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Sintesi del saggio di P.Casalegno, Sintassi e semantica in Chomsky
Tipologia: Sintesi del corso
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C. sostiene la necessità di un approccio naturalistico allo studio del linguaggio: esso deve essere analizzato come la scienza indaga altri aspetti della realtà. Per C. è interessante analizzare la facilità con cui l'uomo impara a parlare e conclude che il linguaggio è una facoltà innata. Tale idea richiama il Menone di Platone in cui Socrate stimola uno schiavo a spiegare una costruzione geometrica. Platone spiega tale fatto con la teoria dell'anamnesi, cioè abbiamo ricordi da vite precedenti, per C. invece la facoltà del linguaggio è propria DEL CERVELLO DELLA SPECIE UMANA. Tuttavia la facoltà del linguaggio può svilupparsi solo se si
verificano certe condizioni, per es. che il bambino sia stimolato dagli adulti. Il linguaggio è nella mente
delle persone, ma si“produce”, ha luogo, in un contesto sociale.
C. distingue tra: Linguaggio-I(interiore) è l’insieme delle strutture mentali (cerebrali) innate che ci consentono di usare e comprendere le lingue. E’ un oggetto completamente naturale, una proprietà specifica della specie umana, come tale indipendente dalla storia e dal contesto.
Linguaggio-E(esplicito) è l’insieme dei proferimenti effettivi dei parlanti, considerati in relazione al contesto sociale e specificamente comunicativo. È un artefatto socio-culturale,determinato dalla storia e dal contesto.
L’oggetto della linguistica è la facoltà del linguaggio e solo la facoltà del linguaggio si può studiare scientificamente.
La facoltà del linguaggio consiste nella conoscenza della Grammatica Universale. Tale conoscenza è tacita (= inconscia, non esplicita) e innata (= biologicamente determinata) : nell’arco dei primi tre anni di vita il bambino la sviluppa spontaneamente (date certe condizioni esterne) à il linguaggio non si impara ma si acquisisce.
Argomenti per l’innatezza: Povertà dello stimolo. È impossibile apprendere una struttura complessa come
la GU sulla sola base dei proferimenti uditi e delle correzioni ai proferimenti emessi.
Il comportamentismo
Il modello pre-chomskiano: il comportamentismo (Skinner, Verbal Behaviour, 1954) Comportamentismo (Watson): lo studio della mente si riduce allo studio del comportamento e questo può essere integralmente spiegato a par(re del meccanismo stimolo-risposta-rinforzo. Il linguaggio è appreso dai bambini per condizionamento comportamentale, in virtù del fatto di essere rinforzato a produrre determinate risposte linguistiche di fronte a certi stimoli. Per esempio, il bambino riceve una risposta premiante quando dice “blu” in presenza di cose blu. L’approccio comportamentista all’apprendimento del linguaggio si basa su una concezione empirista della mente à la mente è una tabula rasa e tutto ciò che sappiamo lo apprendiamo dagli
stimoli che ci vengono dall’esperienza. Poiché quelle sintattiche sono regole, principi generali, il loro apprendimento (nella prospeLva comportamentista) si realizzerà tramite ragionamenti induttivi da particolari a conclusioni generali basati sull’esperienza.
C. controbatte con L’argomento della povertà dello stimolo: Gli stimoli linguistici cui sono sottoposti
bambini sono pochi e insufficienti a determinare tramite generalizzazione empirica l’individuazione delle corrette regole grammaticali. Quindi, se i bambini apprendessero il linguaggio per generalizzazioni induttive fatte a partire dall’esperienza linguistica cui sono sottoposti, commetterebbero moltissimi e ripetuti errori
grammaticali e solo dopo molti tentativi riuscirebbero (forse) a individuare le regole corrette. Ma… … i
bambini non commettono questi errori , riconoscono come grammaticalmente corretti enunciati mai senti prima e sanno formulare enunciati grammaticali che non hanno mai sentito già intorno ai tre anni. Dunque, i bambini non apprendono il linguaggio nel modo previsto dai comportamentisti. I bambini devono possedere le regole grammaticali anteriormente all’esperienza linguistica. Vedi esempio
TEORIA DEI PRINCIPI E DEI PARAMETRI Il fine della linguistica è l'elaborazione di una grammatica universale delle lingue. L'idea è che la grammatica universale debba specificare una serie di principi che valgono per qualsiasi lingua, se c'è violazione non c'è compatibilità con la facoltà del linguaggio. La grammatica di una singola lingua fissa certi PARAMETRI che devono essere compatibili con i PRINCIPI DELLA GRAMMATICA UNIVERSALE. L'idea dei parametri spiega l'esistenza delle varie lingue e delle loro differenze. In italiano ci sono frasi senza soggetto esplicito, si può invertire l'ordine del sogg/ verbo, c'è la forma interrogativa, in inglese è diverso perché i parametri cambiano.
Secondo questa teoria gli elementi della grammatica di ogni lingua sono:
Princìpi = regole comuni a tu�e le lingue, inserite nella biologia dell’“organo” del linguaggio (“cabla�). I principi delimitano l’ambito delle lingue possibili. Parametri = regole variabili i cui valori vengono fissa� all’a�o dell’interazione linguis�ca. I valori dei parametri determinano le variazioni interlinguis�che.
Esempi di princìpi e parametri:
Come possiamo dar conto del grande numero di lingue esisten� (circa 8000) con un piccolo numero di parametri?
La conoscenza del linguaggio (GU) non consiste di regole in quanto tali, bensì di principi soggiacenti dai quali derivano le regole
LF = insieme di informazioni per “tradurre” la frase in una rappresentazione concettuale, cioè interpretarla, assegnarle un significato, generare inferenze. PF e LF sono i punti di contatto, le “interfacce” tra il linguaggio e le altre facoltà mentali.
Merge = procedura ricorsiva che genera le strutture grammaticali
La Merge
La Merge è l’operazione che ad ogni passo di una derivazione (= generazione) concatena o assembla un elemento del lessico con l’espressione generata fino a quel passo. La prima esecuzione della Merge consisterà quindi nella concatenazione di due elemento del lessico. Non si tratta di un mero assemblaggio, perché il nuovo elemento inserito deve essere etichettato grammaticalmente, gli deve cioè essere associato un ruolo grammaticale.
Tratti = caratteristiche fondamentali delle unità linguistiche. Possono essere fonetici, semantici o non
interpretabili (= puramente grammaticali). I tratti determinano la combinabilità o meno delle parole,
ponendo vincoli sulle espressioni generabili.
La teoria del legamento
Nella categoria dei sintagmi nominali sono comprese le espressioni referenziali, le anafore e i pronomi. In base a quali regole grammaticali uno di questi termini è riferito ad un'altra espressione? Ci sono tre principi:
Un’anafora deve essere legata nel suo dominio
Un pronome deve essere libero (= non legato) nel suo dominio
Un’espressione referenziale deve essere libera ovunque
DOMINIO = la più piccola frase che contiene l’anafora o il pronome.
La teoria di C. non tratta dei fenomeni semantici, ma solo dell'aspetto sintattico del linguaggio. Egli sostiene l'autonomia della sintassi. Il giudizio di grammaticalità dipende dal fatto che la nostra mente costruisce la rappresentazione sintattica degli enunciati del testo (il loro albero sintattico) solo in base alla morfologia delle parole e al loro ordine, applicando le regole sintattiche (con le relative categorie sintagmatiche) indipendentemente dal significato delle parole stesse (che in questo caso è assente).
“Il lonfo non vaterca né gluisce” viene riconosciuto come grammaticale perché “il lonfo” ha la struttura di un SN e“non vaterca né gluisce” quella di un SV.
Alla base del lessico c’è un’intricatissima rete di relazioni concettuali che i dizionari registrano solo in
parte e con difficoltà. I dizionari danno conto delle relazioni semantiche tra parole, ma questa è già una
semplificazione rispetto alle relazioni concettuali.
Esempi:
C. osserva che il lessico è complesso, ma i bambini lo imparano facilmente. La conclusione è che si tratta di conoscenze innate che fanno parte della facoltà del linguaggio. Si tratta di una semantica lessicale che può essere analizzata solo con un approccio internista come studio della mente. La struttura del lessico non ha
alcun rapporto con il mondo esterno, la semantica non è una relazione tra linguaggio e mondo, bensì tra linguaggio (lessico) e sistema concettuale.
Chomsky contro la semantica filosofica
Alla base del lessico c’è un’intricatissima rete di relazioni concettuali che i dizionari registrano solo in parte e con difficoltà. I dizionari danno conto delle relazioni semantiche tra parole, ma questa è già una
semplificazione rispetto alle relazioni concettuali. Esempio: se A ha ucciso B, allora B è morto; ma se A ha
ferito gravemente B, allora B non è morto. Nondimeno i bambini apprendono il significato delle parole con grande facilità. Tutte queste relazioni sono codificate nella struttura del lessico e non hanno alcun rapporto col mondo esterno. È importante studiare queste relazioni concettuali, ma deve essere uno studio internista. La semantica non è una relazione tra linguaggio e mondo, bensì tra linguaggio (lessico) e sistema concettuale.
Per il senso comune non sono le parole in quanto tali (e fuori contesto) a riferirsi alle cose, bensì sono le
persone a riferirsi a qualcosa con una certa espressione in una certa circostanza. Non è affatto intui5vo che
‘acqua’ si riferisca a H2O in ogni mondo possibile. quindi non esistono i referenti delle parole come pensano i filosofi.
C. sostiene che non esistono affatto i referenti delle parole così come li pensano i filosofi. Es le frasi: -
Londra è così triste, brutta e inquinata che dovrebbe essere rasa al suolo e ricostruita ad almeno 50 miglia di distanza. L’idea di Chomsky è che “se si vuole capire davvero come viene usato il nome ‘Londra’, invece di andare in cerca di qualcosa che gli corrisponda nella realtà oggettiva, bisogna interrogarsi sui complessi e mutevoli modi di rappresentarsi mentalmente la realtà che ad esso sono associati.” (Casalegno 1997). Bisogna cioè studiare le relazioni tra le parole e i quadri concettuali a queste associati.
Riassumendo: nei nostri usi linguistici identifichiamo a seconda dei casi (p. es.) Londra con i suoi edifici,
con le persone che vi abitano, con una certa porzione di atmosfera, con una certa regione ecc. Ma non c’è un’entità che può essere simultaneamente identica a tutte queste cose; dunque (conclusione): Londra non esiste. In generale, i referenti così come intesi dai filosofi non esistono. Inoltre la linguistica è una scienza e il senso comune non è definibile in termini scientifici.
Questa teoria di C. è stata criticata da Casalegno xché è innanzitutto al mondo reale che le parole fanno riferimento. Dunque è impensabile che la semantica non implichi l’esistenza dei referenti, almeno nella
maggior parte dei casi. Casalegno conclude che la posizione di Chomsky è problematica perché la nozione
di riferimento è indisgiungibile da quella di verità e la nozione di verità non può prescindere da un confronto linguaggio-mondo. Altrimenti detto, non si capisce quale mai potrebbe essere una nozione internistica di verità.