Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


La Linguistica: Origini, Segni e Differenze, Appunti di Linguistica

Una panoramica della storia della linguistica, dalla scoperta dell'affinità tra diverse lingue da william jones, alla teoria del segno linguistico di saussure e alla distinzione tra diacronia e sincronia. Viene inoltre introdotto il concetto di fonetica e la distinzione tra lingue polisintetiche e agglutinanti.

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 20/12/2019

denise_carde
denise_carde 🇮🇹

4.8

(4)

16 documenti

1 / 7

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Esempio:
- Cerco una ragazza che suona il violino: si presuppone la conoscenza della ragazza che suona il violino.
- Cerco una ragazza che suoni il violino: si presuppone l’esistenza di una ragazza in grado di suonare il violino.
Tale condizione è possibile che si verifichi solo se viene usato il verbo al congiuntivo.
STORIA DELLA LINGUISTICA GENERALE
La linguistica si occupa dei fenomeni del linguaggio, indipendentemente dalla storia della lingua. Nasce come
dottrina storica e fonda le sue basi sulla grammatica; nell’antichità (greco antico, latino – che non era più parlato ma
era ancora scritto e studiato). Era fondamentale conoscere la grammatica latina, proprio per capire ciò che era scritto
sui manuali. Non era fondamentale solo per leggere e per scrivere, ma anche per la comprensione delle leggi, come
nell’antica Roma. Questa visione dell’origine del linguaggio, è legata al bisogno che l’uomo ha di parlare un’unica
lingua, ed è monoglottica.
Prospettiva monoglottica: prospettiva di un’unica lingua; esigenza che nasce durante la trascrizione dei manuali.
Infatti nel medioevo i volgari erano molti, ma la lingua che interessava era una sola. Dante fu uno degli “ideatori”
principali.
Il diffondersi di un’unica lingua nel 700 implica anche un confronto, e quindi anche l’insorgere di diversi problemi,
come ad esempio la scelta di quella che si vuol far comprendere al maggior numero di persone.
Alla fine del 700 William Jones, funzionario di un impero coloniale, si reca in India e inizia a studiare testi antichi: le
parole che analizzava erano molto simili a parole del latino, del greco, sanscrito, di alcune lingue germaniche come il
gotico, e dell’inglese. (I nomi dei familiari ad esempio, o i numerali, erano le parole più simili). Jones ipotizza così che
queste lingue da lui studiate avessero qualcosa in comune con il rapporto che avevano le varie lingue romanze o
neolatine, ovvero una stretta “parentela”. Si giunge dunque ad una conclusione: esisteva una sola lingua in partenza
da cui poi sono derivate tutte le altre.
Non era però stata posta attenzione al fatto che nel tempo le lingue e la grammatica cambiano, o al fatto che quelle
simili tra loro erano parlate in luoghi lontanissimi tra loro; perché ancora non era conosciuta la parentela storica
delle varie lingue. Prima di affermare che due lingue sono imparentate, è necessario analizzare la grammatica di
base; all’inizio del 500 la linguistica serviva a spiegare l’origine della lingua.
Ferdinando de ….. è uno dei primi che si occupa di questi studi; gli studenti che seguirono le sue lezioni misero
insieme gli appunti, nasce così il primo manuale di linguistica generale.
Nel 1916 viene pubblicato un nuovo manuale chiamato “Manuale dello svizzero”, dopo la morte del linguista.
Lingue: strumenti con caratteristiche simili
Linguaggio: mezzo per esprimere
Parentela genealogica: Alcuni termini turchi sono simili all’italiano, così come alcune parole tedesche: le somiglianze
lessicali possono essere però ingannevoli perché alcuni termini linguistici possono essere “presi in prestito” da altre
lingue.
Segno linguistico: elemento di ogni linguaggio, es. parola
S -> significato = concetto mentale
s -> significante = forma che esprime il significato, forma fonica, suono. Dipende dalla natura del referente a cui si
riferisce il significato.
Il rapporto tra questi due termini è di tipo arbitrario, e isomorfico. Una volta che un’onomatopea viene riconosciuta
come tale, aumenta l’arbitrarietà del segno linguistico.
Perché la S del plurale inglese è un segno linguistico? Perché è un significato di tipo grammaticale.
Un significato non è obbligatoriamente espresso da uno specifico suono universale, ma può essere espresso da una
serie di suoni, dovuti alla differenza tra le varie lingue; nella lingua francese ad esempio “parole” non ha lo stesso
significato che ha nella lingua italiana, perché significa “discorso”; “parole” invece si traduce con “mot”.
La parola “langue” è un aspetto sociale condiviso da tutti i parlanti di una solita lingua. Il linguista Saussur afferma
che la è immutabile, ovvero alla sua base ci sono delle regole che devono essere mantenute nel tempo per una
comunicazione efficace.
Il linguista Jacobson analizza questa dicotomia, secondo lui la “langue” è un codice arbitrario (secondo il linguista
americano Chomsky è una competenza), mentre “parole” è il messaggio (secondo il linguista americano Chomsky è
l’esecuzione, cioè performance).
1
pf3
pf4
pf5

Anteprima parziale del testo

Scarica La Linguistica: Origini, Segni e Differenze e più Appunti in PDF di Linguistica solo su Docsity!

Esempio:

  • Cerco una ragazza che suona il violino: si presuppone la conoscenza della ragazza che suona il violino.
  • Cerco una ragazza che suoni il violino: si presuppone l’esistenza di una ragazza in grado di suonare il violino. Tale condizione è possibile che si verifichi solo se viene usato il verbo al congiuntivo. STORIA DELLA LINGUISTICA GENERALE La linguistica si occupa dei fenomeni del linguaggio, indipendentemente dalla storia della lingua. Nasce come dottrina storica e fonda le sue basi sulla grammatica; nell’antichità (greco antico, latino – che non era più parlato ma era ancora scritto e studiato). Era fondamentale conoscere la grammatica latina, proprio per capire ciò che era scritto sui manuali. Non era fondamentale solo per leggere e per scrivere, ma anche per la comprensione delle leggi, come nell’antica Roma. Questa visione dell’origine del linguaggio, è legata al bisogno che l’uomo ha di parlare un’unica lingua, ed è monoglottica. Prospettiva monoglottica: prospettiva di un’unica lingua; esigenza che nasce durante la trascrizione dei manuali. Infatti nel medioevo i volgari erano molti, ma la lingua che interessava era una sola. Dante fu uno degli “ideatori” principali. Il diffondersi di un’unica lingua nel 700 implica anche un confronto, e quindi anche l’insorgere di diversi problemi, come ad esempio la scelta di quella che si vuol far comprendere al maggior numero di persone. Alla fine del 700 William Jones , funzionario di un impero coloniale, si reca in India e inizia a studiare testi antichi: le parole che analizzava erano molto simili a parole del latino, del greco, sanscrito, di alcune lingue germaniche come il gotico, e dell’inglese. (I nomi dei familiari ad esempio, o i numerali, erano le parole più simili). Jones ipotizza così che queste lingue da lui studiate avessero qualcosa in comune con il rapporto che avevano le varie lingue romanze o neolatine, ovvero una stretta “parentela”. Si giunge dunque ad una conclusione: esisteva una sola lingua in partenza da cui poi sono derivate tutte le altre. Non era però stata posta attenzione al fatto che nel tempo le lingue e la grammatica cambiano, o al fatto che quelle simili tra loro erano parlate in luoghi lontanissimi tra loro; perché ancora non era conosciuta la parentela storica delle varie lingue. Prima di affermare che due lingue sono imparentate, è necessario analizzare la grammatica di base; all’inizio del 500 la linguistica serviva a spiegare l’origine della lingua. Ferdinando de ….. è uno dei primi che si occupa di questi studi; gli studenti che seguirono le sue lezioni misero insieme gli appunti, nasce così il primo manuale di linguistica generale. Nel 1916 viene pubblicato un nuovo manuale chiamato “Manuale dello svizzero”, dopo la morte del linguista. Lingue: strumenti con caratteristiche simili Linguaggio: mezzo per esprimere Parentela genealogica: Alcuni termini turchi sono simili all’italiano, così come alcune parole tedesche: le somiglianze lessicali possono essere però ingannevoli perché alcuni termini linguistici possono essere “presi in prestito” da altre lingue. Segno linguistico: elemento di ogni linguaggio, es. parola S -> significato = concetto mentale s -> significante = forma che esprime il significato, forma fonica, suono. Dipende dalla natura del referente a cui si riferisce il significato. Il rapporto tra questi due termini è di tipo arbitrario, e isomorfico. Una volta che un’onomatopea viene riconosciuta come tale, aumenta l’arbitrarietà del segno linguistico. Perché la S del plurale inglese è un segno linguistico? Perché è un significato di tipo grammaticale. Un significato non è obbligatoriamente espresso da uno specifico suono universale, ma può essere espresso da una serie di suoni, dovuti alla differenza tra le varie lingue; nella lingua francese ad esempio “parole” non ha lo stesso significato che ha nella lingua italiana, perché significa “discorso”; “parole” invece si traduce con “mot”. La parola “langue” è un aspetto sociale condiviso da tutti i parlanti di una solita lingua. Il linguista Saussur afferma che la è immutabile, ovvero alla sua base ci sono delle regole che devono essere mantenute nel tempo per una comunicazione efficace. Il linguista Jacobson analizza questa dicotomia, secondo lui la “langue” è un codice arbitrario (secondo il linguista americano Chomsky è una competenza), mentre “parole” è il messaggio (secondo il linguista americano Chomsky è l’esecuzione, cioè performance).

In tutte le lingue sono presenti 2 aspetti:  Quello condiviso da tutti i parlanti della lingua, come la regola grammaticale.  Gli elementi condivisi, che devono essere rispettati da tutti. Sempre secondo Jacobson ci sono diversi esempi di isomorfismo, come i gradi dell’aggettivo, dove il significante aumenta in corrispondenza di un aumento di significato. Un’altra dicotomia è presente tra le parole Diacronia: punto di vista che uno ha in base al cambiare del tempo. Sincronia: far finta che il tempo non esista, e non passi, senza tener conto che il tempo può cambiare le cose. Saussur individua quindi due arbitrarietà: quella nella diversificazione dei suoi, e quella dei segni; in quanto la realtà è molto più multiforme rispetto ai significati concetti che ogni lingua ci fornisce. IL LINGUAGGIO ANALIZZATO DA PLATONE Un tempo si pensava esistesse una sola lingua e ognuno credeva che quella parlata nel proprio paese fosse l’unica esistente. Per questo motivo esistono miti come quello della Torre di Babele in cui si afferma che Dio diversificò le lingue tra i vari popoli, per diminuire il numero di litigi fra essi. Questo linguaggio non arbitrario percorre la storia della linguistica ancora prima di Saussur. Platone ad esempio scrisse le proprie opere in forma di dialoghi; i principali personaggi che nelle opere discutevano del linguaggio, furono Socrate, Ermogene e Cratico.  Cratico : il linguaggio è il riflesso della natura delle cose, tant’è che i sostantivi si assomigliano quando indicano cose simili (eroe, Eros)  Ermogene (Aristotele): il linguaggio esiste per convenzione e rispecchia la realtà. Saussur aggiunge quindi qualcosa in più, perché mentre tra il rapporto che si ha tra cane-dog spiega il rapporto tra significato e significante, c’è un’arbitrarietà più profonda tra alcune parole che non cambiano solo di suono ma anche di significato; esempio: (casa > house > home)  Socrate : il linguaggio non riflette la realtà: per capire il mondo bisogna analizzare le cose, non le parole (il pensiero socratico in questo caso rimanda a Platone. Essendo un filosofo e non un linguista vuole soffermarsi sulla natura piuttosto che sulle parole. (pensiero arcaico). STUDI DI WHORF E DIVERSITA’ LINGUISTICO-CULTURALI La lingua non è una nomenclatura; concetti diversi (naturali soprattutto), sembrano essere uguali in tutte le lingue, in realtà anche i fenomeni naturali sono suscettibili di essere inquadrati concettualmente in modo diverso per varie lingue (in gaelico lupo si dice Cane selvaggio, non esiste un termine per “lupo”) > the meaning of meaning Pensiero Simbolo Realtà Nel corso dell’800 c’è un’esplosione di interessi verso popoli aventi culture diverse; nel corso del 900 negli USA i linguisti si interessavano alle lingue degli italiani d’America. Linguisti > antropologi Un linguista molto importante si chiama Sapir, americano di origine baltica che ebbe un allievo di nome Whorf, il quale estremizzava concetti riguardanti i nativi e le loro lingue , in particolar modo l’hopi. (lingua nativa) Whorf studiò attentamente il rapporto tra cultura e lingua, e capì che dalla cultura e dalla lingua madre derivano dei modi di pensare che producono diversità.

La semantica è l’aspetto concettuale del linguaggio. Il settore che riguarda i suoni si chiama appunto “fonetica”, la morfologia invece studia la struttura delle parole, però sono entrambi aspetti di una realtà di una lingua. Le vocali sono suoni continui, in italiano sono 7 perché comprendono anche ò e o, è e é. Vocale indistinta centrale: ǝ - è un suono vocalico che non assomiglia a nessuna delle vocali, lingua non troppo bassa e non troppo alta, labbra non troppo distese, non troppo arrotondate. I u e o

ae a La parola “sheep” o la parola “ship” hanno entrambe la lettera i nella pronuncia, ma è una i diversa, così come in “sin” e “seen”, perciò posso variare le pronunce della i, ma non al punto da produrre la “e”. La i che abbiamo anche nella lingua italiana è quella quella della parola “sheep.” La stessa cosa avviene tra le parole “bed” e “bad”. Virtualmente le possibilità dei suoni vocalici (foni) sono infinite, ma se non ci fossero dei punti di riferimento ideali si produrrebbe un’infinita quantità di parole, e tutti ci confonderemmo. In linguistica i foni sono chiamati fonemi L’inglese ha fonemi diversi, così come ogni altra lingua diversa dall’italiano; la loro esistenza non è stata scoperta sa Saussur, lui si è limitato ad analizzarla. Suono : suono che ha un’esistenza fisica, acustica per quanto riguarda chi lo percepisce. Fonema : piccola unità distintiva (perché serve a distinguere le parole) del linguaggio. LE differenze di significante esprimono differenze di significato. Coppia minima – cane/pane. Non potrebbe esistere una lingua con un fonema solo, perché per esistere si deve avere ALMENO una differenza tra due suoni. I linguisti russi Trubeckoj e Jakobson sono stati coloro che hanno scoperto l’esistenza del sistema di fonemi perché leggono il manuale di lingusitica nel 1916, e negli anni 30 propongono questa teoria. Vocali  Suoni dall’articolazione “semplice”. Nessuna ostruzione della cavità orale con flusso d’aria continuo, i cui fattori determinanti sono dati dalla posizione della lingue e dalla posizione delle labbra.  Sempre continue e sonore. (vibrazione corde vocali.) Le vocali inglesi sono più complesse, ed è possibile vederlo anche dallo schema vocalico, molto diverso da quello italiano.

Y

i ǝ

Africate, approssimanti Ts: africata dentale (o alveolare) sorda – zio, zazzera Dz: africata dentale (o alveolare) sonora – zero, azzimato T∫: africata palatale (o palato alveolare) sorda – ciao, cenare, acido, accento. dꞫ: africata palatale (o palato alveolare) sonora – gente, agire, aggiornare. J: approssimante o semiconsonante palatale (sonora) – piede W: approssimante o semiconsonante velare – uovo, duomo. Da consultare sul manuale Fonemi di prosodia: riguardano durata e intonazione Mutamento fonetico: fenomeni di mutamento che avvengono col passare del tempo Assimilazione: occlusiva di fronte a vocale (velare di fronte a palatale) Metafonia o metafonesi: Dissimilazione Metatesi: cambio di posizione Cancellazione: semplificazione, principio economia fonetica / articolatoria. Defonologizzazione: un suono acquista o perde una funzione distintiva. Fonologizzazione: aggiunta di un fonema Fenomeni di arbitrarietà orizzontale, e verticale. Ammettiamo che esista una lingua fittizia con 20 consonanti e 5 vocali, si avranno 100 sillabe semplici CV (consonante-vocale). Quante parole sono possibili? Con combinazioni di 2 sillabe 100^2 x 2 = 20. 3 sillabe 100^3 x 6 = 6.000. 4 sillabe 100^4 x 24 = 2.400.000. È un numero di parole estremamente alto rispetto a quello delle lingue che conosciamo. L’italiano ad esempio ha circa 800mila parole Come mai allora esistono sistemi fonologici che hanno più di 25 fonemi ma hanno un numero di parole molto inferiore a quello della lingua x (che ha un numero di fonemi maggiore)? Per prima cosa possono esistere numerose parole anche nelle lingue di 25 fonemi che però non hanno significato, ma non sono realizzate perché si individuano prima di tutto due problemi

  1. /tabatati/ ≠ /tabatata/
  2. Tarapatararapapata ─ ta, ra, pa, ta, ra, ra, pa, pa, ta oppure tara, pata, rara, pa pa ta? Per cui, se ogni sequenza fosse possibile, il significato corretto è quello della parola ta, ra, pa, ta oppure tara, pata? Quando uno ascolta, non sa distinguere le parole perché nel parlato non vengono “spaziate” e quindi non sono ben scandite come nello scritto, per cui si farebbe fatica a capire se la persona che parla ha detto ta, ra, pa, ta o tara, pata; parole che hanno significati diversi anche se sono composte dagli stessi fonemi. Il problema più importante è questo ꓿ In questa lingua fittizia ogni parola si distinguerebbe dalle altre per solo un elemento, per cui c’è un problema a livello fonetico perché quando parliamo i suoni a velocità normale non sono ben scanditi, si ha una tendenza approssimativa nel pronunciare le parole, per cui se potessero esistere davvero così tante parole, sarebbero difficili da distinguere quando uno le pronuncia. La realizzazione fonetica è sempre imperfetta e la lingua non funzionerebbe perché richiederebbe una capacità di realizzazione fonetica molto precisa, e gli uomini nel quotidiano, non sono in grado. LINGUE POLISINTETICHE E “INCORPORANTI” Vengono identificate da W. Von Humboldt (1836) ma il termine viene usato per la prima volta da Whitney (1870), e sviluppato come 4° tipo da Sapir nel 1921. Sono caratterizzate da parole molto lunghe , contraddistinte da cumulo di marche pronominali circostanziali (locativo, strumentale) e marche verbali su una base verbale.

Per certi linguisti in cavall-o masc, e sing. sono 2 morfemi (CM genere, CM numero), per altri è un morfema solo masc. sing. Lingue isolanti. Il cinese ad esempio non mostra morfologia, per cui fa affidamento sulla struttura della frase, e non ha differenza di genere come accade in italiano. Le parole vuote per un cinese non hanno corrispondenze con la realtà, perché hanno funziona solo in funziona delle altre parole. Le parole piene invece hanno un corrispondente anche nella realtà. Hanno funzione lessicale. Cambiare il numero di parole, ovvero da una data radice ricavarne altre, si fa con la morfologia derivativa; questo ci fa sospettare che il cinese inizialmente non fosse una lingua isolante. Lingue agglutinanti Presentano morfologia complessa → binomio radice/affissi: parole divise in morfema lessicale e morfema grammaticale. Ogni relazione grammaticale viene espressa da un solo elemento morfologico. Per cui le lingue agglutinanti saranno più lunghe rispetto a quelle che non lo sono. L’agglutinazione è un fenomeno basilare, dove i tipi morfologici indicano l’orientamento generale. (cf. Sapir) Ad esempio il giapponese sarà una lingua più lunga rispetto al latino. Il giapponese utilizza una classe di suffissi appositi per esprimere cortesia, mentre l’italiano utilizza la terza persona per rivolgersi alla seconda. Anche in lingue non agglutinanti possono esserci fenomeni di agglutinazione. Libera ⎼ libera-mente Dog ⎼ dog-s Tender ⎼ tender-ly Drink ⎼ drink-er Lingue flessive Presentano una morfologia complessa, ed ha binomio radice/affissi. Sono lingue fusive come nel caso di italiano-latino. L’italiano presenta una morfologia di tipo fusivo, ma in questo caso è una morfologia flessiva. Guard o › 1 persona singolare + presente + indicativo Guard ai › 1 persona singolare + passato + indicativo Tema-rema appunti su libro Frasi scisse: è il babbo che mangia le mele (sc. Non la mamma). Il focus in questo caso è più vicino al rema.