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22-23 capoitoli ............., Schemi e mappe concettuali di Statistica

il contenuto del documento nel dettaglio (es. indice degli argomenti, materia, anno, corso, autore, professore...).

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2021/2022

Caricato il 16/02/2025

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CAPITOLO 22: La conquista dell’Italia
22.1 La situazione del Lazio alla caduta della monarchia etrusca
La caduta della monarchia etrusca e la sconfitta di Arrunte non avevano cancellato dall'orizzonte di Roma
l'ombra di tarquinio il superbo. Grazie alle conquiste e alla politica degli ultimi re, l'urbe aveva ereditato nel
Lazio il controllo di un territorio che si estendeva dal Tevere alla regione Pontina. Questo dato potrebbe
trovare conferma nel primo trattato romano cartaginese, in questo documento mentre Roma e i suoi alleati
si impegnavano a non navigare al di là del promontorio Bello, i cartaginesi si sarebbero vincolati a non
pernottare in armi lungo le coste laziali e non attaccare città del Lazio soggette a Roma. Inoltre se un
esercito punico avesse conquistato delle città latine avrebbe dovuto consegnarle all'alleato.
Tra la fine del VI e l'inizio del V secolo A.C. Questa lunga realizzazione rischio di crollare. Buona parte delle
città latine approfittò delle difficoltà interne di Roma per liberarsi dalla sua egemonia.
Le comunità latine si strinsero in una Lega, detta Lega Latina Ehi capeggiata da Lavinio. I membri della
Lega condividevano tra loro alcuni diritti: ius connubii, il diritto di contrarre matrimoni legittimi concittadini
di altre comunità latine, lo ius commercii il diritto di siglare contratti aventi valore legale fra cittadini
appartenenti a comunità diverse, lo ius migrationis grazie al quale un latino poteva assumere i pieni diritti
civici in una comunità diversa da quella in cui era nato semplicemente prendendovi residenza. Comandante
supremo degli eserciti della Lega era un dittatore.
22.2 Il conflitto con la Lega latina e il foedus Cassianum
La Lega Latina tentò di discuterne definitivamente il predominio attaccando Roma. La guerra sarebbe stata
suscitata da Ottavio mamilio di tuscolo, con l'intento di riportare sul trono di Roma il proprio suocero,
Tarquinio il superbo. In una leggendaria battaglia combattuta nel 490 avanti presso il lago regillo i romani
sconfissero le forze congiunte della Lega. Tra gli esiti dello scontro si ebbe l'uscita di scena di tarquinio che
finì i suoi giorni a Cuma dove morì nel 495 a.C.
Il trattato siglato nel 493 a.C. dal console spurio cassio fu noto come trattato cassiano (foedus cassianum)
prevedeva un accordo pienamente paritario tra Roma e latini, con garanzie di reciprocità in caso di guerra
e di spartizione del bottino punto gli alleati si riconoscevano inoltre i diritti che valevano all'interno della
Lega Latina: ius connubii, ius commercii e ius migrationis.
Tra gli strumenti più efficaci grazie ai quali gli alleati poterono consolidare le proprie vittorie va ricordata la
Fondazione di colonie sui territori strappati ai nemici. I cittadini dei nuovi centri provenivano sia da Roma,
sia dalle altre comunità latine e spesso vi venivano inglobati anche gli abitanti originari della località
colonizzata. Nel 486 a.C. Roma completo il suo sistema di alleanze stringendo un accordo con gli Ernici, i
termini dell'alleanza furono i medesimi del trattato cassiano.
22.3 I conflitti con Sabini, Equi e Volsci
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CAPITOLO 22: La conquista dell’Italia

22.1 La situazione del Lazio alla caduta della monarchia etrusca

La caduta della monarchia etrusca e la sconfitta di Arrunte non avevano cancellato dall'orizzonte di Roma

l'ombra di tarquinio il superbo. Grazie alle conquiste e alla politica degli ultimi re, l'urbe aveva ereditato nel

Lazio il controllo di un territorio che si estendeva dal Tevere alla regione Pontina. Questo dato potrebbe

trovare conferma nel primo trattato romano cartaginese, in questo documento mentre Roma e i suoi alleati

si impegnavano a non navigare al di là del promontorio Bello, i cartaginesi si sarebbero vincolati a non

pernottare in armi lungo le coste laziali e non attaccare città del Lazio soggette a Roma. Inoltre se un

esercito punico avesse conquistato delle città latine avrebbe dovuto consegnarle all'alleato.

Tra la fine del VI e l'inizio del V secolo A.C. Questa lunga realizzazione rischio di crollare. Buona parte delle

città latine approfittò delle difficoltà interne di Roma per liberarsi dalla sua egemonia.

Le comunità latine si strinsero in una Lega, detta Lega Latina Ehi capeggiata da Lavinio. I membri della

Lega condividevano tra loro alcuni diritti: ius connubii, il diritto di contrarre matrimoni legittimi concittadini

di altre comunità latine, lo ius commercii il diritto di siglare contratti aventi valore legale fra cittadini

appartenenti a comunità diverse, lo ius migrationis grazie al quale un latino poteva assumere i pieni diritti

civici in una comunità diversa da quella in cui era nato semplicemente prendendovi residenza. Comandante

supremo degli eserciti della Lega era un dittatore.

22.2 Il conflitto con la Lega latina e il foedus Cassianum

La Lega Latina tentò di discuterne definitivamente il predominio attaccando Roma. La guerra sarebbe stata

suscitata da Ottavio mamilio di tuscolo, con l'intento di riportare sul trono di Roma il proprio suocero,

Tarquinio il superbo. In una leggendaria battaglia combattuta nel 490 avanti presso il lago regillo i romani

sconfissero le forze congiunte della Lega. Tra gli esiti dello scontro si ebbe l'uscita di scena di tarquinio che

finì i suoi giorni a Cuma dove morì nel 495 a.C.

Il trattato siglato nel 493 a.C. dal console spurio cassio fu noto come trattato cassiano (foedus cassianum)

prevedeva un accordo pienamente paritario tra Roma e latini, con garanzie di reciprocità in caso di guerra

e di spartizione del bottino punto gli alleati si riconoscevano inoltre i diritti che valevano all'interno della

Lega Latina: ius connubii, ius commercii e ius migrationis.

Tra gli strumenti più efficaci grazie ai quali gli alleati poterono consolidare le proprie vittorie va ricordata la

Fondazione di colonie sui territori strappati ai nemici. I cittadini dei nuovi centri provenivano sia da Roma,

sia dalle altre comunità latine e spesso vi venivano inglobati anche gli abitanti originari della località

colonizzata. Nel 486 a.C. Roma completo il suo sistema di alleanze stringendo un accordo con gli Ernici, i

termini dell'alleanza furono i medesimi del trattato cassiano.

22.3 I conflitti con Sabini, Equi e Volsci

l'alleanza con la Lega Latina e con gli ernici si rivelò preziosa per fronteggiare la minaccia proveniente da tre

popolazioni che dagli Appennini premevano verso la piana costiera del Lazio : i sabini, gli equi, i volsci. I

sabini ostacolavano il commercio del sale lungo la via Salaria, mentre i Volsci impedivano i collegamenti

con la Campania. Questi movimenti facevano parte di un fenomeno generale che coinvolse quasi tutta

l'Italia centro meridionale tra la fine del sesto secolo e gli inizi del secolo seguente e di cui furono

protagoniste popolazioni italiche affini dal punto di vista linguistiche definite osco Sabelliche. e loro sedi

originarie nelle regioni più impervie dell'appennino centrale meridionale non erano in grado di assicurare la

sopravvivenza di una popolazione così la soluzione fu quella di migrare verso terre più fertili.

Le fonti riportano per il quinto secolo avanti una serie interminabile di conflitti tra Roma e le popolazioni

montanare in particolare gli equi e i volsci. Spesso l'esito fu favorevole a Roma e ai suoi alleati ma non si

giunse mai una svolta definitiva. Più che di vere e proprie campagne di guerra, è più probabile che si sia

trattato di razzie e il prolungarsi di queste fu una delle cause della recessione economica che colpì la città

nel quinto secolo a.C.

A sud di Roma i volsci riuscirono a occupare tutta la pianura pontina e in pochi anni tutta la parte

meridionale del Lazio andò perduta. Nell'area dei Colli Albani l'avanzata dei volsci si saldò con quella di un

popolo loro affine quello degli equi. Conquistarono la regione dei Monti prenestini e due importanti città

latine, Tivoli e preneste punto gli alleati romani, latini ed ernici riuscirono a bloccare gli equi al passo

dell'algido nel 431 a.C.

Ehi ancora più a nord invece troviamo i sabini che minacciavano direttamente Roma. I quali Ehi fecero un

attacco improvviso come quello condotto su Roma nel 460 a.C dal Sabino Appio Erdonio sventato solo

grazie al soccorso di un esercito di tuscolo.

22.4 Il conflitto con Veio etruschi

La potente città etrusca di veio era rivale di Roma nel controllo delle vie di comunicazione lungo il basso

corso del Tevere e delle saline che si trovavano alla foce del fiume.

Il conflitto tra Roma e veio si protrasse per quasi tutto il V secolo a.C. e sfociò in tre lunghe campagne di

guerra. Nella prima (483-474 a.C) i Veienti riuscirono ad occupare Fidene, un avamposto sulla riva sinistra

del Tevere. La reazione di Roma finì in tragedia un esercito di circa 300 soldati venne annientato presso il

torrente Cremera e Veio si vide riconoscere il possesso su Fidene. nella seconda guerra veiente (437-

a.C.) I romani riuscirono a vendicare la sconfitta, il romano Aulo Cornelio Cosso uccise in duello quello che

le fonti chiamano il tiranno di Veio, Lars Tolumnio. Fidene venne conquistata sul territorio trasformato in

agro pubblico. Nella terza guerra (405-396 a.C) le operazioni si concentrarono lungo le mura della stessa

Veio, assediata per 10 anni dai romani. Nell'assedio la città venne presa e rasa al suolo e anche il suo

territorio venne incamerato come agro pubblico.

Il conflitto con Veio segnò una svolta importante nella storia di Roma, infatti il lunghissimo assedio aveva

tenuto per molti anni i soldati romani lontano dai loro campi e si rese perciò necessaria l'introduzione di

una paga detta stipendium. per farvi fronte venne introdotta una tassa straordinaria chiamata tributum che

gravava proporzionalmente sulle diverse classi di censo, il rapporto alle loro proprietà la tassazione perciò

colpiva più pesantemente le classi più facoltose che costituivano la maggioranza.

22.5 L’invasione gallica

I risultati raggiunti da Roma con il successo su Veio furono messi in pericolo da un evento improvviso e

drammatico la calata dei Galli sulla città. Una delle ultime tribù galliche ad entrare in Italia fu quella dei

Senoni, che avrebbero occupato il territorio del ager gallicus, corrispondente alla Romagna e alle Marche.

Nel 390 a.C. i Senoni Attaccarono Roma in cerca di nuove sedi, l'esercito romano frettolosamente arruolato

per affrontarli più che essere sconfitto si dissolse letteralmente al primo contatto e si rifugiò tra le rovine di

Veio. Roma rimasta priva di difese venne presa e saccheggiata, successivamente i Galli scomparvero tanto

rapidamente quanto erano comparsi.

Gli eserciti messi in campo da Roma furono costituiti per meno di 1/3 da cittadini romani e per oltre 2/3 da

forze alleate al di fuori dell'antico Lazio Roma attuò la concessione di una forma parziale di cittadinanza

romana, la civitas sine suffragio. I titolari erano tenuti agli stessi obblighi dei cittadini romani in particolare a

prestare il servizio di leva e a pagare il tributum, ma non avevano diritto di voto nell'assemblea popolari di

Roma né potevano essere eletti alle magistrature dello Stato romano.

22.9 La seconda guerra sannitica

la Fondazione di colonie di diritto latino a Cales e soprattutto a Fregelle provocò una nuova crisi tra le due

potenze, i romani e i sanniti punto la causa scatenante della seconda guerra sannitica (326-304 a.C.) è però

da ricercare nelle divisioni interne di Napoli, dove si fronteggiavano le masse popolari favorevoli ai sanniti e

le classi più agiate favorevoli ai romani. I romani sollecitati ad intervenire riuscirono abbastanza

rapidamente a sconfiggere i sanniti, ma il tentativo di penetrare a fondo nel Sannio si risolse in un

fallimento e nel 321 a.C. gli eserciti romani vennero circondati al passo delle forche caudine e costretti alla

resa. Dopo tale disastro per qualche anno vi fu un'interruzione nelle operazioni militari Ehi punto i romani

approfittarono di questo intervallo per rinforzare le proprie posizioni in Campania dove vennero create due

nuove tribù.

Le ostilità si riaccesero nel 316 a.C. per responsabilità dei romani virgola che attaccarono la località di

Saticula. Le prime operazioni furono nuovamente favorevoli ai sanniti che nell'anno seguente conseguirono

un'importante vittoria a Lautulae. Negli anni successivi Roma iniziò la riconquista, con una strategia a lungo

termine che La Lega sannitica non era strutturalmente in grado di sviluppare, Saticula che venne

conquistata nello stesso 315 a.C. Successivamente venne ripresa anche Fregelle.

In questi stessi anni Roma procedette anche a preparare il suo esercito, la legione venne suddivisa in 30

reparti, detti manipoli, Ehi ognuno dei quali comprendeva 120 uomini. La legione veniva schierata su tre

linee ciascuna composta da 10 manipoli: i primi ad affrontare il nemico erano i principes, poi venivano gli

hastati ed infine i triarii. L'ordinamento manipolare era in grado di assicurare una maggiore flessibilità

all'esercito romano nelle regioni montuose dell'Italia centro meridionale. Inoltre cambiò anche

l'equipaggiamento dei Legionari, che adottarono lo scudo rettangolare e il giavellotto.

Roma fu così in grado di affrontare una minaccia su due fronti: a sud contro i sanniti e a nord contro una

coalizione della città dell'etruria, con quest'ultima siglò una tregua nel 308 a.C. Scongiurato il pericolo

etrusco di eserciti romani poterono concentrare il proprio sforzo contro i sanniti Ehi e si concluse con il

rinnovo del trattato di alleanza del 354 a.C. Con il quale Roma tornò definitivamente in possesso di Fregelle

e Cales.

22.10 La terza guerra sannitica

La sconfitta del 304 a.C. Non aveva annichilito i Sanniti. Lo scontro decisivo con Roma si riaprì nel 298 a.C.,

quando essi attaccarono i lucani. I romani accorsero prontamente in aiuto degli aggrediti dando così inizio

alla guerra. Il comandante dei sanniti, Gellio Egnazio, dopo una marcia di centinaia di chilometri con il suo

esercito era riuscito a dar vita a un'ampia coalizione anti romana che comprendeva etruschi Galli e umbri.

Lo scontro decisivo venne nel 295 a.C a Sentino. eserciti riuniti dei due Consoli romani riuscirono a

prevalere sui sanniti e Galli.

I Sanniti battuti in un'altra battaglia ad Aquilonia nel 293 a.C. Non potere non reagire alla Fondazione della

grande colonia Latina di Venosanella. Costretti ad assistere impotenti si videro obbligati a chiedere la pace

nel 290 a.C.

Successivamente vi fu un tentativo da parte dei Galli, alleati di alcune città etrusche, di penetrare nell'italia

centrale, ma l'attacco dei Galli e degli etruschi fu bloccato nel 283 a.C. nella battaglia del lago Vadimone. La

controffensiva romana colpì dapprima le città dell'etruria meridionale e poi raggiunse anche l'etruria

settentrionale la vicina Umbria.

Nella marcia verso l'adriatico già nel 290 a.C. vennero sconfitti i sabini e i pretuzzi. L'adriatico settentrionale

successivamente venne fondata subito dopo la conquista la colonia romana di Sena Gallica (Senigallia) e nel

268 a.C. La colonia Latina di Rimini.

Vistisi circondati da ogni parte i piceni tentarono una disperata reazione contro Roma nel 296 a.C. ma pochi

anni dopo furono costretti alla resa.

Ehi infine la conquista del Piceno venne consolidata con la creazione di una colonia Latina a Fermo nel 264

a.C.

22.11 La guerra contro Taranto e Pirro

Secondo un trattato risalente agli ultimi decenni del IV secolo a.C. Roma si era impegnata a non

oltrepassare con le sue navi da guerra il capo Lacinio e dunque a non penetrare nelle acque del Golfo di

Taranto.

Nel 282 a.C. tuttavia una città greca che sorgeva sulle rive calabre del Golfo, Turi, minacciata dai lucani

richiese l'aiuto di Roma. Nelle successive operazioni in difesa dei Turini i romani insediarono una

guarnigione nella città e inviarono una flotta dinanzi alle acque di Taranto. A Taranto prevalse la fazione

democratica ostile a Roma e i Tarantini attaccarono le navi romane, affidandone alcune, poi marciarono su

Turi espellendone la guarnigione romana. Taranto si vide ben presto ridotta a malpartito e decise di

ricorrere al soccorso di un condottiero della madrepatria greca: Pirro, in generale di eccezionali qualità e di

grandi ambizioni.

Nel 280 a.C. Pirro sbarco in Italia con un esercito di 22 mila fanti, 3000 cavalieri e venti elefanti da guerra.

Roma si vide costretta ad arruolare per la prima volta i capite censi virgola in nullatenenti ad allora esentati

dal servizio militare. I romani subirono comunque una sanguinosa sconfitta a Eraclea punto la battaglia

costò tuttavia gravissime perdite anche all'esercito di Pirro. La battaglia di Ericlea vise gravemente in

pericolo le posizioni romane nell'italia meridionale. Le città greche, i lucani e i bruzi si schierarono dalla

parte di Pirro, seguiti dai sanniti Pirro però non seppe cogliere immediatamente i frutti del suo successo e

decise di intavolare trattative di pace. Pirro chiedeva libertà e autonomia per le città greche dell'Italia

meridionale e la restituzione dei territori strappati a lucani bruzi e sanniti, furono respinte tutte queste

richieste grazie anche all'intervento del vecchio Appio Claudio Cieco.

Pirro dopo aver rafforzato il suo esercito reclutando mercenari si mosse verso l’Apulia settentrionale. Lo

scontro con il nuovo esercito inviato da Roma avvenne ad Ascoli satriano nel 279 a.C. E la vittoria fu ancora

una volta di Pirro, ma di nuovo le sue perdite furono gravissime. Pirlo aveva vinto due grandi battaglie ma

non era riuscito a concludere la guerra. Roma sembrava in grado di poter resistere all'infinito, mentre i

rapporti tra Pirro e i suoi alleati dell'Italia meridionale si andavano deteriorando. Per questo motivo Pirro

accolse le domande di aiuto che gli venivano da Siracusa non più in grado di opporsi da sola ai cartaginesi

per il dominio della Sicilia. Pirro passo di vittoria in vittoria, costringendo i cartaginesi a chiudersi a Lilibeo.

anche in Italia la situazione stava precipitando. Approfittando dell'assenza di Pirro, i romani avevano

conquistato posizioni su posizioni. Lo scontro decisivo con le forze romane avvenne nel 275 a.C. Nella città

di Malavento, dove le truppe di Pirro in grave inferiorità numerica furono questa volta messe in fuga.

Qualche anno più tardi venne fondata una colonia Latina col nome di Benevento.

Pirro morì nel 272 a.C. ehm e nel medesimo anno Taranto si arrese entrando nel novero dei socii di Roma,

con l'obbligo di fornire navi ed equipaggi alle sue flotte.

CAPITOLO 23

23.1 La prima guerra punica Nel 264 a.C. Roma controllava gran parte dell’ Italia peninsulare fino allo stretto di Messina. In quest’area gli interessi di Roma entrarono in conflitto con quelli dell’alleata Cartagine. Il pretesto dello scontro fu fornito dai Mamertini , mercenari di origine italica che, dopo essere stati congedati dal re di Siracusa, Agatocle, si erano impadroniti con la forza di Messina. Tale comportamento provocò la reazione dei Siracusani, guidati dal generale Ierone , che inflissero ai Mamertini una severa sconfitta e puntarono su Messina. I Mamertini accolsero l’offerta di aiuto dei Cartaginesi , che miravano a impedire ai Siracusani di impadronirsi dell’area dello Stretto. Ierone fu costretto a far ritorno a Siracusa, dove venne proclamato re. I Mamertini si stancarono della tutela cartaginese e decisero di fare appello a Roma. In senato si svolse un dibattito a favore o contro l’intervento. L’assemblea popolare romana , alla quale il senato aveva rimesso la decisione, votò per l’invio di un esercito , per non lasciare ai Cartaginesi il controllo della zona strategica dello Stretto (e del Tirreno) e per poter mettere piede nella ricca Sicilia. Questa decisione aprì la prima guerra punica (264-241 a.C.). I Romani riuscirono a respingere la controffensiva di Cartaginesi e Siracusani. Nel 263 a.C. Ierone II decise di concludere una pace e di schierarsi dalla parte di Roma. Il sostegno di Ierone II facilitò il trasporto dei rifornimenti necessari agli eserciti romani per proseguire le ostilità. Nel 261 a.C. cadde in mano romana la base cartaginese di Agrigento. Grazie alla superiorità navale, Cartagine conservava però un saldo controllo su molte località costiere della Sicilia. A Roma si decise quindi per la creazione di una grande flotta di quinquiremi, contando anche sull’aiuto delle città greche dell’Italia meridionale, che fornirono buona parte dei marinai e dei comandanti. Nel 260 a.C. ci fu una vittoria del console Caio Duilio sulla flotta cartaginese nelle acque di Milazzo. Essa venne attribuita all’introduzione dei cosiddetti corvi, ponti mobili dotati di arpioni che, agganciandosi alle navi nemiche, ne consentivano l’abbordaggio, dando modo ai Romani di far valere l’abilità dei loro soldati negli scontri corpo a corpo e compensando la loro minore esperienza nelle manovre sul mare.

Roma pensò di poter attaccare Cartagine in territorio africano. L’invasione iniziò nel 256 a.C.: la flotta romana sconfisse quella cartaginese al largo di capo Ecnomo (ad est di Agrigento) e fece sbarcare l’esercito in Africa. Il console Marco Attilio Regolo , imponendo condizioni durissime, fece fallire le trattative di pace che erano state avviate e non riuscì ad approfittare del malcontento contro Cartagine. Nel 255 a.C. Regolo venne battuto da un esercito cartaginese comandato dal mercenario spartano Santippo. Inoltre, la flotta romana incappò in una tempesta e perse buona parte delle sue navi. Nel 249 a.C., a seguito della sconfitta nella battaglia navale di Trapani e dell’ennesimo naufragio , Roma fu privata di forze navali e dei mezzi necessari per allestire una nuova flotta. I Cartaginesi, anch’essi esausti, non seppero sfruttare la loro superiorità sui mari, mentre sulla terra furono costretti a limitarsi ad azioni di disturbo degli eserciti romani che assediavano Trapani e Lilibeo (condotte dal loro nuovo generale, Amilcare Barca ), che tuttavia non poterono dare una svolta decisiva alla guerra. Solo dopo qualche anno Roma fu in grado di costruire una nuova flotta e venne inviata al comando del console Caio Lutazio Catulo ad assediare Trapani e Lilibeo. La flotta dei Cartaginesi fu sconfitta alle isole Egadi nel 241 a.C. e Cartagine domandò la pace. Le clausole del trattato prevedevano lo sgombero dell’intera Sicilia e delle isole che si trovavano tra la Sicilia e l’Italia (le Lipari e le Egadi) e il pagamento di un indennizzo di guerra. 23.2 La prima provincia romana Per la prima volta Roma era venuta in possesso di un ampio territorio fuori dalla penisola italiana. Alle comunità un tempo soggette a Cartagine venne imposto il pagamento di un tributo annuale, consistente in una parte del raccolto di cereali, di cui la Sicilia era grande produttrice. La riscossione dell’imposta, l’amministrazione della giustizia, il mantenimento dell’ordine interno e la difesa dalle aggressioni esterne nei nuovi possedimenti siciliani vennero affidati a un magistrato romano inviato annualmente nell’isola. A partire dal 227 a.C. vennero eletti due nuovi pretori : uno dei nuovi magistrati venne inviato in Sicilia , l’altro in Sardegna. Da questo momento il termine provincia , che originariamente

territorio bresciano e i Veneti preferirono schierarsi dalla parte di Roma. I Galli riuscirono a penetrare in Etruria e a ottenere qualche successo, ma nel 225 a.C. vennero annientati a Telamone. A Roma ci si rese conto che la conquista della valle Padana era necessaria per allontanare definitivamente la minaccia delle incursioni galliche. La campagna fu coronata dalla vittoria sugli Insubri a Casteggio nel 222 a.C. e dall’occupazione del loro centro principale, Mediolanum (attuale Milano). La fondazione di due grandi colonie latine a Piacenza e Cremona , nel 218 a.C., consolidò i successi ottenuti. All’indomani della vittoria nella seconda guerra punica, Roma procedette alla definitiva sottomissione della pianura padana , con la fondazione di numerose colonie, tra le quali Aquileia , per la sua importanza strategica ai confini nord-orientali della pianura. Fondamentale per l’organizzazione e il consolidamento della conquista si rivelò la costruzione della rete stradale : la via Flaminia , da Roma a Rimini; la via Emilia , da Rimini a Piacenza; la via Postumia , da Genova ad Aquileia. 23.5 I Cartaginesi in Spagna e i segnali della seconda guerra punica Sotto l’impulso della famiglia Barca (di Amilcare prima, poi del genero Asdrubale e infine del figlio Annibale ) Cartagine aveva ampliato la sua presenza in Spagna. Con Asdrubale si era giunti alla fondazione della colonia di Nuova Cartagine ( Carthago Nova , oggi Cartagena). Questo destò l’allarme della città greca di Marsiglia (che nella Spagna settentrionale aveva interessi economici e aveva impiantato insediamenti commerciali) e di Roma, di cui Marsiglia era alleata. Nel 226 a.C. Asdrubale aveva siglato con Roma un trattato, il cosiddetto «trattato dell’Ebro» , in virtù del fiume che avrebbe dovuto delimitare le due sfere di competenza (romana a nord, cartaginese a sud). Un potenziale elemento di contrasto era però costituito dall’alleanza tra Roma e la città iberica di Sagunto , che si trovava a sud dell’Ebro. 23.6 La seconda guerra punica La questione di Sagunto venne sfruttata da Annibale per far esplodere un conflitto di rivincita su Roma. Sagunto , da lui attaccata, chiese l’aiuto di Roma , ma la risposta del senato non fu pronta. Ambascerie di protesta vennero inviate ad Annibale e a Cartagine, ma l’Urbe si preparò alla guerra soltanto quando Annibale aveva già espugnato la città (218 a.C.). Il piano di Annibale era rischioso: colpire il nemico nella penisola italica. Dal momento che i Cartaginesi erano in stato di inferiorità sui mari, l’invasione dell’Italia avvenne via terra, attraverso le frontiere settentrionali, dove Annibale sperava di guadagnare l’appoggio delle tribù da poco sottomesse da Roma. Annibale partì nel 218 a.C. dalla base di Cartagena con un esercito imponente, rafforzato dalle truppe spagnole. Valicati i Pirenei, riuscì a evitare lo scontro con l’esercito romano al comando di Publio Cornelio Scipione , inviato in Spagna per intercettarlo. L’esercito cartaginese riuscì ad attraversare le Alpi, pur subendo gravi perdite, ma ottenendo il sostegno di Boi, Insubri e Liguri. Sul fiume Ticino le superiori forze di cavalleria cartaginesi prevalsero su quelle romane, guidate da Publio Scipione. Lo scontro successivo si ebbe sul fiume Trebbia , dove Annibale sconfisse gli eserciti di Scipione e del console Tiberio Sempronio Longo.

L’anno seguente il generale cartaginese oltrepassò gli Appennini e sorprese le truppe del console Caio Flaminio al lago Trasimeno. L’esercito romano venne distrutto, lo stesso Flaminio fu tra le vittime. La strategia che Roma scelse di mettere in campo in tale frangente fu quella del logoramento , sostenuta dall’ex console Quinto Fabio Massimo , che venne nominato dittatore: dovevano essere evitati gli scontri diretti, arginate le mosse di Annibale e impediti eventuali aiuti da Cartagine o dalla Spagna. Per questa sua politica Quinto Fabio Massimo fu detto Cunctator (‘ il temporeggiatore’ ). Scaduti i sei mesi della dittatura di Fabio Massimo, l’Urbe decise di passare di nuovo all’offensiva. Ma nel 216 a.C. gli eserciti congiunti dei consoli Caio Terenzio Varrone e Lucio Emilio Paolo furono annientati nella piana di Canne , presso Canosa di Puglia. La guerra pareva così perduta per Roma. Numerose comunità dell’Italia meridionale, tra le quali Capua, disertarono. Nel 215 a.C. morì Ierone II di Siracusa e il nipote Ieronimo, suo successore, decise di schierarsi dalla parte di Cartagine. Nel medesimo anno i Romani vennero a conoscenza di un patto di alleanza tra Annibale e Filippo V di Macedonia. L’Italia centrale rimase però fedele a Roma. La ripresa della strategia attendista di Fabio Massimo consentì a Roma di riguadagnare le posizioni perdute nel Mezzogiorno. Nel 212 a.C. anche Taranto si schierò dalla parte dei Cartaginesi, ma il piccolo presidio romano che continuava ad occupare la cittadella e a sorvegliare il porto impedì ad Annibale di ottenere via mare quei rinforzi di cui aveva bisogno. Nel 211 a.C. Capua venne riconquistata dai Romani. In Sicilia le forze romane, al comando di Marco Claudio Marcello , riuscirono nel 212 a.C. a conquistare e a saccheggiare Siracusa dopo un lungo assedio. Nell’Adriatico una flotta di 50 quinquiremi impedì un’invasione dell’Italia da parte di Filippo V e un suo congiungimento con le forze di Annibale. Le operazioni contro Filippo in questa che fu chiamata prima guerra macedonica coinvolsero in misura limitata gli eserciti romani. Roma riuscì a paralizzare l’azione del re macedone creando una coalizione di Stati greci a lui ostili.

La Spagna nella seconda guerra punica Africa Settentrionale 23.7 La seconda guerra macedonica

Conclusasi la guerra con Cartagine, Roma fu impegnata a contrastare le mire espansionistiche di Filippo V di Macedonia. L’attivismo del re nell’area dell’Egeo e sulle coste dell’Asia Minore lo avevano portato a scontrarsi con le due maggiori potenze dell’area, il regno di Pergamo e la repubblica di Rodi. Le tensioni sfociarono in guerra aperta nel 201 a.C.. Filippo fu battuto in una battaglia navale da Pergameni e Rodii al largo di Chio , ma poco dopo riuscì a infliggere una dura sconfitta alla flotta rodia a Lade , nelle acque tra Samo e Mileto. I coalizzati si rivolsero a Roma, con cui il re di Pergamo Attalo I aveva da tempo relazioni di amicizia. A Roma, i comizi centuriati votarono la guerra. Fu deciso tuttavia di inviare a Filippo un ultimatum , in cui gli si intimava di ripagare i danni di guerra inflitti agli alleati di Roma e di astenersi dall’attaccare gli Stati greci. Il re macedone lo ignorò e la mossa diplomatica valse a Roma il sostegno di alcuni Stati, tra i quali Atene. Alla fine del 200 a.C. l’esercito romano sbarcò nella città di Apollonia. La Lega etolica decise di unirsi alla coalizione antimacedone. Nel 198 a.C. il nuovo comandante romano, il giovane console Tito Quinzio Flaminino chiese la liberazione della Tessaglia, una regione che era sotto il dominio della monarchia macedone dai tempi di Filippo II, padre di Alessandro. La richiesta venne respinta, ma ottenne il risultato che gli Stati della Grecia si schierarono dalla parte dei Romani ‘liberatori’. Sul campo di battaglia di Cinocefale , in Tessaglia, l’esercito di Filippo V venne sbaragliato. Il re macedone fu costretto ad accettare dure condizioni di pace, che prevedevano il ritiro delle guarnigioni macedoni in Grecia, il pagamento di un’indennità e la consegna della flotta. Filippo poté tuttavia conservare il suo regno di Macedonia. Nel 196 a.C., durante i Giochi Istmici tenutisi presso Corinto Flaminino proclamò l’autonomia e la libertà delle città greche , anche dall’obbligo di versare tributi e di ospitare guarnigioni. Nel 194 a.C. l’esercito romano si ritirò dal territorio greco. 23.8 La guerra siriaca Nei medesimi anni erano iniziate trattative diplomatiche con Antioco III. Il re di Siria, approfittando della debolezza dell’Egitto e delle difficoltà del regno di Macedonia, aveva esteso

I territori strappati ad Antioco nell’Asia Minore occidentale vennero spartiti tra i due più fedeli alleati di Roma, il re di Pergamo Eumene II e la repubblica di Rodi. Furono escluse dalla spartizione le città greche della costa (che si erano prontamente schierate dalla parte di Roma), le quali ottennero però l’autonomia. 23.9 Le trasformazioni politiche e sociali L’ampliamento degli orizzonti di Roma a seguito delle vittorie militari comportò una serie di cambiamenti anche nell’assetto politico e sociale interno. Una prima vicenda, nota come « processo degli Scipioni », mostrò l’acuirsi dei contrasti all’interno della stessa classe dirigente romana e i nuovi scenari di lotta politica che si andavano delineando. Nel 187 a.C. alcuni tribuni della plebe accusarono Lucio Cornelio Scipione , vincitore di Antioco III, di essersi appropriato di parte dell’indennità di guerra versata dal re di Siria. Nonostante l’intervento del fratello, l’Africano, solo il veto di uno dei tribuni della plebe impedì che Lucio fosse condannato a pagare una multa. Nel 184 a.C. l’attacco venne rinnovato, questa volta contro lo stesso Scipione Africano , forse per aver condotto trattative di carattere personale con il re di Siria. Scipione rifiutò di rispondere alle accuse , limitandosi a ricordare i servigi da lui resi allo Stato e a ritirarsi, in una sorta di esilio politico, nelle sue proprietà di Literno, nella Campania settentrionale. Qui morì l’anno successivo. Il processo agli Scipioni, ispirato da una figura politica emergente di questo periodo, Marco Porcio Catone , era soprattutto un attacco contro una personalità eccezionale sia per le cariche che aveva rivestito sia per il suo carisma. Perseguendo l’Africano, Catone intendeva colpire soprattutto i personalismi che rischiavano di mettere in pericolo la gestione collettiva della politica da parte della nobilitas. Venne promulgata nel 180 a.C. la Legge Villia , che introdusse l’obbligo di un’età minima per rivestire le diverse magistrature e dell’intervallo di un biennio tra una carica e l’altra. Fu un tentativo di regolare una competizione politica sempre più accesa e si affiancava a numerose disposizioni precedenti. Nei medesimi anni la diffusione in tutta l’Italia del culto di Bacco rivelò un rinnovato interesse religioso e culturale, ma anche sociale, dal momento che i devoti di Bacco provenivano in buona parte dalle classi sociali inferiori. La reazione a questo movimento fu durissima. Nel 186 a.C. il senato diede mandato ai consoli di condurre una rigorosissima inchiesta. I Baccanali dovevano essere stroncati in ogni modo. Negli anni seguenti molti sacerdoti del culto vennero imprigionati o messi a morte. Dalle disposizioni prese si comprende che ciò che aveva indotto il senato ad adottare misure punitive e restrittive così drastiche non fu tanto la necessità di reprimere le pratiche orgiastiche o i presunti crimini che si attribuivano ai Baccanali, quanto piuttosto il fatto che i devoti del dio si fossero dati un’organizzazione interna autonoma rispetto a quella dello Stato romano e dunque potenzialmente pericolosa nei suoi risvolti politici. 23.10 LA TERZA GUERRA MACEDONE

Il re macedone Filippo V ebbe pretese sulle città della costa tracia ma frustato da Roma e da Eumene II, re di pergamo, fu costretto a cedere e inviò il figlio Demetrio a Roma a sostenere la sua causa. Nel 179 a.C. Filippo V morì e il suo successore fu il figlio maggiore Perseo. L’elemento democratico e nazionalista di molte città greche cominciò a volgersi verso Perseo. Agli occhi di Roma ogni mossa diplomatica di Perseo era interpretata come gesti di sfida. Nel 172 a.C. Eumene di Pergamo si presentò a Roma con molte accuse contro Perseo. Nel 171 a.C. si avviarono le prime operazioni di guerra; la svolta si ebbe nel 168 a.C.: Perseo fu costretto dal nuovo comandante romano (Lucio Emilio Paolo) ad accettare la battaglia, dove il suo esercito fu sbaragliato. Il re macedone fu portato prigioniero in Italia e la monarchia abolita in Macedonia: fu divisa in quattro repubbliche indipendenti che non potevano intrattenere rapporti tra loro. I quattro Stati dovevano versare un tributo a Roma. Simile fu la sorte dell’lIlira (schierata con Pereseo, divisa in tre Stati, anch’essi tributari a Roma) e dei Molossi (anch’essi schierati con Perseo, furono puniti con la totale devastazione del loro territorio). CAPITOLO 23.11 LA QUARTA GUERRA MACEDONICA E LA GUERRA ACAICA Particolarmente tesi erano i rapporti con la Lega achea (deportazione di Achei a Roma). Una rivolta in Macedonia riuni’ per l’ultima volta le forze macedoni sotto la monarchia, con un tale Andrisco (militare macedone). Lui nel 148 a.C. venne sconfitto a Pidnia dal pretore Cecilio Metello (politico romano); quest’ultimo riusci’ ad entrare nel Peloponneso. La Macedonia vene ridotta in provincia romana. Corinto (= citta’ principale della Lega) venne saccheggiata e distrutta nel 146 a.C. CAPITOLO 23.12 LA TERZA GUERRA PUNICA Anche Cartagine, insieme a Corinto, fu distrutta. Cartagine si era ripresa con sufficiente rapidita’ economica e politica. Nel 151 a.C. a Cartagine prevalse il partito della guerra, ma tale decisione si rivelo’ disastrosa: l’esercito cartaginese privo di addestramenti venne fatto a pezzi. Nel 201 a.C. gia’ da tempo a Roma premevano per la distruzione di Cartagine. Nel 149 a.C. un impotente esercito sbarco’ in Africa; i Cartaginesi acconsentirono a cedere una notevole quantita’ di armamenti. Quella che si pensava fosse una facile azione militare si trasformo’ in un lungo assedio, risolto nel 146 a.C. da Publio Cornelio Scipione Emiliano (figlio di Lucio Emilio Paolo, comandante romano). La citta’ fu rasa al suolo e il suo territorio trasformato nella provincia d’Africa. CAPITOLO 23.13 LA SPAGNA Nel 146 a.C. Roma non era riuscita a venire a capo della situazione in Spagna. I romani si erano stabiliti nel Meridione e nella parte settentrionale. Nel 197 a.C. le due aree vennero organizzate nelle nuove provincie di Spagna: Spagna Citerione a nord e Spagna Ulteriore a sud. Le due province comprendevano solamente le regioni costiere della Spagna Meridionale e Orientale.

188 a.C.: pace di Apamea. 187 a.C.: costruzione della via Emilia. 186 a.C.: Senatus consultum de Bacchanalibus. 180 a.C.: Legge Villia. 179 a.C.: morte di Filippo V di Macedonia. 171 a.C.: inizio della terza guerra macedonica (fino al 168 a.C.). 168 a.C.: battaglia di Pidna. 167 a.C.: suddivisione della Macedonia in quattro repubbliche indipendenti; deportazione di 1.000 esponenti della Lega achea a Roma. 149 a.C.: inizio della terza guerra punica (fino al 146 a.C.). 149-148 a.C.: quarta guerra macedonica. 147 a.C.: guerra contro i Lusitani (fino al 139 a.C.); guerra acaica (fino al 146 a.C.). 146 a.C.: distruzione di Corinto; distruzione di Cartagine. 137 a.C.: inizio della guerra numantina (fino al 133 a.C.). 133 a.C.: conquista di Numanzia.