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multiculturalità appunti, Appunti di Scienze Umane

multiculturalità scienze umane

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 03/01/2021

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beatrice-carminati-2 🇮🇹

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MULTICULTURALITA’
Al giorno d’oggi, con una percentuale di immigrazione in continua crescita, soprattutto
verso i paesi dell’Europa occidentale, spicca in primo piano il tema dell’integrazione. La società
contemporanea si è infatti trovata a dover affrontare la “sfida” della multiculturalità: è sempre più
evidente la necessità di cercare di risolvere le difficoltà della coesistenza, all’interno della nostra
società, dovute alla presenza di molteplici culture, valori e identità.
Gli Stati meta dell’immigrazione, fra cui la stessa Italia, oltre ad essere delle affermate
democrazie, dove quindi esiste una cultura della tutela delle minoranze, sono paesi industrializzati e
si trovano a convivere con popolazioni aventi idee e cultura totalmente diverse dalle proprie. Questo
è dovuto anche al fatto che nei paesi dai quali provengono esiste spesso ancora un sottosviluppo,
come nel caso degli Stati sudafricani, o, come nel caso dei paesi islamici, esiste una cultura di
sottomissione a idee assolutiste, che, come prima conseguenza, porta ad un radicale rispetto delle
dottrine imposte e quindi una chiusura nei confronti di società con idee e cultura diverse.
Tornando alla multiculturalità e all’integrazione, si tratta di due questioni abbastanza
diverse; la multiculturalità è un dato di fatto, è l’attuale compresenza di culture diverse entro una
società, mentre l’integrazione fra culture è un processo che porta all’affluire delle diversità ad un
unico progetto; si tende cioè all’omologazione di un modello culturale e sociale in cui si tende a
negare le differenze considerandole un elemento sfavorevole e quindi da neutralizzare. Ma non si
può pensare di rendere integro ciò che è costituto da nuclei diversi; si può invece concorrere ad un
progetto di interazione entro le società multiculturali che consta di un continuo confronto tra i
differenti modelli. Nel piano dell’interculturalità si avvalora il significato di democrazia, intesa
come capacità di creare una convivenza costruttiva in grado di riconoscere le diverse identità
culturali. Il piano interculturale necessita sicuramente di un processo bilaterale, ma alla base di tutto
vi deve essere il rispetto delle culture che non ci sono proprie; come afferma Paolo Ostellino, non
bisogna dunque schernire chi manifesta una cultura diversa dalla nostra ne sentirsi offesi dai valori
che le altre società ostentano.
Inoltre i modelli della cultura occidentale, come d’altra parte quelli di tutte le culture, non possono e
non devono essere considerati come fattori paradigmatici.
Ostellino nell’ultima frase si riferisce in specifico alla società islamica, che attualmente è
sicuramente quella che sembra volersi imporre sulle altre, quella che fa’ più “paura” soprattutto
dopo la guerra in Iraq e gli attentati all’occidente di matrice islamica, l’ultimo più importante, lo
scorso 7 luglio a Londra. Anche per quel che riguarda il cosiddetto “islamismo moderato”, penso
che abbia anch’esso fondamento su leggi molto intransigenti dalle quali derivano comportamenti
che a volte non sono compatibili nemmeno con quelli che per noi sono dei semplici gesti
quotidiani. L’Italia è però un paese democratico e, tutelando le minoranze, deve promuovere una
convivenza costruttiva, relativa soprattutto al riconoscimento delle altre identità culturali, in un
contesto sociale e culturale multiforme. La nostra società non deve assolutamente lasciarsi
influenzare e intimorire da nulla e ne ha le potenzialità in quanto è fondata su valori e tradizioni ben
radicate; quindi tutti gli interrogativi che si pone Ostellino hanno risposta negativa.
Infine mi chiedo: se fossimo noi a emigrare in questi paesi, come verrebbero tutelati i nostri
valori? Penso che se fossimo costretti ad adeguarci alla cultura e alle tradizioni di quella società, ci
sentiremmo un po’ risentiti e messi in disparte; occorre un giusto rispetto da entrambe le parte,
evitando di arrivare ad un estremo fanatismo della propria cultura.
In conclusione, anche se non vi è ancora una ben radicata idea di interculturalità, non penso
comunque si possa parlare di società costituita da tanti mondi separati uno dall’altro, perché
altrimenti sarebbe impossibile anche la minima convivenza. L’opinione che Ostellino ha di società
“multiculturale” è molto radicale e la soluzione che lui dà di rinuncia ai propri valori, non credo sia
l’unica: è indispensabile creare una società che si fonda sulle diversità e instaurare relazioni fra le
identità che sono differenti e che proprio in questo devono essere riconosciute.

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MULTICULTURALITA’

Al giorno d’oggi, con una percentuale di immigrazione in continua crescita, soprattutto verso i paesi dell’Europa occidentale, spicca in primo piano il tema dell’integrazione. La società contemporanea si è infatti trovata a dover affrontare la “sfida” della multiculturalità: è sempre più evidente la necessità di cercare di risolvere le difficoltà della coesistenza, all’interno della nostra società, dovute alla presenza di molteplici culture, valori e identità. Gli Stati meta dell’immigrazione, fra cui la stessa Italia, oltre ad essere delle affermate democrazie, dove quindi esiste una cultura della tutela delle minoranze, sono paesi industrializzati e si trovano a convivere con popolazioni aventi idee e cultura totalmente diverse dalle proprie. Questo è dovuto anche al fatto che nei paesi dai quali provengono esiste spesso ancora un sottosviluppo, come nel caso degli Stati sudafricani, o, come nel caso dei paesi islamici, esiste una cultura di sottomissione a idee assolutiste, che, come prima conseguenza, porta ad un radicale rispetto delle dottrine imposte e quindi una chiusura nei confronti di società con idee e cultura diverse. Tornando alla multiculturalità e all’integrazione, si tratta di due questioni abbastanza diverse; la multiculturalità è un dato di fatto, è l’attuale compresenza di culture diverse entro una società, mentre l’integrazione fra culture è un processo che porta all’affluire delle diversità ad un unico progetto; si tende cioè all’omologazione di un modello culturale e sociale in cui si tende a negare le differenze considerandole un elemento sfavorevole e quindi da neutralizzare. Ma non si può pensare di rendere integro ciò che è costituto da nuclei diversi; si può invece concorrere ad un progetto di interazione entro le società multiculturali che consta di un continuo confronto tra i differenti modelli. Nel piano dell’interculturalità si avvalora il significato di democrazia, intesa come capacità di creare una convivenza costruttiva in grado di riconoscere le diverse identità culturali. Il piano interculturale necessita sicuramente di un processo bilaterale, ma alla base di tutto vi deve essere il rispetto delle culture che non ci sono proprie; come afferma Paolo Ostellino, non bisogna dunque schernire chi manifesta una cultura diversa dalla nostra ne sentirsi offesi dai valori che le altre società ostentano. Inoltre i modelli della cultura occidentale, come d’altra parte quelli di tutte le culture, non possono e non devono essere considerati come fattori paradigmatici. Ostellino nell’ultima frase si riferisce in specifico alla società islamica, che attualmente è sicuramente quella che sembra volersi imporre sulle altre, quella che fa’ più “paura” soprattutto dopo la guerra in Iraq e gli attentati all’occidente di matrice islamica, l’ultimo più importante, lo scorso 7 luglio a Londra. Anche per quel che riguarda il cosiddetto “islamismo moderato”, penso che abbia anch’esso fondamento su leggi molto intransigenti dalle quali derivano comportamenti che a volte non sono compatibili nemmeno con quelli che per noi sono dei semplici gesti quotidiani. L’Italia è però un paese democratico e, tutelando le minoranze, deve promuovere una convivenza costruttiva, relativa soprattutto al riconoscimento delle altre identità culturali, in un contesto sociale e culturale multiforme. La nostra società non deve assolutamente lasciarsi influenzare e intimorire da nulla e ne ha le potenzialità in quanto è fondata su valori e tradizioni ben radicate; quindi tutti gli interrogativi che si pone Ostellino hanno risposta negativa. Infine mi chiedo: se fossimo noi a emigrare in questi paesi, come verrebbero tutelati i nostri valori? Penso che se fossimo costretti ad adeguarci alla cultura e alle tradizioni di quella società, ci sentiremmo un po’ risentiti e messi in disparte; occorre un giusto rispetto da entrambe le parte, evitando di arrivare ad un estremo fanatismo della propria cultura. In conclusione, anche se non vi è ancora una ben radicata idea di interculturalità, non penso comunque si possa parlare di società costituita da tanti mondi separati uno dall’altro, perché altrimenti sarebbe impossibile anche la minima convivenza. L’opinione che Ostellino ha di società “multiculturale” è molto radicale e la soluzione che lui dà di rinuncia ai propri valori, non credo sia l’unica: è indispensabile creare una società che si fonda sulle diversità e instaurare relazioni fra le identità che sono differenti e che proprio in questo devono essere riconosciute.