Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Sintesi -capitolo Palermo Capitale, Sintesi del corso di Metodologia della ricerca

Sintesi esaustiva del capitolo " Palermo Capitale"- libro: " Palermo"

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 07/11/2021

Maristellla
Maristellla 🇮🇹

4.2

(5)

13 documenti

1 / 5

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
PALERMO CAPITALE
Un’occasione mancata? (di essere capitale)
Nella vita di Palermo deve annoverarsi un evento importantissimo, ossia quello di essere designata
come capitale della Regione Siciliana, istituita nel 1947.
L’assunzione dell’autonomia regionale permise a Palermo di diventare un importante centro
d’interessi politici, culturali ma anche luogo di aspettative ed ideali poi disattesi.
Prime fra tutti, la volontà di supportare i Savoia se l’esito delle elezione del 1946 avesse deposto a
favore della monarchia.
Deve dirsi, però, che il credito concesso alla Regione fu particolarmente ridotto, motivando molti
palermitani ad occupare posti amministrativi altrove, così da concentrare negli uffici dell’Isola tutti
gli immigrati provenienti da altri “regnicoli”.
I nuovi burocrati regionali vennero assunti con meccanismi clientelari: si tratta di un metodo,
applicato da alcuni mafiosi, che incentivava, mediante favori, taluni individui ad occupare posti
all’Assemblea Regionale.
Ne conseguì una totale inefficienza politica, amministrativa, in cui il merito venne soppiantato da
elementi che, di certo, incisero sul lento sviluppo dell’Isola.
Tra i partiti di punta coinvolti può indicarsi sicuramente la Democrazia Cristiana, che non rappresentò
l’unico esempio di clientelismo politico.
Peraltro, il fenomeno venne alimentato da una legge regionale che, almeno sino al 1950, proibì nuove
assunzioni senza concorso.
L’immigrazione, invece, favorì il ricambio di altre categorie, come quella degli insegnanti di
provincia che giunsero in città in seguito alla vincita dei concorsi magistrali ed al boom dell’istruzione
obbligatoria.
È così che negli anni Sessanta giunsero a Palermo famiglie, intente a far compiere ai figli gli studi
universitari nel capoluogo. Nel fenomeno migratorio devono conteggiarsi anche gli agricoltori, liberi
professionisti ed amministratori privati.
Tuttavia, i dati disponibili non permettono di avere contezza del numero di immigrati giunti in città,
e ciò perché molti cittadini continuarono a mantenere la propria residenza anche se trasferitisi
altrove.
È il flusso di emigrazione ad aver acquisito maggiore significatività negli ultimi 50 anni.
Esso è stato motivato dall’inefficacia della politica e dall’assenza istituzionale dell’Assemblea
Regionale, quali cause che hanno indotto molti siciliani ad abbandonar l’Isola, non più, come una
volta, verso l’America, bensì verso il Nord Italia ed il Nord Europa.
pf3
pf4
pf5

Anteprima parziale del testo

Scarica Sintesi -capitolo Palermo Capitale e più Sintesi del corso in PDF di Metodologia della ricerca solo su Docsity!

PALERMO CAPITALE

Un’occasione mancata? (di essere capitale) Nella vita di Palermo deve annoverarsi un evento importantissimo, ossia quello di essere designata come capitale della Regione Siciliana, istituita nel 1947. L’assunzione dell’autonomia regionale permise a Palermo di diventare un importante centro d’interessi politici, culturali ma anche luogo di aspettative ed ideali poi disattesi. Prime fra tutti, la volontà di supportare i Savoia se l’esito delle elezione del 1946 avesse deposto a favore della monarchia. Deve dirsi, però, che il credito concesso alla Regione fu particolarmente ridotto, motivando molti palermitani ad occupare posti amministrativi altrove, così da concentrare negli uffici dell’Isola tutti gli immigrati provenienti da altri “regnicoli”. I nuovi burocrati regionali vennero assunti con meccanismi clientelari: si tratta di un metodo, applicato da alcuni mafiosi, che incentivava, mediante favori, taluni individui ad occupare posti all’Assemblea Regionale. Ne conseguì una totale inefficienza politica, amministrativa, in cui il merito venne soppiantato da elementi che, di certo, incisero sul lento sviluppo dell’Isola. Tra i partiti di punta coinvolti può indicarsi sicuramente la Democrazia Cristiana, che non rappresentò l’unico esempio di clientelismo politico. Peraltro, il fenomeno venne alimentato da una legge regionale che, almeno sino al 1950, proibì nuove assunzioni senza concorso. L’immigrazione, invece, favorì il ricambio di altre categorie, come quella degli insegnanti di provincia che giunsero in città in seguito alla vincita dei concorsi magistrali ed al boom dell’istruzione obbligatoria. È così che negli anni Sessanta giunsero a Palermo famiglie, intente a far compiere ai figli gli studi universitari nel capoluogo. Nel fenomeno migratorio devono conteggiarsi anche gli agricoltori, liberi professionisti ed amministratori privati. Tuttavia, i dati disponibili non permettono di avere contezza del numero di immigrati giunti in città, e ciò perché molti cittadini continuarono a mantenere lì la propria residenza anche se trasferitisi altrove. È il flusso di emigrazione ad aver acquisito maggiore significatività negli ultimi 50 anni. Esso è stato motivato dall’inefficacia della politica e dall’assenza istituzionale dell’Assemblea Regionale, quali cause che hanno indotto molti siciliani ad abbandonar l’Isola, non più, come una volta, verso l’America, bensì verso il Nord Italia ed il Nord Europa.

Sebbene negli anni Settanta l’emigrazione subì una lieve flessione, è negli anni Ottanta che l’abbandono dell’Isola deve intendersi come sintomatico del malessere verso la gestione della cosa pubblica e di una certa insofferenza per i costi degli affitti cittadini, che indusse alcuni giovani a muoversi, invece, verso paesi limitrofi. Orbene, può dirsi che l’appellativo di “Capitale” non parrebbe confacente alla città di Palermo; al di là del clientelismo politico, è possibile individuare altri elementi distonici. Primo fra tutti è l’insufficienza delle cifre impiegate dalla Regione che, oltre a non preoccuparsi delle criticità preesistenti, si è totalmente disinteressata dell’inurbamento e di un incremento demografico alquanto spropositato. Inoltre, già nel 1968 si presentano profili problematici, creati dalla crescita elefantiaca di una città che non riesce più a soddisfare l’incremento demografico, comunque circoscritto alla fascia di tempo, né le esigenze dei suoi abitanti. Le ragioni andrebbero ricercate nelle spese eccessive sostenute per le infrastrutture ma non per i servizi, del tutto inadeguati per le necessità dei palermitani, già vessati da un aumento dei costi dovuti ad una maggiore inflazione. Tra il 1991 del 2001 nascite e mortalità non hanno seguito le più rapide dinamiche nazionali, compromettendo il ricambio generazionale di Palermo. Il “sacco” di Palermo Con l’espressione “ sacco ” di Palermo si intende far riferimento alla costruzione edilizia abusiva intrapresa in maniera particolarmente intesa tra gli anni Cinquanta ed i primi anni Novanta, in alcune zone della città, come per esempio Via Libertà. Il fenomeno trae origine dai problemi generati dopo i bombardamenti del Secondo conflitto mondiale: infatti, molti edifici ad uso abitativo era stati rasi al suolo mentre, al contempo, si verificava un importante incremento demografico. Nella disagiatissima Palermo, si ponevano altri problemi che attanagliavano l’ordine pubblico, in particolar modo per la diffusione della delinquenza, nelle forme della mafia e del banditismo. Deve dirsi che il fenomeno mafioso ebbe un ruolo rilevante nelle questioni edilizie. Nel 1945 il Comune avviò un piano di ricostruzione che, però, sortì l’effetto di sgomberare alcune zone dalla macerie; nel 1956, invece, si provvide alla redazione di un nuovo Piano regolatore che determinò, impunemente, il saccheggio (distruzione) di via Libertà e delle ville aristocratiche site nelle sue strade adiacenti.

La vendita di questi prodotti non avveniva, infatti, in modo fluido, poiché bloccata dall’intermediazione di alcuni esponenti dell’organizzazione criminale, che pretendevano delle tangenti dai produttori. Come già detto, nemmeno il settore dell’edilizia fu immune dalle infiltrazioni mafiose, spesso insinuatesi negli appalti e nei subappalti, e pronte ad adottare intimidazioni. Lo strapotere delle famiglie mafiose non si manifestò solo nelle attività commerciali ma anche con sequestri ed assassini, di magistrati ovvero del Presidente della Regione (Mattarella) che assumevano la forma del monito nei riguardi delle altre famiglie. Fino agli anni Cinquanta, il potere mafioso non trova la sua culla nel feudo palermitano: questo stato di cose cesserà con l’ascesa del commercio di droga, intrapreso da Liggio, Riina e Provenzano negli anni Settanta. La produzione di eroina sarà prerogativa di Cosa nostra, presso dei laboratori impiantati a Palermo, che fornirono utili notevoli fino a quando non furono smantellati dalla polizia. Sebbene appoggiata dal potere politico, Cosa nostra opererà in piena autonomia specie negli anni Novanta, gli anni delle grandi stragi. L’effetto derivato dalla consapevolezza della società civile si deve, da un lato, alla volontà di reprimere socialmente il fenomeno mafioso e, dall’altro, dalla leggi che concessero sconti di pena ai pentiti, portando alla cattura di Riina. La tensione è ritornata a farsi sentire nei primi anni del Duemila, quando Cosa nostra ha continuato a controllare alcune zone di Palermo senza ricorrere ad azioni eclatanti. Tuttavia, l’arresto di alcuni membri del clan Lo Piccolo e di Provenzano ha motivato gli imprenditori a denunciare le estorsioni subite. Tra secondo e terzo millennio Nel corso del tempo, la città di Palermo ha presentato dei cambiamenti e dei miglioramenti. La morsa del fenomeno mafioso e l’inefficienza dei servizi cittadini sono a riprova del ritardo nello sviluppo di una qualsiasi città del Meridione. Tra i miglioramenti si può sicuramente tener conto della situazione abitativa, per l’aumento di abitazioni e stanze, e del grado di istruzione, che ha consentito un più facile accesso al settore impiegatizio. Allo stato attuale, uno dei problemi maggiori è rappresentato dall’elevato tasso di disoccupazione, piaga che non riguarda solo i giovani: la ragione andrebbe ricercata nella crisi del settore edilizio, in quella del settore manifatturiero e nell’introduzione di tecnologie nel comparto dei servizi, contribuendo a ridurre i posti di lavoro ma anche la forza lavoro.

Inoltre, nei primi anni del Duemila si è osservato che la città ha una forte vocazione terziaria, cioè agricola, piuttosto che di tipo dirigenziale od imprenditoriale. In particolar modo, l’ipertrofia del settore imprenditoriale parrebbe confermata dallo smantellamento di alcuni stabilimenti industriali nell’area di Partanna – Mondello e nella zona di Brancaccio. Oggi la società medio borghese palermitana è connotata da medici e non più da imprenditori o da avvocati; vi è pure una buona percentuale del ceto impiegatizio e una classe di piccoli commercianti autonomi. Si è registrato poi una discrepanza tra l’altissimo livello dei consumi ed i redditi, tra i più bassi delle città italiane. Il livello di vita cittadino è commisurato a taluni elementi di arretratezza: per esempio, se, da un lato, è alto il numero di medicini o le aule di istruzione secondaria, dall’altro, deve dirsi che sono diffusi delitti contro il patrimonio, sono contenute le spese per spettacoli od abbonamenti tv, altissimi i tassi di ricerca di prime occupazioni. Questi dati vengono, poi, confermati dal “Sole 24 Ore”, la cui classifica collocò Palermo all’ultimo posto per la qualità della vita. La graduatoria del Sole 24 Ore è stata risalita solo nel 2006, con un balzo nel 2007 di sette posizioni in avanti: tra i tanti indici, risultavano migliorati la macchina amministrativa, il centro storico, i servizi comunali e la partecipazione al dibattito culturale.