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Legge e convegno di Capri per il paesaggio 1922
Tipologia: Slide
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«La nostra epoca è decisamente quella del paesaggio […] Oggi il paesaggio è ostentato e svelato, è discusso e adulato, conservato e protetto, ed è ugualmente venduto e rivenduto. Popolarizzato e democratizzato, appartiene ormai a tutti, mentre nel passato aveva il ruolo di codice sociale e segno distintivo di una élite […]. Questa carriera recente del paesaggio è un fenomeno internazionale che oltrepassa le frontiere linguistiche e disciplinari tradizionali». (Michael Jakob, 2009) CdL Arch 5UE
Lunedì 8 giugno 2020
«Che una legge in difesa delle bellezze naturali d’Italia sia invocata da più tempo e da quanti uomini colti e uomini di studio vivono nel nostro Paese, è cosa ormai fuori da ogni dubbio». Così esordisce Benedetto Croce nella sua relazione introduttiva alla legge 11 giugno 1922 n. 778 per la tutela delle bellezze naturali e degli immobili di particolare interesse storico, ambientale. Necessità di «difendere e mettere in valore le maggiori belle d’Italia, naturali e artistiche» risponde ad «alte ragioni morali e non meno importanti ragioni di pubblica economia».
I rescritti borbonici (19.07.1842, 31.05.1843) vietavano di alzare fabbriche che togliessero amenità o veduta lungo Mergellina, Posillipo, di Campo di Marte, di Capodimonte.
La critica alla legge del 1922 e l'analisi della sua attuazione come della sua inefficacia, che portarono all'approvazione di una nuova legge, si incentrarono sempre più sulla regolamentazione dell'attività edilizia. La cultura della tutela delle bellezze naturali si incontrò così con quella nascente della pianificazione territoriale e urbana. Legge 29 giugno 1939, n. 1497, «Protezione delle bellezze naturali» (G.U. 14 ottobre 1939, n. 241).
La battaglia per la difesa del paesaggio caprese trova un passaggio fondamentale con l’emanazione del nuovo Regolamento Edilizio, promulgato con delibera del 19 febbraio 1922
Tra i partecipanti: Adolfo Avena, Marcello Piacentini, Ugo Ojetti, Francesco Cilea, Salvatore Di Giacomo, Ernesto Murolo, Vincenzo Gemito, Enrico Prampolini, Filippo Tommaso Marinetti, Armando Diaz
L’architettura e il suo inserimento nel paesaggio dell’isola futuristi tradizionalisti
Italo Tavolato, Manifesto della bellezza di Capri Oltre a scrivere che la bellezza è sacra poiché illumina l’essenza delle cose, affermava che essa, non solo fulcro della nostra tradizione antica, ma anche suscitatrice di humanitas , doveva essere strenuamente difesa, contro gli insulti di una modernità materialistica, meccanica ed industriale che, se giunta a Capri, dove il dionisiaco si accordava perfettamente con l’apollineo creando quell’equilibrio che solo i Greci erano stati capaci di realizzare con la loro arte, ne avrebbe completamente stravolto l’essenza di luogo ideale, unico al mondo.
Enrico Prampolini (Modena 1894 – Roma 1956)
La posizione di Marinetti, espressa durante i suoi interventi al Convegno, è quella di un paesaggio protagonista ma nella sua declinazione strumentale alla pratica architettonica; una sorta di fondale pregiato all’interno del quale immergere la «nuova architettura». Filippo Tommaso Marinetti (Alessandria d'Egitto 1876 - Bellagio1944) Marinetti si sforza di conciliare l’«amore per l’Italia, che nulla al mondo supera in bellezza», la difesa delle bellezze della penisola e di Capri con le novità proposte dal Futurismo, del quale aveva pubblicato il manifesto sul «Figaro», il 20 febbraio 1909.