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Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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23.1 La prima guerra punica Nel 264 a.C. Roma controllava gran parte dell’ Italia peninsulare fino allo stretto di Messina. In quest’area gli interessi di Roma entrarono in conflitto con quelli dell’alleata Cartagine. Il pretesto dello scontro fu fornito dai Mamertini , mercenari di origine italica che, dopo essere stati congedati dal re di Siracusa, Agatocle, si erano impadroniti con la forza di Messina. Tale comportamento provocò la reazione dei Siracusani, guidati dal generale Ierone , che inflissero ai Mamertini una severa sconfitta e puntarono su Messina. I Mamertini accolsero l’offerta di aiuto dei Cartaginesi , che miravano a impedire ai Siracusani di impadronirsi dell’area dello Stretto. Ierone fu costretto a far ritorno a Siracusa, dove venne proclamato re. I Mamertini si stancarono della tutela cartaginese e decisero di fare appello a Roma. In senato si svolse un dibattito a favore o contro l’intervento. L’assemblea popolare romana , alla quale il senato aveva rimesso la decisione, votò per l’invio di un esercito , per non lasciare ai Cartaginesi il controllo della zona strategica dello Stretto (e del Tirreno) e per poter mettere piede nella ricca Sicilia. Questa decisione aprì la prima guerra punica (264-241 a.C.). I Romani riuscirono a respingere la controffensiva di Cartaginesi e Siracusani. Nel 263 a.C. Ierone II decise di concludere una pace e di schierarsi dalla parte di Roma. Il sostegno di Ierone II facilitò il trasporto dei rifornimenti necessari agli eserciti romani per proseguire le ostilità. Nel 261 a.C. cadde in mano romana la base cartaginese di Agrigento. Grazie alla superiorità navale, Cartagine conservava però un saldo controllo su molte località costiere della Sicilia. A Roma si decise quindi per la creazione di una grande flotta di quinquiremi, contando anche sull’aiuto delle città greche dell’Italia meridionale, che fornirono buona parte dei marinai e dei comandanti. Nel 260 a.C. ci fu una vittoria del console Caio Duilio sulla flotta cartaginese nelle acque di Milazzo. Essa venne attribuita all’introduzione dei cosiddetti corvi, ponti mobili dotati di arpioni che, agganciandosi alle navi nemiche, ne consentivano l’abbordaggio, dando modo ai Romani di far valere l’abilità dei loro soldati negli scontri corpo a corpo e compensando la loro minore esperienza nelle manovre sul mare.
Roma pensò di poter attaccare Cartagine in territorio africano. L’invasione iniziò nel 256 a.C.: la flotta romana sconfisse quella cartaginese al largo di capo Ecnomo (ad est di Agrigento) e fece sbarcare l’esercito in Africa. Il console Marco Attilio Regolo , imponendo condizioni durissime, fece fallire le trattative di pace che erano state avviate e non riuscì ad approfittare del malcontento contro Cartagine. Nel 255 a.C. Regolo venne battuto da un esercito cartaginese comandato dal mercenario spartano Santippo. Inoltre, la flotta romana incappò in una tempesta e perse buona parte delle sue navi. Nel 249 a.C., a seguito della sconfitta nella battaglia navale di Trapani e dell’ennesimo naufragio , Roma fu privata di forze navali e dei mezzi necessari per allestire una nuova flotta. I Cartaginesi, anch’essi esausti, non seppero sfruttare la loro superiorità sui mari, mentre sulla terra furono costretti a limitarsi ad azioni di disturbo degli eserciti romani che assediavano Trapani e Lilibeo (condotte dal loro nuovo generale, Amilcare Barca ), che tuttavia non poterono dare una svolta decisiva alla guerra. Solo dopo qualche anno Roma fu in grado di costruire una nuova flotta e venne inviata al comando del console Caio Lutazio Catulo ad assediare Trapani e Lilibeo. La flotta dei Cartaginesi fu sconfitta alle isole Egadi nel 241 a.C. e Cartagine domandò la pace. Le clausole del trattato prevedevano lo sgombero dell’intera Sicilia e delle isole che si trovavano tra la Sicilia e l’Italia (le Lipari e le Egadi) e il pagamento di un indennizzo di guerra. 23.2 La prima provincia romana Per la prima volta Roma era venuta in possesso di un ampio territorio fuori dalla penisola italiana. Alle comunità un tempo soggette a Cartagine venne imposto il pagamento di un tributo annuale, consistente in una parte del raccolto di cereali, di cui la Sicilia era grande produttrice. La riscossione dell’imposta, l’amministrazione della giustizia, il mantenimento dell’ordine interno e la difesa dalle aggressioni esterne nei nuovi possedimenti siciliani vennero affidati a un magistrato romano inviato annualmente nell’isola. A partire dal 227 a.C. vennero eletti due nuovi pretori : uno dei nuovi magistrati venne inviato in Sicilia , l’altro in Sardegna. Da questo momento il termine provincia , che originariamente
territorio bresciano e i Veneti preferirono schierarsi dalla parte di Roma. I Galli riuscirono a penetrare in Etruria e a ottenere qualche successo, ma nel 225 a.C. vennero annientati a Telamone. A Roma ci si rese conto che la conquista della valle Padana era necessaria per allontanare definitivamente la minaccia delle incursioni galliche. La campagna fu coronata dalla vittoria sugli Insubri a Casteggio nel 222 a.C. e dall’occupazione del loro centro principale, Mediolanum (attuale Milano). La fondazione di due grandi colonie latine a Piacenza e Cremona , nel 218 a.C., consolidò i successi ottenuti. All’indomani della vittoria nella seconda guerra punica, Roma procedette alla definitiva sottomissione della pianura padana , con la fondazione di numerose colonie, tra le quali Aquileia , per la sua importanza strategica ai confini nord-orientali della pianura. Fondamentale per l’organizzazione e il consolidamento della conquista si rivelò la costruzione della rete stradale : la via Flaminia , da Roma a Rimini; la via Emilia , da Rimini a Piacenza; la via Postumia , da Genova ad Aquileia. 23.5 I Cartaginesi in Spagna e i segnali della seconda guerra punica Sotto l’impulso della famiglia Barca (di Amilcare prima, poi del genero Asdrubale e infine del figlio Annibale ) Cartagine aveva ampliato la sua presenza in Spagna. Con Asdrubale si era giunti alla fondazione della colonia di Nuova Cartagine ( Carthago Nova , oggi Cartagena). Questo destò l’allarme della città greca di Marsiglia (che nella Spagna settentrionale aveva interessi economici e aveva impiantato insediamenti commerciali) e di Roma, di cui Marsiglia era alleata. Nel 226 a.C. Asdrubale aveva siglato con Roma un trattato, il cosiddetto «trattato dell’Ebro» , in virtù del fiume che avrebbe dovuto delimitare le due sfere di competenza (romana a nord, cartaginese a sud). Un potenziale elemento di contrasto era però costituito dall’alleanza tra Roma e la città iberica di Sagunto , che si trovava a sud dell’Ebro. 23.6 La seconda guerra punica La questione di Sagunto venne sfruttata da Annibale per far esplodere un conflitto di rivincita su Roma. Sagunto , da lui attaccata, chiese l’aiuto di Roma , ma la risposta del senato non fu pronta. Ambascerie di protesta vennero inviate ad Annibale e a Cartagine, ma l’Urbe si preparò alla guerra soltanto quando Annibale aveva già espugnato la città (218 a.C.). Il piano di Annibale era rischioso: colpire il nemico nella penisola italica. Dal momento che i Cartaginesi erano in stato di inferiorità sui mari, l’invasione dell’Italia avvenne via terra, attraverso le frontiere settentrionali, dove Annibale sperava di guadagnare l’appoggio delle tribù da poco sottomesse da Roma. Annibale partì nel 218 a.C. dalla base di Cartagena con un esercito imponente, rafforzato dalle truppe spagnole. Valicati i Pirenei, riuscì a evitare lo scontro con l’esercito romano al comando di Publio Cornelio Scipione , inviato in Spagna per intercettarlo. L’esercito cartaginese riuscì ad attraversare le Alpi, pur subendo gravi perdite, ma ottenendo il sostegno di Boi, Insubri e Liguri. Sul fiume Ticino le superiori forze di cavalleria cartaginesi prevalsero su quelle romane, guidate da Publio Scipione. Lo scontro successivo si ebbe sul fiume Trebbia , dove Annibale sconfisse gli eserciti di Scipione e del console Tiberio Sempronio Longo.
L’anno seguente il generale cartaginese oltrepassò gli Appennini e sorprese le truppe del console Caio Flaminio al lago Trasimeno. L’esercito romano venne distrutto, lo stesso Flaminio fu tra le vittime. La strategia che Roma scelse di mettere in campo in tale frangente fu quella del logoramento , sostenuta dall’ex console Quinto Fabio Massimo , che venne nominato dittatore: dovevano essere evitati gli scontri diretti, arginate le mosse di Annibale e impediti eventuali aiuti da Cartagine o dalla Spagna. Per questa sua politica Quinto Fabio Massimo fu detto Cunctator (‘ il temporeggiatore’ ). Scaduti i sei mesi della dittatura di Fabio Massimo, l’Urbe decise di passare di nuovo all’offensiva. Ma nel 216 a.C. gli eserciti congiunti dei consoli Caio Terenzio Varrone e Lucio Emilio Paolo furono annientati nella piana di Canne , presso Canosa di Puglia. La guerra pareva così perduta per Roma. Numerose comunità dell’Italia meridionale, tra le quali Capua, disertarono. Nel 215 a.C. morì Ierone II di Siracusa e il nipote Ieronimo, suo successore, decise di schierarsi dalla parte di Cartagine. Nel medesimo anno i Romani vennero a conoscenza di un patto di alleanza tra Annibale e Filippo V di Macedonia. L’Italia centrale rimase però fedele a Roma. La ripresa della strategia attendista di Fabio Massimo consentì a Roma di riguadagnare le posizioni perdute nel Mezzogiorno. Nel 212 a.C. anche Taranto si schierò dalla parte dei Cartaginesi, ma il piccolo presidio romano che continuava ad occupare la cittadella e a sorvegliare il porto impedì ad Annibale di ottenere via mare quei rinforzi di cui aveva bisogno. Nel 211 a.C. Capua venne riconquistata dai Romani. In Sicilia le forze romane, al comando di Marco Claudio Marcello , riuscirono nel 212 a.C. a conquistare e a saccheggiare Siracusa dopo un lungo assedio. Nell’Adriatico una flotta di 50 quinquiremi impedì un’invasione dell’Italia da parte di Filippo V e un suo congiungimento con le forze di Annibale. Le operazioni contro Filippo in questa che fu chiamata prima guerra macedonica coinvolsero in misura limitata gli eserciti romani. Roma riuscì a paralizzare l’azione del re macedone creando una coalizione di Stati greci a lui ostili.
La Spagna nella seconda guerra punica Africa Settentrionale 23.7 La seconda guerra macedonica
Conclusasi la guerra con Cartagine, Roma fu impegnata a contrastare le mire espansionistiche di Filippo V di Macedonia. L’attivismo del re nell’area dell’Egeo e sulle coste dell’Asia Minore lo avevano portato a scontrarsi con le due maggiori potenze dell’area, il regno di Pergamo e la repubblica di Rodi. Le tensioni sfociarono in guerra aperta nel 201 a.C.. Filippo fu battuto in una battaglia navale da Pergameni e Rodii al largo di Chio , ma poco dopo riuscì a infliggere una dura sconfitta alla flotta rodia a Lade , nelle acque tra Samo e Mileto. I coalizzati si rivolsero a Roma, con cui il re di Pergamo Attalo I aveva da tempo relazioni di amicizia. A Roma, i comizi centuriati votarono la guerra. Fu deciso tuttavia di inviare a Filippo un ultimatum , in cui gli si intimava di ripagare i danni di guerra inflitti agli alleati di Roma e di astenersi dall’attaccare gli Stati greci. Il re macedone lo ignorò e la mossa diplomatica valse a Roma il sostegno di alcuni Stati, tra i quali Atene. Alla fine del 200 a.C. l’esercito romano sbarcò nella città di Apollonia. La Lega etolica decise di unirsi alla coalizione antimacedone. Nel 198 a.C. il nuovo comandante romano, il giovane console Tito Quinzio Flaminino chiese la liberazione della Tessaglia, una regione che era sotto il dominio della monarchia macedone dai tempi di Filippo II, padre di Alessandro. La richiesta venne respinta, ma ottenne il risultato che gli Stati della Grecia si schierarono dalla parte dei Romani ‘liberatori’. Sul campo di battaglia di Cinocefale , in Tessaglia, l’esercito di Filippo V venne sbaragliato. Il re macedone fu costretto ad accettare dure condizioni di pace, che prevedevano il ritiro delle guarnigioni macedoni in Grecia, il pagamento di un’indennità e la consegna della flotta. Filippo poté tuttavia conservare il suo regno di Macedonia. Nel 196 a.C., durante i Giochi Istmici tenutisi presso Corinto Flaminino proclamò l’autonomia e la libertà delle città greche , anche dall’obbligo di versare tributi e di ospitare guarnigioni. Nel 194 a.C. l’esercito romano si ritirò dal territorio greco. 23.8 La guerra siriaca Nei medesimi anni erano iniziate trattative diplomatiche con Antioco III. Il re di Siria, approfittando della debolezza dell’Egitto e delle difficoltà del regno di Macedonia, aveva esteso
I territori strappati ad Antioco nell’Asia Minore occidentale vennero spartiti tra i due più fedeli alleati di Roma, il re di Pergamo Eumene II e la repubblica di Rodi. Furono escluse dalla spartizione le città greche della costa (che si erano prontamente schierate dalla parte di Roma), le quali ottennero però l’autonomia. 23.9 Le trasformazioni politiche e sociali L’ampliamento degli orizzonti di Roma a seguito delle vittorie militari comportò una serie di cambiamenti anche nell’assetto politico e sociale interno. Una prima vicenda, nota come « processo degli Scipioni », mostrò l’acuirsi dei contrasti all’interno della stessa classe dirigente romana e i nuovi scenari di lotta politica che si andavano delineando. Nel 187 a.C. alcuni tribuni della plebe accusarono Lucio Cornelio Scipione , vincitore di Antioco III, di essersi appropriato di parte dell’indennità di guerra versata dal re di Siria. Nonostante l’intervento del fratello, l’Africano, solo il veto di uno dei tribuni della plebe impedì che Lucio fosse condannato a pagare una multa. Nel 184 a.C. l’attacco venne rinnovato, questa volta contro lo stesso Scipione Africano , forse per aver condotto trattative di carattere personale con il re di Siria. Scipione rifiutò di rispondere alle accuse , limitandosi a ricordare i servigi da lui resi allo Stato e a ritirarsi, in una sorta di esilio politico, nelle sue proprietà di Literno, nella Campania settentrionale. Qui morì l’anno successivo. Il processo agli Scipioni, ispirato da una figura politica emergente di questo periodo, Marco Porcio Catone , era soprattutto un attacco contro una personalità eccezionale sia per le cariche che aveva rivestito sia per il suo carisma. Perseguendo l’Africano, Catone intendeva colpire soprattutto i personalismi che rischiavano di mettere in pericolo la gestione collettiva della politica da parte della nobilitas. Venne promulgata nel 180 a.C. la Legge Villia , che introdusse l’obbligo di un’età minima per rivestire le diverse magistrature e dell’intervallo di un biennio tra una carica e l’altra. Fu un tentativo di regolare una competizione politica sempre più accesa e si affiancava a numerose disposizioni precedenti. Nei medesimi anni la diffusione in tutta l’Italia del culto di Bacco rivelò un rinnovato interesse religioso e culturale, ma anche sociale, dal momento che i devoti di Bacco provenivano in buona parte dalle classi sociali inferiori. La reazione a questo movimento fu durissima. Nel 186 a.C. il senato diede mandato ai consoli di condurre una rigorosissima inchiesta. I Baccanali dovevano essere stroncati in ogni modo. Negli anni seguenti molti sacerdoti del culto vennero imprigionati o messi a morte. Dalle disposizioni prese si comprende che ciò che aveva indotto il senato ad adottare misure punitive e restrittive così drastiche non fu tanto la necessità di reprimere le pratiche orgiastiche o i presunti crimini che si attribuivano ai Baccanali, quanto piuttosto il fatto che i devoti del dio si fossero dati un’organizzazione interna autonoma rispetto a quella dello Stato romano e dunque potenzialmente pericolosa nei suoi risvolti politici. 23.10 LA TERZA GUERRA MACEDONE
Il re macedone Filippo V ebbe pretese sulle città della costa tracia ma frustato da Roma e da Eumene II, re di pergamo, fu costretto a cedere e inviò il figlio Demetrio a Roma a sostenere la sua causa. Nel 179 a.C. Filippo V morì e il suo successore fu il figlio maggiore Perseo. L’elemento democratico e nazionalista di molte città greche cominciò a volgersi verso Perseo. Agli occhi di Roma ogni mossa diplomatica di Perseo era interpretata come gesti di sfida. Nel 172 a.C. Eumene di Pergamo si presentò a Roma con molte accuse contro Perseo. Nel 171 a.C. si avviarono le prime operazioni di guerra; la svolta si ebbe nel 168 a.C.: Perseo fu costretto dal nuovo comandante romano (Lucio Emilio Paolo) ad accettare la battaglia, dove il suo esercito fu sbaragliato. Il re macedone fu portato prigioniero in Italia e la monarchia abolita in Macedonia: fu divisa in quattro repubbliche indipendenti che non potevano intrattenere rapporti tra loro. I quattro Stati dovevano versare un tributo a Roma. Simile fu la sorte dell’lIlira (schierata con Pereseo, divisa in tre Stati, anch’essi tributari a Roma) e dei Molossi (anch’essi schierati con Perseo, furono puniti con la totale devastazione del loro territorio). CAPITOLO 23.11 LA QUARTA GUERRA MACEDONICA E LA GUERRA ACAICA Particolarmente tesi erano i rapporti con la Lega achea (deportazione di Achei a Roma). Una rivolta in Macedonia riuni’ per l’ultima volta le forze macedoni sotto la monarchia, con un tale Andrisco (militare macedone). Lui nel 148 a.C. venne sconfitto a Pidnia dal pretore Cecilio Metello (politico romano); quest’ultimo riusci’ ad entrare nel Peloponneso. La Macedonia vene ridotta in provincia romana. Corinto (= citta’ principale della Lega) venne saccheggiata e distrutta nel 146 a.C. CAPITOLO 23.12 LA TERZA GUERRA PUNICA Anche Cartagine, insieme a Corinto, fu distrutta. Cartagine si era ripresa con sufficiente rapidita’ economica e politica. Nel 151 a.C. a Cartagine prevalse il partito della guerra, ma tale decisione si rivelo’ disastrosa: l’esercito cartaginese privo di addestramenti venne fatto a pezzi. Nel 201 a.C. gia’ da tempo a Roma premevano per la distruzione di Cartagine. Nel 149 a.C. un impotente esercito sbarco’ in Africa; i Cartaginesi acconsentirono a cedere una notevole quantita’ di armamenti. Quella che si pensava fosse una facile azione militare si trasformo’ in un lungo assedio, risolto nel 146 a.C. da Publio Cornelio Scipione Emiliano (figlio di Lucio Emilio Paolo, comandante romano). La citta’ fu rasa al suolo e il suo territorio trasformato nella provincia d’Africa. CAPITOLO 23.13 LA SPAGNA Nel 146 a.C. Roma non era riuscita a venire a capo della situazione in Spagna. I romani si erano stabiliti nel Meridione e nella parte settentrionale. Nel 197 a.C. le due aree vennero organizzate nelle nuove provincie di Spagna: Spagna Citerione a nord e Spagna Ulteriore a sud. Le due province comprendevano solamente le regioni costiere della Spagna Meridionale e Orientale.
188 a.C.: pace di Apamea. 187 a.C.: costruzione della via Emilia. 186 a.C.: Senatus consultum de Bacchanalibus. 180 a.C.: Legge Villia. 179 a.C.: morte di Filippo V di Macedonia. 171 a.C.: inizio della terza guerra macedonica (fino al 168 a.C.). 168 a.C.: battaglia di Pidna. 167 a.C.: suddivisione della Macedonia in quattro repubbliche indipendenti; deportazione di 1.000 esponenti della Lega achea a Roma. 149 a.C.: inizio della terza guerra punica (fino al 146 a.C.). 149-148 a.C.: quarta guerra macedonica. 147 a.C.: guerra contro i Lusitani (fino al 139 a.C.); guerra acaica (fino al 146 a.C.). 146 a.C.: distruzione di Corinto; distruzione di Cartagine. 137 a.C.: inizio della guerra numantina (fino al 133 a.C.). 133 a.C.: conquista di Numanzia.