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Lezione: "Tommaso d'Aquino", Dispense di Storia Medievale

Appunti sulla lezione inerente a Tommaso d'Aquino (professore Leonardi)

Tipologia: Dispense

2021/2022

Caricato il 10/02/2022

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Storia medievale 21-12-2021
Tommaso d'Aquino è un altro dei giganti dell’ordine dei domenicani ed è stato definito da Dante
Alighieri il “Doctor Angelicus”. Egli rappresenta la sapienza, l’intelletto applicato alla fede e,
soprattutto, ha personificato più di ogni altro cosa significasse per un frate domenicano operare
secondo il carisma proprio dell’ordo predicatorum, cioè di quell’ordine dei frati predicatori, la cui
fondazione risale al 22 dicembre del 1216. Il nome Tommaso deriva dall'ebraico e significa
gemello, il cui emblema, nella simbologia del medioevo, è il bue, cioè quell’animale a cui si
associavano le doti della pazienza, della calma, della cooperazione, nonché le doti di un animale di
grossa mole, ossia le doti della cosiddetta “consistenza”. Ogni cosa ha il suo valore simbolico e il
bue è uno degli animali inseriti nella raffigurazione della Natività di Cristo; ogni cosa nella Natività
ha un valore simbolico ed escatologico perfettamente riconoscibile, dunque nulla viene messo a
caso. Tommaso d’Aquino visse tra il 1224 e il 1274. Ancora oggi la sua Summa Theologiae,
quell’opera iniziata nel 1267 e rimasta incompiuta alla morte dell'autore, è ancora oggi alla base
della scienza teologica: noi oggi non potremmo fare teologia, né conoscere il modo di
argomentare dell'uomo del medioevo se non conoscessimo la struttura argomentativa e la
struttura organizzativa e contenutistica propria dell'opera di Tommaso d'Aquino. Non è un caso
che, proprio in quell’epoca e proprio per opera di Tommaso, la conoscenza, il sapere aveva una
finalità antitetica rispetto a quanto avviene oggi. L'epica, ad esempio, si richiamava nelle opere di
Tommaso d’Aquino e si rifletteva nella produzione di opere contenenti una struttura gerarchizzata
di finalità. In un'epoca come la nostra, è veramente difficile, se non quasi impossibile, istituire una
precisa gerarchia di valori etici e, soprattutto, è molto difficile oggi concepire qualunque forma di
creazione intellettuale nella quale una certa eticità, una certa finalità sia perfettamente
riconoscibile. Oggi, tanto più uno studioso (quindi anche uno storico) è sfumato, tanto più è meno
orientato dal punto di vista valoriale e politico, quanto più viene considerato aperto e
all’avanguardia dal punto di vista mentale.
Un sapere, anche nel caso della scienza storica, che non è finalizzato a degli obiettivi precisi, ma
che si limita genericamente ad essere una forma di sapere "piacione", è quello di cui l'uomo di
oggi non avrebbe alcun bisogno.
Il patronato che oggi esercita la figura di San Tommaso è quello sui teologi, sui filosofi, sui librai,
nonché sulle università. Non è un caso che Tommaso scrisse, nel commento al Vangelo di
Giovanni, come la lucerna non può dare luce se non viene accesa dal fuoco, così la lucerna
spirituale non illumina se prima non arde ed è infiammata dal fuoco della carità. Questa
definizione, che apparentemente è solo di carattere spirituale, ha delle precise basi storiche:
quando noi oggi ci troviamo a ricostruire la storia medievale, dobbiamo essere motivati da quella
forma di fuoco interiore che è l'unica che non dovrebbe mai smettere di ardere in ciascuno di noi,
in quanto è quella forza che ci contraddistingue da una realtà nella quale l'uomo, tanto nel
medioevo, quanto nell'epoca contemporanea, è sovente distolto da mille forme di distrazione.
Tommaso d'Aquino nacque nel 1224 nel castello della famiglia di Roccasecca. Egli viene definito
d'Aquino in quanto l’area era quella che si trovava nella contea d’Aquino, cioè quella contea che si
trovava ai confini tra il Lazio e la Campania. La famiglia era di orientamento filoimperiale e
filo-svevo. In un'epoca nella quale il potere imperiale contrastava e lottava contro le tendenze e le
degenerazioni secolari del papato, schierarsi a favore dello Svevo implicava assumersi tutta una
serie di responsabilità per quelli che sarebbero stati i futuri sviluppi di questo conflitto sulla base
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Storia medievale 21-12- Tommaso d'Aquino è un altro dei giganti dell’ordine dei domenicani ed è stato definito da Dante Alighieri il “ Doctor Angelicus ”. Egli rappresenta la sapienza, l’intelletto applicato alla fede e, soprattutto, ha personificato più di ogni altro cosa significasse per un frate domenicano operare secondo il carisma proprio dell’ordo predicatorum, cioè di quell’ordine dei frati predicatori, la cui fondazione risale al 22 dicembre del 1216. Il nome Tommaso deriva dall'ebraico e significa gemello, il cui emblema, nella simbologia del medioevo, è il bue, cioè quell’animale a cui si associavano le doti della pazienza, della calma, della cooperazione, nonché le doti di un animale di grossa mole, ossia le doti della cosiddetta “consistenza”. Ogni cosa ha il suo valore simbolico e il bue è uno degli animali inseriti nella raffigurazione della Natività di Cristo; ogni cosa nella Natività ha un valore simbolico ed escatologico perfettamente riconoscibile, dunque nulla viene messo a caso. Tommaso d’Aquino visse tra il 1224 e il 1274. Ancora oggi la sua Summa Theologiae, quell’opera iniziata nel 1267 e rimasta incompiuta alla morte dell'autore, è ancora oggi alla base della scienza teologica: noi oggi non potremmo fare teologia, né conoscere il modo di argomentare dell'uomo del medioevo se non conoscessimo la struttura argomentativa e la struttura organizzativa e contenutistica propria dell'opera di Tommaso d'Aquino. Non è un caso che, proprio in quell’epoca e proprio per opera di Tommaso, la conoscenza, il sapere aveva una finalità antitetica rispetto a quanto avviene oggi. L'epica, ad esempio, si richiamava nelle opere di Tommaso d’Aquino e si rifletteva nella produzione di opere contenenti una struttura gerarchizzata di finalità. In un'epoca come la nostra, è veramente difficile, se non quasi impossibile, istituire una precisa gerarchia di valori etici e, soprattutto, è molto difficile oggi concepire qualunque forma di creazione intellettuale nella quale una certa eticità, una certa finalità sia perfettamente riconoscibile. Oggi, tanto più uno studioso (quindi anche uno storico) è sfumato, tanto più è meno orientato dal punto di vista valoriale e politico, quanto più viene considerato aperto e all’avanguardia dal punto di vista mentale. Un sapere, anche nel caso della scienza storica, che non è finalizzato a degli obiettivi precisi, ma che si limita genericamente ad essere una forma di sapere "piacione", è quello di cui l'uomo di oggi non avrebbe alcun bisogno. Il patronato che oggi esercita la figura di San Tommaso è quello sui teologi, sui filosofi, sui librai, nonché sulle università. Non è un caso che Tommaso scrisse, nel commento al Vangelo di Giovanni, come la lucerna non può dare luce se non viene accesa dal fuoco, così la lucerna spirituale non illumina se prima non arde ed è infiammata dal fuoco della carità. Questa definizione, che apparentemente è solo di carattere spirituale, ha delle precise basi storiche: quando noi oggi ci troviamo a ricostruire la storia medievale, dobbiamo essere motivati da quella forma di fuoco interiore che è l'unica che non dovrebbe mai smettere di ardere in ciascuno di noi, in quanto è quella forza che ci contraddistingue da una realtà nella quale l'uomo, tanto nel medioevo, quanto nell'epoca contemporanea, è sovente distolto da mille forme di distrazione. Tommaso d'Aquino nacque nel 1224 nel castello della famiglia di Roccasecca. Egli viene definito d'Aquino in quanto l’area era quella che si trovava nella contea d’Aquino, cioè quella contea che si trovava ai confini tra il Lazio e la Campania. La famiglia era di orientamento filoimperiale e filo-svevo. In un'epoca nella quale il potere imperiale contrastava e lottava contro le tendenze e le degenerazioni secolari del papato, schierarsi a favore dello Svevo implicava assumersi tutta una serie di responsabilità per quelli che sarebbero stati i futuri sviluppi di questo conflitto sulla base

dell'esito a vantaggio dell'uno o dell'altro. La storia di quell'epoca dirà poi che il vincitore del momento, cioè il papato, avrebbe poi avuto la meglio nel conflitto contro chi sosteneva le idee imperiali. E proprio in una famiglia nella quale, in perfetto stile medievale, nasceva mediamente un figlio all'anno, Tommaso si trovava a vivere in una famiglia composta da nove membri (fra fratelli e sorelle). La famiglia, com'era in uso nella nobiltà dell’epoca, offriva il giovane Tommaso come oblato al vicino monastero benedettino di Montecassino. Dando il proprio giovane figlio come oblato la famiglia coltivava quel desiderio di vedere nel proprio pargolo un futuro dirigente di quella che era la struttura monastica dell'ordine più importante, nonché il più antico, di tutto il monachesimo medievale: l'ordine benedettino. Non a caso la famiglia covava il sogno che un domani Tommaso sarebbe potuto diventare l'abate del monastero benedettino di Montecassino. La famiglia vedeva in tale possibilità una vera e propria chiave di salvezza per il giovane, in quanto, nell'eventualità di una sorte avversa ai conti d'Aquino, il giovane si sarebbe inevitabilmente salvato all'interno di una struttura in cui non era possibile perseguitare figli o appartenenti a famiglie che avevano contrastato le tendenze politiche del papato. Ma, tra il 1229 e il 1239 Tommaso andrò a trascorrere una decina d'anni nel monastero dei benedettini, andando a completare, grazie alla guida sapiente dei monaci, tutta una formazione a carattere religioso, letterario e teologico. L'esempio ideale di Tommaso D’Aquino era quello di Papa Gregorio Magno, cioè quel pontefice, risalente allo VI secolo d.C., che aveva fatto del binomio speculazione intellettuale-azione integerrima come papà il suo mantra. Proprio in quegli anni Tommaso D’Aquino rivedeva non solo la teologia come esperienza della ricerca di Dio, ma entrava anche a contatto con la cultura così com'era proprio e tipico dell'epoca tardo medievale, ossia attraverso una formazione che dava alla teologia il valore di prima scienza su tutte le altre manifestazioni. A questo si aggiungeva anche quel senso del limite della conoscenza umana che era proprio del sapere a carattere teologico. Uno dei grandi gap della nostra epoca è proprio il totale disconoscimento di tutti quei limiti, anche biologici, legati all'azione dell'essere umano. Nel 1239 Tommaso D’Aquino veniva tolto da Montecassino, per volontà della famiglia, e inviato a Napoli per frequentare gli studi delle arti e della filosofia presso lo studio generale napoletano, quell'Università di Napoli che Federico II aveva fondato nel 1224. Inviando il proprio figlio, nel 1239, presso lo studio di Napoli, Tommaso andava ed entrava in contatto con un mondo che, per i canoni di quell'epoca, era del tutto nuovo ed era del tutto rivoluzionario. In primo luogo, andando a Napoli, Tommaso entrava per la prima volta a contatto con una realtà urbana, la realtà di una città all'interno della quale coesistevano tanto quei fortunati che potevano frequentare l'università, quanto tutto quello stuolo (moltitudine) che viveva di espedienti. Frequentando lo studio napoletano, quindi studiando le arti liberali (le arti del trivio e del quadrivio) e, soprattutto, la filosofia, Tommaso iniziava un percorso intellettuale davvero unico e singolare che , partendo dagli studi teologici (che avevano caratterizzato la base della sua prima formazione) si andava poi a unire a degli studi filosofici improntati sulla conoscenza del pensiero di Aristotele (che la Chiesa dell'epoca guardava da un lato con una certa ammirazione, in quanto Aristotele forniva quel supporto razionale alla fede che era necessario per far sì che la fede non cadesse in forme di superstizione o di bigottismo). Proprio lo studio di Aristotele fece sì che il giovane sviluppasse una sensibilità diversa rispetto a quanti non provenivano dalla formazione teologica. A questo si aggiungeva un altro dettaglio: Tommaso poté aprire gli occhi e guardare la realtà attorno a sé, in quanto la realtà circostante vista e filtrata attraverso gli occhi di chi aveva vissuto in un monastero, e di chi era stato anche ordinato sacerdote, faceva sì che Tommaso vedesse anche quell'ordine domenicano che a Napoli muoveva i suoi primi passi. Quell'ordine che dava grande importanza allo studio universitario, quell'ordine fondato sulla predicazione, quell’ordine soprattutto che non viveva nel fasto e

pensare dell'ordinamento ecclesiastico e dell’uomo del medioevo, ma lascerà anche dei commentari sui libri dell'antico e del nuovo testamento, dei commentari alle epistole di San Paolo, dei commentari al Vangelo di Matteo e dei commentari anche al Vangelo di Giovanni. L’approccio alle Sacre Scritture veniva considerato la base del pensiero dalla quale ci si doveva muovere per poi conoscere e interpretare il reale; dunque, nel medioevo il mondo sensibile andava letto all’insegna di quella fusione tra le sacre scritture e il pensiero aristotelico. Un altro elemento molto importante sarà la produzione delle questioni disputate, che andranno a suscitare ammirazione per il rigore, l’acume argomentativo e la pacatezza serena con la quale si argomentava. Un'altra peculiarità propria di Tommaso fu quella del suo stile di scrittura : in un'epoca nella quale lo iato tra cultura alta e manifestazioni culturali popolari era pressoché netto e invalicabile, Tommaso inaugurava, per la prima volta nell'epoca medievale, l'adozione di uno stile di scrittura chiaro, limpido, lineare e, soprattutto, facilmente comprensibile per quella cultura alta che, secondo i cani vigenti all'epoca, sarebbe dovuta essere in realtà una cultura da impiegare esclusivamente per una nicchia, di conseguenza una cultura che si interpretava come tanto più autorevole, quanto più di difficile comprensione. In tal modo il magister è tanto più bravo, quanto più riesce a trasmettere un sapere difficile per mezzo di una comunicazione all'insegna della semplicità, usando quindi uno stile limpido e un'esposizione chiara, priva di increspature e termini astrusi. La peculiarità dell'eredità culturale e intellettuale, lasciataci da questo gigante del pensiero medievale, può essere dedotta a partire dal suo capolavoro, ossia la Summa Theologiae , nel quale vengono trattati passo dopo passo la dottrina, il contenuto e l'importanza di ogni singolo aspetto della teologia. Altrettanto importante è un’altra opera, cioè la Summa contra Gentiles (i gentili erano i pagani che non avevano ancora riconosciuto e accettato il cristianesimo), in cui vi è una riflessione su tutta la realtà circostante, fatta alla luce della ragione e della fede. La peculiarità tipica e propria del lascito intellettuale tommasiano è quella di conciliare le verità di fede ad una ragione di carattere aristotelico. Tommaso andò poi a spegnersi il 7 marzo del 1274 presso il monastero cistercense di fossa Nova.