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In dettaglio la letteratura fantastica e il realismo magico, analizzando le opere di autori chiave come pirandello, bontempelli, calvino e levi. Vengono esaminati i temi ricorrenti, come la notte, il buio, la vita dei morti e il rovescio della realtà, nonch ché le influenze della psicanalisi e delle pseudoscienze. Una panoramica completa delle caratteristiche distintive di questi generi letterari e delle loro implicazioni filosofiche e culturali, fornendo spunti di riflessione sulla natura della realtà, dell'identit à e della percezione umana. Approfondisce il concetto di personaggio pirandelliano come "creatura soprannaturale" e l'importanza dell'infanzia come disposizione conoscitiva nei confronti dell'arte.
Tipologia: Appunti
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Libri :
Ernst Theodor Amadeus Hoffmann è stato l‘iniziatore del genere. Lui, insieme ad Edgar Allan Poe, ha contribuito a definire il genere fantastico nell’800 e ha influenzato gli scrittori che dopo di lui si sono cimentati nel genere. VEDI: lettura facoltativa – l’uomo della sabbia Hoffmann.
È stato oggetto di lettura di Freud e di Ernst Jentsch che l’hanno definito “perturbante”. Con Hoffman ci troviamo nel cuore geografico del fantastico, la Germania romantica dell’800. Con il tramonto dell’età dei lumi i misteri e gli incubi che facevano parte della mentalità popolare diventano minacce concrete alla razionalità e all’integrità umana.
Calvino (che ha scritto contributi saggistici sul fantastico) sostiene che il racconto fantastico affonda le sue radici nella speculazione filosofica tra Settecento e Ottocento
Il racconto L’uomo della sabbia comincia con tre lettere. LETTERA 1 È il protagonista che prende la parola ( Nathaniel ) che scrive al suo migliore amico, Lotario. Nathaniel ha lasciato il suo paese d’origine per studi universitari. Racconta l’improvviso riaffiorare di un suo incubo infantile, risvegliato dalla visita che ha ricevuto da parte di un venditore di barometri e occhiali, un certo Coppola (piemontese) che ha suscitato in lui terrore tant’è che l’ha cacciato con aggressività. Il trauma è legato ad un’esperienza infantile: alcune sere scendeva sui genitori una strana cupezza e i bambini venivano mandati a letto con la minaccia dell’uomo della sabbia. La madre, interrogata su chi sia l’uomo della sabbia, risponde che non esiste e che sia frutto della sua invenzione per mandare i bambini a letto, ma la balia (una donna del popolo) gli dice che l’uomo della sabbia esiste ed è un uomo cattivo che va dai bambini che non vogliono andare a letto e butta nei loro occhi manciate di sabbia poi li prende li porta sulla luna per darli in pasto ai figli. Nathaniel si rende conto crescendo che l’uomo della sabbia non esisteva ma ne rimane impaurito, finché si convince che esista, che si rechi in casa sua nelle sere in cui suo padre è particolarmente cupo e che si chiuda con suo padre nello studio. Un giorno, sentendo arrivare i passi dell’uomo della sabbia, spinto da paura e curiosità, Nathaniel si nasconde dietro ad una tenda nello studio del padre: c’è una sorta di crasi, uno statuto fantasmatico si incarna in una persona precisa, l’avvocato Coppelius (schifoso signore spesso invitato a pranzo che disgustava i bambini). Questo lo terrorizza ancora di più: nascosto dietro alla tenda assiste a strani traffici attorno ad un braciere acceso
Coppelius lo prende e lo butta nel fuoco e cerca di buttargli negli occhi bracieri ardenti (come l’uomo nella sabbia). Nathaniel viene afferrato, minacciato di essere privato
sia andato via. Passa un anno finché una sera Nathaniel sente di nuovo i passi ben noti sulle scale di casa e l’angoscia sui volti dei genitori; dopo che il padre e Coppelius si sono chiusi nello studio un boato fa muovere la casa e il padre rimane ucciso da un’esplosione. La visita di Coppola ha risvegliato in Nathaniel i ricordi della sua infanzia perché è convinto che sia tornato Coppelius a perseguitarlo e lui sarebbe intenzionato a vendicare la morte del padre. Contenuto 1° lettera che imposta l’antefatto. Hoffmann con una certa perfidia fa giungere la lettera a Clara , sorella di Lotario e fidanzata di Nathaniel. LETTERA 2 Clara legge la lettera e risponde. Clara è la voce della ragione, della compostezza e della razionalità. Dà una spiegazione razionale alle vicende da lui narrate:
sue qualità, però, era considerata da alcuni un tipo freddo e prosaico. È presentata in maniera ambivalente.
Nathaniel torna a casa ma è ancora turbato e la prosaicità di Clara li allontana l’uno dall’altro. Nathaniel soffre il suo atteggiamento di freddezza e banalizzazione della sua sofferenza mentre Clara non sopporta i suoi deliri. Nathaniel, aspirante scrittore, scrive
Ritornano gli occhi e il fuoco. Nathaniel legge la poesia a Clara che reagisce orripilata e, come una madre nei confronti delle fantasie morbose di un bambino, gli dice di porre fine ai suoi
Il lapsus iniziale che fa sì che Nathaniel scriva a Lotario ma poi spedisca la lettera a Clara è soggetto a varie interpretazioni. Una studiosa Americana ha una lettura femminista: il fatto che Nathaniel non risponda a Clara ma riscriva a Lotario è una forma di sadismo: le fa leggere cose che la possono turbare ma poi la esclude riscrivendo a Lotario. Allo stesso modo la esclude nel soggiorno a casa allontanandola da sé. Secondo un’altra interpretazione è possibile anche pensare che sia un’implicita richiesta d’aiuto alla fidanzata che Nathaniel non ha il coraggio di rivolgere esplicitamente perché Clara è un po’ sorda a questa dimensione dell’esistenza angosciata, oscura e allucinata.
Nathaniel torna nella città degli studi e trova casualmente che il proprio appartamento è andato a fuoco e quindi si trasferisce di fronte al prof. Spallanzani. Riceve una nuova visita di Coppola che gli propone degli “occhi”, solo dopo un po’ capisce che sta parlando di occhiali. Per liberarsi di lui gli compra un piccolo cannocchiale, con il quale
Spallanzani dà una festa nella quale Olimpia viene presentata in società e alla quale presenzia anche Nathaniel. Nonostante Olimpia non sia capace né a ballare né a parlare Nathaniel si innamora di lei, tenta di ballarci insieme e la guarda negli occhi. Alle parole calorose che Nathaniel le rivolge lei risponde solo con grandi sospiri. Lui è
Un giorno Nathaniel decide di dichiararsi e salendo le scale sente rumori violenti. La porta si spalanca e Coppola corre precipitosamente giù per le scale portando sulle spalle il fantoccio di Olimpia: Nathaniel si accorge che la donna di cui è innamorato è
Olimpia è un automa di cui Spallanzani ha costruito la struttura e Coppola gli ha fornito gli occhi rubandoli a Nathaniel. Avviene come nella poesia che Nathaniel aveva scritto in cui Coppelius tirava gli occhi addosso a Clara e lo trascinava in un cerchio di fuoco vorticoso. Nathaniel impazzisce, tenta di uccidere il professore ma i due vengono separati. Coppola e Spallanzani fanno perdere le loro tracce. Nathaniel viene ricoverato nella casa paterna e sembra essersi ristabilito al fianco di Clara. Un giorno mentre passeggia nel paese lei gli propone di salire sulla torre facendogli notare una macchia grigia che si sta avvicinando verso di loro. Nathaniel prende il cannocchiale venduto da Coppola per vedere di cosa si tratta e vede che la macchia è Coppelius. Ricomincia a delirare, si scaglia contro Clara per strangolarla; Lotario la salva. Nel paese si è raggruppata della gente insieme a Coppola, che anticipa che Nathaniel si butterà di sotto. Il finale ci porta avanti di qualche anno e ci mostra che Clara ora ha sposato un altro uomo e ha due bambini, ha trovato la felicità domestica che era sempre stata aspirazione del suo animo ma che Nathaniel non avrebbe potuto donarle. Questo testo è un prototipo del genere fantastico, racchiude molte strategie narrative che poi saranno individuate dai teorici come caratteristiche del fantastico.
Nella tragedia di Edipo, infatti, questo si castra da solo (= il bambino entra in conflitto con il padre per la conquista della madre ma si sente in colpa e teme venga punito dal padre con l’evirazione). Secondo Freud Nathaniel soffre della sindrome di Edipo: sdoppiamento dell'immagine paterna in Coppelius (padre cattivo) e nel padre biologico (padre buono); timore del padre cattivo simboleggiato dalla minaccia dell'accecamento- evirazione; il desiderio che il padre cattivo muoia viene rimosso, ma questo desiderio trova la sua raffigurazione nella morte del padre buono, che viene addossata a Coppelius; a questa coppia di padri si sostituiscono poi Spallanzani e Coppola (di nuovo l'immagine paterna è scissa in una buona e una cattiva); Olimpia, poiché Spallanzani e Coppola sono i suoi costruttori («padri»), è in un certo senso la sorella di Nataniele che materializza l'atteggiamento «femmineo» del giovane nei confronti del padre. Olimpia è un complesso infantile di Nataniele che gli si fa incontro come persona; e quanto egli sia dominato da questo complesso lo spiega bene il suo amore narcisistico (nell’amore di Olimpia ama sé stesso, nei suoi occhi si auto contempla e si ama) per la bambola, che lo rende incapace di amare le donne vere. Ecco spiegato perché Spallanzani dice a Nathaniel che Coppola gli ha rubato gli occhi: Olimpia e Nathaniel sarebbero la stessa persona, quella vita che Nathaniel vede negli occhi di Olivia è in realtà la sua. L’identità tra Nathaniel e Olimpia è talmente evidente che nel momento in cui Olimpia viene smembrata l’identità di Nathaniel esplode: la bambola si rompe e l’illusione narcisistica di Nathaniel va in pezzi, nel momento in cui Olimpia non c’è più Nathaniel è in balia dell’uomo della sabbia. Il perturbante sarebbe quindi, secondo Freud, il ritorno del rimosso. In quanto
“svelato, portato alla luce”: infatti per Freud il perturbante è qualcosa di tutt’altro che estraneo, ma di profondamente familiare (il trauma), reso estraneo però dal processo di rimozione e che quindi, quando riemerge alla luce, produce l’effetto inquietante e angoscioso.
soggettivo e piano collettivo). Inoltre, per Freud, il racconto si caratterizza come perturbante per un effetto di «incertezza intellettuale» che genera nel lettore, incapace di scegliere tra significato manifesto e significato latente. Merito di questa analisi è di aver messo in luce alcuni dei temi e dei procedimenti narrativi del racconto (e del fantastico): la centralità dello sguardo la scissione dell’io e la formazione del doppio le premonizioni e le coincidenze inspiegabili.
Il procedimento narrativo che si propone di mantenere il più possibile il lettore nell’incertezza tra meraviglioso (non spiegabile con le leggi del mondo sensibile: l’uomo della sabbia esiste), e strano (spiegabile razionalmente: Nataniele è pazzo). Freud considera questi temi e questi procedimenti narrativi tipici del
concetto-chiave del fantastico). 12/11/ LA NARRAZIONE FANTASTICA L’interesse verso il fantastico cresce verso gli anni ’60 del ‘900, ma il testo che fa da spartiacque esce in Francia nel 1970, il suo autore è uno studioso bulgaro naturalizzato francese Tzvetan Todorov.
definizione, una classificazione tematica e retorica de genere fantastico prendendo come riferimento una serie di racconti e romanzi francesi dell’800 (per questo è stato criticato, è una categoria molto ristretta). Secondo Todorov il tratto distintivo del genere è l’esitazione (corrispondente all’incertezza intellettuale di Freud).
È una definizione problematica: il fantastico non è lo strano e non è il meraviglioso, è il processo che ci porta a esitare di entrambi. Nella definizione introduce altre due categorie:
distingue:
Secondo Remo Ceserani le strategie narrative e retoriche che si ripropongono nel fantastico sono:
I temi del fantastico secondo Todorov
- Temi dell’io o dello sguardo: rapporto del soggetto con se stesso e con il mondo esterno Il fantastico ristruttura questo rapporto secondo codici non convenzionali: o La metamorfosi: in discussione il confine spirito – materia o Il pandeterminismo: la concezione della realtà per cui qualsiasi evento ha o deve avere una ragione e una conseguenza o Soppressione della frontiera tra soggetto e oggetto: tra i miei confini mentali e ciò che è fuori di me, oppure tra ciò che è animato e ciò che non lo è o Trasformazione del tempo e dello spazio: il tempo non scorre normalmente e lo spazio è definito e collocato diversamente. - Temi del tu o dl discorso: relazione tra un soggetto e altri soggetti, tra individui Sono quelli legati all’erotismo, al desiderio e alle sue declinazioni perverse. o Incesto, amori multipli, sadismo o Donna diavolo o Fascinazione per la morte o L’altro e l’inconscio Nel racconto di Hoffmann il rapporto tra Nathaniel e le donne. Questi temi diventano dominanti con:
nella realtà possano inserirsi situazioni e fenomeni che non appartengono all’ordine naturale delle cose. All’inizio del ‘900 tutte queste condizioni che rendono il fantastico un genere necessario vengono a cadere: non si crede più in una realtà immutabile e in una letteratura che sia solo la trascrizione fedele della realtà. Inoltre, all’inizio del XX secolo i temi dell’io e temi del tu diventano appannaggio della psicanalisi: diventano temi trattabili apertamente. Secondo Todorov la narrazione fantastica nel XX secolo cessa di esistere. Fa un esempio preso in prestito da Kafka e dal suo
L’evento soprannaturale del racconto è collocato nelle prime due righe del testo: i racconti fantastici generalmente iniziavano con un incipit realistico. Gregor Samsa accetta immediatamente la sua trasformazione in insetto, si preoccupa di cose ordinarie e banali e non è sconvolto da ciò che gli è successo. La stessa cosa accade ai familiari che accettano che il figlio/fratello sia un insetto, sono semplicemente seccati perché devono mantenerlo, non contribuisce più al reddito familiare e non possono più avere una vita sociale: quando Gregor muore la famiglia è sollevata. Non c’è esitazione, l’evento soprannaturale viene percepito dai personaggi e anche dal lettore come perfettamente plausibile. Non si parte dal naturale per arrivare alla rottura del sistema, ma si parte dal soprannaturale che diventa immediatamente naturale. All’esitazione si è sostituito l’adattamento. Nell’800 l’evento soprannaturale suscitava angoscia perché veniva percepito in un mondo naturale, mentre in Kafka tutto il mondo è diventato irrazionale. Il fantastico non muore all’inizio del ‘900 ma si trasforma e Kafka è uno dei principali artefici della trasformazione. Todorov fa una lettura di Kafka molto vicina a quella di Sartre. J.P. Sartre in Aminadab o del fantastico come linguaggio (1947) Anche Sartre parte da Kafka e lo definisce l’iniziatore di una nuova forma narrativa fantastica tipicamente novecentesca. Il fantastico novecentesco secondo Sartre è caratterizzato a un ritorno all’umano , non descrive più realtà trascendenti o sovrannaturali ma si è rassegnato a raccontare la condizione umana. Il solo oggetto fantastico a disposizione dello scrittore novecentesco è l’umano. Quello che per Todorov è un sintomo della fine del fantastico è per Sartre l’essenza del fantastico novecentesco: tutta la realtà è diventata fantastica e il mondo è capovolto. Sartre fa un esempio di una porta chiusa che, dopo molte peripezie per trovare una chiave, viene aperta per poi scoprire che la porta è murata. Fa un secondo esempio di un cliente in un bar che ordina un cappuccino e, nel momento in cui gli viene portato un calamaio al posto del suo ordine, fa notare l’errore e il cameriere risponde “appunto”. È una serie di scollamento tra mezzi e fini, il fantastico si sprigiona dal fatto che gli oggetti della realtà non sono più al servizio degli esseri umani ma risultano incomprensibili e inutilizzabili. Questo è
precisamente il mondo di Kafka, un mondo pieno di segnali indicatori che non indicano nulla, labirinti che non portano da nessuna parte. Non c’è più nessuna legge da trasgredire, si può solo raccontare il nuovo mondo capovolto. Il fantastico novecentesco quindi, pur continuando ad esistere, diventa qualcos’altro. Non provoca più uno shock ma racconta la crisi delle certezze dell’uomo, dà voce al suo senso di spaesamento in un mondo che si è rivelato irriconoscibile e non misurabile. La psicanalisi rivela al mondo ottocentesco che anche all’interno dell’uomo ci sono zone inesplorate proprio come nella realtà esterna, ci sono forze che governano l’uomo anche al di là della sua volontà. A darci una conferma che la narrazione fantastica continua a vivere nel ‘900 sono le opere di scrittori e scrittrici che hanno percepito il cambiamento tra ‘800 e ‘900 e ci hanno riflettuto. Calvino nel 1970, dopo l’uscita del libro di Todorov che aveva suscitato grande
Qui distingue:
Tra gli scrittori italiani e tra i critici letterari italiani si è radicata l’idea che il fantastico italiano, rispetto a quello cupo e angoscioso europeo, sia un fantastico solare, razionalizzato che anche il lettore può controllare razionalmente traendone il piacere non dello spavento ma quello dell’evasione, dello stupore e della meraviglia. IL FANTASTICO ITALIANO DELL’ VEDI: letture facoltative:
il fatto di non aver incluso nei due volumi nemmeno un autore italiano:
il ’57 escono le traduzioni di Baudelaire che rappresenta Poe come un poeta maledetto in conflitto con la società. Le traduzioni e la diffusione di Poe seguono di lì a poco tra il 1858 e 1863. Si diffonde la scapigliatura soprattutto tra Lombardia e Piemonte, definito “secondo romanticismo lombardo”: è una sorta di risarcimento tardivo del tradizionale romanticismo cupo e folklorico mancato in Italia. Grazie agli scapigliati si sperimenta per la prima volta una modalità fantastica della narrazione quando contemporaneamente si stanno sviluppando naturalismo e verismo.
trasgressori degli ordini sociali, contrari all’imborghesimento generale e alla mercificazione dell’opera d’arte. Propongono una figura intellettuale maledetta alla maniera di Baudelaire e Poe. Il fantastico degli scapigliati è un fantastico visionario o emozionale : nasce come forma di trasgressione che punta ad esprimere rivolta e suscita nel lettore emozioni violente. La loro produzione fantastica imita i grandi modelli europei ed è caratterizzata dagli effetti macabri canonici del genere fantastico. L’espressione di disagio esistenziale si unisce ad una volontà di dare scandalo. Ugo Iginio Tarchetti Ugo Iginio Tarchetti è lo scrittore scapigliato più rappresentativo per il fantastico.
Mostra reminiscinenze di Hoffmann e Poe nei temi: la follia, il doppio, la bruttezza e la degenerazione fisica soprattutto femminile e l’intreccio di amore e morte.
immortale e una donna mortale che invecchia. L’elemento perturbante è il progressivo e inarrestabile invecchiamento della donna. È la stessa attrazione per l’orrido
giovane e bellissima e Fosca, giovane donna malata, scheletrica e brutta che genera nell’uomo un’attrazione irresistibile che lo porta nella perdizione. Assistiamo a dei racconti in cui un pezzo del corpo, un arto, viene separato dal resto del copro oppure inizia ad essere animato da una realtà propria e indipendente dal
l’unità del suo corpo fino a uccidersi. In Uno spirito in un lampone non vi è uno sdoppiamento di una parte del corpo ma vi è uno sdoppiamento interno: un barone a cui piace cacciare e infastidire le contadine, uscito per una partita di caccia, mangia dei lamponi. Successivamente inizia ad avvertire una trasformazione e atteggiamenti e tenerezze e gentilezze nei confronti degli altri che non gli appartengono, lo sorprendono ma qualcosa in lui lo obbliga a comportarsi così: il barone diventa una persona gentile, educata, timida e timorosa rendendosi irriconoscibile finché di fronte al ritratto di una fanciulla inizia ad urlare che è stata uccisa e indica l’assassino. La fanciulla era stata uccisa dal guardiaboschi del barone ed era stata seppellita nel punto in cui era cresciuta la pianta di lamponi; il barone mangiando i lamponi era stato posseduto dallo spirito della donna che si è servito di lui per denunciare l’assassino. La trasformazione del barone è importante: riguarda due generi diversi, è maschio e femmina allo stesso tempo.
Gli scapigliati hanno la concezione della vita psichica (ben prima di Freud) come una struttura conflittuale dove l’io, la coscienza, non è più padrone in casa propria, deve contendersi il campo della psiche con altre forze. Con gli scapigliati assistiamo anche al connubio fantastico-scienza che si affermerà nei secoli successivi. Alla fine dell’800 gli studi di Alfred Binet su paralisi, contratture, irrigidimenti del corpo riconducono alla presenza simultanea di più personalità “subconscie”. Il suo
fondamentale per Pirandello. Con l’affermazione di naturalismo e verismo il fantastico non scompare: naturalismo e verismo scivolano nel fantastico attraverso:
ma è anche un laico, quindi mantiene verso queste tendenze un margine di scetticismo. Il suo fantastico è sottomesso alla scienza presentandolo non come un genere che mette in scena fenomeni sovrannaturali, ma come un modo per esplorare aspetti ancora sconosciuti del mondo sovrannaturale.
abbandonato dalla donna che ama, è caduto in uno stato di disperazione assoluta. Siccome il Dottor Cymbalus si presenta come capace di privare il cuore umano di sentimenti e di affetti l’uomo si rivolge al dottore chiedendo di renderlo incapace si soffrire. All’inizio è soddisfatto ma poi si rende conto di essere stato ridotto ad un automa e non potendo essere rioperato per tornare allo stato precedente si suicida maledicendo la scienza e le sue diavolerie. In un periodo successivo, superato il Naturalismo, la scienza diventa per Capuana un pretesto per divagazioni fantastiche al limite della fantascienza. Un esempio è il
che essi perdano elasticità ma acquistando indistruttibilità infinita. Il protagonista si ripropone di curare la debolezza che vede dilagare intorno a sé con l’acciaina: compie il proprio esperimento sulla moglie per conservarla per sempre giovane ma la donna non regge alle iniezioni e crolla, si disfa, l’uomo si trova di fronte ad una creatura stremata e irriconoscibile. Per amore ha computo un delitto e esclama “sarebbe bene che certi esperimenti di laboratorio non riuscissero mai”. Nella produzione di Capuana ci sono anche testi in cui è l’arte stessa strumento che
sulla natura dell’arte e dei personaggi d’invenzione. Il protagonista è un fisiologo convinto che, il pensiero umano, nel momento in cui crea un’opera d’arte, agisca come Dio durante la creazione quando da un pugno d’argilla riesce a inserire l’anima dandole vita. Tutte le opere d’arte sono quindi organismi viventi in incubazione in attesa di essere risvegliate alla vita. Il protagonista ruba dagli Ufizi un quadro di Sebastiano Del Piombo che ritrae una giovane donna: fa delle sedute in cui cerca di
mentale e astratto con forte valenza allegorica che cerca di restituire una
dimensioni della soglia tra vita e morte senza però grandi effetti di carattere emotivo e visionario. Calvino riconosce questo fantastico mentale come
C’è anche una scansione cronologica oltre ad una organizzazione tipologica. All’inizio del ‘900 il fantastico Pirandelliano muove dalla polemica contro la scienza e la concezione positivistica della realtà e dell’uomo e della crisi dell’arte naturalistica (Zola, Verga, Capuana). Non vuole distruggere i rapporti arte-scienza ma ridefinirli in maniera nuova e per questo gli è utile la scienza medica e psicologica a lui contemporanea, in particolare la
hanno un’origine dentro la psiche e in particolare in stati alterati della coscienza; la nostra identità individuale non è una unità inseparabile, ma un aggregato temporaneo scindibile in vari stati di coscienza, un altro essere insospettato vive nascosto nel profondo della coscienza. Oltre a ragioni filosofiche ed estetiche ci sono anche interessi autobiografici per Pirandello verso la psiche: hanno a che fare con la malattia di sua moglie, Maria Antonietta Portulano, che era stata diagnosticata in quegli anni come sindrome isterica. È debitrice degli studi di Binet la visione che Pirandello ha della vita psichica come un capo di forze in tensione che cambiano continuamente , spesso in contrasto l’una con l’altra, che possono raggiungere momenti di stabilità precari. L’alterazione della coscienza e della personalità come composta di più forze è alla base dell’idea pirandelliana dell’arte e del personaggio: il personaggio non è altro che una proiezione di una o più personalità inconsce del suo creatore. La scienza positiva viene messa in crisi dalla scienza stessa. Da questa crisi della scienza Pirandello trae molte riflessioni da cui derivano due concetti chiave dell’opera pirandelliana:
Pirandello mette in scena una parte di sé (grande me) che si prende molto sul serio, malinconica e introversa; il piccolo me invece è la sua parte più bambinesca e infantile che gode della compagnia degli altri e prende in giro il grande me. Pirandello sta parlando di se stesso ed è documentato da una lettera del 1994 alla sua futura moglie in cui le racconta che lui si sente diviso in due, ci sono due persone il lui:
(lettera del17 gennaio 1894 alla futura moglie).
L. Pirandello, L’umorismo (1908). o L’umorismo pirandelliano non fa ridere, è un esercizio di riflessione e di scomposizione della realtà , non solo nelle sue apparenze ma in ciò che non si vede l’umorismo è uno sdoppiamento della nostra percezione della realtà che non si ferma alla superficie ma ne ricerca anche il rovescio, il lato oscuro.
l’immaginazione decostruisce, rovescia le convenzioni sociali, i pregiudizi. Inoltre, percepisce la realtà come il frutto di un dissidio, di un attrito. Il dissidio per eccellenza che domina la realtà è quello tra il flusso della vita (Bergson, Schopenhauer…) e la necessità di consistere in un’immagine di sé, ossia un’identità riconoscibile per poter avere una posizione sociale e interazioni.
Luigi Pirandello, L’umorismo.