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Morfologia, Sintassi e Semantica, Appunti di Glottologia

Morfologia indoeuropea, sintassi e semantica + accenni di pragmatica. II parte del corso di Glottologia a.a. 2021/2022

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 27/01/2022

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Lezione 6 Morfologia sincronica e diacronica
Il lessico (lexis, discorso) è l'insieme di parole = lessemi di una lingua, studiata dalla lessicologia.
Morfologia (morphé, forma): come nel sistema linguistico le parole si formano e strutturano =
l’organizzazione dei morfemi e il modo in cui si combinano per creare parole = la loro
distribuzione.
Parola o lessema = segno che nella percezione del parlante funge da entità autonoma della lingua (1
parola isolata = 1 segno linguistico compiuto = 1 unità separabile costitutiva di un messaggio),
minima combinazione di morfemi (1 parola = almeno 1 morfema), di cui (di solito) almeno 1
morfema di tipo lessicale (significato referenziale). È l’unità minima del lessico.
Morfemi = elementi minori dotati di significato, unità minime di prima articolazione (unità di
significante dotate di significato) che si combinano a formare parole. Sono l’unità minima della
morfologia.
Il morfo è la forma percepibile che realizza un morfema, è il significante di un morfema. Il
morfema è anche dotato di significato, mentre il morfo è solo l'aspetto di significante del morfema.
Per uno stesso morfema possiamo avere più morfi - i cosiddetti allomorfi, le varianti formali di uno
stesso morfema, hanno origine comune e sono simili a livello di suoni. Ciascuno dei morfi che
realizzano lo stesso significato i un altro morfo sono equifunzionali.
Sempre: significato identico ma forma diversa + distribuzione complementare = 2 allomorfi hanno
la stessa posizione in una parola, ma non si trovano mai insieme.
Allomorfia: affinità fonetica tra i diversi morfi che realizzano lo stesso morfema Diacronia: origine
comune; sincronia: modificazioni fonetiche (es. assimilazione In- in in-utile vs. il- in il-lecito = 2
allomorfi = 1 morfema (pref. negazione in-).
Suppletivismo: 1 morfema lessicale in almeno due parole connesse può essere sostituito da un altro
morfo che ha forma diversa, ma con lo stesso significato, perché ha anche un'etimologia diversa.
Acq-ua = idr-ico. Due morfemi con origini diverse.
A volte hanno la stessa etimologia, ma una forma è mutata diacronicamente, mentre l’altra è più
antica e viene usata come arcaismo.
Sono complementari perché dove si trova uno non si trova l'altro. Altrimenti sarebbero sinonimi.
Caballus e equus erano sinonimi, invece in italiano no.
2 punti di vista principali: classificazione funzionale o posizionale, in base alla posizione dei
morfemi all'interno della parola e modo in cui contribuiscono alla sua struttura.
Tassonomia morfologica:
Classificazione funzionale, in base ai valori con cui il morfema compone la parola.
-Lessicali = significato referenziale, concettuale (processo mentale che però richiama
a un referente nella realtà esterna) e denotativo (denota qualcosa della realtà esterna)
fa riferimento alla realtà esterna rappresentata nella lingua da un processo mentale.
-Grammaticali = significato funzionale o grammaticale - ha valore soltanto
internamente al sistema linguistico, non ha riferimento diretto alla realtà esterna.
Non hanno un corrispondente diretto, non hanno significato nella realtà esterna.
Possono cambiare tantissimo da un sistema linguistico a un altro.
I morfemi lessicali sono una classe aperta, accoglie sempre nuove parole.
I morfemi grammaticali sono una classe chiusa.
I morfemi grammaticali:
-Derivazionali, servono a costruire parole nuove derivandole da altre parole che già
esistono (es. al forma dentale a partire da dente).
-Flessionali, hanno la funzione di marcare flessionalmente la parola (segnala il
significato minimo previsto obbligatoriamente dal sistema grammaticale di una
lingua per ciascuna parola), ma senza modificare il significato del morfema lessicale.
È diverso in ogni lingua (in italiano sing/plur, masch/femm), ad esempio -e in
dentale, ci specifica il singolare.
Il minimo che l'italiano richiede in una parola è che marchi il genere e il numero6
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Lezione 6 Morfologia sincronica e diacronica Il lessico ( lexis, discorso) è l'insieme di parole = lessemi di una lingua, studiata dalla lessicologia. Morfologia ( morphé, forma): come nel sistema linguistico le parole si formano e strutturano = l’organizzazione dei morfemi e il modo in cui si combinano per creare parole = la loro distribuzione. Parola o lessema = segno che nella percezione del parlante funge da entità autonoma della lingua ( parola isolata = 1 segno linguistico compiuto = 1 unità separabile costitutiva di un messaggio), minima combinazione di morfemi (1 parola = almeno 1 morfema), di cui (di solito) almeno 1 morfema di tipo lessicale (significato referenziale). È l’unità minima del lessico. Morfemi = elementi minori dotati di significato, unità minime di prima articolazione (unità di significante dotate di significato) che si combinano a formare parole. Sono l’unità minima della morfologia. Il morfo è la forma percepibile che realizza un morfema, è il significante di un morfema. Il morfema è anche dotato di significato, mentre il morfo è solo l'aspetto di significante del morfema. Per uno stesso morfema possiamo avere più morfi - i cosiddetti allomorfi, le varianti formali di uno stesso morfema, hanno origine comune e sono simili a livello di suoni. Ciascuno dei morfi che realizzano lo stesso significato i un altro morfo sono equifunzionali. Sempre: significato identico ma forma diversa + distribuzione complementare = 2 allomorfi hanno la stessa posizione in una parola, ma non si trovano mai insieme. Allomorfia : affinità fonetica tra i diversi morfi che realizzano lo stesso morfema Diacronia: origine comune; sincronia: modificazioni fonetiche (es. assimilazione In- in in-utile vs. il- in il-lecito = 2 allomorfi = 1 morfema (pref. negazione in-). Suppletivismo : 1 morfema lessicale in almeno due parole connesse può essere sostituito da un altro morfo che ha forma diversa, ma con lo stesso significato, perché ha anche un'etimologia diversa. Acq-ua = idr-ico. Due morfemi con origini diverse. A volte hanno la stessa etimologia, ma una forma è mutata diacronicamente, mentre l’altra è più antica e viene usata come arcaismo. Sono complementari perché dove si trova uno non si trova l'altro. Altrimenti sarebbero sinonimi. Caballus e equus erano sinonimi, invece in italiano no. 2 punti di vista principali: classificazione funzionale o posizionale, in base alla posizione dei morfemi all'interno della parola e modo in cui contribuiscono alla sua struttura. Tassonomia morfologica: Classificazione funzionale , in base ai valori con cui il morfema compone la parola.

  • Lessicali = significato referenziale, concettuale (processo mentale che però richiama a un referente nella realtà esterna) e denotativo (denota qualcosa della realtà esterna) fa riferimento alla realtà esterna rappresentata nella lingua da un processo mentale.
  • Grammaticali = significato funzionale o grammaticale - ha valore soltanto internamente al sistema linguistico, non ha riferimento diretto alla realtà esterna. Non hanno un corrispondente diretto, non hanno significato nella realtà esterna. Possono cambiare tantissimo da un sistema linguistico a un altro. I morfemi lessicali sono una classe aperta, accoglie sempre nuove parole. I morfemi grammaticali sono una classe chiusa. I morfemi grammaticali :
  • Derivazionali , servono a costruire parole nuove derivandole da altre parole che già esistono (es. al forma dentale a partire da dente).
  • Flessionali , hanno la funzione di marcare flessionalmente la parola (segnala il significato minimo previsto obbligatoriamente dal sistema grammaticale di una lingua per ciascuna parola), ma senza modificare il significato del morfema lessicale. È diverso in ogni lingua (in italiano sing/plur, masch/femm), ad esempio -e in dentale, ci specifica il singolare. Il minimo che l'italiano richiede in una parola è che marchi il genere e il numero

Per avere una parola abbiamo bisogno di un morfema flessionale. Morfemi lessicali :  (^) Radice : morfema lessicale che costutuisce l’unità minima a partire da cui sono formate le diverse parole di una famiglia lessicale. Es. dent-  (^) Base derivazionale : morfema lessicale a partire da cui si deriva un altro morfema lessicale = derivato, aggiungendo morfemi derivazionali. Es. dentist- è la base derivazionale di dentist-ico. La parola dente è la base derivazionale di dentista.  (^) Tema : morfema lessicale a partire da cui si attualizzano le diverse forme di una singola parola aggiungendo morfemi flessionali. Ed. dentist- è il tema di dentist-a, dentist-i… La derivazione non è obbligatoria, ma la flessione si, un tema non esiste da solo, ha bisogno di un morfema flessionale. 2 grandi ambiti della morfologia:

  • Derivazione : processo di formazione di una parola, mai obbligatoria (non tutti i morfemi lessicali subiscono lo stesso processo di derivazione, es: puni-re vs. puni- zione ma non stupi-re vs. †stupi-zione).
  • Flessione : processo che dà luogo alle varie forme di una parola, sempre obbligatoria (da applicarsi invariabilmente a qualunque base lessicale ad essa soggetta, es: it. can- non esiste da solo, solo forme flesse can-e, can-i). Derivazione teoricamente prioritaria rispetto a flessione (prima costruiamo parole, a cui poi applichiamo le dovute flessioni); forse per questo: I morfemi derivazionali di solito immediatamente contigui al morfema lessicale, mentre i morfemi flessionali sono più lontani dal morfema lessicale. can-e (morfema lessicale + morfema flessionale). can-il-e (radice lessicale + morfema derivazionale + morfema flessionale). Classificazione posizionale , in base alla posizione nella struttura della parola. Una parola piena richiede sempre un morfema lessicale che fa da testa della parola, alla quale si attaccano degli affissi = i morfemi grammaticali (non danno significato referenziale ma grammaticale, necessitano sempre di un morfema lessicale a cui attaccarsi). Affissi: prefissi, suffissi, infissi (infisso nasale in latino e greco, si inserisce nella radice dei verbi per costruire il tema del presente vs altri tempi - coarticolazione) e circonfissi. A seconda della collocazione, classi diverse di affissi:
  • Prefissi = prima del morfema lessicale. Prefisso negativo in- nella parola in-utile.
  • Suffissi = dopo il morfema lessicale (si chiama desinenza se flessivo). Suffissi -ist- (derivazionale) e -a (flessivo = desinenza) nella parola dent-ist-a.
  • Infissi = all’interno del morfema lessicale. Latino, greco e altre lingue indoeuropee hanno un infisso nasale che si inserisce nella radice dei verbi per costruire il tema del presente vs. altri tempi: lat. presente ind. ru-m-p-o, inf. ru-m-p-ere ‘rompere’, perfetto rup-i, participi passato rup-tum, radice verbale rup-; vi-n-c-o, vi-n-c-ere, perfetto vic-i.
  • Circonfissi = affissi formati da 2 parti, una prefissale e l’altra suffissale, contengono il morfema lessicale al loro interno. A volte le forme dei morfemi non sono isolabili segmentalmente.
  • Morfemi modulari o sostitutivi : si manifestano con sostituzione di 2 fonemi.
  • Morfemi sia modulari che suffissali : es. ted. Buch ‘libro’ ma pl. Büch-er ‘libri’.
  • Morfema zero : una lingua richiede sempre a livello flessionale la marcatura del caso, ma in alcuni casi non si ha alcuna differenza (per ragioni storiche), come foeder (non è che pensavano che foeder non avesse casi), non c'è forma che manifesta i casi, allora non abbiamo un morfo = significante del morfema. Se non c'è

Tutte e tre le classi hanno numerosi membri, ma la prima classe verbale in -are è + produttiva delle altre:

  • accoglie neologismi: instagramm-are, tampon-are, vaccin-are.
    • regolare di altre: mangi-o, mangi-amo, mangi-are vs. cap-isc-o, cap-iamo. Tipologia morfologica : variazione interlinguistica nella morfologia delle diverse lingue del mondo, che è imponente.  (^) Lingue analitica o isolante : poca o nessuna morfologia flessica, in cui parole con significati lessicali e nessun significato grammaticale si combinano con parole con significato grammaticale e senza significato lessicale. Il cinese è l’esempio più tipico, dove troviamo parole invariabili e i significati grammaticali sono espressi da parole senza significato lessicale. L'inglese è l’esempio meno tipico, ormai ha una flessione molto ridotta, solo la terza persona singolare dei verbi ha un morfema flessionale (in danese non c'è neanche questo). L'inglese fa molto ricorso agli ausiliari, es I will = futuro go, solo go ha significato lessicale, I e will non sono significati lessicali. I significati grammaticali sono sciolti, divisi in parole diverse < analysis, atto di sciogliere. Esempio del mandarino, Mama ma made ma ma? La madre rimprovera il cavallo per la canapa?  (^) Lingua sintetica : morfologia flessica sviluppata, una parola esprime il significato lessicale e i vari significati grammaticali < syntesis, fusiva = hanno i morfemi cumulativi o agglutinante = a cascun significato grammaticale corrisponde un morfema specifico, parola scomponibile in morfemi distinti, c'è un rapporto biunivoco 1:1 tra ogni morfema e ogni significato grammaticale. Amaste è una forma sintetica, avete amato è una forma analitica dove solo amato ha significato lessicale e avete esprime quasi tutti i significati grammaticali. Non sono categorie troppo rigide. Morfologia diacronica All'inizio del '900 molti linguisti credevano che il mutamento morfologico fosse unicamente una conseguenza del mutamento fonologico, si pensava che la scomparsa dei casi in italiano fosse stata provocata dalla caduta delle vocali in latino - quindi un cambio del significante prova un cambio di significato. È in realtà una spiegazione semplicistica. La flessione è scomparsa perché si era modificata la sintassi, era diventata inutile. È però pur vero che se cambiano i suoni cambia anche la morfologia, ciò crea allomorfia = forme diverse di un unico morfema. L'allomorfia è diffusissima e tollerata, ma non è ottimale per una lingua. Il mutamento analogico è un mutamento morfologiche che cerca di ridurre il numero di allomorfi di un morfema, crea regolarità, rende il sistema più coerente. Il plurale in antico inglese poteva sia avere la s che no, si è analogicamente esteso il morfema di plurale s. Si tratta di un vero e proprio mutamento linguistico in atto: un giorno forse uno dei due allomorfi dell’italiano si estenderà nell’uso, per analogia , e sirà ad esempio uovo e uovetto. L’analogia proporzionale omologa una singola forma a uno schema morfologico preesistente: A : a’ = b : X, da cui X = b’ Alt-o : alt-issimo = nuov-o : X, dove X = nuov-issimo (invece che nov-issimo). Livellamento paradigmatico : eliminazione completa o parziale dell'allomorfia in una flessione, ad esempio i dittonghi mobili nella flessione dei verbi. Grammaticalizzazione : spesso affissi flessionali originano in parole un tempo indipendenti, desemanticizzate e private di autonomia fonologica. Un morfema originariamente lessicale diventa grammaticale. Fenomeno di rinnovamento delle categorie flessive e nascita di nuovi morfemi a partire da parole indipendenti. Es rider-ò < ridere ho.

I tipi morfologici delle lingue indoeuropee Lingue ie. antiche (e moderne) morfologicamente complesse:

  • nome e verbo altamente flessivi , tipo morfologico fusivo = morfemi non facilmente segmentabili, morfemi grammaticali cumulativi (1 morfema grammaticale esprime più significati grammaticali).
  • morfologia talvolta estesa = 1 significato grammaticale + morfemi. Es: greco antico imperfetto è-leip-e ‘lasciava’ vs. aoristo è-lip-e ‘lasciò’ Sia per nome sia per verbo: 2 macroclassi flessive più o meno ben conservate:
  • flessione atematica : morfema lessicale + desinenze
  • flessione tematica : suffisso vocalico (vocale tematica) dopo morfema lessicale e prima di desinenza = evita incontro di consonanti e successiva coarticolazione che può dare luogo a mutamenti fonetici e quindi allomorfia del morfema lessicale. Protoindoeuropeo morfologicamente complesso:
  • nome e verbo altamente flessivi , tipo morfologico fusivo = morfemi non facilmente segmentabili, morfemi grammaticali cumulativi (1 morfema grammaticale esprime + significati grammaticale)
  • morfologia talvolta estesa = 1 significato gramm. espresso da + morfemi
  • 2 macroclassi flessive sia per nome sia per verbo:
  • flessione atematica: morfema lessicale + desinenze
  • flessione tematica: suffisso vocalico (vocale tematica grado medio /e/ oppure grado forte /o/) dopo morfema lessicale MA prima di desinenza (quindi voc. tem. a metà tra suffisso derivazionale e suffisso flessivo). Una parola in protoindoeuropeo era composta da:  (^) Un morfema lessicale = radice , SEMPRE monosillabica , di struttura consonante/i + vocale
  • coda consonantica, non esistono radici che finiscono senza coda consonantica, ad esempio la radice op viene ricostruita con la laringale 3 davanti. Allomorfi della radice sono con la vocale E, O, oppure senza vocale e per convenzione si cita usando l'allomorfo E. Morfema lessicale che si ricosruisce (*) come unità minima a partire dalle diverse parole di una famiglia lessicale.  (^) Prima si poteva avere un prefisso grammaticale.  (^) Suffisso derivazionale , per creare una nuova parola o un altro morfema lessicale, se era un composto.  (^) Tra il tema e la desinenza ci poteva stare una vocale tematica , a metà tra tema e desinenza, a volte si è fusa con i morfemi flessionali. La E e la O, sono le uniche vocali tematiche indoeuropee, rispettivamente in grado medio e in grado forte. Apofonia : è una questione morfologica, l'apofonia della radice da un significato grammaticale, non è un fatto solo fonetico. Mentre in italiano le vocali hanno soltanto valore fonologico, in altre lingue indoeuropee, greco, sanscrito, lingue germaniche, l'opposizione fonologica aveva valore morfologico. Può essere qualitativa o quantitativa. Serviva a distinguere temi aspettuali del verbo, aspetto perfettivo e imperfettivo. E - leip - e imperfetto di leipo, e - lip - e aoristo, due temi diversi (il tema dell'imperfetto e del presente è uguale, mentre l'aoristo vede l'azione al di fuori del suo svolgimento), sono diversi a livello di funzione. Tema forte con radice accentata o tema debole atono. In pre protoindoeuropeo forse c'era solo un allomorfo per le radici. Quando la sillaba non è accentata cade, in questo modo si può spiegare il grado zero. La radice indoeuropea ha sempre struttura CVC, sillabe chiuse, con grado zero CC.

Avverbiale = la testa è un avverbio, come abbastanza rapidamente. Mutamento sintattico Mutamento diacronico di strutture sintattiche come sintagmi e frasi governato da 3 processi principali:  (^) Grammaticalizzazione sintattica (c'è anche morfologica, una parola lessicalmente piena diventa un suffisso flessionale ridere ho > riderò, ha perso significato lessicale): after vuol dire dopo e ora comincia a significare poiché, significato temporale originario più usuale, ma è stato grammaticalizzato con funzione sintattica causale.  (^) Rianalisi : mutamento nella struttura di un'espressione che non produce modificazioni nella sua manifestazione superficiale - tutto rimane uguale, quello che cambia è il modo in cui la nostra competenza linguistica analizza il significante. A livello sintattico analizziamo le parole in maniera diversa. I am going to see the queen = io sto andando a vedere la regina (sintagma verbale + subordinata finale). I am going to London = stesso sintagma, cambia solo quello che viene dopo. Successivamento i am going to diventa l'ausiliare che esprime l'idea di futuro del verbo to see, è un morfema grammaticale, quindi i am going to see = vedrò.  (^) Estensione : ad esempio l'estensione dell'indicativo ai danni del congiuntivo, già dal Medioevo. Avvenuto in inglese, in spagnolo, in francese… I sintagmi sono l'unità minima della sintassi, ma a loro volta sono formati da parole, e formano frasi. Costituenti : i vari elementi che costituiscono la struttura sintattica di un enunciato verbale, frasi in un periodo, sintagmi in una frase, parole in un sintagma. Grammatica generativa : approccio formalista basato sul significante < Noam Chomsky , studiano la sintassi disconnettendola dalla semantica. Si fanno gli alberi sintattici a costituenti. Come identifichiamo i costituenti? Osservano la distribuzione sull'asse sintagmatico (combinazioni) e paradigmatico (scelte). Es: in italiano chiamiamo Articolo determinativo un costituente che sull’asse sintagmatico si combina con un costituente sostantivo che lo segue e sull’asse paradigmatico è scelto in base a genere e numero in accordo con il sostantivo con cui si combina. Esistono due leggi per l’ordine dei costituenti in molte lingue indoeuropee, ricostruibili per il protoindoeuropeo. Legge di Wackernagel In molte lingue indoeuropee (soprattutto sanscrito, vedico, greco omerico e latino) antiche i clitici (pronomi, connettivi, forme del verbo essere) tendevano ad essere in seconda posizione nella frase (P2) = dopo la prima parola accentata. In greco l'ordine dei costituenti è determinato dalla loro classe a livello lessicale: me accentata + nun (pronunciato non accentato) me non accentati. Ricorda la legge Tobler Mussafia dell'italiano antico.

Wackernagel non conosceva ancora l'ittito, che è molto più rigido, come le lingue anatoliche, ci vuole sempre una prima parola accentata e poi lunghe catene di clitici. In molte lingue non indoeuropee i clitici stanno in seconda posizione, perché se fosse in prima, sarebbe accentato e quindi non più un clitico. Legge di Behaghel I costituenti più leggeri (sia fonologicamente che strutturalmente) precedono quelli più pesanti, cioè quelli con meno sillabe o quelli meno articolati. Padre + figlio + e spirito santo = 5 sillabe, 2 parole, costituente più pesante. Luraghi nel 2006 ha proposto che la legge di Wackernagel è una conseguenza della legge di Behaghel, perché i clitici sono i costituenti più leggeri sia fonologicamente che strutturalmente, ma essendo non accentati non possono comparire per primi e quindi vanno in seconda posizione. Funzioni sintattiche : ruoli che costituenti assumono nella struttura sintattica della frase. La grammatica tradizionale italiana distingue tra: soggetto, predicato verbale, complemento oggetto, oggetto indiretto, complementi. La sintassi è un'analisi formale, del significante, ma queste sono definizioni semantiche, parlano della funzione di questi elementi. Valenza Grammatica a dipendenza < anni '50 < Tesnière , ogni elemento di una frase è legato a un altro tramite un rapporto di dipendenza e poi tutti gli elementi dipendono dal verbo. I verbi costituiscono il nucleo della frase. Approccio non formalista = sintassi + semantica. Non si può davvero studiare la sintassi senza studiare la semantica, Tesniere diceva "non esiste connessione strutturale = dipendenza, senza connessione semantica". Albero / stemma sintattico a dipendenza, non ci sono i costituenti astratti nella nostra mente, ma dal verbo si necessita qualcosa che lo completi. Rappresenta in maniera più descrittiva il linguaggio come è attestato, senza astrazioni. Gli argomenti / attanti sono elementi implicati richiesti dal significato del verbo. Valenza: numero e tipo degli argomenti minimi di un verbo = minima strutturazione di una frase. Esistono verbi monovalenti ridere , bivalenti mangiare , trivalenti, dare , tetravalenti, spostare. I verbi zerovalenti sono quelli atmosferici, è una questione di forma. Talvolta un argomento non è espresso, ma la valenza non cambia. Un verbo che ha due significati diversi ha anche due valenze diverse, attaccare. L'argomento primo, il più saliente = importante è quello che si accorda con il verbo, cioè il soggetto. L' oggetto è l'argomento secondo di verbi bivalenti transitici o intransitivi, può essere diretto o indiretto. Altri possibili secondi argomenti sono il luogo, il complemento predicativo del soggetto… L’oggetto indiretto è l’argomento 3 di verbi trivalenti come dare.

= modo in cui referente di 1 sintagma (entità che il sintagma indica) contribuisce e partecipa all'evento rappresentato dal verbo (analisi nata da teoria dei casi profondi, deep cases, di Charles Fillmore, dal 1968 in poi) Descrivono il modo in cui il referente di un sintagma partecipa e contribuisce all'evento rappresentato dal verbo. Teoria dei casi profondi < Fillmore , 1968 (Chomskyano), studiare i costituenti anche per il significato. Sono i complementi della grammatica. Sono espressi ma non vincolati alla sintassi.  (^) Agente : entità animata che provoca intenzionalmente l'evento. A livello formale è il soggetto < descrizione a livello del significante. L'agente è la descrizione a livello del significato. Luisa mangia una mela. Se l'agente non è animato, o è metafora o è causa.  (^) Paziente : entità che subisce un cambiamento di stato in seguito a un evento causato dall'agente. La mela è mangiata da Luisa, la mela è il soggetto ma è paziente, mentre da Luisa è un circostante e l'agente.  (^) Esperiente : il partecipante di un evento che subisce uno stato o un processo psicologico, causato da uno stimolo. A Luisa piacciono i gelati, Luisa è l'esperiente dello stato dell'apprezzare e i gelati è lo stimolo. Luisa adora i gelati, l'esperiente Luisa è il soggetto mentre lo stimolo è l'oggetto. Lo stesso ruolo semantico può essere espresso da funzioni sintattiche diverse.  (^) Beneficiario : trae beneficio dall'azione, in tedesco è fondamentale.  (^) Ricevente : colui che riceve un tema (< thema, cosa posta) da un agente. Luisa da una mela a Gianni, trasferimento che viene da un agente verso un ricevente, una mela è il tema, la cosa che viene spostata. Il verbo dare è trivalente, l'azione del dare ha 3 partecipanti. Luisa riceve una mela da Gianni, Luisa è il ricevente e il sintagma preposizionale esprime l'agente. 2 verbi che esprimono eventi simili, con strutture sintattiche diverse.  (^) Possessore : complemento di specificazione, l'elemento che possiede un'entità.  (^) Causa : entità che causa un evento non intenzionalmente, non è animato.  (^) Strumento : entità inanimata mediante la quale avviene l'evento.  (^) Comitativo : animato che partecipa all'attività svolta dall'agente. In italiano a volte sono espressi in maniera simile, anche sintatticamente (ad esempio strumento e comitativo).  (^) Destinazione : entità verso la quale si dirige l'attività espressa dal predicato o meta dello spostamento di un tema.  (^) Località : entità spaziale in cui ha luogo l'azione.  (^) Origine : dalla quale un’entità si muove.  (^) Dimensione : estensione nel tempo, spazio, massa… Allineamento morfosintattico Le funzioni sintattiche e i ruoli semantici sono svincolati, ma non separati, ci sono dei rapporti preferenziali. Es. in italiano il ruolo semantico di Agente di solito svolge la funzione sintattica di Soggetto, ma non sempre. In tipologia linguistica (variazione interlinguistica = caratteristiche variabili tra le lingue del mondo) parliamo di allineamento morfosintattico = corrispondenza tra la marcatura morfologica, il caso e/o la funzione sintattica = l'ordine delle parole vs il ruolo semantico. Tipo Nominativo - Accusativo: esprime allo stesso modo l'agente e gli altri argomenti più salienti dei verbi. Oggetto, agente, altri soggetti (es. esperienti). Riccardo adora i gelati, Riccardo è esperiente e i gelati è stimolo.

Il paziente dei verbi transitivi è l'oggetto. Agente dei verbi transitivi e soggetto dei verbi intransitivi vs oggetto dei verbi transitivi. Una stessa categoria grammaticale X esprime sia l'agente che il soggetto (es esperiente), mentre Y esprime l'oggetto (il paziente dei verbi transitivi). Riccardo = agente mangia la mela. Riccardo = agente corre = verbo intransitivo. Sono due diversi modi di partecipare all'evento. Italiano, come tutte lingue indoeuropee antiche e gran parte delle lingue moderne: Tipo Nominativo (Agente + Soggetto verbi intr.) – Accusativo (Oggetto = Paziente verbi trans.) Ciò non significa che tutte queste lingue abbiano i casi (Nominativo e Accusativo)! Significa che in tutte queste lingue la categoria grammaticale X esprime sia Agente (Soggetto verbi trans.) che Soggetto (v. intr.) vs. categoria Y = Oggetto (= Paziente verbi trans.) Nelle lingue (come latino, greco e tedesco) che hanno i casi (morfemi che distinguono anche funzioni sintattiche) queste categorie si chiamano X = Nominativo e Y = Accusativo. Ted. Der Vater isst den Apfel. “Il padre mangia la mela” NON Den Vater isst der Apfel. Der Vater rennt. “Il padre corre” NON Den Vater rennt. Lingue che non hanno casi, come italiano, utilizzano l’ordine dei costituenti: S prima di V vs. O dopo V. Es: Riccardo mangia la mela NO La mela mangia Riccardo. Riccardo corre NO Corre Riccardo. Tipo Ergativo - Assolutivo: si esprime allo stesso modo accusativo e nominativo = oggetto e tutti i soggetti dei verbi. C'è un caso ergativo che esprime solo l'agente = soggetto di un verbo transitivo, il soggetto davvero compie l'azione, ha desinenza -m. Tutti gli altri tipi di Soggetto e l'Oggetto si esprimono con l'Assolutivo = si esprime a livello morfologico, con un altro caso con desinenza zero. Ad esempio il Georgiano. Alcune lingue hanno più tipi di allineamento (allineamento scisso, split alignment ). Ad esempio: il georgiano è una lingua a ergatività scissa ( split ergativity ). Allineamento Ergativo-Assolutivo: solo con alcuni tempi verbali e sostantivi Allineamento Nominativo-Accusativo: in tutti gli altri casi. Frasi complesse o periodi : sequenze strutturate anche da lunghe frasi. Sintassi superiore : studia la combinazione di frasi e parole (con significato grammaticale o funzionale) deputate a esprimere i rapporti tra le frasi. Coordinazione o paratassi : diverse proposizioni accostate l’una all’altra senza rapporto di dipendenza, tutte sullo stesso livello gerarchico. Subordinazione o ipotassi : rapporto di dipendenza tra le proposizioni, una frase è gerarchicamente inferiore a un’altra = proposizione principale. Connettivi : elementi che segnalano i rapporti di coordinazione o subordinazione tra frasi. In italiano la coordinazione è segnalata da congiunzioni coordinanti o coordinatori o tramite la giustappozione delle proposizioni, come l’asindeto. La subordinazione è segnalata da congiunzioni subordinanti o subordinatori e/o modi verbali non finiti. Subordinate esplicite: se il verbo è di modo finito. Subordinate implicite: se il verbo è di modo non finito. Categorie di frasi dipendenti:

  • Avverbiali o circostanziali : modificano l’intera frase (se esplicite) o il predicato verbale (se implicite) da cui dipendono = funzione analoga nella frase semplice a sintagma preposizionale o sintagma nominale, che non sono parte dello schema valenziale dei predicati ( circostanti ). Esplicita: esco, benché piova ; mentre Luigi mangia le fragole, Carla gioca

combinazione di morfemi (1 parola = almeno 1 morfema), di cui (di solito) almeno 1 morfema di tipo lessicale (significato referenziale). Approccio formalista : studia il significato come risultato di operazioni astratte con cui si costruisce la rappresentazione mentale della realtà. È come se si studiasse sintassi però usando i concetti invece delle parole. Se si studia la semantica come la sintassi si stanno confondendo due livelli diversi di lingua (formale e funzionale). Approccio cognitivista : significato come struttura cognitiva basata sul complesso dell'esperienza umana, con particolare riguardo ai suoi aspetti fisico - percettivi (incorporazione embodiment ). Studia il significato come se fossimo computer, ma noi abbiamo una corporeità e pensiamo la realtà in base alla percezione fisica. Difficile distinguere tra fatti semantici e tra la conoscenza del mondo, la linguistica dalla filosofia… Davvero dobbiamo distinguere linguistica da altre scienze del pensiero umano? Due concezioni fondamentali del significato linguistico:  (^) Concezione referenziale o concettuale o ideazionale o denotazionale: il significato è un concetto prodotto dalla mente e codificabile linguisticamente, corrispondente a un referente esterno.  (^) Concezione operazionale o contestuale: il significato di una parola non è altro che l'insieme degli usi che si fa di questa parola, senza pensare alla realtà esterna, è l’astrazione di tutti i contesti di impiego di tale segno < tipologia e semantica distribuzionale, per esempio in linguistica computazionale (i computer macinano tantissimi dati senza conoscere la realtà esterna). Ottica tipologica e distribuzionalista : il significato è la totalità dei contesti in cui X può comparire, la sua distribuzione (asse paradigmatico - sintagmatico). Significato lessicale o referenziale: significato delle cosiddette parole piene = rappresentano oggetti concreti o astratti, entità o concetti della realtà esterna. Es: gatto, buono, mangiare, bene. Significato grammaticale o funzionale o strutturale: significato delle cosiddette parole vuote o grammaticali o funzionali = rappresentano concetti o rapporti interni o categorie o strutture interni al sistema linguistico e non alla realtà esterna. Es: di ‘relativo a’, il ‘introduttore di un nome definito’, benché ‘congiunzione concessiva’, io ‘prima persona singolare’, anche ‘aggiunzione focalizzante’ Significato = contenuto semantico astratto (cioè con valore generale all'interno del sistema linguistico) di un termine = unità di langue (sistema linguistico astratto condiviso dai parlanti di una comunità linguistica). It. finestra ha significato “apertura in una parete” (qualsiasi, generica). Senso = significato contestuale = specificazione e concretizzazione che significato assume quando effettivamente usato in produzione linguistica in dato contesto = unità di parole (uso concreto della lingua in 1 atto individuale). It. finestra “apertura in superficie verticale”: senso 1. “apertura verso esterno pareti di edificio per dare luce”, s. 2. “riquadro in schermo computer”. Quando 1 termine ha un significato ma due o più sensi si tratta di polisemia. Denotazione : oggettivo, valore linguistico che si può identificare con 1 elemento della realtà esterna (= 1 referente). Es: gatto “felino domestico di piccole dimensioni, ecc.” Connotazione : soggettivo, valore non si identifica con 1 referente ma con insieme delle associazioni che il segno ha. Es: gatto significati connotativi “animale grazioso, furbo, pigro, indipendente, che può graffiare, etc.”.

Gatto, micio e felino domestico = uguale significato denotativo, ma ≠ connotazioni (micio positivamente connotato, felino registro scientifico). Analisi della Semantica Cognitiva

  • Denotazione = profilo
  • Connotazione = base / cornice È impossibile capire cosa sia un raggio se non si sa prima che cos'è un cerchio. Parimenti è impossibile sapere cos’è un gatto se non si conoscono animali, baffi, zampe + tutto ciò che associamo ai gatti. Quindi il significato di qualsiasi segno linguistico è sempre l’unione di denotazione e connotazione, non sono opposti, ma due lati della stessa medaglia. La realtà non viene percepita singolarmente, impariamo a conoscerla in un contesto complesso a livello reale e a livello semantico. Alcuni approcci (ad es. formalisti ) distinguono tra:
  • Significato vero e proprio: che fa parte della lingua, è codificato da categorizzazioni e opposizioni nel sistema.
  • Conoscenza enciclopedica : la nostra conoscenza del mondo esterno in quanto viventi in un determinato ambiente e con una determinata cultura. In quest’ottica: “È morbido da accarezzare", "miagola", "fa le fusa", "acchiappa i topi", "è di dimensioni tali che si può prendere facilmente in braccio", "ha i baffi", non fanno parte del significato di gatto.” Altri approcci (ad es. cognitivisti ): confine tra significato e conoscenza enciclopedica difficile da stabilire; significato di 1 termine va sempre visto in un ampio contesto di associazioni (dualismo profilo-base/cornice). Classifica sul piano del significato, classi semantiche:  (^) Referenziale vs pragmatico (realtà non espressamente veicolata, come i modi di dire ho fato 30 faccio 31 )  (^) Lessicale vs grammaticale  (^) Astratto vs concreto  (^) Relazionale (non si possono capire se non in relazione ad altre entità, non si può essere padre senza figlio - gli diamo una valenza) vs non relazionale (auto)  (^) Oggetto vs evento  (^) Inanimato vs animato  (^) Artefatto vs specie naturale  (^) Valutativo vs non valutativo  (^) Classe vs individuo (nome proprio vs nome comune) Intensione : insieme delle proprietà che costituiscono il concetto designato da un termina, si può risalire al termine tramite le proprietà. Non si può risalire al nome proprio tramite le proprietà dell'essere umano. Estensione : insieme degli individui a cui il termine di può applicare.

Es: UNITÀ DI MISURA DEL TEMPO (secondo, minuto, ora, giorno, mese, anno, lustro, secolo). Solidarietà semantica o lessicale : associazione tra due significati o lessemi basata su cooccorrenza obbligatoria / preferenziale e ridotta / assente possibilità di impiego in combinazione con altri: es miagolare/gatto, abbaiare/cane, raffermo/pane. In ottica cognitiva: 2 lessemi gatto e miagolare (e rispettivi significati) parte di 1 unico concetto superiore = cornice o dominio. Gatto = l’impiego del verbo miagolare rimanda immediatamente al dominio gatto e quindi agli altri termini del dominio (tra cui il sostantivo gatto). Collocazione : rapporto tra lessemi basato su cooccorrenza regolare nell’uso linguistico, ma non semanticamente determinate. Es. bandire + concorso, porta + scorrevole. Collocazione basata sull’uso linguistico ( convenzione ): cooccorrenza di ringraziare + caldamente non motivata semanticamente, ma per convenzione. ≠ Solidarietà = restrizione nell’uso di alcune parole dovuto alla struttura semantica (solo i gatti miagolano, solo i cani abbaiano, solo la lingua lecca). Se studiamo un corpus e due lessemi concorrono con regolarità, si tratta di una collocazione basata sulla convenzione linguistica, non ci sono motivi semantici. Insiemi o sottosistemi lessicali : gruppi di lessemi in cui ogni lessema unito agli altri da rapporti di significato. Campi semantici o sfere semantiche. Sempre in sovrapposizione tra loro (un lessema può o deve far parte di più insiemi lessicali in una lingua, i quali non si escludono a vicenda). Campo semantico o lessicale = insieme dei lessemi che coprono diverse sezioni di uno spazio semantico, aree espresse linguisticamente di un’unica porzione di materia concettuale: termine x (es. braccio) corrisponde a una sezione X (es. BRACCIO) in cui spazio semantico Y (es. PARTI DEL CORPO) è suddiviso in una certa lingua. Campo semantico = insieme dei co-iponimi di uno stesso iperonimo (non necessariamente lessicalizzato = espresso con un solo lessema) Es: del campo semantico TERMINI DI PARENTELA (lessicalizzato dal lessema parente) fanno parte i lessemi madre, padre, zio, figlio. Sfera semantica = insieme di lessemi che hanno in comune riferimento a un certo ambito semantico + o – ampio ≠ campo semantico (rapporti + stretti e ben determinati). Es: sfera semantica della LINGUISTICA (soggetto, verbo, significato, morfema, aggettivo, suono, fonema), della MUSICA (esecuzione, autore, strumento, chitarra, pianista, rock, barocco, teatro). Si veda anche la gerarchia semantica vista prima. Universali semantici = aspetti del significato rappresentati in tutte le lingue. Es. parti del corpo. Tutte lingue hanno lessemi per CORPO. Maggior parte lingue ha anche lessemi per TESTA, TRONCO, BRACCIO, OCCHIO, NASO, BOCCA. Di solito parte superiore del CORPO + specifico di parte inferiore. Gerarchie semantiche = catene di universali implicazionali del tipo “se lingua X ha B allora ha anche A, se ha C ha anche A e B”. Es. A. MANO > B. PIEDE; A. SINGOLE DITA MANO > SINGOLE DITA PIEDE (it. pollice, indice, etc. ma solo alluce vs. ted. Große Zehe). Ad esempio il singolare plurale duale e triale. Tutte le lingue che hanno la categoria di caucale, coiè che si riferisce a poche cose, hanno anche il triale, tutte le lingue che hanno il triale hanno il duale… Se una lingua ha i nomi per ogni singolo dita del piede, hanno anche i nomi per le singole dita della mano.

Analisi semantica componenziale : analisi con cui si scompone un significato di lessemi in unità minori (presenti anche nei significati di altri lessemi), comparando lessemi tra loro per capire cosa li distingue sul piano del significato. Es: campo semantico ESSERI UMANI che comprende tutti gli iponimi dell’iperonimo essere umano Componente semantico o tratto semantico o sema : proprietà di significato necessarie e sufficienti per definire significato di ciascun lessema preso in considerazione = unità minime di significato = proprietà semantiche elementari combinate in simultaneità in unico significato. Significato di 1 lessema = fascio simultaneo di componenti. Nell’esempio: /umano/, /adulto/, /maschio/. Uso figurato (in analisi dei componenti) = neutralizzazione o abbandono in determinato contesto di 1 (o +) componenti del significato denotativo di 1 lessema Es: L’automobile ruggisce tratto /– ANIMATO/ di automobile annullato così l’automobile diventa compatibile con tratto /+ ANIMATO/ del Soggetto richiesto (solidarietà semantica) dalla cornice ( frame = insieme delle associazioni semantiche) di addormentarsi. Rapporti di implicazione tra componenti: /+ UMANO/ implica /+ANIMATO/ che implica /+VIVENTE/ che implica /+ SOLIDO/. Anche opposizioni non binarie : Es: /+ SOLIDO/ vs /+ FLUIDO/ vs /+GASSOSO/

  • Anche con verbi : Es: uccidere = /(X CAUSA)(Y DIVENTA)(NON VIVENTE)/ cioè = Agente X causa cambio di stato NON VIVENTE in Paziente Y Problemi:
    • (sembra) funziona(re) con gruppi di lessemi ridotti e con significati concreti
    • problematico con gruppi di lessemi più ampi e termini con significati astratti
    • tratti specifici diventano così numerosi = semplice parafrasi del contenuto del termine = poca distinzione tra significato e enciclopedia. Vantaggi: almeno alcuni tratti semantici importanti in linguistica per classificare significati di lessemi che influiscono anche su sintassi (es: vb. bivalente uccidere). Componenti semantici < concezione aristotelica delle categorie (come ALBERO, UCCELLO, FRUTTA, PAROLA) per cui 1 categoria semantica:
    • definita da componenti tutti necessari e sufficienti (intensione rigida) - costituita da membri tutti ugualmente tipici (estensione rigida).
    • delimitata da confini rigidamente netti. Prototipi semantici < concezione non-aristotelica. Categorie semantiche:
    • definite da 1 nucleo di proprietà necessarie e sufficienti + altre proprietà non essenziali (intensione non rigida).
    • delimitate da confini non netti, in sovrapposizione con altre categorie
    • costituite da membri + tipici (prototipi), altri – (estensione non rigida). Prototipo = immagine mentale che per i parlanti di una comunità linguistica, corrisponde più tipicamente a un dato concetto senza ulteriori indicazioni = punto focale di un concetto, da cui membri – prototipici (che condividono – caratteristiche del prototipo) si allontanano sempre di più. Es: in analisi dei componenti significato di mammifero definibile come /+ ANIMALE + CHE PARTORISCE + CHE ALLATTA/. Invece in analisi prototipica: significato determinato da membro della categoria mammifero + tipico per nostra comunità linguistica, ad es. cane. Ergo:

Si ha mutamento sintattico quando un nuovo significante X viene abbinato a un significato Y oppure quando un nuovo significato X viene abbinato a un significante Y. Il mutamento semantico è probabilmente uno degli aspetti più interessanti dell’etimologio ( etymos, vero) = studio dell’origine delle parole. Ullmann: natura delle associazioni semantiche (= tipologia sincronica) I significati (= funzioni) possono essere associati l’un l’altro per somiglianza (asse paradigmatico) = metafora o per contiguità (asse sintagmatico) = metonimia. I significanti (= forme) possono essere associati l’un l’altro per somiglianza (asse paradigmatico) = etimologia popolare o per contiguità (asse sintagmatico) = ellissi. Paraetimologia : rende trasparenti elementi di un termine (morfemi) opachi, di significato non chiaro, associandoli ad altri lessemi di forma e/o funzione parzialmente compatibile. Es. latino postumus , il più successivo, l'ultimissimo - si usava spesso per indicare i figli nati dopo la morte del padre. Non si capiva il significato di - umus finale, che non è il modo più frequente di fare il superlativo (- issimus ). Per renderlo trasparente si è modificato il termina in post - humus = (il figlio nato) dopo la sepoltura. Si sono associati due significanti che non avevano origine comune, ma si sono associati solo per somiglianza, e per associazione semantica si è trovato un parallelo, ma non succede sempre (bellum = guerra, stessa radice di bellus = attraente, è unicamente un parallelo formale, non semantico). Ellissi : omissione del primo elemento del sintagma, che si può sottintendere. Foglio giornale = giornale = giornale quotidiano = quotidiano. Motor car = car. < Ullmann, queste associazioni semantiche a livello sincronico hanno come conseguenza i mutamenti semantici a livello diacronico. Tipologia semantica diacronica, che va a vedere il risultato finale del mutamento (processi che abbiamo visto) - il significato del termine ha una variazione in termine di quantità = estensione (tutti gli oggetti a cui si riferisce una parola) o qualità = valutazione. Il mutamento semantico porta a una variazione di quantità = estensione , aumentandola si ha l’ampliamento semantico, diminuendo l’estensione di ha il restringimento semantico. Il mutamento semantico porta una variazione di qualità, valutazione , se si migliora la valutazione abbiamo un migioramento semantico, se la si peggiora abbiamo un peggioramento semantico. Ampliamento semantico: diminuisce l'intenzione semantica e il significato diventa meno specifico e si può applicare a più elementi = aumenta l'estensione. Processo molto comune un termine del registro culinario passa a indicare una parte del corpo, l'aggettivo ficatum si amplia da fegato (iecur) con i fichi, viene sostantivato per ellissi e nell'uso quotidiano arriva a voler dire solo fegato. Restringimento : aumenta l'intensione, ma diminuisce l'estensione. Ad esempio l’antico inglese mete significava cibo /+ ORGANICO +COMMESTIBILE/ > inglese meat, carne /+ORGANICO +ANIMALE + COMMESTIBILE/. Miglioramento semantico : variazione in senso positivo della valutazione associata a un termine. L’antico inglese cheht significava servo, ragazzo, ora knight significa cavaliere, nobile. Peggioramento semantico : variazione in senso negativo della valutazione associata a un termine. Latino villanus significava abitante di una villa romana, ora villano significa zotico. Bloomfield , 1933 - aggiunge 2 mutamenti semantici:

  • da significato + debole a + forte = iperbole. Es: lat. e-limin-are ‘fare (uscire) dalla soglia’ > it. eliminare ‘fare uscire dall’esistenza’.
  • da significato + forte a + debole = meiosi o ipobole (e litote?). Es: lat. *ex-tonare ‘colpire col tuono’ > it. stonare ‘sbalordire.’

Blank 1999, 2 tipi di fonti per il mutamento semantico. Categorie applicabili a livello interlinguistico riguardo al mutamento semantico.  (^) Fattori unicamente interni al sistema linguistico : grammaticalizzazione (lat. rem > fr. rien ), riaggiustamento all'interno di categorie semantiche (aing. wif, donna > ing. wife, moglie), conflitto omonimico o omofonico (fr. hui = oui, allora oggi si dice aujourd’hui ).  (^) Fattori esterni al sistema linguistico : contesto socioculturale (la società rumena era pastorale ad esempio, spagnolo / portoghese riflettono una società marinara), contesto psicologico (tabuismo, l'idea che la lingua crea le cose, si pensava che la parola evocasse le cose), contesto storico (come il calco). Il contatto linguistico causa due fenomeni che interessano il lessico:  Prestito : lingua B riproduce sia il significato che il significante fonico acustico di una parola o di un sintagma di lingua A.  Calco : lingua B riproduce il significato di una parola o sintagma di lingua A con significante di lingua B. può essere strutturale , replica la semantica + forma / struttura grammaticale di un elemento di lingua A in lingua B, al massimo replica la morfologia, ma non i suoni. È diverso dal prestito , che tenta di replicare anche il significante fonico acustico di un elemento di A in B. Tipi ci calco strutturale:

  • calco di derivazione: replica derivati di lingua A con lessemi e morfemi derivativi propri di B
  • fr. orange vs. orange-ade > it. arancia vs. aranci-ata
  • calco di composizione: replica composti di A con lessemi e processi di composizione di lingua B ing. red-skin > it. pelle-rossa
  • calco sintagmatico: replica interi sintagmi di lingua A con struttura sintattica di lingua B ing. cold war > it. guerra fredda
  • calco fraseologico: replica intere proposizioni di lingua A traducendole letteralmente in lingua B fr. il va sans dire > ing. it goes without saying ‘non serve dire’ Altri tipi di calco: sintattico , replica il costrutto sintattico dell’altra lingua (solo forma non semantica), semantico , termine di A < significato di termine di B (solo semantica non forma, es save - salvare ), imperfetto / semicalco , corrispondenza formale e/o semantica inesatta. Pragmatica e linguistica del discorso Tutto quello che non è semantica e ha a che fare con la funzione e il significato del linguaggio. Semantica < disciplina che si occupa del significato veicolato esplicitamente da forme linguistiche singolarmente e combinate - morfemi, parole, sintagmi Pragmatica < disciplina che si occupa del significato veicolato implicitamente dall’intero enunciato Enunciato : la frase è l'unità di analisi della sintassi, una frase anche piccola è un enunciato, ma un enunciato può essere composto da più frasi, unità di analisi della pragmatica, segmento del discorso usato concretamente in una situazione comunicativa. La linguistica testuale e del discorso fanno parte della pragmatica. Aspetto importante della pragmatica: a cosa serve produrre intenzionalmente un enunciato in un determinato contesto situazionale = lingua non solo come comunicazione di concettualizzazione ma come modo d'agire! Quindi ogni enunciato è un atto linguistico. Atto linguistico < teoria degli atti linguistici , 3 livelli simultanei: