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Riassunto libro "Nello sciame", Schemi e mappe concettuali di Scienze dell'educazione

"Nello sciame. Visioni del digitale." di Byung-Chul Han

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2019/2020

Caricato il 28/11/2023

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claudia-rampazzo 🇮🇹

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NELLO SCIAME – VISIONI DEL DIGITALE
Oggi con il medium digitale noi siamo “riprogrammati” senza comprendere
pienamente questo radicale cambiamento di paradigma che modifica in modo decisivo
il nostro comportamento, la nostra percezione, la nostra sensibilità e il nostro
pensiero. Oggi ci inebriamo del medium digitale senza essere in grado di valutare del
tutto le conseguenze di una simile ebbrezza. Questa cecità e il simultaneo stordimento
rappresentano la crisi dei nostri giorni.
1. SENZA RISPETTO
Letteralmente, ‘rispettare’ significa ‘distogliere lo sguardo’. È un riguardo. Il rispetto
presuppone uno sguardo distaccato, e oggi questo sguardo cede ad una visione priva
di distanza, che è tipica dello spettacolo. Il verbo latino “spectare”, da cui deriva il
termine spettacolo, indica un puntare lo sguardo al quale manca il riguardo distaccato,
il rispetto. La distanza è ciò che distingue il rispettare dallo spettare. Una società
senza rispetto sfocia in una società del sensazionalismo. Il rispetto costituisce il
fondamento della sfera pubblica che presuppone che si distolga lo sguardo dal privato:
oggi al contrario domina una totale assenza di distanza nella quale l'intimità è messa
in mostra e il privato diventa pubblico. La comunicazione digitale riduce le distanze e
favorisce questa esibizione pornografica dell'intimità e della sfera privata, e anche i
social network si rivelano spazi di esibizione del privato. Il medium digitale privatizza,
in quanto tale, la comunicazione trasferendo la produzione delle informazioni dal
pubblico al privato. Roland Barthes definisce la sfera privata quella zona di spazio, di
tempo, in cui io non sono un'immagine, un oggetto. Oggi non esiste più una sfera nella
quale io non sia un'immagine. I Google Glass trasformano lo stesso occhio umano in
una macchina fotografica: l'occhio stesso produce immagini e, di conseguenza, non è
più possibile alcuna sfera privata.
Il rispetto è vincolato al nome, e anonimato e rispetto si escludono a vicenda. Anche la
“shitstorm”
(cioè quel fenomeno in rete di discussione e critica massiva attorno a questioni di
dominio pubblico, con l'uso di un linguaggio fortemente connotato in senso negativo e
violento) è anonima, e in ciò consiste la sua violenza. Il nome è la base del
riconoscimento e ad esso sono legate anche pratiche come la responsabilità. Molte
sono le cause della shitstorm: essa è possibile in una cultura della mancanza di
rispetto e dell'individuazione, è un genuino fenomeno della comunicazione digitale che
rende possibile un istantaneo manifestarsi dello stato di eccitazione che fa scrivere
senza pensare, al contrario di ciò che avviene quando si scrive a mano una lettera. La
connessione digitale, inoltre, favorisce la comunicazione simmetrica: chi oggi prende
parte alla comunicazione non consuma le informazioni solo in modo passivo, ma le
produce attivamente, e ognuno è insieme trasmittente e ricevente, consumatore e
produttore. Questa simmetria è pericolosa per il potere: la comunicazione del potere
procede in un'unica direzione, ovvero dall'alto verso il basso. Il ‘reflusso’ comunicativo
distrugge l'ordinamento del potere. La shitstorm è reflusso, ed è proprio all'interno di
gerarchie appiattite che essa si sviluppa in un'unica direzione: la selezione attiva di chi
detiene il potere. Il potere come medium comunicativo consiste nell'incrementare la
probabilità del “sì” rispetto alla possibilità del “no”. Il sì è essenzialmente più
silenzioso del no, il no è sempre più rumoroso. Così, la parola decisiva genera quiete.
Come medium di comunicazione il rispetto esercita un effetto simile a quello del
potere; infatti, la persona rispettabile è persino imitata come un modello. L’imitazione
corrisponde all' obbedienza: proprio laddove svanisce il rispetto si sviluppa la
shitstorm chiassosa, che dimostra che viviamo in una società priva di rispetto
reciproco. Secondo Carl Smith, il sovrano è colui che decide sullo stato di eccitazione,
è colui in grado di generare un silenzio assoluto.
2. LA SOCIETA’ DELL’INDIGNAZIONE
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NELLO SCIAME – VISIONI DEL DIGITALE

Oggi con il medium digitale noi siamo “riprogrammati” senza comprendere pienamente questo radicale cambiamento di paradigma che modifica in modo decisivo il nostro comportamento, la nostra percezione, la nostra sensibilità e il nostro pensiero. Oggi ci inebriamo del medium digitale senza essere in grado di valutare del tutto le conseguenze di una simile ebbrezza. Questa cecità e il simultaneo stordimento rappresentano la crisi dei nostri giorni.

  1. SENZA RISPETTO Letteralmente, ‘rispettare’ significa ‘distogliere lo sguardo’. È un riguardo. Il rispetto presuppone uno sguardo distaccato, e oggi questo sguardo cede ad una visione priva di distanza, che è tipica dello spettacolo. Il verbo latino “spectare”, da cui deriva il termine spettacolo, indica un puntare lo sguardo al quale manca il riguardo distaccato, il rispetto. La distanza è ciò che distingue il rispettare dallo spettare. Una società senza rispetto sfocia in una società del sensazionalismo. Il rispetto costituisce il fondamento della sfera pubblica che presuppone che si distolga lo sguardo dal privato: oggi al contrario domina una totale assenza di distanza nella quale l'intimità è messa in mostra e il privato diventa pubblico. La comunicazione digitale riduce le distanze e favorisce questa esibizione pornografica dell'intimità e della sfera privata, e anche i social network si rivelano spazi di esibizione del privato. Il medium digitale privatizza, in quanto tale, la comunicazione trasferendo la produzione delle informazioni dal pubblico al privato. Roland Barthes definisce la sfera privata quella zona di spazio, di tempo, in cui io non sono un'immagine, un oggetto. Oggi non esiste più una sfera nella quale io non sia un'immagine. I Google Glass trasformano lo stesso occhio umano in una macchina fotografica: l'occhio stesso produce immagini e, di conseguenza, non è più possibile alcuna sfera privata. Il rispetto è vincolato al nome, e anonimato e rispetto si escludono a vicenda. Anche la “shitstorm” (cioè quel fenomeno in rete di discussione e critica massiva attorno a questioni di dominio pubblico, con l'uso di un linguaggio fortemente connotato in senso negativo e violento) è anonima, e in ciò consiste la sua violenza. Il nome è la base del riconoscimento e ad esso sono legate anche pratiche come la responsabilità. Molte sono le cause della shitstorm: essa è possibile in una cultura della mancanza di rispetto e dell'individuazione, è un genuino fenomeno della comunicazione digitale che rende possibile un istantaneo manifestarsi dello stato di eccitazione che fa scrivere senza pensare, al contrario di ciò che avviene quando si scrive a mano una lettera. La connessione digitale, inoltre, favorisce la comunicazione simmetrica: chi oggi prende parte alla comunicazione non consuma le informazioni solo in modo passivo, ma le produce attivamente, e ognuno è insieme trasmittente e ricevente, consumatore e produttore. Questa simmetria è pericolosa per il potere: la comunicazione del potere procede in un'unica direzione, ovvero dall'alto verso il basso. Il ‘reflusso’ comunicativo distrugge l'ordinamento del potere. La shitstorm è reflusso, ed è proprio all'interno di gerarchie appiattite che essa si sviluppa in un'unica direzione: la selezione attiva di chi detiene il potere. Il potere come medium comunicativo consiste nell'incrementare la probabilità del “sì” rispetto alla possibilità del “no”. Il sì è essenzialmente più silenzioso del no, il no è sempre più rumoroso. Così, la parola decisiva genera quiete. Come medium di comunicazione il rispetto esercita un effetto simile a quello del potere; infatti, la persona rispettabile è persino imitata come un modello. L’imitazione corrisponde all' obbedienza: proprio laddove svanisce il rispetto si sviluppa la shitstorm chiassosa, che dimostra che viviamo in una società priva di rispetto reciproco. Secondo Carl Smith, il sovrano è colui che decide sullo stato di eccitazione, è colui in grado di generare un silenzio assoluto.
  2. LA SOCIETA’ DELL’INDIGNAZIONE

Le ondate di indignazione si sviluppano spesso di fronte a degli avvenimenti che hanno una rilevanza sociale o politica molto ridotta. La società dell'indignazione è una società priva di compostezza e di contegno. L'insistenza e l'isteria non ammettono nessuna comunicazione discreta, nessun dialogo. Il contegno, però, è costitutivo per la sfera pubblica; la distanza, però, è necessaria per la costruzione della sfera pubblica. L'ira, che produce azioni, si distingue dalla rabbia e l'indignazione digitale è rabbia che non è capace né di azione né di narrazione, e rappresenta uno stato affettivo che non dispiega alcuna forza in grado di produrre azioni. La massa indignata non genera alcun futuro.

  1. NELLO SCIAME Lo psicologo delle masse Gustav Le Bon (1895) definisce l'epoca moderna come “l'età delle folle”. Il presente sarebbe un periodo di passaggio e di anarchia, e la società futura dovrà aspettarsi un nuovo potere, ossia quello delle folle. Le Bon vede disgregarsi la gerarchia di potere tramandata: la voce del popolo avrebbe ora raggiunto il predominio, e i rappresentanti in Parlamento sarebbero solo i loro esecutori. Il diritto divino delle masse sostituirà quello dei re. Per lui, l'insurrezione delle masse porta tanto alla crisi della sovranità quanto al declino della civiltà. La nuova folla si chiama “sciame digitale”, e ha caratteristiche che la differenziano radicalmente dal classico schieramento della folla: lo sciame digitale non è una folla, poiché non possiede un'anima, uno spirito. L'anima raduna e unisce, mentre lo sciame digitale è composto da individui isolati. I singoli si fondono in una nuova unità, all'interno della quale non dispongono più di un profilo proprio. Gli individui che si uniscono in uno sciame non sviluppano un noi e non si esprimono come una sola voce. Per McLuhan, “l'homo eletronicus” è l'uomo della folla, che è diverso da “l'homo digitalis”. Quest'ultimo, al contrario del primo, è tutt'altro che nessuno: egli conserva la sua identità privata persino quando si presenta come parte dello sciame, e si esprime in modo anonimo anche se di norma ha un profilo: è qualcuno che si espone e ambisce all'attenzione. Esso è un qualcuno anonimo. L'homo digitalis, inoltre, non si trova in grandi spazi chiusi come stadi o anfiteatri, questi fanno parte della topologia delle folle. Gli abitanti digitali della rete non si uniscono: manca la loro spiritualità del riunirsi, e quindi essi danno vita ad un peculiare assembramento senza riunione. I media elettronici come la radio radunano gli uomini, mentre i media digitali li isolano. Gli individui digitali si raggruppano occasionalmente in assembramenti, come per esempio gli smart mobs. Infine, se massa è potere, gli sciami digitali non marciano, ma si dissolvono con la stessa rapidità con cui si sono formati, e non sviluppano energie politiche. Si scagliano soltanto contro singole persone, rendendole oggetto di scherno o di scandalo. Secondo Michael Hardt e Antonio Negri, la globalizzazione sviluppa due forze contrapposte: da un lato istituisce una gerarchia di potere capitalistica e decentrata, ossia all'impero; dall'altro crea la cosiddetta “moltitudine”, una combinazione di singolarità che comunicano tra loro attraverso la rete e agiscono insieme. La moltitudine è una classe capace di un agire comune, e ne fanno parte tutti quelli che contribuiscono al sistema capitalistico. L'odierno soggetto di prestazione è al tempo stesso carnefice e vittima. Nell'impero di fatto nessuno domina: esso rappresenta lo stesso sistema capitalistico che sovrasta tutti. I soggetti economici neo- liberalisti non costituiscono un noi capace di un'azione comune, e la solitudine contraddistingue la forma sociale odierna. La solidarietà scompare e la privatizzazione si estende fino all'anima. Hardt e Negri invocano una rivoluzione comunista della moltitudine, ovvero una cooperazione e una rivoluzione che restano insieme semplicemente nell’amore e con innocenza.
  2. DE-MEDIALIZZAZIONE

ambisce all'attenzione oggi non è un volto: non è caratterizzata da alcuno sguardo. L'intenzionalità dell'esibizione distrugge quell’interiorità, quella riservatezza costitutiva dello sguardo.

  1. FUGA NELL’IMMAGINE Oggi le immagini non sono solo riproduzioni ma anche modelli. Il medium digitale completa quel rovesciamento iconico che fa sembrare le immagini più vive, più belle. Le immagini sono più vive delle persone, e al giorno d'oggi vengono rese tali da essere consumabili. La cosiddetta “sindrome di Parigi” indica un disturbo psichico che colpisce prevalentemente i turisti giapponesi: chi ne è affetto soffre di allucinazioni e angoscia, e il fattore scatenante è la grande differenza tra le immagini ideali di Parigi che i giapponesi hanno prima del viaggio nella loro testa, e la realtà della città che si discosta notevolmente da quelle immagini ideali. Le belle foto come immagini ideali schermano dalla sporca realtà. Il medium digitale interpone una distanza maggiore dal reale, e noi davanti alla realtà percepita come imperfetta ci rifugiamo nelle immagini. Il medium digitale è de-fatticizzante. Tale medium non ha età, destino e morte. In esso il tempo è congelato: è un medium senza tempo. Il medium analogico, invece, soffre il tempo. La sua forma espressiva è la passione. Barthes collega la fotografia analogica ad un'altra forma di vita per la quale è costitutiva la negatività del tempo, mentre le immagini digitali e il medium digitale si accompagnano ad una forma diversa di vita, caratterizzata da una presenza e da un presente permanenti. L'immagine digitale non sboccia né risplende.
  2. DALL'AGIRE AL GIOCARE CON LE DITA Il verbo della storia è l'agire. Hannah Arendt lo definisce il far cominciare qualcosa di nuovo; eleva la natalità ad una condizione ontologica dell'agire: ogni nascita promette un nuovo inizio. L'era del digitale è un’era postenatale e postmortale. Flusser profetizza: L'uomo, con i suoi dispositivi digitali, vive già oggi la "vita materiale" di domani. Tipica di questa nuova vita è l'"atrofia delle mani": i dispositivi digitali lasciano che le mani si atrofizzino. L'uomo del futuro non avrà più a che fare con cose materiali ma solo con informazioni immateriali. Al posto delle mani subentrano le dita: invece di agire, l'uomo nuovo gioca con le dita. L'homo digitalis non agisce. Diversamente da ciò che ipotizza Flusser, la vita immateriale e digitale non dà avvio al tempo dell'ozio: a Flusser resta sconosciuto il principio della prestazione, principio che toglie al gioco ogni elemento ludico e lo trasforma ancora in lavoro. L'era digitale è l'epoca della prestazione quindi l'uomo non è un homo ludens. L'ozio comincia là dove il lavoro cessa completamente. Il tempo dell'ozio è un altro tempo, anche il riposo è una modalità del lavoro e il rilassarsi è il prodotto del lavoro. Oggi siamo liberi dalle macchine dell'epoca industriale che ci schiavizzavano e sfruttavano. I dispositivi digitali producono una nuova costrizione o schiavitù: trasformano ogni luogo in un posto di lavoro e ogni tempo in un tempo di lavoro.
  3. DAL CONTADINO AL CACCIATORE Per Heidegger, la mano che scrive comunica con l'Essere, perciò la macchina per scrivere ci allontana dall'Essere. La macchina per scrivere porta a un’atrofia della mano, anzi all'oblio dell'Essere. Se ogni movimento della mano si poggia sul pensiero, l'atrofia digitale della mano atrofizzare ebbe lo stesso pensare. Heidegger fa apparire il logos come habitus del contadino, che coltiva il linguaggio come un campo e il contadino deve ascoltare la terra. Anche il mondo heideggeriano è un mondo contadino perché l'uomo in quanto "mortale" non è un agente, gli manca la natalità del nuovo inizio. La "terra" del contadino heideggeriano è diametralmente opposta al digitale. Il digitale genera una costrizione alla trasparenza, mentre la "terra" si sottrae ad ogni trasparenza, cioè che la sua impenetrabilità è estranea all'informazione. La trasparenza però è l'essenza dell'informazione, quindi tutto deve essere manifestamente dato come informazione accessibile a chiunque. Oggi non siamo più

contadini, ma cacciatori: i cacciatori dell’informazione vagano per la rete, sono mobili visto che nessun campo li costringe a rimanere stanziati. Il medium digitale produce una nuova tipologia del lavoro: l'utente e il suo dispositivo digitale costituiscono un'unità. I nuovi cacciatori operano attivamente con i loro dispositivi digitali mobili. Ai cacciatori di informazione le istanze del potere appaiono come barriere per le informazioni, per questo la loro strategia è pretendere trasparenza. A differenza dei mass media come la radio, i media digitali realizzano un rapporto genuinamente comunicativo cioè una comunicazione simmetrica: il destinatario dell'informazione è al tempo stesso chi la trasmette. Gli abitanti della società della trasparenza sono cacciatori e raccoglitori di informazioni.

  1. DAL SOGGETTO AL PROGETTO Il contadino heideggeriano è un soggetto e si sottomette al "nomos della terra". Oggi si crede di non essere soggetti sottoposti ma progetti che ottimizzano se stessi. Vale la formula: "ogni forma d'essere e di vita sollecita, nelle sue fasi critiche, forme espressive che trovano la loro piena realizzazione soltanto in un medium nuovo". Quello digitale è un medium di progetto. Per Flusser, l'uomo è un'artista che progetta mondi alternativi. Non possiamo più essere soggetti, perché non esistono più oggetti di cui potremmo essere i soggetti. Flusser porta costantemente la comunicazione in rete su un piano religioso: l'etica telematica della connessione in rete corrisponderebbe al "cristianesimo ebraico, con la sua richiesta di amore per il prossimo". Il profondo ed esistenziale desiderio dell'uomo è di riconoscere l'altro e di conoscere sé nell'altro. La società dell'informazione è una "strategia per abolire l'ideologia del Sè isolato", strategia che produce automaticamente una eliminazione del Sè a vantaggio della realizzazione intersoggettiva. La comunicazione digitale distrugge lo spazio pubblico e aggrava l'isolamento dell'uomo: essa è dominata dal narcisismo, non dall' "amore per il prossimo". Il progetto si rivela oggi una figura della costrizione cioè che sviluppa costrizioni sotto forma di prestazione, auto- ottimizzazione e auto-sfruttamento.
  2. IL NOMOS DELLA TERRA Heidegger è stato l'ultimo grande sostenitore dell'ordinamento terraneo. Esso poggia su un fondamento fermo e la sua legge si chiama nomos. L'ordinamento digitale congeda definitivamente il nomos della terra. L'ordinamento terraneo è costituito da muri, confini e fortezze; ha il carattere fermo. Il medium digitale equivale, invece, a un qualcosa che non è possibile "seminare e neanche scavare linee nette". Categorie come spirito, azione o verità appartengono all'ordinamento terraneo. Al posto dell'azione subentra l'operazione, cioè azioni atomizzate all'interno di un processo ampiamente automatico. Il pensiero non è una categoria del digitale. Anche la verità sembra anacronistica rispetto alla trasparenza: essa vive della negatività dell'esclusione. La trasparenza non è narrativa e non è illuminante. Anche prossimità e lontananza rientrano nell'ordinamento terraneo e il digitale annulla entrambe in favore dell'assenza di distanza. Lo spirito si desta al cospetto dell'altro: la negatività dell'altro lo tiene in vita. Soltanto lo spirito che sfugge alla sua "mera relazione a sé" fa esperienza. Il dolore è il medium dello spirito: lo spirito è dolore.
  3. FANTASMI DIGITALI A Kafka la lettera appariva un medium comunicativo disumano poiché si rivolgerebbe a dei fantasmi, visto che i baci scritti non giungerebbe ero a destinazione. L'umanità inventa la ferrovia e l'automobile, al fine di "eliminare l'azione dei fantasmi tra uomo e uomo" e di raggiungere il "contatto naturale". Dopo la posta fu inventato il telefono e il telegrafo. Nel frattempo, i fantasmi kafkiani hanno inventato anche Internet, gli smartphone, le e-mail, Twitter, Facebook e Google Glass. Kafka direbbe che la nuova generazione di spettri, o sia quelli digitali, sono più spudorati e chiassosi. L'internet delle cose produce nuovi spettri: le cose, che un tempo erano mute, cominciano a parlare. Il mondo viene come guidato da una mano spettrale. La comunicazione

Non è possibile conoscere subito le conseguenze di una mia decisione, così si ricollega il dubbio e l'esitazione. Flusser ammette che QUBE permette di scomporre le decisioni esistenziali in "decisioni puntiformi o atomiche". A partire da QUBE Flusser immagina una democrazia del futuro chiamata "democrazia diretta di villaggio": una "democrazia de-ideologizzata", nel quale contano solo sapere e competenza. Flusser, inoltre, lega questo sistema a una forma di vita utopistica, nel quale il libero tempo e l'impegno politico coincidono. Nel magnifico futuro flusseriano, la partecipazione politica ha luogo senza alcun "discorso" complicato: è una democrazia che presenta tratti utopistici, ma la decisione politica è sempre una decisione esistenziale. In QUBE non c'è differenza tra votare e acquistare. Il comprare non presuppone alcun discorso: il consumatore compra ciò che gli piace. Il cittadino però si caratterizza per la responsabilità nei confronti della comunità, che invece manca al consumatore. È prevedibile che Internet sostituirà definitivamente il seggio elettorale. A quel punto votare e comprare avrebbero luogo sullo stesso piano di coscienza.

  1. PROTOCOLLARE L'INTERA VITA La società dell'informazione scredita ogni fede. La fiducia rende possibili relazioni con gli altri, ma la possibilità di raccogliere in modo semplice e rapido le informazioni è nociva per la fiducia. L'odierna crisi della fiducia è causata anche dai media. La connessione in rete facilita a tal punto la raccolta di informazioni che la fiducia come pratica sociale perde sempre più significato e cede al controllo. Dove le informazioni possono essere procurate in modo facile e veloce, il sistema sociale passa dalla fiducia al controllo. Attraverso il controllo, la possibilità di protocollare l'intera vita sostituisce la fiducia. La società della sorveglianza digitale presenta una peculiare struttura panottica, costituita di cellule isolate l'una dall'altra. Gli abitanti del panottico digitale si connettono e comunicano l'uno con l'altro: il controllo è reso possibile dalla connessione in rete e dall'iper-comunicazione. Questi abitanti vivono nell'illusione della libertà e nutrono il panottico digitale di informazioni, esponendo volontariamente se stessi. Sorveglianza e controllo sono una parte essenziale della comunicazione digitale. Le aziende spiano i loro dipendenti come le banche esaminano i potenziali creditori. Ad esempio, l'Acxiom è un'azienda americana di analisi dei big data che gestisce un'enorme banca dati con migliaia di server. La sua sede legale è protetta da cancelli e strettamente sorvegliata come fosse un edificio dei servizi segreti, l'impresa dispone dei dati personali di circa 300 milioni di cittadini americani. Essa sa di più su cittadini americani di quanto ne sappia l'FBI, infatti lavora in modo più efficace dei servizi americani. Il mercato della sorveglianza nello stato democratico presenta una particolare prossimità allo stato di sorveglianza digitale. Nell'odierna società dell'informazione l'attività di Acxiom, Google e Facebook si avvicina a quella dei servizi segreti. Veniamo sorvegliati anche dalle cose che usiamo quotidianamente che inviano senza sosta informazioni su ciò che facciamo e non facciamo perché operano attivamente per protocollare la nostra intera vita. Il vedere coincide integralmente con il sorvegliare, dove ciascuno sorveglia ogni altro.
  2. PSICOPOLITICA Secondo Foucault, a partire dal XVII secolo il potere si manifesta come biopotere, cioè ha "funzioni di incitazione, di rafforzamento, di controllo, di sorveglianza e di organizzazione delle forze che sottomette". Il biopotere interviene nei processi biologici e nelle leggi dalle quali la popolazione è diretta e guidata. Il controllo biopolitico investe solo fattori esterni come la riproduzione, il tasso di mortalità o lo stato di salute. Oggi si sta realizzando un ulteriore cambiamento di paradigma. Il panottico digitale è una società della trasparenza psicopolitica: al posto del biopotere subentra lo psicopotere. Grazie alla sorveglianza digitale, la psicopolitica è in grado di leggere e controllare i pensieri. Lo psicopotere è in grado di introdursi nei processi psicologici. Chris Anderson in un articolo intitolato "La fine della teoria" sostiene che quantità incredibilmente grandi di dati renderebbero superflui i modelli teorici. La

teoria è un'ipotesi, uno strumento che compensa la mancanza di dati. Se è disponibile una quantità sufficiente di dati, la teoria è superflua. Ogni nuovo medium rivela qualcosa di inconscio: così, la cinepresa offre l'accesso all' "inconscio ottico". La cinepresa è un medium che porta alla luce quel che si sottrae al puro occhio, ossia l'inconscio ottico. Il data mining rende visibili modelli di comportamento collettivi dei quali non siamo mai consci. Lo psicopotere è più efficace del biopotere in quanto sorveglia, controlla e influenza gli uomini dall'interno. La psicopolitica digitale si impossessa del comportamento sociale delle masse. Finisce in questo modo l'era della biopolitica: entriamo oggi nell'era della psicopolitica digitale.