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Paul Celan Todesfuge, Schemi e mappe concettuali di Letteratura Tedesca

Todesfuge- Fuga dalla morte di Paul Celna, testo in tedesco e traduzione in italiano con commento e analisi

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2022/2023

Caricato il 05/01/2024

giuseppina-santoro
giuseppina-santoro 🇮🇹

4.8

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Todesfuge- Fuga dalla morte
Come dice il titolo, questa poesia vuole imitare la struttura di una fuga→ “forma musicale”,
resa famosa da Bach: come nelle fughe musicali le voci si inseguono ripetendo, con entrate
successive, le stesse frasi, così qui ci sono frequenti ripetizioni e riprese delle stesse frasi o di
frasi solo leggermente variate. I versi hanno misura variabile, dai più brevi ad altri
insolitamente lunghi; le rime sono assenti. Il ritmo della poesia è incalzante (caratteristica
della fuga musicale).
Ma il titolo rievoca anche un’altra tradizione, musicale e pittorica, quella del Totentanz, la
danza macabra o danza dei morti. Quest’ultima non è un’associazione accidentale, ma sono
da parte di Celan un modo per evocare in chiave oggettiva questa macabra consuetudine da
parte dei nazisti/ufficiali, che si occupavano del coordinamento dei campi, di costringere
alcuni ebrei (mentre altri erano condotti nelle camere a gas) a intonare una musica. 1- tode→
totentanz
2- fuge→ fuga musicale; Bach
La sua intenzione è trovare una modalità per raccontare la sua esperienza traumatica
all’interno dei campi e nelle persecuzioni antisemite dal punto di vista di un ebreo
sopravvissuto. inestricabile intreccio di barbarie e civiltà, di arte e di morte.Anche qui
l’intenzione non è affatto l’autocommiserazione ma piuttosto la messa a fuoco di questo
tragico paradosso dell’identità medesima dello stesso Celan, ebreo tedesco. Nel caso di Celan
il paradosso è di disporre nella lingua madre, la lingua tedesca quelli che erano gli assassini,
i criminali. È una provocazione teorica molto forte ritenere che la civiltà europea abbia la
capacità di partorire questa barbarie che si tratta di qualcosa di intrinseco alla stessa natura di
questa civiltà.
Sul piano filosofico si infittiscono i tentativi di interrogazione: com’è possibile che una civiltà
così progredita come quella europea in senso lato e tedesca specificamente sia stata capace di
partorire tale barbarie? Fondamentali furono il processo di Eichmann e del successivo (non
troppo distante
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Todesfuge- Fuga dalla morte Come dice il titolo, questa poesia vuole imitare la struttura di una fuga→ “forma musicale” , resa famosa da Bach : come nelle fughe musicali le voci si inseguono ripetendo, con entrate successive, le stesse frasi, così qui ci sono frequenti ripetizioni e riprese delle stesse frasi o di frasi solo leggermente variate. I versi hanno misura variabile, dai più brevi ad altri insolitamente lunghi; le rime sono assenti. Il ritmo della poesia è incalzante (caratteristica della fuga musicale). Ma il titolo rievoca anche un’altra tradizione, musicale e pittorica, quella del Totentanz , la danza macabra o danza dei morti. Quest’ultima non è un’associazione accidentale, ma sono da parte di Celan un modo per evocare in chiave oggettiva questa macabra consuetudine da parte dei nazisti/ufficiali, che si occupavano del coordinamento dei campi, di costringere alcuni ebrei (mentre altri erano condotti nelle camere a gas) a intonare una musica. 1 - tode→ totentanz 2 - fuge→ fuga musicale; Bach La sua intenzione è trovare una modalità per raccontare la sua esperienza traumatica all’interno dei campi e nelle persecuzioni antisemite dal punto di vista di un ebreo sopravvissuto. ’ inestricabile intreccio di barbarie e civiltà, di arte e di morte.Anche qui l’intenzione non è affatto l’autocommiserazione ma piuttosto la messa a fuoco di questo tragico paradosso dell’identità medesima dello stesso Celan, ebreo tedesco. Nel caso di Celan il paradosso è di disporre nella lingua madre, la lingua tedesca quelli che erano gli assassini, i criminali. È una provocazione teorica molto forte ritenere che la civiltà europea abbia la capacità di partorire questa barbarie che si tratta di qualcosa di intrinseco alla stessa natura di questa civiltà. Sul piano filosofico si infittiscono i tentativi di interrogazione: com’è possibile che una civiltà così progredita come quella europea in senso lato e tedesca specificamente sia stata capace di partorire tale barbarie? Fondamentali furono il processo di Eichmann e del successivo (non troppo distante

cronologicamente) che confluisce nell’opera teatrale di Peter Weiss che si intitola “L’Istruttoria” e che ha a che fare con un processo che viene svolto solo nel 1964 (20 anni dopo la conclusione della guerra) ad alcuni degli esecutori materiali dello sterminio attivi nei campi di Auschwitz. Con il processo di Norimberga 24 illustri esponenti del regime hitleriano furono accusati di cospirazione contro la pace, di crimini di guerra e contro l'umanità. Hannah Arendt lavorerà negli anni 60 alla sua opera “La Banalità del male” osservando il comportamento di Eichmann durante il processo in cui verrà condannato. Vi è il tentativo di ripristinare una coscienza civile che possa alimentare una letteratura che riparta con dei valori e delle coordinate capaci di ricostituire in assoluto un linguaggio artistico. Contro Celan, Theodor W. Adorno sostenne l’impossibilità di fare poesia dopo Auschwitz perchè è barbaro. come se la poesia, dopo gli orrori dello sterminio, fosse irrimediabilmente cambiata. non è possibile parlare dello sterminio in termini poetici, essendo la poesia bellezza pura. Era un paradosso, usato per significare che ogni tentativo di descrivere l’orrore dei campi di sterminio ricorrendo all’arte era destinato al fallimento, e che lo stesso ricorso all’arte rappresentava quasi un’offesa alla memoria delle vittime. Celan è considerato come colui che con la sua scrittura ha smentito la tesi di Adorno, opponendosi al suo divieto

con un fischio fa uscire i suoi ebrei fa scavare una tomba nella terra ci comanda e adesso suonate perché si deve ballare Negro latte dell’alba noi ti beviamo la notte noi ti beviamo al meriggio come al mattino ti beviamo la sera noi beviamo e beviamo Nella casa vive un uomo che gioca colle serpi che scrive che scrive in Germania quando abbuia i tuoi capelli d’oro Margarete i tuoi capelli di cenere Sulamith noi scaviamo una tomba nell’aria chi vi giace non sta stretto Egli grida puntate più fondo nel cuor della terra e voialtri cantate e suonate egli estrae dalla cintola il ferro lo brandisce i suoi occhi sono azzurri voi puntate più fondo le zappe e voi ancora suonate perché si deve ballare Negro latte dell’alba noi ti beviamo la notte noi ti beviamo al meriggio come al mattino ti beviamo la sera noi beviamo e beviamo nella casa vive un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete i tuoi capelli di cenere Sulamith egli gioca colle serpi Egli grida suonate più dolce la morte la morte è un Maestro di Germania grida cavate ai violini suono più oscuro così andrete come fumo nell’aria cosi avrete nelle nubi una tomba chi vi giace non sta stretto Negro latte dell’alba noi ti beviamo la notte noi ti beviamo al meriggio la morte è un Maestro di Germania noi ti beviamo la sera come al mattino noi beviamo e beviamo

la morte è un Maestro di Germania il suo occhio è azzurro egli ti coglie col piombo ti coglie con mira precisa nella casa vive un uomo i tuoi capelli d’oro Margarete egli aizza i mastini su di noi ci fa dono di una tomba nell’aria egli gioca colle serpi e sogna la morte è un Maestro di Germania i tuoi capelli d’oro Margarete i tuoi capelli di cenere Sulamith Latte —> E comincia questa cantilena monotona della giornata in cui il nutrimento scarseggia. Beviamo il latte il giorno, la sera, la notte. Beviamo e beviamo. Anche qui Celan vuole dare voce ai sommersi, coloro che non sono più tornati dai campi, sono le vittime che vedono la morte organizzata, sistematica passo dopo passo nella scansione delle giornate a cominciare dall’appello, dal risveglio ecc. Sin dall’inizio abbiamo questa immagine della “Schwarze Milch der Frühe wir trinken sie abends” (latte nero dell’alba lo beviamo la sera) ossimoro che vuole che la vita stessa sia già una morte, quindi questo latte nero ne è la quintessenza. Contemporaneamente vi è questo contrappunto tra il “wir” (la coralità delle vittime, i prigionieri del campo) e questo singolo uomo che, potremmo dire nella macabra coerenza di queste metafore, orchestra il loro destino. Mentre il coro di queste vittime è scandito da questo “trinken, trinken” e anche dallo scavare, l’uomo invece scrive lettere d’amore all’amata dai capelli d’oro quindi prova sentimenti convenzionalmente umani, nonostante le violenze che sta commettendo contro queste povere vittime. Quali sono i confini dell’umano? Dove comincia il disumano? Sono separati fra di loro o sono congiunti? La risposta di Celan è che sono congiunti nella stessa persona. amata→ Il nome dell’amata del carnefice è Margarete. Il poeta sceglie di darle questo nome per fare un riferimento molto sottile e complesso. L’uomo che dà questi ordini atroci, non è un “selvaggio”, ma è una persona colta, che conosce Goethe. Infatti Margarete è un personaggio del Faust. Pertanto convivono dentro di lui due anime, due identità. Rimandando al patrimonio culturale tedesco è come se Celan constatasse che una delle più raffinate culture