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sbobine del corso di Tecniche di microscopia e colture cellulari, anno accademico 2021/2022
Tipologia: Sbobinature
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Il MICROSCOPIO ELETTRONICO sfrutta un fascio di elettroni monocromatico, caratterizzati da un’elevata frequenza e quindi una bassa lunghezza d’onda, in modo da aumentare il potere di risoluzione d aumenta man mano che si riduce la lunghezza d’onda. In questo modo si riesce ad entrare nel nucleo della cellula e visualizzare le strutture interne. I due microscopi elettronici usati in ambito biologico sono: TEM (ha d=100 volte maggiore dell’ottico)= MICROSCOPIO ELETTRONICO A TRASMISSIONE, esso visualizza le immagini in tempo reali (come l’ottico) e non punto per punto. visualizza l’immagine in tempo reale. SEM (ha d=20 volte maggiore dell’ottico)= MICROSCOPIO ELETTRONICO A SCANSIONE, esso ricostruisce l’immagine punto per punto. non visualizza l’immagine in tempo reale, ma viene ricostruita. Questi due microscopi hanno sia cose in comune e sia diversità: …diversità… •il TEM analizza le parti interne del campione (solo fettine), mentre il SEM (solo strutture) analizza le parti esterne del campione(dando immagini più belle). Il tem dato che è molto grande non è dotato di movimento perciò per focalizzare utilizza variazioni del campo elettromagnetico che in ambito biologico sono di 1000 kilovolt. •il TUBO OTTICO (=percorso che attraversano gli elettroni, è diverso; nel TEM è di circa 3mt, mentre nel SEM è di circa 50cm. •nel TEM il campione viene tagliato in maniera molto sottile (50-100 nm di spessore), il fascio di elettroni lo attraversa e vengono proiettati su uno schermo fluorescente da un oblò (posto a 45°) in questo modo si va ad eccitare lo SCHERMO FLUORESCENTE(=posto alla base del microscopio) che si illumina di luce propria quando colpito dagli elettroni, e ci restituisce con ombre quello che la luce ha incontrato attraverso il campione. in particolare gli elettroni quando colpiscono il campione vengono deviati e creano sfumature di grigio che ci permettono di capire di che struttura si tratta. Nel SEM quando il fascio primario di elettroni arriva sul campione, generano nel campione dei propri fasci elettromagnetici creando elettroni secondari, retodiffusi(provengono dalla parte più bassa del campione), raggi x ecc. si originano in seguito alla collisione degli elettroni con gli atomi che compongono il preparato. Il SEM ha poi dei COLLETTORI che raccolgono gli elettroni e li rielaborano elettronicamente creando un immagine rielaborata. l’immagine quindi è ricostruita punto per punto in base agli elettroni che arrivano al collettore(rivelatore). Essi sono posti a diversa altezza e in base all’altezza in cui si trovano raccolgono diverse tipologie di elettroni o di radiazioni e in base al tipo di elettrone/radiazione raccolta, essa CORRISPONDE A UNA DIVERSA PROFONDITÀ DEL CAMPIONE. immagini tridimensionali con una certa profondità. •nel TEM il potere di risoluzione è di 0,2-1mm con 200/500mila ingrandimenti massimi virtuali. Nel SEM la risoluzione è maggiore del tem, con 20/100mila ingrandimenti massimi virtuali. …in comune… •SORGENTE è un fascio di elettroni che proviene da un FILAMENTO DI TUNGSTENO(sostituito da un puntino di esacloruro di lantanio) o di CRISTALLO. l’anodo(+) stacca gli elettroni dalla sorgente e li immette nel vuoto che vengono attratti dal catodo(-).
La corrente non viene trasmessa nell’aria in quanto le particelle di gas sospese devierebbero questa corrente.
Per far viaggiare gli elettroni bisogna creare un VUOTO ULTRASPINTO grazie all’uso di pompe a vuoto di natura sia meccanica poiché aspirano l’aria e sia chimica in quanto sottraggono i gas presenti nell’atmosfera si ottiene un vuoto pari a 10^-9 torricelli. In questo modo nel tubo ottico scorre un fascio di elettroni libero.
Come sappiamo nel TEM il campione deve essere sezionato, per farlo bisogna indurire il campione(INCLUSIONE) usando una RESINA EPOSSIDICA , essa come la paraffina prende il posto dell’acqua
Tuttavia per effettuare i tagli molto sottili c’è bisogno anche di usare una LAMA DI DIAMANTE: molto dura e molto fragile, per questo motivo per evitare che si consumi(costa molto) i primi tagli possono essere fatti con una lama di scarto (una lama vecchia o in vetro). Prima di passare all’inclusione si usa: -GLICERALDEIDE al 3% come fissativo non coagulante, poi si lava con PBS -TETROSSIDO DI OSMIO nella post fissazione che contrasta fortemente le membrane (annerisce tutto) -ALCOL ETILICO per disidratare -XILOLO nella chiarificazione, un solvente che fa legare bene la resina epossidica e l’alcol E infine si ha l’inclusione. Si passa poi alla COLORAZIONE effettuata con metalli pesanti come CITRATO DI PIOMBO e ACETATO DI URANILE, i quali vanno ad assorbire il fascio di elettroni creando sfumature di grigio. si usano i metalli pesanti perché bisogna aumentare il contrasto degli elettroni e non della luce visibile. Le zone elettrondense saranno nere e quelle elettronpovere saranno più chiare. Dopo aver colorato il campione è pronto per essere inserito nel microscopio elettronico. Nel TEM il campione è montato su una griglia metallica in rame di 3 mm di diametro; il tutto (campione + griglia) viene posto su un’asta la quale viene inserita nel tubo dove c’è il vuoto spinto. In particolare si ha una PRECAMERA che crea un pre-vuoto e solo quando tutta l’aria sarà estratta il campione viene spinto più dentro e messo in linea col fascio di elettroni. Se si vuole osservare una porzione precisa del campione si dispone di un binoculare che crea ingrandimenti 10x sul punto che vogliamo mettere in evidenza, e nella parte sottostante del tavolo c’è un’altra fotocamera che trasferisce la foto al computer posto di lato, che crea un ulteriore ingrandimenti. Tuttavia se aumentiamo l’ingrandimento il fascio di elettroni colpirà il campione con più forza e si potrebbero creare dei buchi. Per correggere questo errore sposto la visuale su un’altra fetta e poi ritorno sullo stesso posto. Possiamo effettuare questa operazione grazie alle ridotte dimensioni del campione, in quanto le fette adiacenti saranno uguali (con differenze minime) alla fetta che stiamo esaminando. Un’altra operazione che si può fare è quella di ingrandire prima la parte metallica della piastra (per evitare che il fascio colpisca direttamente il campione) e, dopo essersi stabilizzato, spostarlo sulla zona d’interesse.
Il campione viene fissato, disidratato (è importante in questo caso perché se fosse presente acqua nel campione quest’ultima andrebbe a creare una “nuvola” nel tubo da vuoto e creare interferenza al passaggio del fascio di elettroni) con gradienti crescenti di alcol etilico. A questo punto bisogna sostituire l’alcol presente nel campione con anidride carbonica, questa procedura è detta CRITICAL POINT DRY il campione si mette in una teca pressurizzata con CO2 liquida, la CO2 lava il campione e toglie l’alcol, una volta uscita dalla camera la CO2 diventa gas. L’Enviromental SEM (ESEM ): microscopio che permette di vedere campioni non disidratati; sfrutta infatti l’umidità per visualizzare il campione.