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NEW Paniere 2026 Aperte ECONOMIA POLITICA GIURISPRUDENZA (D.M. 27004) Docente Iannaccone Guido Risposte APERTE Ecampus
Tipologia: Panieri
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La microeconomia è la parte della scienza economica che si occupa delle singole unità decisionali, come ad esempio l’individuo o la singola impresa. La macroeconomia prende in esame l’economia nel suo insieme, con riferimento a fattori aggregati come lo Stato e i settori economici. In altri termini, la ripartizione micro e macro economia dipende dal livello di dettaglio a cui vogliamo giungere nell’analisi.
La microeconomia è la parte della scienza economica che si occupa delle singole unità decisionali, come ad esempio l’individuo o la singola impresa. La macroeconomia prende in esame l’economia nel suo insieme, con riferimento a fattori aggregati come lo Stato e i settori economici. Economia positiva studia il funzionamento dell’economia nella realtà, mentre l’economia normativa analizza e studia come dovrebbe essere l’economia. Essa si utilizza per effettuare valutazioni sull’economia identificando problemi e soluzioni degli stessi. I modelli economici sono stilizzazioni semplificazioni della realtà che permettono di individuare i problemi riconducibili all’economia e di trovarne la soluzione.
La microeconomia è la parte della scienza economica che si occupa delle singole unità decisionali, come ad esempio l’individuo o la singola impresa. I modelli microeconomici prendono in considerazione le singole famiglie, le singole imprese e i singoli organismi pubblici. La macroeconomia prende in esame l’economia nel suo insieme, con riferimento a fattori aggregati come lo Stato e i settori economici. I modelli macroeconomici invece prendono in esame il settore delle famiglie, il settore delle imprese ed il settore pubblico.
Ogni modello economico parte da una o più ipotesi. Un’ipotesi semplificatrice è un modo per semplificare un modello e un’ipotesi critica influisce in modo rilevante sulle conclusioni del modello. Ogni soggetto cerca di ottenere il massimo in ogni situazione in cui si trova. In effetti in ogni modello economico c’è un soggetto che deve massimizzare un certo risultato. Ogni soggetto economico ha un numero limitato di alternative praticabili. È questa la diretta conseguenza della scarsità di risorse.
L’economia utilizza dei modelli per astrarre le condizioni reali, e studiarne i vari aspetti. Affinché il modello possa essere utilizzato per lo scopo è necessario che sia semplice, e quindi deve considerare solo i dettagli essenziali. Un’ipotesi semplificatrice è un modo per semplificare un modello, eliminando i dettagli che lo appesantiscono, mentre un’ipotesi critica influisce in modo rilevante sulle conclusioni del modello.
La macroeconomia è quella parte dell’economia politica che si occupa dello studio del sistema economico in modo aggregato a differenza della macroeconomia che invece si occupa dello studio dei comportamenti di tipo economico da parte degli operatori economici.
Il costo opportunità derivante da una scelta è tutto ciò a cui abbiamo rinunciato o sacrificato operando quella determinata scelta. Ogni risorsa è di proprietà di un determinato soggetto e tutte le risorse potrebbero essere impiegate per ottenere una diversa produzione; quindi, effettuando delle scelte, si sopportano dei sacrifici che in economia prendono il nome di costo opportunità. In modo più rigoroso potremmo dire che il costo opportunità di una scelta è la migliore di tutte le alternative di scelta possibili. Il costo opportunità di una scelta comprende sia costi espliciti che costi impliciti.
Il costo opportunità derivante da una scelta è tutto ciò a cui abbiamo rinunciato o sacrificato operando quella determinata scelta.
Il costo opportunità di una scelta comprende sia costi espliciti che costi impliciti. Il costo esplicito è il denaro a cui si rinuncia effettuando un pagamento quando si compie una scelta, mentre il costo implicito è il valore di ciò che si sacrifica senza effettuare pagamenti in denaro.
La Frontiera delle Possibilità di Produzione PPF (Production Possibilities Frontier) indica le diverse combinazioni di beni che si possono produrre avendo a disposizione un quantitativo definito di risorse e tecnologia. In effetti, ogni punto sulla frontiera rappresenta una combinazione limite tra due prodotti, che può ottenersi se si occupano in modo efficiente tutte le risorse. I punti che si collocano al di fuori della curva non sono combinazioni ottenibili (SITUAZIONE INATTUABILE), mentre quelli all’interno sono ottenibili ma sono situazioni di non piena occupazione dei fattori produttivi (SITUAZIONE INEFFICENTE).
La curva designata rappresenta la frontiera della possibilità di produzione PPF ed indica le diverse combinazioni di beni che si possono produrre avendo a disposizione un quantitativo definito di risorse e tecnologia. Nel punto A si decide di impiegare la totalità dei fattori nella produzione di altri beni, mentre nel punto F si produce solo il bene X. Passando dal punto A al punto punto B si decide di rinunciare ad una parte della produzione di altri beni, per produrre alcune unità del bene X. L’andamento della curva ci mostra un costo opportunità crescente: più bene X decidiamo di produrre, maggiore è la rinuncia ad altri beni che si deve fare. Dato l’andamento crescente del costo opportunità, la curva in esame è concava, cioè diventa sempre più ripida spostandosi verso destra. Lo spostamento della PPF può essere dovuto a vari fattori. I fattori che determinano la crescita economica possono essere incrementati di risorse disponibili (capitale fisco, capitale umano) oltre all’innovazione tecnologica, che consente di produrre maggiori quantità di beni a parità di risorse. Altri beni A effetto introduzione nuova tecnologia bene X. Quindi, un’novazione tecnologica, o un incremento nello stock di capitale, anche se l’impatto diretto è su un’unica produzione, consente di scegliere di produrre quantità maggiori di tutti i tipi di beni.
La curva disegnata rappresenta la Frontiera delle Possibilità di Produzione PPF (Production Possibilities Frontier) ed indica le diverse combinazioni di beni che si possono produrre avendo a disposizione un quantitativo definito di risorse e tecnologia. In effetti, ogni punto sulla frontiera rappresenta una combinazione limite tra due prodotti, che può ottenersi se si occupano in modo efficiente tutte le risorse. I punti che si collocano al di fuori della curva non sono combinazioni ottenibili, mentre quelli all’interno sono ottenibili ma sono situazioni di non piena occupazione dei fattori produttivi.
L’andamento della curva ci mostra un costo opportunità crescente: più bene x decidiamo di produrre, maggiore è la rinuncia ad ‘altri beni’ che si deve fare. Dato l’andamento crescente del costo opportunità, la curva in esame è concava, cioè diventa sempre più ripida spostandosi verso destra.
Lo spostamento della PPF può essere dovuto a vari fattori. I fattori che determinano la crescita economica possono essere incrementi di risorse disponibili (capitale fisico, capitale umano) oltre all’innovazione tecnologica, che consente di produrre maggiori quantità di beni a parità di risorse. Quindi, un’innovazione tecnologica, o un incremento nello stock di capitale, anche se l’impatto diretto è su un’unica produzione, consente di scegliere di produrre quantità maggiori di tutti i tipi di beni.
Nei mercati di concorrenza imperfetta i singoli acquirenti o venditori possono influenzare il prezzo del prodotto o del servizio.
presentato, ad ogni livello di prezzo corrisponde una diversa quantità domandata. I mercati sono influenzati da molti fattori: alcuni di questi fattori creano spostamenti lungo la curva di domanda, altri determinano uno spostamento della curva stessa.
La curva di offerta rappresenta graficamente la relazione tra prezzo e quantità offerta di un bene o servizio, a parità di altre condizioni. La rappresentazione di essa corrisponde ad una retta inclinata positivamente. Dalla rappresentazione della curva di offerta vediamo la relazione positiva e diretta, che esiste tra prezzo e quantità offerta: al crescere del prezzo cresce anche la quantità offerta, mentre al diminuire del prezzo, la quantità offerta diminuisce a sua volta. Questa relazione è definita legge dell’offerta. Vi sono però dei fattori determinanti che al loro variare provocano una riduzione dell’offerta e il relativo spostamento verso sinistra della curva. Le determinanti dell’offerta sono:
Il progresso tecnologico, pone le aziende nella condizione di poter produrre quantità di output sempre maggiori con minor impiego di risorse e ciò con positivi riflessi sui costi di produzione. Un progresso tecnologico che consente di risparmio sui costi aumento l’offerta di un bene, spostando la curva a destra. Le imprese considerano la tassazione come un costo: quindi un aumento delle tasse (o imposte) farà aumentare i costi di produzione e ridurrà l’offerta, provocando uno spostamento a sinistra della curva in offerta. Al contrario un sussidio provocherà uno spostamento verso destra.
Un bene complementare si può definire tale quando viene utilizzato insieme a un bene principale per soddisfare un bisogno (per esempio zucchero e caffè). Un bene sostituto si può definire tale quando un bene è in grado di soddisfare lo stesso bisogno di un altro bene (ad esempio burro e margarina). Sostanziale differenza è che per un bene complementare all’aumentare del prezzo del bene principale la cura si sposterà verso sinistra in quanto diminuirà la domanda. Per un bene sostituto invece al variare del prezzo di uno, il bene che non aumenta avrò un incremento di domanda e quindi la curva si sposterà verso destra.
I beni inferiori sono beni economici la cui domanda si riduce all'aumentare del reddito del consumatore. Un bene inferiore è
generalmente caratterizzato da un prezzo molto basso e da una qualità molto inferiore rispetto ad altri beni sostituiti. Al
crescere del reddito il consumo dei beni inferiori si riduce in quanto l'effetto di reddito positivo consente al consumatore di
modificare le proprie scelte. Un altro di bene inferiore sono il pane o le patate rispetto al consumo di carne. Al crescere del
reddito le famiglie riducono il consumo dei prodotti alimentari economici (es. patate) a favore del consumo di altri prodotti alimentari di qualità. Un bene normale, se il consumo di tale bene aumenta all'aumentare del reddito, a parità di altre condizioni
(pesce).
La variazione della domanda comporta una traslazione della curva a destra o a sinistra. La variazione di quantità domandata invece comporta uno spostamento da un punto ad un altro della medesima curva.
Il cambiamento delle preferenze in senso favorevole sposta la curva della domanda verso destra; ovvero avremo un aumento della domanda e quindi un aumento del prezzo e della quantità che dovrà essere prodotta per soddisfare la domanda stessa. Al
contrario un inversione di tendenze, quindi un cambiamento dei gusti porta a uno spostamento della curva verso sinistra.
Una curva della domanda si sposta vero destra o sinistra al variare di queste che sono definite determinanti e sono:
L’offerta di un bene è la quantità che l’impresa decide di vendere, in un dato periodo, ad un determinato prezzo ed a tutti i vincoli a cui è soggetta. L’offerta è una funzione (o una curva) crescente che indica la quantità di un bene che i produttori metteranno in vendita in corrispondenza di ogni possibile prezzo.
La quantità offerta dal mercato (quantità offerta) è la quantità specifica di un bene che tutti i venditori del mercato scelgono di vendere in un determinato momento, dato prezzo e vincoli. È chiaro che la quantità che le imprese decidono di offrire è quella che permette di realizzare il massimo profitto. Ripetiamo, quindi, che quantità offerta e prezzo sono legati da una relazione positiva, per questo motivo la curva di offerta ha un andamento crescente. Una variazione del prezzo del bene provoca uno spostamento lungo la curva di offerta: ad esempio se il prezzo del bene aumenta si passa dal punto a, al punto b nel grafico che segue.
L’offerta di un bene è la quantità che l’impresa decide di vendere, in un dato periodo, ad un determinato prezzo ed a tutti i vincoli a cui è soggetta. L’offerta è una funzione (o una curva) crescente che indica la quantità di un bene che i produttori metteranno in vendita in corrispondenza di ogni possibile prezzo. Dalla rappresentazione della curva di offerta vediamo la relazione positiva e diretta, che esiste tra prezzo e quantità offerta: al crescere del prezzo cresce anche la quantità offerta, mentre al diminuire del prezzo, la quantità offerta diminuisce a sua volta. Questa relazione è definita legge dell’offerta. Perché esiste una relazione diretta e positiva tra prezzo e quantità. La quantità offerta dal mercato (quantità offerta) è la quantità specifica di un bene che tutti i venditori del mercato scelgono di vendere in un determinato momento, dato prezzo e vincoli. È chiaro che la quantità che le imprese decidono di offrire è quella che permette di realizzare il massimo profitto. Ripetiamo, quindi, che quantità offerta e prezzo sono legati da una relazione positiva, per questo motivo la curva di offerta ha un andamento crescente. Una variazione del prezzo del bene provoca uno spostamento lungo la curva di offerta: ad esempio se il prezzo del bene aumenta si passa dal punto a, al punto b nel grafico che segue.
La quantità offerta dal mercato (quantità offerta) è la quantità specifica di un bene che tutti i venditori del mercato scelgono di vendere in un determinato momento, dato prezzo e vincoli. È chiaro che la quantità che le imprese decidono di offrire è quella che permette di realizzare il massimo profitto.
1). Al contrario, una riduzione della domanda riduce sia prezzo che quantità di equilibrio. Lo stesso risultato si raggiunge nel caso in cui vi sia un aumento del reddito a disposizione degli acquirenti, che provoca un’espansione della domanda, con spostamento della curva verso destra. Ciò vale anche per una variazione dei gusti a favore del bene specifico, o per un aumento del prezzo del bene sostituto. In altri termini, possiamo dire che uno spostamento verso destra della curva di domanda provoca un movimento verso destra lungo la curva di offerta: in tal caso prezzo e quantità di equilibrio aumentano.
In corrispondenza del prezzo di equilibrio, non ci sono né eccessi di domanda né eccessi di offerta. Tuttavia, il prezzo di equilibrio potrebbe non rivelarsi un prezzo adeguato; lo stato, quindi, potrebbe decidere di mantenere i prezzi al di sopra o al di sotto del livello di equilibrio. 6.1. Un prezzo minimo (elevato) Se lo stato fissa un prezzo minimo (un pavimento) al di sopra dell’equilibrio, ci sarà un eccesso di offerta: QS > QD (come nel grafico sotto rappresentato) il prezzo non potrà scendere per eliminare tale eccesso. Lo stato fissa un prezzo minimo per varie ragioni: per proteggere i redditi dei produttori. Se il settore è soggetto a fluttuazioni dell’offerta (ad esempio i raccolti, a causa di improvvise variazioni meteorologiche) e se la domanda non è elastica al prezzo, i prezzi tendono a fluttuare considerevolmente. Prezzi minimi impediscono crolli dei redditi dei produttori dovuti a lunghi periodi di prezzi bassi; per creare un surplus (ad esempio di granaglie), specialmente in periodi di abbondanza, che possono essere immagazzinati in vista di possibili scarsità future; nel caso dei salari (il prezzo del lavoro), i minimi salariali possono essere usati per impedire che i redditi dei lavoratori scendano al di sotto di un certo livello di sopravvivenza. Esistono vari modi con cui lo stato può agire sui surplus generati dalla presenza di prezzi minimi più alti del prezzo di equilibrio: ƒ potrebbe acquistare il surplus, e immagazzinano, distruggerlo o venderlo su altri mercati; ƒ l’offerta potrebbe essere ridotta applicando ai produttori quote massime di produzione.
In alcune circostanze, però, lo Stato può ritenere che le variazioni abbiano determinato prezzi troppo alti (insostenibili per gli acquirenti), o troppo bassi (per i venditori) e quindi interviene per porre dei limiti agli aumenti e/o alle riduzioni.
Il concetto di elasticità rispetto al prezzo è applicabile anche all’offerta. Se la quantità offerta dai produttori è relativamente sensibile alle possibili variazioni del prezzo, l’offerta è elastica, mentre, nel caso in cui la quantità offerta sia relativamente poco sensibile, l’offerta è inelastica. Il grado di elasticità è misurato dal coefficiente Es= variazione percentuale della quantità offerta X/variazione percentuale del prezzo X.
La legge della omanda afferma che a parità di condizioni i consumatori acquisteranno maggiore quantità di un bene se il suo prezzo si riduce e quantità minori se tale prezzo aumenta, ma non permette di misurare la quantità di tale variazione. Per tale ragione è stato introdotto il concetto di elasticità della domanda rispetto al prezzo, che consiste in una misura della variazione percentuale della quantità domandata di un bene in risposta al cambiamento percentuale del prezzo dello stesso bene. Ed si ottiene: variazione percentuale quantità domandata X diviso variazione percentuale prezzo X. L’ elasticità della domanda sarà un numero sempre negativo perché le curve di domanda hanno pendenza negativa. Ad esempio, se il prezzo si riduce, la quantità domandata aumenterà: ciò vuol dire che il numeratore della nostra formula sarà positivo, mentre il denominatore negativo, determinando un valore negativo dell’elasticità. Per tale ragione, spesso, si fa riferimento al valore assoluto evitando così di considerare i segni. Al riguardo la domanda viene classificata in: elastica, inelastica ed elasticità unitaria. La domanda si dice elastica quando una determinata variazione del prezzo determina variazioni percentuali maggiori nella quantità domandata. In questo caso Ed < 1. Si avrà invece una domanda perfettamente elastica o infinitamente elastica quando una piccola riduzione di prezzo determinerà un incremento degli acquisti di quantità molto elevata. In questo caso Ed=infinita. La domanda inelastica o rigida si ha quando ad una data variazione percentuale del prezzo, corrispondano piccole variazioni della quantità domandata. Ed < 1. Il caso estremo di domanda inelastica si ha quando una variazione del prezzo non provoca alcuna variazione della quantità domandata. Ed=0. La domanda a elasticità unitaria si realizza quando la variazione del prezzo e della quantità domandata sono esattamente identiche, quindi Ed=1. Per quanto riguarda l’effetto di una variazione del prezzo sulla spesa
totale dei consumatori, che aumenta o diminuisce in base al grado di elasticità della domanda rispetto al prezzo, nella domanda elastica si muove nella direzione opposta al prezzo, quindi se il prezzo aumenta si riduce la spesa. In quella inelastica la spesa totale si muove nella stessa direzione del prezzo, quindi se il prezzo aumenta, aumenta anche la spesa. In quella a elasticità unitaria la spesa totale non varia al variare del prezzo. Infine il concetto di elasticità rispetto al prezzo è applicabile anche all’offerta. Se la quantità offerta dai produttori è relativamente sensibile alle possibili variazioni del prezzo, l’offerta è elastica, mentre, nel caso in cui la quantità offerta sia relativamente poco sensibile, l’offerta è inelastica. Il grado di elasticità è misurato da coefficiente. Es si calcolerà: variazione percentuale della quantità offerta X diviso variazione percentuale del prezzo X. Qui il livello di elasticità dell’offerta rispetto al prezzo dipenderà dalla facoltà e rapidità con cui i produttori possono modificare l’uso delle risorse a loro disposizione tra i diversi impieghi alternativi. Quanto più facili e veloci sono i trasferimenti di risorse, tanto maggiore sarà l’elasticità dell’offerta rispettoal prezzo.
ED è sempre negativa perché le curve delle domande hanno sempre pendenza negativa; avendo al denominatore del nostro rapporto un valore negativo, per forza avremo un risultato negativo. Per evitare questo si prende in considerazione il valore assoluto dell’elasticità.
E’ la variazione percentuale della quantità domandata di un bene nella relazione in percentuale del prezzo, nonché il rapporto tra prezzo/quantità in quel punto e il reciproco della pendenza della curva di domanda. ✓ L’elasticità sarà sempre negativa; ✓ E’ il reciproco della pendenza della curva di domanda; ✓ Si valuta il valore assoluto; ✓ L’elasticità al prezzo è diversa in ogni punto della curva di domanda, quindi la pendenza è costante in ogni punto e, quindi, anche il suo reciproco; ✓ Può assumere valore =1, e quindi la curva di domanda ha elasticità: se il prezzo aumenta dell’1%, la quantità domandata aumenta dell’1%; ✓ Può assumere valore >1, e quindi la curva di domanda è rigida o inelastica: se il prezzo aumenta dell’1%, la quantità domandata diminuisce meno dell’1%;
Per ogni bene quanto maggiore è il numero dei beni sostituti tanto maggiore sarà l’elasticità della sua domanda rispetto al prezzo.
Ed equivale all’elasticità della domanda rispetto al prezzo, che consiste in una misura della variazione percentuale della quantità domandata di un bene in risposta al cambiamento percentuale del prezzo dello stesso bene. Ed si ottiene: variazione percentuale quantità domandata X diviso variazione percentuale prezzo X. L’elasticità della domanda sarà un numero sempre negativo perché le curve di domanda hanno pendenza negativa. Ad esempio, se il prezzo si riduce, la quantità domandata aumenterà: ciò vuol dire che il numeratore della nostra formula sarà positivo, mentre il denominatore negativo, determinando un valore negativo dell’elasticità.
Se il reddito disponibile si modifica, viene a modificarsi anche il vincolo di bilancio. Se il reddito aumenta, avremo uno spostamento a destra della retta di bilancio se diminuisce avremo uno spostamento verso sinistra ovviamente. Si ricorda che il reddito limitato costringe il soggetto ad effettuare delle scelte.
La pendenza della retta di bilancio indica il costo di opportunità ovvero la retta ci indica a quante unità del bene A deve rinunciare per poter consumare un unità in più del bene B. Detto questo constatiamo che la pendenza della retta non è altro che il prezzo relativo.
Si definisce effetto di sostituzione l’impatto esercitato dalla variazione del prezzo di un prodotto, sul suo costo relativo, ossia rispetto ad altri beni. L’effetto di sostituzione provoca sempre una variazione della quantità domandata nella direzione opposta rispetto a quella del prezzo: in altre parole, quando il prezzo scende l’effetto di sostituzione causa un aumento della quantità domandata, mentre quando il prezzo sale l’effetto di sostituzione causa una diminuzione della quantità domandata. Possiamo analizzare a questo punto l’impatto di una variazione di prezzo considerando i due effetti simultaneamente.
Si definisce effetto di sostituzione l’impatto esercitato dalla variazione del prezzo di un prodotto, sul suo costo relativo, ossia rispetto ad altri beni. L’effetto di sostituzione provoca sempre una variazione della quantità domandata nella direzione opposta rispetto a quella del prezzo: in altre parole, quando il prezzo scende l’effetto di sostituzione causa un aumento della quantità domandata, mentre quando il prezzo sale l’effetto di sostituzione causa una diminuzione della quantità domandata.
Si definisce effetto di reddito l’impatto di una variazione nel prezzo di un prodotto sul reddito reale (potere di acquisto) di un consumatore e, quindi, sulla quantità domandata di quel bene. Se il prezzo di uno dei due beni, A e B, scende, aumenta il potere di acquisto del consumatore: graficamente la retta di bilancio ruota verso destra. Dobbiamo comunque ricordare che un aumento del reddito incrementerà la domanda di beni normali e ridurrà quella di beni inferiori.
La curva di indifferenza è la rappresentazione sul piano cartesiano delle scelte di consumo che danno al consumatore la medesima utilità. Dati due beni x e y, le quantità di questi ultimi in grado di fornire la stessa utilità U = U (qx, qy) sono rappresentate sul piano cartesiano sotto forma di coordinate (x, y). L'unione di questi punti delinea una curva lungo il quale il livello di utilità è costante. Ad esempio, nella seguente curva di indifferente poniamo il bene "pane" sull'asse delle ordinate e il bene "carne" sull'asse delle ascisse. I due punti A e B sono associati a due combinazioni differenti dei due beni, detti panieri, ed entrambi restituiscono nella funzione di utilità il medesimo livello di utilità UA=UB. Essendo due punti in cui il consumatore beneficia della medesima utilità, quest'ultimo è "indifferente" nella scelta del primo o del secondo. Per questa ragione la curva prende il nome di curva di indifferenza.
La mappa di indifferenza è un insieme di curve che descrivono le preferenze di un individuo. Intuitivamente il soggetto preferisce sempre punti su curve di indifferenza superiori. La mappa di indifferenza ci fornisce informazioni sul modo di ordinare le alternative e, quindi, ci permette di caratterizzare completamente le preferenze di un individuo. Mentre, L’utilità marginale come la variazione che subisce l’utilità totale per effetto del consumo aggiuntivo di una unità. Per semplicità abbiamo ipotizzato che l’utilità marginale sia sempre positiva, anche se ciò potrebbe essere vero: se ho gia mangiato molti panini, un panino in più non aggiunge niente alla mia sazietà, anzi può ridurre una sorta di soddisfazione negativa(stare male); per questo alcuni economisti individuano anche i valori negativi dell’utilità marginale.
La pendenza della curva di indifferenza è detta tasso marginale di sostituzione (MRS), e indica la quantità massima del bene B che il consumatore sarebbe disposto a scambiare per avere un’unità aggiuntiva del bene A. Chiaramente, quando il soggetto si trova in un punto molto alto (es. a) sarà disposto a cedere molte unità del bene B anche per una sola unità del bene A: abbiamo così spiegato l’andamento della curva di indifferenza. Le curve di indifferenza sono molte (al limite infinite) e se le rappresentiamo possiamo avere una mappa di indifferenza. Riassumendo, la combinazione ottimale di beni per un determinato individuo corrisponde al punto in cui sono tangenti curva di indifferenza e retta di bilancio. Possiamo dire, in alternativa, che la combinazione ottimale si ha quando MRS B, A = PA/PB Abbiamo, così, individuato l’equilibrio del consumatore senza dover misurare l’utilità.
La mappa di indifferenza è un insieme di curve che descrivono le preferenze di un individuo. Intuitivamente il soggetto preferisce sempre punti su curve di indifferenza superiori. La mappa di indifferenza ci fornisce informazioni sul modo di ordinare le alternative e, quindi, ci permette di caratterizzare completamente le preferenze di un individuo.
La mappa di indifferenza è un insieme di curve che descrivono le preferenze di un individuo. Intuitivamente il soggetto preferisce sempre punti su curve di indifferenza superiori. La mappa di indifferenza ci fornisce informazioni sul modo di ordinare le alternative e, quindi, ci permette di caratterizzare completamente le preferenze di un individuo.
Fermo restando il prezzo dei beni acquistati e aumentando i soldi a disposizioni, il consumatore comprerà maggiori quantità dei due beni. Al contrario, diminuendo il reddito , egli avrà meno possibilità economiche e acquisterà di conseguenza meno beni. Se il reddito a disposizione del soggetto aumenta la sua retta di bilancio disposta verso destra, e questo gli permetterà di accedere a curve di indifferenza più late, in cui prevede un maggior consumo sia del bene A che del bene B. si determinerà, cosi, un nuovo punto di equilibrio.
Il breve periodo è un periodo troppo limitato perché l’impresa riesca a modificare la capacità dei propri impianti produttivi. Quindi, la capacità dell’impianto nel breve periodo rimane fissa. Tuttavia l’impresa può modificare il proprio livello produttivo impiegando diversi livelli di forza produttiva o materie prime. Il lungo periodo, invece, è un periodo tale da consentire all’impresa di modificare le quantità impiegate di tutte le risorse di cui si serve, inclusa la capacità produttiva dell’impianto.
Il profitto è la finalità essenziale per cui si implementa un’impresa. Esso è dato dalla differenza tra ricavi e costi: il profitto al netto delle imposte è la remunerazione dei proprietari (o dei soci in genere), che hanno fornito i capitali per iniziare l’attività. Il modo in cui gli input sono combinati per ottenere output è detto tecnologia che in economia si considera come data.
Il prodotto totale è la quantità complessiva di un particolare bene o servizio che si può realizzare con una determinata combinazione di input. E’ una quantità di beni e servizi che si può realizzare con una combinazione di fattori di produzione. ll prodotto marginale è la produzione aggiuntiva che si ottiene incrementando di una unità l’impiego del fattore variabile. Il prodotto medio è la quantità di prodotto ottenuta per ogni unità fattore di produzione impiegato.
Dal grafico si nota come con l’utilizzo di maggiori quantità di input MP prima aumenta e poi diminuisce. Quando il prodotto marginale di un input cresce all’aumentare delle unità impiegate di quell’input, parleremo di rendimenti marginali crescenti di quel fattore. Quando il prodotto marginale di un input diminuisce diciamo che ci sono rendimenti marginali decrescenti di quel fattore. La quantità di prodotto totale aumenta con l’introduzione di un nuovo input, ma l’incremento è sempre minore. Nel breve periodo la funzione di produzione risponde alla legge della produttività marginale decrescente: quantità crescenti di un fattore variabile (esempio lavoro) combinate con quantità date di un fattore fisso, ipotizzando una tecnologia data, determinano, dopo un certo livello di produzione, un incremento di produzione addizionale (marginale) sempre minore.
Il costo medio variabile (AVC) si ottiene dividendo il costo variabile totale per la produzione complessiva.
Definiamo costi fissi quei costi che non variano al variare della produzione: riguardano ad esempio gli impianti, gli interessi per i debiti contratti. I costi variabili, invece, sono costi che si modificano al variare del livello di prodotto. Ne sono esempi i costi delle materie prime.
La curva del costo marginale interseca AVC (medio variabile) e ATC (medio totale) nei rispettivi punti di minimo. Fino a quando la curva MC (marginale) si trova al di sotto della ATC (MC < ATC) questa avrà andamento discendente, mentre tutte le volte che MC si trova al di sopra di ATC (MC < ATC) questa avrà andamento crescente. Quindi la curva di costo marginale interseca la curva di costo medio totale nel punto di minimo di ATC.
Il costo totale di produzione che un’impresa deve sostenere corrisponde al costo opportunità che sostengono coloro che apportano il capitale di rischio: in effetti questi sacrificano delle risorse per realizzare una determinata quantità di output. Il costo totale è dato dalla somma dei costi fissi e dei costi variabili. I costi fissi sono quei costi che non variano al variare della produzione: riguardano ad esempio gli impianti, gli interessi per i debiti contratti. I costi variabili, invece, sono costi che si modificano al variare del livello di prodotto. Ne sono esempi i costi delle materie prime.per quanto riguarda l’andamento del costo totale, esso parte sull’asse delle ordinate dal livello di costo fisso e cresce in considerazione del costo variabile.
Per struttura di mercato intendiamo tutte le caratteristiche di un mercato che influenzano il comportamento degli acquirenti e dei venditori quando si riuniscono per commerciare.
La struttura del mercato di concorrenza perfetta è definita dalle seguenti caratteristiche:
Una caratteristica fondamentale dei mercati perfettamente concorrenziali è la presenza di un numero elevato di venditori, che operano l’uno indipendentemente dall’altro. Ne sono esempi il mercato dei prodotti agricoli, il mercato valutario e il mercato dei capitali. Lo stesso vale per gli acquirenti. Data la numerosità degli operatori nessuno è in grado di influenzare il prezzo, per questo si dice che in concorrenza perfetta le imprese sono price taker. Le imprese che operano in mercati perfettamente concorrenziali realizzano un bene standard, cioè omogeneo.
La curva di domanda in concorreza perfetta è perfettamente elastica perché i csti marginali sono costanti. In effetti l’impresa che si trova ad operare in un simile mercato non può vendere ad un prezzo più elevato, contraendo la propria offerta ne deve ridurre il prezzo per aumentare le vendite. La curva di domanda in concorrenza perfetta presenta un’elasticità infinita rispetto al prezzo, in quanto indipendentemente dalla quantità offerta il prezzo rmane costante.
Per una impresa concorrenziale, il ricavo marginale in corrispondenza di ogni quantità è pari al prezzo di mercato. Per questa ragione, la curva del ricavo marginale e quella della domanda per l’impresa coincidono e sono rappresentate da una retta orizzontale al livello del prezzo di mercato.
Se P=P1 l’impresa produce la quantità Q1 per la quale CM=P. Se P aumenta a P2, l’impresa scopre che il nuovo RM (cioè P2) è maggiore del CM relativo alla Q prodotta in precedenza (Q1) e decide di aumentare la produzione. La nuova quantità che max profitto sarà Q2 per la quale il CM è di nuovo uguale al P. QUINDI se il prezzo aumenta da P1 a P2, la quantità offerta aumenta da Q1 a Q2. Ciò vuol dire che la curva del CM determina la Q offerta dall’impresa concorrenziale a ogni dato livello di P e corrisponde perciò alla sua curva di offerta.
L’impresa decide di sospendere la produzione nel momento in cui i proventi della vendita non riescono a coprire i costi variabili di produzione: non conviene produrre un bene che costa più del ricavato generato dalla vendita di quel bene.
P
L'equilibrio di lungo periodo in un mercato di concorrenza perfetta è, quindi, determinato dalla condizione di uguaglianza del prezzo con il costo medio in ogni impresa del mercato. Nel lungo periodo il prezzo di mercato raggiunge il suo livello minimo, compatibile con il costo medio di produzione (economicità) e l'extraprofitto si annulla.
Nel lungo periodo, la prospettiva di realizzare dei guadagni porterà all’ingresso di nuove imprese. in questo caso, la curva di offerta del mercato si sposta verso destra, definendo una quantità maggiore in corrispondenza di ogni prezzo. con lo spostamento a destra della curva di offerta il prezzo inizia a scendere, la curva di domanda per la singola impresa scende e per continuare ad ottenere il massimo profitto le imprese scenderanno lungo la propria curva del costo marginale, andando a contrarre la produzione. tutti questi cambiamenti si fermeranno solo quando ogni impresa arrivi a realizzare un profitto economico nullo.
Un’esternalità di rete è quando all’aumentare del numero di fruitori del prodotto aumenta il valore della rete per i suoi membri. Un esempio di mercato di questo tipo è il mercato di Windows, sistema installato su più dell’80% dei PC.
Molti monopoli nascono dalla presenza di barriere imposte per legge: ne sono esempi la concessione di brevetti, di licenze, e la protezione della proprietà intellettuale. Un brevetto è il diritto di utilizzo esclusivo di un inventore ad usare la propria invenzione. I brevetti, e le leggi a protezione di questi, proteggono gli inventori dal fatto che altri potrebbero utilizzare l’idea senza avervi contribuito. Nell’industria farmaceutica, ad esempio, i brevetti sui farmaci hanno determinato enormi brevetti di monopolio, che hanno reso possibile il finanziamento per altre ricerche. Lo Stato può limitare l’entrata in un’industria o in una professione attraverso l’uso di licenze (come ad esempio i taxi in Italia).
L'impresa Il monopolio naturale è una forma di mercato di monopolio in cui un'unica impresa riesce a gestire l'intera offerta sul mercato a un costo inferiore rispetto alle altre. L'impresa monopolista è generalmente di grandi dimensioni e beneficia di costi medi molto bassi per effetto dell'economia di scala e dei rendimenti di scala crescenti. Il monopolio naturale si verifica anche quando l'impresa gestisce un fattore di produzione in modo esclusivo (es. terra, latifondo, miniera, ecc.). Il monopolio naturale è un regime di mercato particolarmente efficiente nel settore dell'offerta di servizi di pubblica utilità (energia, trasporti, telecomunicazioni, acqua potabile, ecc.) e quelli destinati a soddisfare una domanda composta da una moltitudine di utenti.
Le caratteristiche del monopolio puro sono:
Quando la curva di domanda di mercato interseca la curva ATC di lungo periodo dove i costi totali sono ancora decrescenti, la singola impresa si trova nella condizione di monopolio naturale. In altri termini, siamo in un mercato in cui una sola impresa può produrre ad un costo unitario inferiore a quanto non possano fare più imprese.
Il monopolio perfetto è una struttura di mercato caratterizzata da un unico venditore (monopolista) di un prodotto senza sostituti, protetto da barriere insormontabili all’ingresso di concorrenti potenziali e con una domanda frammentata. In questa struttura di mercato, l’impresa monopolistica e il settore coincidono. Caratteristiche del monopolio sono:
In una concorrenza monopolistica la curva di domanda con cui si confronta si presenta è molto elastica, ma non perfettamente elastica (decrescente). La curva di domanda è più elastica di quella del monopolio puro, perché comunque esistono imprese concorrenti che producono beni sostituti. Nonostante questo, non è perfettamente elastica come in concorrenza perfetta, perché gli operatori in concorrenza monopolistica son in numero minore, ed esiste una differenziazione del prodotto. L’elasticità della domanda dipende dal numero di concorrenti e dal grado di differenziazione del prodotto. Al crescere del numero dei concorrenti, e all’indebolirsi della differenziazione aumenterà l’elasticità della domanda (avvicinandosi alla concorrenza perfetta).
graficamente.
L'impresa monopolista può decidere il prezzo di vendita a suo piacimento, perché non esistono beni sostituti o concorrenti e i consumatori non hanno alternative a cui rivolgersi. L'impresa monopolistica può scegliere il prezzo di vendita del bene in due modi:
Il monopolio e la concorrenza presentano delle differenze tra di loro. L'equilibrio di mercato di monopolio determina un livello di produzione inferiore e un prezzo più alto rispetto a un equilibrio di mercato di concorrenza. Si noti che, in entrambi i casi, la condizione di massimizzazione del profitto implica la condizione di eguaglianza tra il costo marginale e il ricavo marginale (MC=MR). Nel mercato di concorrenza il ricavo marginale eguaglia il prezzo. L'equilibrio concorrenziale è determinato nel punto di incontro tra la curva di domanda (D) e il costo marginale (MC). Nel mercato di monopolio la condizione di uguaglianza avvien nel punto in cui prezzo e ricavo marginale non si eguagliano.
La concorrenza monopolistica è la struttura di mercato nella quale sono presenti molti venditori, che offrono un prodotto simile ma non identico. Questo mercato presenta le seguenti caratteristiche:
La domanda di mercato dell’impresa in regime di concorrenza monopolisticca è comunque più elastica rispetto al monopolio poiché è più sensibile alle variazioni di prezzo a causa della presenza di altre imprese concorrenti. Pur essendo percepito dai consumatori come un bene unico è distinto dagl altri beni che soddisfano un medesimo bisogno economico. Dinnanzi a un forte incremento di prezzo, i consumatori potrebbero decidere di soddisfare il medesimo bisogno acquistando un bene differente. Inoltre nel mercato di concorrenza monopolistica non esistono vere e proprie barriere legali o naturali che impediscono l’ingresso da parte di altre imprese concorrenti nel segmento di mercato di un bene differenziato. Ad esempio se in una zona un locale affermato aumenta troppo i prezzi, nulla vieta ad altri imprenditori di arire un altro locale in concorrenza in zona, meno affermato ma più economico. Per tali ragioni la curva di domanda di un’ impresa in concorrenza monopolistica è più elastica al prezzo rispetto alla curva di domanda di un’impresa monopolista.
La concorrenza monopolistica è caratterizzata:
La differenziazione è una strategia marketing delle imprese che operano in un medesimo mercato per distinguere (differenziare) i propri prodotti da quelli della concorrenza. La differenziazione consente di ridurre il grado di omogeneità dei prodotti e la sostituibilità dei prodotti (beni economici), riducendo in tal modo la spinta concorrenziale tra le imprese e la mobilità dei consumatori. Il principale obiettivo di una strategia di differenziazione del prodotto consiste nel far percepire differente il prodotto ai consumatori. Per raggiungere questo obiettivo l'impresa ha prevalentemente due strade:
distinguere il prodotto dai prodotti concorrenti.
dell'immagine del prodotto e/o della marca. Ad esempio, l'impresa può adottare una particolare forma o colore della confezione per agevolare la riconoscibilità da parte dei consumatori, può lavorare su claim pubblicitari che valorizzino un particolare aspetto del prodotto o dei bisogni che soddisfa, ecc. Nelle strategie di differenziazione assume una particolare importanza la pubblicità e la comunicazione di impresa. Non è infatti importante che il prodotto sia effettivamente differente dalla concorrenza, ciò che importa è che sia percepito come tale dai clienti finali. La differenziazione è una caratteristica tipica del mercato di concorrenza monopolistica e di oligopolio.
Agli inizi del 1800 Cournot elaborò una teoria partendo dal presupposto che in un mercato oligopolistico è difficile individuare domanda e offerta di equilibrio, perché ci sono pochi produttori con peso rilevante. Per descrivere la formazione del prezzo utilizzò le curve di reazione. Quindi, le curve di reazione si utilizzano per spiegare il modello: queste sono relazioni che collegano la quantità prodotta da un oligopolista nel tempo t, con quella prodotta dall’altro oligopolista al tempo t-1.
Le imprese sviluppano, e attuano strategie di prezzo, locazione, pubblicità per crescere il volume delle transazioni, ma siccome hanno pochi rivali esiste ed esiste interdipendenza strategica: i profitti di ogni impresa non dipendono solo dalle proprie strategie commerciali, ma anche da quelle dei concorrenti.
Per comportamento strategico intendiamo un comportamento che, per realizzare i propri scopi, tiene conto delle potenziali reazioni di altri.
Nei mercati oligopolistici i prodotti possono essere differenziati o meno; ciò che conta è che poche imprese sono titolari della maggior parte o della totalità della produzione. In alcuni mercati oligopolistici, una parte o tutte le impreserealizzano consistenti profitti di lungo periodo perché esistono barriere all’entrata che rendono difficile o impossibile l’ingresso nel mercato di nuove imprese. In un mercato perfettamente concorrenziale il prezzo di equilibrio è quello che fa si che la quantità domandata sia uguale alla quantità offerta. Nel caso del monopolio, l’equilibrio si ha invece quando il ricavo marginale è uguale al costo marginale. Infine, studiando la concorrenza monopolistica abbiamo visto che l’equilibrio di lungo periodo si verifica quando l’ingresso di nuove imprese porta a zero i profitti. Nel caso dell’oligopolio, ogni impresa è motivata a operare al meglio delle proprie possibilità dato il comportamento delle imprese concorrenti. Poiché l’impresa si comporta nel modo migliore possibile dato il comportamento dei concorrenti, è naturale presumere che i concorrenti si comportino nel modo migliore possibile dato il comportamento dell’impresa in questione. Ciascuna impresa, quindi, prende in considerazione i suoi concorrenti e ipotizza che essi facciano altrettanto.
Le imprese sviluppano, e attuano strategie di prezzo, locazione, pubblicità per crescere il volume delle transazioni, ma siccome hanno pochi rivali esiste ed esiste interdipendenza strategica: i profitti di ogni impresa non dipendono solo dalle proprie strategie commerciali, ma anche da quelle dei concorrenti. Per comportamento strategico intendiamo un comportamento che, per realizzare i propri scopi, tiene conto delle potenziali reazioni di altri.
No, è difficile che si realizza un’efficienza produttiva P=ATCmin sia un efficienza allocativa P=MC. Alcune volte è ritenuto addirittura meno conveniente del monopolio che è strettamente controllato dai Governi. Se l’efficienza può essere data da collusione e cartelli con normativa antitrust vengono impediti questi accordi, in più la tecnologia fa crescere la concorrenza e quindi la nascita di prodotti sostitutivi.
Gli svantaggi e le incertezze del mercato oligopolistico rendono interessante l’idea di ricorrere a forme di collusione. Attraverso il controllo del prezzo gli oligopolisti possono ridurre l’incertezza, aumentare i profitti e scoraggiare l’ingresso di nuove imprese.
è un accordo tra più produttori indipendenti (oligopolisti) di un bene o un servizio per porre in essere delle misure che tendono a limitare la concorrenza sul proprio mercato, impegnandosi a fissarne alcuni parametri quali le condizioni di vendita, il livello dei prezzi, l'entità della produzione, le zone di distribuzione, ecc.
La leadership di prezzo è una conclusione tacita con cui gli oligopolisti coordina i prezzi senza un vero e proprio accordo, qui un’impresa leader, cioè dominante cambia prezzo di un bene e tutte le altre la seguono. Quando le condizioni di costo o di domanda sono alterate l’impresa leader comunica la modifica di prezzo alle altre imprese. Queste imprese devono comunque sempre evitare le guerre di prezzo, che a loro volta possono verificarsi dall’aumentare delle imprese, o da una politica contrastante alle conclusioni.
Gli accordi collusivi trovano degli ostacoli e come tali sono difficili da mantenere. Gli ostacoli possono essere: l’aumento di imprese, difficoltà nel trovare accordi sul prezzo e ripartire il territorio, differenzazione dei prodotti, politiche di soppressione degli accordi da parte dei governi che sanzionano questo tipo di accordo volto a ledere i consumatori.