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mondo rurale.........., Schemi e mappe concettuali di Statistica

il contenuto del documento nel dettaglio (es. indice degli argomenti, materia, anno, corso, autore, professore...).

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2020/2021

Caricato il 16/02/2025

Cristinaaaa__
Cristinaaaa__ 🇮🇹

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IL MONDO RURALE
1. FUNZIONE DIFENSIVA
L’alto medioevo è un mondo rurale e la maggior parte delle città romane sopravvissero soprattutto in Italia e in Gallia e avevano
delle funzioni:
Difesa mura e torri
Monasteri e reliquie che attiravano i più devoti
Attività di vendita o baratto di contadini nella piazza del mercato
Residenza dei vescovi città
L’organizzazione ecclesiastica aveva diviso il territorio in diocesi facenti capo ciascuna a un centro urbano
Residenza dei re germanici e dei loro funzionari città
Nei regni romano barbarici la maggior parte degli abitanti erano contadini e nelle città c'erano piccoli nuclei di artigiani e
nonostante la crisi delle relazioni commerciali con l'oriente, la decadenza della rete stradale, la figura del mercante non era mai
venuta meno.
I mercanti erano per la maggior parte orientali, ebrei o siriani.
La funzione più importante della città era quella difensiva e infatti nelle immagini dell'alto medioevo il sentimento più frequente
associato all'idea di città è quello di protezione. (es. figura 1 Annunciazione e Visitazione Illustra l'inizio del Vangelo di Luca e la
frase “entrò a Maria nella casa di Zaccaria e salutò Elisabetta” è tradotta nell'abbraccio delle due donne davanti a un esagono a
punta di diamante, vuoto all'interno, simbolo di un'immagine semplificata di città).
L'intercambiabilità della casa con la città dirige dal sentimento di guida e protezione che nell'alto medioevo trova molte immagini
come, ad esempio, un mantello può essere visto come un “diminutivo di casa perché ricopre l'intero uomo come una piccola casa”
(Isidoro da Siviglia).
2. FUNZIONE ECONOMICA
Meno importante rispetto alle altre artigiani e mercanti erano una minoranza della popolazione. La forma prevalente della
ricchezza era la terra e il lavoro contadino ma questo era cambiato rispetto all’Antichità classica. Ci sono due fattori che spiegano
questo cambiamento:
Natura ambientale spopolamento con la conseguenza dell’avanzata dell’incolto. L Europa altomedioevale era meno
popolata di quella antica e le carestie, epidemie e massacri delle invasioni barbariche, portarono numerose morti e quindi
una diminuzione delle bocche da sfamare calo produzione agricola. Foreste e paludi si diffusero a causa dell’incolto.
Era presente però, un’economia silvo-pastorale che lasciava spazio all’elevamento del maiale.
È probabile che un contadino nell'alto medioevo si nutrisse meglio rispetto oggi grazie alle risorse alternative della foresta,
d'altra parte però l'ambiente era minaccioso in quanto dominato dall'incolto e dagli animali selvatici. Come riferimento
possiamo prendere la copertina di un evangeliario carolingio (figura 2) nel quale la memoria della foresta è piena di insidie
e pericoli: il fitto intrico di rami e di serpenti, i quali si moltiplicano continuamente fino a invadere ogni minimo spazio,
lascia a malapena sorgere la croce e negli angoli i quattro Evangelisti.
Nelle foreste si trovano i santi, i quali erano in cerca di ascesi e isolamento: infatti secondo la leggenda, San Gallo costruì
un romitaggio con l'aiuto di un orso a cui aveva curato la zampa. Questo racconto è l'equivalente della leggenda di San
Girolamo che nel deserto incontrò un leone ferito a una zampa e lo curò guadagnandosi la sua perpetua e mansueta
gratitudine. In un piatto di legatura del X secolo (figura 3) è rappresentato San Gallo a colloquio con il suo orso in mezzo
a un fitto bosco: prima lo rifocilla portandogli un pane e poi si fa aiutare nel trasporto dei tronchi l'orso era
addomesticato ma l'autore di questo intaglio, Tuotila, non ha dimenticato gli enormi artigli delle zampe posteriori.
Quello che si è detto dall'orso vale anche per il lupo che ben pr ima di San Francesco intrattiene con i santi dei rapporti:
quando il re inglese Sant’ Edmondo viene martirizzato dai vichinghi, fu un lupo guidato dalla volontà divina a far poi
ritrovare la sua testa sperduta nella foresta (figura 4).
L’intervento benefico del lupo è un miracolo. Nel mondo reale invece è una minaccia tale da assumere tratti
leggendari
Nell’alto medioevo la foresta e il lupo assumono le connotazioni minacciose che ci sono nelle favole.
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IL MONDO RURALE

1. FUNZIONE DIFENSIVA

L’alto medioevo è un mondo rurale e la maggior parte delle città romane sopravvissero soprattutto in Italia e in Gallia e avevano delle funzioni:

  • Difesa → mura e torri
  • Monasteri e reliquie che attiravano i più devoti
  • Attività di vendita o baratto di contadini nella piazza del mercato
  • Residenza dei vescovi → città
  • L’organizzazione ecclesiastica aveva diviso il territorio in diocesi facenti capo ciascuna a un centro urbano
  • Residenza dei re germanici e dei loro funzionari → città Nei regni romano barbarici la maggior parte degli abitanti erano contadini e nelle città c'erano piccoli nuclei di artigiani e nonostante la crisi delle relazioni commerciali con l'oriente, la decadenza della rete stradale, la figura del mercante non era mai venuta meno. I mercanti erano per la maggior parte orientali, ebrei o siriani. La funzione più importante della città era quella difensiva e infatti nelle immagini dell'alto medioevo il sentimento più frequente associato all'idea di città è quello di protezione. (es. figura 1 Annunciazione e Visitazione → Illustra l'inizio del Vangelo di Luca e la frase “entrò a Maria nella casa di Zaccaria e salutò Elisabetta” è tradotta nell'abbraccio delle due donne davanti a un esagono a punta di diamante, vuoto all'interno, simbolo di un'immagine semplificata di città). L'intercambiabilità della casa con la città dirige dal sentimento di guida e protezione che nell'alto medioevo trova molte immagini come, ad esempio, un mantello può essere visto come un “diminutivo di casa perché ricopre l'intero uomo come una piccola casa” (Isidoro da Siviglia).

2. FUNZIONE ECONOMICA

Meno importante rispetto alle altre → artigiani e mercanti erano una minoranza della popolazione. La forma prevalente della ricchezza era la terra e il lavoro contadino ma questo era cambiato rispetto all’Antichità classica. Ci sono due fattori che spiegano questo cambiamento:

  • Natura ambientale → spopolamento con la conseguenza dell’avanzata dell’incolto. L’ Europa altomedioevale era meno popolata di quella antica e le carestie, epidemie e massacri delle invasioni barbariche, portarono numerose morti e quindi una diminuzione delle bocche da sfamare → calo produzione agricola. Foreste e paludi si diffusero a causa dell’incolto. Era presente però, un’economia silvo-pastorale che lasciava spazio all’elevamento del maiale. È probabile che un contadino nell'alto medioevo si nutrisse meglio rispetto oggi grazie alle risorse alternative della foresta, d'altra parte però l'ambiente era minaccioso in quanto dominato dall'incolto e dagli animali selvatici. Come riferimento possiamo prendere la copertina di un evangeliario carolingio (figura 2) nel quale la memoria della foresta è piena di insidie e pericoli: il fitto intrico di rami e di serpenti, i quali si moltiplicano continuamente fino a invadere ogni minimo spazio, lascia a malapena sorgere la croce e negli angoli i quattro Evangelisti. Nelle foreste si trovano i santi, i quali erano in cerca di ascesi e isolamento: infatti secondo la leggenda, San Gallo costruì un romitaggio con l'aiuto di un orso a cui aveva curato la zampa. Questo racconto è l'equivalente della leggenda di San Girolamo che nel deserto incontrò un leone ferito a una zampa e lo curò guadagnandosi la sua perpetua e mansueta gratitudine. In un piatto di legatura del X secolo (figura 3) è rappresentato San Gallo a colloquio con il suo orso in mezzo a un fitto bosco: prima lo rifocilla portandogli un pane e poi si fa aiutare nel trasporto dei tronchi → l'orso era addomesticato ma l'autore di questo intaglio, Tuotila, non ha dimenticato gli enormi artigli delle zampe posteriori. Quello che si è detto dall'orso vale anche per il lupo che ben prima di San Francesco intrattiene con i santi dei rapporti: quando il re inglese Sant’ Edmondo viene martirizzato dai vichinghi, fu un lupo guidato dalla volontà divina a far poi ritrovare la sua testa sperduta nella foresta (figura 4). → L’intervento benefico del lupo è un miracolo. Nel mondo reale invece è una minaccia tale da assumere tratti leggendari → Nell’alto medioevo la foresta e il lupo assumono le connotazioni minacciose che ci sono nelle favole.
  • Natura economica → crisi dell’economica schiavistica e dissoluzione del latifondo. Il latifondo è la proprietà su una cultura estensiva per la produzione di grano, vino e olio su vasta scala mediante il lavoro di squadre di schiavi e con sbocco sul mercato internazionale. Era entrato in crisi negli ultimi secoli dell’Impero Romano ma la fine delle grandi guerre di conquista dei Romani aveva aumentato la difficoltà nel provvedersi di schiavi → si fece ricorso ai coloni. Gli schiavi venivano visti come bestie da lavoro ma capitava che lavorassero con qualche autonomia ma la loro condizione sociale era diversa: qualche studioso non utilizza la parola “schiavo” ma “servo” per sottolineare l’avvento di un lavoro dipendente; altri studiosi parlano ancora di schiavitù perché dal punto di vista giuridico non venne mai abolita. Le leggi germaniche distinguono fra: − Schiavi ministeriali → esercitano un mestiere − Schiavi rustici → faticano nei campi e sono sottomessi al padrone. − Manumissione → liberazione di uno schiavo. Si richiede un rituale giuridico ben preciso come sottolinea l’editto di Rotari: “Se qualcuno vorrà mandar liberi uno schiavo suo proprio o una schiava, gli sia lecito, come gli piacerà. Però chi vuole renderlo pienamente libero a sé estraneo, cioè libero dal mundio, deve fare così. Lo consegni prima in mano a un altro uomo libero, glielo confermi con atto pubblico; in quel secondo lo consegni a un terzo nello stesso modo e il terzo lo consegni a un quarto. Il quarto lo conduca a un quadrivio e gli consegni un bastone e una freccia, e dica così: fra queste quattro vie, sei libero di decidere dove vuoi andare. Se si farà così, allora sarà libero dal mondo e gli rimarrà una sicura libertà; in seguito il patrono non potrà richiedere il possesso né di lui né di suo figlio” La ridotta disponibilità di manodopera servile e l'utilizzo massiccio di coloni produssero una trasformazione del latifondo. L'arrivo dei germani velocizzò questo processo con una politica di confische e ridistribuzioni che giovò ai re e ai loro amici dando nuovo impulso alla piccola e media proprietà. Il popolo, secondo i Germani, era composto da uomini liberi i quali coltivavano la propria terra con l'aiuto di qualche schiavo per il proprio autoconsumo. Questi formavano la spina dorsale dei regni romano barbarici ma col tempo molti si impoveriranno e vendettero la loro terra riducendosi a lavorare sottopadrone. Quest'immagine è stata tratta dai documenti d'archivio giunti fino a noi in questi secoli e le pergamene in questione descrivono compravendite, donazioni o contratti d'affitto che riguardano piccole proprietà. Come esempio possiamo leggere un documento longobardo di compravendita scritto o meglio, rogato a Lucca nel 752. Osservazioni al testo: − Computo degli anni → non c’era l’abitudine di contare dalla nascita di Cristo perché si computano in base agli anni di regno del re − Indizione → copre un periodo di 15 anni ed è stato inventato dalla burocrazia imperiale romana e rimase in uso per molto tempo. Il documento sottolinea la proprietà fondiaria che si frantuma in piccoli appezzamenti di terreno. L’assenza di un catasto e di mappe topografiche fece modo che ogni appezzamento era designato con il luogo e con le coerenze (nomi di tutti i proprietari confinanti) per riconoscerlo. Gli appezzamenti erano misurati con unità di misura che variavano da un luogo all’altro ma quello più diffuso era l’uso delle pertiche. Erano comunque presenti grandi proprietari terrieri:
  • Re → aveva confiscato ai patrimoni del fisco imperiale romano, dei senatori fuggiaschi e dei ribelli e li ereditava, inoltre, dai sudditi che non avevano avuto eredi
  • Capi locali → il re doveva ridistribuire molto più di quello che confiscava
  • Vescovi e monasteri → si erano arricchiti grazie alle donazioni dei fedeli
  • Aristocratici romani → erano resistiti al cambiamento dei tempi collaborando con il potere conservativo e avevano disponibili dei patrimoni. Obbedivano alla logica del sistema curtense e non più al latifondo. Corte era il nome dato dai documenti alle grandi aziende. Ma in effettivo, cos’era una CORTE?

Se la proprietà apparteneva al fisco, l'amministratore appariva un funzionario pubblico che aveva ampie competenze amministrative disciplinari. Un esempio da prendere come riferimento è il grande capitolare carolingio che era destinato a regolamentare la gestione delle corti appartenenti al fisco imperiale. Questo Capitulare de Villis è una delle fonti più importanti sul funzionamento del sistema curtense. Qui a fianco vengono presentati i primi capitoli che pongono un freno alle malversazioni dei gestori che tendevano a curare il proprio profitto anziché quello del padrone. I capitoli seguenti riguardano l'organizzazione dei lavori con un'attenzione alla sorveglianza degli schiavi e ai quali non è riconosciuta alcuna autonomia lavorativa. Alcuni tratti rimandano a delle usanze antiche, infatti, in una miniatura realizzata intorno al 1000 si può vedere che, per rappresentare il gineceo, si mostra una donna intenta a filare e un'altra a tessere su un primitivo telaio verticale (figura 6). Altri capitoli confermano l’interdipendenza della corte anche all’interno della corte fra colto e incolto in quanto caratteristica di base dell’attività agricola di quel periodo. L'attenzione al Capitolare de Villis richiama la decisione di Carlo Magno di attribuire ai mesi i nomi della sua lingua materna che rimandano a delle attività agricole stagionali. Le ricorrenze religiose sono il perno centrale su cui la mentalità medievale si appoggia per orientarsi nel moto ciclico del tempo. Si alternano anche le ricorrenze lavorative. L'abitudine di descrivere il ciclo dell'anno è l'origine delle rappresentazioni iconografiche più diffuse nel medioevo: la rappresentazione del lavoro ha una dimensione religiosa, infatti, il lavoro agricolo è la conseguenza del peccato di Adamo. Una notizia di Agobardo, che fu vescovo di Lione fra il 769 e 840 , testimonia la popolarità della rappresentazione dei mesi: “Dimenticata la fede, tutta la fiducia è collocata in cose vili. Così come noi vedendo dipinti uomini armati, o intenti ai lavori agricoli, o chi mietono o che vendemmiano o stanno sulle navi a pescare e a gettare le reti o che cacciano alcuni cani, impugnando gli spiedi, rincorrendo capre selvatiche e cervi, non per questo speriamo che da loro trarremo un aumento dell'esercito né un aiuto alla fatica lungo l'anno o mucchi di frumento o rivoli di mosto, né pesci, capre selvatiche o maiali; allo stesso modo, se vedremo dipinti gli angeli alati, o gli apostoli che predicano o i màrtiri che subiscono tormenti non dobbiamo sperare alcun aiuto dalle immagini che guardiamo, perché non ci possono fare né male né bene” Il canone iconografico dei 12 mesi ha due novità:

  1. scomparsa della raccolta dell'ulivo che era presente nei cicli tardo antichi
  2. introduzione dell'abbattimento del maiale nei mesi di novembre dicembre Una miniatura dell'Ottocento 30 (figura 7) mostra la sfilata dei mesi secondo occupazioni che sono fisse nell'iconografia presente: → Gennaio si scalda il fuoco → Febbraio e Marzo cacciano gli uccelli e serpenti → Aprile mostra la natura che si è svegliata

→ Maggio tiene un mazzo di fiori → Giugno Ara per preparare la terra a nuove semine → Luglio falcia l’erba → Agosto miele frumento → Settembre lo semina → Ottobre vendemmia e fai il mosto → Novembre tiene a bada il maiale che Dicembre afferra per una zampa brandendo un coltellaccio In elaborazione più tarde, specialmente nei periodi di riposo dai lavori agricoli, i cavalieri e ricchi si sostituiscono ai contadini con i loro svaghi come la buona tavola, la caccia e la guerra e le lunghe cavalcate. Molti storici traducono in latino dominus con signore parlando di una signoria anche se si tratta di un potere diverso illimitato rispetto alla signoria politica o banale. L'autorità del padrone si estendeva a tutti coloro che dipendevano da lui e perfino ai piccoli proprietari locali o dipendenti finivano per subirne la sua autorità perché il padrone era una potenza locale. In un disegno del IX secolo (figura 8), che illustra la Psicomachia di Prudenzio, il peccato di avarizia era presentato da una masnada di uomini a cavallo armati di lance che trascinano con una lunga corda un prigioniero appiedato con le mani legate. La figura rimanda alle frequenti incursioni dei potenti che si impadroniscono con violenza dei deboli e dei loro beni. In un disegno posteriore al Mille l'avidità era presentata con lo sfruttamento con cui i padroni assoggettavano i loro contadini (figura 9). Avaricia , all’apparenza uomo ben vestito e calzato, contemporaneamente schiaccia col piede un contadino curvo sulla zappa e versa in un grande bacile una borsa di monete. Il povero cerca un dialogo con Avaritia ma non l’ottiene. Accanto ad Avaritia c'è la virtù che corrisponde alla Misericordia , rappresentata con una donna con la palma in mano che si presta ad aiutare il povero. Il fatto che sia stato scelto un uomo per simboleggiare Avaritia esclude che i vizi siano condizionati dal genere della parola che li designa.