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Lezione introduttiva Data Analysis
Tipologia: Appunti
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Data Analysis - Lezione 1 24/
La Data Analysis a cosa serve? Come si fa a farla? Cosa c'entra con il marketing? Alla fine di questo corso saprete rispondere a tutte queste domande e saprete anche molto di più. La giornata di oggi è così organizzata: inizialmente vi illustriamo le caratteristiche del corso, gli obiettivi, i materiali, l'esame; poi ci rimarrà il tempo per entrare già in qualche dettaglio molto veloce che riguarda il contesto nel quale essa si colloca. Cominciamo senz'altro a descrivere il corso. Dobbiamo fondamentalmente intenderci sul tono, sugli obiettivi, sui modi di questo corso perché Data Analysis di per sé già è un termine non del tutto chiaro, però certamente contiene Data e Analysis che evocano calcoli. L'obiettivo è che alla fine del corso voi conosciate i concetti fondamentali, i termini, i principi, eccetera… dell'analisi dei dati, in particolare dell' analisi dei dati per il mercato , che è comune se volete con quella della ricerca sociale, ma per esempio è tutto diverso da quella dell'analisi clinica. Noi ci occupiamo di analisi di mercato. Per far questo dovrete imparare, e noi cercheremo di darvi gli elementi per imparare alcune tecniche, alcuni modi per fare l'analisi. E nell'insegnarvi le tecniche faremo particolare attenzione a raccontarvi come funzionano ovviamente in termini generali, ma soprattutto a cosa servono e come si leggono i risultati. Di tecnicismi ne useremo il minimo possibile, qualche formula capitare di usarla, ovviamente, ma proprio il minimo indispensabile, niente di teoretico, niente dimostrazioni, niente di tutto questo: l'esercizio sarà partire da un problema e vedere come e quali tecniche possono risolverlo. Tutto questo non perché le formule non servano, anzi servono tanto, sono importanti, ma voi non farete gli statistici, voi dovete imparare a risolvere dei problemi. Vi si chiederà di lavorare con dei problemi a cui dovete porre una soluzione. Soluzione che può venire, se il problema non è particolarmente complesso, può venire direttamente da voi con quello che avete imparato, oppure chiamerete uno statistico e gli chiederete di risolvere il problema. Ma se voi non sapete cosa c'è alla base, non avete un minimo infarinatura dell'analisi dei dati, non saprete neppure cosa chiedere a quello statistico, cosa si può fare. Per questo il corso farà sì che voi sarete in grado di approcciare questi problemi, e che è forse il regalo più grande che vi possiamo fare: mettervi in condizioni, nel momento in cui sarete in azienda, di lavorare con i numeri. E lavorare con i numeri sarà un grossissimo vantaggio competitivo che avrete rispetto agli altri…al di là del voto di laurea, al di là di tante cose, ma conoscere e saper manovrare i dati in un mondo come quello odierno, che richiede sempre di più un'analisi della complessità, per voi sarà fondamentale, sarà un bel vantaggio competitivo. Vantaggio competitivo che vi daremo non solo nell'approcciare e nell'insegnarvi le tecniche di analisi multivariata , che vedremo nel corso di questo insegnamento via via, ma anche nell'approcciarvi all'utilizzo di un software statistico. Io nella triennale spingo molto, nonostante il gran numero di studenti, per fare Excel , perché non tutti conoscono Excel da zero, e quindi parto e comincio a spiegare quello che si fa di statistica base anche con Excel. La stessa cosa facciamo qui, cioè qua abbiamo la possibilità di avere la licenza a livello campus di un software che si chiama JMP , e con il professor Della Beffa cercheremo di farvi lavorare su questo software in modo tale che sappiate metterlo nel curriculum, lo potrete inserire nel curriculum, ma non solo, adesso poi il professore vi spiega come possiamo utilizzare anche il software a livello pratico per quello che vi possa servire anche all'esame. Perché useremo tanto il software? Perché durante tutto il corso faremo un sacco di laboratori, un sacco di esercitazioni, anzi tra un attimo vedrete la distinzione tra la lezione e l'esercitazione. Queste esercitazioni che consistono nel risolvere problemi reali su dati reali si fanno con il software statistico. Quello che voglio sottolineare adesso, perché stiamo cominciando e vi tengo a chiarirlo subito, è che il software che useremo ci serve coerentemente con quello che vi ho detto un attimo fa: noi vogliamo risolvere dei problemi, ci serve essenzialmente per risolvere i problemi, è uno strumento, non è un fine, detta in soldoni: non aspettatevi all'esame nessuna domanda sul software, nessuna domanda su come si fa a fare quella cosa lì, no, se ogni volta che dovete usare il software per conto vostro e dovete andare sull'help online per capire come si fa a noi non importa nulla, va benissimo, l'importante è che sappiate cosa usare nel momento in cui serve. In questo senso usare il software è uno strumento facoltativo. Va da sé che alla fine del corso le cose che avremmo fatto tante volte le saprete fare a occhi chiusi, benissimo, perfetto, però poi quando vi trovate a lavorare sui dati, magari avete un altro software a disposizione, scoprirete che a impararlo ci vuole un quarto d'ora a quel punto…perché si tratta solo di
capire qual è l'ambiente, però la logica sotto l'avete vista, il dettaglio non è tanto importante, la logica sì, andiamo avanti. I contenuti del corso adesso non li leggiamo magari nel dettaglio, sembrano tantissimi però in realtà i primi almeno vanno via molto rapidamente, servono a darvi lo scenario generale nel quale ci muoviamo; quindi, non ci sarà più di tanto, esempio: probabilità può essere un corso intero e noi ce la caveremo in una lezione perché serve per darvi le basi che proprio ci servono, niente di più. Poi invece ci saranno alcuni argomenti che ci porteranno via ai quali dedicheremo molto più tempo: statistica inferenziale, riduzione della dimensione di ?, su quelli daremo diverse lezioni con teoria ed esercitazioni. Ho anticipato che le lezioni e le esercitazioni sono un po' mescolate perché in realtà questo funziona molto meglio da un punto di vista didattico, si spiega un po' una cosa e poi dopo un quarto d'ora si prova a farla, poi si torna alla teoria approfondendo ulteriormente e poi si riprova. In questo modo, oltre che di solito essere anche un po' più leggero, funziona meglio. Quindi, questo è quello che faremo un po' tutte le volte. Una conseguenza importante che mi tocca dirvi subito è che questo comporta di lavorare praticamente sempre sul computer; quindi, c'è un po' di teoria ma c'è un po' di pratica e la pratica è sul computer. Il consiglio che vi do, che è anche un po' una richiesta, è di portare sempre il vostro pc a lezione. Noi faremo più o meno sempre lezioni in aule informatiche come queste ma lavorare sulla vostra macchina dà una serie di vantaggi:
rispondere a domande sul mercato in senso lato, quindi sul mercato, sui clienti, sui concorrenti, su qualunque cosa possa essere interessante dal punto di vista della gestione. Per esempio, le domande possono riguardare l'indagine su nuovi mercati, su nuovi prodotti, cioè la ricerca di opportunità nuove, quindi una indagine con un obiettivo espansivo; invece, di fronte a delle contrazioni, a dei problemi , l'obiettivo dell'analisi può essere chiedersi e capire perché si stanno perdendo quote di mercato, per esempio; oppure approfondimenti di vario tipo: segmentazione, customer satisfaction; questi termini forse sapete più o meno cosa vogliono dire, lo sapete, ma fanno parte delle cose che faremo per bene e quindi, a fine del corso sapremo benissimo cosa vuol dire segmentazione, customer satisfaction e soddisfazione. Quindi rispondere a domande, e poi, di solito, dopo che uno ha risposto: monitorare il mercato periodicamente per vedere se la situazione cambia successivamente.
Strutture interne all’azienda --> gente dentro l'azienda, e la rilevazione recente dice che nel 75% delle aziende c'è una persona che si occupa di analisi di mercato. Non bisogna però pensare che in ogni azienda, che questo 75% sia costituito da persone che fanno analisi di mercato a tempo pieno. Vuole dire che ci sono, nel 75% delle aziende, delle persone che sono in grado di interfacciarsi con dei fornitori esterni che aiutano l'azienda a fare l'analisi. Quindi, l'azienda che scopre di avere un problema si inventa sostanzialmente un tavolo intorno al quale siedono: i signori che hanno i problemi (quindi i decisori dell'azienda, quelli che si sono resi conto che c'è un'opportunità o c'è un problema); c'è di solito un istituto di ricerca di mercato che ha la tecnica e le competenze per fare l'analisi (perché i decisori dell'azienda hanno una competenza sull'azienda, sono in grado di capire che cosa è un problema e che cosa è un'opportunità, però non sanno proprio fare l'analisi, mentre i signori dell'istituto di ricerca di mercato sanno fare l'analisi, ma i problemi di quell'azienda lì non ce li hanno), perché l'analisi che sta facendo adesso riguarda
le macchine utensili e quella che hanno fatto il giorno prima magari riguardava gli organi legali. Tra questi due blocchi di persone:
Ed è per quello che si creano tavoli multidisciplinari, perché bisogna discutere insieme: ora io cosa voglio sapere, ma questa cosa qui come facciamo a raccoglierla, eccetera, eccetera. C'è un momento di dibattito.
1. Il primo risultato di quel dibattito intorno al tavolo che deve decidere come fare un'analisi è la formulazione degli obiettivi --> bisogna che intorno a quel famoso tavolo che cosa voglio sapere sia definito in maniera chiara, inequivocabile,
gli obiettivi in funzione dei quali i dati sono stati raccolti e poi faremo tutta l’analisi e impareremo a leggerli. Un cenno all’ analisi qualitativa , che nel nostro corso non ci sarà, che però non è trascurabilissima. Secondo l'ultimo report dell'ESOMAR, che è l'associazione europea degli istituti che fanno ricerca di mercato, il 20% delle spese di ricerca di mercato va sulla ricerca qualitativa , che non è pochissimo. Cioè, questo vuol dire che l'80% è la ricerca quantitativa, quella sui dati, ma comunque non è poco. Allora, dal nostro punto di vista, e col nostro intendo sempre ricerca sociale e di mercato, la ricerca qualitativa interessa in quanto a volte precede l'indagine quantitativa.
Quando voglio esplorare un problema, quando ho da approfondire e rispondere a una domanda rispetto ai quali non so nulla. E allora, per orientarmi, per sapere più o meno cosa devo chiedere, io farò un'analisi qualitativa prima. Analisi qualitativa prima vuol dire fare focus group , invitare delle persone di qualche misura competenti; se è un prodotto invito dei consumatori, delle persone che immaginano essere i produttori, è il più gettonato. I risultati per noi, per il contesto nel quale ci troviamo, i risultati dell'eventuale analisi quantitativa sono quelli che poi servono per definire i passi dell'analisi quantitativa. Quindi l'obiettivo delle slide fino ad adesso era darvi questo scenario in generale, questo fatidico tavolo dal quale nasce un problema e si decide il tipo di analisi, tempi, costi...
Adesso facciamo uno zoom piccolissimo sui dati , che ci servono per chiarire alcuni punti essenziali, per capire da dove vengono i nostri dati e cosa vogliono dire. Poi ci sono le caratteristiche tecniche dei dati, ma di queste parliamo un’altra volta. La prima distinzione che ci interessa rispetto alle fonti informative , cioè da dove ci arrivano i dati, è quella tra dati primari e dati secondari. Si deve intendere primari o secondari rispetto all'obiettivo di marketing.
Ultima cosa che ci interessa vedere oggi è il tipo di informazione. Pensiamo soprattutto a dati provenienti da survey, però vedremo subito che non è solo lì che valgono queste distinzioni. Allora, dal punto di vista di che cosa vogliono dire, quali aree informative coprono i dati, la distinzione fondamentale è tra questi 4 elementi: DATI DI CLASSIFICAZIONE I primi, più ovvi, più semplici, sono i dati di classificazione --> se parlo di persone,
Se invece l'oggetto della mia indagine, quindi le linee del mio dataset, sono, invece che persone, aziende, i dati di classificazione possono essere la sezione, il numero di addetti, il fatturato, queste cose qui. Questi ci stanno sia nei dati primari che nei dati secondari, evidentemente sono caratteristiche sempre presenti. Per i dati primari li devo chiedere, per i dati secondari li ho già lì. DATI PSICOGRAFICI
Questi necessariamente sono dati primari , bisogna andare a chiederli, non li trovo in giro né nei dati che ho già.
giusti e lavorando bene), si possono anche desumere da alcuni dati secondari :
a un call center. Ecco, dentro lì, usando strumenti di analisi testuale, si può scoprire che cosa pensa la gente, magari non a livello individuale ma generale. Ma in linea di massima le opinioni devo chiederle. COMPORTAMENTI
Questi ci sono sia nei dati primari che in dati secondari. Pensate all'esempio del supermercato: intervistate il consumatore e chiedete quanto spesso comprano i oggetti, quante persone lo comprano; la stessa cosa però Esselunga la ottiene perfettamente dai suoi database: la differenza tra le due cose è che quando ci sono dati dichiarati, non è esattamente la stessa cosa, perché come dati primari c'è alta qualità, mentre se sono secondari ci possono essere distorsioni, ma entrambi hanno dignità però. DATI DI CONTESTO
L'ultima categoria, dati di contesto --> sono dati che non descrivono esattamente la persona o l'unità statistica o l’azienda che stiamo rilevando, ma piuttosto lo scenario, il contesto all'interno del quale avviene la nostra rilevazione, quindi: indicatori di mercato, finanziari, situazioni ambientali (se voglio cercare un nuovo mercato, per esempio, mi fa comodo sapere se in quel mercato ci operano tante aziende, chi sono i big players, se si guadagna bene)... Questi ovviamente sono di tipo secondario : non posso chiederli ma posso procurarmeli.