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La crisi dell'universalismo e l'emergere della politica della differenza nel contesto della modernità. del multiculturalismo come politica della differenza, i problemi e contraddizioni di questa visione, e l'importanza di conciliare la differenza con il patrimonio democratico. Vengono analizzate le implicazioni di questa crisi per l'identità, la cittadinanza e la coesione sociale.
Tipologia: Appunti
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Termine ‘’multiculturalismo’’= realtà sociale con molti riferimenti valoriali e normativi, tipico delle società occidentali moderne, simultanea presenza di pluralità di gruppi che sono la base per l’identificazione. -Uso sociologico del termine= evidenzia i processi di globalizzazione, centralità all’informazione, indebolimento dello stato-nazione. Centralità alla differenza, che introduce frantumazione e quindi più difficile coesione sociale → conflitto ↳ polarità: differenza/ solidarietà, trovare un modo per garantire coesione senza rinunciare alle specificità. -Uso nella filosofia politica= se e come le differenze sono compatibili e definire le possibili modalità di convivenza pacifica tra esse ↳ polarità: differenza/universalismo, rispetto specificità e non rinunciare a principi democratici. -Uso nella scienza politica=difesa delle minoranze senza ribadire esclusione ↳ polarità: azione politica efficace/rispetto dei principi di pari opportunità, favorire convivenza sociale grazie al riconoscimento delle differenze e conciliare la diversità culturale con l’unità politica. -Uso nelle forme di convivenza sociale ↳ polarità: stabilità/ mutamento e continuità/ discontinuità, forza distruttrice o innovatrice della differenza e possibilità di un suo utilizzo come motore per il mutamento sociale.
Nuovi modi di essere, di guardare e di narrare Multiculturalismo= presenza positiva di differenze nelle abitudini culturali, preferenze e valori di gruppi che convivono nello stesso spazio sociale. Differenze sono elementi costitutivi di identità individuale e collettiva, base del senso di appartenenza. In realtà le differenze non sono sempre viste positivamente, da preservare e proteggere, il mondo occidentale segue invece un ideale di eguaglianza che supera le specificità: la specie è umana, senza differenze né melting-pot, guidata dalla razionalità, ordine, che porta a pensare alle differenze come devianza e imperfezione da eliminare. La crisi dell’universalismo Questo ideale di fusione in unità umana senza differenze è andato in crisi negli anni 60 grazie ai movimenti civili per il riconoscimento dei diritti delle minoranze (es. richiesta di inclusione degli afroamericani in USA, dove non era applicato il principio di eguaglianza, che è solo una facciata concreta solo per bianchi, o idem per i movimenti dei giovani e le femministe). Questi movimenti denunciano che l’assimilazione, in realtà, significa rinunciare alla propria specificità per adeguarsi a un modello a loro estraneo. La crisi dello stato-nazione Con la diffusione del benessere si consolida un mercato sempre più ampio e competitivo e la differenza nel consumo diventa un indicatore positivo di specificità e unicità. La valorizzazione della differenza aumenta con la globalizzazione, quindi la dispersione territoriale su scala mondiale dei processi produttivi fa perdere di rilievo la posizione dello stato-nazione. Ciò accade anche grazie alla diffusione dei mass media, che rende meno definita la comunità di cui si è parte (non più localizzazione territoriale ma basata sulle scelte). Però la globalizzazione ha una contraddizione: favorisce l’omologazione e rivitalizza le identità comunitarie etniche, religiose, culturali.
Nuove teorie della conoscenza: la crisi della verità Nel secondo dopoguerra abbiamo una svolta epistemologica=revisione del valore e della natura della conoscenza, e dei processi che ci dicono cosa è vero. Si mette quindi in discussione la distinzione tra pensiero e mondo reale (dualismo cartesiano e positivismo): la realtà esterna è indipendente dal pensiero umano, la conoscenza perciò è oggettiva, è universalmente riconosciuta. In opposizione a ciò la nuova filosofia dice che il linguaggio non si limita a riflettere la realtà esterna ma la costruisce: la verità è da valutare in base alla situazione in cui vengono utilizzate le espressioni linguistiche; verità, valori e conoscenze sono relative in base al contesto culturale in ci sono prodotte. L’emergere delle politiche della differenza Tutto ciò crea un contesto caratterizzato da 2 dimensioni:
La differenza creata dagli stati-nazione È possibile avere dei casi in cui le differenze si traducono in presenza di minoranze nazionali che rivendicano il riconoscimento di uno spazio di autonomia o indipendenza politica. Si possono avere 3 problemi per il riconoscimento delle differenze:
Usi molteplici della differenza Dibattito sul culturalismo riguarda 2 aspetti della vita sociale:
Paradossi del multiculturalismo Critiche al multiculturalismo riguardo al reale interesse nei confronti della differenza:
Essenze e costruzioni I processi di selezione e confronto con l’altro sono soggetti a processi di reificazione, cioè sono il risultato dell’azione umana e non sono fatti di natura. Questa reificazione è una condizione normale della conoscenza umana e bisogna passare ad un livello successivo di presa di distanza da essa per poterla osservare e criticare. Non esiste quindi un tratto assoluto che separa le differenze (che è invece la percezione più comune, che fa diventare sinonimi i termini differenza, cultura e identità, che sono specificità date per natura). Paura della differenza Identità data da: -nazione -etnia -religione +genere +preferenze sessuali (prima anche classe sociale e razza) Per l’identificazione si tende ad usare argomentazioni di tipo culturale, la cultura viene quindi trasformata in essenza che ciascuno riceve alla nascita. La cultura spesso viene usata per giustificare ogni problema reificando così le comunità e considerandola come un bene deperibile: ogni modifica alla nostra cultura è una perdita di identità. Questa perdita di identità è un’ossessione comune ed è una minaccia aggravata dall’esperienza quotidiana della differenza. Differenza incommensurabile (fatta da materiali diversi) in cui le culture hanno tutte lo stesso valore e quindi possono essere comprese solo dall’interno, la tolleranza si traduce cosi in indifferenza: ogni cultura può essere quello che è ma dentro i suoi confini. Essenza e multiculturalismo Una retorica della difesa delle proprie radici sostiene la necessità di chiusure che impediscano alle differenze di miscelarsi e modificarsi: ciò è dato da una visione essenzialista della cultura e della differenza che è molto limitativa e riduce gli individui a riproduttori meccanici di tradizioni. Ma la cultura non è statica, immutata nel tempo, bensì è un processo continuo di creazione nelle interazioni sociali, è qualcosa in costante circolo e non può essere distribuita in modo omogeneo a una collettività o località. La visione
Multiculturalismo liberale Esaltazione della libertà, la democrazia infatti si misura in base all’ampiezza e qualità della differenza culturale, etnica e sociale che si riesce ad includere nello spazio pubblico. Presenza di una molteplicità di valori → maggiore libertà di scelta per costruire la propria identità. È la libertà di scelta individuale che richiede riconoscimento e non quella di gruppo (perché di solito questa si chiede solo per avere privilegi, ma quello che conta veramente è l’equità sociale). Questo tipo di multiculturalismo cerca di evitare le due strade pericolose del mono culturalismo (società omologata) e multi comunitarismo (universi separati che comunicano solo col mercato) proponendo di sostituire il termine multiculturalismo con ‘’comunicazione interculturale’’ o ‘’interculturalismo’’ o anche ‘’società poli culturale’’. Critiche: troppa libertà individuale rischia di far perdere l’importanza che ha il gruppo sociale nel processo di costruzione dell’identità. Processo che comprende l’individuazione (percepirsi come individui particolari) e identificazione (includersi in un gruppo), inoltre l’indipendenza da ogni legame non volontario con altri membri della società è prettamente una costruzione della modernità occidentale. Riconoscimento dei diritti collettivi I diritti individuali non bastano per identificarsi con una cultura, ecco perché servono anche diritti collettivi che danno rilevanza all’appartenenza, anche perché le decisioni sui diritti individuali sono prese dalla maggioranza, che esclude le minoranze. Diritti collettivi servono quindi a favorire e garantire le culture minoritarie. Limitazioni per il riconoscimento di questi diritti (prima distinguiamo): -diritti collettivi che mirano a creare restrizioni interne = limitare i diritti civili e politici dei membri di un gruppo in nome di interessi collettivi, solidarietà → incompatibile con tradizione democratica -garantire tutele esterne =garantire a un gruppo di poter conservare il loro modo di vivere, proteggendolo da ingerenze causate da esterni alla comunità. → compatibile con tradizione democratica, da piena libertà ai soggetti. Critiche: -da una prospettiva liberale: promuove l’idea che la cultura sia reificata, una cosa stabile e immodificabile -da una prospettiva radicale: criteri di accettazione del riconoscimento decisi ancora da gruppo dominante -quali gruppi da tutelare e quali no? Una nuova solidarietà Per conciliare il riconoscimento della differenza con il patrimonio democratico con possibili forme di fratellanza è necessario riconoscere l’esistenza di caratteri universali che accomunano e favoriscono l’intesa, se mancano non c’è la possibilità di avere una relazione autentica che va oltre la tolleranza. Devono essere comuni le regole, non ciò che si realizza utilizzandole, si deve creare una libera comunicazione e favorire la partecipazione alla discussione pubblica di un ampio ventaglio di voci diverse. Se gli accordi si prendono discutendo e non imponendoli dall’esterno saranno necessariamente universali e le regole vincolanti per tutti. Universalismo che costruisce un orizzonte condiviso e fa sviluppare fraternità e rispetto delle differenze. La base di una relazione del genere sta nell’accettare la comune condizione di differenza: ognuno ha un vocabolario decisivo personale, con termini naturali e scontati, e serve la consapevolezza che esistano altri vocabolari per descrivere il mondo in modo decisivo tanto quanto il nostro. Serve un atteggiamento ironico, in grado di saper mettere continuamente in discussione il proprio vocabolario. Critiche sull’atteggiamento ironico: è l’attitudine di un soggetto isolato, le reali domande se le fanno soggetti più forti di uno così, non si può esaurire il dibattito su una passiva accettazione delle differenze.
Spazio residuale Necessità di rivedere i codici che hanno orientato la costruzione dello spazio sociale e dei confini tra inclusione e esclusione sociale. Si mettono in discussione i criteri stessi di costruzione dei concetti di democrazia, eguaglianza, universalismo e solidarietà, cosi da riportare in primo piano le questioni di potere.
Multiculturalismo e postmodernità Teoria postmoderna = i processi che hanno portato la differenza ad avere un ruolo centrale nella definizione di identità implicano un nuovo modo di guardare alla realtà sociale. È una vera e propria svolta epistemologica, non esiste solo una verità, ma una serie di verità locali. → relatività della conoscenza Esistono tante verità e tante realtà quante sono gli attori in campo. Multiculturalismo visto quindi come campo di confronto e scambio per creare culture nuove, ibride. → diaspora da cui risulta contino sincretismo Multiculturalismo e potere Multiculturalismo critico = bisogna comunque ricordarsi di tenere conto delle relazioni di dominio, non tutto si può costruire in base alla volontà dei singoli, ci sono dei vincoli esterni. [Perché ‘’critico’’: evidenzia i rischi dell’egemonia razionale illuminista che vuole dominare tutto, omologando gli individui, inoltre vuole superare le posizioni che proteggono troppo la democrazia liberale.] Questo tipo di multiculturalismo considera ogni differenza come risultato di relazioni di potere, e non sostiene l’eguaglianza delle differenze, considera meritevoli di protezione solo quelle in posizione di inferiorità. Riconoscendo le condizioni di dominio si riesce a riconoscere la differenza, per superare la discriminazione dei gruppi marginali. Critiche: non si riesce a concretizzare nessuna azione pragmatica di convivenza con la differenza, troppo ideologico e poi porta a pensare che la differenza dei gruppi marginali sia sempre positiva e rivoluzionaria. Multiculturalismo e impegno etico Le richieste di riconoscimento della differenza portano a 2 piani distinti: -Domande di inclusione=attuazione di eguaglianza e partecipazione alla vita sociale -Domande più radicali= crisi dei modelli della modernità, revisione delle regole di convivenza, che riguardano il piano culturale e di potere. Questo implica che l’occidente debba mettere in discussione la sua posizione di dominio. ↳ serve un approccio più pragmatico (non essenzialista), sostituire una logica della contrapposizione tra identità irriducibili con una logica processuale e relazionale, del sincretismo e dell’ibridazione. Bisogna inoltre riconoscere il carattere ambivalente della differenza: è sia base per le forme di esclusione e dominio sia elemento di costruzione di realtà sociali. Impegni etici da assumere:
Venti di guerra Alcuni eventi hanno reso le posizioni critiche nei confronti del multiculturalismo ancora più forti: in molti paesi europei è stata ridotta l’enfasi sui concetti di riconoscimento e assimilazione. L’evento più rilevante è l’attacco alle Twin Towers, ma anche le rivolte urbane in Gran Bretagna (asiatici//bianchi), l’attacco terroristico alla metro di Londra, l’assassinio in Olanda del regista di un film che raccontava l’assoggettamento della donna islamica, le rivolte in Francia in seguito alla morte di due ragazzi (tunisino e mali), scontri etnici in Australia in cui i bianchi organizzano un pestaggio degli europei meridionali e libanesi, le contestazioni dell’estrema destra tedesca contro l’immigrazione islamica e l’opposizione alla costruzione di moschee, la discussione sulla presenza del crocifisso nelle scuole in Italia. La contrapposizione tra cristianesimo e islam è uno dei temi più controversi del dibattito multiculturale: rispetto della differenza visto come a favore dell’aggressività e minaccia per il gruppo maggioritario, mentre il mantenimento delle differenze ha consentito alle comunità islamiche di isolarsi e sviluppare odio.
Critiche:
Dal riconoscimento delle minoranze culturali all’integrazione degli immigrati Le critiche al multiculturalismo rendono meno accettabile sostenere i gruppi minoritari a comportarsi in modo autonomo secondo i loro principi, questa cosa è vista come una minaccia alla vita comune, come un invito alla separazione. Comunque il riconoscimento della differenza nella vita privata, con l’acculturazione delle minoranze ai modelli di vita della maggioranza continua ad essere indispensabile: la differenza è vista come caratteristica ineliminabile della società contemporanee, è positiva e viene incoraggiata. Grazie a questa nuova visione si è compiuto uno slittamento dal riconoscimento delle identità collettive a quello individuale, a patto che non siano in contrapposizione al modello comune condiviso. In generale si può quindi dire che i migranti di oggi sono in grado di mantenere, grazie alla tecnologia e ai trasporti, legami più attivi col paese d’origine e quindi le società di oggi risultano molto più eterogenee. Conseguenze della migrazione: temi della cittadinanza, appartenenza nazionale, welfare state, tenuta delle regole di convivenza nella sfera pubblica. Nella cittadinanza multiculturale ogni soggetto può dirsi veramente libero se ha la possibilità di poter scegliere la vita che vuole, ma questo diritto è reale solo se l’individuo si trova in una comunità che dà senso alle sue scelte e se questa comunità è vista dall’intera società come portatrice di proposte legittime e rispettabili. Ma quali sono i criteri minimi di convivenza? Chi e a quali condizioni uno può essere considerato parte della comunità e godere dei diritti concessi dalla cittadinanza? Neo-assimilazionismo e cittadinanza flessibile Modelli differenti di integrazione: 1) Neo-assimilazionista = necessità che i migranti accettino le regole di base della società in cui si trovano a vivere per vedersi riconosciuta in cambio una piena inclusione sociale. Assimilazione= processo di adeguamento dei migranti che avviene spontaneamente nel tempo. È compito della politica statale favorire lo sviluppo e l’acquisizione di ciò che accumuna migranti e autoctoni combattere la loro discriminazione. Può avere la cittadinanza chi supera un test di lingua, leggi e istituzioni del paese, la cittadinanza deve essere desiderata e meritata. Critiche: -vaghezza dei valori occidentali, i migranti devono rispettare principi universali, mentre alla maggioranza non è richiesta nessuna prova. Gli autoctoni possono godere dei privilegi per natura, senza dover dimostrare né impegno né conoscenza, descrivendo cosi una essenziale differenza tra i due gruppi. -i valori universali della cultura occidentale (uguaglianza, libertà di scelta, autonomia, impegno per il bene comune) non sono in grado di trasmettere alcun senso di appartenenza comune, ma servono come criterio di distinzione. Questa retorica della paura ha come bersaglio i rom, musulmani, che sono minacciosi e violenti e non integrabili con la società liberale. 2) Assimilazione segmentata= non essendo possibile trovare valori culturali universali condivisi sono necessari processi differenziati di inclusione. Distinguiamo tra assimilazione socio-economica obiettivo di ogni società liberale e assimilazione culturale, non necessariamente collegato alla prima. Bisogna consentire ai migranti di acquisire la lingua e gli aspetti culturali che servono a non farli sentire esclusi e di competere alla pari nel mondo del lavoro, pur mantenendo forti legami col gruppo di appartenenza. Lo stato deve selezionare in modo intelligente sia gli aspetti da acquisire, sia gli ingressi, in modo da favorire i gruppi con maggiore capitale umano e non in contrasto con la maggioranza. I criteri per la cittadinanza sono scelti in base all’utilità sociale dei migranti e al loro grado di assimilabilità, mettendo in atto forme di controllo dell’immigrazione clandestina e di espulsione per chi non è integrabile. Oggi l’integrazione è sempre più un compito delle sole minoranze e la concessione dei diritti civili non si basa su valori universali ma come ricompensa a un comportamento corretto, che rispetta le regole comuni.
Cittadinanza transnazionale e cosmopolita Il sapersi adattare a un mondo in continua trasformazione è una competenza necessaria per giocare al meglio le proprie possibilità. I processi di globalizzazione hanno fatto nascere una nuova figura, il transmigrante , il soggetto tipico della società globale contemporanea, in cui le sfere pubbliche sono “diasporiche”, non coincidono col locale, ma includono persone sparse in luoghi diversi ma mantenute in connessione attraverso flussi materiali e comunicativi globali. La globalizzazione perciò da forma a 2 nuove forme di identificazione:
Siccome non si può eliminare il tema della differenza e del suo riconoscimento, rimane molto diffusa l’idea di ‘’weak multiculturalism’’ (enfasi sulla diversità e guarda con sospetto le richieste di omologazione) che condivide l’idea che il rispetto e la valorizzazione della differenza siano qualità irrinunciabili in una società equa e democratica. Quindi bisogna ripensare il multiculturalismo e non abbandonare completamente le questioni che pone.
multiculturalismo deve dare importanza alla differenza, per criticare il modello di assimilazione come risultato di forme di oppressione. È importante la tutela collettiva perché gli immigrati sono visti come membri di categorie troppo generali e non come individui. Identità significa valorizzare la differenza e trasformarla in motivo di solidarietà. Sottolinea che le collettività sono diverse e costruiscono identità diverse, si evidenzia il carattere costruito piuttosto che sottolineare il vincolo con la tradizione. Differenza e identità favoriscono l’inclusione, eguaglianza e sviluppo della piena cittadinanza, mettendo in evidenza il ruolo e la responsabilità della maggioranza nella creazione di sistemi di dominio. A partire da questa prospettiva si propone un “ civic multiculturalism ” basato sull’idea di cittadinanza multiculturale, che costituisce ciò che accomuna al di là delle differenze. Si sostiene un “nazionalità moderata” favorendo identificazione comune, coinvolgimento in un destino condiviso e gestione dello spazio pubblico senza pretendere omologazione. No uguaglianza senza distinzioni, no differenza senza sovrapposizioni. Critiche: Ormai non ci si identifica più con la nazione, si vive in spazi che trascendono questa dimensione Identificazione nazionale=creazione di nuovi “nemici” e confini, non si riesce a trovare uno spazio pubblico di confronto. Intersezioni e superdiversità Ridiscutere differenza e diseguaglianza. Troppa attenzione alla differenza fa trascurare le disuguaglianze e si ignorano cosi le richieste di giustizia sociale e le relazioni di potere. Bisogna sviluppare uno sguardo integrato che faccia distinguere la dimensione materiale (redistribuzione), quella culturale (riconoscimento) e politica (rappresentazione). La divisione tra politica di riconoscimento e politica di giustizia e uguaglianza ignora le connessioni tra ingiustizia socioeconomica ai modelli di rappresentazione. Le minoranze discriminate sulla base di posizione di classe possono migliorare la posizione sociale ma quelle discriminate sulla base delle loro credenze si trovano nelle stesse condizioni materiali della classe dominante e quindi il superamento della discriminazione può avvenire solo attraverso un cambiamento culturale, solo se si coniuga la ristrutturazione delle relazioni socioeconomiche con quella degli schemi di riconoscimento. Intersectionality = dibattito sugli effetti prodotti dall’intersezione tra classe, genere, età e razza nel definire percorsi di dominio e discriminazione → importanza dell’andare oltre alle appartenenze culturali e analizzare come l’inclusione e la distinzione siano costruite pubblicamente e quali sono i loro effetti, de-enfatizzare l’idea di cultura evidenziando i meccanismi generativi di oppressione. Concetto centrale : collocazione sociale = differenze sono dinamiche, pratiche, dipendono dai contesti e significati attribuiti dai diversi attori; sono sia vincoli imposti dai contesti sia il risultato di continue pratiche di differenziazione e definizione di confini. Bisogna guardare ai soggetti e ai gruppi come caratterizzati dalla capacità di azione, mediazione e conflitto, piuttosto che da identità e bisogna preoccuparsi di garantire loro uguaglianza di trattamento. Risultato: società contemporanee caratterizzate da superdiversità che rende impossibile l’utilizzo di categorie generalizzanti, c’è un’estrema variabilità di categorie, bisogna cogliere la complessità delle appartenenze contemporanee, i gruppi sono connessi tra loro e gli individui si spostano in continuazione tra un gruppo e l’altro. Dal normativo al situazionale: l’attenzione al multiculturalismo quotidiano Spesso si costruiscono elaborate teorie di giustizia ignorando l’uso quotidiano della differenza culturale nei contesti di interazione, si finisce così per contrapporre 2 visioni di differenza: 1. Reificazione, è una caratteristica sacra; 2. Decostruzione, ibridazione, sempre mutevole. Entrambe però non colgono manifestazioni empiriche. Bisognerebbe guardare alla differenza come una “competenza culturale”, reificandola in alcuni casi e decostruendola in altri. Sono 2 strategie disponibili per usare la differenza come strumento relazionale. La differenza è anche vista come una costruzione sociale necessaria per dare senso alla realtà, è sia un vincolo perché imposta dall’esterno e sia una risorsa perché è motivo di resistenza alla discriminazione.
Multiculturalismo quotidiano = attenzione sugli usi pratici della differenza in contesti di interazione quotidiana, la differenza qui assume un carattere politico, perché è strumento per chiedere equità e inclusione. Si pone l’attenzione anche alle situazioni di conflitto e discriminazione, per riconoscere che le modalità sociali di costruzione delle differenze sono distribuite in modo asimmetrico e producono gerarchie di potere. Le società multiculturali dopo la crisi del multiculturalismo Nelle società occidentali la differenza è valutata positivamente, ciò che è contestato è una rappresentazione reificata della stessa, la differenza non determina meccanicamente l’identità degli individui. Le richieste di riconoscimento veicolano richieste di inclusione nella vita pubblica senza discriminazioni, ciò necessita la riflessione riguardo l’ampliamento della gestione dello spazio pubblico e sulle modalità con cui il gruppo dominante costruisce le forme del suo dominio. Si ha bisogno di un riconoscimento più articolato della differenza, un suo uso pragmatico e contestuale. È possibile e utile abbandonare il termine multiculturalismo e usare piuttosto i termini diversità, cosmopolitismo, Intercultura.