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Lessico italiano e Dizionari, Appunti di Linguistica

In queste pagine di appunti si trovano nozioni sul lessico italiano e sui principali dizionari italiani

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 04/08/2021

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05 novembre
DIZIONARI
-Dalle parole ai dizionari, cap. 10-11
Il libro ci fa capire come nell’analisi del lessico sia necessario partire da un’analisi degli elementi che
compongono la lingua e soprattutto delle dinamiche con cui le parole entrano nella lingua o si evolvono.
Riflette sul fatto che esistono dei repertori (vocabolari) che ci permettono di approfondire il lessico e di
valutare la composizione delle parole in momenti diversi, secondo una diacronia differente. Aprile fa
rifletter nel testo su una parola: VOCABOLARIO da una parte indica il patrimonio del lessico di una
lingua, cioè tutte le parole che compongono una lingua; dall’altra tutte le parole che sono i lemmi semplici,
le locuzioni, i modi di dire, quindi strutture costruite che appartengono all’ambito fraseologico, ma che
hanno un’importanza significativa in relazione all’essere strumento di comunicazione. E’ importante
valutare il secondo significato, vocabolario come strumento di consultazione, che si può costruire partendo
da una serie di testi. Un vocabolario è fatto di lemmi, locuzioni, costruzioni.
-Pagina link Accademia della Crusca
Nella pagina ci sono i principali dizionari di riferimento. I dizionari della lingua italiana vengono suddivisi in
due categorie: dizionari dell’uso e storici. Le categorie ci permettono di orientarci della grande geografia dei
repertori che caratterizza la lingua italiana. Questa distinzione recente si deve alla riflessione lessicografica
della seconda metà dell’800. Il momento topico in cui si realizza la distinzione è nella riflessione che
Manzoni fa nella relazione inviata al Ministro Broglio, quindi 1868. Manzoni dopo avere enunciato
l’indicazione secondo cui la lingua va cercata in un punto linguistico (Firenze) e va presa dall’uso
(fiorentino), riporta alcune obbiezioni possibili, che arriveranno negli anni successivi. In particolare, in
quella che definisce l’ultima delle obbiezioni si pone un problema: il nuovo vocabolario dell’uso, strumento
che permetterebbe a tutta l’Italia di ritrovarsi in un uso vivente, che è il fiorentino, non contemplerebbe
l’uso degli autori, ciò che nella storia è definito come uso d’autore, cioè tutte le parole che sono state
utilizzate dagli scrittori. Manzoni parla di un lavoro separato: è necessario distinguere il vocabolario
dell’uso, quello che si intende come vocabolario che riporta uno strumento di comunicazione che è la
lingua viva, separato da quello storico, che riporta le occorrenze che la parola ha negli scrittori. Manzoni
sottolinea che il vocabolario permette di ricostruire la storia e di recuperare elementi che vengono
dall’antico, cioè dai volgari. Manzoni ha sempre l’idea forte di riferimento, cioè che la letteratura può
essere fonte importante di lessico, forme ed usi, che tengano conto delle necessità di una società che parla
una lingua e delle opportunità di questo recupero. A partire da questo momento si affaccia la possibilità di
avere un dizionario storico separato da quello dell’uso. Sono due strumenti diversi.
DIZIONARI STORICI strumenti che danno testimonianza dell’uso degli scrittori della storia, hanno una
valenza diacronica. Questo è l’essenza dell’italiano da un punto di vista storico. L’italiano si forma con una
lingua di libri. Il repertorio lessicografico non può che rappresentare la storia degli autori. Dalla seconda
metà dell’800 si impone una tipologia diversa che è quella dell’uso-
-Vocabolario degli Accademici della Crusca pagina 194-197. Aprile prende in considerazione la Crusca
nella sua novità. Ha 40.000 vocaboli, è un modello europeo di vocabolario. Esistono 5 impressioni della
Crusca che escono nel corso dei secoli con l’interruzione del 1923 imposta da Gentile alla quinta
impressione della Crusca, da qui cambiano alcuni obiettivi. Cliccare sul link La lessicografia della Crusca in
rete.
-Confus* (* serve a lasciare in sospeso la terminazione) confuso del punto 15 ha 176 occorrenze nelle
varie impressioni della Crusca. La confusione è un tema importante nella Divina Commedia. La ricerca non
dà solo la parola riportata come lemma, dà tutte le occorrenze che confuso ha nel testo del vocabolario.
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05 novembre

DIZIONARI

  • Dalle parole ai dizionari, cap. 10- Il libro ci fa capire come nell’analisi del lessico sia necessario partire da un’analisi degli elementi che compongono la lingua e soprattutto delle dinamiche con cui le parole entrano nella lingua o si evolvono. Riflette sul fatto che esistono dei repertori (vocabolari) che ci permettono di approfondire il lessico e di valutare la composizione delle parole in momenti diversi, secondo una diacronia differente. Aprile fa rifletter nel testo su una parola: VOCABOLARIO  da una parte indica il patrimonio del lessico di una lingua, cioè tutte le parole che compongono una lingua; dall’altra tutte le parole che sono i lemmi semplici, le locuzioni, i modi di dire, quindi strutture costruite che appartengono all’ambito fraseologico, ma che hanno un’importanza significativa in relazione all’essere strumento di comunicazione. E’ importante valutare il secondo significato, vocabolario come strumento di consultazione, che si può costruire partendo da una serie di testi. Un vocabolario è fatto di lemmi, locuzioni, costruzioni. -Pagina link Accademia della Crusca Nella pagina ci sono i principali dizionari di riferimento. I dizionari della lingua italiana vengono suddivisi in due categorie: dizionari dell’uso e storici. Le categorie ci permettono di orientarci della grande geografia dei repertori che caratterizza la lingua italiana. Questa distinzione recente si deve alla riflessione lessicografica della seconda metà dell’800. Il momento topico in cui si realizza la distinzione è nella riflessione che Manzoni fa nella relazione inviata al Ministro Broglio, quindi 1868. Manzoni dopo avere enunciato l’indicazione secondo cui la lingua va cercata in un punto linguistico (Firenze) e va presa dall’uso (fiorentino), riporta alcune obbiezioni possibili, che arriveranno negli anni successivi. In particolare, in quella che definisce l’ultima delle obbiezioni si pone un problema: il nuovo vocabolario dell’uso, strumento che permetterebbe a tutta l’Italia di ritrovarsi in un uso vivente, che è il fiorentino, non contemplerebbe l’uso degli autori, ciò che nella storia è definito come uso d’autore, cioè tutte le parole che sono state utilizzate dagli scrittori. Manzoni parla di un lavoro separato: è necessario distinguere il vocabolario dell’uso, quello che si intende come vocabolario che riporta uno strumento di comunicazione che è la lingua viva, separato da quello storico, che riporta le occorrenze che la parola ha negli scrittori. Manzoni sottolinea che il vocabolario permette di ricostruire la storia e di recuperare elementi che vengono dall’antico, cioè dai volgari. Manzoni ha sempre l’idea forte di riferimento, cioè che la letteratura può essere fonte importante di lessico, forme ed usi, che tengano conto delle necessità di una società che parla una lingua e delle opportunità di questo recupero. A partire da questo momento si affaccia la possibilità di avere un dizionario storico separato da quello dell’uso. Sono due strumenti diversi. DIZIONARI STORICI  strumenti che danno testimonianza dell’uso degli scrittori della storia, hanno una valenza diacronica. Questo è l’essenza dell’italiano da un punto di vista storico. L’italiano si forma con una lingua di libri. Il repertorio lessicografico non può che rappresentare la storia degli autori. Dalla seconda metà dell’800 si impone una tipologia diversa che è quella dell’uso- -Vocabolario degli Accademici della Crusca  pagina 194-197. Aprile prende in considerazione la Crusca nella sua novità. Ha 40.000 vocaboli, è un modello europeo di vocabolario. Esistono 5 impressioni della Crusca che escono nel corso dei secoli con l’interruzione del 1923 imposta da Gentile alla quinta impressione della Crusca, da qui cambiano alcuni obiettivi. Cliccare sul link  La lessicografia della Crusca in rete. -Confus* (* serve a lasciare in sospeso la terminazione)  confuso del punto 15 ha 176 occorrenze nelle varie impressioni della Crusca. La confusione è un tema importante nella Divina Commedia. La ricerca non dà solo la parola riportata come lemma, dà tutte le occorrenze che confuso ha nel testo del vocabolario.

-Ling*  ci sono una serie di termini, al numero 24 c’è il lemma linguaggio, ha 239 occorrenze nelle varie edizioni. Non significa che ci sono 239 voci, ma che all’interno delle voci e del testo del vocabolario ricorre 239 volte. COTO  La parola linguaggio è in inferno 31, dove si parla di Nembrotte. La Crusca è la matrice dei vocabolari europei.

  • Tommaseo-Bellini  pag.198-199. (Guardare colonna destra del link). Tommaseo fu uno dei più grandi lessicografi italiani, fu un autore di vocabolari. Menzionato per il vocabolario dei sinonimi. Tommaseo esce a partire dal 1861. A promuoverlo è stato l’editore torinese Giuseppe Pomba. Tommaseo riporta le indicazioni dell’autore della voce. Pur essendo un vocabolario storico è moderno, perché si avvicina alla struttura dei moderni vocabolari  p.165 e seguenti: la struttura dei vocabolari dell’uso che fotografano una lingua in chiave sincronica, l’uso di una lingua in un certo momento. Il lemma fa riferimento nella definizione semantica anche agli alterati. Ogni anno ha le sue parole, collegato dalle novità che ogni anno/epoca propone, tenendo conto del fatto che ci sono parole che entrano dal vocabolario e che escono dallo stesso. Chi sceglie quali parole immettere e quale lasciar fuori è il lessicografo, cioè l’autore del vocabolario. All’interno dell’entrata del vocabolario abbiamo una definizione che è quella delle informazioni grammaticali e sillabazioni, la cosiddetta area delle entrate. L’area della semantica  significato 1 e più significati che la parola può avere, gli esempi della parola, la fraseologia, ossia la parte di formule fisse che caratterizzano il lemma. I vocabolari dell’uso hanno l’area delle informazioni complementari  che servono per comprendere qualcosa in più, per esempio l’etimologia. Alcuni vocaboli riportano la prima attestazione del vocabolo  è difficile arrivare con certezza a stabilire qual è la prima volta in cui viene utilizzata una certa parola. Questo è possibile solo per alcuni termini. E’ difficile dare un attestazione sicura come prima attestazione. Nell’area delle informazioni complementari si trovano i sinonimi e contrari. Aprile fa notare che l’area della semantica è scandita molto rigidamente attraverso una gerarchia di significati, decisa dal redattore della voce. I significati sono elencati nei vocabolari moderni attraverso i numeri arabi in genere. Qualcuno opta per una gerarchia sull’ordine logico, cercando di ricostruire anche un possibile collegamento logico, oppure in ordine storico (qual è il primo significato attestato e quali si impongono nell’uso, pag. 180-181). Linguaggio > c’è una netta predilezione, ci sono le definizioni, ma anche delle occorrenze.
  • Grande dizionario della lingua italiana  grazie al lavoro di collaborazione tra la Crusca e la UTET nasce la possibilità di consultare questo vocabolario sulla pagina della Crusca, lo si trova anche in biblioteca. E’ il più grande vocabolario di consultazione della lingua italiana. Claudio Marazzini, presidente della Crusca è autore dell’Ordine delle parole, che ricostruisce in maniera analitica la storia dei vocabolari secondo le diverse tipologie. Il grande dizionario è noto come il “battaglia” visto che l’iniziatore è stato Salvatore Battaglia, curato da Giorgio Squarotti. L’opera è datata 1961 per il primo volume e 2002. Il vocabolario esce accompagnato da una serie di volumi che hanno differenti funzioni. = Aprile pag. 199-204  fa notare che tra i primi e gli ultimi volumi intercorrono alcune differenze: il numero di lemmi nei primi volumi è basso e poi cresce gradualmente, vengono anche immessi termini scientifici a partire dai volumi centrali. -Vermiglio  ci sono numerose occorrenze, alla pagina 783 si arriva al termine vermiglio. A partire dalla prima definizione abbiamo nei testi fiorentini del Duecento un’occorrenza di vermiglio. Questo strumento dice la storia della parola: si parte dall’antico e si arriva al moderno.

Ci sono state riedizioni, non ci sono stati grandi aggiornamenti. Questo fa riflettere sul fatto che il DEI non ha aggiornamenti sulle etimologie ma non ne risente, risulta essere un repertorio affidabile. Nel pdf caricato dal prof del DEIvoce malleveria che si trova nel NOVELLINO, fine ‘200. Nel vocabolario etimologico non si trova la voce stessa malleveria, ma il verbo mallevare, come verbo intransitivo e antico. Seguono altre forme: mallevadore, malladorìa, malladrice, MALLEVERIA (XIII secolo). Viene indicato il significato  garantire. Si dicono quali sono le aree distensione  provenzale, catalano, spagnolo e portoghese. Si dà l’etimo  manum levare  alzare la mano per obbligarsi con giuramento, poi dar cauzione  cioè un impegno, una garanzia. Il DEI è un vocabolario utile soprattutto per le parole che hanno un’attestazione storica piuttosto definita. Il ‘900 è stato il secolo dei vocabolari etimologici. Aprile si occupa del DEI alle pagine 211-

  • Dizionario etimologico della lingua italiana (DELI), sul pdf del prof dizionario che si deve a Mario Cortellazzo e Paolo Zolli. Vocabolario frutto di lunghe ricerche. Punto di partenza per chi si occupa della lingua recente. Il vocabolario propone di considerare parole di un lessico contemporaneo. Il vocabolario esce tra il 1979 e il 1988. Il vocabolario di Zolli e Cortellazzo è pensato per la lingua d’uso, va a fondo dell’origine storica e degli usi storici della lingua che oggi utilizziamo. Sono gli stessi autori a dichiararlo. Considerano come punto di partenza il vocabolario Zingarelli del ’73. -Voce partigiano  parola che non si afferma immediatamente. I partigiani si definiscono patrioti e inizialmente. La parola partigiano figura nel DELI come una delle forme che deriva da parte. Un vocabolario etimologico non riporta a lemma tutte le forme, ma riporta la forma base da cui derivano forme diverse, come partigianeria, partigianesco, partigiano. Oltre ai significati della parola, c’è l’etimologia introdotta da un pallino nero. Ci viene detto che l’etimo della parola parte è > partem. La storia di “PARTIGIANO” è stata tracciata da Migliorini nell’opera Profili. Leggo cosa dice Migliorini nel pdf. Il vocabolario permette di capire quali sono le componenti storiche di un certo lessico e di capire grazie ad alcune citazioni come sono avvenuti certi passaggi di significati e come si è arrivati all’uso attuale.
  • Lessico Etimologico Italiano (LEI), si trova nel sito Crusca  Aprile 217-218. Aprile è stato tra i redattori di questo vocabolario. E’ un’opzione recente quella di consultarlo in digitale. -Elenco delle lettere alfabetiche -Elenco delle parole per ciascuna lettera alfabetica. Il vocabolario in questione non funziona come il DELI e il DEI. Se in quei casi partiamo sempre da una parola come la vediamo attestata in italiano (DELI) o nei volgari (DEI), in questo caso abbiamo l’etimologia come punto di partenza da cui si irradiano i singoli lemmi presenti nei volgari e nei dialetti italiani. Il lessico etimologico italiano è organizzato per radici (etimi). Dall’etimo si fa vedere lo sviluppo che ha avuto in aree diverse e con significati differenti. -Parola CABALLARIUS  guardare il lemma sul sito. La parola è organizzata per singoli significati e per ciascun significato vengono forniti i testi antichi o recenti in cui sono riportate le forme.

Il vocabolario è uno strumento importante per chi vuole andare al di là della semplice attestazione letteraria. Il LEI è caratterizzato dall’aggiornamento, man mano che escono edizioni di testi, il LEI le valuta e poi decide se possono essere considerate come edizioni per la consultazione. I dizionari etimologici rientrano nei dizionari storici.

  • Stazione lessicografica VoDIM , sul link crusca  Vocabolario Dinamico dell’Italiano. Strumento che nasce da un progetto di ricerca avviato circa dieci anni fa da Claudio Marazzini all’interno dei progetti di rilevante interesse nazionale PRIN  progetti finanziati dallo stato italiano. Ogni unità ha svolto ricerca su un certo ambito della lingua. Questa stazione di ricerca permette di consultare diversi strumenti. -Parola AMORE  definizioni nella Crusca, Tommaseo bellini, GDLI, Treccani ecc. Il vocabolario permette di incrociare su alcune forme più particolari che caratterizzano un certo ambito cronologico, la ricerca nei vocabolari più recenti, dall’800 fino ad oggi. -Atlante italo-svizzero, AIS  la ricerca di base sui dialetti italiani è avvenuta negli anni ’20 del ‘900, ha coinvolto alcuni grandi studiosi sia nel momento del reperimento dei dati che nel moment odi elaborazione delle carte linguistiche. Negli anni ’20 alcuni giovani studiosi hanno scelto alcuni punti linguistici dove hanno chiesto a degli informatori quali erano le parole dialettali che rendevano un certo significato della lingua italiana, tutto questo dividendosi il territorio italiano. Lo strumento permette una buona analisi dei dialetti italiani, da un punto di vista lessicale. La ricerca degli atlanti linguistici nell’ambito dell’onomasiologia si parte da un significato (testa) e si verifica la sua realizzazione in area italiana. L’AIS ci permette di chiare una resistenza della forma ma anche di arrivare a capire il significato di una certa forma. Degli studiosi esiste un archivio  ci sono i blocchi di appunti, informazioni di ciascun informatore (che lavoro facevano, rapporti con altri luoghi geografici), fotografie dei luoghi degli informatori. Altre carte dell’AIS hanno anche disegni o riproduzioni di attrezzi, soprattutto per i mestieri che riguardano l’artigianato, che ci permettono di stabilire i lavori con una capacità di analisi preziosa.

con lungo studio ed è una lingua di pochi. E’ una lingua strana e magica. Da qui glamour  il fascino che una cosa può esercitare. Il latino come origine delle parole italiane, pagina 73 (cap.5, paragrafo 1-2). Aprile propone la riflessione sull’evoluzione popolare e dotta delle parole: -TRAFILA EREDITARIA, ossia la via popolare di evoluzione delle parole: le parole hanno nel tempo un uso che le adatta a leggi linguistiche -TRAFILA DOTTA (latinismi, cultismi): parole che vengono recuperate in forme colte, cioè riprese dal latino. Le parole dal latino (volgare) all’italiano Molte parole cadono, escono di scena, non entrano nei vocabolari dell’uso. Ci sono parole che non subiscono mutamenti sostanziali di significato: -canis > cane -mater/pater > madre/padre Aprile pag.75 capitolo 5, par.2  acqua, ala, dare, rosa  parole che restano tali o quali o hanno un’evoluzione morfologica o fonetica, ma non modificano il loro significato. Intercorrono però cambiamenti nel lessico: Aprile fa degli esempi: CAVALLO (pag.75,76 cap.5, par.2) -EQUU(M): cavallo da corsa o da guerra, nel mondo romano -CABALLU(M): ronzino, per indicare il cavallo di tutti i giorni Ci troviamo di fronte ad una sostituzione. La seconda forma è più utilizzata, perché il ronzino è più comune, ronzino diventa sinonimo di cavallo. CABALLU(M) sostituisce il cavallo più illustre EQUU(M) Ma c’è la forma aggettivale di equino  gli aggettivi portano ad un recupero di forme estinte parzialmente. EQUINO è la dimostrazione che EQUU(M) ha una sopravvivenza colta. Viene recuperata come parola colta. FUOCO (pagina 76-77) Il latino aveva IMIS come forma per indicare il fuoco. Progressivamente la parola viene sostituita da FOCU(M): termine usato quotidianamente per indicare il focolare domestico. La parola FOCU(M) sostituisce la parola IMIS e ovviamente cambia di significato. La parola FOCUM non significa più focolare domestico, ma fuoco in generale. Casi in cui prevale un elemento del sintagma  spesso nel latino volgare un termine viene sostituito da un altro sulla base di una percezione complessiva del sintagma.

Fegato nel mondo latino è > IECUR. Gradualmente la parola si estingue e lascia spazio ad una parola che si impone perché utilizzata in un sintagma: IECUR FICATU(M)  i maiali e le oche venivano ingrassati con i fichi, e il fegato era una prelibatezza. Da questo secondo termine nasce la parola FEGATO. Iecur viene abbandonato. VIA(M) > via VIA(M) STRATA(M), cioè via lastricata > strada Correnti popolari di evoluzione / recuperi colti LIGNU(M) > legno, ma ligneo (aggettivo con recupero base colta) VITRU(M) > vetro, ma vitreo (aggettivo con recupero base colta) Allotropi DISCU(M) > desco , parola che esce dall’uso / disco , recupero colto che si impone I cultismi sono voci dotte (pag.78-79, cap.5, par.3) I cultismi possono mantenere alcuni aspetti della parola da cui prendono origine: -fonetica: mensile  rispetto alla parola latina mantiene un nesso di nasale + sibilante che non ha un’evoluzione, quindi si tratta di un recupero colto nell’aggettivo con la forma del nesso che rimane -morfologia: dannazione  rispetto a damnatio, c’è la normale evoluzione con assimilazione, per cui c’è una nasale intensa. Le parole con il suffisso in -zione sono parole in genere di trafila dotta. Gli allotropi  pag.80-81, cap.5, par. Non chiede tutti gli allotropi, ma la definizione e un esempio Carlo Tagliavini, filologo romanzo, scrisse  Le origini delle lingue neolatine. Per il lessico parla di due parametri del cambiamento:

  • La geografia del cambiamento lessicale e i cambiamenti di significato: le parole si muovono nello spazio. Una parola, partendo da un punto di radiazione linguistica, si muove nello spazio, cioè potrebbe scomparire nel centro linguistico ma diffondersi nelle aree laterali ed essere viva nelle aree più lontane. Ci sono casi per cui accanto al movimento delle parole si registra un cambiamento di significato. Caput  la parola si è diffusa nel territorio italiano e ha lasciato poi spazio ad altre parole che hanno riferimenti traslati  per individuare il capo si usa la parola testa, è un traslato: indica il vaso d’argilla in origine. Progressivamente la parola testa sostituisce la parola capo, ma questa rimane presente comunque nel territorio, seppur in aree laterali. Si impongono anche sinonimi di testa, come: coccia, ciocca, conca. 11 novembre

N.B  * per indicare una parola che si ipotizza presente, ma di cui non abbiamo attestazione. Nella fase che segue il V secolo d.C., caratterizzata da altre realtà che arrivano in Italia: -dal gotico/ostrogoto derivano vari termini del mondo concreto  guardia <wardia (sentinella) -dal longobardo: guancia <WANKJA; balcone <* BALCO; zolla < ZOLLA (massa compatta). -influsso gallo-romanzo dovuto a vari momenti: contatti commerciali, politici, letture)  manducare: il latino avrebbe una forma edere (mangiare), continuata dalla forma comedere soprattutto nella penisola iberica. Nell’area romanza si propaga la forma manducare: base più popolare, vuol dire far andare le mandibole. Il termine ha una continuazione  manicare. Poi abbiamo altre forme come: magulare, pappare. In italiano abbiamo la forma mangiare perché progressivamente si impone una forma di fonetica di francese. in francese, partendo dalla forma manducare, abbiamo la forma mandjer. Quest’ultima viene recepita in italiana e si forma poi mangiare. -svegliare < EX-VIGILARE (esvelier) -parlare < PARABOLARE (parler). Durante l’epoca longobarda (569-774)  oltre all’unità di istituti giuridici, c’è la diffusione di toponimi. Ci sono parole o nomi di luoghi che tornano nella penisola italiana, che si possono riportare all’epoca longobarda. Prestiti longobardi: Toponimi  Brera < braida (parola longobarda, indica un terreno non coltivato). -Termini che riguardano l’anatomia: guancia, zazzera, stinco -Termini della casa: stamberga, panca, scaffale, federa. -Termine giuridico: faida. Il prof non chiede tutti questi esempi, vuole solo sapere che esistono dei prestiti. -verbi concreti: scherzare, schernire, russare, spruzzare, tuffare. Tutte parole di matrice longobarda. Tutto ciò ci viene descritto da Arrigo Castellani. L’arabo nella lingua italiana e nei dialetti. Pellegrini è uno studioso attento di etimologie e pubblicò il libro: Gli arabismi nelle lingue neolatine con speciale riguardo all’Italia. Pellegrini parte dal siciliano, facendo riflessioni che riguardano il contatto della Sicilia con il mondo arabo. (Arabismi  classe di esotismi, molti dei quali successivamente integratisi nel vocabolario italiano e allineatisi alla morfologia della nostra lingua, provenienti da diverse varietà dell’arabo a partire dal medioevo fino ai giorni nostri. Questa voce degli arabismi è presente su Treccani, voce di Mancini.) In Sicilia  maschera di Giufà, risale alla parola Guha (figura di giullare in arabo). Solo parzialmente i termini arabi penetrano in Italia dalla Sicilia. Il passaggio dalla Sicilia all’Italia di termini arabi è parziale. Termini scientifici  azimut, algebra, alchimia, astrolabio  derivano dall’arabo. La parola araba subisce un adattamento di tipo fonetico e morfologico. Sciroppo: sarabb (bevanda) Parole che indicano un contatto commerciale tra il mondo arabo e la nostra realtà di città: Arancio < ar. narang Limone < limun Albicocco < al-barquq Zucchero < sukkar Aggettivi  meschino < meskin in arabo (significato: povero) Nomi  ragazzo < raqqas (garzone). Parola ricostruita dal Pellegrini. Per questa via esogena bisogna parlare di contatto con le altre lingue. L’affioramento di certe parole ci permette di ipotizzare dei contatti. B) INDOGENA: utilizza le basi che già possiede e forma altre parole. Questa via è caratterizzata come forma delle parole.

I Prestiti Aprile, da pag. 87 (cap.VI) + il prestigio di una lingua, pag. 88 - capitolo 6 par.1. Prestito : è il termine che si utilizza per definire una parola o anche un’espressione, che entra in una lingua a partire da un’altra. Aprile insiste sul concetto di prestigio di una lingua c’è una lingua che ha maggior prestigio in un determinato ambito e quindi dà parole ad un’altra lingua che in quell’ambito ha un prestigio minore. Prestiti adattati e prestiti non adattati (pp-90-91, cap.6 – par.2) -Prestiti adattati  werra > guerra: da una fonetica germanica abbiamo un adattamento e si crea la parola italiana. Il prestito adattato è il prestito che viene adattato foneticamente e morfologicamente nella lingua di arrivo; béchamel > besciamella  bèchamel è una parola di origine francese, che nasce dal nome di un cortigiano a cui viene dedicata questa salsa. E’ interessante il fatto che un nome proprio diventi nome comune.

  • Prestiti non adattati  rimangono tali e quali nella lingua d’arrivo. Ad esempio: computer, chat, scanner, film, bar. Non avviene l’adattamento in italiano né per fonetica né per morfologia. Normalmente c’è però una sorta di adattamento morfologico: si formano parole attraverso il processo di formazione delle parole. Da una base non adattata si formano termini come: chattare, filmico, barista. Hanno per base la parola straniera, ma adattata con questi suffissi. Prestiti di necessità e prestiti di lusso (pp. 92-93, capitolo 6 – par.4)
  • Il prestito di necessità: avviene quando una lingua deve immettere oggetti o concetti  quando si trova in difficoltà perchè non ha una parola corrispettiva. Manzoni dice che: potremo immettere delle parole da altre lingue, o crearle noi di nuove, quando sappiamo per certo che nella nostra lingua non ce ne sono.
  • Il prestito di lusso: hanno già una forma che esprime un concetto analogo  premier, week end. Di lusso perché non avremmo bisogno di queste parole immesse. I calchi (p.94-95, cap.6, par.6)
    1. Calco traduzione  parola che rende un termine di un’altra lingua, traducendolo. Es. skyscraper > grattacielo
    2. Calco semantico  calco in cui non viene preso il significante della parola, perché esiste già. In italiano abbiamo una parola antica, che è autorizzare  “ rendere autorevole”. Questa parola prende poi un altro significato che è permettere. L’italiano prende questo significato dal francese “autoriser”. Rimane la forma autorizzare ma viene riempita da un significato che arriva da un’altra lingua. Aprile  97-99 , cap. 6 par. Prestiti nel quadro dell’europeizzazione del lessico delle singole lingue. Ci dice in quali fasi è avvenuto il contatto con altre lingue: -Cristianesimo -Poesia cortese

Esempio: respirare genera respirazione. C’è una base verbale di partenza, costruisco una parola che è un nome. Respirazione è un deverbale perché deriva da un verbo respirare. E’ un suffissato nominale deverbale. -Amare > amabile  amabile, guardando alla lingua italiana, deriva dal verbo amare. Amabile è un suffissato deverbale aggettivale. -Vino > vinaio. Base nominale. E’ un denominale nominale. -Veloce > velocemente. Il suffisso è mente. Suffissato deaggettivale avverbiale. I suffissati ammettono un cambiamento della categoria grammaticale rispetto alla base da cui partono.

  1. Alterazione  ramo della suffissazione. Abbiamo forme come: diminutivo: tavolo > tavolino; accrescitivo: libro > librone. Abbiamo una base sostantivata a cui viene aggiunto un suffisso. Esistono diminutivi e accrescitivi: il suffisso riduce i casi in cui accresce la base. Serianni non accoglie le categorie come alterati, vezzeggiativi, dispregiativi. 3. Prefissazione  partendo da una base, posso aggiungere un infisso che sta alla fine della parola o all’inizio: -Onesto / dis-onesto  prefissazione  infisso messo prima della base -Accettabile / inaccettabile -Affermare /riaffermare 4. Formazioni parasintetiche  briciola > sbriciolare  a partire da una base come briciola, formo una parola, in genere un verbo, che si compone a partire da un prefisso e da un suffisso, che è un suffisso verbale. Bianco > in + bianco + are: imbiancare Ex. Angilo di Capua  Aggruppatuannodato: dalla base groppo abbiamo un prefisso -ad e un suffisso -are del verbo. -Ad si assimila e dà un fonema intenso, -are è il morfema della coniugazione verbale. Ex. v.32, madonna dir vo voglio…  ingrana > mettere grano. Base verbale come grano e un prefisso e un suffisso Ex. Paradiso Dante  Dante fa un uso importante del parasintetico. Dante nel paradiso soprattutto si serve di parasintetici. Uno studioso ha individuato una categoria del paradiso: ineffabilità. Molte volte dante dichiara che quello che sta dicendo non si può dire. Nel paradiso lo dice in maniera più sistematica. Nel paradiso risolve questa difficoltà della lingua di rapportarsi con un oggetto difficile da descrivere, attraverso il parasintetico > s’inzaffira: diventa del colore dello zaffiro; s’inluia > si immerge in lui, prende come base del parasintetico il pronome. Prefisso + base + suffisso

Una lingua dell’uso. L’italiano oggi nello specchio dei vocabolari. Francesco Sabatini – Vittorio Coletti Edizioni:

  • -I edizione: Giunti
  • -II edizione: Rizzoli-Larousse
  • -III edizione: e-Lexico.com