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modulo 1 cooperative learning, master saggio documento modulo uno esame
Tipologia: Prove d'esame
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“Si ha interdipendenza positiva tra i membri di un gruppo quando ogni suo componente, ha la consapevolezza che l’operato di ciascuno può beneficiare o al contrario danneggiare l’intero gruppo, perciò il proprio condiziona quello altrui e viceversa. Concretamente, si ha quando, ad esempio, l’insegnante, dopo un lavoro di gruppo, interroga casualmente e assegna un voto al gruppo per la risposta individuale. L’interdipendenza positiva è da considerarsi raggiunta quando i membri del gruppo comprendono che il rapporto di collaborazione che li unisce è tale per cui non può esistere successo individuale senza successo collettivo”(Ianes, Cramerotti, 2013, p.275). Se c’è una buona interdipendenza tra i membri di un gruppo, c’è anche un buon grado di responsabilità individuale e di gruppo , poiché ogni componente percepisce di essere responsabile per sé e per gli altri. L’interazione promozionale faccia a faccia si verifica mediante una collaborazione positiva e un incoraggiamento reciproco. Questo scambievole aiuto, si verifica grazie alla spiegazione verbale dei diversi problem solving, la discussione dei concetti spiegati, la condivisione delle proprie conoscenze con i compagni di classe e l’integrazione dei contenuti da apprendere con quanto già si conosce. I membri del gruppo devono essere capaci di decidere, comunicare, gestire i conflitti e creare un clima di fiducia. Se tutto ciò viene a mancare, occorre necessariamente intervenire. In questo modo l’insegnante valuta il livello di competenze sociali presenti nella sua classe e promuove quelle carenti. “Non basta - pertanto- che gli allievi siano seduti in cerchio e che l’insegnante abbia dato loro un compito complesso da svolgere perché -affinchè- il lavoro di gruppo riesca, è necessario che ognuno nel gruppo sappia relazionarsi con gli altri in modo efficace, cioè che possieda -competenze o abilità sociali-”(Ianes, Cramerotti, 2013, p.278). Terminata l’attività di lavoro, il gruppo cooperativo deve valutare cosa ha funzionato e cosa no, quali comportamenti sono stati utili e quali invece no. Finché, quindi, si abbia un miglioramento anche progressivo, è fondamentale analizzare con attenzione le modalità di lavoro collettivo individuando le criticità ed i punti di forza. Questo modo di valutare è anche importante per accrescere una consapevolezza metacognitiva delle proprie risorse e dei propri limiti e per il mantenimento delle competenze individuali. Un’altra modalità è lo Student Team Learning. Tale corrente è stata creata da Robert Slavin, e si caratterizza per l’attenzione rivolta alla motivazione estrinseca. “Come sottolinea Slavin, molti ragazzi, soprattutto quelli a rischio, non possono essere facilmente indotti a impegnarsi e ad
apprendere nello studio senza la prospettiva del conseguimento di qualche ricompensa. Ciò che è vero a livello individuale può valere per il gruppo se viene offerta una ricompensa che unifichi e stimoli l’impegno dei suoi membri. Il ruolo dell’insegnante è quello di organizzare i gruppi secondo principi corretti di eterogeneità, di presentare ricompense stimolanti, di stilare e di promulgare le classifiche di gruppo” (Johnson, 1996, p.9). Invece il Group Investigation è una metodologia di apprendimento cooperativo che mette in luce il desiderio di conoscere come stimolo all’apprendimento. Questa forma di apprendimento cooperativo, sviluppa le abilità metacognitive ed i processi di autoregolazione dello studente rispetto alle strategie di apprendimento e alle modalità relazionali ed il compito dell’insegnante è quello di suscitare interesse riguardo all’argomento che è oggetto di studio nel gruppo. Infine, lo Structural Approach , inventato da Kagan, “si focalizza principalmente sullo sviluppo di strutture di lavoro che a prescindere dal tipo di contenuto assicurino una reale interdipendenza positiva e il massimo coinvolgimento, attivo e responsabile, degli alunni; è quindi una struttura che mira all’organizzazione sociale della classe” (Ianes, Cramerotti, 2013, p.274). invece il Complex Instruction : “si caratterizza per l’attenzione che rivolge allo status degli alunni, allo scopo di evitare che i più abili monopolizzino l’attività e che quelli in difficoltà rimangano passivi - per cui i primi migliorino ed i secondi peggiorino -” (Ianes, Cramerotti, 2013, p.274). L’insegnante, mediante tale modalità di apprendimento, può proporre compiti più difficili che implicano l’utilizzo di abilità differenti, pertanto, ogni componente del gruppo può fornire un contributo con la consapevolezza della necessità dell’aiuto di ciascuno. L’apprendimento cooperativo è quindi un metodo di insegnamento e di apprendimento complesso in cui risulta di fondamentale importanza la cooperazione tra gli studenti. Il cooperative learning persegue l’apprendimento individuale attraverso un processo che vede coinvolto il gruppo, visto come risorsa e stimolo per ciascun membro. Il gruppo diviene strumento di mediazione per permettere a ciascuno di effettuare la migliore prestazione possibile. Perciò si distingue sia dall’apprendimento competitivo sia da quello individualistico. I teorici del Cooperative Learning partono dal presupposto che la complessità della società post- moderna, non può essere affrontata utilizzando esclusivamente competenze individualistiche o competenze competitive. C’è bisogno di persone in grado di creare una interdipendenza positiva all’interno dei gruppi in cui lavorano, perché solo una situazione di interdipendenza positiva favorisce la soluzione di quei problemi complessi che, oggi, singoli e aziende devono affrontare. L’interdipendenza positiva si realizza quando, all’interno di un gruppo, si risolve un problema con il contributo effettivo di tutti i suoi membri, impegnati con mansioni diverse a perseguire il medesimo obiettivo. Per creare interdipendenza positiva, per fare in modo cioè che i gruppi-lavoro riescano a
la condivisione delle conoscenze e dei significati messi in comune o negoziati nel piccolo gruppo e nel gruppo classe, e la metacognizione, ossia la maturazione da parte dei soggetti di una sempre maggiore consapevolezza dei processi di apprendimento. Questi due processi permettono agli allievi di divenire progressivamente interpreti sempre più autonomi del proprio apprendimento. La crescita di autonomia e intenzionalità verso il compito di apprendimento è favorita negli studenti dalla ideazione, assegnazione e gestione di ruoli sociali e di funzioni coerenti agli obiettivi previsti dai compiti di apprendimento strutturati. Questi ruoli quindi promuovono per gradi un clima di responsabilità e di rispetto reciproci tra i membri del gruppo, sia esso la classe intera, un gruppo o una coppia all’interno di questa.
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