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Riassunti di Linguistica Generale: Fonologia, Morfologia, Sintassi e Semantica, Appunti di Linguistica

esame linguistica generale riassunti

Tipologia: Appunti

2017/2018

Caricato il 17/07/2018

anna-scognamiglio-1
anna-scognamiglio-1 🇮🇹

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CAPITOLO 1
La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano. La linguistica è una disciplina descrittiva infatti
che deve spiegare, usando leggi generali, ciò che effettivamente si dice.
Caratteristiche del linguaggio: Il linguaggio umano è discreto mentre il linguaggio di molte specie animali è
continuo. È discreto nel senso che i suoi elementi si distinguono per l'esistenza di limiti definiti ( ad esempio
[p] e [b] hanno un effetto di contrasto netto, non esistono dunque entità intermedie tra p e b).
Altra caratteristica del linguaggio umano è quella di poter formulare un numero alto di segni, cioè di entità
dotate di significante e significato mediante un numero molto limitato di elementi, i fonemi, che non hanno
significato ma hanno la capacità di distinguere significati. Questa caratteristica è chiamata doppia
articolazione.
Il linguaggio ha poi la capacità di costruire frasi nuove inserendo in una frase data, un'altra frase. Carterista
chiamata ricorsività.
Le relazioni tra parole all'interno di una frase non sono determinate dalla loro successione ma sono
dipendenti dalla struttura.
Con linguaggio intendiamo la capacità di sviluppare un sistema di comunicazione. Con lingua intendiamo la
forma specifica che questo sistema di comunicazione assume nelle varie comunità.
Ci sono elementi uguali a tutte le lingue: gli universali linguistici, ad esempio la ricorsività e la
dipendenza dalla struttura. Un elemento che invece distingue le varie lingue è l'ordine delle parole. In
italiano abbiamo soggetto-verbo-oggetto ma in arabo ad esempio verbo-soggetto-oggetto.
CAPITOLO 2
La lingua è un oggetto naturale, ed è un sistema articolato su più livelli, dunque è un sistema su sistemi. I
livelli linguistici sono 4: quello dei suoni, fonologia, quello delle parole, morfologia, quello delle frasi,
sintassi, quello dei significati, semantica.
La linguistica privilegia la lingua come espressione orale piuttosto che scritta perché ad esempio il bambino
impara prima a parlare che a scrivere, la lingua cambia nel tempo prima ad un livello orale e perché esistono
lingue che sono solo parlate, ma non scritte, ma non viceversa.
Se pronuncio la parola "mano" 12 volte avrò 12 suoni differenti perché ogni atto linguistico è un fatto a sé ed
indipendente; il significato però resterà uguale. C'è dunque un livello nel quale ciò che conta è l'opposizione
tra i vari suoni (livello astratto) e poi c'è un livello concreto in cui c'è molta varietà che dipende da come
sono atteggiati gli organi della fonazione in quel momento.
Saussure creò una distinzione tra langue e parole. La parole è un'esecuzione linguistica realizzata da un
individuo, è un atto individuale. Ma un individuo non possiede tutta la lingua; questa infatti preesiste agli
individui e sopravviverà ad essi. Vi è dunque una lingua della collettività, è il sistema di riferimento
collettivo.
Codice e messaggio: il codice è un insieme di potenzialità ed è astratto, un messaggio invece viene costruito
sulla base delle unità fornite dal codice ed è un atto concreto.
Competenza ed esecuzione: Chomsky fa questa distinzione. La competenza è tutto ciò che l'individuo sa
della propria lingua, l'esecuzione è tutto ciò che l'individuo fa, è un atto di realizzazione e dunque concreto.
Competenza è l'insieme delle conoscenze linguistiche che un parlante ha. E sono:
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CAPITOLO 1

La linguistica è lo studio scientifico del linguaggio umano. La linguistica è una disciplina descrittiva infatti che deve spiegare, usando leggi generali, ciò che effettivamente si dice.

Caratteristiche del linguaggio: Il linguaggio umano è discreto mentre il linguaggio di molte specie animali è continuo. È discreto nel senso che i suoi elementi si distinguono per l'esistenza di limiti definiti ( ad esempio [p] e [b] hanno un effetto di contrasto netto, non esistono dunque entità intermedie tra p e b).

Altra caratteristica del linguaggio umano è quella di poter formulare un numero alto di segni, cioè di entità dotate di significante e significato mediante un numero molto limitato di elementi, i fonemi, che non hanno significato ma hanno la capacità di distinguere significati. Questa caratteristica è chiamata doppia articolazione.

Il linguaggio ha poi la capacità di costruire frasi nuove inserendo in una frase data, un'altra frase. Carterista chiamata ricorsività.

Le relazioni tra parole all'interno di una frase non sono determinate dalla loro successione ma sono dipendenti dalla struttura.

Con linguaggio intendiamo la capacità di sviluppare un sistema di comunicazione. Con lingua intendiamo la forma specifica che questo sistema di comunicazione assume nelle varie comunità.

Ci sono elementi uguali a tutte le lingue: gli universali linguistici , ad esempio la ricorsività e la dipendenza dalla struttura. Un elemento che invece distingue le varie lingue è l'ordine delle parole. In italiano abbiamo soggetto-verbo-oggetto ma in arabo ad esempio verbo-soggetto-oggetto.

CAPITOLO 2

La lingua è un oggetto naturale , ed è un sistema articolato su più livelli, dunque è un sistema su sistemi. I livelli linguistici sono 4: quello dei suoni, fonologia , quello delle parole, morfologia , quello delle frasi, sintassi , quello dei significati, semantica.

La linguistica privilegia la lingua come espressione orale piuttosto che scritta perché ad esempio il bambino impara prima a parlare che a scrivere, la lingua cambia nel tempo prima ad un livello orale e perché esistono lingue che sono solo parlate, ma non scritte, ma non viceversa.

Se pronuncio la parola "mano" 12 volte avrò 12 suoni differenti perché ogni atto linguistico è un fatto a sé ed indipendente; il significato però resterà uguale. C'è dunque un livello nel quale ciò che conta è l'opposizione tra i vari suoni ( livello astratto ) e poi c'è un livello concreto in cui c'è molta varietà che dipende da come sono atteggiati gli organi della fonazione in quel momento.

Saussure creò una distinzione tra langue e parole. La parole è un'esecuzione linguistica realizzata da un individuo, è un atto individuale. Ma un individuo non possiede tutta la lingua ; questa infatti preesiste agli individui e sopravviverà ad essi. Vi è dunque una lingua della collettività , è il sistema di riferimento collettivo.

Codice e messaggio: il codice è un insieme di potenzialità ed è astratto, un messaggio invece viene costruito sulla base delle unità fornite dal codice ed è un atto concreto.

Competenza ed esecuzione: Chomsky fa questa distinzione. La competenza è tutto ciò che l'individuo sa della propria lingua, l' esecuzione è tutto ciò che l'individuo fa, è un atto di realizzazione e dunque concreto.

Competenza è l'insieme delle conoscenze linguistiche che un parlante ha. E sono:

  1. competenza fonologica : un parlante italiano sa quali sono i suoni della sua lingua e quali non lo sono, sa anche in qualche modo che se una parola in italiano inizia con tre consonanti, la prima deve essere [s]
  2. competenza morfologica : un parlante italiano sa che in italiano le parole finiscono di norma per vocale, sa che due parole in tutto uguali tranne che per l'accento hanno significati diversi (es. àncora/ ancòra), sa formare parole nuove, sa che a partire da parole semplici si possono formare parole complesse
  3. competenza sintattica : i parlanti conoscono le regole della sintassi, possono formare vari tipi di frase. A partire da una frase dichiarativa semplice si può formare una frase interrogativa
  4. competenza semantica : i parlanti di una lingua sanno riconoscere il significato delle parole e delle frasi e sanno istituire molti tipi di relazioni semantiche tra le parole (es. relazioni di sinonimia, antonimia).

Le lingue possono cambiare nel corso del tempo. Lo studio del cambiamento linguistico è detto diacronico ed è lo studio di un fenomeno attraverso il tempo. Una lingua può essere studiata anche escludendo il fattore tempo, in questo caso si parla di studio sincronico.

Una parola è segno e un segno è l'unione di un significato e un significante.

Il significante è la forma fonica/grafica di una parola, mentre il significato è la rappresentazione mentale del segno, il concetto.

Il segno ha varie proprietà tra cui:

  1. la distintività : ciascun segno si distingue dagli altri
  2. la linearità : il segno si estende nel tempo, se orale, e nello spazio, se è scritto.
  3. l’ arbitrarietà : il segno è arbitrario nel senso che non esiste alcuna legge di natura che imponga di associare al significante [libro] il significato "libro", possono corrispondere significati diversi in altre lingue: book, Buch, livre ecc

La disciplina che studia i segni in generale è la semiotica

Per Jakobson sono 6 le componenti necessarie per un atto di comunicazione linguistica:

  1. parlante;
  2. ciò di cui si parla cioè il referente;
  3. il messaggio;
  4. il canale attraverso cui passa la comunicazione;
  5. il codice;
  6. l'ascoltatore.

A ciascuna di queste componenti Jakobson fa corrispondere una funzione linguistica :

  1. La funzione emotiva è quella che riguarda il parlante e si realizza quando il parlante esprime stati d'animo, quando il parlare è più inteso a esprimere che a comunicare qualcosa a terzi.

I criteri propriamente linguistici sono 3 e sono criteri che servono a stabilire la vicinanza tra le lingue in base agli universali linguistici:

  1. Criterio genealogico : si dice che 2 lingue sono dello stesso raggruppamento genealogico se derivano da una stessa lingua madre. Un caso di lingue genealogicamente apparentate è quello delle lingue romanze (italiano, francese, spagnolo, portoghese, ecc.): esse sono tutte derivate da un’unica lingua madre, il latino. A loro volta le lingue romanze fanno parte di un’unità genealogica più ampia, quella delle lingue indeuropee che costituiscono una famiglia linguistica. La famiglia linguistica è un’unità genealogica massima: se due lingue non appartengono alla stessa famiglia esse non sono genealogicamente apparentate. L’inglese e l’italiano fanno parte della stessa famiglia linguistica (l’indoeuropea) ma appartengono a 2 gruppi distinti (germanica-romanza).
  2. Criterio tipologico : due lingue sono tipologicamente correlate se manifestano una o più caratteristiche in comune.
  3. Criterio areale : coglie le affinità che si creano tra lingue genealogicamente irrelate ma che hanno sviluppato caratteristiche strutturali comuni in quanto sono parlate in una stessa area geografica. Le lingue in questione formano una Lega Linguistica. Ad esempio Cinese e Giapponese, non derivano da una stessa lingua madre, ma i contatti tra le due culture ha sviluppato delle caratteristiche comuni.

Classificazione tipologica: due lingue sono tipologicamente correlate se manifestano una o più caratteristiche comuni. Queste caratteristiche comuni sono state ricercate prima nella struttura delle parole (parlando così di una tipologia morfologica) e poi nella struttura dei gruppi di parole e frasi (parlando così di una tipologia sintattica).

Tipologia Morfologica: Dal punto di vista morfologico le lingue vengono suddivise in:

  1. (^) Isolanti : caratterizzate da una mancanza quasi totale di morfologia: I nomi non si distinguono né per caso, né per genere, né per numero, e la forma verbale è unica, nel senso che non presenta distinzioni di persona, di tempo e di modo. Per indicare le varie relazioni tra le parole, una lingua isolante fa uso dell'ordine delle parole stesse e di alcune particelle (che indicano se un verbo è al passato o se un nome è singolare o plurale).
  2. Agglutinanti : in cui ogni parola contiene tanti affissi quante sono le relazioni grammaticali che devono essere indicate. Il turco è un tipico esempio di lingua agglutinante: data una parola come kus (uccello), ad essa si possono aggiungere il suffisso del plurale e il suffisso che indica i casi diversi dal nominativo.
  3. Flessive : caratterizzate dal fatto che un unico suffisso normalmente contiene in sé più di un’informazione grammaticale. Il latino, il greco, il sanscrito, l'italiano e la maggior parte delle lingue indoeuropee appartengono a tale tipo. Un’altra caratteristica delle lingue flessive è la flessione interna : utilizzano la variazione vocalica interna (vocale radicale) per indicare una diversa funzione grammaticale (es. faccio-feci / esco-uscii). Le lingue flessive possono appartenere al sottotipo analitico o al s ottotipo sintetico. Quando una lingua flessiva realizza alcune espressioni grammaticali attraverso più parole (in italiano con i tempi composti) si dice che appartiene al sottotipo analitico. Quando invece una lingua flessiva realizza queste espressioni grammaticali in una sola parola si dice che appartiene al sottotipo sintetico.
  4. Polisintetici : dove una sola parola può esprimere tutte le relazioni grammaticali che, ad esempio, in italiano sono espresse da un’intera frase.

Tipologia Sintattica: Chiamata anche tipologia dell’ordine delle parole perché si basa sull'osservazione che esistono, in tutte le lingue, correlazioni sistematiche tra l’ordine delle parole nelle frasi e altre combinazioni sintattiche. Le combinazioni sintattiche analizzate sono:

  1. La presenza in una lingua di preposizioni o di posposizioni
  2. La posizione del verbo rispetto al soggetto e all'oggetto nella frase dichiarativa
  3. L'ordine dell'aggettivo rispetto al nome: in alcune lingue prevale l’ordine AN, in altre prevale NA.
  4. L'ordine del complemento di specificazione o genitivo (G) rispetto al nome.

Esistono solo tre ordini: SVO , SOV , VSO. Queste relazioni possono essere riassunte nei seguenti u niversali implicazionali :

a. VSO / pr / NG / NA c. SOV / Po / GN / AN

b. SVO / pr / NG / NA d. SOV / Po / GN / NA

CAPITOLO 4

La fonetica è la disciplina che si occupa dell’aspetto fisico dei suoni. La disciplina che studia la produzione di suoni è detta Fonetica Articolatoria. La disciplina che studia la natura fisica del suono e la sua propagazione nell’aria è la Fonetica Acustica. La disciplina che studia la percezione del suono da parte dell'ascoltatore è la Fonetica Uditiva.

L’unità di studio della fonetica è il fono.

L'apparato Fonatorio: Un suono è prodotto normalmente dall’aria emessa dai polmoni , la quale sale lungo la trachea , attraversa la laringe , sede delle corde vocali , e dopo aver superato la faringe giunge alla cavità orale e da qui fuoriesce o dalla bocca o dal naso , producendo il suono. Se l'aria fuoriesce solo dalla bocca ed avremo suoni orali , se fuoriesce dalla cavità nasale avremo suoni nasali.

Classi di suoni : I suoni possono essere classificati in 3 classi maggiori:

  1. (^) Vocali : Nella produzione di vocali il suono non incontra ostacoli, fuoriesce liberamente. Esse sono sempre sonore.
  2. Consonanti : Nella produzione di consonanti l’aria o viene momentaneamente bloccata o deve passare per una fessura molto stretta. Esse possono essere sia sonore che sorde.
  3. Approssimanti : Le approssimanti, o semiconsonanti, condividono proprietà delle vocali e delle consonanti.

Per classificare una consonante sono necessari 3 parametri:

  1. Modo di articolazione
  2. Punto di articolazione
  3. Sonorità data dalle vibrazioni delle corde vocali

I modi di articolazione che concorrono alla produzione di consonanti sono:

  1. Occlusive : il suono è prodotto mediante un occlusione momentanea dell’aria seguita da un’esplosione [p, b, t, d, k, g].
  1. Quando due suoni simili dal punto di vista articolatorio, non ricorrono mai nelle stesse posizioni, essi sono due varianti combinatorie dello stesso fonema [naso-ancora].

Allofoni : realizzazioni diverse di uno stesso fonema.

Sillaba : complesso di suoni che si pronuncia con una sola emissione di voce. È formata da nucleo che a sua volta può essere preceduto da un attacco e seguito da una coda. Nucleo più coda forma la rima. Può essere aperta se finisce in vocale o chiusa se finisce in consonante.

La parola [k a n e] è costituita da 4 segmenti: i 4 fonemi. La fonologia basata sui segmenti è di tipo segmentale. Vi sono però fenomeni fonologici che non possono essere attribuiti ad un segmento e sono detti allora soprasegmentali :

  1. Lunghezza : è relativa alla durata temporale con cui vengono realizzati i suoni. Non tutti i suoni hanno la stessa durata.
  2. L' accento : è una proprietà delle sillabe. In italiano l'accento non è prevedibile, non vi è una regola per vedere dove comparirà. Vi sono lingue che hanno accento fisso e lingue che hanno l'accento non fisso. Nelle lingue con accento non fisso, come in italiano, esso ha funzione contrastiva e distintiva.
  3. L’ intonazione : l'altezza di un suono non è uniforme, ci sono dei picchi e degli avvallamenti che producono un effetto percettivo chiamato intonazione.
  4. Il tono : una sillaba può essere pronunciata con altezze di tono diverse. In italiano però a queste due differenti pronunce non corrisponde un cambiamento di significato.Vi sono lingue invece dove a differenza di altezza di pronuncia corrispondono variazioni di significato. Queste lingue sono dette tonali.

CAPITOLO 5

La morfologia è lo studio delle parole e delle varie forme che la parola può assumere. Le parole infatti possono essere:

  1. Semplici (capo)
  2. Complesse , le quali possono essere:
    • Derivate , che a loro volta possono essere: prefissate (ex-capo) suffissate (capetto)
  • Composte (capostazione).

Si consideri il verbo amare. La forma amare è la forma di citazione : la forma che troviamo sul vocabolario, della anche lemma. I lemmi non sono forme flesse e l’operazione che porta una forma flessa al suo lemma di origine si chiama lemmatizzazione. Per l’italiano la forma di citazione del nome è il maschile/femminile singolare, la forma di citazione dell’aggettivo è il maschile singolare, la forma di citazione del verbo è l’infinito. Per quanto riguarda il verbo bisogna distinguere tra tema e radice : se prendiamo ad esempio il verbo “amare” e togliamo la desinenza flessiva “re”, si dice che “ama” è il tema del verbo. Il tema del verbo è formato a sua volta da “am” che è la radice e “a” che è la vocale tematica.

Parola : quelle unità che non possono essere interrotte, cioè al cui interno non è possibile inserire dell'altro materiale linguistico.

Le parole di una lingua vengono tradizionalmente raggruppate in classi o parti del discorso.

  1. Nome
  2. Verbo
  3. (^) Aggettivo
  4. Pronome
  5. Articolo
  6. Preposizione
  7. Avverbio
  8. Congiunzione
  9. Interazione

Le classi che assumono diverse forme sono dette variabili (nome, verbi, aggettivi, articoli, pronomi) le altre sono dette invariabili. Le classi possono essere anche aperte , quando si possono aggiungere nuovi membri alle parole (nome, verbi, aggettivi, avverbi) e chiuse , quando il numero di membri è finito.

Morfema è la più piccola parte di una lingua dotata di significato, che non può essere quindi suddiviso ulteriormente. Esistono 2 tipi di morfemi:

  1. Morfemi lessicali : hanno un significato lessicale che non dipende dal contesto,
  2. Morfemi grammaticali : esprimono funzioni grammaticali e ricevono il significato dal contesto in cui compaiono.

Inoltre i morfemi possono essere:

  1. Liberi : quelli che possono ricorrere da soli in una frase (bar, ieri, virtù...).
  2. Legati : quelli che non possono ricorrere da soli in una frase e per poterlo fare si devono aggiungere a qualche altra unità (i di libri).

Allomorfo : è la rappresentazione a livello concreto del morfema astratto.

Le parole semplici possono subire diversi tipi di modificazione. I processi morfologici più comuni sono:

  1. Derivazione : Essa raggruppa tre processi prefissazione, infissazione e suffissazione ed è caratterizzata dall'aggiunta di una forma legata ( affisso ) ad una forma libera: quando l’affisso si aggiunge a sinistra della parola allora esso sarà un prefisso quando l’affisso si aggiunge a destra della parola allora esso sarà un suffisso quando l’affisso si aggiunge nel mezzo della parola allora esso sarà un infisso
  2. Composizione : Essa consiste nella formazione di parole nuove a partire da due parole esistenti
  3. Flessione : Essa consiste nell’aggiungere alla parola di base informazioni relative a genere, numero, tempo, modo… (bell-o/i; Ama-re/va)

CAPITOLO 6

Il lessico mentale : è una sottocomponente della grammatica dove sono immagazzinate tutte le informazioni che i parlanti conoscono relativamente alle parole della propria lingua. Per lessico mentale intendiamo la conoscenza delle parole prese ad una ad una ma anche le conoscenze relative al funzionamento delle parole.

  1. Un altro tipo di X-barra consiste in una X (la testa del sintagma) e di un numero qualsiasi di complementi (preferibilmente nessuno), in qualunque ordine

Non tutti i gruppi di parole che chiamiamo frasi esprimono un senso compiuto. La differenza che esiste tra i gruppi di parole chiamati "frasi" e gli altri tipi di gruppi di parole è che solo le frasi sono composte di soggetto e predicato. Il rapporto soggetto/predicato è un rapporto di dipendenza reciproca. La testa è l'unico elemento necessario del gruppo di parole: non c'è dipendenza reciproca tra testa e gli altri elementi che chiameremo modificatori , perché la testa può esserci anche senza i modificatori, mentre i modificatori non possono esserci senza testa.

Tipi di frasi: una frase può essere semplice o complessa. Quella semplice non contiene altre frasi, quella complessa si. Il rapporto tra le frasi semplici che costituiscono una frase complessa può essere di coordinazione o di subordinazione. Più frasi semplici sono coordinata se sono tutte sullo stesso piano, mentre una frase semplice è subordinata ad un’altra se le due frasi non sono sullo stesso piano.

Le frasi semplici possono essere classificate in base a: dipendenza , modalità , polarità , diatesi e segmentazione.

  1. Dipendenza : le frasi possono essere principali o dipendenti
  2. Modalità : le frasi possono essere dichiarative , interrogative , imperative ed esclamative. Ci sono due i tipi fondamentali di frase interrogativa: Le interrogative "si-no" che richiedono solo una risposta si o no e le interrogative wh- , la cui sigla è ricavata dalle lettere iniziali dei pronomi interrogativi dell'inglese. Queste ultime interrogative richiedono di specificare una determinata persona o cosa
  3. Polarità : distingue le frasi affermative delle frasi negative.
  4. (^) Diatesi : distingue invece frasi attive delle frasi passive.
  5. Segmentazione : oppone due tipi di frasi

Esistono frasi dipendenti che rappresentano degli argomenti del verbo della frase principale e vengono dette frasi dipendenti argomentali , esistono poi anche i circostanziali, quindi avremo anche frasi dipendenti circostanziali. Esistono alcuni tipi di frasi circostanziale:

  1. temporale
  2. causale
  3. finale
  4. consecutiva
  5. condizionale
  6. (^) concessiva
  7. comparativa

Oltre alle dipendenti argomentali e circostanziali esistono le frasi relative esse possono essere restrittive o appositive. Una frase relativa si distingue da una completiva nominale perché l'elemento che la introduce svolge anche la funzione di argomento del verbo della frase relativa stessa.

Le frasi poi possono anche essere esplicite o implicite. Le esplicite sono le frasi dipendenti che contengono un verbo di modo finito, sono implicite quelle che contengono un verbo di modo non finito.

Soggetto è la persona o la cosa che fa l'azione, o, nelle frasi di forma passiva, che la subisce. Ma la definizione del soggetto come autore di un'azione si dimostra valida solo per certi tipi di frasi e certi tipi di verbi. In definitiva si può definire il soggetto come quell'argomento che ha obbligatoriamente la stessa persona e lo stesso numero del verbo.

Le definizioni tradizionali non distinguono i diversi livelli di analisi della frase cioè i livelli sintattico , semantico e comunicativo. La definizione proposta, cioè che il soggetto è l'argomento che ha obbligatoriamente la stessa persona e lo stesso numero del verbo, individua il soggetto come entità sintattica. La definizione del soggetto come colui che compie l'azione si colloca invece a livello semantico. Definire il soggetto come ciò di cui si parla si basa sull'analisi dell'aspetto comunicativo della frase.

È meglio limitarsi ad usare i termini soggetto e predicato per riferirsi alle nozioni del livello sintattico. A livello semantico si parlerà di agente per il soggetto e di azione per il predicato oppure nelle frasi che non esprimono un'azione si parlerà di stato. In queste ultime frasi al soggetto sintattico daremo, dal punto di vista semantico, l'etichetta di esperiente. A livello comunicativo , al posto di soggetto, useremo tema e, al posto di predicato, rema.

Le desinenze delle parti del discorso variabili esprimono le diverse categorie flessionali : per esempio il genere , il numero , il caso , il tempo , la persona e il modo. Queste categorie flessionali si oppongono alle categorie lessicali, cioè alle parti del discorso. Se due parole hanno le stesse categorie flessionali si parla di accordo. Se invece una parola ha una data categoria flessionale perché questa le è assegnata da un'altra parola con categorie flessionali diverse, si parla di reggenza.

L'italiano ha due generi : maschile e femminile. Varie lingue hanno più di due generi. Il genere è indicato non soltanto nel nome testa di un sintagma nominale ma anche negli altri elementi del sintagma che devono accordarsi con esso.

Anche il numero è una categoria linguistica che ha un rapporto soltanto indiretto con la corrispondente categoria della realtà. In lingue come il greco esistono tre numeri grammaticali: il singolare, il plurale e il duale utilizzato per indicare tipiche coppie di oggetti ad esempio gli occhi. Altre lingue hanno un'espressione morfologica propria anche per il triale , cioè per indicare terne di oggetti. Anche il numero manifesta il fenomeno dell'accordo in italiano. Le persone grammaticali sono tre: colui che parla, prima persona , colui a cui ci si rivolge, seconda persona , colui di cui si parla ma non entra nel dialogo, terza persona.

Alcuni studiosi chiamano casi le relazioni tra i vari sintagmi nominali ed il verbo, indipendentemente dal fatto che esse siano manifestate da una variazione morfologica della parola. L'italiano ha un caso nominativo , accusativo e dativo. Il numero dei casi varia da lingua a lingua.

Occorre distinguere tra tempo in senso cronologico (presente, passato e futuro) e tempo in senso grammaticale. Esistono lingue che non distinguono i tempi grammaticali, il verbo qui ha sempre un'unica forma e le indicazioni temporali sono date da particelle.

Una frase come "Gianni è partito" contiene un'espressione di tempo. Questa frase può essere enunciata in un determinato momento cronologico: lo chiameremo momento dell'enunciazione. Il momento dell'enunciazione è sempre il presente (in senso cronologico). Al tempo stesso, la frase ci dice che un determinato evento è avvenuto in un momento diverso da quello dell'enunciazione: lo chiameremo momento dell'evento.

Alcuni lessemi hanno la proprietà di essere ambigui , cioè di poter avere più di un significato. Ad esempio una parola come "esecuzione" ha due significati " realizzazione di un'opera " e "m essa in atto della pena di morte "; la parola "vite" può significare " pianta dell'uva " o " chiodo ". Questi esempi presentano due ambiguità diverse:

  1. Nel caso di “esecuzione” c'è una certa relazione tra i due valori del lessema infatti l'esecuzione di una condanna a morte è sempre la realizzazione di un atto, un'opera. ( polisemia )
  2. Nel caso di vite invece ci si riferisce a due entità molto diverse. ( omonimia )

Per metafora si intende l'uso traslato di una parola sulla base di una parziale somiglianza tra il significato "fondamentale" e il significato traslato. Ad esempio il doppio significato di vite può essere spiegato come un'estensione metaforica del significato di pianta a quello di utensile: la filettatura della vite utensile assomiglia al viticcio della pianta di vite. La metonimia consiste nell'estendere il significato della parola ad un altro significato connesso al primo per contiguità. Ad esempio "mano" ha il significato fondamentale di "arto" ma poiché è con tale arto ad esempio che si gioca a carte, ecco che "mano" è venuto ad assumere questo ulteriore significato.

Così come esistono più significati per uno stesso lessema così esistono più lessemi per un unico significato. Si parla, in questo caso di sinonimia. Il fenomeno opposto è l' antonimia cioè l'espressione di due significati opposti da parte di due lessemi, es. "bianco" rispetto a "nero", "sposato" rispetto a "scapolo". Le relazioni antonimiche del primo tipo sono esempi di significati contrari , quelle del secondo di significati contraddittori.

I vari lessemi possono anche essere inclusi nel significato di altre lessemi o includere il significato di altri lessemi. Es. "uccello" include il significato di "animale" mentre è incluso nel significato di "airone". Nel primo caso si parla di iponimia (uccello è iponimo di animale). Nel secondo di iperonimia (uccello è iperonimo di airone).

CAPITOLO 9

Una lingua è stratificata sia verticalmente che orizzontalmente. Avremmo variazioni diastatiche (VERTICALE), stratificazione sociale; diatopiche (ORIZZONTALE), differenze dialettali. Vi sono però altri 2 tipi di variazioni linguistiche: quelle diafasiche , variazioni del livello di formalità; diamesiche , variazioni dipendenti dal mezzo usato per comunicare. La sociolinguistica ha affrontato queste tematiche.

La linguistica teorica ha come oggetto principale di studio il linguaggio umano come capacità; la sociolinguistica invece tende a tenere conto di dati più vicini alle varie situazioni comunicative ed ha come oggetto principale di studio l'uso effettivo della lingua.

La sociolinguistica contemporanea nasce da un'ipotesi: la variazione libera non esiste. La variazione libera non è veramente libera perché tutte le volte che esistono due modi diversi di dire una cosa, vuol dire che vi è una scelta e che tale scelta può essere correlata a fattori sociali. Dunque la variazione libera è correlata con fattori sociali.

Comunità linguistica : è un insieme di tutte le persone che parlano una determinata lingua o varietà linguistica e ne condividono le norme d'uso.

Repertorio linguistico : è l’insieme dei codici e delle varietà che un parlante è in grado di padroneggiare all'interno del repertorio linguistico più ampio della comunità cui appartiene. Quando un parlante dispone di più varietà è facile che passi dall'una all'altra: questi passaggi sono chiamati code switching.

Competenza comunicativa : riguarda la capacità che i parlanti hanno di utilizzare la lingua nei modi che sono appropriati alle varie situazioni. È un fatto individuale.

Funzione di presentazione : quando parliamo, abbiamo intenzione di comunicare con il nostro interlocutore. Accanto a questa funzione che è stata chiamata di "rappresentazione" ce n’è un'altra che è quella di "presentazione": parlando, presentiamo noi stessi e diamo un gran numero di informazioni su di noi. Riveliamo il sesso, l'età, la provenienza geografica, la nostra istruzione, la nostra salute.

Sociologia del linguaggio : la cui attenzione è rivolta più alla società. La sociologia del linguaggio è lo studio della società in rapporto con lingua.

La dialettologia è lo studio dei dialetti e ha avuto storicamente due aspetti principali: la dialettologia diacronica e la geografia linguistica. La prima è lo studio per esempio dell'evoluzione dal latino ad un determinato dialetto. La geografia linguistica ha prodotto gli atlanti linguistici che riportano varie parole delle varie aree geografiche e le confrontano.

Dialetti in Italia: una delle prime classificazioni dei dialetti si deve a Dante che nel “De vulgari eloquentia” individuò 14 dialetti divisi dalla linea appenninica: 7 ad est e 7 a ovest. anche oggi le classificazioni sono di tipo geografico ma la divisione è tra dialetti settentrionali , toscani e centro-meridionali. Importante è la linea La Spezia-Rimini che divide i dialetti settentrionali da quelli centro-meridionali.

Una lingua pidgin è occasionale e nasce tra due gruppi che devono comunicare. Tali lingue derivano da una mescolanza di elementi indigeni e della lingua sovraimposta modificati da fenomeni di semplificazione. Il lessico è ridotto e si privilegia la paratassi. La morfologia subisce riduzioni. Molti dei pidgin si estinguono con la fine dei rapporti di lavoro che li hanno fatti emergere ma se questi continuano nasce una lingua creola che diventa più complessa. Le lingue creole sono parlate da circa 20 milioni di persone.

CAPITOLO 10

L’idea che le diverse lingue derivino tutte da un’unica lingua originaria è molto antica. All'inizio dell '800 lo studio della parentela genealogica delle lingue e del loro mutamento nel tempo assume l'aspetto che lo caratterizza ancora oggi. A questo settore di studi viene dato il nome di linguistica storica. La linguistica storica tiene in conto la distinzione tra lingue originarie e origine del linguaggio. L’origine del linguaggio sta nella creazione dell’uomo da parte di Dio, che gli dona la sua lingua, l’ebraico, e l’ebraico è, al tempo stesso la lingua originaria. Nell’epoca moderna però si iniziò a studiare le parole delle lingue originarie ricostruendole sulla base della comparazione delle lingue da esse derivate. Non si studiava più l'origine del linguaggio dal momento che veniva considerato un problema irrisolvibile, ascientifico. E ciò è sancito dall'atto di fondazione della Società Linguistica di Parigi nel 1866. Ma non tutti i linguisti accettarono una conclusione così drastica e al giorno d’oggi il problema dell’origine del linguaggio è tornato al centro dell’interesse di molti studiosi. Una delle assunzioni più comunemente accettate è che l'origine del linguaggio sia dovuta all'aumento del peso del cervello nell’homo sapiens.

Dante aveva già individuato la causa dei cambiamenti linguistici nel semplice scorrere del tempo. In effetti è così, ogni generazione apprende la propria lingua dalla generazione precedente ma agisce sulla lingua stessa.

Con il metodo comparativo si confrontano le lingue per scoprire se sono genealogicamente apparentate. Bisogna stare attenti a non cadere in errore, se due lingue hanno qualche parola che si somiglia infatti, non significa che siano apparentate, può trattarsi semplicemente di un fenomeno di prestito.

Il fenomeno della ricategorizzazione ad esempio riguarda il passaggio dal sistema dei generi del latino a quello dell'italiano. L'italiano possiede solo due generi, i nomi neutri sono diventati maschili.

Mutamento lessicale e semantico: un mutamento semantico è un mutamento nel modo di indicare la realtà: per esempio la parola latina "plebs" indicava inizialmente la "popolazione" e, successivamente, diventando l'italiano “pieve”, ha cominciato ad indicare il gruppo di fedeli che facevano capo ad una chiesa rurale e poi è passata a indicare la chiesa rurale stessa. Un primo tipo di mutamento semantico è il restringimento del significato di una parola. il latino "fortuna" significava "sorte" in generale, poi ha assunto il significato più ristretto di "buona sorte". Il fenomeno contrario è l' ampliamento di significato. Il latino "caballus" che significava "cavallo da lavoro" è poi passato ad indicare il cavallo in generale, soppiantando "equus". Un mutamento semantico per metafora è il caso dell'italiano “capire”, che deriva dal latino “capere”, il cui significato originario è "afferrare concretamente" e poi "afferrare con la mente", “capire” appunto. Un mutamento semantico per metonimia è quello dal latino bucca(m) [guancia) al significato di "bocca". La metonimia è la creazione di nuovo significato per contiguità con quello precedente. Un caso di sineddoche (una parte per il tutto) è quello dell'inglese "stove" che significa "stufa" ma che deriva da una parola che significava "stanza riscaldata". Un caso di iperbole , cioè passaggio da un significato più forte a uno più debole, è quello del francese ètonner ("stupire") che deriva dal latino *extonare cioè "colpire con il tuono". La litote è il passaggio da un significato più debole ad uno più forte. Il significato di una parola può anche mutare per degenerazione o per innalzamento. Per esempio l'italiano "facchino" deriva probabilmente da un termine arabo che degenerando passò ad indicare "portatore di pesi" appunto. L'innalzamento può essere esemplificato dalla parola "ministro" che significava inizialmente "servo" e, successivamente "capo di un ministero". Un altro fattore di mutamento semantico è la trasformazione di nomi propri in nomi comuni. Per esempio da "Caesar" deriva il russo "zar".

PINKER

Universalità de linguaggio : tutti gli uomini parlano e questo rende il linguaggio un fenomeno strettamente connesso alla natura umana. Il linguaggio è parte del bagaglio che ereditiamo in quanto membri della specie umana, si parla perciò di istinto del linguaggio.

Seconda lingua : se chi impara la L2 ha a disposizione solo L1 come punto di partenza, ci si aspetta che nella maggior parte dei casi gli errori saranno errori di interferenza : dovuti al trasferimento improprio di una regola di L1 alla grammatica di L2. Se ci impara L2 è in grado di ripartire dallo stesso stato iniziale (grammatica universale) da cui partono i bambini, gli errori saranno di sviluppo.

Interlingue : per l’apprendimento di L2 (o lingua obiettivo) c’è un procedere per sistemi successivi che viene chiamato interlingua: i passi che compie chi apprende una L2 sono vere e proprio lingue provvisorie, magari lontane dalla lingua obiettivo e in questo senso sbagliate.

Grammatica universale : la grammatica universale è una teoria linguistica che dice che i principi della grammatica siano condivisi da tutte le lingue, e siano innati per tutti gli esseri umani. Questa ipotesi nasce per descrivere l'acquisizione del linguaggio e per rispondere al cosiddetto argomento della povertà dello stimolo , ovvero: come può il bambino imparare così bene la sua lingua madre e in così poco tempo? La teoria della grammatica universale si propone di individuare una serie di regole innate che spiegherebbero come i bambini acquisiscono le lingue, e come imparano a costruire frasi grammaticalmente valide. Il linguista Noam Chomsky ha argomentato che il cervello umano contiene un insieme limitato di regole per organizzare il linguaggio e che c'è una teoria che prevede una struttura basilare comune a tutti i linguaggi. Questo insieme di regole è conosciuto come grammatica universale.

Chi parla fluentemente una lingua sa quali espressioni sono accettabili nella propria lingua e quali espressioni sono inaccettabili. L'enigma chiave è capire come chi parla riesce a comprendere questa cosa, dal momento che le espressioni che sono grammaticalmente scorrette non vengono percepite durante l'apprendimento, né vengono indicate come tali. Questa mancanza di prove è il nucleo della tesi sulla povertà dello stimolo. Ad esempio, in Italiano, non si può associare l'aggettivo "qualche" ad un sostantivo plurale: *Ho ricevuto qualche lettere. Tali espressioni non vengono proposte a chi apprende la lingua, in quanto esse sono per ipotesi, grammaticalmente scorrette per chi parla il linguaggio. La grammatica universale offre una soluzione al problema della povertà dello stimolo ponendo alcune restrizioni come caratteristiche universali del linguaggio umano. Chi impara un linguaggio, in questo modo, non potrà generalizzare le regole in modo illecito.

Grammatica generativa : il suo scopo è quello di dimostrare una descrizione esplicita della capacità sviluppata dai bambini che sta alla base di questo insieme di intuizioni e di spiegare il modo in cui essa è acquisita dagli esseri umani. L’aggettivo generativa indica da un lato lo scopo di esplicitare concetti innati, dall’altro è un insieme di regole che "specificano" o "generano" in modo ricorsivo (cioè per mezzo di un sistema di riscrittura) le formule ben formate di un linguaggio.

Afasia : il linguaggio è un istinto specifico e quindi deve avere una collocazione precisa nel cervello e forse anche uno speciale gene che lo mette a punto. Nel caso in cui questi geni vengano distrutti si parla di afasia di Broca. È causata da lesioni (danno cerebrale, ictus)delle aree del cervello primariamente deputate all'elaborazione del linguaggio ( area di Broca e area di Wernicke ). Chi è colpito da afasia ha difficoltà a esprimersi e a comprendere il linguaggio parlato, a leggere, a scrivere e a fare calcoli, parlano piuttosto lentamente incoraggiando gli altri a venir loro in aiuto per completare le frasi, spesso compiono anche errori grammaticali, ecc. L’afasia è un caso in cui è compromesso il linguaggio, ma non l’intelligenza. Ciò però non dimostra che il linguaggio sia collegato al cervello; per avere una risposta bisogna guardare l’esempio opposto, gli idiots savants , cioè persone con un buon linguaggio ma con un cattivo funzionamento mentale. Un linguaggio grammaticale fluente può apparire anche in molti tipi di persone che hanno disturbi cerebrali gravi, come gli schizofrenici, gli affetti dal morbo di Alzaheimer o bambini autistici. Una delle sindromi più affascinanti è la sindrome di Williams. La sindrome sembra essere associata ad un gene difettoso sul cromosoma 11 , e durante lo sviluppo agisce sul cervello, sullo scheletro e sugli organi interni. I bambini affetti da tale sindrome hanno un aspetto molto particolare: sono bassi e sottili, col viso stretto e la fronte larga, narici piatte, mento appuntito, labbra piene e nell’iride un particolare disegno a forma di stella. Questi sono percepibilmente ritardati e sono incapaci di eseguire azioni comuni come allacciarsi le scarpe, trovare la strada, estrarre oggetti da una credenza, etc.

La particolarità di questi bambini è la loro capacità di trovare parole inusuali ; se ad un bambino normale viene chiesto di nominare un animale questo risponderà con cane, gatto, topo, cavallo, mentre se viene chiesto ad un bambino con la sindrome di Williams questo risponderà con unicorno, bufalo, yak, leone marino, (..).

Ipotesi della relatività linguistica : l'ipotesi di Sapir-Whorf , conosciuta anche come "ipotesi della relatività linguistica", afferma che lo sviluppo cognitivo di ciascun essere umano è influenzato dalla lingua che parla. Nella sua forma più estrema, questa ipotesi assume che il modo di esprimersi determini il modo di pensare. Ma è tutto falso, tutti abbiamo avuto l’esperienza di pronunciare o scrivere una frase, poi fermarci e realizzare che non era quello che intendevamo dire. Secondo questa teoria la lingua madre, ed in particolare la sua grammatica, influenza le nostre percezioni, pensieri e modi di vedere il mondo limitando pertanto la capacità dei parlanti di esprimere e comprendere

In un terzo tipo di afasia la lesione colpisce il collegamento tra l'area di Broca e quella di Wernicke: i pazienti affetti da questo tipo di afasia non sono capace di ripetere gli enunciati. In un quarto tipo le aree di Broca e di Wernicke ed i collegamenti tra di esse sono intatti ma sono fuori dal resto della corteccia: i pazienti affetti da questo tipo di afasia assurdamente ripetono quello che sentono senza capirlo e senza mai parlare spontaneamente. L'area di Wernicke sembra avere un ruolo nel ricercare le parole e incanalarle verso altre aree, specialmente quella di Broca in cui le assemblano e analizzano sintatticamente.

Le lesioni a questa zona causano spesso anche una sindrome chiamata anomia o afasia nominum , che letteralmente significa senza nomi. Tra i pazienti anomici persone diverse hanno difficoltà con nomi diversi: alcune sanno usare sostantivi concreti, ma non sostantivi astratti. C’è chi pronuncia nomi di cose inanimate, ma ha problemi con quelli di cose animate e viceversa. In circa il 10% dei casi un paziente con lesioni in prossimità dell’area di Wernicke può avere un’afasia di Broca, e un paziente con lesioni in prossimità dell’area di Broca può avere un’afasia di Wernicke.