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RIASSUNTO DEL MODULO 6 DELLA DISPENSA DI NEUROSCIENZE COGNITIVE DELLO SVILUPPO
Tipologia: Sintesi del corso
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Cos’è la neuropragmatica? è una linea di indagine che si situa nell’ambito della neurolinguistica e studia il rapporto tra linguaggio e cervello avvalendosi dei metodi di neuroimmagine, dell’elettrofisiologia e degli studi sui pazienti con lesioni cerebrali o altri disturbi, tra cui quelli del neurosviluppo. Un particolare focus della ricerca è sul linguaggio figurato. I deficit pragmatici fanno riferimento prevalentemente ai processi dell’elaborazione del linguaggio non letterale e del discorso (narrazione e conversazione) e la comprensione e produzione della prosodia. PREMESSA: Le nuove metodiche di indagine neuroscientifica, hanno posto in evidenza che, rispetto al modello neuropsicologico classico, le basi cerebrali del linguaggio non sono riconducibili alle aree di Broca e Wernicke e, soprattutto, che esse non agiscono come centri isolati. Oltre alla dicotomia tra produzione e comprensione un tempo ipotizzata, l’area di Broca è coinvolta in tutte le funzioni linguistiche, soprattutto nell’elaborazione sintattica, ossia nell’applicazione delle regole delle lingue con le quali le parole vengono ordinate in frasi secondo le specifiche regole di una lingua. L’area di Wernicke (di fatto un insieme di regioni poste lungo il lobo temporale di sinistra fino al polo temporale anteriore) è invece preposta alla rappresentazione verbale dei significati e dei concetti associati alle parole. Il substrato del linguaggio consisterebbe in connessioni complesse tra queste aree che verrebbero a costituire due grandi fasci di fibre: la prima via denominata anche “dorsale”, conetterebbe le aree di Broca e di Wernicke e viaggiando appunto per il “dorso del cervello” costituirebbe il sostrato dell’elaborazione sintattica; la seconda via, detta “ventrale” perché transita per il “ventre” del cervello lungo il lobo temporale fino all’area di Broca, elabora i suoni e i significati corrispondenti COLLEGATE ENTRAMBI AD altre regioni della corteccia cerebrale motoria, uditiva e visiva, coinvolte nell’articolazione, nel riconoscimento e nella lettura. Quando il linguaggio diventa “pragmatico”, ossia viene utilizzato in uno specifico contesto sociale, intervengono nella sua elaborazione altre regioni cerebrali che sono responsabili di capacità quali l’attribuzione di stati mentali e intenzioni comunicative (teoria della mente) e le funzioni esecutive che garantiscono flessibilità nel separare informazioni contestuali rilevanti e irrilevanti e nel passare agilmente da un significato a un altro. → nuova concezione che enfatizza il ruolo di connessioni temporo- parietali (bilaterali), collegate al segmento posteriore del fascicolo arcuato, come terza via che, congiungendosi alle due precedenti dedicate all’elaborazione lessicale-semantica e sintattica, renderebbe possibili i processi di integrazione necessari alla competenza pragmatica.
tempo, le conoscenze condivise tra gli interlocutori e i segnali paralinguistici o extralinguistici per inferire ciò che il parlante vuole davvero comunicare. Un concetto chiave è la distinzione tra il significato letterale dell’enunciato (ciò che viene detto) e il significato intenzionale del parlante (ciò che si vuole comunicare). Il secondo è più profondo e spesso differente da quello letterale. La teoria degli atti linguistici , sviluppata da Austin e Searle, aiuta a capire questa dinamica:
Per questo, se una frase come “Paolo è una roccia” può avere molti significati possibili, noi scegliamo solo quello che è rilevante nel contesto.
Lo studio pionieristico di Winner e Gardner (1977) ha messo a confronto due gruppi di pazienti, uno con lesioni all’emisfero sinistro e l’altro con lesioni all’emisfero destro. Il compito proposto consisteva nell’operare appaiamenti tra espressioni linguistiche metaforiche e immagini in un test a scelta multipla. Obiettivo: capire quale emisfero è importante per comprendere le metafore.
Aree posteriori (temporali e parietali) Solco temporale superiore destro (area 22) + Giro angolare sinistro (area 39) → coinvolte nei processi di mentalizzazione : capire le intenzioni del parlante e dedurre il significato implicito → Quando sentiamo una metafora, dobbiamo “metterci nei panni” di chi parla per capirne l’intento comunicativo. Conclusione di questa ricerca “La comprensione della metafora coinvolge una rete di regioni che integra elementi linguistici e non linguistici per permettere l’inferenza del significato comunicato.” Quindi →Capire una metafora ≠ solo capire le parole e Significa integrare linguaggio, contesto, intenzione e controllo cognitivo Definizione= Per queste ragioni, il network neurofunzionale per la metafora potrebbe risultare sovramodale ossia parzialmente identico nella produzione e comprensione di metafore. Altri s tudi sull’elaborazione della metafora sono stati condotti utilizzando tecniche cronometriche e tecniche elettrofisiologiche → Le prime sono misure comportamentali e consistono nel misurare il tempo attraverso cui un soggetto comprende una metafora. L’utilizzo delle tecniche cronometriche ha dato vita a due posizioni opposte: A. La prima (modello indiretto) ha sostenuto, sulla base di evidenze empiriche, che la metafora, violando la massima griceana della qualità, richiede un tempo supplementare per correggere l’errore di un’automatica interpretazione letterale, come mostrano paradigmi sperimentali in cui si è chiesto di leggere frasi non metaforiche e metaforiche. Queste ultime richiedevano circa 200 millisecondi in più delle prime. B. La seconda (modello diretto) ha sostenuto che non vi sia differenza tra il tempo di elaborazione di una frase non metaforica e metaforica se inserita in un contesto adeguato Giora nel 2003 con il modello Graded Salience → quando sentiamo una frase, il cervello attiva in parallelo due meccanismi per capire il significato: Meccanismo bottom-up
Situazione Effetto Tempo di reazione Significato saliente = adatto al contesto Interpretazione facile (^) Breve Significato saliente ≠ contesto Serve attivare un nuovo significato^ Più lungo Tipo di metafora Descrizione Tempo di elaborazione Metafora convenzionale / lessicalizzata Già familiare, “cristallizzata” nel linguaggio (^) Breve Metafora nuova / creativa Non ancora comune, richiede analisi contestuale Più lungo Esempio: Convenzionale → “Quel politico è una volpe” = furbo → veloce da capire Nuova → “Il silenzio è un vetro spesso” → richiede riflessione La registrazione dei potenziali evento-correlati estratti dall’EEG è un’altra tecnica che è stata impiegata per studiare le basi neurali della metafora. Ricordiamo che gli ERP sono risposte cerebrali temporalmente associate a specifici eventi, che forniscono indicazioni sui processi cognitivi nel loro svolgersi nel tempo. Il potenziale cerebrale evocato dallo stimolo si presenta come un’onda, la cui forma può avere differenti picchi e avvallamenti a determinati intervalli temporali che corrispondono alle componenti caratterizzate da polarità (negativa o positiva) visibili in finestre temporali specifiche e su determinati siti di misura. Gli ERP sono stati inizialmente impiegati nello studio delle anomalie semantiche: gli stimoli erano frasi le cui parole venivano presentate visivamente ad una ad una in modo da ancorare la risposta alla parola (anomala o corretta). CARATTERISTICA DESCRIZIONE Nome N = Negativa; 400 = 400 millisecondi dopo lo stimolo Origine A livello^ centro-parietale^ del cervello Cosa indica Difficoltà nell’integrazione^ semantica^ della parola nel contesto Quando si manifesta Quando la parola è incongruente o poco prevedibile Esempio “Gianni ha mangiato pane con^ calze .” → N400 aumenta Interpretazione Il cervello rileva che “calze” non ha senso semantico nel contesto e richiede uno sforzo di integrazione
‘’ i bambini sappiano produrre e possano comprendere quantomeno alcuni tipi di metafora’’ Nelle creazioni prescolari si possono distinguere due principali tipi di ridenominazione (Winner, 1979): le metafore basate sull’azione o metafore del gioco simbolico in cui il bambino applica uno schema di azione ad un oggetto (sul piano della finzione) e poi lo ribattezza (come nel caso del bambino che prima infila il piede nel cestino e poi lo ridenomina dicendo che ha infilato il piede nello stivale) e le metafore basate sulla percezione o metafore sensoriali dove, al contrario, è la rassomiglianza tra gli oggetti a motivare la sostituzione linguistica (come nella coppia cotone- pallina di neve)-→→Va sottolineato che questa produzione prescolare non costituisce il riflesso di scelte metalinguistiche consapevoli, quanto piuttosto una modalità, tutta giocata a livello “epilinguistico”, per esprimere intuizioni di similarità, colte tra gli oggetti, che non sarebbero trasmissibili con un linguaggio letterale (Ortony, 1975). Alla base delle prime metafore, vi è “una vivida esperienza delle cose” (Engel, 1988, p. 336), un processo inconsapevole che assolve ad almeno tre funzioni: 1.Afferrare 2.Trattenere nella mente 3.Dare un nome a nuovi concetti Le forme più precoci di ridenominazione sono implicite : i bambini dicono “girotondo” per indicare un passaverdura e non “il passaverdura è un girotondo’’. Solo più avanti, cioè tra i cinque e i sei anni, compaiono strutture esplicite, più espanse, arricchite dall’introduzione del tenore e del connettivo (come). I bambini cominciano ad inserire il “come” sul piano linguistico. Vosniadou (1987) , sostengono l’ “ipotesi dello stadio letterale” , secondo cui i bambini, nelle prime fasi dello sviluppo, si basano solo sul significato letterale delle parole e faticano a coglierne quello figurato o metaforico. Uno degli studi più noti è quello di Asch e Nerlove (1960) , condotto su aggettivi a doppia funzione (come “duro”, “dolce”, “brillante”, “aspro”), che possono riferirsi sia a oggetti fisici (un tavolo duro) sia a persone (un uomo duro, cioè severo).
→la comprensione delle metafore si sviluppa progressivamente, passando da una lettura concreta e letterale a una più astratta e simbolica, che permette di cogliere i significati psicologici e figurativi delle parole. Le interpretazioni metaforico primitive, con le quali i bambini spiegano la frase in base ad una rassomiglianza di tipo fisico tra tenore e veicolo, sostenendo, ad esempio che “Il guardiano ha muscoli duri come rocce”, sono rare a sei anni e aumentano a otto-nove anni. Solo verso i nove-dieci anni, però, i bambini collegano i due termini su basi psicologiche e di conseguenza arrivano a spiegare che quel guardiano è insensibile verso i prigionieri. Tale spiegazione, denominata metaforico-genuina , focalizza caratteristiche interne e di personalità e costituisce, il livello di comprensione più avanzato. NON TUTTI PERO’ SONO ESCLUSI DA ERRORI= La task dissociation, ossia una dissociazione fra compiti si presenta nel caso in cui i bambini di sei anni eseguivano correttamente con i giocattoli ma, dovendo spiegare le metafore, apparivano confusi e retrocedevano a rifiuti, interpretazioni magiche e letterali. Ci possono sempre essere dei rischi di sotto o sovra-stima delle metafore. Nella valutazione ci potrebbe essere un punto critico ed è rappresentato dalla tipologia delle metafore:
Kasirer e Mashal (2016) nei bambini ASD (9–16 anni) hanno trovato sia difficoltà con metafore lessicalizzate ,ma buone prestazioni con metafore nuove →Questo mostra che i bambini con ASD non hanno un “blocco totale”, ma un profilo di competenze misto, con punti di forza e di debolezza. In sintesi
Ad esempio, Mashal e Kasirer (2011), ispirandosi a una ricerca di Lundgren e colleghi (2006) con adulti con lesioni cerebrali all’emisfero destro, hanno potenziato la comprensione di metafore sfruttando lo strumento delle mappe concettuali (thinking maps) in bambini con ASD e con disturbi specifici dell’apprendimento (DSA). Riportiamo la mappa (figura)riferita all’espressione “treno del pensiero”, che associa due termini rispettivamente appartenenti alla sfera fisico-concreta e psicologico-astratta. Data una metafora, i bambini venivano istruiti a generare la più ampia gamma di associazioni possibili, a identificare i tratti semantici condivisi dai due termini e, su questa base, a costruire un’interpretazione. Tali processi richiedono, secondo Mashal e Kasirer, un buon funzionamento esecutivo, in particolare flessibilità di pensiero e capacità di switching, ossia di spostamento rapido da una caratteristica all’altra. I risultati hanno mostrato che la comprensione di metafore nei bambini con ASD è potenziabile, anche se, rispetto ai bambini con DSA, questi sembrano modificarsi di meno. Ciò confermerebbe il problema che questi bambini hanno nel maneggiare spontaneamente e in maniera automatica il linguaggio figurato.
Persicke e colleghi (2012) si sono mossi nel quadro teorico della Relational Frame Theory o RFT e hanno concepito la metafora come il processo per cui una cosa (dagli autori considerata come target) viene chiamata con il nome di un’altra(veicolo). Ci sono vari modi con cui si può collegare una cosa a un’altra. Tali collegamenti, detti frames relazionali, possono essere costituiti da relazioni gerarchiche(COMPRENDERE LE PROPRIETà DI UNA PAROLA), relazioni di distinzione(ESCLUDERE ALTRE PAROLE SIMILI) e relazioni di coordinazione(CONDIVISIONE-CIOè SE DICO MELA E DICO DOLCE LE ASSOCIO). L’intervento descritto ha l’obiettivo di insegnare ai bambini a comprendere e accettare le metafore , superando la tendenza spontanea a rifiutarle o interpretarle in modo letterale è un percorso che mira a:
Esempi: Questo tipo di attività allena la flessibilità semantica, la capacità di creare connessioni analogiche e di attribuire nuovi significati alle parole — abilità fondamentali per comprendere e produrre metafore.