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La differenza tra multiculturalità e interculturalità, due concetti spesso usati indifferentemente. Multiculturalità descrive la presenza di diverse culture in un luogo, mentre interculturalità indica un scambio reciproco tra culture con un arricchimento risultante. Il mondo globalizzato implica l'interculturalità come un conflitto seguito da uno scambio, che aggiunge arricchimento e nuovi modi di rapportarsi alla realtà. La scuola e i sistemi educativi europei affrontano attualmente il tema dell'incontro con gli altri e della gestione delle differenze. Tre domande chiave sui concetti di multiculturalità e interculturalità, il corso universitario 'educazione interculturale' e la università degli studi di milano come istituzione italiana connessa a questi temi.
Tipologia: Dispense
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Gruppo Editoriale Simone
Molto spesso i termini «multiculturale» e «interculturale» vengono usati come sinonimi e in maniera indifferente. In realtà, le due definizioni rimandano a significati diversi e a modelli educativi e di integrazione differenti. Con il termine multiculturalità si descrive uno stato di fatto, cioè la presenza di diverse culture nello stesso spazio o territorio, ma non si allude a una conseguente integrazione razziale tra individui e tra gruppi. Si tratta, dunque, di un processo statico. Il termine interculturalità indica, invece, uno scambio tra culture che ha come risultato un arricchimento reciproco. Si tratta allora di una processo dinamico. Il mondo globalizzato in cui viviamo implica l’interculturalità intesa come uno scontro a cui segue uno scambio, che aggiunge arricchimento e nuovi modi di rapportarsi alla realtà. Nel futuro l’interculturalità molto probabilmente sarà l’unico percorso praticabile per gettare le basi di una pacifica convivenza e tolleranza nel mondo. Una scuola o una classe sono « multiculturali » quando sono formate da alunni che hanno appartenenze linguistiche, etniche o religiose diverse. In questo senso, il termine descrive solamente una situazione, senza peraltro accennare a come si intenda intervenire per favorire l’incontro, lo scambio e la reciprocità, o viceversa, l’assimilazione. Se si usa il termine «multicul- turale» per descrivere il progetto pedagogico, si assume una posizione a favore della coesistenza dei gruppi di culture diverse, gli uni accanto agli altri, come in una sorta di mosaico, ma anche — come hanno rilevato alcuni studiosi — come in un sistema di vasi fra loro non comunicanti. In quest’ultimo caso, si insiste sul mantenimento e sullo sviluppo delle varie culture separatamente le une dalle altre, in una logica di coesistenza pacifica delle varie comunità. Quando si parla, invece, di educazione interculturale ci si riferisce a un progetto pedago- gico basato sul confronto e sullo scambio tra culture diverse, che si sviluppa nella prospettiva del principio della convivenza democratica e implica un arricchimento reciproco. La scuola e i sistemi educativi dei Paesi europei sono attraversati oggi più che mai dal tema della relazione, dell’incontro con gli altri e della gestione delle differenze. Differenze visibili, vissute e diventate pratica quotidiana grazie alla presenza di chi viene da lontano, che quasi sempre si lascia alle spalle una realtà di miseria e di guerra e si trova ad affrontare problemi meno tragici, ma comunque difficili come
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Gruppo Editoriale Simone
l’inserimento in una società diversa da quella di origine. Per la maggior parte dei bambini, dei ragazzi e degli adulti che vivono nelle città (e sempre di più anche nei piccoli centri) il confronto con persone provenienti da altre culture, che hanno modi diversi di parlare, giocare, pregare, studiare, è diventato esperienza quo- tidiana. E tuttavia, nell’era in cui la comunicazione e il contatto tra le persone — vicine o lontane — sembra diventato più facile, grazie alla conoscenza delle lingue, a internet e a tutte le tecnologie imperanti nel villaggio globale, spesso la comunicazione tra culture rimane a livello di scontro. Nella comunicazione tra individui o gruppi vi sono, infatti, due modi di comprendere: la comprensione intellettuale oggettiva e la comprensione umana e intersoggettiva. Quest’ultima va oltre la spiegazione, richiede empatia , capacità di cogliere nella storia dell’altro punti di vista differenti e analogie con il proprio vissuto. La pedagogia interculturale si sviluppa quindi come pedagogia compensativa , volta a facilitare il recupero di abilità e capacità da parte di un individuo per renderne più rapido il percorso di inserimento. Di pedagogia interculturale si inizia a parlare in Europa nei documenti che riguardano la scuola, e più in generale i servizi educativi, nella seconda metà degli anni Settanta. Le prime tracce si possono trovare in uno studio del Consiglio d’Europa del 1978 e in alcuni scritti di pedagogisti ed esperti in Francia, in Svizzera, nei Paesi Bassi e in Gran Bretagna. Da alcuni anni tuttavia psicologi, sociologi e antropologi si erano interessati al tema delle difficoltà scolastiche riconducibili agli svantaggi socioculturali conseguenti ai processi di immigrazione. Secondo le intenzioni degli addetti ai lavori, la ricerca educativa orientata in senso interculturale avrebbe dovuto mettere a punto strategie in grado, da un lato, di rendere meno traumatico l’impatto con la nuova realtà a chi lasciava il proprio Paese d’origine e, dall’altro, di rispondere alle esigenze dei sistemi scolastici dei Paesi interessati dalla crescente immigrazione. La pedagogia interculturale è dunque ritenuta un approccio da realizzare analizzando sin- golarmente ciascuna situazione, nella scuola come negli spazi extrascolastici, ma si basa, anche nelle sue formulazioni più articolate, su alcune fondamentali consapevolezze: a) l’incontro tra culture diverse, sia che si tratti di bambini o di adulti, va sostenuto da scelte e strategie di azione sia di natura politica che educativa ; b) la scuola e i servizi educativi e socioculturali sono i luoghi privilegiati per l’integrazione e l’incontro tra individui provenienti da ogni parte del mondo alla ricerca di cultura e saperi, oltre che di una migliore condizione di vita; c) l’approccio compensativo che aveva ispirato i primi interventi di accoglienza degli alunni immigrati, deve essere integrato fondando qualsiasi intervento sul riconoscimento dell’al- terità. Riconoscimento che non si esaurisce nel far sedere in uno stesso banco il bambino o il ragazzo autoctoni e chi viene da lontano, ma che deve essere considerato nell’ottica dei mutamenti sociali in atto. In altri termini occorre accettare l’idea che le migrazioni e gli incontri multiculturali sono diventati un fatto strutturale del mondo attuale e non un evento circoscrivibile e contingente.
Il concetto di educazione interculturale viene troppo spesso confuso con l’insieme degli interventi attuati a favore degli studenti immigrati; non si tratta in realtà di qualcosa di aggiun- tivo rispetto alla scuola ordinaria ma costituisce la normalità dell’educazione nelle società multiculturali e postmoderne. L’educazione interculturale , nelle sue molteplici dimensioni, si prospetta come la risposta più avanzata rispetto alle modificazioni sociali nazionali, europee e mondiali e alla conseguente domanda di istruzione e formazione di ogni persona e della collettività, con cui la scuola e le altre agenzie educative devono costantemente confrontarsi, facendone uno dei motivi conduttori del processo formativo e dell’in-