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La parete batterica: La parete cellulare è tutto ciò che sta al di fuori della membrana citoplasmatica. La parete batterica avvolge la cellula batterica, esterna alla membrana citoplasmatica, costituisce una sorte di esoscheletro cellulare conferendogli rigidità, forma e protezione.
Tipologia: Appunti
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La parete cellulare è tutto ciò che sta al di fuori della membrana citoplasmatica. La parete batterica avvolge la cellula batterica, esterna alla membrana citoplasmatica, costituisce una sorte di esoscheletro cellulare conferendogli rigidità, forma e protezione. È costituita da peptidoglicano e in alcuni batteri è presente una membrana esterna. La parete viene chiamata anche sacculo di mureina. È possibile in laboratorio isolare il sacculo per poi osservarla mediante il microscopio. La parete è importante in quanto alla cellula conferendo protezione all’ambiente esterno, non è isoosmotico come nel citoplasma. Si verifica quando la concentrazione di soluti è uguale sia nel citoplasma che nell’ambiente esterno. La cellula accumula al suo interno grandi quantità di nutrienti e soprattutto contro gradiente: in questo modo il citoplasma risulterà più concentrato rispetto all’ambiente esterno. Questo causa di conseguenza che delle molecole, come l’acqua, entrerebbe dentro la cellula per equiparare le concentrazioni. Se l’acqua entra dentro il citoplasma, la cellula va incontro a lisi. Questo non avviene in quanto è presente una parete che conferisce rigidità e non permette la lisi cellulare. Si è eseguito un esperimento in cui si è utilizzato un determinato enzima, cioè il lisozima che è capace di digerire la parete, cioè viene idrolizza dei legami chimici. Il lisozima solitamente idrolizza il legame glicosidico beta 1-4 che fa parte della struttura del peptidoglicano. Questo enzima è anche presente nella nostra saliva andando a costituire una prima barriera contro i batteri. Impedisce il loro ingresso in quanto vanno a idrolizzare la loro parete uccidendoli. Se il batterio è privo di parete, quando è in diretto contatto con questo enzima, la cellula si riempirà di acqua per poi provocarne la successiva lisi. Mentre se è presente questo meccanismo non avviene. Se si vuole studiare gli effetti della mancanza della parete si deve avere una concentrazione isotonica con il citoplasma. In questo caso è possibile far rimanere integra la cellula senza che quest’ultima vada incontro a lisi. Da questo è possibile anche studiare i protoplasti, cioè delle cellule batteriche prive di parete che vengono studiate in condizioni sperimentali controllate. Il loro ambiente deve essere isotonico con il citoplasma. La parete la si può distinguere in 2 grandi tipologie: la parete dei Gram + e dei Gram-. Nei Gram +, la parete è costituita da quasi interamente da peptidoglicano. Nei Gram-, invece, si ha una seconda membrana, membrana esterna. Tra le 2 membrane si forma uno spazio definito periplasma, con delle analogie al citoplasma nella sua composizione. All’interno del periplasma vi è un sottile strato di peptidoglicano. Quello che differenzia queste strutture, non solo dallo spessore del peptidoglicano, ma anche dalla loro composizione chimica. COMPOSI ZIONE CHI MI CA DEL PEPTI DOGLI CANO Il peptidoglicano è un eteropolimero complesso , in cui il loro monomero è il glican tetrapeptide. I monomeri sono i costituenti di un polimero. Il peptidoglicano è un eteropolimero in quanto è costituito da una parte di natura glucidica e l’altra di natura peptidica. Il glican tetrapeptide è costituito da una parte glucidica e l’altra parte da 4 amminoacidi (natura peptidica). Gli amminoacidi che lo compongono sono: D-Alanina, Acido mesodiamino-pimelico (DAP) (diamminoacido in cui sono presenti 2 gruppi amminici e almeno un gruppo carbossilico), acido D- glutamico e L-alanina. Questi sono i 4 amminoacidi che compongono la parte peptidica del monomero del peptidoglicano dei Gram-. La parte glucidica del monomero deriva dal glucosio. 2 glucosi sono legati insieme da un legame glicosidico β-1,4. A questi 2 zuccheri è legata una parte tetrapeptidica perché vi sono 4 amminoacidi. La parte glucidica deriva dal glucosio in quanto presenta delle modifiche: si ha infatti una parte N-acetilglucosamina (NAG) e l’acido N- acetilmuramico (NAM). Il NAG deriva dal glucosio in quanto vi è un gruppo amminico in cui a sua volta è legato a un gruppo acetilico. Il NAG si lega poi a un altro derivato del glucosio il NAM. Nel NAM vi è un residuo di acido lattico che fa da ponte per legare la parte peptidica.
Il lisozima idrolizza il legame β-1,4 quando va a rompere questo legame di conseguenza la struttura si indebolisce e causarne poi lisi osmotica della cellula batterica. Nelle cellule gli amminoacidi li troviamo in conformazione L; nella parete è presente degli amminoacidi in conformazione D. Questo è dato dalla presenza di enzimi, racemeasi, che convertono il suo amminoacido in una forma racemica, cioè nel suo isomero. Il vantaggio di avere degli amminoacidi in conformazione D è per resistere alle proteasi. Questi enzimi idrolizzano le proteine, tipicamente tagliano i legami peptidici tra il gruppo carbossilico e il gruppo amminico. Le proteasi riconosco gli amminoacidi in forma L; mentre se sono presenti degli amminoacidi in forma D non vengono riconosciuti e non vengono idrolizzati. Il vantaggio del batterio è quello di essere poco suscettibile delle proteasi di un altro organismo ospite. Nei batteri Gram- in posizione 3 si ha il DAP, questa è la conformazione amminoacidica più presente nei batteri Gram-. Il DAP è composto da 2 gruppi amminoacidi: uno di questi legherà un altro amminoacido; mentre quello libero andrà a formare dei legami incrociati per stabilizzare la struttura. Questi legami coinvolgono sia la parte glucidica, ma anche la parte peptidica. Il legame incrociato permette ad un amminoacido di legarsi con un altro amminoacido di un altro monomero utilizzando il gruppo amminico e il gruppo carbossilico finale di un altro amminoacido→ legami 3 - 4. Mentre nei Gram+ in posizione 3 è presente L-lisina , vi è questo amminoacido in quanto è presente 2 gruppi amminici. Questo amminoacido è presente nella maggior parte dei Gram +. Il peptidoglicano si avvolge intorno alla cellula in cui c’è la ripetizione delle strutture precedentemente elencate. La cellula viene stabilizzata dai legami crociati interpeptidici/transpeptidici (identificati attraverso la linea rossa nell’immagine sottostante). Non tutti i monomeri sono coinvolti in questi legami; il numero di legame transpeptidici è molto variabile a seconda della specie che si va a considerare. Nei Gram+ è presente la lisina che non fa un legame diretto con l’alanina in posizione 4, ma necessita di 5 glicine ha bisogno di un ponte pentaglicimico.
Questo è importante per alcuni farmaci che sono efficaci durante la divisione cellulare, durante l’accrescimento cellulare. Affinchè il monomero si può inserire nel peptidoglicano, vi sono alcuni enzimi che lo devono idrolizzare. I primi legami che si formano sono tra la parte glucidica (NAG-NAM) in cui operano questi enzimi chiamati transglicosilasi. Poi, una volta che questi monomeri sono stati assemblati, si formeranno i legami incrociati. Successivamente si formeranno i legami transpeptidasi nella parte peptidica del monomero. A questo punto si è conclusa la II tappa;
Sono dei polimeri anionici, carichi negativamente, costituiti da un’unità ripetute di glicerol-fosfato o ribitol-fosfato legati da legami fosfodiesterici. Gli acidi teicoici prendono contatto con il peptidoglicano, infatti sono legati covalentemente al NAM. Riescono a stabilizzare il peptidoglicano. Questi acidi sono immersi nel peptidoglicano. Le funzioni che svolgono gli acidi teicoici sono:
e il glicocalice (capsule e polisaccaridi extracellulari). Questi rivestimenti possono essere di varia natura, ma soprattutto sono di natura polisaccaridica o proteica. Il glicolalice costituisce un rivestimento esterno di natura polisaccaridica; all’interno di questi rivestimenti vi è la capsula, un rivestimento molto particolare. Mentre lo strato S è di natura proteica. Non sono essenziali per la vitalità della cellula però questi rivestimenti svolgono delle importanti funzioni quali:
i monomeri proteici che costituiscono il pilo coniugativo e quindi può infettare la cellula. Il pilo coniugativo è molto sottile e quindi non si riesce a notarlo con il microscopio; in alcuni casi vi è l’aiuto dei batteriofagi che lo rendono più spesso e visibile. La parete degli Archaea→ hanno dei rivestimenti esterni di natura proteica che circonda la cellula, molto simile allo strato S. In alcuni casi si può avere: una seconda pesudomembrana, assomigliano ai Gram-, un glicocalice, rivestimento di natura polisaccaridica, una combinazione tra le 2 strutture, e infine uno pseudopeptidoglicano, un etero polimero complesso analogo al peptidoglicano. Lo strato S è il più diffuso nelle cellule degli Archaea. Hanno sicuramente una parete, però non è organizzata come nel caso dei batteri; infatti si può avere molte variabili a seconda del tipo dell’Archaea. Lo pseudopeptidoglicano è simile al peptidoglicano in quanto ha una parte glucidica e peptidica. In questa struttura c’è la presenza del NAG, mentre non vi è il NAM. Il NAM è sostituito dal NAT, acido N-acetiltalosaminuronico. Anche la parte amminoacidica è differente sia per gli amminoacidi presenti, ma anche per il fatto che gli amminoacidi di tipo D sono assenti. Un altro aspetto è che i 2 zuccheri sono legati tra di essi tramite un legame β-1,3. Il lisozima non è in grado di idrolizzare questo legame presente negli Archaea. All’interno del citoplasma vi è: gli acidi nucleici e ribosomi. Il citoplasma è costituito da una matrice composta dal 70% di acqua e il restante di macromolecole e altri soluti. La struttura granulare del citoplasma è dovuta dal numero elevato di ribosomi presente nella cellula. Il DNA genomico è addensato al centro della cellula, ma non è rivestito da una membrana nucleare. Questo fa si che la trascrizione e traduzione possono avvenire pressoché simultaneamente nel citoplasma. Spesso la traduzione inizia quando la trascrizione non è ancora terminata. L’informazione genetica può essere contenuta anche in più cromosomi; i batteri sono comunque aploidi. Possono avere un DNA-extra cromosomico che si trova nel citoplasma all’interno dei plasmidi. I plasmidi sono dei pezzi di DNA a doppio filamento, circolari o lineari; si trovano nelle cellule batteriche. Queste strutture sono state studiati, modificati, ingegnerizzati a fini biotecnologici. Si replicano in maniera autonoma e possono integrarsi nei cromosomi. Molti plasmidi possono inserire nel cromosoma delle cellule perché presentano delle strutture analoghe e quindi integrarsi. Ci sono delle strutture che si trovano solo in alcune cellule batteriche come le inclusioni citoplasmatiche. Queste sono delle strutture di riserva in cui le cellule batteriche immagazzinano i nutrienti. I batteri possono accumulare nel citoplasma una varietà di molecole organiche e inorganiche, come nutrienti di riserva. Le inclusioni citoplasmatiche si trovano soprattutto nei batteri in cui vivono in degli ambienti mutevoli; è vantaggioso per la cellula avere dei nutrienti di riserva nel caso in cui si trovassero in ambienti in cui scarseggiano i nutrienti necessari. Le sostanze vengono immagazzinate sottoforma di granuli o inclusioni , sono contenute sotto forma di polimeri. Un esempio è il glucosio che viene trasformato in polimeri quali l’amido o il glicogeno. Vengono trasformati in polimeri perché il fatto di avere dei polimeri permette di mantenere una bassa pressione osmotica intracellulare. Il citoplasma è iperosmotico in quanto vi sono molti soluti rispetto all’ambiente esterno. Quando si parla di pressione osmotica il numero dei soluti deve essere uguale in entrambi gli ambienti: per esempio 1 glucosio vale 1, anche 1 glicogeno vale 1. Quindi accumulare tutti i glucosi dentro a un polimero riduce la pressione osmotica intracellulare. Se si dovessero scindere il polimero, la pressione osmotica aumenterebbe drasticamente. Questi granuli e inclusioni possono essere circondate da membrana, quindi compartimentalizzate. Le membrane che rivestono queste strutture sono formate da un singolo strato fosfolipidico e non possono essere descritte come una vera e propria compartimentalizzazione. Alcuni rivestimenti sono di natura proteica, ma non va a formare un vero e proprio organello. I principali composti organici accumulati sono: glicogeno, amido, poli-β- idrossialcanoati, polifosfati e la cianoficina. I polimeri del glucosio sono soprattutto il glicogeno (presente nelle cellule animali) e l’amido (cellule vegetali). Hanno una funzione di riserva e nel momento del bisogno possono essere idrolizzati; liberano glucosio che verrà poi utilizzato dalla cellula. Vengono prodotti nei periodi di limitata disponibilità di azoto con carbonio organico in