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BREVE STORIA DELL'AMBIENTE IN ITALIA. (entro 4 aprile) A CAVALLO DELL'UNITA' 1. La trasformazione dell'ambiente globale Durante l'800 una serie di fattori portò a una trasformazione radicale degli assetti ambientali e territoriali europei, rimodellando lo stesso rapporto tra specie umana, ambiente e i modelli di organizzazione socio-economica. Uno dei fattori fu l'aumento della popolazione, grazie alle migliori condizioni igieniche, ai progressi scientifici, l'Europa passò dal XVIII secolo e la prima metà del XIX secolo da 120.000.000 abitanti a 400.000.000, ponendo fine alla curva demografica dell'ancien regime, avendo una curva solo ascendente. La scarsa crescita demografica che caratterizzava i secoli precedenti era dovuta alla scarsa capacità produttiva dei sistemi agrari dovuta alla discontinuità dei raccolti, uso di un sistema di rotazione binaria che non permetteva la nutrizione del terreno, mancanza di concime, ecc. Verso la metà del 1700 si diffonde l'agricoltura intensiva che introduce la rotazione triennale, piante foraggiere (che arrichiscono il terreno), allevamento brado, con un aumento della resa agraria, soprattutto in Inghilterra. Nella metà dell'800 si diffonde la concimazione chimica, che pone le premesse dell'industria dei fertilizzanti (primo paese a introdurli fu la GB). Vennero introdotte le macchine agricole,portando ad una contrazione della manodopera e l'aumento dei salari. Inoltre, grazie alle enclosures, gli Uk furono l'unico paese europeo dove il processo di disgregazione dei vincoli comunitari si realizzò già dalla fine del XVII secolo, un processo di cambiamento del possesso e gestione della terra con una riduzione di tali vincoli, seguita da Svezia e Danimarca. Portando ad un incremento produttivo delle terre, ma l'uso collettivo delle risorse naturali fungeva da protezione e difesa del territorio, questa protezione verso l'Europa venne a mancare, per l'Europa meridionale in particolare, l'uso collettivo del territorio era efficiente ed era rappresentato dalle diverse forme di transumanza, ma anche riguardo forme collettive di possesso dei terreni agrari coltivati, come le common fields inglesi e le partecipanze. La crescita della produttività agricola che si verificò in UK dal 400 al 800 era in gran parte dovuta alla gestone delle terre da parte dei contadini con un sistema comunitario, infatti opere di bonifica e canalizzazione produssero crescita economica, tecniche svolte grazie a uno sforzo collettivo, non individuale. Una maggiore popolazione necessitava di nuovi spazi, ciò determinò modiche negli assetti territoritoriali e equilibri ambientali, il disboscamento si accelerò dalla fine del 1700 in UK, Germania, FR, IT, per la coltura di nuove terre e richiesta di legna; oltre al dissodamento di campi erbosi e zone per il pascolo. Le bonifiche e la costruzione di dighe, argini favoriscono lo sviluppo del'agricoltura di terre un tempo improduttive, così come il terrazzamento , che permetteva di sfruttare la terra a più livelli lungo le pendici dell'Appennino, favorendo la crescita delle colture arboree. Ma queste opere di conquista di nuvoi spazi ebbero effetti sul piano ambientale, nonostante l'essere riuscite a far fronte in un primo momento a una maggiore pressione demografica. di calcestruzzo, di cui erano già monopolisti negli anni 80, esaurita l'attività estrattiva, le cave vengono usate per i rifiuti. Vi è anche l'inquinamento dell'aria provocato dallo smaltimento dei rifiuti a cielo aperto, tant'è che si parla di
tra N. e C., che non riguarda solo l'inquinamento e il degrado territoriale e sociale, ma anche uno sviluppo di tale territorio sotto l'illegalità e l'abusivismo edilizio. Ciò accade anche in Puglia, che organizza transiti dei rifiuti verso l'estero, in Calabria la ndrangheta ha organizzato il traffico dei rifiuti provenienti da fuori, in Sicilia le mafie si dedicano ai rifiuti locali, agli appalti x la realizzazione delle discariche, raccolta e trasporto. Ma questo fenomeno interessa anche il piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, dove sono stati trovati siti di stoccaggio da cui i rifiuti venivano smistati verso il Meridione, l'Abruzzo e il Lazio erano importanti punti di transito. Ma il traffico dei rifiuti supera i confini nazionali, riguardando paesi come Corea del Sud, Cina, India. L'illecito nell'edilizia riguarda l'abusivismo puro con assenza di piani regolatori, appalti truccati, lottizzazioni non autorizzate, ecc. che interessa anche la Toscana, Emilia-Romagna e riguarda in particolare le coste, mentre nel 12 prevale l'abusivismo diretto alle costruzioni di edifici ex novo, al Nord riguardano manutenzioni e restauri. L'abusivismo genera danni ambientali: dissesti idrogeologici x la costruzione su luoghi inadatti, distruzione di territori, ecc. Ma le ecomafie non sarebbero state possibili senza un legame con amministrazioni, alti funzionari, sindaci, imprese, banche, proprio per tali reati numerosi comuni negli anni 90 sono stati sciolti, che garantiscono il controllo degli appalti pubblici attraverso truffe, intimidazioni, ecc. Dal rapporto Ecomafie si evince che la prima regione per numero di inchieste sulla corruzione ambientale è la Lombardia, seguita da Calabria e Campania. Le Ecomafie riguardano anche l'agricoltura, con il controllo sulla coltivazione e raccolta con lo sfruttamento della manodopera, oltre all'infiltrazione di progetti che beneficiano di interventi pubblici, come nell'eolico in Sicilia. L'attività criminale colpisce anche il patrimonio artistico con furti, commerci di oggetti d'arte, oltre al collezionismo di specie rare, racet degli animali, ecc. E' anche vero che se le attività criminali sono riuscite nei loro intenti nei settori relativi all'ambiente è a causa del debole valore attribuito alla difesa delle identità storiche, naturali, debolezza della pianificazione pubblica, inadeguatezza e scarsa cutura ecologica, con il risultato di un'urbanizzazione disordinata, che ha prodotto risultati devastanti soprattutto nelle aree metropolitane, è in questo contesto, aggravato dall'assenza di politiche di tutela che si è sviluppato il problema dei rifiuti, che non ha mai trovato soluzione, aprendo varchi alle infiltrazioni criminali. Che non sono solo problemi di ordine pubblico e devono essere combattutti attraverso un generale ripensamento, culturale e politico del ns rapporto con l'ambiente. i 3 IC 0 N Questo perchè il partito verde in IT non è riuscito a darsi una forma politica forte e concreta, non riesce a creare un'unità di intenti, vi erano troppi interessi diversificati che agivano, era difficile trovare un soggetto sociale che si facesse carico dei problemi ambientali, oltre ad oscillare tra l'idea del movimento e del partito (lager ‘partito antipartito'). Per altri l'ambientalismo si poneva su posizioni poco propositive e troppo difensive, non riuscendo a elaborare proposte in un quadro di trasformazione delle società, aveva un carattere trasversale che non riusciva a inserirsi in nessuna tradizione politica autonoma, inoltre l'inserirsi di alcuni esponenti dell'ambientalismo in partiti quali pci, pds, ds, ha portato al declino definitivo di tali partiti. Altri sostengono che esso non ha saputo coinvolgere forze come wwf, Italia nostra e che non abbia colto il cambiamento profondo del sistema politico italiano degli anni 90. Mastropaolo infine sostiene che la crisi dell'ambientalismo politico si deve in realtà ad una propria della società italiana, a causa dell'inadeguatezza delle democrazie ad affrontare le nuove sfide di una società in costante evoluzione. Le tematiche dei p. verdi sono state in parte ereditate dai comitati sorti come rsiposta a bisogni di partecipazione legati ai terrotir non rappresentati dalla pol. tradizionale: comitati civici, per la difesa del territorio, no waste, no tav, antismog, reti dei beni comuni ecc. 3.1 rifiuti Dagli anni 50 del 900 il problema circa lo smaltimento di rifiuti aumenta esponenzialmente, con la nascita dell'economia dei consumi, conseguenza dell'industrializzazione del paese, ma problema affrontato con modalità inadeguate, che consisteva nell'allontarnarli da dove venivano prodotti. La produzione nazionale di rifiuti urbani triplica dagli anni 70, la pproduzione annua diventa 536 kg nel 2012, oltre alla crescita dei rifiuti speciali, 91% non pericolosi, smaltiti per incerimento, discarica e recupero di materiali, scarti provenienti da industrie, rifiuti chimico-organici, farmaceutici, industria fotografica, oli, vernici, ecc. Ma il raddoppio della produzione di rifiuti negli anni 80 è dovuto alla trasformazione del processo distributivo: la pubblicità, il marketing, declino merci sfuse a favore dei prodotti conezionati, il packing diventa una strategia di mercato, negli USA 1/3 dei rifiuti è rappresentato dalle confezioni. In Lombardia vi era un sistema efficiente di smaltimento rifiuti, nel 12 vi è una carenza di apparati industriali, impianti di compostaggio e prevalgono le discariche. Nel 1997 il Decreto Ronchi riforma il settore dei rifiuti per assicurare una protezione dell'ambiente e promuovere la raccolta diferenziata e il riciclaggio, che si muoveva all'interno di una politica europea degli anni "70 che mirava a proteggere l'uomo e l'ambiente, potenziando tecnologie pulite, materiali meno voluminosi e meno inquinanti, tutto ciò riducendo lo smaltimento in discarica potenziando l'impiego dei rifiuti come combustili. Ma ultimamente, la difficoltà di smaltimento dei rifiuti è un problema centrale e grave negli anni 80 i rifiuti fiorentini vennero mandati in Campania e Puglia; a Milano si 2.Ambientalismo politico Gli annì 80 sono una fase decisiva nella storia dell'ambiente per un aumento della consapevolezza pubblica dei problemi ambientali, che hanno una ricaduta sul piano politico. Nel 1986 nasce il ministero dell'Ambiente, la Federazione nazionale delle liste verdi. Langer nel 82 diviene una igura leader per la Nuova Sinistra. La base elettorale della Federazione dei verdi viene da una sinistra estrema, partitilaici di centro e p.to repubblicano in parte, l'Italia con la fondazione del partito verde segue ciò che accade anche negli altri paesi europei, dove era storica la sensibilità ambientale (Grunen, Ecology Party, Verts). L'esplosione del reattore nucleare a Chernobyl nel 86 e la ormazione di una nube radioattiva che toccò anche territori lontani, produsse un cambiamento radicale nel'opinione pubblica circa la reale situazione ecosistemica, abrogando la normativa circa Ila costruzione in It di centrali nucleari. Nell'87 l'ambientalismo conquista una maggioranza parlamentare, con 13 deputati e due senatori, anche se altri espone nti dell'ambientalismo erano già inseriti in altri partiti. Il partito si affermò ancora di più con le elezioni europee del 1989, quando si presentò coni Verdi arcobaleno, appoggiato dalla Lipu e dalla Lega per l'ambiente, furono anni, con Ronchi ministro dell'ambiente, in cui l'ambientalismo politico diede vita a provvedimenti legislativi, come la legge sulla difesa del suolo, le leggi sulla promozione delle fonti rinnovabili, risparmio energetico, legge sulla caccia, legge Galli sull'acqua, ecc. Nel frattempo la questione ambientale si espandeva a livello mondiale con la conferenza dell'Onu nel 1992 a Rio che approvò la convenzione sul clima, nel 97 a Kyoto venne firmato il protocilo contro i cambiamenti climatici, il patto tra i paesi UE circa la riduzione di gas serra del 20% entro il 2020, il summit a Copenaghen dell'Onu, ecc. Si diffusero partiti verdi in gran parte dei paesi asiatici, sudamaericani, africani , una mobilitazione mondiale, negli USA emerse il movimento no global nel 99, ecc. La sensibilità ambientale si radicano nella società civile favorendo anche numerose iniziative civiche, promosse da associazioni, amministrazioni comunali, come marce, petizioni, raccolta dei rifiuti, ecc. Il Wwf riuscì a reintrodurre specie come cervo, capriolo e lince, quasi estinti. Si diffuse la letteratura ambientalista, il rapporto delle Nazioni Unite 'Our Common Future', o rapporto Bruntland, che definiva le nozioni di sviluppo sostenibile, vengono pubblicati numerosi rapporti Ambiente Italia, Ecomoafie, ecc. Nasce Slow Food nel 86, a Bra, grazie all'attivismo di Petrini con los copo di difendere le tradizioni agricole, enogastronomiche italiane, la biodiversità alimentare contro la manipolazione genetica e l'omologazione dei cibi. Nasce a Cuneo l'Università di scienze gasstronomiche, prima al mondo, oltre al sorgere di facoltà di Ecologia. Inizia a nascere in economia l'ecological economics, che postula sistemi economici fondati su energie rinnovabili e risorse naturali. Ma nei primi 15 anni del 2000 l'ambientalismo conosce un declino politico, a fronte di un crescente dibattito scientifico e culturale, nel 2009 la sx arcobaleno non ha ricevuto alcun seggio, alcuni esponenti dell'ambientalismo quindi confluiscono nell'Ecodem, area del PD di ispirazione ambientalista, con conseguenti minori provvedimenti legislativi in materia. Negli ultimi due secoli si è assistito a una crescita impetuosa delle città, allo sviluppo delle metropoli: regimi urbani che comportano un ingente uso di energia e risorse naturali, le città diventano i principali fattori di pressione sugli equilibri ambientali, in questo quadro le politiche di gestione del territorio diventano fondamentali. La prima legge urbanistica fu varata nel 42, sanciva l'obbligo per tutti i comuni di approvare il proprio piano regolatore, ma essi fino ai 70 furono strumenti con i quali definire le zone di espansione e infrastrutture, il confine fra diritto de privato e del pubblico in relazione all'uso del suolo. Nel 62 la legge Sullo presentò una riforma urbanistica che separare diritto di proprietà e di edificazione delegandone l'esercizio all'attore pubblico, prevedendo l'esproprio delle aree edificabile, un'indennità, i comuni avrebbero provvisto a opere di urbanizzazione e cedendo ai privati le aree destinate a edilizie residenziali, ma tale proposta cadde portando ad una forte speculazione, venne attuata in parte con la legge Bucalossi nel 77. Le costruzioni furono una dei settori più lucranti a seguito dell'aumento della popolazione urbana, oltre ad uno dei maggiori fattori di squilibrio territoriale. Si afferma in quegli anni l'urbanistica riformista, diversa da quella tradizionale in quanto mirava oltre all'organizzazione dello spazio urbana, di ridurre gli effetti negativi dello sviluppo urbano, esponenti di tale 'filone' furono molti appartenenti ai partiti di sx, essi proponevano una nuova concezione dello svilup. u. basato sulla riqualificazione e recupero. In particolare vennero attenzionati i centri storici, in quanto fino ad all'ora venivano tutelati solo edifici ai quali era attribuito il carattere di , con la carta di Gubbio, si stabiliva che i piani di riqualificazione avrebbero dovuto riguardare gli interi centri storici, e dunque anche le popolazioni residenti, vennero pianificati i centri stoorici di Siena, Matera, Assisi, le periferie di Napoli, ma soprattutto il centro storico di Bologna nel 77 grazie a Cervellati, che mirava a coniugare alla città anche la natura e l'ambiente. Tale questione era legata anche alle politiche per la casa, tema centrale in quegli anni, a causa dell'espansione urbana e elevata domanda di abitazione medie-popolari a fronte di un'offerta di abitazioni di lusso, ciò comportò forti mobilitazioni. Negli anni 60 le organizzazioni sindacali si batterono per costruzione di nuovi alloggi e un'efficace politica urbanistica. La legge per la casa del 71 regolava la programmazione dell'intervento pubblico e l'espropriazione per pubblica utilità, la legge Bucalossi regolamentava il rapporto tra proprietà dei suoli e diritto di edificare. AMBIENTE E AMBIENTALISMO NELL'ITALIA CONTEMPORANEA 1.Suolo tra difesa e consumo Oltre lo spopolamente delle aree montane e collinari che ha portato a conseguenze quali abbandono dei terreni, erosione, ecc il principale fattore di alterazione del suolo fu l'urbanizzazione, le città si sono espanse nella campagna, senza tenere conto del rispetto delle 'green belts'. Il suolo con l'avvento della società energivora è stato pressato con i trasport, infrastrutture energetiche, manomissione falde, portando a frane e alluvioni, come il disastro de Vajont nel 63: caduta di una frana nel bacino idroelettrico artificiale, intellettuali, attiva nella diesa del patrimonio artistico e culrturale, costituendo anche un Gruppo verde, proponendo una legge sui parchi nazionali alla Conerenza internazionale dei parchi del 62. Anche numerosi autori in testate giornalistiche quali La Stampa, l'Espresso contribuirono a diffondere una maggiore consapevolezza presso l'opinione pubblica, quali Cederna, Pannunzio, che si scagliava contro la speculazione edilizia , distruzione di paesaggi, periferie degradate ecc. L'Italia si stava arricchendo a spese dell'ambiento, Cederna in particolare accusava la Società immobiliare di Roma per la speculazione degli negli anni 60, così come dalla PAC, che non sembre ebbe risultati positivi. Ma esso era un processo di artificilizzazione della vita biologica, che ha danneggiato la fertilità del suolo, peggiorando la struttura fisica dei terreni, oltre all'inquinamento idrico. L'industrializzazione agricola ha portato anche ad una trasformazione dell'allevamento, separando i due settori, portando a conseguenze negative. Il settore agrario era quello che utilizzava maggiormente le risorse idriche. Le macchine impongono nuovi ritmi alle piantagioni, la loro diffusione ebbe un grande impatto, destrutturò i sistemi agrari e il paesaggio delle campagne italiane, alcune aree vengono marginalizzate a causa del loro non possibile impiego da parte delle macchine. Fra i50 ei 60 l'economia italiana si sviluppa senza tener conto dell'impatto devastante sugli ecosistemi e del debito ambientale ricaduto sulle generazioni odierne, in quanto gli interessi industriali condizionavano fortemente i governi. Si riconferma la linea adottata durante la prima industrializz.: la tutela delle risosre naturali e degli ecosistemi non doveva porre eccessivi limiti alle attività produttive, le prime normative lasciavano ampie libertà alle industrie (legge 13 luglio 1966 sull'inquinamento atmosferico). Tra la fine degli anni 60 cresce però una sensibilità maggiore, viene istituito un Comitato di orientamento per i problemi dell'ecologia, il Progetto 80 definì una pianificazione del territorio che avrebbe tutelato risorse naturali, la Relazione sulla situa. ambientale della Eni, segnò una svolta nella nascita della consapevolezza da parte di istituzioni del degrado ambientale oltre al particolarmente grave nel nord e sulle coste laziali, campagne, pugliesi l'inquinamento. L'inquinamento delle acque cominciò ad essere attenzionato con degli studi pubblicati dal Senato, specialmente sul problema della scarsità delle ris.idriche, la legge 319 del '76 (Merli) emanò una politica di tutela delle accque, stabilendo un'autorizzazione degli scarichi, solo negli anni 80 però le risorse idriche subirono un netto mgilioramento con i depuratori pubblici e piani di risanemento regionale. Anche in ambito del diritto internazionale dagli anni '70 con la dichiarazione di Stoccolma sull'ambiente e l'Atto Unico Euoropeo del'87 l'UE si pone come obiettivo la salvaguardia dell'ambiente e salute umana per le generazioni future ('chi inquina paga'). In ambito giuridico si discute riguardo il concetto di ambiente, che perde dagli anni 70 la sua valenza estetica per collegarsi a quella ambientale in quanto parte della natura. Furono tuttavia le industrie energetiche le responasabili della quota maggiore di inquinamento atmosferico, attraverso le emissioni dei . Il Ministero dell'Ambiento individua 57 siti inquinati oggetto di interventi nazionali. Il Progetto Sentieri, analizzò l'incidenza delle malattie tumorali in 44 di tali siti, che mostrarono un collegalemtno tra incrementi di mortalità alla contaminazione di risorse idriche, emissioni di rafinerie, presenza di amianto, ecc, inoltre quasi la maggior parte della popolazione residente in tali siti era svantaggiata. Matura la consapevolezza dell'intreccio questione sociale/ambientale. 2.Le bonifiche contrastata da proteste locali e l'opposizione di associazione come il Cai e il Touring club per il suo aspetto distruttivo, ma ricevette anche supporti concreti nel contrastare la caccia e promuovere la costituzione de Parco d'Abruzzo. Le questioni della tutela ambientale, risultavano però estranee alla cultura politica, in Germania il movimento di protezione invece si coniugava perfettamente con l'identità culturale, fondata sull'appartenenza alla counità e al territorio con l'esaltazione del Volk. La costituzione del Parco d'Abruzzo e del Gran Paradiso non fu semplice, la scelta ricadde su questi territori per essere state riserve di caccia reali, fu poi istituito il Parco dello Stelvio e del Circeo. Il protezionismo italiano si interessava alla tutela, una tutela che travalicasse anche i confini nazionali, grazie al viaggio di studiosi negli USA, gli scienziati italiani vennero a conoscenza di realtà che già da etmpo miravano alla creazione di riserve, come il parco di Yellowstone, nel 1872. Il modello americano era fondato su una nozione di wilderness, avvantaggiato anche da distese incontaminate, seppur minacciate dalle civiltà moderne. La situazione italiana richiedeva soluzioni differenti a causa delle radici antiche dell'insediamento, l'altà densità demografica e i profondi processi di trasformazione rurali e agricoli. L'AMBIENTE NELL'ITALIA REPUBBLICANA 1.Le implicazioni ambientali della società energivora E' nel secondo dopoguerra che in Italia la rivoluzione energetica (da energie rinn a non rinn) ne favorì l'affermazione in grande potenza industriale, dalla legna si passa gradualmente al petrolio, grazie alle importazioni dal Medio Oriente, crescita che influenzò tutti gli ambiti della vita della popolazione, portando ad un miglioramento delle conidizioni di vita e una scomparsa di malattie. Ma dall'altra parte ciò portò anche a nuovi squilibri territoriali e dissipazione delle risorse naturali, un maggiore inquinamento, portando alla nascita di una nuova fase storica, dove la questione ambientale diventerà ben presto planeteria con gli effetti del global warming e dei cambiamenti climatici. La fase di industrializzazione si intreccia con l'aumento dell'urbanizzazione, espansione infrastrutture , trasporti, elettrificazione, negli anni 90 si parla di 'età del'automobile'; fra i50 e i 70 la popolazione si mescola in tutta la penisola, le realtà produttive si espandone soprattutto nel settentrione, l'industria siderurgica, chimica, le acque erano sempre + inquinate specialmente nei fiumi e lungo le coste, dove si addensavano gli scarichi provenienti dalle aree urbane, l'inquinamento atmosferico era dato dall'emissione di anidride solforosa, ossidi di azoto, idrocarburi inquinava l'aria delle industrie manifatturiere e produttive di energia. Gli scarti industriali erano spessi abbandonati in discariche abusive, corsi d'acqua, ecc. L'agricoltura si allinea con l'industria, cominciano ad essere utilizzati prodotti chimici (i concimi conoscono il picco di utilizzo nei 50) e macchine, la cosidetta nei '20 poneva al centro iltema della fertilità della Terra e mirava a fare del settore cerealicolo il motore del rilancio produttivo. Si riduce la manodopera a causa dell'utilizzo delle macchine. nel Nordest, Centro, e solo in parte nel 12. Veniva prodotto nel triangolo nel 1911 il 55% del valore industriale. Alle piccole imprese agricole e artigiane si affiancavano i settori più avanzati, oltre alla ripresa industriale dopo la crisi del 29, resa possibile grazie alla costruzione dell'Iri (Istituto x la ricostruzione industriale) durante il fascismo, con il quale lo Stato controllava gran parte dell'industria. Anche i problemi legati all'industrializzazione vennero affrontati in rapporto alla sanità e igiene. La legge (Debole) del 1888 del Governo Crispi introdusse il concetto di industrie insalubri, regolandone l'attività, le fabbriche pericolose venivano divise in 2 classi. la prima quelle da isolare nelle campagne, la seconda quelle che richiedevano cautele per il vicinato, più del 37% erano concentrate nel triangolo, dove l'industrializzazione si era sviluppata intorno ai centri urbani come Torino, Milano, Bregamo, Como. Ma l'approccio igienista concentrato sulla tutela della salute soffriva di limitate conoscenze scientifiche riguardo i rischi circa le emissioni, affidandosi al'autodepurazione dell'aria o dell'acqua. La legislazione era molto debole al riguardo e l'applicazione delle leggi era affidata a un apparato amministrativo impreparato in bilico tra salute cittadini e interessi industriali, le autorità locali non avevano strumenti, competenze, per contrastare tali interessi. Sorsero molti conflitti anche con proprietari di terrenti agricol e pascoli, a causa della sottrazione delle risorse idriche alle economie locali dovuta all'industrializzazione, impedendo anche l'uso domestico e alimentare delle acque, come per la pesca, per l'acqua. Era un conflitto ambientale tra usi industriali e agricoli, oltre che urbani. Si è parlato di in riferimento al cambiamento drastico nell'uso delle risorse naturali e equilibri dell'habitat, origine dei problemi ambientali contemporanei, interi ecosistemi vennero danneggiati. La legislazione sanitaria nonostante debole, allontanò attività produttive nocive dai centri urbani e favori la costruzione di stabilimenti industriali nelle aree periurbane e hinterland metropolitani, ci si rende conto di dover isolare le industrie dalle città, con l'istituzione di , in alcuni casi divenute di rilevanza nazionale. Ciò favorì dall'altra parte un uso intensivo e distruttivo delle risosre naturali per quanto riguarda le emissioni, immissione di rifiuti nelle acque e suolo, relegando alle industrie maggiore libertà di inquinamento. L'It ha alimentato il proprio sviluppo idustriale con energia idroelettrica, la ricchezza di dislivelli e il carbone bianco (risorse idriche) facilitarono lo sfruttamento, nel 1905 il 70% della potenza utilizzata aveva origine idroelettrica, F. Nitti, ministro dell'Agricoltura, Industria e Commerciò considerava lo sviluppo idroelettrico la leva fondamentale per il risollevamento del 12, bisognava impiegare l'acqua che prima aveva portato a dissesti idrogelogici, attraverso un'opera di rimboschimento e messa in sicurezza delle pendici delle montagne, concetto antedecente la bonifica integrale. Nel 1904 Nitti fece approvare la legge per Napoli che favorì lo sviluppo industriale, negli anni giolittiani furono intrapresi interventi per sanare gli squilibri dovuti all'industrializzazione, per agevolare la costruzione di laghi artificial nel meridione e la costruzione di un sistema di invasi artificiali in Sardegna, portando ad un'ulteriore svolta nel rapporto con l'acqua, durante la stagione dell'igienismo vista come risolutrice dei problemi connessi al degrado ambientale e sanitario della popolazione, ora come risorsa fondamentale x lo sviluppo economico nazionale. L'incorporazione delle acque necessitava di molte risorse e mutava equilibri interni ed esterni alle città, il metodo + utilizzato furono le trivellazioni del suolo per il reperimento di acque profonde prese talvolta dai fiumi. A Milano vennero costruiti pozzi profondi, A Torino l'acqua veniva da un torrente, interi sistemi ambientali vennero alterati a causa dell'abbassamento delle falde e del letto dei fiumi, oltre al crescente inquinamento e ad acquedotti che attingevano dalle sorgenti. Durante il fascismo gli acquedotti furono potenziati ulteriormente, per risolvere la siccità e le paludi. Ma vi era un problema di fondo circa l'incompatibilità ambientale fra usi agricoli, civili e industriali. Migliori condizioni di vita nelle città grazie alla moderniazzazione di tali sistemi, si scontrarono con gravi conseguenze ambientali. Vengono iniziati ad usare i fertilizzanti chimici e l'agricoltura cessa di essere autosostenibile, cresce il consumo d'acqua per usi domestici e industriali grazie alla costruzione degli acquedotti, ma vi era il problema dello scarico dei residui industriali nei fiumi e falde sotterranee. Accanto la protezione della saluta della popolazione all'interno delle città emersero problemi legati alle conseguenze ambientali dell'uso delle acque, solo nel 1976 emerse la regolamentazione circa la tutela delle acque dall'inquinamento. Firenze fu la prima città italiana con un piano regolatore circa lo sviluppo urbano, bisognava ridefinire lo spazio urbano, stillare politiche di trasporto e infrastrutture per favorire i collegamenti tra aree residenziali e industriali, sostituire valori sociali a quelli estetici nella strutturazione del verde urbano, mai compiuta fin'ora. Nacque in Uk il garden city movement, che si diffuse in molti paesi europei, modello urbano che tentava di mediare tra le campagne e le città con la costruzione di insediamenti pianificati secondo un modello di ‘città-giardino', in Italia fu elgato all'attività di medici contro malattie come tubercolosi, come alla periferia di Roma. Fra 800 e 900 il modo di rapportarsi con la natura cambiò radicalmente, cambiamento già avviato nel 700, il mare, montagne, boschi venivano visti sotto un altro punto di vista, nella loro bellezza, come fonte di conforto ecc, si diffonde anche il costume di tenere cani e gatti, e cambia il rapporto con il proprio corpo, con la ginnastica, abbigliamento. L'acqua fu centrale in tale processo, specialmente nella medicina e l'idroterapia, con la nascita dei bagni al mare: che interessava le famiglie aristocratiche del nordeuropa, l'Italia, già meta di giovani aristocratici nel Grand Tour venne rivalorizzata, si svilupparono centri che avrebbero fondato la loro ricchezza sul termalismo (Ischia, Montecatini), oltre alla nascita di centri turistici lungo le coste e del turismo negli anni 60 come fenomeno di massa, come forma di valorizzazione virtuosa delle risorse naturali x il debole impatto distruttivo sull'ambiente fino al secondo dopoguerra, oggi uno dei settori di punta dello sviluppo economico italiano. 3. L'impatto della prima industrializzazione. L'impatto dell'industrializzazione sugli equilibri ambientali cominciò ad essere attenzionato a fine 800, quando la produzione industriale era in forte crescita, l'Italia infatti era un paese arrivato tardi rispetto agli altri paesi europei all'industrializzazione, è negli giolittiani che costruisce la sua industria (1900-14), concentrata nelle città per esigenze infrastrutturali ed economiche, (vicinanza a ferrovie, porti, manodopera) e si concentra nel (Liguria, Lombardia, Piemonte) per poi espandersi L'accesso ai b.c. era regolato anche in base alle attività dei commoners, come nelle Alpi centrali nelle società dei Malga, formate dai proprietari di bestiame, o nelle Uni agrarie in Lazio. Meridione-> ‘demanio universale' o 'comunale' (Regio, feudale, ecclesiastico) facente capo all'universitas (poi comune), inalienabili, il comune ne concedeva l'esercizio a t. gratuito o dietro una tassa 'fida', con contratti di enfiteusi con un canone o affittandoli, situati lungo le falde dell'Appennino abruzzese, campano, lucano. Nel meridione, i b.c. tra fine del 700 e inizio '900 si intrecciavano con la fine del sistema feudale, che aveva originato il latifondo e si basava su un rapporto flessibile tra allodio e demanio: beni che il proprietario possedeva in dominio e beni inalienabili e vincolati, come dagli usi civici, esercitati anche per il pascolo estivo nelle zone di Torino o pianure Toscane, in altre aree andavano scomparendo. Veneto-> 'pensionatico': diritto di pascolare gli ovini in una zona di terreno altrui, o 'vagantivo': vagare liberamente per le valli e paludi, pescare e cacciare. Nonostante gli usi civici, secondo alcuni dati ad inizio 900 erano diffusi in 235 comuni, essi risentirono dell'evoluzione dell'economia di mercato, oltre a casi di usurpazione e possesso illegale. Ma la privatizzazione delle terre non determinò la scomparsa della proprietà collettiva, in alcuni casi sopravvissero. I commons era realtà fortemente conflittuali, all'interno dei quali erano in gioco fattori politici, ricchezze, scalate sociali, ruoli di potere, ma che hanno comunque garantito equilibrio e protezione, essendo regolamentate. (le famiglie potevano attingere alla legna in una g.tà dichiarata dall'Assemblea, nelle Regole alcuni boschi erano riservati a necessità della comunità in caso di incendio, limitazione volte anche verso i forestieri e vicini). Molti storici fanno risalire la nascita delle proprietà collettive alla necessità di tutela ambientale (comunanza nata per impedire il depauperamento delle foreste; partecipanze nate per gestire meglio il territorio data la crescita demografica). Tali territori, privatizzati non sarebbero stati sufficienti al soddisfacimento di diverse necessità, nel Meridione la privatizzazione delle terre comuni assieme al disboscamento accelerò il dissesto idrogeologico, in Sicilia la siccietà è legata alla quotizzazione storica delle terre comuni, quella dei boschi modificò gli equilibri naturali. La redistribuzione dei beni comuni stessa era legata a una regolazione dell'uso delle risorse, in alcuni casi i prodotti erano divisi annualmente tra le famiglie, spesso sulla base dei loro bisogni o degli animali da loro posseduti. | beni c. erano visti come un peso di cui disfarsi, oltre a ragioni economiche, turbavano l'ordine morale e della pubblica tranquillità per i conflitti derivanti dall'incertezza del possesso. Verso la fine del 700 si avviarono provvedimenti volti a abolire i diritti di pascolo, molti beni demaniali e dei comuni vennero venduti, nel Meridione si avviò la spartizione in proprietà libere dei diritti collettivi, opere che proseguirono con il fascismo, quando tutti gli usi civici vennero abrogati con la legge 751 del '24. Si discute della destinazione di un grande demanio, il bosco, inalienabile, viene affitato dal comune a degli agricoltori, con una forte pressione sulla terra e parti di esso assegnato in quote, da dove nasce un grande dibattito politico (partecipa Sturzo) famiglia contadina che per secoli aveva garantito il controllo e manutenzione de territorio, accentuando le erosioni e il dilavamento. Nell'IT centromeridionale il sistema agrario era caratterizzato dalle come in Maremma, campagna romana, piana del Sele, Crootone, caratterizzzato da grandi proprietà, coltura estensiva e scarso investimento fondiario. La residenza della forza lavoro non era sul campo, vi erano tenute toscane, casali romani. | centr urbani erano le resitenze della forza lavoro 'agrotown', con costi molto alti. Era un sistema agrario basato sull'alternanza fra agricoltura estensiva ceralicola e pascolo transumante, sistemi esito dell'adattamento di tali zone alle problematiche ambientali presenti 'aree dell'osso' (Aree del latifondo dove il capitale investito era minimo e diretto prevalentamente al pagamneto della manodopera). L'organizzazione era elementare, l'indirizzo colturale poteva mutare velocemente e l'introduzione delle nuove tecnologie portò a un rialzo dei salari. Il latifondo era un piccolo possesso contadino concesso, dallo stesso proprietario sotto forma di affitto, piccola proprietà, che garantiva un reddito parziale ai contadini ed avvenne nelle zone dove si praticava la coltura intensiva: olivicoltura in Abruzzo o Calabria, Palermo, Trapani, viticoltura in Puglia, Sicilia, Catania, Vittoria, Marsala, agrumi in Sicilia e Calabria. In alcune aree del sud, l'arboricoltura è poi diventata una vera e propria attività autonoma rispetto al latifondo, ad alta produttività, ma non tutte le colture intensive utilizzavano lo stesso metodo, l'agrumicoltura implica il 'giardino' sviluppatosi in Sicilia, a differenza dell'agricoltura asciutta dell'ulivo. In queste zone, l'acqua, è stata un elemento di trasformazione, che contribuì alla valorizzazione dele risosre ambientali attraverso pozzi, canalizzazioni e gallerie, dove si realizzò un'agrcoltura avanzata con un forte impiego di capitale e lavoro. Dopo la 2 ww la situazione de territorio meridionale subirà una svolta decisiva grazie a un'opera di trasformazione finanziata dallo Stato. INGRESSO NELLA MODERNITA' 1. Il declino dei beni comuni | beni comuni si basano sull'idea che l'uso condiviso può apportare più benefici di quello individuale, proteggendo le risorse naturali e garantendo un'equa redistribuzione delle rendite. In Italia si parla di beni comuni intendendo le proprietà collettive che facevano riferimento a comunità e associazioni che le governavano. [Dolomiti-> appartenenza alle Regole: beni in comune fanno riferimento a gruppi di coeredì discendenti da un unico capostipite, Regola: assemblea di essi. Lombardia e Veneto-> 'società degli originari': ammessi alla redistribuzione dei beni comuni solo famiglie potenti e antiche. Arco alpino-> 'vicinie', Liguria-> 'comunaglie', Appennino umbro-marchigiano-> 'comunanze' : strutture coumunitarie fondate sulla riunione di tutti o alcuni abitanti di un comune, il riparto delle rendite provenienti da un bene c. spettava ai capi famiglia. Pianura bolognese-> 'partecipanze': la cittadinanza garantiva l'assegnazione delle quote di terra. Sardegna-> 'beni ademprivi': beni c. di proprietà del villaggio. che tra la fine del 700 e l'Unità vennero adottati leggi e politiche per regolamentare l'uso dei boschi, tentando al contempo di coniugare gli interessi economici. La prima legge sui boschi venne approvata nel 1877 sotto la Destra storica, che vietava il taglio dei boschi situati al di sopra della linea del castagno, vincolo per nulla restrittivo, ecco che la legge finiva per favorire coloro interessati allo sfruttamento delle terre boschive, nel 900 si tentò di rimediare a tali problemi. Le problematiche relative al riordino dei regimi idrografici erano diverse all'interno della penisola stessa, le pianure dell'IT settentrionale presentavano un intenso lavoro di sistemazione idraulica, come l'opera del canale Cavour, canale Villoresi. All'inizio del 900 vennero ultimate bonifiche nella pianura padana. Il Sud, caratterizzato da insediamenti montano-collinari, aveva conosciuto pianure costiere impaludate, infestate dalla malaria, oltre all'erosione de suolo, ecc. Grazie però alla monarchia borbonica, furono bonidifcate numerose aree in Campnia, Puglia, Calabria, così come la costruzione di una rete viaria. | tecnici dell'amministrazione borbonica elaborarono un progetto di bonifica integrale aggiornato poi durante il fascismo, che prevedeva il rimboschimento delle aree montane, interventi volti a ripopolare le pianure con l'intensificazione delle colture e la costruzione di strade e centri abitati, venne istituita nel 1855 l'Amm. generale delle bonificazioni e le zone da risanare vennero divise. Il regno di Sardegna, la monarchia Borbonica avevano già, precedentemente all'Unità, attenizonato il territorio e mostrato una capacità di gestione amministrativa, l'unificazione segnò una svolta liberista, venne abbandonata l'idea di un del territorio privilegiando interventi diretti dello Stato a potenziare la produzione agricola, anche se la promosse la costruzione da parte dello Stato di costituzione di consorzi idraulici, spese di realizzazione delle opere per un miglioramento igienico e agricolo, le altre opere sarebbero state a carico dei privati. Ma tale legge finì per favorire le grandi proprietà dell'Italia del nord, soprattutto per le bonifiche della Bassa Padana, La conformazione delle coste aveva condizionato le forme della pesca, ma si trattava di approdi e insenature, più che grandi centri da dove praticare la pesca, soprattutto a causa di coste impaludate nel meridione, portando alla prevalenza della pescca costiera. La leegislazione preunitaria era volta alla regolamentazione delle risorse x garantirne la riproducibilità, le prime norme postunitarie invece furono ancora conservative nonostante le richieste da grandi gruppi di pescatori, solo quelle emanate nel 20ennio fascista furono più liberiste e modernizzarono la pesca, affermandosi la pesca meccanica. Oltre la fragilità geologica, la vulnerabilità del sistema idrografico e clima mediterraneo, anche il vulcanismo e la sismicità sono due fattori strutturali della storia ambientale italiana. L'IT presenta numerosi vulcani attivi o quiescenti, oltre al fatto che il sud è una zona altamente sismica, un problema complesso, per molti secoli il csoto della ricostruzione è ricaduto sui singoli, non mancarono progetti di ricostruzione, come quello del governo spagnolo nella Val di Noto dopo il terremoto del 1693. L'Unità rappresentò fino ad una maggiore collaborazione fra istituzioni pubbliche e sismologi, una sorta di arretramento dal punto di v. di politiche pubbliche organiche e Bisogna anche rivolgere lo sguardo alla situazione nel Nuovo Mondo, dove nuove conoscenze in campo agroforestale trovano nei domini coloniali il loro territorio, furono le colonie stesse a garantire, con lo zucchero, tè, cotone, legname, le calorie necessarie al sostentamento del popolo europeo. Crosby parlò di ad altri continenti e estendere la base della loro sussistenza in altri paesi, modificando quegli ecosistemi. L'elemnto cruciale destinato a pesare sullo sviluppo della società e l'ambiente è l'approvvigionamento energetico, con una iniziale diffusione del carbon fossile che diede inizio alla rivoluzione industriale. Il cambiamento sul quale si sarebbero fondato le società urbano-industriali si basò sulla transizione dall'uso di forme rinnovabili di energia, ormai non più efficienti, -animali, vento, acqua, legna- all'impiego di fonti non rinnovabili (carbone, petrolio), un'economica a base minerale, transizione che riguardò l'Europa occidentale dopo la prima metà del'800. Il nucleo del'avento della società urbano-industriale è costituito dal cambiamento della funzione svolta dalla terra che inizia a produrre esclusivamente beni alimentari, l'attività agricola fino a quel momento base dell'attività economica e delle produzioni industriali e manifatturiere, diventa solo produttrice di beni alimentari; e nel passaggio dall'impiego di fonti rinnovabili a non r, dando vita ad una nuova fase storica, dove il sottosuolo diventerà fornitore di materie prime e l'energia fossile fonte di sostentamento dello sviluppo economico occidentale tra 800 e 900. 2. Caratteri strutturali della penisola La penisola italiana è caratterizzata x un ambiente precocemente antropizzato da antiche civiltà: etruschi e greci, romani e arabi hanno lasciato il loro segno nelle tenciche agricole, nuove colture, forme del paesaggio, testimoni sono i resti di archeologia rurale. Nel corso degli ultimi due secoli i processi di mutamento sono andati accelerando, processi non esenti dal cambiamento che ha interessato l'organizzazione della società e che ha portato ad un diverso modo di concepire la natura. Il territorio Italiano però all'alba della modernità era caratterizzato da fragilità, dovuto all'elevato rischio idrogeologico, in quanto montano, collinare, composta da rocce erodibili, con rilievi poco stabili, il clima mediterraneo ne accentua la fragilità, provocando frane, erosioni. Il sistema idrografico è caratterizzato da corsi d'acqua con regimi torrentizi con lunghi periodi di magra e fasi brevi di piena, ciò necessitava di vasche dove raccogliere le acque per farle defluire lentamente, a ciò provvedette lo Stato unitario con la legge 20 marzo 1865 n2248 sui lavori pubblici riguardanti la realizzazione di opere idrauliche. Venne brevemente costituito l'Ufficio geologico presso il ministero dell'Agricoltura, Industria e Commercio, affidando al Genio civile la sorveglianza delle arginature. In Italia la popolazione nell'700 passa da 13,200.000 a 17.800.000 nel 1800 Ma l'accelerazione del disboscamento in IT ebbe incidenze maggiori, le acque non + trattenute dal manto boschivo precipitavano travolgendo i centri abitati e i campi. Ecco