dalla mediazione, dal confronto e dallo scontro. La cultura è una risorsa per l'azione sociale, una cassetta degli attrezzi più che una struttura che limita l'azione.
Il discorso essenzialista rimane un discorso monologico (Bachtin) che nasce non come dialogo, ma come monologo risultato non di un confronto ma di un’ imposizione. Si sostiene ad esempio che nessun confronto multiculturale può avere inizio se i gruppi marginali "altri" rispetto all'identità e alla cultura del gruppo che impone il suo discorso, non accettano le regole definite dal gruppo dominante.
Il multiculturalismo come fenomeno di consumo
Quando al sentimento di minaccia apportata dalla differenza dell'altro si sostituisce un forte etnocentrismo, che percepisce la propria cultura come intrinsecamente superiore alle altre, l'altro può suscitare più curiosità che paura, pur rimanendo "altro". Questa è una delle possibili forme assunte dalla convivenza tra differenza, si parla del cosiddetto “ multiculturalismo dei privilegiati ” o “ multiculturalismo di mercato ”. Questa forma di multiculturalismo vede i membri di altre culture come “buoni selvaggi”, buoni perché non ancora contaminati e corrotti dal progresso. Individui che sono rimasti irrimediabilmente bloccati su un gradino inferiore della scala evolutiva e della storia, ma che legge questa inferiorità come capace di assicurare la conservazione di un certo grado di purezza originaria. L’altro è interessante e attraente perché rappresenta ciò che noi non siamo più, conserva ciò che noi abbiamo perso. Siamo abituati a pensare la differenza come una relazione di consumo, un'esperienza estetica mossa dal fascino dell'esotico. Dunque ci avviciniamo alla differenza cine a qualsiasi altra occasione di intrattenimento. Lasch ha definito questa moda come "approccio turistico alla moralità". Si configura una nuova forma di colonialismo che vede la convivenza delle differenze come una specializzazione funzionale orientata al soddisfacimento dei più ricchi. Si parla frequentemente di “ multiculturalismo aziendale ” o “ neomercantile ”. Il considerare la differenza come qualcosa da consumare, una curiosità da intrattenimento può indurre alcuni membri dei gruppi discriminati a forme di “prostituzione culturale”. Questa nuova forma di multiculturalismo pone l’accento sugli aspetti economici della convivenza con la differenza. Si tratta della celebrazione dell'universalismo del mercato.
CAPITOLO 5 – MULTICULTURALISMO E DEMOCRAZIA
Una società realmente multiculturale deve affiancare i diritti universali anche a dei diritti che favoriscano le culture minoritarie. Evitare che questo neghi i principi democratici liberali sono necessarie delle limitazioni. È infatti possibile distinguere tra diritti collettivi mirate a creare restrizioni interne e diritti collettivi orientati a garantire tutele esterne. Nel primo caso ci si riferisce al diritto di un gruppo a limitare i diritti civili fondamentali dei suoi membri il nome di interessi collettivi. Nel secondo caso si riferisce al diritto dei membri di un gruppo di poter conservare il loro modo di vivere. Perché possano essere accettati, i diritti collettivi devono garantire la libertà individuale nel gruppo minoritario.
Una nuova solidarietà
E’ infine possibile cercare di conciliare riconoscimento della differenza e patrimonio democratico ripensando le forme di solidarietà e fratellanza. Senza riconoscimento di una base comune, la convivenza tra differenze si riduce a indifferenza reciproca. Lo spazio di condivisione deve perciò avere un carattere universalistico (= comune a tutti). E' necessario sviluppare la capacità di raggiungere un certo grado di comunicazione e di comprensione, seppur minimo che consenta di entrare in relazione anche con chi usa linguaggi e codici differenti. Il primo passo necessario a riconoscere la differenza dell'altro consiste nel riconoscere di essere a nostra volta differenti per l'altro. Bisogna esercitare una reale sensibilità nei confronti della differenza dell’altro e un reale interesse verso una possibile relazione con chi è riconosciuto come differente.
CAPITOLO 6 – MULTICULTURALISMO CRITICO
Spazio residuale
Rimane un residuo, uno spazio di questioni che rischiano di rimanere inascoltate se non si è disponibili a valutare la possibilità di adottare canoni interpretativi differenti, se non si è disponibili a un cambio di livello che consenta di porre in luce critica gli schemi finora adottati. La logica che regola il dialogo è quella della miscelazione, della formazione di ibridi e di accordi, del continuo mutamento.
Multiculturalismo e postmodernità
Due concetti appaiono particolarmente rilevanti nel dibattito sul multiculturalismo: quello di relativismo e quello di ibridazione. In un mondo caratterizzato dalla globalizzazione diventa difficile continuare a credere che la natura umana sia governata da leggi universali naturali, di carattere deterministico. Emerge l’idea del carattere relativo di ogni conoscenza. Ciò che viene definito conoscenza non è più solo legato alla scoperta di leggi universali, ma a un fatto politico legato a particolari relazioni sociali. Il multiculturalismo non è semplice coabitazione tra comunità distinte e incapaci di comunicare, ma un campo di confronto e di scambio che supera le singole culture per crearne delle nuove, miste, ibride. A questo scopo lo spazio da ampliare non è quello interno, ma sono le zone di confine, in cui la presenza dei diversi punti di vista consente di vivere l'esperienza di un surplus di significato. L’immagine più utilizzata per riferirsi al carattere ibrido di ogni differenza è quella della diaspora.
Es. esperienza giamaicana descritta di Stuart Hall in cui persistono tre dimensioni in relazione: presenza africana come luogo di repressi e schiavi; presenza europea come luogo del potere e del dominio; presenza americana come luogo del silenzio, ereditato dai nativi del Nuovo Mondo.
Multiculturalismo e potere
Il multiculturalismo critico sottolinea la necessità di riconoscere l’importanza delle dimensioni del dominio e del potere. Il multiculturalismo critico è familiare alle posizioni teoriche della Scuola di Francoforte, nonché del decostruzionismo e del poststrutturalismo. Inoltre, rimanda al tentativo di superamento di una logica troppo protettiva nei confronti della tradizione democratica liberale, e il superamento delle posizioni favorevoli alla differenza.
Il multiculturalismo critico tende a considerare ogni differenza e ogni cultura come prodotti e come elementi di produzione di particolari relazioni di potere. La prospettiva critica non sostiene l'uguaglianza di tutte le differenze, ma. Questo perché una prospettiva attenta al dominio e all'oppressione consente di riconoscere come meritevoli di protezione e aiuto non tutte le differenze, ma quelle in posizione di inferiorità. è in sintonia con i gruppi oppressi e marginalizzati. Porsi al confine consente di sviluppare un certo grado di straniamento, potendo così guardare con un certo distacco quello che sta al centro e che ci potrebbe sembrare scontato. Solo mettendo in discussione le regole che
governano l'accesso alla sfera pubblica e le modalità concrete di funzionamento dei regimi democratici occidentali è possibile pensare di superare le attuali forme di discriminazione e di esclusione sociale.
Multiculturalismo e impegno etico
Le differenze non sono tutte uguali; esse sono il risultato di scelte, decisioni, tradizioni e interessi. Esse hanno sempre un carattere costruito e si può distinguere tra quelle auto-attribuite e quelle imposte; il suo carattere ambivalente fa sì che la differenza possa essere vincolo e risorsa: è indispensabile per costruire confini e distinzioni, ma è anche la base per forme di esclusione e di dominio.
Affinché le differenze non cerchino di distruggersi a vicenda è necessario un primo impegno etico che comporta il situarsi, cioè il riconoscere quale posizione si occupa all'interno dello spazio di dialogo cercando di far spazio al maggior numero di voci possibile, soprattutto a quelle tradizionalmente escluse. Comunicare con chi è diverso espone al rischio di vedersi costretti a rimettere in discussione le proprie credenze più profonde, e per iniziare a farlo è necessario essere interessati al confronto e disponibili ad aprire un dialogo. Deve essere soprattutto onere del privilegiato favorire le condizioni del dialogo; per favorire questo dialogo potrebbe essere un buon punto di partenza la tradizione democratica occidentale , ma non come assoluto e irrinunciabile, ma come esempio storico di gestione dello spazio pubblico. L'invito è quello di percorrere la via dell’inclusione, dell’ascolto e del dialogo. Esaurite le possibilità dell’inclusione del dialogo, rimane uno spazio di contrasto che prevede lo scontro tra posizioni diverse. In questo spazio le questioni si risolvono sul piano simbolico dei codici e su quello del potere, non su quello dell’intesa. Qui si impone il riconoscimento di un secondo impegno etico che vincoli a trovare delle regole minime che consentano lo scontro evitando le crudeltà, il dolore inutile e l’umiliazione. L'impegno etico deve essere un onere dei più potenti. L'assunzione di responsabilità nei confronti dell'altro non può essere una risposta all'azione dell'altro, ma deve porsi come atto originario, apertura iniziale. La responsabilità si concretizza nel garantire spazio alla critica e al dissidente.
CAPITOLO 7 – MULTICULTURALISMO SOTTO ATTACCO
Venti di guerra
Le critiche al multiculturalismo sono sempre state presenti, ma alcuni eventi specifici hanno contribuito, a partire dal 21° secolo, a rendere queste posizioni più forti e popolari:
Le accuse al multiculturalismo
CAPITOLO 8 – INTEGRAZIONE DEI MIGRANTI E TRASFORMAZIONE DELLA CITTADINANZA
Dal riconoscimento delle minoranze culturali all'integrazione degli immigrati
Sostenere i gruppi minoritari a "comportarsi in modo autonomo secondo i loro principi" nella sfera pubblica (strong multiculturalism - politiche radicali di difesa delle diffrenze) viene ora generalmente visto come una minaccia alla vita comune, come un invito alla separazione, alla diffidenza e all'ostilità reciproca. Tuttavia, il riconoscimento della differenza nella sfera privata e nelle relazioni interpersonali, accompagnato da un'ampia acculturazione delle minoranze al modello di vita della maggioranza e da politiche di inclusione nella sfera sociale (weak multiculturalism) continua ad essere considerato indispensabile. Si tratta di mettere a tema le regole minime per vivere insieme in modo equo.
Neoassimilazionismo e cittadinanza flessibile
Il concetto di integrazione è utilizzato per segnalare sia l'obbligo delle società democratiche di contrastare discriminazione e razzismo nei confronti dei migranti sia la necessità che questi ultimi si sforzino di comprendere e di adattarsi alle regole culturali e sociali della maggioranza. Il nodo centrale della discussione è diventato chi e a quali condizioni debba essere considerato parte della comunità e godere dei diritti dati dalla cittadinanza. Esistono diversi modelli di integrazione:
Critiche: alle minoranze è chiesto di rispettare i principi universali caratteristici del gruppo di maggioranza, mentre ai membri di quest'ultimo non è richiesto alcun tipo di prova. Gli autoctoni possono godere di certi privilegi per natura senza dover dimostrare alcun impegno, competenza o conoscenza. Inoltre, i valori definiti come “universali”, non sono in grado di trasmettere nessun senso di appartenenza comune, servono piuttosto a tracciare un nuovo criterio di distinzione: in questo modo, i valori liberali vanno a costruire una nuova “ monocultura progressista ”.
Piuttosto che favorire una piena e rapida acculturazione, le politiche pubbliche dovrebbero favorire il rafforzamento dei tratti solidaristici, interni alle minoranze che funzioni come fattore di protezione e di avanzamento sociale. Da questa prospettiva, per governare il processo di assimilazione è importante che lo Stato sappia favorire un'acquisizione intelligente e selettiva sia delle risorse culturali del gruppo di origine sia di quelle del gruppo maggioritario.
Lo Stato deve attuare una politica selettiva degli ingressi in modo da favorire gli individui e gruppi sociali che hanno maggiore capitale umano. I criteri per il riconoscimento e la concessione della cittadinanza devono essere differenziati in base all’utilità sociale dei migranti e del loro presunto grado di “ assimilabilità ”. La cittadinanza funziona così come
un meccanismo “flessibile” che premia chi è utile e ben accetto favorendone l’assimilazione, e legittima l’esclusione di chi viene considerato diverso: la cittadinanza costruisce così un nuovo strumento di selezione e di fatto l'integrazione è considerato come un compito delle minoranze.
Cittadinanza transazionale e cosmopolita
La prospettiva dell'assimilazione segmentata favorisce nuove forme di interesse per la differenza. Si parla della capacità di sviluppare forme plurali di appartenenza, di "stare tra due mondi". I processi di globalizzazione favoriscono la nascita di una nuova figura di migrante: il transmigrante , che rappresenta il soggetto tipico della società globale contemporanea. I flussi di persone, idee, informazioni, merci, capitali s strutturano su dimensioni transnazionali che trascendono i confini statali e costituiscono nuove "sfere pubbliche diasporiche" che trasformano l'idea di appartenenza, tanto dei migranti quanto degli autoctoni. Con l'aggettivo diasporico si intende che la comunità a cui si sente di appartenere non coincide necessariamente con il locale, ma include persone sparse in luoghi diversi, mantenute in contatto dai flussi materiali e comunicativi globali. I processi di globalizzazione favoriscono poi due principali trasformazioni nelle forme di identificazione di appartenenza:
Per favorire quindi la vita comune nel mondo globale contemporaneo è necessario favorire la multi-appartenenza, la capacità di comprendere le regole e i codici validi nei diversi contesti e di adattarvisi. La cittadinanza richiede un ripensamento in modo da distinguerla da un legame eccessivamente stretto con l'appartenenza nazionale. Questo può essere fatto in 2 modi:
Critiche rispetto alla cittadinanza post-nazionale o cosmopolita evidenziano come i soggetti mobili e globali sono in realtà ritagliati sull'immagine di un élite privilegiata che ha le competenze e le risorse necessarie per pensarsi come sganciata da ogni appartenenza locale. Inoltre, possedere il passaporto di una nazione occidentale p ancora il prerequisito necessario per godere pienamente del diritto alla mobilità. La richiesta fondamentale in un contesto fluido globale non è di essere univocamente identificato con un gruppo nazionale, ma di vedersi riconosciuto il "diritto alla mobilità".
Sintesi delle diverse prospettive sulla cittadinanza:
Critiche: la globalizzazione ha trasformato il senso di appartenenza. Si è superato lo stato-nazione e il senso di appartenenza è diventato qualcosa di mobile. Inoltre, l'identificazione traccia ulteriori confini che proteggono chi sta all'interno ed escludono chi è all'esterno.
Intersezioni e superdiversità
Un' altra direzione importante verso cui si è orientata la revisione critica del dibattito sul multiculturalismo riguarda la discussione della relazione tra differenza e uguaglianza. Nancy Fraser è stata una delle prime ad accusare i promotori di politiche multiculturali di separare la politica culturale dalla politica sociale. Fraser suggerisce di sviluppare uno sguardo integrato che consenta di distinguere analiticamente la dimensione materiale ( redistribution ), la dimensione culturale ( recognition ) e la dimensione politica ( representation ). Etnicità e genere costituiscono identità collettive “ambivalenti”, cioè gruppi influenzati sia dall’economia politica sia dalle strutture di valutazione culturale della società. Serve una politica di riconoscimento che miri a stabilire uno status di eguaglianza. Il dibattito sulla intersectionality (cioè sugli effetti prodotti dall'intersezione tra classe, genere, età, etnicità e razza nel definire percorsi di dominio e di discriminazione) invita a cogliere un’interconnessione costante tra gli aspetti culturali, le esperienze e le emozioni personali. Un concetto centrale è quello di collocazione sociale , che riconosce l’esistenza delle differenze senza ridurle a delle essenze fisse e immutabili. Le differenze sono considerate sia dei vincoli imposti dai contesti, sia il risultato concreto di pratiche continue di differenziazione e di definizione dei confini, non degli a priori che determinano le azioni e le condizioni dei soggetti.
Lo spazio di azione multiculturale è definito dalla preoccupazione di garantire uguaglianza di trattamento a individui che occupano posizioni sociali diverse e in continuo mutamento. Identità e culture emergono come risultato dei contesti di interazione, non esistono in assoluto. Dunque le società contemporanee sono caratterizzate da una superdiversità che rende problematico continuare ad utilizzare categorie eccessivamente generalizzanti come etnia, appartenenza nazionale o religiosa. E’ bene sostenere quindi la possibilità di partecipazione attiva alla società dei soggetti membri di culture.
Dal normativo al situazionale: l'attenzione al multiculturalismo quotidiano
La differenza risulta essere una costruzione sociale, il risultato di confronti e imposizioni, continuamente ridefinita, ma necessaria per dare senso alla realtà. La differenza più che un bagaglio è una competenza necessaria per vivere in contesti caratterizzati da continuo mutamento. Il concetto di “ multiculturalismo quotidiano ” è stato proposto per richiamare l’attenzione sulle strategie comuni di trasversalità quotidiana, cioè i momenti in cui le persone si incontrano si scambiano beni informazioni, entrano in conflitto per la definizione delle situazioni e delle gerarchie sociali. L’attenzione alla dimensione quotidiana vuole richiamare l’attenzione alla dimensione “situata” delle pratiche sociali cioè degli aspetti ordinari, banali. Si tratta di sviluppare la capacità di muoversi con agio tra gruppi diversi e codici culturali diversi. Vuole inoltre segnalare il carattere “politico” assunto dalla differenza nelle società contemporanee: è vista come una risorsa politica che può essere utilizzata sia per chiedere inclusione sia per legittimare esclusione.
Le società multiculturali dopo la crisi del multiculturalismo
La differenza continua ad essere valutata positivamente nelle società occidentali nonostante una diffusa diffidenza verso uno strong multiculturalism. Ciò che viene contestato è la rappresentazione reificata della differenza e della cultura. Riconoscere l'importanza della differenza impegna a riconoscere il carattere politico dell'uso della differenza, la sua possibilità ambivalente di creare esclusione e di essere la base per avanzare richieste di partecipazione