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Educazione del principe, della donna, dei figli e del perfetto cortigiano
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Molti umanisti italiani sentirono il tema dell’educazione. I pensatori più rappresentativi si preoccuparono di formare l’uomo colto e cristiano.
Il principe, secondo la mentalità dell’epoca, è colui dal quale dipende la sorte e l’educazione stessa del popolo. PIER PAOLO VERGERIO ( 1370 -‐ 1444 ) , nato a Capodistria e morto a Budapest, è ritenuto il primo pedagogista dell’umanesimo italiano. Compie gli studi di grammatica a Padova (1385), impara il greco da Emanuele Crisolora, ed è poi lettore di logica a Bologna (1388). Mantiene relazioni culturali con gli umanisti del tempo e fa numerosi viaggi in diverse città (Firenze, Padova, Roma). Nel 1418 segue l'imperatore Sigismondo in Boemia ed Ungheria. Vergerio è noto soprattutto per il trattato De ingenuis moribus et liberalibus adolescentiae studiis (1402), opera sui nobili costumi e sugli studi liberali degli adolescenti dedicata a Umbertino di Carrara (figlio del signore di Padova). L’autore propone una ricchezza di temi, alcuni di attualità (gradualità dell’educazione, importanza dell’età infantile, amore nel rapporto-‐maestro allievo, dialogo e discussione nell’apprendimento…). Gli studi liberali devono rendere l’uomo libero: essi sono fondamentali perché consentono di coltivare le virtù, di educare anima e corpo, di raggiungere onore e gloria. È dovere dei genitori predisporre le basi per un’educazione alla vita onesta e alla virtù fin dalla più tenera età, quando ancora l’anima è plasmabile, pertanto ogni impronta data è preziosa e durevole. I primi elementi vanno appresi da eccellenti maestri e sui libri migliori. Il precettore deve essere scelto con massima cura e anche i libri. Occorre tenere i giovani lontani da ozio, solitudine, cercando di impegnarli in un campo di studi ampio, tale da comprendere
molteplici discipline. Il fine è quello di fornire una cultura generale che consenta al giovane inseguito di indirizzarsi verso una specializzazione che ne soddisfi le attitudini. Altri due importanti umanisti si sono occupati dell’educazione del principe cristiano: FRANCESCO FILELFO (1398-‐1481) , nel suo scritto sulla disciplina morale ( De morali disciplina ) vuole che il principe acquisti la temperanza e la fortezza attraverso gli esercizi militari e i giochi, l’eloquenza con gli studi letterari. ENEA SILVIO PICCOLOMINI (1405-‐1464) , vescovo di Trieste e poi papa Pio II, scrive un trattato sull’educazione dei figli ( De liberorum educatione ) dedicato nel 1450 al principe di Ungheria. Per il futuro sovrano esige formazione fisica, preparazione militare, istruzione letteraria ed educazione religiosa.
Alcuni umanisti prestarono attenzione al tema dell’ educazione femminile , riallacciandosi in questo modo a opere di autori cristiani (san Girolamo) e classici. LEONARDO BRUNI (1370/74-‐ 1444 ) , toscano (nasce ad Arezzo e muore a Firenze), fin da giovane è interessato agli studi classici. Alterna gli studi e l’opera di divulgatore della cultura greca e latina con attività di carattere amministrativo e politico (è Segretario Apostolico del papa e Cancelliere della Repubbica Fiorentina). Tra il 1422 e il 1429 scrive un’opera riguardante gli studi e le lettere ( De studiis et litteris ) che dedica a Donna Isabella Malatesta , moglie del signore di Pesaro. Il programma culturale che propone comprende: -‐ la “ perizia letteraria ”(conoscenza delle lettere): la nobildonna deve conoscere le Sacre Scritture, gli autori cristiani, i moralisti antichi…; studierà gli oratori (e da loro imparerà a lodare le buone azioni e a fustigare le cattive) e leggerà libri di storia e di poesia; -‐ la “ scienza delle cose ” data da aritmetica, geometria, astronomia (apertura alla componente scientifica).
Il contesto, l’uomo, le opere BALDESAR CASTIGLIONE (1478-‐1529) nasce a Casatico (provincia di Mantova) e muore a Toledo (Spagna). Contesto : politicamente siamo nell’età dell’equilibrio (relazioni diplomatiche fra i cinque Stati italiani). In questo periodo le Signorie si trasformano in Principati ed i principi amano circondarsi di uomini di cultura per dare prestigio alla loro corte. Culturalmente siamo nel periodo di massimo splendore rinascimentale. Di corte in corte : Castiglione soggiorna in molte corti. A vent’anni si reca a Milano per completare gli studi umanistici e acquisisce un’esperienza di vita cortigiana presso la corte di Ludovico il Moro e di Beatrice d’Este. È poi (dopo il 1498) a Mantova al servizio del marchese Francesco Gonzaga , e infine (1504-‐13) di Guidobaldo da Montefeltro , duca di Urbino. Dopo la morte del duca (1508) la vita di Castiglione si intreccia con gli eventi del ducato di Urbino e con quelli dello Stato Pontificio. Nel 1521 Castiglione abbraccia la vita ecclesiastica e nel 1524 papa Leone X lo nomina nunzio apostolico a Madrid (rimane in Spagna fino alla morte). Lutti ed eventi dolorosi : l’ultimo decennio della sua vita è segnato da alcuni lutti (moglie, il pittore Raffaello, il Bibbiena) e dalla tensione fra Papato e Impero che sfocia nel sacco di Roma (1527) da parte delle truppe di Carlo V. La formazione del perfetto cortigiano La sua opera più famosa è Il Cortegiano , pubblicato a Venezia nel 1528 (dopo un accurato lavoro di revisione e con l’aiuto di Bembo) e ambientato presso la corte d'Urbino. È un’opera letteraria ma anche pedagogica ; costituisce un ritratto della corte di Urbino dove spicca la figura del cortigiano: questi deve assommare in sé qualità, doti e capacità non comuni. Si tratta della trattazione, in forma dialogata , di quali siano gli atteggiamenti più consoni a un uomo di corte e a una " dama di palazzo ".
L'autore riporta raffinate conversazioni che immagina si tengano durante serate di festa alla corte dei Montefeltro, attorno alla duchessa Elisabetta Gonzaga. Il I libro tratta dei requisiti che deve possedere il perfetto cortigiano. Il II libro tratta in quali modi e in quali circostanze il cortigiano deve usare le buone abitudini. Il III libro delinea l’ideale della “ donna di palazzo ”. Il IV libro delinea i rapporti del cortigiano col principe. Nella parte finale del dialogo si tratta dell’amore platonico. La valenza pedagogica de Il Cortegiano sta nella finalità della formazione dell’uomo di corte che non è solo fine a se stessa perché ha risvolti pubblici. Il perfetto gentiluomo di corte è nobile, generoso, colto, abile nell’uso delle armi e negli esercizi fisici, abile parlatore, capace di consigliare il principe a un’azione di governo saggia e illuminata. Egli è un leale collaboratore del principe. È disposto a lasciare la corte piuttosto che venir meno alla sua onestà. Il cortigiano si distingue per la grazia (capacità di fare ogni cosa con naturalezza, senza forzature). La formazione della donna di palazzo Per Castiglione la donna – ha in mente la dama di corte ì – è rivalutata sotto ogni aspetto. Oltre alle virtù domestiche , accentua l’importanza di altre virtù a valenza pubblica , indispensabili nelle relazioni mondane (bellezza, grazia, gentilezza, modi affabili, spirito acuto e brillante, bontà, cultura discrezione…). Risonanza e incidenza Il Cortegiano fu stimato dagli uomini del Rinascimento: ciò lo dimostrano le molte edizioni e traduzioni che ebbe nel Cinquecento. È il testo che dice l’atteggiamento tipico del Rinascimento.