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In queste pagine di appunti si trovano nozioni sul lessico italiano e sui principali dizionari italiani
Tipologia: Appunti
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05 novembre
-Ling* ci sono una serie di termini, al numero 24 c’è il lemma linguaggio, ha 239 occorrenze nelle varie edizioni. Non significa che ci sono 239 voci, ma che all’interno delle voci e del testo del vocabolario ricorre 239 volte. COTO La parola linguaggio è in inferno 31, dove si parla di Nembrotte. La Crusca è la matrice dei vocabolari europei.
Ci sono state riedizioni, non ci sono stati grandi aggiornamenti. Questo fa riflettere sul fatto che il DEI non ha aggiornamenti sulle etimologie ma non ne risente, risulta essere un repertorio affidabile. Nel pdf caricato dal prof del DEI voce malleveria che si trova nel NOVELLINO, fine ‘200. Nel vocabolario etimologico non si trova la voce stessa malleveria, ma il verbo mallevare, come verbo intransitivo e antico. Seguono altre forme: mallevadore, malladorìa, malladrice, MALLEVERIA (XIII secolo). Viene indicato il significato garantire. Si dicono quali sono le aree distensione provenzale, catalano, spagnolo e portoghese. Si dà l’etimo manum levare alzare la mano per obbligarsi con giuramento, poi dar cauzione cioè un impegno, una garanzia. Il DEI è un vocabolario utile soprattutto per le parole che hanno un’attestazione storica piuttosto definita. Il ‘900 è stato il secolo dei vocabolari etimologici. Aprile si occupa del DEI alle pagine 211-
Il vocabolario è uno strumento importante per chi vuole andare al di là della semplice attestazione letteraria. Il LEI è caratterizzato dall’aggiornamento, man mano che escono edizioni di testi, il LEI le valuta e poi decide se possono essere considerate come edizioni per la consultazione. I dizionari etimologici rientrano nei dizionari storici.
con lungo studio ed è una lingua di pochi. E’ una lingua strana e magica. Da qui glamour il fascino che una cosa può esercitare. Il latino come origine delle parole italiane, pagina 73 (cap.5, paragrafo 1-2). Aprile propone la riflessione sull’evoluzione popolare e dotta delle parole: -TRAFILA EREDITARIA, ossia la via popolare di evoluzione delle parole: le parole hanno nel tempo un uso che le adatta a leggi linguistiche -TRAFILA DOTTA (latinismi, cultismi): parole che vengono recuperate in forme colte, cioè riprese dal latino. Le parole dal latino (volgare) all’italiano Molte parole cadono, escono di scena, non entrano nei vocabolari dell’uso. Ci sono parole che non subiscono mutamenti sostanziali di significato: -canis > cane -mater/pater > madre/padre Aprile pag.75 capitolo 5, par.2 acqua, ala, dare, rosa parole che restano tali o quali o hanno un’evoluzione morfologica o fonetica, ma non modificano il loro significato. Intercorrono però cambiamenti nel lessico: Aprile fa degli esempi: CAVALLO (pag.75,76 cap.5, par.2) -EQUU(M): cavallo da corsa o da guerra, nel mondo romano -CABALLU(M): ronzino, per indicare il cavallo di tutti i giorni Ci troviamo di fronte ad una sostituzione. La seconda forma è più utilizzata, perché il ronzino è più comune, ronzino diventa sinonimo di cavallo. CABALLU(M) sostituisce il cavallo più illustre EQUU(M) Ma c’è la forma aggettivale di equino gli aggettivi portano ad un recupero di forme estinte parzialmente. EQUINO è la dimostrazione che EQUU(M) ha una sopravvivenza colta. Viene recuperata come parola colta. FUOCO (pagina 76-77) Il latino aveva IMIS come forma per indicare il fuoco. Progressivamente la parola viene sostituita da FOCU(M): termine usato quotidianamente per indicare il focolare domestico. La parola FOCU(M) sostituisce la parola IMIS e ovviamente cambia di significato. La parola FOCUM non significa più focolare domestico, ma fuoco in generale. Casi in cui prevale un elemento del sintagma spesso nel latino volgare un termine viene sostituito da un altro sulla base di una percezione complessiva del sintagma.
Fegato nel mondo latino è > IECUR. Gradualmente la parola si estingue e lascia spazio ad una parola che si impone perché utilizzata in un sintagma: IECUR FICATU(M) i maiali e le oche venivano ingrassati con i fichi, e il fegato era una prelibatezza. Da questo secondo termine nasce la parola FEGATO. Iecur viene abbandonato. VIA(M) > via VIA(M) STRATA(M), cioè via lastricata > strada Correnti popolari di evoluzione / recuperi colti LIGNU(M) > legno, ma ligneo (aggettivo con recupero base colta) VITRU(M) > vetro, ma vitreo (aggettivo con recupero base colta) Allotropi DISCU(M) > desco , parola che esce dall’uso / disco , recupero colto che si impone I cultismi sono voci dotte (pag.78-79, cap.5, par.3) I cultismi possono mantenere alcuni aspetti della parola da cui prendono origine: -fonetica: mensile rispetto alla parola latina mantiene un nesso di nasale + sibilante che non ha un’evoluzione, quindi si tratta di un recupero colto nell’aggettivo con la forma del nesso che rimane -morfologia: dannazione rispetto a damnatio, c’è la normale evoluzione con assimilazione, per cui c’è una nasale intensa. Le parole con il suffisso in -zione sono parole in genere di trafila dotta. Gli allotropi pag.80-81, cap.5, par. Non chiede tutti gli allotropi, ma la definizione e un esempio Carlo Tagliavini, filologo romanzo, scrisse Le origini delle lingue neolatine. Per il lessico parla di due parametri del cambiamento:
N.B * per indicare una parola che si ipotizza presente, ma di cui non abbiamo attestazione. Nella fase che segue il V secolo d.C., caratterizzata da altre realtà che arrivano in Italia: -dal gotico/ostrogoto derivano vari termini del mondo concreto guardia <wardia (sentinella) -dal longobardo: guancia <WANKJA; balcone <* BALCO; zolla < ZOLLA (massa compatta). -influsso gallo-romanzo dovuto a vari momenti: contatti commerciali, politici, letture) manducare: il latino avrebbe una forma edere (mangiare), continuata dalla forma comedere soprattutto nella penisola iberica. Nell’area romanza si propaga la forma manducare: base più popolare, vuol dire far andare le mandibole. Il termine ha una continuazione manicare. Poi abbiamo altre forme come: magulare, pappare. In italiano abbiamo la forma mangiare perché progressivamente si impone una forma di fonetica di francese. in francese, partendo dalla forma manducare, abbiamo la forma mandjer. Quest’ultima viene recepita in italiana e si forma poi mangiare. -svegliare < EX-VIGILARE (esvelier) -parlare < PARABOLARE (parler). Durante l’epoca longobarda (569-774) oltre all’unità di istituti giuridici, c’è la diffusione di toponimi. Ci sono parole o nomi di luoghi che tornano nella penisola italiana, che si possono riportare all’epoca longobarda. Prestiti longobardi: Toponimi Brera < braida (parola longobarda, indica un terreno non coltivato). -Termini che riguardano l’anatomia: guancia, zazzera, stinco -Termini della casa: stamberga, panca, scaffale, federa. -Termine giuridico: faida. Il prof non chiede tutti questi esempi, vuole solo sapere che esistono dei prestiti. -verbi concreti: scherzare, schernire, russare, spruzzare, tuffare. Tutte parole di matrice longobarda. Tutto ciò ci viene descritto da Arrigo Castellani. L’arabo nella lingua italiana e nei dialetti. Pellegrini è uno studioso attento di etimologie e pubblicò il libro: Gli arabismi nelle lingue neolatine con speciale riguardo all’Italia. Pellegrini parte dal siciliano, facendo riflessioni che riguardano il contatto della Sicilia con il mondo arabo. (Arabismi classe di esotismi, molti dei quali successivamente integratisi nel vocabolario italiano e allineatisi alla morfologia della nostra lingua, provenienti da diverse varietà dell’arabo a partire dal medioevo fino ai giorni nostri. Questa voce degli arabismi è presente su Treccani, voce di Mancini.) In Sicilia maschera di Giufà, risale alla parola Guha (figura di giullare in arabo). Solo parzialmente i termini arabi penetrano in Italia dalla Sicilia. Il passaggio dalla Sicilia all’Italia di termini arabi è parziale. Termini scientifici azimut, algebra, alchimia, astrolabio derivano dall’arabo. La parola araba subisce un adattamento di tipo fonetico e morfologico. Sciroppo: sarabb (bevanda) Parole che indicano un contatto commerciale tra il mondo arabo e la nostra realtà di città: Arancio < ar. narang Limone < limun Albicocco < al-barquq Zucchero < sukkar Aggettivi meschino < meskin in arabo (significato: povero) Nomi ragazzo < raqqas (garzone). Parola ricostruita dal Pellegrini. Per questa via esogena bisogna parlare di contatto con le altre lingue. L’affioramento di certe parole ci permette di ipotizzare dei contatti. B) INDOGENA: utilizza le basi che già possiede e forma altre parole. Questa via è caratterizzata come forma delle parole.
I Prestiti Aprile, da pag. 87 (cap.VI) + il prestigio di una lingua, pag. 88 - capitolo 6 par.1. Prestito : è il termine che si utilizza per definire una parola o anche un’espressione, che entra in una lingua a partire da un’altra. Aprile insiste sul concetto di prestigio di una lingua c’è una lingua che ha maggior prestigio in un determinato ambito e quindi dà parole ad un’altra lingua che in quell’ambito ha un prestigio minore. Prestiti adattati e prestiti non adattati (pp-90-91, cap.6 – par.2) -Prestiti adattati werra > guerra: da una fonetica germanica abbiamo un adattamento e si crea la parola italiana. Il prestito adattato è il prestito che viene adattato foneticamente e morfologicamente nella lingua di arrivo; béchamel > besciamella bèchamel è una parola di origine francese, che nasce dal nome di un cortigiano a cui viene dedicata questa salsa. E’ interessante il fatto che un nome proprio diventi nome comune.
Esempio: respirare genera respirazione. C’è una base verbale di partenza, costruisco una parola che è un nome. Respirazione è un deverbale perché deriva da un verbo respirare. E’ un suffissato nominale deverbale. -Amare > amabile amabile, guardando alla lingua italiana, deriva dal verbo amare. Amabile è un suffissato deverbale aggettivale. -Vino > vinaio. Base nominale. E’ un denominale nominale. -Veloce > velocemente. Il suffisso è mente. Suffissato deaggettivale avverbiale. I suffissati ammettono un cambiamento della categoria grammaticale rispetto alla base da cui partono.
Una lingua dell’uso. L’italiano oggi nello specchio dei vocabolari. Francesco Sabatini – Vittorio Coletti Edizioni: