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neuroscienze cognitive, Sintesi del corso di Neuroscienze Cognitive

riassunto del libro completo di neuroscienze cognitive

Tipologia: Sintesi del corso

2024/2025

Caricato il 10/03/2026

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aurora-manfredi-1 🇮🇹

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SCIENZE COGNITIVE
Capitolo 1
Mente, cervello ed esperienze
1. la mente umana emerge da processi che modulano flussi di energia e di informazioni
all’interno del cervello e fra cervelli diversi
2. la mente si forma all’interno delle interazioni fra processi neurofisiologici interni ed
esperienze interpersonali
3. Lo sviluppo delle strutture e delle funzioni cerebrali dipende dalle modalità con cui le
esperienze, e in particolare quelle legate a relazioni interpersonali, influenzano e
modellano i programmi di maturazione geneticamente determinati del sistema nervoso.
Le connessioni umane plasmano lo sviluppo delle connessioni nervose che danno origine alla
mente e le esperienze interpersonali influenzano i processi.
La mente è equiparabile alla definizione che i dizionari forniscono della parola “psiche”, ovvero
“anima umana”, “intelletto” ma anche “entità funzionale percepita soggettivamente che si basa
su meccanismi fisici ma con processi complessi”.
La mente è un processo in continua evoluzione in quanto è influenzata ed influenzabile da
infiniti fattori, che la plasmano e la modificano nel corso dell’intera esistenza umana, dalla
nascita fino alla morte.
La mente però è anche coinvolta nella regolazione del flusso informazionale; tali informazioni
sono dei pattern di energia possedenti un significato simbolico.
il triangolo mente-cervello-relazioni interpersonali fa comprendere come questi tre fattori
collaborano costantemente e contribuiscono alla modificazione gli uni degli altri.
La mente è modificata dal cervello e le relazioni ed entrambi sono soggetti a modificazione da
parte della mente. L’integrazione è un elemento fondamentale che regola il modo in cui si
condividono e plasmano i flussi di energia;permette di avere un collegamento tra parti
differenziate di un insieme funzionale, ed un’autoregolazione ottimale del sistema; tale
autoregolazione sembra dipendere direttamente proprio dall’integrazione neurale.
Nella mente infatti vi sono zone specializzate ed adibite a funzioni precise (differenziazione) che
però sono in un’interconnessione determinata dall’integrazione (collegamento).
Le esperienze interpersonali influenzano direttamente le modalità con cui ricostruiamo
mentalmente la realtà.
Il cervello incarnato
il cervello è un sistema complesso di aree interconnesse in cui vi sono innumerevoli neuroni, più
di cento miliardi che si collegano ognuno con altri diecimila neuroni, attraverso filamenti
chiamati dendriti e assoni che trasmettono l’impulso nervoso nei termini sinaptici, i quali
secernono neurotrasmettitori che possono avere una funzione inibitoria o eccitatoria.
I legami interneuronali sono di tipo dinamico e variano in risposta a specifiche esperienze, e
questo dimostra le possibilità infinite di pattern di attivazione. La formazione di neuroni e glia
parte da gruppi minimi definiti nuclei a macrogruppi che forma aree o regioni cerebrali.
Le strutture inferiori: comprendono i circuiti del tronco cerebrale, alla base del cranio, che
controllano i processi fisiologici fondamentali, come la respirazione, la regolazione della
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SCIENZE COGNITIVE

Capitolo 1 Mente, cervello ed esperienze

  1. la mente umana emerge da processi che modulano flussi di energia e di informazioni all’interno del cervello e fra cervelli diversi
  2. la mente si forma all’interno delle interazioni fra processi neurofisiologici interni ed esperienze interpersonali
  3. Lo sviluppo delle strutture e delle funzioni cerebrali dipende dalle modalità con cui le esperienze, e in particolare quelle legate a relazioni interpersonali, influenzano e modellano i programmi di maturazione geneticamente determinati del sistema nervoso.

Le connessioni umane plasmano lo sviluppo delle connessioni nervose che danno origine alla mente e le esperienze interpersonali influenzano i processi. La mente è equiparabile alla definizione che i dizionari forniscono della parola “psiche”, ovvero “anima umana”, “intelletto” ma anche “entità funzionale percepita soggettivamente che si basa su meccanismi fisici ma con processi complessi”. La mente è un processo in continua evoluzione in quanto è influenzata ed influenzabile da infiniti fattori, che la plasmano e la modificano nel corso dell’intera esistenza umana, dalla nascita fino alla morte. La mente però è anche coinvolta nella regolazione del flusso informazionale; tali informazioni sono dei pattern di energia possedenti un significato simbolico. il triangolo mente-cervello-relazioni interpersonali fa comprendere come questi tre fattori collaborano costantemente e contribuiscono alla modificazione gli uni degli altri. La mente è modificata dal cervello e le relazioni ed entrambi sono soggetti a modificazione da parte della mente. L’integrazione è un elemento fondamentale che regola il modo in cui si condividono e plasmano i flussi di energia;permette di avere un collegamento tra parti differenziate di un insieme funzionale, ed un’autoregolazione ottimale del sistema; tale autoregolazione sembra dipendere direttamente proprio dall’integrazione neurale. Nella mente infatti vi sono zone specializzate ed adibite a funzioni precise (differenziazione) che però sono in un’interconnessione determinata dall’integrazione (collegamento). Le esperienze interpersonali influenzano direttamente le modalità con cui ricostruiamo mentalmente la realtà.

Il cervello incarnato il cervello è un sistema complesso di aree interconnesse in cui vi sono innumerevoli neuroni, più di cento miliardi che si collegano ognuno con altri diecimila neuroni, attraverso filamenti chiamati dendriti e assoni che trasmettono l’impulso nervoso nei termini sinaptici, i quali secernono neurotrasmettitori che possono avere una funzione inibitoria o eccitatoria. I legami interneuronali sono di tipo dinamico e variano in risposta a specifiche esperienze, e questo dimostra le possibilità infinite di pattern di attivazione. La formazione di neuroni e glia parte da gruppi minimi definiti nuclei a macrogruppi che forma aree o regioni cerebrali.

Le strutture inferiori: comprendono i circuiti del tronco cerebrale, alla base del cranio, che controllano i processi fisiologici fondamentali, come la respirazione, la regolazione della

temperatura corporea e della frequenza cardiaca, o gli stati di arousal e di vigilanza, vi è la teoria POLIVAGALE che afferma che le interazioni con gli altri hanno un impatto diretto sulla risposta di questi nuclei cerebrali, i quali generano un senso di sicurezza e minaccia. Sopra il tronco encefalico si trova il talamo , che funge da porta di entrata per le informazioni sensoriali che giungono al cervello, e possiede estesi collegamenti con altre aree, incluse quelle neocorticali sovrastanti. Oltre ciò si possono trovare strutture come l’ipotalamo e l’ipofisi , che giocano un ruolo fondamentale per il mantenimento dell'omeostasi fisiologica. L’asse costituito da ipofisi-ipotalamo-surrene è coinvolto in processi traumatici (che lo danneggiano), nelle risposte allo stress, ad esempio, ed insieme al Sistema Nervoso Autonomo ed al sistema immunitario costituiscono un esempio di come strutture cerebrali e somatiche siano strettamente connesse.

Le strutture centrali: sono costituite dalle regioni limbiche e sono responsabili delle funzioni come attaccamento, in meccanismi che mediano emozione e motivazione e nella memoria. Amigdala , ippocampo e lobo temporale mediale.

Le strutture superiori: come la corteccia cerebrale , sono sede di funzioni legate al ragionamento, alla percezione ed al pensiero. Le regioni frontali sono destinate ad una progressiva maturazione anche nella prima età adulta e sono adibite ad una creazione di rappresentazioni percettive e astratte su cui si basano i processi associativi del pensiero, poiché la maturazione cerebrale si ha in senso postero-anteriore. La corteccia prefrontale si può suddividere in due aree: la corteccia prefrontale laterale e la corteccia mediale prefrontale che è a sua volta costituita da più aree: corteccia orbito frontale , parti ventrali e dorsali , cingolato anteriore e corteccia ventrolaterale. Le varie parti sono strettamente interconnesse. I due emisferi sono collegati da bande centrali di tessuto, il corpo calloso e la commessura anteriore , che si pensa che siano implicati nei processi che consentono il trasferimento di informazioni da un lato all’altro.

Lo sviluppo del cervello I circuiti neurali si sviluppano con modalità che sono direttamente legate alla loro attivazione. lo sviluppo del cervello è un processo ESPERIENZA-DIPENDENTE ESEMPIO: traumi subiti in età precoce possono avere effetti profondi sullo sviluppo delle strutture cerebrali che sono i responsabili dei meccanismi di regolazione di base e sulle successive capacita di risposta allo stress; i bambini sottoposti a maltrattamenti presentano livelli ematici degli ormoni più elevati del normale. Le esperienze della prima infanzia, infatti, plasmano la regolazione della crescita e sopravvivenza sinaptica. Al contrario, l’assenza di esperienze può portare all’ APOPTOSI (morte cellulare) in base a quello che è stato definito processo di potatura che favorisce l’eliminazione degli elementi che non vengono utilizzati.

I bambini nascono con un eccesso di neuroni geneticamente programmato, successivamente i meccanismi che portano alla formazione delle connessioni nervose sono regolati sia da

I processi denominati “emozioni” sono un aspetto delle proprietà auto-organizzativa emergente; la regolazione delle emozioni dipende da processi integrativi su larga scala che emergono dal coordinamento e bilanciamento prefrontali. =integrazione= può essere definita il substrato del benessere, la sua mancanza porta a condizioni neuropsicologiche.

Geni ed esperienze Lo sviluppo del cervello deve essere visto come il prodotto degli effetti che le esperienze esercitano sull’espressione del potenziale genetico, ed i geni possiedono il contenuto informazionale in grado di generare una morte neuronale, una crescita o un collegamento fra essi. I geni possiedono due funzioni:

  1. Trasmissione delle informazioni alle generazioni successive
  2. determinazione delle proteine sintetizzabili a livello cellulare I geni influenzano la risposta alle esperienze. Non bisogna limitarsi ad attribuire la ragione di risposte ad esperienze unicamente ai geni, concorrono più fattori come: genetica, regolazione epigenetica ed esperienze. Le funzioni dei circuiti neuronali sono determinate dalla loro struttura= i cambiamenti indotti a livello della trascrizione delle informazioni genetiche provocano modifiche strutturali delle cellule nervose e plasmano la mente relazionale. La regolazione epigenetica varia anche in individui con stessi geni (in fase adolescenziale emergono disturbi psichiatrici perché vi sono casi di apoptosi e potatura). Il comportamento dei genitori può avere un ruolo fondamentale nell’indirizzare il successivo sviluppo del bambino.

Cervello e relazioni interpersonali L’attaccamento è basato su una comunicazione collaborativa, quindi un attaccamento sicuro implica scambi contingenti di segnali fra due persone. Nelle prime fasi dello sviluppo, genitore e figlio si sintonizzano sulle sensazioni e le intenzioni dell’altro, instaurando legami che sono per il figlio le prime forme di comunicazione interpersonale. Mary Ainsworth ha dimostrato che per avere un attaccamento sicuro è fondamentale che il bambino abbia un genitore in grado di percepire gli stati mentali altrui e di rispondere adeguatamente ad essi, cosi e sensibile ai segnali e sa agire in modo coerente. I processi che permettono la riflessione sugli stati mentali emergono dalle relazioni di attaccamento che li alimentano, corrispondono al mindsight (capacità di vedere il mondo interno proprio ed altrui). La mindsight permette comunicazioni integrative in cui gli individui sono rispettati per le loro differenze e si creano connessioni empatiche che legano una mente all’altra =l’integrazione interpersonale promuove la crescita di fibre nervose integrative. Lo sviluppo cerebrale va avanti tutta la vita.

Regolazione e coscienza La mente ha tre dimensioni centrali:

  1. Ha una funzione regolativa che governa i flussi di energia ed informazione
  2. permette all’uomo un certo grado di consapevolezza che è parte di ciò che viene chiamata coscienza
  1. ha una dimensione soggettiva che plasma il senso di sè e le connessioni con gli altri.

Regolazione flussi di energia ed informazione Deriva direttamente dall’integrazione. Le relazioni interpersonali, se sono integrate, sono flessibili ed adattive; il cervello acquista omeostasi quando collega i suoi circuiti differenziati

La coscienza: conoscenza ed esperienza soggettiva L’esperienza soggettiva della consapevolezza non può essere misurata. L’esperienza mentale interna è qualcosa di non totalmente conosciuta nè dalla persona percipiente né da terzi. L’esperienza conscia emerge dall’interazione tra varie regioni cerebrali interconnesse. L’immaginazione dà inizio a cambiamenti neurali. Per quanto riguarda la mente, bisogna tener sempre presente che non può essere semplicemente vista come l’”output” del cervello, in quanto influenza ed è influenzata, pertanto è parte arriva di un sistema comprendente cervello e relazioni interpersonali. La mente è consapevole, e l’essere consapevoli è la chiave per compiere scelte consce. Secondo la prospettiva della neurobiologia interpersonale, la mente non è un effetto secondario o un epifenomeno ma un aspetto centrale al pari del cervello e delle relazioni interpersonali. La vita mentale non si limita alla consapevolezza, e l’aspetto regolativo che ha in sé può addirittura essere ben scindibile dalla consapevolezza stessa. Ciò che diventa conscio è temporaneamente manipolabile mentalmente poiché è più stabile, dunque le informazioni acquisite sono importanti al fine di attuare cambiamenti o scelte.

Conoscenza e consapevolezza un secondo livello della coscienza è la conoscenza. La dimensione di accesso della consapevolezza è come si giunge ad avere un senso soggettivo di cognizione e chiarezza su qualcosa. La coscienza svolge un ruolo fondamentale nelle funzioni esecutive. Nel bambino la conoscenza si raggiunge attraverso le esperienze di natura relazionale che plasmano le funzioni esecutive nell’infanzia. E’ ben scindibile dalla cognizione:

  • la coscienza= è l’esperienza dell’essere consapevoli
  • la cognizione= è il modo in cui i pattern di energia che hanno significato simbolico si muovono nel tempo. La consapevolezza del sè si può vedere come un processo che si evolve durante la crescita ed i cambiamenti dell’uomo.

Consapevolezza mindful implica un’attenzione deliberata e non giudicante all’esperienza presente come emerge momento per momento. E’ vivere con la consapevolezza delle proprie azioni, questa permette di acquisire un nuovo senso di vivacità, precisione e chiarezza nell’esperienza soggettiva interna dell’essere vivi ed ha effetti positivi sul benessere umano in molti e differenti ambiti. I tratti mindful includono la consapevolezza del presente, l’assenza di pregiudizi, la non reattività, la capacità di descrivere il mondo interno e l’auto osservazione. E’ una forma di rispetto nei confronti della propria vita interna ma anche nei confronti delle altre persone.

all’interno dei loro modi computazionali specializzati; il livello di attivazione determina il loro contributo allo stato complessivo del cervello in un dato momento.

Effetti organizzati degli stati della mente Le varie funzioni cerebrali possono essere collegate e associate in un determinato stato della mente. Collegati= i diversi sistemi sono simultaneamente attivati e si influenzano reciprocamente a livello funzionale. Può essere considerato un pattern di attivazione che coinvolge i sistemi cerebrali responsabili:

  • dei processi percettivi
  • Del tono e della regolazione delle emozioni
  • Dei processi della memoria
  • Dei modelli mentali
  • Delle risposte comportamentali

Si creano sempre stati della mente unici, ma pattern di attivazione che si ripetono nel tempo possono venire fissati nel cervello e hanno una maggiore probabilità di essere successivamente riattivati. A volte la mente può non essere in grado di organizzarsi in modo efficace in risposta a determinate esperienze che possono essere traumatizzanti. Certi tipi di esperienze interpersonali portano a un’incapacità da parte della mente di creare stati coerenti e adattivi. La mente entra così in uno stato caotico e disorganizzante e la mancanza di coesione può diventare un tratto dell’individuo. = individui che hanno alle spalle una storia di attaccamento disorganizzato possono adottare meccanismi dissociativi come risposta di adattamento allo stress.

Grazie ai meccanismi di richiamo stato-dipendenti una persona è in grado di accedere implicitamente o esplicitamente a ricordi che si riferiscono a momenti specifici e permettono alla persona di assumere comportamenti che son stati utili in analoghe situazioni del passato. Solitamente mutano in modo radicale e drammatico e i cambiamenti sono indotti da variazioni del tono di voce o di comportamenti nel compagno =la mente umana è estremamente sociale.

Sistemi complessi Il nostro cervello è un sistema complesso e può essere studiato in base alla teoria delle dinamiche non lineari dei sistemi complessi=teoria della complessità. Il cervello umano è sistema dinamico complesso non lineare che ha una proprietà emergente altrimenti nota come auto organizzazione, che deriva da interazioni tra elementi che lo compongono. La mente è anch’essa complessa ed ha proprietà autorganizzanti. Un sistema vivente è organizzato per raggiungere obiettivi specifici, ovvero auto conservarsi e trasmettere il proprio congedo genetico, il sistema nervoso in particolare è evoluto per la capacità di risoluzione del problem solving. La sua anatomia la deve alla sua storia evolutiva. I sistemi dinamici hanno 3 qualità centrali:

  • hanno proprietà auto organizzative
  • Sono non lineari
  • Hanno pattern emergenti con caratteristiche ricorsive

Autorganizzazione In ogni singolo essere vivente, lo sviluppo può essere visto come un movimento dalla semplicità alla complessità. Secondo Thelen, in un bambino l’acquisizione di abilità più sofisticate riflette lo sviluppo di pattern comportamentali che divengono progressivamente più complessi. Da un punto di vista dinamico, il sistema massimizza la sua complessità. I pattern vengono definiti attrattori. Con l’accumularsi delle esperienze certi stati della mente diventano più probabili e tipici. La probabilità di attivazione di uno stato della mente dipende sia dalla storia delle esperienze precedenti, sia dal contesto o dalle condizioni ambientali del momento. All’interno del cervello le risposte emozionali costituiscono un sistema di valutazione primario che stabilizza pattern di eccitazione neuronale e modella gli stati emergenti di attivazione del sistema. Secondo l’assioma di Hebb neuroni che vengono eccitati insieme sopravvivono insieme e tendono a venire collegati. La stabilità del sistema si raggiunge con il movimento verso la massimizzazione della complessità. La continuità è legata alla forza di stati precedentemente acquisiti, e quindi alla probabilità di una loro ripetizione; implica similarità, familiarità, prevedibilità. Con flessibità si intende invece il grado di sensibilità del sistema nei confronti delle condizioni ambientali, e coinvolge variabilità, novità , incertezza. La capacità di operare cambiamenti permette al sistema di adattarsi all’ambiente. Il disturbo mentale può essere visto come una restrizione del movimento generale verso una complessità adattiva, con uno squilibrio fra continuità e flessibilità. Stati patologici limitano il movimento del sistema verso un adattamento all’ambiente. Il movimento autorganizzativo verso la complessità è legato alla creazione di processi di autoregolazione più flessibili ed adattivi. In un'entità vivente, la mancanza di integrazione compromette i processi di autoregolazione e il sistema tende al caos e/o alla rigidità. L'integrazione consente coordinamento ed equilibrio. L'importanza dell'integrazione per un funzionamento sano del cervello è ribadita da studi sul "modo di default" - lo stato di attività cerebrale quando ad un individuo non vengono fornite istruzioni. Esperienze infantili di abuso e trascuratezza possono interferire con la crescita di fibre nervose integrative, supportando l'idea che stati di benessere derivano da processi integrativi e allo stesso tempo li promuovono. Quando un sistema è regolato genera ulteriore integrazione. L'integrazione è sia un processo funzionale, sia una caratteristica strutturale del sistema nervoso e delle relazioni interpersonali.

Non linearità I sistemi dinamici sono definiti non lineari in quanto minime variazioni negli input possono portare a cambiamenti notevoli e imprevedibili degli output. Il comportamento di un sistema presenta caratteristiche determinate ed indeterminate, ed a causa di queste caratteristiche piccoli cambiamenti nei microcomponenti del sistema possono portare a grossi cambiamenti nel macro comportamento dell’organismo. Si può così capire come una disfunzione che interessa un determinato livello di organizzazione possa alterare in maniera significativa le attività di altre componenti e del sistema nel suo complesso, queste stesse proprietà fanno sì che, in una

I bambini che presentano un attaccamento ambivalente sono invece eccessivamente responsivi nei confronti delle figure di attaccamento; i loro genitori sono incoerenti e inaffidabili. Le capacità auto regolative sono ridotte e i bambini sviluppano modelli di attaccamento insicuri che caratterizzano ogni interazione presente e futura. Anche se lo sviluppo di una funzione riflessiva può essere favorito dalle interazioni con il genitore, i suoi stati mentali spesso intrusivi non contribuiscono a processi di auto organizzazione, e questi bambini oscillano fra atteggiamenti di approccio e di allontanamento.

I bambini che sviluppano un attaccamento disorganizzato non sono in grado di utilizzare elementi interni o esterni per regolare i loro stati della mente. Vivono in un mondo caotico, che riflette le comunicazioni disorientanti e conflittuali che caratterizzano le loro interazioni con i genitori.

  • In coppie evitanti, l’analisi delle corrispondenze nei ritmi vocali dei due partner dimostra la presenza di una marcata indipendenza dei segnali di comunicazione: si comunica come se non si fossero sentite le risposte dell’altro.
  • In coppie ambivalenti la corrispondenza è eccessiva, e i segnali trasmessi dai due partner tendono a rispecchiarsi esattamente.
  • Le coppie che presentano un attaccamento sicuro si collocano fra due estremi: esiste una chiara corrispondenza, ma genitore e figlio sono anche liberi di variare le loro risposte. Massima complessità viene raggiunta attraverso un equilibrio fra differenziazione individuale e integrazione interpersonale.

Stati della mente nel tempo La mente è creata da una combinazione di attività cerebrale e condivisione di energia ed informazionale. Le emozioni riflettono cambiamenti nello stato di integrazione. Uno stato della mente è assemblato alterando le modalità con cui aree differenziate son collegate fra loro. Certe emozioni sono associate a stati della mente, poiché le emozioni contribuiscono alla creazione di uno stato della mente. Lewis e collaboratori hanno osservato che i flussi energici negli stati mentali possono essere visti come flussi informazionali di un sistema che si autoorganizza.

Woltering e Lewis sostengono che specifici hub neurali, come il cingolato anteriore e la corteccia orbitofrontale giocano un ruolo centrale perché un crescente coordinamento tra regioni cerebrali porta ad una regolazione maggiore. Shore ha aggiunto che queste transazioni rappresentano un flusso di informazioni interpersonali che accompagnano l’emozione; fluttuazioni critiche portano a squilibri ed autoregolazione. Secondo Lewis il cervello si sviluppa elaborando ed estendendo gli outcome delle sue attività e le alterazioni sinaptiche sono ricorsive. I comportamenti imprevedibili e spontanei che sembrano venire dal nulla sono in realtà attesi in base alla non linearità dei sistemi complessi.

Elaborazione delle informazioni

Uno stato mentale è un profilo di attivazione che include moduli di elaborazione informazionale che sono attivi in un dato momento sia ciò che i moduli stanno processando. Le attività di alcuni circuiti sono significativamente compromesse in stati depressivi, dove appunto il soggetto non è in grado di comprendere gli stati mentali ed emozionali altrui attraverso l’espressione del viso, associato ad una diminuzione del flusso ematico nell’emisfero cerebrale destro. Hofer afferma che per svolgere i diversi compiti, il cervello deve essere in grado di passare da uno stato funzionale all’altro, quindi da un modo di processing ad altri, all’interno di una struttura modulare. Per esempio quando un cervello rimane bloccato in un determinato stato, come la depressione, passa radicalmente da uno stato all’altro in maniera brusca e sregolata, come nei quadri dissociativi.

Continuità e stati del Sé L’idea di un sé unitario e continuo è in realtà un’illusione che la nostra mente cerca di creare. L’infanzia è piena di esempi dei molti modi in cui il bambino deve essere; l’adolescenza è caratterizzata da altre difficoltà che derivano dalla necessità di gestire la comparsa dei nuovi sè. Sembra che gli adolescenti usino più circuiti cerebrali degli adulti. Abbiamo se diversi e molteplici che sono necessari per svolgere le molte e varie attività che caratterizzano le nostre vite. Il se è un processo emergente di creazione del sé collegato ad altri se in evoluzione. Alan Sroufe ha definito il sé come un insieme di attitudini, aspettative, significati e sensazioni, emerge nell’ambito di una matrice organizzata di relazioni infantili che in parte determina come l’individuo risponde all’ambiente. I vari moduli della mente si riuniscono per elaborare le informazioni allo scopo di raggiungere un dato obiettivo. Certi stati del sé possono essere in conflitto tra loro e creare quadri disfunzionali.

Sistemi interpersonali e stati della mente diadici. La mente di un individuo A si organizza in base a vincoli esterni ed interni, l’individuo B è in relazione con A; il sistema A percepisce i segnali trasmessi da B e reagisce modificando il suo stato con due effetti immediati:

  1. A invia a sua volta i segnali a B
  2. B risponde con altri segnali che tengono in conto di queste alterazioni Se A è un adulto B un bambino molto piccolo, i pattern di comunicazione che si instaurano fra i due individui influenzeranno sia gli stati della mente di B in quel preciso istante, sia lo sviluppo delle strutture e delle funzioni del suo cervello. I pattern delle risposte che A e B si scambiano possono iniziare a plasmare gli stati che si creano sia in A che in B, iniziano così a funzionare come un super sistema unitario AB.

Gli stili di attaccamento possono essere considerati come variazioni su, tema fondamentale delle relazioni “io-tu”, ma la teoria dei sistemi fornisce una prospettiva nuova e differente sui vincoli interni ed esterni che contribuiscono all’auto organizzazione. I pattern di autoorganizzazione del genitore si manifestano nei patter di autoregolazione del figlio= l’unione dei due sistemi in un solo super sistema può continuare ad esercitare i suoi effetti quando il bambino è lontano dall’adulto. Il comportamento di sistemi complessi fornisce indicazioni importanti per comprendere le modalità automatiche con cui si evolvono le relazioni

Capitolo 3 LA MEMORIA Non è solo ciò che siamo in grado di ricordare consciamente del passato, poiché oltretutto i ricordi vengono continuamente manipolati dall’esperienza presente e dalle aspettative; è l’insieme dei processi in base ai quali gli eventi del passato influenzano le risposte future. Il cervello interagisce con il mondo e registra le diverse esperienze, attraverso meccanismi che modificano le sue successive modalità di reazione, pertanto la memoria può essere vista come l’insieme dei processi con cui gli avvenimenti della vita influenzano il cervello in modo da alterare l’attività successiva in modo specifico.

Le esperienze precoci modellano il comportamento e le interazioni interpersonali. La struttura consente un apprendimento attraverso meccanismi di registrazione informazionale che prevedono l’attivazione di pattern eccitatori. Le connessioni nervose rendono possibile l’apprendimento, ed anomalie in questi punti potrebbero essere alla base di disturbi come DSA. Esiste un’altra ipotesi secondo cui sono presenti le cellule della nonna in cui singoli neuroni codificano specifiche informazioni. La stimolazione di singole o plurime componenti di determinate reti neurali altera la probabilità di venire attivate in futuro, e questo si ha perché i cambiamenti che si verificano a livello della membrana cellulare di uno specifico insieme di neuroni modificano la probabilità di una loro successiva contemporanea attivazione. I circuiti cerebrali ricordano dalle esperienze passate.

Il cervello del bambino presenta una sovrabbondanza di neuroni ma le connessioni sinaptiche sono poche rispetto a quelle che vengono create nei primi anni di vita. Queste si formano grazie alle esperienze e alle informazioni genetiche. L’eccitazione dei circuiti neurali induce l’attivazione dei meccanismi che portano alla sintesi delle proteine necessarie per la formazione di nuove sinapsi. I cambiamenti a livello delle connessioni modificano la modalità in cui il cervello funziona. Infatti, il modo in cui noi ricordiamo il passato è determinato da quali componenti verranno successivamente attivate. L’ultimo passo è l’immagazzinamento del ricordo: consiste in una variazione nelle probabilità di successiva attivazione di un particolare pattern di eccitazione neurale. !!non esiste un deposito in cui vengono riposte e ritrovate in caso di necessità!!

In risposta agli stimoli che provengono dall’ambiente il cervello può attivare una serie di circuiti, dando luogo ad un insieme di pattern anatomicamente e cronologicamente correlati, che vengono registrati, immagazzinati e successivamente richiamati sulla base di un semplice assioma= HEBB che afferma che neuroni che vengono eccitati contemporaneamente una prima volta tenderanno ad essere attivati insieme anche in seguito, due cellule tendono a divenire associate.

Quando cerchiamo di ricordare l’immagine di un oggetto, le aree del nostro cervello che sono responsabili dell’elaborazione delle informazioni visive vengono eccitate. Queste rappresentazioni possono essere di diverso tipo: percettive, semantiche e sensoriali.

Le memorie sono basate sul collegamento di diversi pattern di attivazione neuronale e questi legami associativi rendono più probabile una simultanea eccitazione di vari circuiti correlati. ENGRAMMA= è l’impatto iniziale che l’esperienza ha sul cervello.

Ricordare non vuol dire richiamare alla mente la registrazione originaria di un’informazione; il ricordo è il risultato della costruzione di un nuovo profilo di eccitazione neuronale , che presenta caratteristiche proprie dell’engramma iniziale ma anche elementi della memoria derivati da altre esperienze, e che risente delle influenze esercitate dal contesto e dallo stato della mente in cui ci troviamo nel presente.

I ricercatori hanno definito la memoria come: implicita ed esplicita e per distinguerle sono state coniate anche altre definizioni: dichiarativa e non dichiarativa; tardiva e precoce; semantica e procedurale.

Memoria implicita La memoria implicita non richiede la partecipazione della coscienza. Infatti, i neonati percepiscono l’ambiente che li circonda fin dai primi giorni di vita e diversi studi hanno dimostrato che bambini anche molto piccoli sono capaci di avere ricordi di esperienze precedenti, che si manifestano in termini di apprendimento comportamentale, percettivo ed emozionale. Noi agiamo, sentiamo e pensiamo senza necessariamente riconoscere l’influenza delle esperienze passate sulla nostra realtà presente.

Sono coinvolti:

  • MEMORIA EMOZIONALE= amigdala e regioni limbiche
  • MEMORIA COMPORTAMENTALE= i nuclei della base e la corteccia motoria
  • MEMORIA PERCETTIVA= corteccia percettiva
  • MEMORIA SOMATOSENSORIALE= corteccia somatosensoriale, corteccia orbitofrontale, insula e cingolato anteriore a livello dell’emisfero destro

Modelli mentali La capacità acquisita del bambino di riconoscere similarità e differenze costituisce un aspetto centrale dell’apprendimento: queste generalizzazioni formano la base di “modelli mentali” o “schemi” che aiutano il bambino a interpretare il presente e a prevedere le future esperienze. I modelli mentali sono componenti fondamentali della memoria implicita. Il cervello crea modelli multimediali, che comprendono più modalità percettive. Questi modelli mentali sono il risultato delle nostre interazioni con le realtà esterna e nello stesso tempo ci aiutano a ritrovare oggetti ed esperienze familiari e a capire cosa dobbiamo aspettarci dall’ambiente che ci circonda. La memoria prospettica viene utilizzata per definire come la mente cerca di prevedere il futuro.

Il nostro cervello cerca automaticamente di determinare che cosa sta succedendo intorno a noi, classificando le nostre esperienze attraverso l’attivazione di schemi mentali che ci aiutano ad interpretare più rapidamente.

La memoria semantica è stata definita noetica, che permette rappresentazioni proposizionali e riguarda dati e fatti del mondo. La memoria episodica è stata definita autonoetica che è mediata da aree corticali frontali e responsabile della coscienza di se stessi, permette di compiere i viaggi mentali nel tempo.

Dal terzo anno di vita il bambino è in grado di partecipare all’elaborazione delle storie che vengono raccontate. Katherine Nelson afferma che la transizione evolutiva che avviene tra i 2 e i 5 anni è una sorta di movimento verso un sè sociale.

Uno studio di Jack, MacDonald e Reese ha dimostrato che comunicare e condividere i ricordi con il bambino facilita il successivo recupero a lungo termine. A distanza di una decina di anni, le madri che avevano effettuato conversazioni basate su molte più elaborazioni avevano figli le cui capacità di recuperare ricordi passati erano superiori rispetto ai figli di madri che invece utilizzavano più ripetizioni e meno elaborazioni. Questo è spiegato e spiega tre elementi enunciati da Fivush:

  1. la memoria autobiografica è un sistema che si sviluppa in modo graduale nel corso dell’adolescenza e dell’infanzia e dipende dallo sviluppo del sé
  2. la memoria autobiografica si sviluppa in contesti socioculturali specifici
  3. madri che ricordano con i cuccioli con modalità elaborate e valutative hanno figli che sviluppano ricordi autobiografici più dettagliati, coerenti e valutativi.

Sia nella memoria semantica che in quella episodica, i processi di registrazione sembrano richiedere un’attenzione conscia, diretta e specifica che porta ad un’attivazione dell’ippocampo. Gli stimoli vengono in un primo tempo registrati come ricordi sensoriali, che vengono ritenuti per circa mezzo secondo =memoria tampone, che contiene le attivazioni iniziali del sistema percettivo. Solo alcune informazioni però vengono generate dalla memoria di lavoro, che in assenza di ripassi successivi le mantiene al massimo trenta secondi;se invece i circuiti implicati vengono riattivati, le informazioni corrispondenti possono essere ritenute per periodi relativamente più lunghi oppure essere immagazzinate più stabilmente nella memoria a lungo termine. La sede principale dei meccanismi coinvolti nella memoria di lavoro si ritiene sia la corteccia prefrontale laterale, che appare spesso danneggiata in casi di disturbi dell’attenzione.

Quando chiediamo a qualcuno di raccontarci quello che ha fatto nel corso dell’ultimo mese, stiamo invitandolo a richiamare rappresentazioni che sono state immagazzinate (memoria esplicita a lungo termine) sotto forma di un’aumentata probabilità di eccitazione di determinati circuiti; tale processo ha richiesto modifiche strutturali nelle connessioni sinaptiche all’interno di queste reti neurali, che a loro volta sono state mediate dall’attivazione di geni specifici.

Al contrario si pensa che la memoria di lavoro non comporti un’attivazione genica e la sintesi di proteine, ma si basi unicamente su cambiamenti di tipo funzionale e non strutturale a livello sinaptico. Ricordare=attivare una rappresentazione potenziale o latente.

  • L’IPPOCAMPO: svolge un ruolo fondamentale per la registrazione delle informazioni e per il recupero
  • CORTECCIA PREFRONTALE= sono responsabili dei meccanismi con cui la memoria di lavoro attiva gli elementi fissati strutturalmente dalla mlt.

Il consolidamento corticale richiede un’attivazione o un ripasso a livello inconscio delle rappresentazioni, che permettono di immagazzinarle nella corteccia associativa. In queste aree corticali sono integrate rappresentazioni derivate da varie parti del cervello, attraverso una riorganizzazione di tracce mnestiche preesistenti che non coinvolge la registrazione di nuovi engrammi, e per il recupero di informazioni l’ippocampo non è più coinvolto. Secondo alcuni, tali processi potrebbero essere correlati alle fasi REM del sonno, ovvero quando probabilmente la mente cerca di riorganizzare le informazioni acquisite durante la giornata per dare un senso; altri studi invece indicano le fasi REM come non necessarie al consolidamento della traccia mnestica. Il consolidamento corticale è un processo che può durare mesi o addirittura anni. Nei casi di amnesia retrograda, ad esempio, si ha una compromissione delle capacità ippocampali di richiamare i ricordi non consolidati al momento dell’esordio dell’amnesia.

Molte forme di amnesia danno luogo ad una compromissione delle funzioni della memoria esplicita lasciando completamente intatti i processi di memoria implicita. (es: amnesia infantile)

Memoria implicita ed esplicita Da diversi studi è emerso che vi è una netta distinzione fra ricordi di natura autobiografica semantici o episodici. Gli eventi emozionali inducono una lateralizzazione verso destra della memoria autobiografica, con un’attivazione in regioni legate ai processi emotivi ed una disattivazione in regioni legate a processi cognitivi. I ricordi di tipo semantico coinvolgono principalmente l’ippocampo sinistro, mentre quelli di natura episodica o autobiografica coinvolgono l’ippocampo destro e la corteccia orbitofrontale destra. La consapevolezza autonoetica implica un’esperienza soggettiva di viaggio mentale nel tempo ed è legata all’attività di aree prefrontali del cervello. La riattivazione di ricordi espliciti spesso è influenzata da fattori legati all’ambiente interno o esterno; quando è presente una corrispondenza fra questi elementi e la rappresentazione mnemonica si parla di ECFORIA, che dipende dalle caratteristiche dello stimolo scatenante e dalle modalità con cui tale rappresentazione è immagazzinata nella memoria. A ciò è legato il fatto che il richiamo di ricordi espliciti è facilitato quando le condizioni in cui ci troviamo sono simili a quelle che erano presenti al momento della registrazione originaria. La memoria esplicita, infatti, viene detta “contesto-dipendente”. Si concentra nelle aree posteriori del cervello e le aree prefrontali invece sono responsabili della creazione di uno stato di richiamo.

Le Emozioni sono responsabili del coinvolgimento di processi modulatori in grado di formare nuove sinapsi attraverso un aumento della neuroplasticità. Robert Post, riguardo alle relazioni fra memoria, emozioni e Sé, ha affermato che l’amigdala possa essere implicata in processi che attribuiscono ad una determinata informazione un significato emozionale e la colleghino ad altri sistemi mnemonici inizialmente associati all’ippocampo, ma poi mediati da altri circuiti cerebrali. Il significato personale ed emozionale delle informazioni può essere sintetizzato attraverso l’attività convergente di questi circuiti. Quindi i sistemi emozionali neuromodulatori contribuiscono nell’organizzazione e l’integrazione dei ricordi.

Stress, traumi e memoria Livelli moderati di stress in genere facilitano il ricordo di un particolare evento, mentre uno stress molto intenso può provocare un blocco delle funzioni mnemoniche. L’asse ipotalamo-ipofisi-surrene gestisce tali effetti mediati dai processi neuroendocrini: prevedono un’immediata e transitoria liberazione di noradrenalina e una risposta più prolungata dagli ormoni glucocorticoidi, come il cortisolo.

Le catecolamine hanno invece un’azione diretta sull’amigdala, che svolge una funzione importante nell’attribuire un valore emozionale all’esperienza. Le reazioni di natura fisiologica e cognitiva rinforzano alle volte gli effetti che lo stress esercita sulla memoria. Ciò è stato affermato anche da Bower e Sivers che affermano che diversi fattori contribuiscono a facilitare il ricordo di un evento. Il cervello risponde ad una forte emozione attivando il sistema nervoso autonomo ed il sistema endocrino; quest’ultimo reagisce allo stress con la messa in circolo di ormoni che inducono uno stato di arousal persistente e che portano ad una ripetuta attivazione degli stimoli legati all’evento stressante ed alle circostanze che l’hanno determinato. Questo ripasso favorisce l’apprendimento di tutte le informazioni che vengono registrate rispetto all’evento.

Esperienze fortemente traumatiche possono invece portare a un blocco dei meccanismi della memoria esplicita, con un’inibizione delle funzioni dell’ippocampo. (secrezione di forti quantità di glucocorticoidi). Si può verificare una dissociazione fra memoria implicita ed esplicita con una compromissione della memoria autobiografica nei confronti dell’evento o di alcune componenti, ma il ricordo implicito dell’avvenimento rimane integro e porta la persona ad avere comportamenti come impulsi.

Secondo alcuni, chi subisce tale tipo di dissociazione ha maggiori probabilità di sviluppare un disturbo post traumatico da stress. Processi simili (dissociazione o proibizione di parlare con altri) creano un’inibizione dei meccanismi di consolidamento corticale. La vittima quindi non mantiene ricordi espliciti sull’abuso, ma sono registrati implicitamente. Alle volte capita di aver incubi legati a queste memorie, poiché il cervello cerca di memorizzare in modo esplicito i ricordi "bloccati" e relegati nella memoria implicita. Endel Tulving e collaboratori hanno proposto un modello per ora non ancora falsificato basato sull’asimmetria degli emisferi cerebrali nei processi di registrazione e richiamo dei ricordi. La

corteccia prefrontale sinistra, secondo questo modello, svolgerebbe un ruolo dominante nei processi di registrazione dei ricordi episodici, mentre la corteccia prefrontale destra sarebbe essenziale nel richiamo degli stessi. I sogni, durante la fase REM, sono accompagnati da un aumento dell’attività cerebrale e si è riscontrata un’associazione tra movimenti oculari ed attivazione dell’emisfero opposto: le persone che durante un sogno, guardano verso sinistra, rievocano ricordi autobiografici. Nel corso dei diversi stadi del sonno la memoria potrebbe essere riorganizzata, ed i ricordi episodici verrebbero consolidati successivamente nella corteccia associativa, e ciò permetterebbe di costruire un insieme di rappresentazioni coerenti.

L'impatto implicito del trauma può quindi influenzare le esperienze consce ed inconsce in assenza di un senso delle sue origini nel passato. Si crea quindi un blocco nei flussi di informazioni all'interno della mente e questo può impedire l'elaborazione di storie personale che normalmente permetterebbero l'integrazione di eventi emotivamente significativi in una retta associativa più vasta di memorie consolidate.

Impatto dei traumi sui ricordi La memoria implicita per eventi traumatici è maggiore negli individui con disturbo post-traumatico da stress. Si ha in questo caso quello che è stato definito un «ricordo ritardato». Sebbene tale ricordo possa essere molto preciso, la memoria esplicita è estremamente sensibile alle condizioni in cui avviene la rievocazione; il racconto di memorie autobiografiche è un’esperienza sociale, che è profondamente influenzata dalle interazioni con gli altri, e ciò che viene raccontato non necessariamente corrisponde a un resoconto fedele e completo di quanto viene inizialmente ricordato. La mente umana è estremamente suggestionabile, soprattutto durante l’infanzia. Vi sono casi di persone con ricordi alterati rispetto alla realtà o che addirittura siano convinti di un ricordo in realtà mai avvenuto.

Il fatto di essere convinti dell’esattezza di un ricordo non significa che sia effettivamente preciso, poiché esso è influenzabile da infiniti fattori come anche il contesto sociale.

Le esperienze di apprendimento sono segnanti per quanto riguarda i modelli di attaccamento; relazioni di attaccamento che forniscono esperienze associate ad un senso di connessione emotiva e sicurezza possono infatti contribuire allo sviluppo di resilienza e di un adattamento flessibile di fronte alle avversità. Anche su questo, Lynch e Cicchetti hanno affermato che i bambini con un attaccamento sicuro possono gestire informazioni interpersonali in maniera più flessibile. Bambini che hanno subito traumi, ma che hanno sviluppato modelli rappresentazionali aperti e sicuri, hanno una maggiore probabilità di sviluppare relazioni interpersonali soddisfacenti. Bambini traumatizzati, che però hanno modelli rappresentazionali insicuri, vanno molto più facilmente incontro a reazioni di stress traumatico. L’impatto del trauma però dipende anche dagli effetti tossi i che lo stress esercita sul cervello, infatti Bremner e Narayan hanno sottolineato che gli studi che hanno evidenziato un atrofia ippocampale ed un deficit nei processi mnestici in seguito a stress hanno un’ampia implicazione in termini di politica sanitaria. Il 16% delle donne subisce abusi sessuali durante l’infanzia, e