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Appunti nel dettaglio dell'opera di Buchner; ''Lenz''
Tipologia: Appunti
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Lo scritto originale è andato perduto. Quando Büchner muore nel 37, Gutzkow chiede alla fidanzata di Büchner di poter avere tutte le carte di Büchner per preparare un’edizione di questi testi. La donna copia quello che aveva in mano trascrivendolo e lo manda a G. G. voleva pubblicare tutto ma poi ci ripensa e decide nel 1839 di pubblicare un frammento di racconto dedicato alla figura di Lenz sulla base della trascrizione della donna. Lo pubblica su una rivista “ Telegraph für deutschland” 1839. Il racconto esce a puntate non tutto insieme. Il manoscritto viene prima copiato dalla fidanzata, mandata a G. che a sua volta ci lavora sopra per la pubblicazione, è la trascrizione di G. viene curata dai redattori della rivista. Anche il titolo “Lenz” è qualcosa che è stato aggiunto in seguito L’oggetto del racconto è il personaggio fondamentale dello S. u D. tedesco. Perchè proprio Lenz? I motivi dell’interesse nei confronti di Lenz sono molteplici.
Stöverr mette nella biografia solo alcuni pezzi e Büchner che era un amico, aveva avuto accesso e la possibilità di poter consultare questo diario di Oberlin nella sua interezza e non solo i pezzi nella biografia. “Il diario di Oberlin” verrà pubblicato interamente solo nel 1839. È importante perché per la prima volta questa malattia di Lenz viene messa in comparazione con il rapporto con la donna, ex di Goethe. Nel 31 esce questa biografia di Lenz scritta e curata da questo uomo, con questi elementi di grande interesse. Traverso questi nuovi documenti che Stöverr pubblica, ci sono anche di momenti di contrapposizione rispetto a questo dibattito sull’origine della follia di Lenz. La un lato c’è l’episodio rispetto alla ex di Goethe dall’altro I diari di Oberlin che aveva tutta un’altra idea della sua pazzia. Oberlin era molto religioso e conservatore in termini di disciplina religiosa e nei suoi diari, quando Oberlin si confronta con Lenz nei momenti di maggiore disperazione, il suo unico modo di operare e il suo unico conforto rispetto a questo disagio che Lenz palesa, è quello di rifugiarsi nella preghiera. C’è un’esaltazione della religione come materia che può sistemare il tutto e riconduce anche la follia di Lenz al suo modo di vivere (vita caotica e disordinata). Di Oberlin abbiamo notizie di come fosse un personaggio che aveva importanza nella sua comunità, come una sorta di coprotagonista. Oberlin è molto più di un parroco, si occupa in maniera attiva dei cittadini e dei parrocchiani aiutandoli anche in maniera concreta nella gestione della comunità in cui si trova ad operare. In Oberlin ci sono due aspetti: da un lato la religiosità molto conservatrice legata ai dogmi della religione Cristiana, e dall’altro una prassi sociopolitica legata al territorio in cui operava di natura progressista e questo viene giudicato in maniera positiva dall’epoca. Büchner invece rovescia questa visione positiva del personaggio mettendo in luce alcuni aspetti sia nella gestione del protagonista, Lenz, una gestione fallimentare nel portare tranquillità e serenità, ma anche la sua attività nella comunità viene sottoposta ad una critica abbastanza forte, non c’è una visione positiva che ritroviamo nei documenti dell’epoca. L’aspettò di questa biografia di Lenz del 31 è dunque la compresenza di questi elementi contrapposto tra loro: la malattia legata alla storia d’amore e i documenti di Oberlin che vedono una mancanza di natura morale. Questi sono gli anni in cui nasce la psicologia e gli studi su questa psicologia. Il dibattito medico intorno alla psichiatria si divide in due grandi correnti: o Il primo gruppo viene chiamato somatiker. Si tratta di rappresentanti di una corrente scientifica dove i signori tendevano a pensare alla psichiatria come una disciplina in termini somatici (soma=corpo). C’è un malfunzionamento a livello fisiologico e degli organi. Ø I psychiker erano contrapposti a loro, per i quali la malattia mentale aveva delle cause legate a una mancanza di morale. I folli erano persone a cui difettava qualcosa legato alla morale Questa contrapposizione si sviluppa non solo nell’ambito medico e psichiatrico ma ha un riflesso dal punto di vista politico. o I somatiker erano quasi nella totalità liberali e pensavano che queste persone andassero trattate come malati e che andassero curate e che si dovesse cercare l’origine fisica per essere curati. Ø I psychiker erano quasi per la maggior parte conservatori e pensavano che si dovesse avere con queste persone un comportamento rigido e punitivo. Rispetto al caso Woyzeck , l’opinione pubblica si spacca tra chi fosse favorevole alla condanna a morte e chi pensava che non fosse capace di intendere e di volere non dovesse essere condannato; così si crea questa spaccatura tra questi ultimi.
C’è quindi questa dimensione di benessere e l’impressione di aver recuperato un po’ di serenità. La situazione precipita quando Lenz si ritrova da solo nella stanza che gli era stata preparata, in cui alloggerà. Lenz cerca con al memoria dia attaccarsi ai momenti di benevolenza che aveva vissuti ma prevale il densò di vuoto e solitudine simile a quello che aveva vissuto sulle montagne. Un altro elemento che diventa parte integrante del racconto è la dimensione religiosa , il tentativo di aggrapparsi per uscire da questo disagio. Altri elementi contribuiscono a riportare Lenz in una condizione di benessere ossia le attività quotidiane; si affianca ad Oberlin e la vita pratica contribuisce a fare si che Lenz recuperi una coscienza di se è una serenità anche se la cosa non è definitiva. In questo momento si delinea questo rapporto tra i due personaggi del racconto. Lenz racconta a Oberlin di un sogno sulla madre e Oberlin racconta di un episodio in cui una voce gli disse che era morto; da questo partono una serie di discorsi legati alla natura sovrannaturale. Lenz era quasi istigato da questi racconti di Oberlin e inizia a parlare di questo stato elementare dell’uomo di totale armonia con gli elementi della natura, una condizione elementare, che genera un infinito senso di gioia e di benessere. Oberlin gli mostro delle tavole di colori spiegandogli in che rapporto ogni colore stesse con l’uomo è a ogni colore fece corrispondere uno dei 12 apostoli. Questi stimoli che arrivano da Oberlin vengono rielaborati Lenz fino ad avere sogni angoscianti e iniziò a leggere l’Apocalisse. Convivono due elementi fondamentali in questi passaggi; la religione, la Bibbia, l’apocalisse e dall’altro lato degli elementi di ‘superstizione’, elementi che Oberlin non tiene separati, a cui da credito. Ciò che Oberlin in crede di fare per il bene di Lenz, in realtà hanno un effetto esattamente contrario e diventano una miccia esplosiva per le condizioni psicologiche di Lenz anche secondo Büchner. Questa prima sezione È separata dalla terza tramite un dialogo è più particolarmente è un monologo che ha una natura più estetica che letteraria. È il famoso dialogo tra Lenz e Kaufmann, un collega di Lenz, un signore molto particolare e un personaggio istrionico ed eccentrico che incarnava gli ideali dello S.uD. Per il modo più esteriore che a livello di letteratura. Dal punto di vista letterario era una figura del quale poco è rimasto. C’è un dialogo tra i tre in cui parlano proprio di letteratura. Büchner fa un’operazione di rielaborazione abbastanza radicale del dato storico e documentale perché nel dialogo Kaufmann non è uno sturmeriano ma rappresenta posizioni contrapposte ossia della letteratura classica e dell’idealismo di Weimar. Serve a creare una contrapposizione polare tra le idee di Lenz e le idee di Kaufmann. Lenz è infastidito dall’arrivo di Kaufmann perché lui rappresenta tutto quello che Lenz aveva messo da parte. Si parla di letteratura ma soprattutto di realtà, come si rappresenta la realtà attraverso al scrittura ed è su queste modalità, che le due visione si contrappongono in maniera radicale. Lenz cerca di spiegare la sua posizione; Büchner costruisce dal punto di vista narrativo questo dialogo; si passa dalla forma in 3 singolare a un discorso in 1 persona. Nel proseguo del dialogo c’è un attacco ancora più esplicito all’idealismo —> “Dieser Idealismus ist die schmählichste Verachtung der menschlichen Natur”. C’è un programma estetico ma ha una sua chiave ideologica e politica e mette al centro dell’arte la vita degli ultimi e di chi vive ai margini della società. Il titolo non è stato dato dall’autore ma da coloro che poi lo hanno ripreso e sistemato. Non ci interessa il giudizio estetico, ma dobbiamo avere la sensazione che ciò che è stato fatto possiede vita. Questo lo ritroviamo in Shakespeare e nei canti popolari, nella letteratura popolare ed a volte anche in Goethe Dove troviamo questi nuclei di ita da trasporre nell’arte — nella vita degli ultimi, delle persone che vivono ai margini. Basta guardare nei gesti, nelle allusioni, nelle espressioni del viso che ci appaiono insignificanti.
Proprio li possiamo trovare quell’espressione di sentimento e di essenza vitale che dobbiamo ritrasporre nell’opere d’arte Vengono riportate due delle opere maggiori di Lenz, dicendo ce lui aveva cercato di rappresentare la via degli ultimi, nelle opere Hofmeister e Soldaten. Lenz cerca di chiarire questa sua idea di arte e di poesia con esempi di vita quotidiana, nel contesto della vita che lui stava vivendo. Per cogliere queste cose che ci sembrano prive di significato si deve soltanto avere occhio ed orecchio per questo. Bisogna avere i sensi predisposti ad accogliere questi nuclei poetici che la realtà ci offre nella sua quotidianità. Ieri mentre riascendeva verso la valle c’erano due ragazze sedute su una roccia. Una si legava i capelli e l’altra la aiutava. Frasi tutte prive di verbi per descrivere questa immagine. Soggetto tipico della pittura ottocentesca. Soggetti con protagonisti femminili rappresentati all’aria aperta. Alla pittura Lenz fa riferimento per trovare un corrispettivo rispetto all quadro che la natura gli ha messo difronte. Esso cita una delle maggiori scuole di pittura, altdeutschland dicendo che loro possono solo avvicinarsi alla bellezza e alla forza che la natura gli ha messo davanti in quel momento. Lenz difronte ad un immagine del genere vorrebbe essere come medusa : era tanta la bellezza di quel quadro che lui voleva fermarlo, immobilizzare quel momento in cui era stato colto cosicché quella bellezza non andasse mai perduta. Chiamare poi la gente per fargli vedere tanta bellezza. Si forma subito un’altra immagine. Loro risalgono per i cambi (le ragazze) Figura retorica: sinestesia; entrano in gioco diverse sfere sensoriali: i suoni e le immagini, udito e vita. Loro si raggruppano per poi dissolversi dopo. La realtà è fatta da queste trasformazioni continui, in cui questi nuclei si formano e si dissolvono di continuo. Con questa bellezza infinita non possiamo trattenerla per sempre, non possiamo metterla dentro ai musei, e non possiamo neanche trasformarla in note, richiamare vecchi e giovani, dire sciocchezze a vecchi e bambini e lasciarsi incantare da queste sciocchezze. La bellezza alla base di questi momenti, fondata su questa trasformazione continua. A lui non interessa voler catturare per sempre un momento di questo eterno fluire. Per lui la bellezza sta nel fatto che questi nuclei si creano e distruggono continuamente. Occhi di medusa — portano alla morte del momento. Non possiamo cristallizzare queste immagini per buttarle nei musei e raccontarle. Critica all’atteggiamento del classicismo e dell’idealismo tedesco. La forza di questi momenti sta proprio nella continua trasformazione. Nel continuo ricrearsi e dissolversi di queste immagini, che non possono essere catturate o fermate dagli altri sensi. Bisogna amare l’umanità, per penetrare nell’essenza proprio dell’umanità. Nessuno deve apparirci troppo brutto o indegno del nostro amore, in quanto essere umano. Primo nucleo forte del dialogo tra Lenz e Kaufmann Interviene Kaufmann con delle domande provocatorie che indicano la sua appartenenza all’altro partito. Se facciamo riferimento a questo tipo di figure , nella realtà non troveremo mai un soggetto per una statua come l’appello di belvedere, o per un ritratto come la madonna di Raffaello. Perché? Perché queste opere d’arte sono delle idealizzazioni della bellezza femminile e/o umana. Non cita questa opera casualmente. È una di quelle opere greche sulla quale il classicismo e l’idealismo aveva fondato la propria idea di arte e di cultura classica come massima realizzazione che l’uomo potesse realizzare. Un’arte in cui la figura umana, il prodotto artistico, sono frutto di un’idealizzazione della figura umana. Winckelmann ha fatto l‘ opera. Questa ossessione dell’arte greca come massima espressione di arte era nata sulle orme di questi libri e questi studi di Winckerlmann e Kaufmann tira in ballo questo, come massimi esempi di questo procedimento artistico che andava contro quello che aveva citato Lenz. Rispondendo a Kaufmann e contrapponendo un modello diverso rispetto a quello di Kaufmann Sehr Todt “molto morto” espressione paradossale, IPERBOLE per far capire come queste rappresentazioni artistiche non provochino in lui nessun tipo di emozione. Il poeta e lo scultore che io preferisco è quello che mi ripropone la natura nel suo senso più vero, più essenziale. Torna questo elemento dell’arte legata al sentimento. L’arte mi deve dare un’emozione, deve darmi qualcosa, devo percepirci la vita dentro. C’è un lungo passaggio in cui Lenz si diffonde nell’ Ekphrasis : descrizione di un’opera d’arte visiva, attraverso le parole. Dice che preferisce i pittori olandesi a quelli italiani.
La morte lo spaventò. Fu preso da un dolore acuto, forte. Questo viso così calmo e placido avrebbe dovuto putrefarsi. Si butta a terra ed inizia a pregare. Prega dio perché gli dia un segno e perché faccia rivivere questa bambina. Si sentiva debole ed infelice. Per un attimo si riprese, tornò in sé, concentra tutta la sua volontà su un punto e sta seduto a lungo con lo sguardo fisso concentrandosi su qualcosa che non viene per ora specificato. Si alza, unisce le mani della bimba e parla a voce alta e ferma. Dice “alzati e cammina” sono le parole che Gesù dice a Lazzaro. La bambina non resuscita. Si precipita a terra, esce poi a terra correndo verso la montagna. Senso della disperazione descritto come un canto di trionfo dell’inferno. Momento di crisi religiosa perché non è riuscito nel miracolo. Lenz è di nuovo tra le montagne da solo , comincia a ridere ad alta voce. Con questo riso isterico l’ateismo lo catturò. Con una personificazione di questo ateismo. Lo acchiappa in maniera forte e sicura. Non sapeva più cosa lo avesse commosso prima. Si sentì gelare e pensò che voleva andare a letto. Senso di vuoto, dovette correre ed andò a dormire. Momento culminante di questa crisi generata da questo fallito miracolo che lo porta ad un momento di ateismo, lui perde la fede in dio, e questo lo porta alla disperazione ed al senso di vuoto che si concretizzerà ulteriormente ai tentativi di suicidio delle ultime parti della sua vita. I concetti chiave della seconda sezione del testo del dialogo tra Lenz e Kauffman : Lenz si contrappone sia all’arte come semplice imitazione, nella parte iniziale del discorso, ma ancor di più Lenz a questa categoria aggiunge coloro che pensano che la realtà debba essere oggetto di una trasfigurazione (Verklärung). Lenz in contrapposizione al modello idealista, propone delle idee organizzate in maniera poco sistematica; bensì si tratta di una concezione dell’arte molto più totalizzante legata a un rapporto individuale con il mondo e la realtà che ci circonda e un processo che coinvolge il Gefühll ossia il sentimento. Lenz dice che tutto ciò che l’artista deve fare è imitare il processo divino della creazione; tutto quello che deve fare l’artista è imitare il processo di Dio per produrre qualcosa di buono (Nachschaffen- creare secondo un modello ossia quello divino). Gli elementi li possiamo trovare in quegli strati della società ai margini, i Gerimst, gli ultimi, solo li dice Lenz, troviamo quella forza espressiva che merita di essere oggetto di un’opera d’arte. Quindi ha un modo di concepire l’arte dettato dalla necessità emotiva e di un sentimento quasi traboccante di trovare espressione nel mondo dell’arte. Dove la formulazione di Lenz trova una sua maggiore concretezza, è il momento in cui cita i suoi modelli di riferimento; Lenz dice che troviamo le sue cose in Shakespeare, Goethe e nella cultura popolare (Volksleader). La contrapposizione nasce nel momento in cui Kauffman controbatte a Lenz, citando i simboli dell’idea contrapposta a quella di Lenz ossia dice che se ci occupiamo di questi aspetti della realtà e di queste classi sociali che Lenz ha individuato come elementi fondamentali della sua poesia, non troveremo mai un modello per quelle figure come l’apollo di Belvedere o le madonne di Raffaello. Queste sono opere in cui la figura umana viene idealizzata e sono opere lontane dell’idealismo che Lenz concepisce come il suo fondamento di arte e poesia. La reazione di Lenz è molto forte e radicale nel suo volersi contrapporre a queste idee di Kauffman. L’espressione che Lenz utilizza per esprimere ciò che queste opere gli comunicano è abbastanza surreale; si sente molto morto (sehr Tod) ; ossia il contrario di quel Gefühl, di quella leben alla base dell’idea di Lenz. Alla statuaria classica e greca Lenz contrappone la pittura olandese con oggetti rappresentati attraverso una rappresentazione realistica legata a figure della realtà quotidiana. Il dialogo tra Lenz e Kauffman chiude la seconda sezione del racconto e si chiude con la partenza di Kauffman, nel momento in cui dopo questo dibattito il suo stato d’animo è infastidito e ha perso la serenità che lo aveva caratterizzato nella prima parte del dialogo e inizia la terza parte del racconto dove le manifestazioni della malattia di Lenz sono sempre più evidenti ed esplosive. L’aumento graduale di queste manifestazioni, corrisponde con allontanamento di Oberlin che lascia Lenz da solo e piomba in uno stato di disperazione e questo stato di disperazione e aumentato da alcuni altri elementi, elementi costitutivi dei diversi elementi che contribuiscono alla forma acuta della malattia di Lenz; o Inizia a farsi spazio il disagio legato alla storia con la ex-fidanzata di Goethe; chiede a Oberlin il destino della donna che tanto gli sta a cuore senza però non nominarla mai;
o Elementi superstizioso che diventa elemento di disagio e sofferenza, quando Oberlin si allontana, girovaga per le zone montuose vicino alla casa ed entra in contatto con alcuni personaggi che sono delle specie di santoni, personaggi che dicono di aver avuto incontri con gli spiriti e di avere poteri, che producono una forte impressione in Lenz; o Forte ossessione legata alle sacre scritture, alla devozione e alla preghiera e queste due cose si fondono in un mix assolutamente esplosivo per la salute mentale di Lenz. Questo in termini retorici si chiama Climax ascendente un percorso che vs verso un culmine e trova il suo momento di culmine nell’episodio in cui Lenz si reca nella capanna dove è morta una bambina è vittima di questo delirio religioso pronuncia delle parole dal vangelo “alzati e cammina” e ovviamente la bambina non resuscita e Lenz sprofonda in una crisi ancora più radicale. Nella parte successiva assistiamo al ritorno di Oberlin presso la propria abitazione, e se nella prima parte la figura di Oberlin era stata capace di placare questi momenti di profonda crisi e sconforto, questo effetto terapeutico si perde nell’ultima parte del racconto. Lenz sempre più disperato continua a rivolgersi a Oberlin cercando aiuto, ma le parole di Oberlin non riescono ad avere più l’effetto dell’inizio e si limita a citare Gesù e invitare Lenz a cercare la soluzione al proprio disagio rivolgendosi a Dio attraverso la preghiera. Il linguaggio di Lenz diventa una sorta di balbettio difficilmente incomprensibile, non è più capace di esprimersi in maniera coerente e lineare. Di fronte a questo Oberlin sa soltanto recitare questa sorta di copione su Dio e il Vangelo. Lenz dopo l’episodio del mancato miracolo, piomba in una crisi che sfocia in una perdita della fede; l’ateismo viene personificato come un mostro che piomba su Lenz e lo cattura. Diventano sempre più frequenti glie pisoli di autolesionismo, nel tentativo di recuperare la coscienza di se e di ricucire questo strappo; Büchner definisce la situazione psicologica di Lenz riB ossia lacerata, strappata. Lenz ha perso il contatto con la realtà circostante e si è creata questa frattura fra l’io e il mondo che lo circonda; non è più una percezione distorta del tempo e dello spazio, ma questa distorsione è diventata estrema e si è creata una vera e propria frattura. Per ricucire questa ferita e recuperare la coscienza della sua presenza del mondo, l’unico modo e di procurarsi dolore (Lenz sbatte la testa contro i muri, si butta nelle fontane e dalla finestra), tentativi di suicidio ma mai eseguiti con la consapevolezza di portarli al termine ma con un intento di procurarsi dolore e riacquistare una coscienza di se e della propria presenza nel mondo. Oberlin che dovrebbe aiutarlo a ricucire lo strappo, con la sua insistenza con la preghiera, non fa altro che acuire questa sofferenza. Anche nei confronti di Oberlin Lenz chiederà informazioni rispetto a Friederika Brion, finché questa ossessione si tramuterà in un vaneggiamento in cui Lenz comunicherà a Oberlin che la fanciulla è morta; in preda ai deliri, Lenz cercherà una sorta di aiuto che però non gli arriva. Lenz arriva ancora a vaneggiare su questa fanciulla, su questa ragazza che crede sia morta e lo comunica a Oberlin cercando consolazione. L’unica forma di consolazione e di benessere lo trova attraverso questi momenti di autolesionismo tant’è che al finale le prove di suicidio diventano sempre più frequenti e verrà legato da alcuni paesani per impedirgli di farsi del male. Verso il termine abbiamo l’impressione che Lenz stia arrivando ad una fase di incoscienza. Si alternano momenti di apparente pace e tranquillità che si percepiscono anche dal suo sguardo confuso e appariva non così spaventoso come nei momenti di piena follia. Sempre più spesso sbatteva la testa contro il muro o cercava di crearsi in maniera sempre più violenta del dolore fisico. Nei momento in cui Lenz appare ragionevole, abbiamo queste manifestazioni; la follia è sempre più insistente, sente le voci nel silenzio e non riesce a dormire creando disagio e angoscia. Lenz più volte si lancia dalla finestra della stanza facendosi molto male ma non morendo. La fine del racconto non ha un vesto e proprio finale, e tuttavia è una chiusura “circolare”.