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Dispense e (vita e testi) di Mercè Rododera, letteratura spagnola
Tipologia: Dispense
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CONTESTO STORICO : Il Novecento spagnolo: un secolo di dittature. La Seconda Repubblica, la Guerra civile spagnola e la dittatura franchista. Gli anni ’30 del Novecento: momento storico particolare, in cui si poté assistere a un progressivo offuscamento delle democrazie liberali, soffocate dai totalitarismi. L’ANTEFATTO : LA REPÚBLICA ESPAÑOLA Il 14 aprile 1931 rappresentò, per la Spagna, la fine della monarchia e la proclamazione della República española. La República española , o Seconda Repubblica, venne istituita dopo la dittatura di Miguel Primo de Rivera ( 1923 - 1930) e dopo l’esilio del re Alfonso XIII. Nel 1923 Primo de Rivera, allora capitano generale della Catalogna, si sollevò contro il regime parlamentare spagnolo istituendo la sua dittatura. In seguito al fallimento del regime (dovuto a vari fattori come per esempio la forte opposizione di professori e studenti universitari, la spaccatura all’interno dell’esercito, il graduale dissenso dell’opinione pubblica, la crisi economica, le icnerte prospettive future della Spagna, la svalutazione della peseta e il deficit frutto dell’ambiziosa politica di opere pubbliche). Il re Alfonso XIII, per non cadere col dittatore, si limitò ad affidare il potere e il governo a Dámaso Berenguer, per poi istituire un governo provvisorio di vecchi notabili (Romanones, García Prieto, Gabriel Maura e Juan Bautista Aznar) e infine indire le elezioni anticipate il 12 aprile 1931. L’esercito spagnolo decise di ritirare l’appoggio politico al re Alfonso XIII, il quale decise di auto-esiliarsi in Inghilterra. Così, il 12 aprile 1931 si tennero le elezioni, con l’obiettivo di valutare il sostegno del popolo alla monarchia. La votazione determinò la costituzione della Repubblica poiché, sebbene la monarchia prevalse nelle zone periferiche e in quelle rurali, i repubblicani spopolarono nelle città, soprattutto a Madrid e a Barcellona. La Repubblica durò dal 14 aprile del 1931 al 1 aprile del 1939, dopo la vittoria dei nazionalisti guidati dal generale Francisco Franco. Lo stesso 14 aprile, la Catalogna si proclamò repubblica autonoma all’interno dello Stato federale iberico, il cui primo presidente fu Francesc Macià. Questa situazine destò preoccupazioni all’interno del nuovo Stato spagnolo e vennero intraprese operazioni di mediazione che portarono al raggiungimento di un compromesso. I catalani dovettero rinunciare alla Repubblica catalana e accontentarsi dell’istituzione di autogoverno dotata di una notevole e ampia autonomia: la Generalitat de Catalunya. L’obiettivo principale di quest’istituzione era quello di redigere uno statuto d’autonomia che venne in seguito approvato da tutti i municipi catalani. Parallelamente a questi eventi, a Madrid venne formato il governo provvisorio.
In seguito al biennio socialista (19 31 - 1933), le elezioni del novembre del 1933 portarono al potere i conservatori del CEDA (Confederación Española de Derechas Autónomas). Nel 1934 la crisi era già percepibile. Nel 1936, nell'impossibilità di costituire una nuova maggioranza, si decise di sciogliere le Cortes e indire nuove elezioni il 16 febbraio, che videro sostanzialmente fronteggiarsi il Fronte popolare costituito dai partiti di sinistra e la Confederazione spagnola delle destre autonome. Il Fronte Democratico vinse le elezioni con la stragrande maggioranza dei voti. Quindi, venne costituito il nuovo governo presieduto da Azaña, che rappresentava un chiaro ritorno al programma del primo biennio repubblicano del 1931 - 1933. Nonostante ciò, il paese continuarono a permanere la violenza diffusa, gli scioperi, le manifestazioni (attentati contro alcuni politici, scontri tra falangisti e anarchici o tra anarchici e socialisti, tra i due sindacati - Federazione anarchica iberica e la socialista Unión General de Trabajadores - ). Il golpe venne fissato per il 18 luglio. Tutte le unità militari si sarebbero dovute sollevare occupando le città spagnole e l'armata africana, dopo aver conquistato il Marocco spagnolo si sarebbe dovuta spostare in Andalusia. Il sollevamento militare partì dal Marocco, durante la notte tra il 16 e il 17 luglio 1936, quando l’esercito guidato da Francisco Franco insorse e passò in Spagna. Contemporaneamente, iniziarono le stesse operazioni al nord. L’obiettivo di Franco e degli altri generali era quello di conquistare rapidamente il sud della Spagna per poi raggiungere e occupare Madrid, ma la resistenza delle forze repubblicane, soprattutto a Madrid, Barcellona, Valencia e nei Paesi Baschi, dette vita a una lunga e violenta guerra civile che si concluse nel 1939. LA GUERRA CIVILE SPAGNOLA: 1936 - 1939. In seguito al periodo di estrema instabilità vissuto dalla Spagna, scoppiò quindi la Guerra civile spagnola, che culminò con la vittoria dei nazionalisti e con l’instaurazione della dittatura di matrice fascista, il Franchismo. Per quanto riguarda gli interventi stranieri, entrambe le parti (nazionalisti e repubblicani) ricevettero rinforzi che implicarono uno sviluppo peculiare del conflitto. Hitler e Mussolini appoggiarono i militari insorti, inviando truppe e armi. I nazionalisti poterono contare anche sull’appoggio del Portogallo, dell’Irlanda, della Romania e di numerosi volontari. Sul fronte repubblicano fu decisivo l’appoggio dell’Unione sovietica, ma anche della Francia, della Polonia, del Messico e dei volontari stranieri delle “Brigate Internazionali” (di cui fecero parte lo scrittore inglese George Orwell - che lasciò un’importante testimonianza nella sua opera Omaggio alla Catalogna , pubblicata nel 1938-, Palmiro Togliatti, Pietro Nenni, Giuseppe Di Vittorio, Francesco Fausto Nitti, e Carlo Rosselli). Per queste ragioni la guerra civile spagnola cominciò ad avere un’importanza sempre maggiore, anche oltre i confini della penisola iberica.
non solo: anche dalle raccolte di racconti che rivestono un ruolo chiave all’interno della sua letteratura. Inoltre, dal punto di vista letterario, da segnalare il fatto che l’autrice è stata spesso assimilata dalla critica all’autrice inglese Virginia Woolf, per il suo stile e per la sua notevole capacità descrittiva in grado di far emergere la realtà attraverso gli occhi e le sensazioni provate dai personaggi delle sue opere. Questa sua ultima abilità permette al lettore, che legge le sue opere, di farsi una propria idea personale riguardo alle vicende affrontate e descritte attraverso una personale ricostruzione del panorama del tempo. È, dunque, possibile affermare che il genere prediletto di quest’autrice sia, indubbiamente, il romanzo ma sono, altrettanto rilevanti e degni di nota, anche i suoi racconti, le sue poesie ed i suoi testi teatrali. Dal punto di vista meramente biografico, è possibile analizzare la vita di Mercè Rodoreda suddividendola in vari periodi; essenzialmente quattro: l’infanzia, la gioventù, il periodo dell’esilio e la vecchiaia vissuta a Romanyà de la Selva. Inoltre, è da segnalare il fatto che anche i luoghi in cui trascorre questi periodi rivestono un ruolo molto significativo nella sua esistenza: Barcellona, e in particolare il quartiere di Sant Gervasi , in primis , ma successivamente anche Roissy-en-Brie, Limoges, Bordeaux , Parigi (in Francia), Ginevra (in Svizzera) e Romanyà de la Selva in Catalogna, nella zona della Costa Brava. L’INFANZIA (1908-1921) Mercè Rodoreda i Gurguí nacque a Barcellona, nel quartiere di Sant Gervasi , nell’ottobre del 1908 da una famiglia di amanti della letteratura, del teatro e della musica e appartenenti alla piccola borghesia. Fu l’unica figlia di Andreu Rodoreda Sallent, contabile di un’armeria, e Montserrat Gurguí Guàrdia e trascorse tutta la sua infanzia in un ambiente allegro e un po’ bohémien in cui ebbe una grandissima importanza la figura del suo nonno materno, Pere Gurguí.^1 Quest’ultimo, oltre ad essere stato un grande amico ed estimatore di Jacint Verdaguer, 2 fu infatti, collaboratore e redattore delle riviste La Renaixença e L’Arc de Sant Martí. La figura del nonno materno fu fondamentale, per la giovane Rodoreda, perché le trasmise quel forte sentimento di catalanismo che la contraddistinse per tutto il corso della sua esistenza, oltre che un intenso interesse ed una significativa attrazione per le piante, i giardini e soprattutto per i fiori. I fiori ed i giardini, infatti, oltre ad influenzare sfrenatamente la sua infanzia, ebbero un ruolo rilevante anche in tutte le sue opere; in particolare nei suoi romanzi e nelle sue raccolte di racconti. In riferimento a questo aspetto, l’evento forse maggiormente degno di nota fu l’utilizzo, a partire del 1910, per volontà di Pere Gurguí, del giardino della loro villa di famiglia come punto d’incontro e di riferimento per le (^1) Fundaciò Mercè Rodoreda: «Cronologia – 1908 - 1921». Disponibile al link: http://www.mercerodoreda.cat/cronologia- 1908 - 1921.php. (^2) Jacint Verdaguer i Santaló fu uno dei maggiori poeti catalani del XIX secolo.
feste e le riunioni familiari, dopo aver fatto innalzare un monumento in onore dell’amico Jacint Verdaguer. Inoltre, l’importanza della cultura nella vita privata dell’autrice sin dalla sua infanzia, si poté percepire dal fatto che la stessa Mercè Rodoreda si appassionò alla letteratura grazie all’influenza esercitata su di lei dal padre, letterato, che la spinse a conoscere ed apprezzare gli autori spagnoli, e soprattutto catalani, classici ma anche quelli più moderni; fondamentali nella sua formazione risultarono: Ramon Llull, Jacint Verdaguer, Joan Maragall, Sagarra, Josep Carner... 3 Per quanto riguarda la sua carriera artistica, appare significativa la prima interpretazione teatrale della Rodoreda risalente al 1913, all’età di appena cinque anni, nel ruolo di Kitty nell’opera El misteriós Jimmy Samson , al Teatro Torrent de les Flors. Questo fatto all’apparenza banale, è invece molto interessante poiché anni dopo, questo personaggio venne poi ripreso, seppur indirettamente, nel racconto intitolato El bany , all’interno della raccolta Vint-i-dos contes. In seguito, nel 1920, prese parte anche al dramma Quince días de reinado nella scuola Nuestra Señora de Lourdes , in cui recitò anche, in catalano, la poesia La negra. Nel 1921, successivamente alla morte del nonno materno, s’installò nella villa di famiglia di Sant Gervasi , lo zio americano Joan Gurguí.^4 A partire da questo momento, cambiò totalmente lo stile di vita domestico a causa dell’imposizione di un ordine e un’ austerità del tutto convenzionali.^5 Anche la figura di questo zio fu piuttosto importante nella vita della Rodoreda perché, all’età di vent’anni, nel 1928, Joan Gurguí divenne suo marito e l’anno successivo (1929) l’autrice partorì il suo primo figlio.^6 LA GIOVENTÙ A BARCELLONA (1921-1939) In seguito al matrimonio, al viaggio di nozze a Parigi (intrapreso grazie alla fortuna che il marito aveva fatto in Argentina) e alla nascita del figlio, la Rodoreda s’installò con la famiglia nella via Saragossa , sempre a Barcellona; quindi, iniziò quasi subito a collaborare con la stampa e con diverse riviste in modo da sfuggire a quell’esistenza eccessivamente chiusa e apparentemente priva di orizzonti che le si prospettava dinnanzi. Le sue prime pubblicazioni furono essenzialmente racconti, alcuni indirizzati per lo più ad un pubblico infantile: La Publicitat, La Veu de Catalunya, Mirador ... Scrisse anche quattro romanzi che però poi non riconobbe a causa della sua iniziale inesperienza. L’unico che venne riconosciuto fu Aloma , pubblicato nel 1938 e con il quale vinse il premio Crexells l’anno prima. A partire da questo romanzo, l’autrice definirà, una volta per tutte, (^3) C. ARNAU, Mercè Rodoreda un viatge entre paraules i flors. Girona, Fundació Caixa de Girona, 1999, pp. 7-16. (^4) Joan Gurguí Guàrdia, fratello di Montserrat, si trasferì in Argentina nel 1909 dove visse fino al 1921, data in cui tornò a Barcellona. Fundaciò Mercè Rodoreda: «Cronologia – 1908 - 1921». Disponibile al link: http://www.mercerodoreda.cat/cronologia- 1908 - 1921.php. (^5) Fundaciò Mercè Rodoreda: «Cronologia – 1908 - 1921». Disponibile al link: http://www.mercerodoreda.cat/cronologia- 1908 - 1921.php. (^6) C. ARNAU, Mercè Rodoreda un viatge entre paraules i flors , cit., pp. 7-16.
di El Club dels Novel·listes, i cui esponenti principali furono: Armand Obiols, Francesc Trabal e Joan Oliver, che appartenevano anche al gruppo La Colla de Sabadell.^13 Gli anni tra 1935 e 1939 furono molto produttivi dal punto di vista letterario: l’autrice pubblicò infatti sedici opere nel quotidiano La Publicitat , in una sezione dedicata all’infanzia, intitolata Una estona amb els infants.^14 Il 1936, oltre a segnare lo scoppio della Guerra Civile, vide la pubblicazione di un romanzo, Crim , che farà parte di quegli scritti che la Rodoreda non riconoscerà perché giudicati come il frutto della sua ancora scarsa esperienza.^15 A partire dall’anno seguente, significativa fu la carica assegnatale nel Commisariat de propaganda de la Generalitat come correttrice di catalano; in questo contesto conobbe e intraprese molte relazioni d’amicizia con alcune scrittrici ed intellettuali sue contemporanee: Aurora Bertrana, Maria Teresa Vernet, Susina Amat, Julieta Franquesa, Anna Murià i Carme Manrubia. Il 1937, come già accennato precedentemente, fu l’anno del premio Crexells per il romanzo Aloma, ma anche della separazione dal marito dopo undici anni di matrimonio. Una probabile causa di questa separazione dal marito fu probabilmente la relazione clandestina intrattenuta con Andreu Nin i Pérez che venne catturato ed incarcerato il 16 giugno di quell’anno, per poi essere successivamente torturato e assassinato da alcuni agenti della polizia sovietica per ordine del Generale Aleksandr Orlov che a quel tempo si trovava presso la prigione di Alcalá de Henares.^16 Il 1938 fu l’anno della pubblicazione di Aloma, quinto romanzo dell’autrice e l’unico che poi venne effettivamente riconosciuto tra i romanzi della sua giovinezza. 17 L’ESILIO: FRANCIA E GINEVRA (1939-1972) All’inizio del 1939, pochi mesi prima della disfatta dei repubblicani durante la Guerra Civile, Mercè Rodoreda si vide costretta ad andare in esilio per via del suo profondo impegno antifascista. In quest’occasione decise di lasciare il figlio, Jordi, a sua madre a Barcellona dato che era convinta che l’esilio sarebbe durato poco tempo. Purtroppo, le sue previsioni furono del tutto sbagliate e infatti fu condannata a stare lontano dalla sua città per moltissimi anni, durante tutta la durata della dittatura di Franco. Di fatto, a prima vista, l’esilio della Rodoreda appare difficile da capire poiché l’autrice non partecipò mai direttamente alla vita politica del suo paese: decise di partire per evitare (^13) J. SOLER SERRANO, Mercè Rodoreda : A Fondo , Televisión Española, min 00:20:48 – 00:21:22, 1981, disponibile online al link: http://www.ivoox.com/merce-rodoreda-soler-serrano- 1 - 2 - audios-mp3_rf_320026_1.html. (^14) Fundaciò Mercè Rodoreda: «Cronologia – 1928 - 1938». Disponibile al link: http://www.mercerodoreda.cat/cronologia- 1928 - 1938.php. (^15) Fundaciò Mercè Rodoreda: «Cronologia – 1928 - 1938». Disponibile al link: http://www.mercerodoreda.cat/cronologia- 1928 - 1938.php. (^16) A. VIÑAS, Un agente estalinista, cerebro del asesinato de Nin , in “El País”, 22 abril de 2007. (^17) Fundaciò Mercè Rodoreda: «Cronologia – 1928 - 1938». Disponibile al link: http://www.mercerodoreda.cat/cronologia- 1928 - 1938.php.
eventuali problemi causati dalle sue collaborazioni in catalano e con alcune riviste di sinistra risalenti a qualche anno prima. Insieme ad altri intellettuali catalani, la Rodoreda arrivò in Francia ufficialmente il 30 gennaio 1939.^18 Terminó la guerra, y tuvimos que salir de España. Yo, no por nada, porque yo nunca había hecho política, pero el hecho de haber escrito en catalán, y por haber colaborado en revistas, digamos «de izquierdas», etcétera, etcétera. Y aconsejada por mi madre, me fui pensando que al paso de tres, cuatro o cinco meses volvería a mi casa, pero luego se fue eternizando^19. In Francia visse in varie città, prima a Tolosa e poi a Parigi. Da Parigi si spostò poi verso est per stabilirsi nella località di Roissy-en-Brie dove già si erano rifugiati tanti altri scrittori ed intellettuali suoi contemporanei, con alcuni dei quali condivise persino casa: Anna Murià, Cèsar August Jordana, Armand Obiols, Francesc Trabal i Carles Riba. L’episodio forse più particolare verificatosi a Roissy-en-Brie fu la relazione amorosa clandestina che la Rodoreda intrattenne con Joan Prat i Esteve (conosciuto anche attraverso lo pseudonimo di Armand Obiols) che durò fino al 1971. Questa relazione adultera fu piuttosto problematica dato che l’uomo era sposato con la sorella di Francesc Trabal, con cui, tra l’altro, aveva avuto anche un figlio. 20 Con l’inizio della Seconda Guerra Mondiale, l’ambiente di Roissy-en-Brie fu profondamente turbato e, dopo l’occupazione della capitale francese da parte dei soldati tedeschi, la Rodoreda insieme agli altri intellettuali suoi compagni, fu costretta a fuggire a piedi. Quest’ultimo fatto fu così significativo da aver avuto ripercussioni anche sulla sua opera letteraria: nello specifico, l’episodio distruttivo dell’incendio di Orléans a cui assistette, vera e propria espressione dell’annientamento dovuto alle violenze della guerra, venne poi ripreso anche nella raccolta Semblava de seda i altres contes con il racconto Orléans, 3 quilòmetres. 21 Successivamente, da Orléans si diresse verso sud e si stabilì prima a Limoges e poi a Bordeaux. Il periodo di Limoges e Bordeaux fu un periodo molto duro e difficile per la Rodoreda: in particolare, la relazione con Obiols fu, per la maggior parte del tempo, una relazione a distanza a causa del fatto che l’uomo venne catturato e trasferito a Saillat-sur-Vienne. Soltanto nel 1943, i due amanti s’incontrarono (^18) Fundaciò Mercè Rodoreda: «Cronologia – 1939 - 1953». Disponibile al link: http://www.mercerodoreda.cat/cronologia- 1939 - 1953.php. (^19) J. SOLER SERRANO, Mercè Rodoreda : A Fondo, Televisión Española, min 00:20:48 – 00:21:22, 1981, disponibile online al link: http://www.ivoox.com/merce-rodoreda-soler-serrano- 1 - 2 - audios-mp3_rf_320026_1.html. (^20) Fundaciò Mercè Rodoreda: «Cronologia – 1939 - 1953». Disponibile al link: http://www.mercerodoreda.cat/cronologia- 1939 - 1953.php e Mercè Rodoreda i Gurguí. (2016, aprile 14). Viquipèdia, L’enciclopèdia lliure. Retrieved: 01:15, aprile 14, 2016 from: https://ca.wikipedia.org/wiki/Merc%C3%A8_Rodoreda_i_Gurgu%C3%AD#Roissy-en-Brie.* elimina (non citiamo viquipèdia) (^21) C. ARNAU, Mercè Rodoreda un viatge entre paraules i flors , cit., pp. 7-16.
contes , e iniziò anche a scrivere Colometa , l’opera che si convertirà, successivamente nel suo romanzo più famoso: La Plaça del Diamant , pubblicato nel 1962.^25 Nel 1963, è degno di nota l’avvenimento della morte di Montserrat Gurguí, madre dell’autrice. Comunque, a partire dal 1962, precisamente da dopo la pubblicazione de La Plaça del Diamant , considerata dalla critica l’opera catalana più importante e capolavoro della letteratura europea del Dopoguerra, la Rodoreda decise di impegnarsi e procedere con il recupero di tutta la sua carriera letteraria: iniziò così il processo ricompilazione dei suoi racconti e dei suoi romanzi, i due generi che maggiormente dimostrò di saper dominare con immensa caparbietà. Durante questo periodo, precisamente nel 1965, la Rodoreda accettò l’offerta di procedere con la pubblicazione delle sue opere complete propostale da Joaquim Molas; questa fu l’occasione per rifiutare alcuni dei suoi primi romanzi e concentrarsi nella rielaborazione di Aloma. Inoltre, a partire da questo momento, iniziò ad essere conosciuta come autrice anche fuori della Catalogna grazie alle traduzioni delle sue opere in numerose altre lingue e sempre in questo stesso anno, morì anche il marito dell’autrice Joan Gurguí. Nella seconda parte degli anni ’60, fino all’inizio degli anni ’70, l’autrice continuò a lavorare per la pubblicazione delle proprie opere aumentando il suo riconoscimento anche grazie alla vittoria di numerosi premi: El Carrer de les Camèlies (pubblicato e premiato con il Premi Sant Jordi nel 1966, con il Premi de la Crítica nel 1967 e con il Premi Ramon Llull nel 1969), Jardí vora el mar (1967) e La meva Cristina i altres contes. Questi furono anche gli anni in cui iniziò a lavorare alla stesura di Mirall trencat e in cui s’intensificarono le traduzioni, anche nelle lingue più particolari e lontane, delle sue opere. 26 ROMANYÀ DE LA SELVA: LA MATURITÀ E LA MORTE (1972-1983) Per l’ultima parte della sua vita, dal 1972 (tramontato il periodo della dittatura franchista), la Rodoreda decise di rientrare in patria stabilendosi, per vivere la sua vecchiaia, a Romanyà de la selva in provincia di Girona, prima a casa dell’amica Carme Manrubia e poi, a partire dal 1978, in una casa che aveva fatto costruire appositamente per lei. La relazione tra la Rodoreda e Carme Manrubia derivava dal fatto che erano state colleghe, durante la guerra civile, nel Comissariat de propaganda de la Generalitat de Catalunya , ma poi le loro strade si erano separate nel momento in cui andarono in esilio in paesi diversi. La Rodoreda, quindi, non ritornò a Barcellona, quella grande e caotica città, senza giardini e senza vegetazione, che non le era mai piaciuta così tanto. Quest’ ultima parte della sua vita iniziò con la morte, a Vienna, di Armand Obiols nel 1971. Dopodiché, il (^25) C. ARNAU, Mercè Rodoreda un viatge entre paraules i flors , cit., pp. 7-16 e Fundaciò Mercè Rodoreda: «Cronologia – 1954 - 1959». Disponibile al link: http://www.mercerodoreda.cat/cronologia- 1954 - 1959.php. (^26) Fundaciò Mercè Rodoreda: «Cronologia – 1960 - 1970». Disponibile al link: http://www.mercerodoreda.cat/cronologia- 1960 - 1970.php e Carme Arnau, Mercè Rodoreda un viatge entre paraules i flors , cit., pp. 7-16.
biennio tra 1973 e 1975 la vide protagonista di alcuni eventi tra cui: la stesura e la pubblicazione dell’opera Mirall Trencat (1974), la chiusura della propria casa ginevrina e l’inizio della composizione di quelle che saranno le sue due ultime opere: Viatges i flors e Quanta, quanta guerra… pubblicate entrambe nel 1980 e grazie alle quali vinse rispettivamente il Premi Ciutat de Barcelona (1980) e il Premi Crítica Serra d'Or (1980), nonostante la loro difficile classificazione a causa del loro orientamento più criptico ed immaginativo, ma allo stesso tempo, simbolo di una grandissima originalità. A partire dal 1977, iniziarono poi gli studi e i saggi di Carme Arnau riferiti alla personalità dell’autrice catalana e alla sua opera. Nel 1980, uscì anche la prima versione televisiva di Aloma, diretta da Lluís Pascual seguita, qualche anno dopo, dalla versione cinematografica di La Plaça del Diamant (1982). Nello stesso anno, l’autrice pubblicò l’opera Semblava de seda i altres contes insieme ad altre narrazioni composte a partire dal periodo della guerra fino alla morte di Obiols. Infine, per quanto riguarda gli anni ’80, da segnalare furono: la ricompilazione dell’opera Tots els contes , il Premi d'Honor de les Lletres Catalanes , che determinò la definitiva consacrazione dell’autrice come scrittrice, e la sua partecipazione, come annunciatrice, alle Festes de la Mercè de Barcelona. Infine, Mercè Rodoreda morì il 13 aprile 1983 in una clinica di Girona, a causa di un cancro al fegato ad uno stadio molto avanzato.^27 Per quanto riguarda la malattia che interessò la scrittrice, risultano particolarmente interessanti due aspetti: il fatto per cui, nell’ultimo periodo della sua vita, dopo che le diagnosticarono il cancro, l’autrice catalana si arrese alla sua malattia e non lottò minimamente per poter continuare a vivere, e anche la riconciliazione con la sua famiglia avvenuta pochi giorni prima della sua morte. Per concludere, si può dire che la vita di Mercè Rodoreda si presenti al pubblico come una sorta di circolo, un aspetto, questo, che si può tra l’altro ritrovare anche nella sua opera come un elemento inedito ed originale. Nata e cresciuta a Sant Gervasi , in una villa sommersa da un giardino, l’autrice finisce la sua esistenza in mezzo alla vegetazione di Romanyà de la Selva , un piccolo paesino nel cuore della zona montuosa delle Gavarres marítimes. In quest’ottica, la vita e l’opera della Rodoreda proseguono di pari passo, parallelamente e secondo la stessa evoluzione, sempre «vincolate ai fiori, e alla vegetazione» 28 . LA PRODUZIONE ARTISTICA E LETTERARIA DI MERCÈ RODOREDA Come già affermato nel capitolo precedente, Mercè Rodoreda è stata una tra gli autori catalani di maggior rilievo nella storia della letteratura catalana; indubbiamente l’autrice più importante, (^27) Fundaciò Mercè Rodoreda: «Cronologia – 1971 - 1983». Disponibile al link: http://www.mercerodoreda.cat/cronologia- 1971 - 1983.php e Carme Arnau, Mercè Rodoreda un viatge entre paraules i flors. Girona, Fundació Caixa de Girona, 1999, pp. 7-16. (^28) C. ARNAU, Mercè Rodoreda un viatge entre paraules i flors , cit., pp. 7-16.
costante impegno artistico permisero all’autrice catalana di arricchire enormemente la sua produzione.^30 In ogni caso, dati i numerosissimi generi ed ambiti artistici e letterari che Mercè Rodoreda sperimentò nel corso della sua vita, appare ragionevole fare un suddivisione dettagliata della sua produzione, ed in particolar modo della sua opera letteraria. È giusto distinguere tra: il romanzo ed il giornalismo degli inizi della sua carriera, il teatro, la poesia, i romanzi ed i racconti della maturità ed infine, il disegno, la pittura ed il collage. 31 Inoltre, dal punto di vista meramente narrativo, è possibile attuare una divisione dell’opera essenzialmente in tre tappe cronologiche più una: le opere precedenti alla guerra (1932-1938), le opere dell’esilio (1939-1972), le opere del ritorno in patria (1974-1983) e, per finire, un ultimo blocco autonomo riguardante le opere postume. L’OPERA LETTERARIA DI MERCÈ RODOREDA: Caratteristiche principali – Le influenze. Tutta la produzione letteraria di Mercè Rodoreda è indubbiamente originale. Frutto del suo personale lavoro e della sua evoluzione letteraria e biografica, l’opera dell’autrice catalana è comunque stata influenzata da alcune opere e da alcuni scrittori che ne rappresentano i modelli principali. Nello specifico, senza considerare le prime opere dell’autrice caratterizzate dalla volontà di ricercare uno stile proprio, inedito e particolare in cui queste influenze rimangono un po’ più nascoste e latenti, è possibile citare i nomi di alcuni autori che hanno avuto un’importanza significativa nella stesura delle opere della Rodoreda più matura: in primis non si può non menzionare l’autrice inglese Virginia Woolf, seguita dal francese Marcel Proust, dai catalani Joan Sales, Armand Obiols, Víctor Català, Josep Carner, dal tedesco Thomas Mann e anche dal Liceu Dalmau. Per quanto riguarda l’influenza degli scrittori europei (in particolare la Woolf, Proust e Mann), l’autrice si è ispirata alla scrittrice inglese soprattutto per quanto riguarda lo stile, le descrizioni e la psicologia dei personaggi femminili e la loro attitudine passiva dinnanzi alla possibilità di cambiare gli eventi determinati dagli altri e dallo scorrere inesorabile del tempo (si vedano i personaggi di Nàtalia, Teresa Goday e Cecília). 32 Le suggestioni proustiane, invece, si notano perlopiù nella struttura delle opere e nel concetto cronologico del tempo che passa inesorabilmente per cui il passato non fa altro che inghiottire tutti i ricordi. L’impossibilità di recuperare il tempo perduto del passato, si traduce nei personaggi in un forte e negativo senso di angoscia e, allo stesso tempo, il passato riemerge attraverso la dimensione del ricordo. Al contrario, nelle ultime opere dell’autrice (^30) Fundaciò Mercè Rodoreda: «Diversitat de la autora». Disponibile al link: http://www.mercerodoreda.cat/es/diversitat- autora.php. (^31) Ibidem. (^32) Rispettivamente in riferimento ai romanzi: La plaça del Diamant, Mirall trencat e El carrer de le càmelies.
catalana, è possibile notare un atteggiamento differente: la creazione di mondi e realtà fittizi, caratterizzati da un’ambientazione spazio-temporale diversa che permette di avere un maggior controllo dello scorrere del tempo, in modo da scampare alla naturale evoluzione delle cose. Invece, i riferimenti cronologici inesatti che favoriscono una descrizione universale, fluida e naturale rappresentano un elemento tipico delle opere dell’autore tedesco Thomas Mann.^33 Oltretutto, alcune di queste influenze si palesano anche attraverso gli scambi epistolari che la Rodoreda ha intrattenuto con alcuni dei personaggi precedentemente citati, come per esempio: Armand Obiols e Joan Sales. Il primo, grazie alla sua posizione privilegiata di amante dell’autrice, divenne il primo lettore critico delle sue opere e suo personale consigliere e la aiutò soprattutto con l’organizzazione e con la struttura di alcuni testi; inoltre, l’influenza di Obiols, e di conseguenza del Grup de Sabadell di cui lui faceva parte, favorì anche un’ ulteriore influenza da parte di autori a loro contemporanei, e da loro presi maggiormente in considerazione, come Jean-Paul Sartre e André Gide che ebbero anche un ruolo determinante nella trattazione di tematiche legate alla critica sociale e allo spazio urbano come si può notare nell’opera Un dia en la vida d'un home. Infine, tracce dei consigli di Armand Obiols si possono trovare anche nella struttura, nella coerenza e nella creazione di relazioni strette tra i personaggi sia di Mirall trencat e de La plaça del Diamant. Oltre a ciò, l’influenza di Joan Sales, anche se di minor intensità, è indubbiamente connessa al fatto che fu l’editore principale dei lavori della Rodoreda a partire da La plaça del Diamant diventandone così un consulente letterario piuttosto privilegiato soprattutto per quanto riguarda gli aspetti linguistici e stilistici che fecero evolvere e migliorare lo stile rodorediano. In ogni caso, non sempre i consigli, le indicazioni ed i giudizi di questi di consiglieri venivano accettati e presi in considerazione dall’autrice e quindi questo fa capire quanto la sua produzione letteraria, nonostante tutte le influenze che la caratterizzano, rimase comunque originalissima ed inedita.^34 Infine, non sono da dimenticare le influenze dei classici della letteratura: la ricezione dei classici, infatti, è sempre stata piuttosto diretta e minuziosamente esaminate dall’autrice catalana. In tutti i suoi scritti, a prescindere dal genere letterario che li definiva, le fonti della tradizione classica appaiono molto chiaramente, manifestandosi concretamente soprattutto attraverso immagini, episodi, motivi e personaggi. Nello specifico sono da evidenziare i classici greci e latini. Si può ritrovare il mondo classico, con il suo orizzonte filosofico ed estetico intrecciato con l’originale mondo letterario della Rodoreda tanto nelle sue poesie, quanto anche nella narrativa in cui accosta e concatena eventi passati ed antichi a eventi moderni e più attuali, dando vita o a situazioni (^33) C. CORTÉS ORTS, La superació del pas del temps en els personatges de Mercè Rodoreda (alguns paral·lels amb l'obra de Virginia Woolf, Marcel Proust i Thomas Mann) , Publicacions de l'Abadia de Montserrat, 2002, pp. 7-19. (^34) C. CORTÉS ORTS, La contribució crítica d'Armand Obiols i de Joan Sales en la narrativa de Mercè Rodoreda , Universitat oberta de Catalunya disponibile al link: http://www.uoc.edu/jocs/3/conferencia/ang/cortes2.html.
cura formale e dalla perfezione linguistica, la Rodoreda s’impegna anche a sviluppare un linguaggio simbolico facilmente interpretabile dal lettore.^37 Analizzando nello specifico la sua produzione, questo aspetto appare evidente soprattutto nelle sue ultime composizioni come per esempio: Viatges i flors. 38 A questo punto, appare anche giusto soffermarsi sul ruolo della donna all’interno delle opere della Rodoreda. Di fatto, come già detto in precedenza, l’opera letteraria della scrittrice (soprattutto i romanzi ma anche alcuni racconti) si contraddistingue per un uso diffuso di personaggi femminili. Le uniche eccezioni sono le due opere: Un dia de la vida d'un home e Quanta, quanta guerra....^39 Questo fatto di utilizzare sempre personaggi e protagoniste femminili ha diffuso ed alimentato la falsa notizia, poi smentita dall’autrice, secondo cui la Rodoreda faceva parte di movimenti femministi; di fatto, in varie interviste la scrittrice si considerò quasi contraria al movimento femminista, poiché era convinta che nella sua epoca non avesse più il senso che aveva avuto per le suffragette. 40 Le donne rappresentate nelle sue opere sono spesso anche molto diverse tra loro: diversi possono essere le loro condizioni sociali, il loro grado di cultura, la loro età e soprattutto la loro psicologia. Nonostante queste diversità, comunque, questi personaggi femminili appaiono e si svelano al lettore attraverso il monologo interiore o attraverso la diegesi; per cui la solitudine e la loro frequente incapacità di comunicare e relazionarsi con le altre persone (due aspetti tipici dello stile e dei temi utilizzati dalla Rodoreda) alimentano e favorisco lo sviluppo della loro introspezione e quindi della loro dimensione.^41 Nella maggior parte delle vicende, i personaggi femminili vengono rappresentati facendo molta attenzione alla loro condizione di subordinazione rispetto all’uomo con cui tra l’altro hanno, spesso, un rapporto molto particolare e piuttosto difficile. Questa subordinazione si traduce in un desiderio, tutto femminile, di trovare un proprio spazio personale, autonomo e slegato dalla dipendenza dall’uomo. Inoltre, anche l’elemento della maternità si riconduce alla specificità di questi individui poiché appare tantissime volte e permette di assimilarle (^37) C. CORTÉS ORTS, El simbolisme en la narrativa de Mercè Rodoreda , Revista de Catalunya, n. 96, 1995, pp. 95- 104, disponibile anche online al link: http://rua.ua.es/dspace/bitstream/10045/2166/3/CarlesRUA1.pdf (pp. 1-3). (^38) Pubblicata nel 1980 Viatges i flors è una raccolta di racconti brevi e fantasiosi che rappresenta la penultima opera della Rodoreda. La prima parte, Viatges a uns quants pobles , si caratterizza per la descrizione di alcuni viaggi, talvolta iniziatici, alla scoperta di mondi irreali e fantastici, basati comunque su impressioni ed elementi reali. La seconda parte, Flos de debò , invece, è una rassegna di fiori diversi, ognuno con una sua spiegazione molto originale e particolare e sempre caratterizzati da elementi e tratti tipicamente umani. (^39) Pubblicati rispettivamente nel 1934 e nel 1980. Quanta, quanta guerra… le permise di vincere il Premi Crítica Serra d'Or, sempre nel 1980. (^40) D. OLLER , L'entrevista que mai no va sortir , in “La Vanguardia”, 1991, disponibile anche online al link: http://www.escriptors.cat/autors/rodoredam/rodoreda_entrevista.pdf. (^41) M. MOLINER, Una reflexión acerca de la psiqué de la mujer comtemporánea a través de la voz femenina en la literatura: las mujeres de Mercé Rodoreda , cit., pp. 90 - 98, disponibile anche online al link: http://www.raco.cat/index.php/Asparkia/article/view/108074/154707.
quasi esclusivamente all’idea di riproduzione; 42 in quest’ottica, la parte maschile è quella si oppone, contrasta ed impedisce la realizzazione personale della donna.^43 Infine, l’ultima riflessione che è possibile fare facendo riferimento a questa moltitudine di donne che animano le opere della Rodoreda, è quella che riguarda i luoghi fisici a partire dai quali si sviluppa il loro spazio interiore e privato; si tratta dello spazio della casa, un aspetto che risente dell’influenza dell’inglese Virginia Woolf. La casa viene vista come il rifugio che permette a queste donne di isolarsi completamente dalla realtà esterna al punto che, uscire all’esterno di questo microcosmo personale, intimo e familiare, produce in loro una forte sensazione di malessere, oltre che un sentimento di abbandono piuttosto marcato. È per questo motivo che nelle opere della Rodoreda la casa, ma anche alle volte il giardino, 44 rappresentano dei costanti elementi simbolici, quasi come se fossero una sorta di ossessiva madre-protettrice che si occupa di questi personaggi femminili e della loro protezione da eventuali attacchi dal mondo esterno, limitando così la loro visione del mondo. 45 LA POESIA E IL TEATRO Prima di dedicarsi interamente alla redazione dei romanzi, tra gli anni cinquanta e sessanta, la Rodoreda si dedicò principalmente alla poesia. Considerando la produzione letteraria nella sua complessità, la parte dedicata ai componimenti poetici era rimasta abbastanza sconosciuta durante tutta la vita dell’autrice, nonostante tutti i premi attribuitigli. Da questo punto di vista, la personalità artistico-letteraria di Josep Carner fu importantissima per la Rodoreda poiché rappresentò una figura chiave ed un maestro che s’impegnò a collaborare con lei attraverso revisioni, giudizi, insegnamenti e consigli per le sue composizioni.^46 La poesia della Rodoreda si contraddistingue per appartenere alla corrente poetica del simbolismo, nello specifico del post-simbolismo, che si palesa nel trattamento di alcune, specifiche tematiche e nella scelta di un’iconografia tipicamente occidentale rappresentata da personaggi piuttosto emblematici come per esempio: Ofelia, Judit, (^42) M. MOLINER, Una reflexión acerca de la psiqué de la mujer comtemporánea a través de la voz femenina en la literatura: las mujeres de Mercé Rodoreda , Asparkía, n. 4, 1994, pp. 92, disponibile anche online al link: http://www.raco.cat/index.php/Asparkia/article/view/108074/154707. (^43) L’esempio maggiormente esemplificativo di questo aspetto è quello del personaggio di Quimet del romanzo La plaça del Diamant : infatti, oltre ad opporsi alla volontà di uscire di casa per lavorare di Nàtalia , egli annulla addirittura la sua identità dandole un nome diverso dal proprio che tutti, lei compresa, adotteranno a partire da quel momento. In questo modo, il marito esige non solo l’annullazione dell’identità della moglie, ma pretende anche che lei elimini le sue idee in modo da trasformarla nel prototipo della donna sottomessa. (^44) Si tratta di un aspetto evidente soprattutto nel romanzo Aloma in cui la protagonista, la giovane Aloma appunto, si trova stranita e persino impaurita da tutto quello che scopre ed incontra all’esterno della casa e del suo giardino. (^45) M. MOLINER, Una reflexión acerca de la psiqué de la mujer comtemporánea a través de la voz femenina en la literatura: las mujeres de Mercé Rodoreda , cit., pp. 94, disponibile anche online al link: http://www.raco.cat/index.php/Asparkia/article/view/108074/154707. (^46) C. ARNAU, Mercè Rodoreda, vint anys després , in “Diari Avui”, 10 abril 2003, (Suplement Cultura), disponibile anche online al link: http://projectetraces.uab.cat/tracesbd/avui/av00767c.pdf.
rivisitazione dell’opera a partire dal romanzo. Molto probabilmente, il problema di Un dia risiede nel fatto che presenta un linguaggio maggiormente cinematografico che gli permette di alimentare un tipo d’introspezione diversa da quella tipicamente teatrale e che quindi non favorisce una struttura scenica abbastanza efficace. La seconda opera teatrale scritta dalla Rodoreda risale al
di quelli che si percepiscono a prima vista e in cui non vi è nessun tipo di virtuosismo ma soltanto l’espressione dura e pura.^48 È poi possibile individuare alcuni aspetti che appartengono tanto alla produzione letteraria dell’autrice, quanto a quella pittorica. In particolare, furono spesso oggetto delle sue creazioni tutti quegli elementi legati al periodo della Seconda Guerra Mondiale e all’occupazione della capitale francese da parte dei soldati nazisti, come per esempio: la prigione utilizzata dai nazisti come centro di reclusione della via Cherche Midi , l’hotel Lutetia di proprietà della Gestapo usato per accogliere coloro che tornavano dai campi di concentramento, gli stessi soldati (personaggi di spicco sia di Viatges a uns quants pobles della raccolta Viatges i flors , sia dell’opera Quanta, quanta, guerra ), e perfino tutti quei civili ed innocenti che furono le vittime di questi tragici avvenimenti storici (perfettamente rappresentati nei romanzi: El carrer de les camèlies, Mirall trencat, La Plaça del Diamant e La Mort i la primavera ). 49 Questa fase del Dopoguerra, rappresenta probabilmente la parte più prolifica e luminosa della produzione artistico- letteraria di Mercè Rodoreda e in cui la sua produzione pittorica risentì della fortissima influenza esercitata dalla frequentazione di ambienti culturali della capitale francese, come i musei e le gallerie d’arte e di cui il Musée du Louvre , il Musée d’Art Moderne du Palais de Tokyo , le gallerie d’arte della zona di Cherche-Midi e della piazza Vendôme …rappresentano solo alcuni degli esempi più significativi. 50 L’autrice tentò, invano, anche di organizzare due esposizioni dei suoi quadri: la prima, nell’autunno del 1953 nella sala Mirador de París , e la seconda, nella primavera del 1957, già a Barcellona. Le principali fonti d’ispirazione e d’influenza dell’autrice furono: in primis Paul Klee , e poi, sebbene in minor misura, anche Joan Miró, Jean Dubuffet, Vasili Kandinsky e Pablo Picasso. 51 Probabilmente, la Rodoreda dipinse circa centocinquanta quadri, ma soltanto una ventina di essi appartengono alla Fundació Mercè Rodoreda : tutti gli altri sono stati venduti durante un’esposizione del 1991 a Calldetenes durante la quale si presentarono 122 opere che vennero acquistate perlopiù da collezionisti privati. Attualmente circa sessanta di questi dipinti appartengono alla famiglia Borràs-Gras. Inoltre, è da rimarcare l’aspetto già accennato precedentemente per il quale, lo stile plastico dell’arte della Rodoreda è molto simile a quello delle sue opere letterarie: è un processo spirituale etico ed estetico che dà vita ad uno stile essenzialmente (^48) M. IBARZ, L’altra Rodoreda: pintures & collages. «Pintura i literatura en Rodoreda: els cavalls interiors» , Barcelona, Caixa Catalunya, 2008, pp. 9-21. (^49) Si tratta di un aspetto direttamente connesso al luogo di residenza parigino della scrittrice. Di fatto, nella capitale francese la Rodoreda aveva vissuto nella via di Cherche Midi , una delle più grandi del Quartiere Latino, il luogo che divenne l’epicentro della sua produzione artistica. (^50) M. IBARZ, L’altra Rodoreda: pintures & collages. «Pintura i literatura en Rodoreda: els cavalls interiors» , cit., pp. 9 - 21. (^51) C. ARNAU, Mercè Rodoreda, vint anys desprès , in “Diari Avui”, 10 d'abril del 2003, p. III, (Suplement Cultura), disponibile anche online al link: http://projectetraces.uab.cat/tracesbd/avui/av00767c.pdf.