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Analisi del testo Nello Sciame di Byung-Chul Han. Il testo propone una riflessione sul digitale.
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Fu subito dopo la Seconda Guerra Mondiale, che Carl Schmitt scrisse:
“ Sovrano è colui che dispone delle onde spaziali ”,
portando ad una riflessione obbligatoria i suoi coevi e al contempo profetizzando ciò che Byung-Chul Han , nel suo libro Nello Sciame - Visioni del digitale , spiega con raffinata dialettica.
Quando Schmitt scrisse questo pensiero erano i tempi della sovranità nazista e delle masse plagiate da Hitler attraverso diverse forme propagandistiche: inni patriottici diffusi con potenti megafoni, fotogrammi, manifesti con slogan, film con immagini forti e convincenti che la razza ariana dovesse espandersi, ad ogni costo, in tutto il mondo.
Proprio il giurista tedesco, in quegli anni, individuò con questa sibillina affermazione le prime prove di appiattimento mentale che avvenivano grazie ad accattivanti forme di comunicazione mediatica, che più erano rumorose più avevano successo, piacendo e conquistando intere popolazioni.
Sembrava assurdo che i proclama radiofonici o i film in bianco e nero riuscissero a convincere milioni di persone a seguire un intento, un obiettivo, che in fondo non era neppure loro e partendo proprio da questo periodo storico - bellico tra i più tristi e vergognosi della storia dell'umanità, Byung - Chul Han ci invita ad una riflessione su ciò che ci sta accadendo.
L'influenza e il plagio, di cui è vittima o potenzialmente può diventarlo, ognuno di noi.
L’autore ci conduce in un percorso di teorie e suffissi filosofici di ampia portata: partendo dalle più antiche domande sulla fragilità umana, fino al rispondersi con consapevolezza e lucidità sull’agguato teso dalla quotidianità moderna, rapida, tecnologica e attiva.
Il ti estì è obbligatorio: cosa siamo e dove andremo, in quest'epoca di transizione resa superficiale, rumorosa, distratta e incoerente, annullati dai potenti mezzi da noi stessi inventati, mezzi che ci stanno portando alla crisi della comunicazione.
Agli addetti ai lavori, alle professionalità in arrivo in questo ambito, alle nuove generazioni, occorre una riflessione e una conseguente riorganizzazione: occorre educarci all’utilizzo del digitale pensando ad un Noi con rispetto, discrezione, sensibilità e contegno. L’attuale cammino che percorriamo è quello che abbiamo costruito noi stessi, con il progresso, con la tecnologia avanzata che in un decennio ha stravolto le nostre abitudini, il nostro lavoro,
la nostra mentalità e solo noi possiamo modificarlo, rendendolo innocuo come ogni strumento di progresso di cui ci serviamo.
Abbiamo a disposizione un patrimonio virtuale di piattaforme web, con cui esplorare un intero mondo, senza però scomodarci e allontanarci da casa. Con un click possiamo aprire una finestra su ciò che vogliamo, le windons, che Microsoft ha inventato per noi.
Attraverso questo mondo possiamo interagire con chi vogliamo, seppur con l'immobilismo dato dal comfort di un PC, ma non abbiamo più modo e intenzione di dialogare fra noi.
I Social media, invenzione che ha reso ricchi e incredibilmente potenti i suoi fondatori, sono i nuovi canali su cui dover obbligatoriamente comunicare, su cui sopratutto condividere, in un pericoloso e quasi sottovalutato concetto di ora e qui che ci rende istantanei, onnipresenti, visibili e partecipativi al surrogato della vita sociale a cui pian piano ci stiamo abituando.
E' il digitale che aggrava l’isolamento dell’uomo , ci allontana sempre più dall’altro dandoci però l’illusione di avvicinarci. La diffusione di dispositivi sempre più dotati, di smartphone ultra tecnologici, ci hanno introdotto in un universo di pixel con cui immortalare i nostri istanti, siano essi felici o tristi, istigandoci a modificare con i filtri le nostre imperfezioni, per ottimizzare una realtà altrimenti sincera.
Questa iperattività di istantanee, di lettura e di risposta, è nociva al nostro equilibrio.
Già nel 1996 si parlava di affaticamento informatico, una patologia che colpiva quelle persone che per diverse cause, quali il lavoro, dovevano elaborare una grossa quantità di informazioni: tra gli effetti vi era una paralisi della capacità di analisi (cioè della capacità di distinguere l’essenziale dall’inessenziale), disturbi dell’attenzione, agitazione generalizzata, atrofia della facoltà di giudizio, incapacità di sopportare la responsabilità. Oggi chiunque di noi può essere colpito da tale disturbo, visto che tutti siamo di fronte a una quantità di informazioni in rapidissimo aumento, senza avere neppure il tempo dovuto di elaborazione.
All’affaticamento informatico si aggiungono anche altre conseguenze dello status online perenne e forzato: sintomi tipici della depressione o al contrario, del richiamo verso il proprio ego. Qui l’utente percepisce solo se stesso e i molti Social oggi esistenti trovano lo spazio in cui farlo espandere, essendo essi stessi media di ispirazione narcisistica, acutizzando così tali sintomi.
Byung-Chul Han, conducendoci per mano nella storia, ci spiega che il sistema interattivo sognato da Flusser oggi è diventato realtà, in quanto le scelte digitali avvengono in ogni momento, giornalmente, con un semplice click del mouse. Così facendo però, viene a mancare la responsabilità dell’individuo in quanto, seguendo le inclinazioni individuali clicchiamo solo ciò che piace , senza pensare.
Tutti gli abitanti della rete, convinti di vivere con una informazione completa, vivono nell’illusione della libertà, ma in realtà sono solo le nuove prede del digitale, dove ognuno è controllore dell’altro e, allo stesso tempo, prigioniero della rete: milioni di persone, di individui, con l'obiettivo di esistere virtualmente; basta creare un profilo , che ci rappresenta e ci presenta in un mondo dove l'esserci realmente, scambiandosi lo sguardo e le opinioni, è raro e difficile.
Interagire di persona pare sia diventato un modo obsoleto e inaffidabile, nonché sostituibile da comodi schermi e annesse tastiere dietro cui celare effettivamente personalità e persone.
Come scrisse anche Marshall Mc Luhan l’homo electronicus era nessuno , per Han l’homo digitalis è un Qualcuno anonimo, che con i suoi simili riesce a plasmare solo una misera moltitudine.
In questo contesto apocalittico per le nostre menti, fatto di sensazioni digitali, è il pubblico più giovane quello che viene più coinvolto e penalizzato. Forse perché vulnerabile per inesperienza e non riesce ad acquisire un peso sul piano sociale, civile e politico.
Proprio sul piano della partecipazione politica la società di oggi è sempre più condizionata dai media digitali. Tutti gli avvenimenti importanti legati ad essa si incanalano in un flusso costante e confuso, passando attraverso approvazioni e critiche, in un'alternanza bipolare che anziché illuminare scoraggia ogni ideale.
Appaiono e svaniscono con immediatezza, per non lasciare effetti duraturi e permanenti.
Han instilla un dubbio: oggi viviamo con l’illusione di essere liberi, ma lo siamo?
Ogni click viene registrato, ogni nostro passo è ricostruibile. Le cose un tempo silenziose si mettono a parlare e interagiscono con l'ideologia della trasparenza, con i moduli privacy, che inconsapevolmente sottoscriviamo, fuorvianti sui dati che realmente possono esserci utili.
Grazie ad essi vi è una raccolta delle informazioni, dei nostri dati centrali, che in mano a queste società vengono utilizzati per aspetti relativi al controllo, alla manipolazione divulgativa, alla concentrazione in mani improprie dei dati dei cittadini, al loro uso da parte di privati, delle agenzie governative e dei grandi network commerciali.
Google , grande motore di ricerca onnisciente e onnipresente, è stato capace prima e meglio di altri di cercare i nostri dettagli informativi nei Big Data della rete, assumendo nella loro gestione un ruolo e un potere enorme. Infatti permette velocemente di accedere a patrimoni di informazioni, nonostante in alcuni frangenti sovverta il senso positivo e proficuo di questo sistema.
Si spera dunque in un potenziamento del settore del data mining , nato come risposta tecnologica al problema dell’eccesso informativo. Una tecnologia superiore e raffinata che permetterà di operare sulla società presente e futura.
Le infinite azioni che compiamo nella rete sono memorizzate da noi, dagli altri, dai singoli dispositivi, dalla rete stessa. La macchina digitale è un piccolo mondo trasparente che si offre a tutti in una sorta di vetrina controllando la nostra quotidianità e i nostri comportamenti tramutandoli in profili di vita, all’interno di una gigantesca osservazione digitale fatta di post, tweet, mail, foto e tutto quello che noi carichiamo in rete.
Il potere delle nostre menti, della nostra psiche è controllato da un silenzioso ed efficace big brother , il grande fratello, che spia e osserva ogni nostra abitudine.
Non vi è pericolo più grande di un nemico che di soppiatto entra nelle nostre case, nella nostra intimità: egli è il nuovo modo di influenzare la massa, di istigare a determinati pensieri, a perseguire obiettivi che facciamo nostri, senza neppure rendercene conto.
Han raggiunge il suo obiettivo , nel finale conclusivo di un testo illuminante e forse scomodo per chi non vuole destarsi dall'atrofia intellettiva, giungendo al concetto di psicopolitica digitale, nell’era in cui invisibili onde spaziali rimbalzano dai satelliti cercando di piegare le volontà e modellare i pensieri, proprio come annunciò Schmitt.
Han, utilizzando il potente tramite del libro, anch'esso in via di sostituzione dagli e-book, ci avverte: la psicopolitica ci inganna, ci addomestica, ci induce a essere docili in ambiti in cui il livello del pericolo è avvertito dal pensare e discostarsi dallo sciame.
Volare, in autonomia e libertà, lontano dal frastuono mediatico che incanta e copre la voce del nostro inconscio. Allontanarsi dalla moltitudine fatta dai denominatori comuni, porsi in una condizione di sovranità e osservare dall'alto l'oggettività di ogni situazione, senza farci influenzare da informazioni fittizie.
Iniziare a pretendere, che oltre al tasto "mi piace" ve ne sia uno con su scritto: "non mi
piace".