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Sintesi del Capitolo sull’800 Borbonico.
Tipologia: Sintesi del corso
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Gli Ultimi decenni del governo borbonico significarono una profonda crisi per Palermo. Tra il 1818 e il 1862 si ebbe un blocco dell’espansione edilizia. L’aristocrazia entrò in crisi a causa anche degli intellettuali, ma cercava di tenere duro. La popolazione di Palermo sembrava un viaggiatore francese in terra spagnola; i palermitani erano presuntuosi ed arroganti verso i siciliani, ma ospitali verso gli stranieri. La mafia era già presente ed inoltra la popolazione amava molto le feste, specialmente Santa Rosalia la patrona e protettrice di Palermo. A Palermo, inoltre, vivevano gli eredi delle famiglie del regno di Sicilia. Nel 1818 si arrivò all’abolizione dei diritti del primogenito, per cui non era solo il primo genito ad ereditare tutto, ma anche gli altri figli in egual misura. In questo periodo si ebbero nuovi trasferimenti di proprietà ovvero una ridistribuzione della ricchezza per le nobiltà minori; ciò però non portò nuove ricchezze a Palermo, anzi la vecchia aristocrazia doveva diminuire le spese, gli acquisti e soprattutto il gioco d’azzardo, di cui era patita. Vi è quindi una nuova comparsa di capitalisti locali, ovvero nuovi negozianti. La figura più interessante di questo periodo è quella di Vincenzo Florio: a lui si deve la nascita della metallurgia e lo sviluppo di vino, zolfo ed agrumi principalmente. Creò anche la fonderia Orotea. Essendo un’isola, e quindi, essendo circondata dal mare si sviluppa l’attività a vela; le prime imbarcazioni del regno delle due sicilie a raggiungere gli usa furono proprio i velieri. Per quanto riguarda la situazione industriale, vi era un momento disastroso. Non c’era tessitura di cotone, poca la tessitura di seta e non ci sono riportati dati sulla pesca; le piccole attività industriali erano tutte a conduzione familiare. Nel 1846 la situazione peggiorò a causa della diminuzione dei dazi sui prodotti esteri; ciò portò alla chiusura di varie manifatture. Il panorama letterario invece era dominato dalla polemica classica-romantica; la cultura e gli intellettuali non rimanevano chiusi sull’isola, ma giravano. A Palermo si ristampavano opere di importanti italiani e si traducevano quelle degli stranieri. Le tipografie lavoravano per l’amministrazione pubblica, ma nel 1859 vennero stampate 90 opere. L’università era quasi assente: era prettamente per la borghesia. Gli sbocchi lavorativi per i laureati erano maggiori grazie alla presenza di uffici amministrativi e magistrature. Durante questo periodo il ceto medio era in continua espansione. La figura più presente era quella della domestica poiché riceveva un basso salario ed era quindi ricercata da tutti, perfino i turisti la affittavano per un giorno. I ceti subalterni invece vivevano in uno stato di miseria ed arretratezza e purtroppo le opere pie erano insufficienti per un così numero elevato di persone.