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"Nello sciame. Visioni del digitale." di Byung-Chul Han
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Oggi con il medium digitale noi siamo “riprogrammati” senza comprendere pienamente questo radicale cambiamento di paradigma che modifica in modo decisivo il nostro comportamento, la nostra percezione, la nostra sensibilità e il nostro pensiero. Oggi ci inebriamo del medium digitale senza essere in grado di valutare del tutto le conseguenze di una simile ebbrezza. Questa cecità e il simultaneo stordimento rappresentano la crisi dei nostri giorni.
Le ondate di indignazione si sviluppano spesso di fronte a degli avvenimenti che hanno una rilevanza sociale o politica molto ridotta. La società dell'indignazione è una società priva di compostezza e di contegno. L'insistenza e l'isteria non ammettono nessuna comunicazione discreta, nessun dialogo. Il contegno, però, è costitutivo per la sfera pubblica; la distanza, però, è necessaria per la costruzione della sfera pubblica. L'ira, che produce azioni, si distingue dalla rabbia e l'indignazione digitale è rabbia che non è capace né di azione né di narrazione, e rappresenta uno stato affettivo che non dispiega alcuna forza in grado di produrre azioni. La massa indignata non genera alcun futuro.
ambisce all'attenzione oggi non è un volto: non è caratterizzata da alcuno sguardo. L'intenzionalità dell'esibizione distrugge quell’interiorità, quella riservatezza costitutiva dello sguardo.
contadini, ma cacciatori: i cacciatori dell’informazione vagano per la rete, sono mobili visto che nessun campo li costringe a rimanere stanziati. Il medium digitale produce una nuova tipologia del lavoro: l'utente e il suo dispositivo digitale costituiscono un'unità. I nuovi cacciatori operano attivamente con i loro dispositivi digitali mobili. Ai cacciatori di informazione le istanze del potere appaiono come barriere per le informazioni, per questo la loro strategia è pretendere trasparenza. A differenza dei mass media come la radio, i media digitali realizzano un rapporto genuinamente comunicativo cioè una comunicazione simmetrica: il destinatario dell'informazione è al tempo stesso chi la trasmette. Gli abitanti della società della trasparenza sono cacciatori e raccoglitori di informazioni.
Non è possibile conoscere subito le conseguenze di una mia decisione, così si ricollega il dubbio e l'esitazione. Flusser ammette che QUBE permette di scomporre le decisioni esistenziali in "decisioni puntiformi o atomiche". A partire da QUBE Flusser immagina una democrazia del futuro chiamata "democrazia diretta di villaggio": una "democrazia de-ideologizzata", nel quale contano solo sapere e competenza. Flusser, inoltre, lega questo sistema a una forma di vita utopistica, nel quale il libero tempo e l'impegno politico coincidono. Nel magnifico futuro flusseriano, la partecipazione politica ha luogo senza alcun "discorso" complicato: è una democrazia che presenta tratti utopistici, ma la decisione politica è sempre una decisione esistenziale. In QUBE non c'è differenza tra votare e acquistare. Il comprare non presuppone alcun discorso: il consumatore compra ciò che gli piace. Il cittadino però si caratterizza per la responsabilità nei confronti della comunità, che invece manca al consumatore. È prevedibile che Internet sostituirà definitivamente il seggio elettorale. A quel punto votare e comprare avrebbero luogo sullo stesso piano di coscienza.
teoria è un'ipotesi, uno strumento che compensa la mancanza di dati. Se è disponibile una quantità sufficiente di dati, la teoria è superflua. Ogni nuovo medium rivela qualcosa di inconscio: così, la cinepresa offre l'accesso all' "inconscio ottico". La cinepresa è un medium che porta alla luce quel che si sottrae al puro occhio, ossia l'inconscio ottico. Il data mining rende visibili modelli di comportamento collettivi dei quali non siamo mai consci. Lo psicopotere è più efficace del biopotere in quanto sorveglia, controlla e influenza gli uomini dall'interno. La psicopolitica digitale si impossessa del comportamento sociale delle masse. Finisce in questo modo l'era della biopolitica: entriamo oggi nell'era della psicopolitica digitale.