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Alla scoperta dell’autore latino Marziale
Tipologia: Appunti
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Marziale → si inquadra nel genere più duraturo del mondo greco, ovvero l’epigramma. L’epigramma ha lasciato traccia di sé dall'inizio della letteratura greca (fine VIII sec.) fino ad avere una grande fioritura nell’età ellenistica (III-II-I sec. con Callimaco). Rifiorisce come genere prioritario, anche perché esprime bene quel concetto di oligostichia (=pochi versi) che ha lanciato Callimaco o forse il suo maestro, Fileta di Cos. Fileta è citato in un brano di Callimaco, ma di lui non c’è rimasto nulla, tuttavia sappiamo che è stato maestro anche di Teocrito. Cos = isoletta del mar Egeo piccola, ma importante per 2 ragioni:
Marziale è il più importante epigrammista latino; nativo di Bilbilis, località spagnola, con famiglia abbiente, perché il padre l’ha orientato verso studi di grammatica di letteratura. Marziale in un componimento dirà scherzosamente a suo padre che sarebbe stato meglio se gli avesse insegnato un mestiere perché i grammatici e i letterati guadagnavano poco. Si trasferisce a Roma, contando sull’appoggio della famiglia degli Annei, ma resta deluso perché come sappiamo nel 65 sia Seneca che Lucano sono stati coinvolti nella congiura dei Pisoni, dunque lui resta senza protezione ed è probabilmente costretto a diventare cliens; diciamo probabilmente perchè più volte si lamenta nei suoi componimenti del modo in cui sono trattati i clientes, dunque si pensa che conoscesse bene queste pratiche , e perchè diventa amico di Giovenale, il quale era anch’egli un cliens. Noi queste note biografiche le traiamo dagli epigrammi stessi di Marziale, ma è difficile distinguere dalla notizia autobiografica reale, la notizia che lui dà di sé costruendosi come personaggio. PS: il cliens fa pubblicità politica in cambio di protezione/sostentamento La sua situazione è cambiata nell’80, quando ha pubblicato la prima raccolta di epigrammi, il Liber de spectaculis, che raccoglie gli epigrammi realizzati da Marziale per celebrare l’inaugurazione del Colosseo/Anfiteatro Flavio; in questi epigrammi descrive i giochi, gli spettacoli pubblici, realizzati per festeggiare questa inaugurazione (PS: Colosseo → voluto da Vespasiano e portato a termine da Tito) e ciò lo avvicina ai Flavi e soprattutto lo rende noto ai letterati romani.
Questo cambiamento di vita si esprime attraverso un miglioramento delle sue condizioni economiche, ma anche dal punto di vista sociale ascende di grado: i Flavi gli danno il titolo di tribuno militare e gli danno privilegi che in genere venivano dati a chi metteva al mondo almeno 3 figli, il Ius trium liberorum. Dopo ciò pubblica altre 2 raccolte di epigramma, che si intitolano Xenia e Apophoreta, nelle quali troviamo epigrammi che accompagnavano i doni che venivano offerti agli ospiti che si invitavano a casa propria, per i banchetti. Queste 2 raccolte incrementano ulteriormente la sua fama. Comincia a scrivere altri epigrammi che poi saranno raccolti in 15 libri, di cui il Liber de spectaculis, Xenia e Apophoreta saranno i primi 3, quindi in realtà compone altri 12 libri. In totale gli epigrammi sono più di 1500, la forma metrica non è univoca, ma prevale nettamente il distico elegiaco (verso tipico epigramma; alternanza esametro/pentametro). Ciascuno dei libri dal IV al XV è costruito in modo tale che ci sia la massima varietà (poikilia) di contenuti, di stile. Il modello latino di Marziale è Catullo, che viene addirittura citato da Marziale, che esprime riconoscenza nei confronti di Catullo; Catullo è anche il modello degli epigrammi d’amore dal contenuto spinto.
Caratteristica più evidente di Marziale è espressa da lui stesso attraverso una frase: “Hominem pagina nostra sapit” = la nostra pagina sa di uomo, ossia le mie poesie sono poesie che si basano sulla realtà, sono realistiche. Altra frase “Chi vuole conoscere i personaggi del mito (e li elenca) legga gli aitia di Callimaco”, con tono provocatorio, proprio per proclamare il suo essere realistico. Per certi aspetti (soprattutto il realismo) i suoi epigrammi ricordano un altro genere letterario, la satira. La satira ha sempre una caratteristica: fondo moralistico, dunque ha come scopo quello di cercare di far rinsavire i romani e riportarli ai costumi tradizionali. A Marziale l’aspetto moralistico non interessa, il suo fine è il divertimento e lo dice esplicitamente. In una poesia dice anche “Mi interessa cucinare un cibo che sia apprezzato non dai cuochi, ma dai commensali” = gli interessa il pubblico, non gli importa il giudizio dei critici, vuole piacere a chi lo legge. I primi 3 libri di epigrammi sono d’occasione, mentre dal 4 al 15 c’è alternanza di contenuti; uno di questi contenuti è il filone realistico-comico, che consiste in genere nell’attaccare dei tipi che possono essere l’avaro, il borioso, il cacciatore di eredità, quindi ciascun epigramma tratta di un vizio umano, ma appunto vengono trattati questi temi non per correggerli, ma per far divertire; a volte mette anche i nomi, ma non sappiamo se siano reali o fittizi, perché comunque non gli interessa l’attacco personale. Generalmente tutti gli epigrammi finiscono con un fulmen in clausola/aprosdoketon (=inaspettato). 2^ categoria → epigrammi celebrativi, che erano epigrammi rivolti a personaggi importanti, come ad esempio a Tito/Domiziano, oppure ha scritto anche epigrammi a Plinio il Giovane, e potevano essere scritti su commissione o meno; sono soprattutto gli epigrammi di celebrazione politica che hanno fatto pensare che potesse essere un cliens. 3^ categoria → epigramma personale: note autobiografiche che non sappiamo se sono realistiche o meno, come ad esempio la battuta al padre. 4^ categoria → epigrammi funerari: di stile più elevato, come ad esempio l’epitafio ad Erotion, che muore a 6 anni ed era la figlia dei servi di casa sua; personalità di Marziale più sensibile; lui affida ai suoi genitori la bambina nell’aldilà. 5^ categoria → epigrammi d’amore: tutt’altro che romantici; amore vissuto nella sfera sessuale, con tanti termini osceni.
Pur ottenendo successo con la pubblicazione di questi 15 libri, lui patisce la vita caotica e frenetica di Roma, come dice in un epigramma, che in genere è intitolato Elogio di Bilbilis , in cui racconta di aver lasciato Roma e di essere tornato nella sua cittadina natale, perché non ne poteva più dello stile di vita di Roma. Dice a Giovenale “Vai pure avanti tu nella vita frenetica di Roma, io vivo in pace a Bilbilis”. Tuttavia negli ultimi epigrammi esprime rimpianto della civiltà di Roma, esprime il desiderio di tornare a Roma, ma non riesce, muore a Bilbilis. Si dice anche che una ricca vedova gli abbia donato una villa vicino a Bilbilis e dunque lui la ringrazia in un epigramma.