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L'evoluzione della televisione italiana: dalla paleo alla neotelevisione - Prof. Lorenzett, Sintesi del corso di Teorie E Tecniche Del Linguaggio Televisivo

Riassunto completo del libro "Lingua italiana e televisione" adottato dalla prof.ssa Sara Lorenzetti per l'esame di Lingua letteraria e linguaggi settoriali (UNIMC).

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020
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CarolinaSebastianelli
CarolinaSebastianelli 🇮🇹

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RIASSUNTO
Gabriella Alfieri, Ilaria Bonomi
LINGUA ITALIANA E TELEVISIONE
DISTINZIONE FONDAMENTALE SVILUPPATA DA UMBERTO ECO:
1. PALEOTELEVISIONE (1954-1976), caratterizzata dal monopolio e dalla programmazione discontinua
nell’arco della giornata e diretta, con forte intento pedagogico, a pubblici differenziati.
2. NEOTELEVISIONE, affermatasi con l’avvento delle TV commerciali che puntavano a fidelizzare, con un
flusso ininterrotto di programmi, un pubblico generalista.
1. L’ITALIANO DELLA TELEVISIONE
1.1 “TRASMESSO” TELEVISIVO E ITALIANO CONTEMPORANEO
La lingua della televisione rientra nella categoria del trasmesso, varietà che i linguisti hanno individuato
sull'asse della diamnesia (variazione della lingua secondo il mezzo fisico impiegato) ai cui poli estremi stanno
lo scritto e il parlato e che indica la modalità di comunicazione propria dei mezzi che trasmettono a distanza
con la voce (telefono, radio, televisione, cinema) e con la scrittura (SMS, e-mail). È una modalità comunicativa
che ha in comune con il parlato (uso della voce, la combinazione con codici non verbali) e in comune con lo
scritto (la distanza, far pervenire il messaggio a grandi quantità di persone, la comunicazione a senso unico,
monodirezionale). La televisione è da più di 50 anni il mezzo di comunicazione più diffuso e ha attraversato
fasi alterne fino ai nostri giorni. Ad oggi è in forte concorrenza con altri media e soprattutto con Internet.
Mentre gli altri media hanno aumentato la loro diffusione, la televisione è l'unico mezzo che presenta una
diminuzione. I media si sovrappongono e interagiscono fra loro nella cosiddetta convergenza mediatica. Si
evidenzia inoltre una fruizione televisiva sempre più personalizzata (on demand) e, nelle fasce più giovani di
utenti, sempre più attraverso Internet. Quanto alla radio e ai giornali, con essi la TV ha da sempre avuto dei
rapporti molto stretti, ma rispetto a questi ultimi possiede un elemento di maggiore complessità che le
conferisce potenzialità comunicative superiori: la compresenza del codice verbale (parola) e del codice
iconico (immagine). Questa compresenza agisce in modi diversi a seconda del genere, dei contenuti e delle
finalità del programma. L'immagine non è mai protagonista assoluta, anche se molti studi semiotici e
sociologici l'hanno presentata come tale. In alcuni programmi la componente iconica fa quasi solo da sfondo,
ad esempio nei talk show, ma va comunque sottolineato che una delle linee evolutive che hanno
caratterizzato la nostra televisione riguarda la tendenza a enfatizzare l'immagine, ovvero la
spettacolarizzazione. Oltre al parametro della diamnesia, abbiamo i parametri della:
- diafasia, variazione della lingua che dipende dalla situazione comunicativa;
- diastratia, variazione della lingua legata a fattori sociali e culturali
- diatopia, variazione della lingua legata ai fattori geografici.
Gli studi linguistici sulla tv si basano sullo studio dei caratteri in rapporto all'italiano contemporaneo e il suo
complesso di varietà, dallo standard aulico e dal neostandard, al substandard, ai linguaggi settoriali,
all'italiano regionale e ai dialetti.
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Scarica L'evoluzione della televisione italiana: dalla paleo alla neotelevisione - Prof. Lorenzett e più Sintesi del corso in PDF di Teorie E Tecniche Del Linguaggio Televisivo solo su Docsity!

RIASSUNTO

Gabriella Alfieri, Ilaria Bonomi

LINGUA ITALIANA E TELEVISIONE

DISTINZIONE FONDAMENTALE SVILUPPATA DA UMBERTO ECO :

  1. PALEOTELEVISIONE (1954-1976), caratterizzata dal monopolio e dalla programmazione discontinua nell’arco della giornata e diretta, con forte intento pedagogico, a pubblici differenziati.
  2. NEOTELEVISIONE , affermatasi con l’avvento delle TV commerciali che puntavano a fidelizzare, con un flusso ininterrotto di programmi, un pubblico generalista.

1. L’ITALIANO DELLA TELEVISIONE

1.1 “TRASMESSO” TELEVISIVO E ITALIANO CONTEMPORANEO

La lingua della televisione rientra nella categoria del “trasmesso”, varietà che i linguisti hanno individuato sull'asse della diamnesia (variazione della lingua secondo il mezzo fisico impiegato) ai cui poli estremi stanno lo scritto e il parlato e che indica la modalità di comunicazione propria dei mezzi che trasmettono a distanza con la voce (telefono, radio, televisione, cinema) e con la scrittura (SMS, e-mail). È una modalità comunicativa che ha in comune con il parlato (uso della voce, la combinazione con codici non verbali) e in comune con lo scritto (la distanza, far pervenire il messaggio a grandi quantità di persone, la comunicazione a senso unico, monodirezionale). La televisione è da più di 50 anni il mezzo di comunicazione più diffuso e ha attraversato fasi alterne fino ai nostri giorni. Ad oggi è in forte concorrenza con altri media e soprattutto con Internet. Mentre gli altri media hanno aumentato la loro diffusione, la televisione è l'unico mezzo che presenta una diminuzione. I media si sovrappongono e interagiscono fra loro nella cosiddetta convergenza mediatica. Si evidenzia inoltre una fruizione televisiva sempre più personalizzata (on demand) e, nelle fasce più giovani di utenti, sempre più attraverso Internet. Quanto alla radio e ai giornali, con essi la TV ha da sempre avuto dei rapporti molto stretti, ma rispetto a questi ultimi possiede un elemento di maggiore complessità che le conferisce potenzialità comunicative superiori: la compresenza del codice verbale (parola) e del codice iconico (immagine). Questa compresenza agisce in modi diversi a seconda del genere, dei contenuti e delle finalità del programma. L'immagine non è mai protagonista assoluta, anche se molti studi semiotici e sociologici l'hanno presentata come tale. In alcuni programmi la componente iconica fa quasi solo da sfondo, ad esempio nei talk show, ma va comunque sottolineato che una delle linee evolutive che hanno caratterizzato la nostra televisione riguarda la tendenza a enfatizzare l'immagine, ovvero la spettacolarizzazione. Oltre al parametro della diamnesia, abbiamo i parametri della:

- diafasia , variazione della lingua che dipende dalla situazione comunicativa; - diastratia , variazione della lingua legata a fattori sociali e culturali - diatopia , variazione della lingua legata ai fattori geografici. Gli studi linguistici sulla tv si basano sullo studio dei caratteri in rapporto all'italiano contemporaneo e il suo complesso di varietà, dallo standard aulico e dal neostandard, al substandard, ai linguaggi settoriali, all'italiano regionale e ai dialetti.

1.2 LA TESTUALITA’ TELEVISIVA

Il testo verbale trasmesso in TV è, in linea di massima, il risultato del rapporto fra autori, registi, produttori, editori e conduttori, presentatori, attori. Questa pluralità di figure cambia nella sua composizione e nella sua interazione a seconda del tipo di programma. Alla fase della scrittura del testo si lega la sua attualizzazione nell’enunciazione, fase in cui il testo, più o meno preparato, viene detto e trasmesso con un apporto più o meno significativo dell'enunciatore che, in alcuni casi, addirittura lo crea nell'immediato. “Macrotesto di flusso” : è caratterizzato da elementi di coesione e interconnessione spesso evidente tra le parti di testi percepibili. Si tratta dell'unione di sequenze testuali diverse per origine produttive e per significato, costituite dal flusso di immagini, parole, emozioni e che pongono nuovi problemi intertestuali. Negli ultimi tempi alla testualità di flusso tipica della neotelevisione, si è aggiunta la componente multimediale con l'inserzione di rinvii, collegamenti a media diversi come Internet, messaggi mail, blog, telefonate e sms. La testualità televisiva appare pienamente in linea con la convergenza dei media, frammentando il testo in un insieme verbale non omogeneo con conseguenze nel lessico e nella sintassi. Accanto al testo enunciato, la televisione presenta dei testi scritti spesso in sovrimpressione, ad esempio nei telegiornali o in programmi informativi, ma anche dei testi predisposti per i non udenti.

1.3 CENNI DI STORIA LINGUISTICA DELLA TELEVISIONE

L'italiano televisivo nasce come lingua di acculturazione e di formazione identitaria da parte della TV di Stato che si ispirava agli intenti pedagogici della televisione europea e della BBC in particolare. Lo stile comunicativo di ciascuna trasmissione può configurarsi come potenziale fonte di uso linguistico. Il periodo che si presta a una storicizzazione è quello canonico della televisione “terrestre”, segnato nel 1976 dal passaggio epocale dal monopolio Rai alla liberalizzazione dell'emittenza che apriva ai privati. Nella società statunitense, da sempre multietnica, la televisione non poteva che avere carattere commerciale, mentre nel in Europa prevaleva il carattere pubblico destinato a rafforzare le appartenenze identitarie. L’impostazione pedagogica della paleotelevisione divulgava, arti, scienze, storia e letteratura come elementi basici della memoria collettiva , mentre la televisione oggi si limita a imporre modelli di identificazione. Contava anche il modo del trasmettere, infatti, nella fase del monopolio di Stato dominava il palinsesto settimanale e ogni serata era dedicata a un genere di trasmissione, finché, con l'introduzione del secondo canale (1961) e poi del terzo (1979), la programmazione venne distribuita in modo complementare, senza alcun intento concorrenziale. Nella civiltà globale il concetto di identità si ridefinisce come identificazione , in relazione agli adattamenti richiesti dalla fluidità delle situazioni, a cui la televisione contribuisce alimentando la dimensione simbolica di risorse identitarie come religione, nazionalità e lingua.

1.3.1. DALLA RADIODIFFUSIONE ALLA TELEVISIONE

La programmazione televisiva delle origini ( 1954 ) ebbe un uditorio limitato alle classi medio-alte del Centro Nord e, solo nel 1957, anche il Sud fu raggiunto. Radio e televisione , dunque, coprendo l'intero territorio nazionale, si rivelarono mezzi poderosi di unificazione linguistica che inizialmente era stata programmata come omologazione della pronuncia, ma poi si sarebbe via via realizzata come innovazione del lessico italiano. I sociologi e gli storici dei media hanno elaborato una periodizzazione scandite in tre fasi:

- Età della scarsità , caratterizzata da un palinsesto scarno e da un pubblico indifferenziato; - Età della disponibilità, offerta produttiva ampia, articolata e pubblico segmentato; - Età dell'abbondanza , tipica del momento attuale e del futuro prossimo, connotata da una radicale personalizzazione del consumo e da un pubblico interattivo e individualizzato. Michele Sorice ha proposto di riarticolare la suddivisione della storia dei media nel nostro paese in fase pedagogica e fase commerciale. Entrambe si frazionerebbero in due ulteriori periodi: nella prima, dagli anni 50 /60, si sarebbe adottato un orientamento propagandistico atto a fronteggiare le ideologie nemiche, nella seconda, l’iniziale indigenizzazione dei prodotti stranieri sarebbe stata superata dall'adozione indiscriminata di format e programmi in base a mere logiche di consumo. Emblematico in tal senso e il passaggio da

l’imitazione da parte di telespettatori. Nel quadro dell'italiano televisivo attuale, tutte le varietà sociolinguistiche (diastratiche, diafasiche e diatopiche) si accavallano e si fondono.

2. DALL’ITALIANO SERIO-SEMPLICE ALLA TV DELLE PAROLE

2.1 INFORMAZIONE: anima nobile della TV

I programmi di informazione comprendono i telegiornali, i loro approfondimenti e altri programmi dedicati alle hard news, che si contrappongono alle soft news, oggetto di programmi più spostati verso l'informazione- intrattenimento. I programmi puramente informativi sono quindi i rotocalchi, le inchieste (come Report), approfondimenti di informazione, come (Qui Radio Londra) e i confronti guidati da un giornalista conduttore, ma senza pubblico come (8 e mezzo). L' assenza del pubblico rappresenta uno dei parametri che caratterizzano questa sezione e la distinguono dai programmi spostati verso l'infotainment. Sono caratterizzati da un parlato serio-semplice che varia sugli assi della diamesia e della diafasia a seconda dello stile del conduttore. Ancora differente sarà poi parlato degli ospiti e degli intervistati.

2.1.1 TELEGIORNALI

I telegiornali occupano gli orari nodali del palinsesto televisivo e godono di indici di ascolto molto alti. Il quadro dell'offerta è molto ampio, tre TG della Rai e tre di Mediaset, a cui si aggiungono Rai News 24 e TGLA7. Quest’ultimo con l’edizione a cura di Enrico Mentana è venuto a occupare un posto centrale, ha innovato il modello comunicativo-linguistico del telegiornale. Osserviamo che è forse inopportuno classificare i diversi TG in relazione ai modelli distinti in: oggettivo-esplicativo, interpretativo e di opinione. La differenza fra TG è determinata dalla diversa incidenza di ciascuno dei modelli. TG3 e TGLA7 tendono al modello esplicativo-interpretativo, dando grande rilievo alle figure giornalistiche, lasciando maggiore spazio a esperti che commentano, concedendo ai servizi uno spazio più ridotto. TG4 e TGLA7 accendono la componente interpretativa e possono essere definiti TG di opinione. A causa della forte personalizzazione impressa dai rispettivi conduttori ed i direttori. I conduttori (Fede e Mentana) riprendono infatti un tipo di conduzione americano, assumendo il ruolo di anchorman. Quanto al target, il TG a carattere generalista ambisce a rivolgersi a un pubblico il più ampio possibile, occupando l'orario centrale e accogliendo notizie di diversi settori. Il TG4 si rivolge a un pubblico non giovane, prevalentemente femminile e orientato a destra, mentre TGLA 7 si rivolge a un pubblico di giovane e media età e di elevato livello di istruzione. Studio Aperto, invece, ha un target giovanile e disimpegnato che ne determina il carattere più leggero, aperto all'attualità. Domina, specie nella RAI, il modello tradizionale basato sulla divisione in sezioni con una certa rigidità di presentazione (interni, esteri, cronaca, attualità, economia, spettacoli, e infine sport). TG1, TG2 e i TG Mediaset tendono a dedicare alla cronaca e ai fatti criminali molto più spazio rispetto a quelli stranieri. TGLA7, invece, privilegia la politica interna a scapito della cronaca e collega le notizie e commenti in un flusso coerente, superando l'impaginazione a sezioni. Il TG2 si divide in una prima parte di notizie e una seconda di approfondimento. Da notare è la progressiva tendenza a ospitare politici esperti che commentano e dialogano con il conduttore. Fondamentale, ai fini dell'analisi linguistica del telegiornale, sono la modalità di trasmissione. Il conduttore ha due modalità per l'esposizione delle notizie:

- i fogli , consentono una maggiore naturalezza, ma comportano il rischio di sviste ed esitazioni e il discontinuo sguardo del conduttore; - il prompter , o teleprompter o gobbo elettronico. Consente fluidità di esposizione, ma può comportare fissità e mancanza di scioltezza. Si deve aggiungere poi la componente mnemonica e un certo grado di improvvisazione necessari. Collocando la lingua dei telegiornali sulla scala diamesica, lo scritto appare nei titoli delle didascalie in sovraimpressione, nel serpentone o crawl, nella videografica. Il parlato scritto è quello dei testi, dei lanci e dei servizi letti dagli inviati che contengono legami di tipo deittico con la componente visiva. Il parlato controllato caratterizza le dichiarazioni dei politici, le interviste a ospiti o esperti e rientra nel parlato serio, semplice che si colloca vicino allo scritto per la sua struttura definita e irregolare, il lessico preciso, ma rimane comunque aperto a fenomeni di immediatezza e spontaneità nelle dichiarazioni più informali.

Lontani dall'epoca in cui TG erano letti da speaker, con dizione perfetta e pronuncia standard, ormai da tempo le notizie vengono enunciate dai giornalisti che non nascondono il proprio regionalismo fonetico. Nella Rai notiamo una pronuncia prevalentemente dell'Italia centrale, nei TG Mediaset settentrionale. La diversa impostazione dei TG investe il lessico (presenza di tecnicismi, colloquialismi, stranierismi), la testualità e la sintassi. Sul piano grammaticale, il parlato di giornalisti è mediamente formale, controllato e corretto e si adegua al neostandard. La sintassi del periodo è ben strutturata e coesa. Prevalgono frasi brevi. Il lessico dei telegiornali è semplice e comprensibile, vicino al linguaggio comune della media dei telespettatori e, pur con le relative differenze fra i TG di maggiore o minore formalità, si tende a evitare l'uso di parole difficili o tecnicismi o a spiegarli. Talvolta, però, questa ricerca di semplicità porta a imprecisione. La ricerca di complicità insieme alla spettacolarizzazione sta diventando nei nostri telegiornali sempre più evidente. La funzionalità informativa della lingua dei TG non può prescindere da una coerente interazione fra testo immagini. La televisione italiana fa un uso ancora troppo scarso, pur se in crescita della videografica, alla quale talvolta viene preferita la proiezione di immagini di repertorio per nulla chiarificatrici delle notizie. Dalla fine degli anni 90, il linguaggio dei telegiornalisti tende a mettersi dalla parte della gente, soprattutto nella scelta delle parole, ma non solo, è aumentato l'uso della prima persona plurale da parte del conduttore che, in questo modo, coinvolge i telespettatori. Nel lessico sono aumentate voci ed espressioni colloquiali, crescono le notizie leggere e la tendenza a creare complicità , espressioni colloquiali invadono soprattutto le reti Mediaset e il TG2. In aumento sono gli stranierismi, specialmente anglo-americani. Sono scarsi, invece, i cambiamenti nel tempo di ordine grammaticale e sintattico. Per quanto riguarda i verbi, va segnalata la tenuta del congiuntivo, che non cede all'indicativo, e anche il futuro che viene di rado sostituito con il presente. I TG improntati a un parlato vicino all’oralità e più vivace sono TG4 e Studio Aperto. Per quanto riguarda la sintassi del periodo, domina un periodare ben costruito, pianificato, tipico della scrittura con periodi brevi che si è formata per adattarsi al cambiamento del ruolo del conduttore il quale, nei primi decenni di vita del telegiornale, leggeva intere notizie senza l’accompagnamento di un servizio, successivamente è diventato una figura “collante” che lancia i vari servizi e a cui sono riservate poche battute per lo più brevi.

2.1.2 GLI APPROFONDIMENTI INFORMATIVI

Programmi di approfondimento sono le inchieste, i rotocalchi, le trasmissioni di riflessione da parte di un singolo giornalista, i faccia a faccia e i talk show senza pubblico. Di questi è difficile fornire una sintetica descrizione linguistica data la grande varietà di ambiti e argomenti, ma nel complesso fanno uso di una lingua piuttosto chiara e comprensibile. Stanno però riducendo la loro presenza nella TV dei nostri giorni a favore di programmi di intrattenimento. Alcuni esempi sono Report, TV 7 , Terra!. Report - > Mandato in onda su Rai Tre, è nato nel 1997 ed è un esempio di videogiornalismo. Approfondisce argomenti che rientrano nei macrotemi come alimentazione, ambiente, salute, economia, pubblica amministrazione. Nella struttura del programma la parte preponderante è occupata dalla conduttrice che media tra i giornalisti, i cui testi sono un chiaro esempio di parlato-scritto e le voci degli intervistati, esperti o cittadini comuni. Il parlato scritto è curato e controllato, aderente al neostandard e addirittura all'italiano standard, senza che si perda vivacità e il tono accattivante. È aperto all'espressione colorita e ai colloquialismi. Spesso però il settorialismo può portare all'impiego di tecnicismi non spiegati con conseguenze sul piano della recezione e della comprensione per il pubblico. Molto importanti sono le immagini in stretta relazione con il testo verbale: peculiare di questo programma è la rappresentazione anche visiva dei documenti a cui fa riferimento per spingere il telespettatore ad un'osservazione critica. Mentre i testi di Report sono scritti, controllati e privi di improvvisazione e spontaneità, TV7 è condotto da un giornalista in studio che di solito dialoga con ospiti esperti in diretta e con testi solo parzialmente preparati. Il dialogo fra conduttore esperti si svolge in modo ordinato, senza sovrapposizione e con tecnicismi, quando necessari. Anche qui le immagini rappresentano un momento centrale dell'informazione, ma talvolta spostano l'asse comunicativo verso la spettacolarizzazione.

Matrix ( ideato da Enrico Mentana) Si tratta di un talk show di Canale 5 in cui la prima edizione era caratterizzata dall'impostazione innovativa e meno ingessata rispetto al concorrente Porta a porta , ma l'attuale edizione appare un semplice spettacolo di parole.

2.2.3 LA TV DEL DOLORE

Alcuni programmi di servizio (utility TV) rientrano nella TV del dolore o nell'ambito della TV verità. Partendo da fatti eclatanti ed episodi di cronaca, si muovono in una direzione di spettacolarizzazione retorica e forte emotività. ➔ Chi l'ha visto? Per la prima volta in onda su Rai 3 nel 1989, riguarda la denuncia e la ricerca di persone scomparse. Il registro utilizzato patetico e molto pronunciato ne caratterizza la lingua. Le musiche fanno presa sull'emotività. Le diverse voci presenti, quella della conduttrice, dei giornalisti e dei parenti degli scomparsi, sono improntate sulla retorica ed emotività nella direzione dell’empatia e della spettacolarizzazione del dolore, caratterizzata dall'insistenza degli aggettivi (incredibile, sconvolgente…). Il presente narrativo conferisce immediatezza e visività ai fatti descritti. ➔ Mi manda RAI3 Si occupa dei diritti dei consumatori e denuncia truffe, sprechi, ritardi e altre inadempienze pubbliche e private. Il confronto è vivace, spesso rissoso. Enfasi e retorica caratterizzano il parlato spontaneo e concitato, mentre alcuni professionisti usano un linguaggio settoriale, formale ed elevato. ➔ Quarto grado Dal taglio scandalistico e invasivo, è una trasmissione che, con toni forti ed enfatici, affonda lo sguardo senza veli nel privato di vittime colpevoli e dei loro parenti con interviste e dialoghi all'insegna del pathos e dell'enfasi, domande emotive e retoriche. Scritte in sovrimpressione ricorrono con martellante ripetitività a ribadire ai telespettatori la follia di azioni e fatti.

2.2.4 ALTRI SOTTOGENERI DELL’INFOTAINMENT

Si tratta di programmi, spesso talk show di attualità, dal taglio leggero, come: ➔ Apprescindere (RAI3) Programma informativo-intrattenitivo dalla struttura varia e movimentata, seria e leggera insieme, con un taglio pedagogico evidente che mantiene un tono formale, piacevole, accattivante spiegando con chiarezza, quando necessario, concetti e parole difficili o non chiari. L'impostazione serio-leggera del programma la ritroviamo nella continua alternanza tra voci ed espressioni, serie, colte o tecniche, con espressioni colloquiali e giocose. Interessante la rubrica dedicata alle opinioni di stranieri che vivono in Italia da tempo e ne conoscono bene la lingua e si esprimono sugli argomenti trattati, in genere, in un italiano controllato evidentemente con un testo preparato. ➔ L'arena Programma contenitore dal taglio meno pedagogico, che si basa su temi di attualità. ➔ Che tempo che fa (Fabio Fazio) è un talk show che possiamo meglio definire incontro-intervista di intrattenimento culturale. Il target è quello di persone non giovani con livello di istruzione medio alto. Alla base del parlato del conduttore ci sono testi alla cui redazione collaborano vari autori. Il registro è abbastanza colto con espressioni elevate, ma anche tratti di colloquialità presenti in misura contenuta (a parte la chiacchierata spostata sul versante comico satirico, con Luciana Littizzetto). L'ultima tipologia di programmi tra informazione e intrattenimento è rappresentata da programmi satirici di controinformazione. Come: ➔ Striscia la notizia , ideato da Antonio Ricci nel 1988 e mandato in onda su Canale 5. È un telegiornale satirico popolare che smaschera disservizi, truffe, tarocchi televisivi in TV. Il parlato dei conduttori si basa su un canovaccio con ampio spazio all'improvvisazione e un’accentuata oralità anche dialettale. Si basa su un testo scritto, coeso e corretto, con forte espressività colloquiale, continui giochi di parole che riflettono il taglio ironico e leggero. ➔ Le Iene Notiziario satirico dal tono irriverente e trasgressivo in cui è ancora più accentuata la componente comica e scanzonata. I servizi si basano sulla denuncia di abusi e truffe o sulla messa in ridicolo di politici e VIP con scherzi. La spontaneità colloquiale è connotata in senso diafasico, diatopico e diastratico.

2.3 VARIETA’ DELLA DIVULGAZIONE SCIENTIFICO-CULTURALE

Siamo nell’ambito delle informazioni relative ad ambiti diversi della cultura e della conoscenza del mondo. I contenuti vengono divulgati al largo pubblico in virtù dell'interazione fra parole e immagini. Fare cultura in televisione è un concetto ampio che si lega al mezzo delle sue potenzialità. Comprende sceneggiati tratti da capolavori della letteratura, talk show, i giochi televisivi con componente pedagogica-culturale, film, concerti e il teatro. Ci riferiamo però in modo specifico ai programmi attraverso i quali la televisione divulga contenuti culturali e scientifici, proseguendo una vocazione pedagogica che l'avvento della TV commerciale ha profondamente modificato contaminandola con l'intrattenimento. Nasce così quello che viene chiamato edutainment. La finalità intrattenitiva ha modificato la struttura dei programmi culturali rendendoli più movimentati, accogliendo la parola del pubblico accanto a quella dei conduttori. Alla funzione di illustrazione descrittiva si associa la funzione narrativa che dà ai programmi di edutainment l'impronta di una good story. L'importanza di una lingua chiara, efficace è un aspetto centrale di questa parte della produzione televisiva. Devono essere garantite chiarezza, precisione e comprensibilità senza che si cada nella banalizzazione. Nella televisione italiana generalista di oggi, programmi dedicati alla divulgazione scientifico culturale occupano soprattutto la fascia tardo serale. I canali principali sono Rai 3 , per tradizione, il canale culturale per eccellenza, Rai 5 e La7. La televisione pubblica prosegue con la sua finalità educativa attraverso le importanti sezioni di Rai Scuola e Rai Education. La televisione pubblica deve, per statuto, dedicare una percentuale del suo palinsesto ai cosiddetti generi di servizio pubblico, fra i quali figura la promozione culturale. Anche l'apporto di Mediaset non è trascurabile, seppur spostato verso l'intrattenimento. Una suddivisione in tipi di programmi di divulgazione culturale, come è stato fatto per i programmi informativi, è poco proponibile per varie ragioni:

- I parametri da tenere in considerazione sono diversi e interagiscono fra di loro; - i contenuti sono molteplici e vanno dalla storia, l'archeologia, l'arte, la geografia, i viaggi, le scienze, la medicina e la salute; - a divulgazione e l'illustrazione attraverso la TV e la sua potenzialità visiva saranno naturalmente più facili ed efficaci per alcune materie rispetto ad altre, per esempio, storia, natura e ambiente saranno facilitate con filmati e materiali d'archivio, mentre matematica e filosofia sono difficilmente divulgabili. È stato opportunatamente osservato che nella Neotelevisione contano molto meno i contenuti che erano importanti nella Paleotelevisione. La voce narrante si mantiene aderente all'italiano standard. Le voci degli esperti, quella del narratore o lettore hanno funzione fondamentale “ veridittiva ”, che assicura la valenza didascalica e la veridicità dei contenuti divulgati, con tecnicismi che vengono necessariamente spiegati. Il conduttore, il cui ruolo può variare da un polo di maggiore competenza, quindi esperto lui stesso, a uno di divulgatore, più didascalico, o spostato verso l'intrattenimento. In generale, assomma diverse funzioni, dalla personificazione dei contenuti divulgati a quella di collegamento tra le parti del programma. Strettamente legate alla struttura del programma, alle sue finalità sono il target e la fascia oraria: determinante è la differenza di taglio e destinazione fra le trasmissioni del giorno e quelle della sera. Manca una vera e condivisa categorizzazione di questi programmi che non possono essere suddivisi al loro interno, ma possono essere organizzati in maniera graduale partendo dalle trasmissioni più istruttive e illustrative, con la finalità di veicolare e divulgare contenuti e nelle quali sono assenti le voci del pubblico e dei telespettatori, a trasmissioni in cui la componente divulgativa si sovrappone a quella intrattenitiva, che danno spazio a più voci diverse. I programmi del primo tipo sono trasmessi nelle fasce serali, quelli del secondo in quelle pomeridiane o del mattino. L'impostazione didascalica con contenuti trasmessi “dall'alto”, caratterizza i programmi di divulgazione storica della Rai, tra cui La grande storia, priva di conduttori in studio, che condivide con gli altri programmi il carattere di documentario di storia illustrata. Si parla di “storiografia visiva”, in cui si presentano e analizzano documenti d'archivio, fonti visive, interviste con testimoni diretti, indiretti. Emblematiche sono le trasmissioni di Piero e Alberto Angela e “La famiglia Quark” (Quark, Ulisse, Superquark) sui canali Rai dedicati a storia, scienza, geografia e ambiente.

3. L’ITALIANO IBRIDATO DELL’INTRATTENIMENTO

3.1. L’INTRATTENIMENTO COME MACROGENERE

Tra le quattro macroaree dei programmi televisivi (fiction, intrattenimento, informazione, cultura- educazione), distinguibili secondo dinamiche di produzione e distribuzione, rapporto con il pubblico, funzione svolte nel sistema mediatico, l' intrattenimento è connotato dalla funzione sociale di divertire il pubblico. Questo genere ha subito processi di ibridazione nel passaggio dalla paleo alla neotelevisione. Tutti i parametri di classificazioni vengono quindi meno. Limitandosi ai dati specifici dell'emittenza (le caratteristiche produttivo-formali) e della ricezione (la competenza di fruizione), è possibile una definizione estrinseca del macrogenere. Tempi di produzione che simulano la diretta, spazi attrezzati e apparato produttivo esibito, protagonisti di differente estrazione, conduttore alla ricerca di un contatto con lo spettatore, contenuti afferenti a forme svariate di spettacolo, modalità di coinvolgimento dello spettatore, finalità immediata di divertire, sono fattori che fanno rientrare nell’intrattenimento anche le spettacolarizzazioni della vita quotidiana sotto forma di conversazioni e dibattiti ( talk show ), sia di diretta in tempo reale ( reality show ). I palinsesti devono adattarsi per mantenere un equilibrio fra generi tradizionali, graditi da un pubblico più maturo e nuove formule più appetibili al target giovanile.

3.2. GENERI E STILI TRA PALEO E NEOTELEVISIONE

I generi e i formati dell'intrattenimento hanno risentito più di altri macrogeneri dei modi di produzione e di fruizione tra radio e televisione, un esempio è Il Festival della canzone italiana di Sanremo. Solo negli anni 60, grazie ai progressi tecnologici, il mezzo televisivo passa dalla riproposizione aggiornata di modelli presi altrove alla messa a punto di codici espressivi autonomi. Il varietà si è aperto a rimodellamenti sin dalla paleotelevisione. Si sono evolute parodie, sfide tra barzellettieri ( La sai l'ultima?). Da format stranieri hanno preso avvio gare di ballo ( Ballando con le stelle) , candid camera ( Scherzi a parte ), spettacolarizzazioni di video amatoriali ( Paperissima ). I programmi contenitori furono creati negli anni 70, con Domenica In di Rai1. Se nei contenitori domenicali domina il varietà con brevi interferenze di informazione, nei contenitori feriali come Uno Mattina prevale la cronaca nella forma ibridata dell'infotainment. Con il primo talk show Bontà loro , Costanzo inaugura la cosiddetta TV delle parole. Negli anni 80, la rilevazione quasi ossessiva dell’ audience rivoluziona gli stili di ascolto e le modalità di produzione, determinando un'espansione di prodotti atti ad ancorare il pubblico allo schermo lungo l'arco dell'intera giornata. Anche il quiz fa le spese di questo mutamento, allo show settimanale di prima serata si sostituiscono i giochi quotidiani ( game show ) inseriti nei contenitori diurni o collocati a ridosso del Prime Time. Si diffonde il reality con i dating show che vanno dalla ricerca dell'anima gemella ai conflitti di coppia. RAI3 risponde con la TV verità che punta sul realismo documentario delle storie rappresentate. I primi segnali di discontinuità rispetto al passato si manifestano negli ultimi due decenni, i generi si svincolano dalla produzione nazionale e si materializzano in format potenzialmente acquisibili a livello globale, come Grande Fratello , emblema dei programmi multipiattaforma progettati per la fruizione simultanea o differita nei vari media.

3 .2.1 TRA ESPRESSIVITA’ E COMUNICAZIONE

Nel genere dell'intrattenimento spicca la dinamica comunicazione-espressività , imperniata sul ruolo del dialetto , adottabile come parametro per una periodizzazione. Distinguiamo tre fasi:

- fase dell'intrattenimento acculturante ( 1954 - 1975 ) Si producono programmi di varietà e quiz con modalità narrative e conversative accomunate da uno stile disimpegnato e leggero. Le varietà regionali si affacciano nel parlato spontaneo dei concorrenti. L'espressività prevale la comunicazione. La finalità del macrogenere è acculturante; - fase dell'intrattenimento narcisistico ( 1976 - 1999 ) Segna il passaggio dalla televisione teatro alla televisione televisione , caratterizzata da talk show e spettacolarizzazione del sé. Domina l'italiano standard con accento marcato, mentre nel parlato degli ospiti si riconosce un italiano colloquiale, mentre l’italiano del pubblico è trascurato, influenzato dal dialetto. La finalità del macrogenere è ludica;

- fase dell’intrattenimento fidelizzante (in corso e avviatasi nel 2000) Si passa alla televisione televisione alla TV verità , cioè ai reality. Si istituisce una sinergia fra espressività e comunicazione. La diatopia rimane intenzionale nel conduttore e inintenzionale nel concorrente. La finalità del macrogenere è fidelizzante-identitaria, infatti si ricorre ai vari dialetti per attuare un meccanismo di riconoscimento nei telespettatori.

3.2.2 INTRATTENIMENTO COMICO

La comicità televisiva è interferita dagli stessi elementi che la dovrebbero veicolare: spettacolo, informazione, cultura. Spesso costituisce dei siparietti all'interno di programmi “seri” di informazione, ad esempio quelli della Littizzetto in Che tempo che fa. Per la comicità, la finalità comunicativa dominante è quella di creare stupore e rompere gli schemi prevedibili. I varietà paleotelevisivi segnano la prima fase del genere comico che ancora non figura autonomamente nel palinsesto, ma rimane all'interno di programmi con la precisa funzione di far rilassare lo spettatore, ad esempio in Studio uno o Pappagone. Alla fine degli anni 60 si inaugura una seconda fase, con una comicità cabarettistica che rompe i moduli della comicità tradizionale ( Quelli della domenica ). Il passaggio dalla paleo alla neotelevisione accomuna i gusti e gli interessi del pubblico che prima erano differenziati a seconda delle fasce di ascolto. In questo clima nascono Onda libera che segna l'esordio di Roberto Benigni. Con Drive in, primo importante show di Mediaset che diventerà un cult, inizia la terza fase del comico. L'alternarsi di gag e siparietti gestiti da Ezio Greggio esprime una comicità demenziale, adattata al modello americano di mordente satira sociale. In questo clima di rinnovamento, la RAI reagisce con programmi di grande successo, come Quelli della notte , mettendo alla berlina un certo tipo di televisione che critica sè stessa. Un vero punto di svolta è costituito da Zelig Circus , un cabaret ad impronta surreale, in cui il conduttore Claudio Bisio svolge nei confronti dei comici un ruolo più importante di quello di tradizionale spalla: dare l'illusione dell'improvvisazione scenica in performance risultanti da una lunga preparazione. La serie Mai dire Grande Fratello nasce su Canale 5 in concomitanza con l'edizione italiana del Grande Fratello, di cui intende smascherare le ipocrisie, la meschinità, gli svarioni linguistici. E’ stato poi riproposto il programma come Mai dire Grande Fratello e figli estendendo la satira ai reality del momento, per poi convertirsi allo stile del talk show.

3.3 L’ITALIANO LEGGERO DEL VARIETA’

La formula vincente fu quella di Studio uno, in cui conduttori inauguravano l'italiano televisivo con accento straniero, poi dilagato nella televisione. La variante neotelevisiva dello spettacolo di varietà può essere rintracciata nel one man show costruito sulla figura del conduttore che informa tutta la linea narrativa del programma. Il linguaggio solitamente attualissimo unisce alla tradizione dell'intrattenimento popolare un monologo di ispirazione teatrale in cui si contaminano copione e improvvisazione. Il Festival di Sanremo nel corso degli anni è diventato un punto di incontro tra fedeltà alla tradizione e istanze di rinnovamento. Dagli anni 90 la manifestazione canora è stata trasformata in un media event che riesce a mobilitare il paese. L’italiano del Festival è altamente pianificato, in gran parte orientato verso un italiano di uso medio e un registro brillante.

3.3.1. UN GENERE NON GENERE: IL CONTENITORE

Il programma contenitore può considerarsi, come i talk show, il sottogenere caratterizzante della televisione, benché la definizione risulti abbastanza controversa. Nella cornice del programma contenitore elementi di diversi sottogeneri confluiscono miniaturizzati in un unico spazio. La rappresentazione è gestita dal conduttore che punta sulla convivialità amichevole. Il programma contenitore è più agevolmente definibile come tipologia testuale, in quanto si può leggere come una sorta di palinsesto in miniatura dotato di forma (diverse tipologie di spettacolo al suo interno) e di una struttura (data dal montaggio dei vari pezzi). Successivamente per agganciare fasce sempre più nuove di pubblico il programma è stato esteso ai giorni feriali e a fasce orarie diverse da quelle pomeridiane sicchè la “semiotizzazione” del tempo, vale a dire la

Ne derivano due tipologie di programmi:

- reality TV , o TV verità , in cui si fa credere di rappresentare in modo autentico la realtà quotidiana attraverso video amatoriali ( Paperissima ) o le candid camera; - reality based show, rappresentazioni della vita reale, abilmente simulata per coinvolgere e fidelizzare. Le prime forme di reality riguardano il dating show, meccanismi di innamoramento pilotato e l' emoteinment , che fonde emotional ed entertainment, in cui si punta a spettacolarizzare momenti di particolare turbamento, come la ricucitura di rapporti sentimentali. I primi esempi sono i vari programmi di Maria De Filippi. Nelle trasmissioni della TV verità, in generale, i partecipanti, a parte le cadenze regionali, parlano un italiano dell'uso medio ben padroneggiato anche se stereotipato. Nella tipologia dell'errore televisivo vanno tenuti distinti la “papera”, dovuta a ignoranza linguistica e lo “strafalcione espressionistico”, dalla sciatteria del parlato trascurato e improvvisato nei protagonisti di reality e della TV verità. Un autentico fenomeno è il Grande Fratello , una docusoap , cosiddetta perché le telecamere documentano minuto per minuto la convivenza di ragazzi e ragazze chiusi in una casa. È la trasmissione forse più emblematica nella commistione neotelevisiva di generi, un vero e proprio esperimento mediatico in cui coesistono tv tradizionale, pay tv, web e telefonia. Il parlato spontaneo è stato letteralmente sbattuto in diretta e il sub standard vi ha trovato piena legittimazione. Rappresentativo in questo caso è anche il parlato delle conduttrici Barbara d’Urso e Alessia Marcuzzi. Nel caso del Grande Fratello, il reality sembra stabilizzarsi nella forma dello psychodrama reality show che ha scardinato l'intero sistema dei generi televisivi, in quanto le dinamiche relazionali diventano insieme sperimentazioni e spettacolo. Le persone comuni assumono un ruolo di protagoniste assolute candidandosi a vere e proprie star. Ribaltando la prospettiva, le celebrità sono state colte in momenti di estrema difficoltà, in psychodrama reality come L'Isola dei famosi.

3.4. IL PARLATO CURATO DEI GAME SHOW

Il sottogenere dei giochi si articola in svariate tipologie: giochi basati su abilità cognitive e fortuna, giochi basati su abilità fisico-manuali e su capacità relazionali. Dall'impostazione seria e specialistica si è passati via via a quiz leggeri come Chi vuol essere milionario? in cui le che domande sono a risposta chiusa. Giochi di resistenza estrema sono stati poi inseriti anche in reality show come l’ Isola dei famosi e in programmi di divulgazione “scientifica” come Ciao Darwin. Il linguaggio di Bonolis si scinde in varie tipologie di discorso a seconda del momento del programma, condotto con frenetica partecipazione e con toni da cronaca calcistica (enunciazione affannosa, ritmo mitragliante) contrapposti ad una estrema proprietà lessicale. Come si vede il programma oscilla dall’aulicismo e dal cultismo del conduttore al substandard pervasivo dei concorrenti. Ultimamente il tradizionale gioco con premi in denaro è stato sostituito con il talent show o il concorso di bellezza, in cui la posta in palio è l'ingresso nel mondo dello spettacolo. Emblematica è Miss Italia.

3.4.1 QUIZ

Lascia o raddoppia? (Mike Bongiorno) è il primo quiz della televisione italiana, a cui si affiancarono presto Campanile sera e Telematch. La TV trova una legittimazione sociale inserendosi nel tessuto socioculturale del paese, creando forme inedite di aggregazione nei bar o in casa di amici per la fruizione collettiva del programma. Rispetto al quiz americano, quello nostrano lascia più spazio al conduttore per interagire con il concorrente. Lascia o raddoppia? è il primo programma di intrattenimento che ha avuto un ruolo indiscutibile nella diffusione dell'italiano e nel processo di avvicinamento fra scritto e parlato.

3.4.2. QUIZ LINGUISTICI

Ai quiz culturali seguirono i quiz linguistici come Chissà chi lo sa? in cui classi scolastiche di tutta Italia si sfidavano su quesiti di grammatica, semantica e fraseologia. La Ghigliottina esprime una nuova generazione di Game Show linguistici che non puntano all'erudizione di pochi rispetto ai giochi precedenti a quelli delle reti concorrenti. La novità e la qualità della Ghigliottina

consiste nel rivolgersi alla competenza linguistica dei partecipanti e dei telespettatori, stimolati alla riflessione metalinguistica e all'analisi attiva e non spinti dall'automatismo di risposte a struttura chiusa.

3.4.3. IL GAME SHOW

Affari tuoi è il programma in cui Paolo Bonolis ha collaudato il proprio linguaggio caleidoscopico, che spazia dall’aulicismo, al regionalismo e al turpiloquio. Rappresenta il modello perfetto di “lingua pop” che combina un lessico ostentatamente forbito e il dialetto romanesco in un dinamismo linguistico che enfatizza i momenti decisivi. Il caleidoscopio linguistico sapientemente gestito dai conduttori ruota intorno alle varietà satelliti di italiano regionale e sembra presentarsi quale elemento unificante in due direzioni: interna, perché diviene cifra stilistica della trasmissione ed esterna, perché il programma, ricalcando modelli paleotelevisivi noti, tende a riunire davanti allo schermo le famiglie italiane, creando così una complicità extratestuale.

3.5 UN PARAGENERE: LA PUBBLICITA’

La pubblicità, da forza esterna del palinsesto, si è trasformata in una sorta di paragenere della neotelevisione che contamina fiction e intrattenimento. La soppressione di Carosello , andato in onda dal 1957 al 1977 tutti i giorni alle 20 :50 sul Programma Nazionale, sancisce il passaggio dalla TV pedagogica a quella commerciale. Nei complessivi tre minuti di ciascun microtesto pubblicitario, solo gli ultimi 30 secondi erano dedicati al prodotto da reclamizzare, ma il testo dominante rimaneva la scenetta impersonata da attori del teatro, del varietà o del cinema o da personaggi di animazione (l’infallibile ispettore Rock) che facevano da testimonial di cosmetici, dentifrici o detersivi. Con la neotelevisione il Carosello, che fungeva per i bambini da divieto di accesso alla TV per adulti, cede il posto a nugoli di spot di 15 o 30 secondi addensati in comunicati di due minuti messi in onda con ritmo ossessivo ogni 20 minuti, interrompendo bruscamente fastidiosamente diversi programmi. La modalità narrativa rimane, ma si adatta in maniera stringente al prodotto. Si moltiplicano le tipologie di messaggio pubblicitario:

- televendita , proposta di acquisto per via telefonica; - billboard , invito o ringraziamento per l'ascolto in testa in coda ad un programma; - il diario , comunicato di 5 secondi che apre il break nel quale si succedono i vari spot. Ai generi televisivi di pubblicità, vanno affiancati i generi extratelevisivi costituiti da: - trailer , messaggi promozionali di trasmissioni; - spot , messaggi promozionali di prodotti commerciali; - pubblicità progresso , campagne di informazione di interesse umanitario-sociale. Un caso a sé è costituito dai promo, testi televisivi a pieno titolo creati per pubblicizzare i programmi all'interno della stessa emittente. Il linguaggio della pubblicità televisiva si presenta come linguaggio trasversale afferrabile in base alle fasce orarie della messa in onda e in base al target prefigurato. L'aggettivo è un ingrediente fondamentale del linguaggio pubblicitario perché consente di caratterizzare con efficacia ed economia espressiva la qualità del prodotto. L'andamento dei break è palesemente ciclico e indifferenziato fra reti pubbliche e private. Negli ultimi tempi si mettono in onda spot pubblicitari integralmente commentati in inglese, ciò potrebbe essere uno stimolo per le più giovani generazioni ad avvicinarsi alla conoscenza riflessa dell'inglese.

Pur continuando a importare materiale americano, si incrementa la produzione nazionale in tutti i sottogeneri dal poliziesco (Maresciallo Rocca e Don Matteo), al religioso, ai serial in costume (Elisa di Rivombrosa).

4.1.2 UN PARLATO RIPRODOTTO E RIMODELLANTE

Il parlato della fiction si connota come una tipologia trasversale di parlato teletrasmesso più vicino a quello reale, piuttosto che a quello teatrale. Si tratta in sostanza di un parlato recitato, sottoposto a una sorta di rotazione mimetica, esemplato su quello spontaneo, ma ripulito dalle ridondanze e trascritto nel copione. Lo si può pertanto definire un parlato “oralizzato”. La televisione italiana si rivela uno “specchio a due raggi” che da un lato, assorbe e riflette i modelli di lingua e dall'altro, li ripropone. Il piccolo schermo rappresenta, rispetto al grande schermo, un altro modo di consumare il video, vale a dire un consumo interpretante, sia sul piano emozionale sia su quello culturale. Tra questi testi e i fruitori si crea un corto circuito imitativo che si ripercuote sul livello linguistico. Se da una parte il lessico invasivo della fiction si sovrappone al parlare comune, dall'altra la lingua reale è riprodotta attendibilmente, mantenendo persino la dizione sporca degli attori. Più che modellante, il rispecchiamento della fiction appare RImodellante, offrendo allo spettatore il proprio corrispettivo simbolico, cioè un riflesso dinamico e non passivo della propria identità. L'italiano della fiction ha occultato la propria valenza educativa sotto l'apparenza ludica, risultando più incisivo ai fini della diffusione dell'italiano. L'unificazione linguistica va vista come un assorbimento sistematico e continuo. Il parlato realizzato perciò ha buone probabilità di influenzare gli usi linguistici degli spettatori.

4.2 FICTION ITALIANA E FICTION ALL’ITALIANA

Secondo le normali dinamiche di indigeni zazione, la TV italiana pubblica e privata. Siri appropriava dei format più in armonia con la cultura sociale televisiva del pubblico di destinazione, creando prodotti artigianali in cui l'inventiva dei nostri autori si limitava a calare storie, contenuti domestici. Informati tradizionalmente americani. Della fiction italiana si passava così alla fiction all'italiana, con immediati risvolti di ordine linguistico. Rispetto alla fase MODELLANTE si accentua una volontà mimetica. All'intento di assecondare il bisogno del pubblico di storie di vita quotidiana si affiancherà quello di rappresentare una lingua che si articola in un repertorio di varietà sociali in continua evoluzione. I testi sono stati selezionati in base al gradimento del pubblico:

- testi stilisticamente compatti, orientati verso registri socio Stilistici Medioalti e verso lo standard, con interferenze del neo standard e di varietà diafasiche e diatopiche. 100 vetrine Ris. - Testi, stilisticamente, variati. Presentano una moderata e scorsi vita di registi e un ampio spettro di varietà socio linguistiche, dal neo standard, al linguaggio tecnico all'italiano regionale, popolari. Un medico in famiglia distretto di polizia. - Testi stilisticamente iper caratterizzati. Si contraddistinguono per una forte e scorsi vita di registri socio stilistici, dallo stile colloquiale tendente verso il basso, al parlato sciatto e trascurato. Frequenti sono i casi di code, switching e cod mixing, Con ampie aperture al substandard. Un posto al sole? L'italiano realizzato, si presenta esemplato sull italiano parlato con apertura al dialetto, al linguaggio giovanile e all'italiano degli immigrati (interlingua). I forestierismi si limitano a prestiti già ampiamente diffusi. Il dato nuovo è che termini Dio matiz, neanche lo americani già filtrati dal doppiaggio, affiorano nelle sceneggiature italiane (esempio: assolutamente con valenza positiva). Un medico in famiglia destinata a un pubblico esteso e socialmente composito, interpreta una varietà di italiano formale e aulico Che oscilla con l'italiano popolare, il parlato spontaneo e il turpiloquio. Una componente di afasica essenziale nelle fiction e il lessico settoriale. Dominano quello medico giudiziario, la riformulazione puristica in italiano del tecnicismo, prima proferito in lingua straniera (assassino Seriale per serial killer). Il rapporto lingua dialetto nella fiction riflette fedelmente quello verificatosi nella reale evoluzione comunicativa della società italiana. Da un primo momento in cui si opponevano diametralmente come nel mulino del po, Si passa una fase intermedia in cui nelle sceneggiature delle fiction seriali affiorano gli italiani regionali. Nella pronuncia va anche nel lessico e nella sintassi come un posto al sole nella piovra. Imposta il sole, riproduci attendibilmente tutto il continuum socio linguistico, pur prediligendo la

caratterizzazione regionale. Ritiriamo spesso il tag switching registro misto con allocativi interiezioni e riempitivi in dialetto. Con switching, cod Mixing presentano basse frequenze per garantire la comprensibilità dei dialoghi a un pubblico quanto più vasto possibile. La parabola televisiva della di atopia rispecchia quella del cinema del dopoguerra, in cui la componente dialettale aveva via via via perduto, il ruolo caratterizzante di origine teatrale per assumere quello più attuale e realistico di fattore di rispecchiamento socio linguistico. Ultimamente alla riproduzione integrale del dialetto si va sostituendo il cod switching. Per rispondere allora Alla domanda se nella fiction neo televisiva predomina il rispecchiamento, la stilizzazione caratterizzante possiamo rispondere che a predominare e il rispecchiamento caratterizzante.

4.2.1 LA MINISERIE

La miniserie erede diretta dello sceneggiato per la formula del racconto breve ma di dichiarata ascendenza cinematografica, si caratterizza per una certa finalità di trasmettere con intenti divulgativi, valori, principi etici e politici. Partita con biografie esemplari negli ultimi anni la miniserie sempre più spesso racconta storie ambientate lontano nel tempo, in un passato più o meno recente. Si moltiplicano gli adattamenti letterari, (cuore), si rievoca la storia antica e quella moderna e fatti di cronaca anche recente. Altre miniserie trasmesse da Rai Uno sono, la guerra è finita, la meglio gioventù e guerra e pace. La prima, caratterizzata da stili comunicativi artificiosi, innaturali, la seconda da stili sobri e colloquiali, la terza da un’oralità di sapore ottocentesco.

4.3 LA FICTION TRADOTTA

Già nella paleotelevisione alcune delle produzioni americane hanno avuto l'impatto più forte rispetto a quelle italiane., basti pensare ai telefilm di genere poliziesco ( Perry Mason, dottor Kildare, ER Medici in prima linea, Dr House ). A partire dagli anni 80, con la nascita di nuove emittenti, arrivarono telefilm come Wonder Woman e anche la Rai continuò a trasmettere prodotti seriali acquistati negli Stati Uniti ( Saranno famosi ). Ai fini del riuso sociale del linguaggio televisivo, anche i prodotti di importazione angloamericana tradotti in italiano costituiscono un'importante fonte di informazione. Si tratta di una lingua dalle caratteristiche ben precise, riscontrabili prima di tutto nella tendenza allo stereotipo linguistico che ha meritato l'etichetta di “ doppiaggese ” (esempio: “Qual è il tuo nome?” al posto di “Come ti chiami?” oppure “Non c'è problema”, traduzione letterale di “No problem”). Alcuni esempi sono Beautiful , ER Medici in prima linea , X Files e CSI. L’italiano tradotto presenta un repertorio linguistico molto più variegato e privo di slang. L'adattamento italiano mostra generalmente una struttura sintattica più articolata e complessa rispetto all'originale (inglese), tendenza legata strettamente alla natura stessa delle due lingue. Una seconda sottocategoria di testi raggruppa i serial come X files e CSI. Nel primo, le didascalie in sovrimpressione e molti termini diafasicamente motivati vengono lasciati in inglese. I tecnicismi di area scientifica, sia quelli comprensibili sia quelli complessi, quasi mai spiegati, si connotano come elementi funzionali all'espressività. In definitiva, l'uso riflesso e strategico dell'inglese nell'adattamento delle fiction angloamericane conferma che nel repertorio di oggi esso svolge un ruolo importante, tanto da poter essere considerato ben più di un semplice bacino di interferenze o prestiti, vale a dire una risorsa essenziale per finalità espressive di rilievo. Il parlato della fiction indigenizzata degli ultimi 20 anni si qualifica come una lingua pienamente autonoma e consistente che, adattando creativamente fluidità discorsiva e dinamismo pragmatico dai modelli angloamericani di partenza, ha saputo costruirsi un proprio stile mimetico. L'italiano dei diversi sottogeneri della fiction si può caratterizzare come un parlato recitato, realisticamente simulato, che incorpora i tratti meno ridondanti del parlato-parlato e rispecchia l'effettiva stratificazione dell'italiano contemporaneo, adeguandone tratti e registri alle esigenze tematico situazionali, compresa la diatopia. L'italiano oralizzato riproduce incredibilmente la lingua contemporanea in tutte le sue varietà, ammiccando ad ogni possibile categoria di pubblico. Dal rispecchiamento all'effetto modellante, o rimodellante, al riuso il passo è breve.

sobrio, più differenziato e spesso tecnico, mentre decisamente vario è il parlato degli ospiti in studio e degli intervistati.

6. L’ITALIANO EDUCATIVO-LUDICO DELLA TV PER BAMBINI E RAGAZZI

6.1 UN MACROGENERE TRASVERSALE

Oggi la TV satellitare da un lato estende al massimo la possibilità di scelta dei programmi e dall'altro racchiude la fruizione in spazi monotematici, anche se i giovanissimi sembrano sempre più attirati dagli spazi di ascolto del pubblico adulto. Sia la paleotelevisione pedagogica, sia la neotelevisione ibrida rappresentano per i bambini un modello psicologico, sociologico, linguistico, cognitivo, relazionale, comunicativo. Mentre la TV per ragazzi delle origini offriva modelli testuali ben definiti, ma concepiti in astratto rispetto ai destinatari, quella neotelevisiva, dopo l'iniziale collaborazione con l'Università per programmi formativi (Bologna per l'Albero azzurro, Torino per la melevisione), ha abdicato al mandato educativo per uniformarsi ai generi, pubblicità compresa, di cui i bambini sono i maggiori consumatori. Nel bouquet di Sky dedicato ai ragazzi, impostato secondo una programmazione ciclica ripetuta nell'arco della giornata, della settimana e del mese per creare una rassicurante riconoscibilità, vanno in onda sia programmi sperimentali sia programmi collaudati all'estero. Le trasmissioni di audience più elevata vengono poi trasmesse su RAI2 e Italia 1. Tipico il caso delle sitcom giovanili , come Quelli dell'intervallo che sembra voler emulare Camera caffè nell'impostazione scenografica. La paleotelevisione per ragazzi dipendeva, rispetto ai generi, da quella per gli adulti. Il più rappresentato era all'intrattenimento, che spaziava da Piccolo varietà al quiz ( Zurlì, il mago del giovedì ), mentre l'informazione si limitava a Giramondo. Di grande impatto fu la serie televisiva italiana I ragazzi di padre Tobia che, insieme ai telefilm di importazione, forniva storie basate su amicizia, solidarietà, accoglienza. La tipologia testuale dei cartoni animati iniziò con pomeriggio Disney e con i cartoon d'autore di Carosello , per assestarsi con Gulp! I fumetti in TV. La serialità si impose con le produzioni giapponesi ( Heidi) fino ai manga e alle loro evoluzioni televisive. Con la neotelevisione si incrementò la produzione autonoma di serie per bambini (Love me Licia). Il programma contenitore si dirama in due filoni: quello educativo, tipico della TV pubblica (Albero Azzurro e Melevisione) quello dell’intrattenimento che coinvolge la TV privata ( Bim Bum Bam ). La RAI mira al recupero della funzione educativa del palinsesto per ragazzi, mostrando una selezione accurata dei programmi e uno spazio aperto alla sperimentazione. Negli altri canali satellitari la politica editoriale è vaga e la programmazione eterogenea, prefigurando cartoni per un target fino agli 8 anni ( Superchicche ) e uno per fasce di età più avanzata ( Leone il cane fifone ).

6.2 I PROGRAMMI CONTENITORE

Nell’ Albero azzurro il dialogo è semplice, vivacizzato e la lingua modellata sul parlato quotidiano, ma non eccessivamente semplificata. I tecnicismi sono spiegati contestualmente e i tempi verbali sono aderenti alla norma, anche se nelle serie più recenti si osserva qualche concessione ai processi in atto nell'italiano dell'uso medio (uso dell’imperfetto al posto del condizionale). Ciò che invece caratterizza la Melevisione , è il lessico ampio e le continue escursioni fra registri e sottocodici, da quello della medicina a quello burocratico. Abbondano gli aulicismi volti alla caratterizzazione epocale del racconto e le neoformazioni. All'espressività mirano onomatopee, diminutivi, accrescitivi, superlativi e forme iperboliche. Fino ai primissimi anni del 2000, i contenitori per i bambini in età scolare hanno mantenuto una loro identità, ma con l'introduzione della nuova offerta satellitare, la stagione dei contenuti mediati per bambini più grandi può dirsi conclusa per ragioni di audience.

Resiste, invece, Art Attack programma di manualità avanzata con Giovanni Muciaccia, supportato da una statua parlante. I termini poco comuni o tecnici implicati nella descrizione delle operazioni manuali, sono chiariti nei riferimenti immediati al testo visivo. Il lessico è elevato.

6.3 L’INFORMAZIONE: DA GT RAGAZZI A SCREENSAVER

Una volontà autentica di fare informazione televisiva per ragazzi si manifesta negli anni 90 con Giramondo. Quest'ultimo rappresentava l'esigenza di fornire approfondimenti informativi come i cinegiornali dei grandi, con servizi da tutto il mondo e curiosità legate alle scienze. Neonews, TG ragazzi, GT ragazzi segnano una svolta dedicandosi alla notizia con una struttura concisa, breve, ad alto tasso di informatività. Screensaver su Rai3 affiancava i contenuti informativi all'idea innovativa di far fare ai ragazzi la TV a essi destinata, accogliendo all'interno della trasmissione i loro video. Da striscia pomeridiana, diventò programma domenicale di lunga durata in cui al sostanziale impianto informativo-commentativo si alternavano fiction, documentari e spot. La comunicazione con il pubblico era curata anche attraverso il sito web e il parlato del conduttore si caratterizzava per stereotipi del lessico giovanile spontaneo e per un uso controllato del neostandard.

6.4 LE SERIE ANIMATE

6.4.1. LE SERIE ANIMATE DEI PIU’ PICCOLI

I cartoni animati a carattere seriale hanno maggiori potenzialità di agire da modello linguistico presso i piccoli telespettatori. La serie Winx club , prodotta nelle Marche, ha conosciuto un successo esplosivo diffondendosi in 130 paesi esteri. I dialoghi tendono a una medietà linguistica molto controllata, ma dal lessico variato, a conferma dell'orientamento delle serie animate per l'età scolare verso il linguaggio giovanile e non verso il baby talk.

6.4.2 SERIE ANIMATE PER ADULTI

I cartoni animati destinati a un pubblico adulto riscuotono successo anche presso i più piccoli, nonostante la complessità tematica e i registri linguistici multipli. I Simpson , archetipo dei cartoni per adulti e della sitcom animata, affronta in chiave satirica lo stile di vita americano. La serie concorrenziale I Griffin ha invece suscitato perplessità per la violazione del buon gusto e del limite etico nel trattare razzismo, sesso, pedofili, alcolismo, terrorismo con linguaggio fin troppo esplicito. Fondamentale è la tipizzazione del linguaggio dei protagonisti che rispecchiano i ruoli sociali e familiari, soprattutto nelle scelte lessicali e stilistiche. Il parlato delle madri di famiglia è sempre accurato, adeguatamente caratterizzati sul piano linguistico sono i bambini, come Stewie Griffin, un neonato che si esprime in maniera surreale e con espressioni fin troppo ricercate. Lo stile comunicativo adolescenziale ben rappresentato da Bart Simpson, onnipresente e dotato di forte potere di influenza sul pubblico giovanile. Il “giovanilese” al femminile è rappresentato da Meg Griffin che si esprime con colloquialismi al limite del turpiloquio. L'impegno di traduttori si avverte sul registro fraseologico: le espressioni angloamericane sono state rese con i moduli italiani corrispondenti con maggior accuratezza rispetto alla fiction. Il repertorio lessicale delle trasmissioni esplicitamente dedicate alla prima infanzia è ricchissimo e strettamente legato a quello della letteratura per l'infanzia, sia per la comunanza degli autori sia per il soggiacente intento pedagogico. Non è solo la televisione a giocare un ruolo determinante nella costruzione dei modelli linguistici delle nuove generazioni.