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Vita, opera e temi di Marco Valerio Marziale
Tipologia: Appunti
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Marco Valerio Marziale nacque a Bilbilis, nella Spagna Tarragonese tra il 38 e il 41 d.C. da una famiglia di condizioni modeste che gli permise di ricevere in Spagna una buona formazione. Nel 64 si recò a Roma e qui trovò l’appoggio delle influenti famiglie di Seneca, Lucano e dei Pisoni. Nel 65 la repressione della congiura dei Pisoni lo privò dei suoi protettori e ciò lo costrinse a vivere in condizioni modeste e a diventare cliens. L’avvocatura non si rivelò la sua aspirazione. I suoi interessi erano rivolti piuttosto alla poesia, che gli consentì di raggiungere una certa fama dopo la pubblicazione del Liber de spectaculis, che celebrava la costruzione dell’anfiteatro Flavio, il Colosseo. Tito lo ricompensò assegnandogli lo ius trium liberorum, ossia il privilegio di godere dei benefici concessi ai padri di almeno tre figli. Ottenne anche l’ammissione al ceto equestre e venne a contatto con personaggi di spicco in ambito letterario, quali Plinio il Giovane, Quintiliano, Giovenale, e politico, il futuro imperatore Nerva. I suoi epigrammi riscossero un grande successo presso i ceti sociali più elevati, venivano letti nei teatri e durante i banchetti, e contenevano elogi nei confronti di Tito e Domiziano. Nonostante la notevole popolarità Marziale continuò a non disporre di grandi risorse economiche e nei suoi versi si lamentava spesso della sua condizione di cliens, costretto a trascorrere la giornata seguendo un rituale preciso al servizio del patronus. In realtà le sue condizioni non dovevano essere così misere, aveva una casa sul Quirinale e un podere a Nomento. Dopo la morte di Domiziano rivolse i suoi encomi a Nerva e Traiano, ma i nuovi principi lo ritennero troppo compromesso con la corte di Domiziano. Ciò accadde soprattutto sotto il principato di Troiano. In questa situazione, Marziale che non aveva mai smesso di lamentarsi della vita notturna che caratterizzava Roma, se ne allontanò. Soggiornò prima a Forum Corneli, l’odierna Imola, poi in altre città dell’Emilia e a Nomento. Infine ritornò a Roma per andarsene definitivamente nel 98, quando tornò in Spagna. Fu Plinio a pagargli il viaggio per Bilbilis, dove una ricca ammiratrice fece dono di un terreno con una casa. In Spagna finalmente il poeta trovò la tranquillità tanto sognata. Ma Roma era stata anche l’ispiratrice della sua poesia e se a Roma Marziale aveva nostalgia di Bilbilis, presto in Spagna subentrò in lui la nostalgia di Roma, anche perché non riuscì a riadattarsi all’ambiente della sua patria, privo di stimoli culturali, di amici e del suo pubblico. Visse così, ovunque insoddisfatto, fino al 104 d.C., anno probabile della sua morte.
Marziale fa della forma epigrammatica il genere esclusivo della sua arte, sviluppandone le potenzialità comiche, satiriche e realistiche già presenti nella tradizione. Di lui resta una raccolta in 12 libri, preceduta da un altro libro a sé stante, noto con il titolo di Liber de spectaculis o Liber spectaculorum, e seguita dalle due raccolte di Xenia e di Apophoréta. In tutto 15 libri la cui successione non rispecchia probabilmente l’ordine cronologico ma successiva alla morte dell’autore. In totale gli epigrammi sono più di 1500, si va da epigrammi formati da un solo distico ad altri composti da alcune decine di versi. Il risultato finale supera i 10000 versi. I metri più usati sono il distico elegiaco e l’endecasillabo falecio. In un'età come quella Flavia, in cui tornano in auge tematiche morali e si cerca il recupero della forma più solenne di poesia, vale a dire l’epica, Marziale opta per il genere poetico considerato il più umile di tutti, un genere che a Roma non aveva avuto una grande tradizione ed era stato praticato, se si esclude Catullo, solo da poeti minori. Di questa scelta voluta e convinta è testimonianza un epigramma in distici elegiaci nel quale l’autore ribadisce la sua netta opposizione al genere epico-mitologico. Più che concentrarsi sui luoghi che fanno da sfondo ai diversi epigrammi, l’interesse del poeta si rivolge all’uomo. I componimenti di Marziale sono una straordinaria galleria di tipi umani, colti nei loro difetti e nelle loro abitudini, nei vizi e nelle ossessioni che li caratterizzano. Abbiamo parlato di “tipi” per una ragione precisa, Marziale popola i suoi versi di “maschere”, che esprimono e riassumono insieme il campionario umano esistente nella Roma del tempo, ma facilmente esportabile nelle società di qualsiasi epoca storica e località geografica. Gli epigrammi sono tutto un susseguirsi di adulteri, ladri, avari, imbroglioni, ciarlatani, ubriaconi, parassiti, cui si aggiunge la lunga schiera di vecchie bruttissime, maestri crudeli, medici incapaci e poeti da quattro soldi. Marziale preferisce il divertimento, non è un caso che nei suoi versi ricorrano frequentemente termini come nugae, lusus, iocus, è come se egli volesse continuamente ricordare al lettore che il suo proposito è quello di comporre una poesia leggera, ma non frivola. Evasiva e frivola è semmai, agli occhi del poeta, proprio quella poesia epica. Priva di legami con la realtà, essa non induceva alla riflessione, non produceva nessun effetto positivo sul lettore, anzi lo allontanava pericolosamente dalla realtà, proponendogli un ozioso rifugio nel mito. Il divertimento indotto dal genere epigrammatico era di gran lunga preferibile alla finta seriosità dell’epica e della tragedia. Pienamente convinto di ciò, Marziale ribadisce tale concetto nei suoi libri, a partire da quello che potremmo considerare il suo epigramma proemiale, in cui chiede a Domiziano di non fermarsi sul contenuto licenzioso dei suoi versi.
in versi. Il libro XIII di Marziale è interessante testimonianza di questa produzione, che potremmo definire “d’occasione”, esso è quasi interamente occupato da una raccolta di brevissimi componimenti, ciascuno formato da un unico distico elegiaco. Gli Xenia (“Doni”) nascono dunque come bigliettini augurali. Il libro degli Apophoréta offre un campionario di piccoli oggetti come libri, statuette, giocattoli, strumenti per la scrittura. Anche questi doni sono accompagnati da biglietti composti di un solo distico, che rivela la sua capacità di sintesi, dote particolarmente apprezzata in chi pratica il genere epigrammatico.