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Questione dell'Antropocene, Appunti di Filosofia

Appunti spiegazione del mio professore di filosofia su Jonas e appunti riguardo a dei video che trattavano la questione ambientale

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 19/05/2021

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sabato 10 aprile 2021
Hans Jonas
Appunti di filosofia!
Questione ecologica grave ai giorni nostri.
1979 la situazione ecologica era problematica solo per pochi. Jonas ha visto in avanti, percepì
il problema che si sarebbe presentato. La filosofia di Jonas comunica con la scienza e fa parte
del filone filosofico del ‘900 che riscopre la metafisica e che ne fa un qualcosa di peculiare
rispetto alla scienza.
La filosofia novecentesca ha due filoni:
Pensatori continentali: francese, tedesco, italiano e spagnolo
Filosofia analitica (parla inglese): Canada,Stati Uniti,Gran Bretagna = all’inizio del ‘900 ha
decretato la morte della filosofia: o la filosofia si trasforma in filosofia della scienza,
fornendo a quest’ultima un supporto linguistico, logico, oppure la filosofia cessa di esistere,
poiché produce cose senza senso.
La filosofia continentale, soprattutto con l’esistenzialismo (Heidegger), il marxismo, ecc.
rivendicano un ruolo a sé stante della filosofia rispetto al discorso scientifico. Ciò non
significa che la filosofia non collabori con la scienza.
La filosofia di Jonas rivendica un ruolo autonomo rispetto alla scienza, pur essendoci in
dialogo.
Jonas è un intellettuale ebreo tedesco che attraversa il secolo breve. Affronterà quindi
momenti duri, perde anche la madre ad Auschwitz (dedica una trentina di pagine al campo di
sterminio = mistero metafisico di Auschwitz, ovvero il concetto di Dio dopo Auschwitz: a
Dio vengono attribuiti tre aggettivi fondamentali (giustizia, bontà e onnipotenza) e Jonas
dimostra che questi tre aggettivi dopo Auschwitz non possono più continuare a sussistere.
Jonas dirà che Dio è buono e giusto, ma evidentemente non è onnipotente, si è ritirato dal
mondo che lo ha lasciato nelle mani dell’uomo.)
Ciò che prendiamo in esame è Il principio di responsabilità (1979):
Il concetto di responsabilità è fondamentale per l’etica, ma estraneo all’etica classica e a
quella kantiana, da cui Jonas prende spunto: era basata sull’imperativo categorico, ovvero il
concetto di Deontologia, dettato non dal divino ma dalla Ragione Pura applicata all’ambito
pratico, ovvero quello dell’agire. Senso di dovere e libertà di coscienza sono le basi dell’etica
kantiana, sulla purezza dell’intenzione ed è razionale.
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Hans Jonas

Appunti di filosofia

Questione ecologica grave ai giorni nostri. 1979 la situazione ecologica era problematica solo per pochi. Jonas ha visto in avanti, percepì il problema che si sarebbe presentato. La filosofia di Jonas comunica con la scienza e fa parte del filone filosofico del ‘900 che riscopre la metafisica e che ne fa un qualcosa di peculiare rispetto alla scienza. La filosofia novecentesca ha due filoni:

  • Pensatori continentali: francese, tedesco, italiano e spagnolo
  • Filosofia analitica (parla inglese): Canada,Stati Uniti,Gran Bretagna = all’inizio del ‘900 ha decretato la morte della filosofia: o la filosofia si trasforma in filosofia della scienza, fornendo a quest’ultima un supporto linguistico, logico, oppure la filosofia cessa di esistere, poiché produce cose senza senso. La filosofia continentale, soprattutto con l’esistenzialismo (Heidegger), il marxismo, ecc. rivendicano un ruolo a sé stante della filosofia rispetto al discorso scientifico. Ciò non significa che la filosofia non collabori con la scienza. La filosofia di Jonas rivendica un ruolo autonomo rispetto alla scienza, pur essendoci in dialogo. Jonas è un intellettuale ebreo tedesco che attraversa il secolo breve. Affronterà quindi momenti duri, perde anche la madre ad Auschwitz (dedica una trentina di pagine al campo di sterminio = mistero metafisico di Auschwitz, ovvero il concetto di Dio dopo Auschwitz: a Dio vengono attribuiti tre aggettivi fondamentali (giustizia, bontà e onnipotenza) e Jonas dimostra che questi tre aggettivi dopo Auschwitz non possono più continuare a sussistere. Jonas dirà che Dio è buono e giusto, ma evidentemente non è onnipotente, si è ritirato dal mondo che lo ha lasciato nelle mani dell’uomo.) Ciò che prendiamo in esame è Il principio di responsabilità (1979): Il concetto di responsabilità è fondamentale per l’etica, ma estraneo all’etica classica e a quella kantiana, da cui Jonas prende spunto: era basata sull’imperativo categorico, ovvero il concetto di Deontologia, dettato non dal divino ma dalla Ragione Pura applicata all’ambito pratico, ovvero quello dell’agire. Senso di dovere e libertà di coscienza sono le basi dell’etica kantiana, sulla purezza dell’intenzione ed è razionale.

La responsabilità è un concetto ulteriore, perché rappresenta un’etica che non si preoccupa soltanto della purezza dell’intenzione e della puntualità dell’azione (intesa come un fatto che avviene qui ed ora e che non si preoccupa delle conseguenze future della stessa azione). Se la responsabilità è circoscritta alla purezza dell’intenzione avrò un’etica di tipo deontologico (come quella kantiana), basata sulla coscienza, è autonoma (non dettata da una divinità, ma basata sulla ragione) ma tuttavia non tiene presente le conseguenze dell’azione stessa. L’azione viene giudicata morale o meno buona o malvagia a seconda della purezza dell’intenzione e non delle conseguenze della stessa azione. La responsabilità invece tiene conto di queste conseguenze, si prende cura di un altro essere, e tiene conto di un tempo che non è prossimo, ma che può essere più o meno remoto. Tiene conto della questione ecologica, della responsabilità dell’uomo nella gestione dell’ambiente. Sta al mondo non come entità staccata dal mondo, ma come parte del mondo e parte responsabile del mondo. Nel mondo l’uomo si carica della terribile responsabilità che Dio ritirandosi dal mondo ha declinato. Il divino ha dato piena fiducia all’uomo. L’uomo ha un potere enorme conferitogli dalla tecnologia ed ha un potere enorme sul pianeta, sull’ecologia. E questo potere reca con sé una grandissima responsabilità. Questa responsabilità è animata dalla paura, dall’apprensione: sentimento tipico del genitore nei confronti del figlio, di quello di cui deve prendersi cura, perché ancora non è autonomo. Portiamo però il peso dell’incertezza perché non saremo mai autonomi come Dio, ed è un’incertezza che è aumentata con la possibilità di autonomia. La responsabilità è sempre personale, mai generica, chiama in causa l’essere umano in quanto persona, altrimenti verrebbe meno. La responsabilità si manifesta a livello di apprensione e paura: la paura è che l’uomo stesso attraverso la tecnologia e il potere e la scelta libera concessa da Dio, sbagli. Di fronte alle minacce della contemporaneità è necessaria una nuova etica. E il libro di Jonas è una risposta a questa esigenza. Se dobbiamo fondare una nuova etica deve essere qualcosa di significativo in termini di valore. Dobbiamo fondarla metafisicamente, non può essere lasciato alla deriva dell’opinabile, della prospettiva, del relativismo, pena il venir meno di qualsiasi fondamento etico estendibile all’intera umanità. Anche perché i problemi che stiamo avendo ad oggi con il Covid sono mondiali, la dimensione della problematicità sono problemi che possono essere affrontati e gestiti soltanto a livello globale , quindi c’è bisogno di fondare dei valori metafisici che tengano conto della prospettiva umana in generale, globale. La questione è di essere o non essere, intesa come la possibilità di continuare ad esistere come razza, come specie umana su questa terra, perché è in gioco il destino dell’umanità e del pianeta stesso. Per questo è necessario riformulare in termini metafisici ed ontologici la questione dell’essere e la questione etica: il valore che deve orientare il nostro agire, il nostro essere migliore, individuale, sociale, politico e globale. E’ una presa di posizione contro il relativismo. L’uomo deve negare il non essere. Essere significa preoccuparsi : pre-occuparsi

sono trasformati in minaccia. E’ necessaria dunque una nuova etica, quella della responsabilità che comprenda anche il mondo extra-umano e le generazioni future. Dobbiamo saper prevedere ciò che avviene in futuro e ciò che andrà ad influire sul mondo extra-umano: l’ecosistema. Dobbiamo globalizzare l’etica. Prenditi cura del prossimo, del remoto. Dobbiamo imparare ad essere empatici verso ciò che. Questo imperativo va assunto come assioma in assenza di una religione.

«È senz'altro evidente che nessuna contraddizione razionale è inerente

alla violazione di questo tipo di imperativo. Io posso volere il bene

attuale sacrificando quello futuro; come posso volere la mia fine, posso

volere anche la fine dell'umanità. Senza cadere in contraddizione con

me stesso, posso preferire, per me come anche per l'umanità, il breve

È insufficiente un’etica dell’intenzione o della coscienza che ignori le

conseguenze dei nostri atti : dobbiamo saper prevedere gli influssi che le

nostre azioni potranno avere sul futuro.

Dunque, si deve elaborare una nuova etica diversa dalle morali tradizionali

(basate sulla prossimità, sia in termini antropocentrici che in termini

temporali).

Si tratta di una morale che tenga conto anche del mondo extra-umano e

delle

generazioni future e che mediti sugli effetti a lungo termine delle azioni

compiute nel presente, assumendosi la responsabilità del "remoto".

Al vecchio imperativo categorico kantiano bisogna contrapporre il nuovo imperativo

dell’età tecnologica.

«Un imperativo adeguato al nuovo tipo di agire umano e orientato al nuovo tipo di

soggetto agente, suonerebbe pressappoco così: “ Agisci in modo che le

conseguenze della tua azione siano compatibili con la permanenza di

un’autentica vita umana sulla terra ”, oppure, tradotto in negativo: “ Agisci in modo

che le conseguenze della tua azione non distruggano la possibilità futura di

tale vita ”, oppure, semplicemente: “ Non mettere in pericolo le condizioni della

sopravvivenza indefinita dell'umanità sulla terra ”, o ancora, tradotto nuovamente

in positivo: “ Includi nella tua scelta attuale l’integrità futura dell'uomo come

oggetto della tua volontà ”.»

fuoco di artificio di un'estrema autorealizzazione alla noia di una

continuazione infinita nella mediocrità. Ma il nuovo imperativo afferma

appunto che possiamo sì mettere a repentaglio la nostra vita, ma

non quella dell'umanità ; e che Achille aveva sì il diritto di scegliere per

sé una breve vita di imprese gloriose piuttosto che una lunga vita di

sicurezza oscura (nell'assunto sottinteso che ci sarebbe stata una

posterità a narrare le sue gesta); ma che noi non abbiamo il diritto di

scegliere o anche solo rischiare il non-essere delle generazioni

future in vista dell'essere di quelle attuali. Perché non abbiamo

questo diritto e perché abbiamo invece un dovere rispetto a ciò che non

esiste ancora né "in sé” ha bisogno di esistere, e comunque in quanto

non esistente non ne avanza la pretesa? Non è affatto facile dare una

fondazione teorica a questi perché e forse è impossibile senza la

religione. Il nostro imperativo lo assume per il momento, senza

fondarlo, come assioma .»

L’essere è preferibile al non essere = assioma. Jonas dichiara il primato dell’essere sul non essere. L’idea di uomo va salvata ancor prima dei singoli individui. La sopravvivenza dell’uomo è principio che scavalca i singoli individui. Il primo imperativo categorico è che ci sia umanità. Questo imperativo non è deducibile dall’etica stessa come quello kantiano. Quindi è necessario partire dall’ontologia, cioè rinunciare a quella separazione tra essere e non essere. Bisogna ripensare all’etica ponendo al centro il principio di responsabilità. Da qui l’archetipo originario nelle cure dei genitori verso i figli. L’essere e il dover essere si sorreggono l’un l’altro: il dover essere deriva dall’essere. Dobbiamo assumere questo punto di partenza metafisico come postulato. Il diritto del neonato è quello di essere, di esistere. Il genitore non può non assumersi la responsabilità del neonato. Questo è il fondamento archetipico della nuova etica. Un'etica dell'emergenza

L’imperativo etico si realizza attraverso un minimalismo

programmatico : bisogna salvaguardare la sopravvivenza più che

tendere alla perfezione.

Un’etica dell’emergenza che rifiuti l’utopismo prometeico

dell’Occidente per il più modesto imperativo della sopravvivenza.

ferrea sulla nostra economia che ci permetterà di aumentare di soli 2° la temperatura entro il 2100. Non saranno una passeggiata comunque, ma significa maggiori capacità di adattamento e di reazione. L’accordo firmato a Parigi nel dicembre del 2015 vuole proprio far ridurre le emissioni per ridurre l’aumento della temperatura e l’aumento del livello dei mari, in quanto i ghiacciai che fondono aumentano il livello dei mari. Ciò che possiamo fare già oggi è ridurre il consumo delle risorse non rinnovabili, come dei suoli (più cementifichiamo più creiamo problemi come il rischio di alluvioni, meno acqua che si depura scendendo nelle falde, meno intercettazione di CO2 da parte della fotosintesi e ci togliamo il suolo per produrre cibo per il futuro dell’umanità). Facciamo meno rifiuti e ricicliamoli tutti: raccolta differenziata. I rifiuti creano danni non solo al clima, ma anche alla vita: quelli che vanno in mare sono dannosi per la fauna marina, che ingerisce plastica e ce la porta in piatto a noi. Passiamo alle energie rinnovabili già mature per essere utilizzate in larga scala: pannelli fotovoltaici, turbine eoliche, biomasse. Bisogna ricorrere alle energie fatte con la forza della natura e ci deve essere risparmio ed efficenza: sprechiamo troppa energia. Bisogna cambiare anche le nostre abitudini , come viaggiare : il viaggiare in aereo inquina (CO2) e cerchiamo di farla solo in casi importanti. Diamo valore alla tecnologia che ci offre possibilità: macchine elettriche, agricoltura di prossimità (non far viaggiare ad esempio frutti fuori stagione).

Appunti terzo video

PRIMA TAPPA: L’evoluzione in diverse occasioni ha avuto dei momenti di accelerazione con delle catastrofi: ci sono state cinque grandi crisi in passato che hanno portato alla distruzione della grande ricchezza della vita sulla terra ed una stava per portare all’estinzione di tutti gli esseri viventi. Una di queste portò alla scomparsa di tutti i dinosauri. Questo è lo sfondo evoluzionistico su cui ragionare : grandi catastrofi che sono state una grande occasione, un grande rinnovamento da una parte, perché hanno portato via il vecchio strato della biodiversità e ne hanno posto uno nuovo. Le cause di questi eventi catastrofici sono stati i grandi sconvolgimenti ecologici, impatti di asteroidi, cambiamento climatico, eruzioni vulcaniche, ecc.

SECONDA TAPPA: C’è uno schema comune a tutte queste grandi catastrofi: tutte le volte che succedono sul pianeta terra si verificano sempre queste condizioni:

- Cambiamento climatico accelerato - Alterazione della composizione dell’atmosfera - Stress ecologico particolarmente drammatico e veloce Solo quando tutte e tre queste condizioni vengono a trovarsi tutte insieme abbiamo una “tempesta perfetta”(estinzione perfetta). Sarà quindi che oggi siamo dentro ad un processo simile? Un cambiamento climatico accelerato è in corso, un cambiamento della composizione dell’atmosfera anche e c’è anche uno stress ecologico senza precedenti portato non dalle catastrofi naturali ma dall’uomo. Noi stiamo entrando dentro la sesta grande estinzione di massa. E’ la prima volta che succede nella storia: l’uomo ha portato all’estinzione irreversibile un terzo di tutte le altre forme di vita sulla terra negli ultimi cinque secoli. Non era mai successo prima. Antropocene: termine proposto in modo scherzoso e provocatorio in un convegno : “i geologi dovranno poi cambiare il nome dell’età geologica in cui viviamo, che non è più l’olocene ma l’antropocene” perché l’impatto umano sulla terra oggi è talmente profondo da lasciare un’impronta geologica: deviamo il corso dei fiumi, alteriamo l’effetto serra, ecc. Probabilmente faranno iniziare l’età geologica dal 1945 con l’esplosione delle bombe nucleari. Dentro l’Antropocene dobbiamo considerare che c’è un crollo della biodiversità, ed è un insieme di cambiamenti che stanno avvenendo: riduzione della biodiversità, emissioni di gas serra, consumo eccessivo dell’acqua, crescita della popolazione. Noi oggi sappiamo qual è il processo di cause che sta provocando l’impoverimento dell’ecosistema terra ed in ordine decrescente di gravità ci sono: la deforestazione (il più grave), diffusione di specie invasive, crescita della popolazione umana in modo disequilibrato (urbanizzazione e squilibri demografici), inquinamento ed eccessivo sfruttamento delle risorse. Il cambiamento climatico sta interagendo in modo nuovo con le cinque cause esistenti da tempo che portano a questo cambiamento delle biodiversità: favorisce la desertificazione, squilibri nelle precipitazioni, cambio di schemi nelle correnti oceaniche e atmosferiche, aumenta i fenomeni intensi dal punto di vista metereologico, ecc. ; dunque interferisce peggiorando le altre cause.

Appunti quarto video

Noi nasciamo in una generazione dove tendiamo a dare per scontato quelle che sono state le conquiste che ci hanno preceduto, prima si moriva in modo terribile, senza anestesie o antibiotici. Ma non è sufficiente tutto ciò per stare sicuri di vivere in un’età di progresso. Noi consideriamo anche la crescita della popolazione un progresso: dal punto di vista darwiniano lo è, però ci sono anche problemi. Stiamo progredendo e abbiamo fatto passi da gigante, ma non per tutti, non è arrivato a tutti questo progresso, ci sono ampie disuguaglianze. Questo progresso quindi non è per tutti ed ha degli effetti collaterali: crisi ambientale, cambiamento climatico. Una sola specie (l’uomo) ha fatto fuori più di un terzo di tutte le altre secondo le riviste Science e Nature e non è mai successo nell’evoluzione. Le plastiche sono dannose e le vediamo, ma quelle più pericolose sono le micro- plastiche, che stanno impregnando mari e oceani, ma non solo, perché in Italia il fiume Po ne riversa migliaia di tonnellate costantemente nell’Adriatico. Ci siamo dati l’appellativo di Homo Sapiens, ma come disse Oscar Wilde: “mai participio fu dato in modo così frettoloso”. Le micro-plastiche si infiltrano nei pesci che noi mangiamo. Se noi andiamo avanti così e continuiamo a pescare in modo in discriminato e continuiamo a buttare in mare plastica e micro-plastica entro il 2050 come massa ci sarà più plastica che pesci. Noi siamo quelli che hanno smesso di adattarsi all’ambiente rincorrendo i cambiamenti ambientali, noi abbiamo inventato la strategia di cambiare noi l’ambiente in modo da renderlo più ideale alle nostre esigenze, siamo i costruttori della nostra nicchia ecologica. Ma adesso c’è un problema, che è una delle insidie che sta nel progresso: adesso l’uomo dovrà adattarsi ai cambiamenti ambientali che lui ha introdotto. Le parole chiave ora sono mitigazione e adattamento. Dobbiamo cercare di capire che vivremo in un mondo che cambierà a causa nostra. Il pianeta si salva da solo, siamo noi che rischiamo di pagarne le conseguenze. Ci sono elementi di speranza: i nativi climatici che avranno un’inventiva diversa per venirne fuori, perché ci sono nati dentro.

L’uomo è ambivalente: siamo creativi e distruttivi, siamo coordinati e ci sappiamo organizzare, siamo anche coloro che hanno eliminato altre specie e che rischiano di eliminarsi da soli.