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pedagogia sociale e della devianza
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Pedagogia Sociale La pedagogia esiste da quando esiste l’uomo, lungo tutto l’arco della storia noi abbiamo tracce molto importanti di pedagogia: dalla storia antica alla storia moderna. La nascita ufficiale della PEDAGOGIA SOCIALE risale al 1898 (epoca moderna) ad opera di un filoso tedesco neokantiano, Natorp (nato nel 1854 e morto nel 1924). Nel 1898 pubblica un testo di Pedagogia Sociale. Natorp determina quindi la nascita della Ped. Soc., ed esprime un concetto divenuto poi un capisaldo: l’individuo non può essere scisso dalla realtà sociale che lo circonda, introduce il concetto di comunità. Il contesto sociale educa nelle sue diverse parti l’individuo. La pedagogia in Natorp viene letta in un ottica sociale e collettiva, l’individuo da solo non esiste, non può formarsi come se fosse estraneo alla collettività, quindi” non esiste l’uomo senza la comunità umana ” cit.Natorp. Natorp assume una visione sociale e collettiva dell’esistenza, anche da idee che provengono dal marxismo; abbiamo pedagogisti come Macarento che parlano di collettivo quindi in quegli anni l’ottica della ped. È una ped. Collettiva che si basava sull’insieme della collettività e non sul singolo individuo. L’uomo è inserito in un determinato contesto sociale, il contesto sociale educa. Un altro filosofo è Nohl (1879-1960),il quale introduce un’altra visione della pedagogia: la ped sociale si occupa non solo sull’educazione che avviene nel contesto sociale ma primariamente la ped sociale si deve esprimere nell’attenzione e nei bisogni della società. Questa visione ancora oggi permane. La pedagogia soc si deve occupare dei bisogni educativi e formativi che nascono nella società. La ped sociale per Nohl ha una valenza assistenziale e riparatrice e i esplica in 3 funzioni principali: 1- Attraverso la prevenzione 2- L’aiuto 3- Cura Nasce il concetto di SOCIETà EDUCANTE ovvero è tutto il contesto sociale che educa o diseduca. Uno dei pedagogisti italiani più importanti che si è occupato di pedagogia sociale è Aldo Agazzi (1906- 2000),” chiamo pedagogia sociale la coscienza e l’opera di una società consapevole delle proprie responsabilità educative nei riguardi delle nuove generazioni tali da fare di essa un soggetto educatore, una società educante”. La pedagogia sociale riflette su cosa sia giusto e riflette non solo sull’educazione data a scuola o in famiglia che sono enti istituzionali ma riflette su tutto il campo e le sfere educative che agiscono anche a livello implicito. Tutta la società educante educa in maniera diversa anche in base ai diversi contesti in cui il soggetto vive. In termini moderni si può chiamare POLICENTRISMO FORMTIVO, se una volta ad educare erano le famiglie quindi si parlava di monocentrismo ,oggi si tendono a considerare vari centri che possono essere potenzialmente educanti per i soggetti (quartieri,amici,città…). Dalla propria visione del mondo discendono determinati comportamenti, viene definita anche formatività diffusa. Quest’ultima indica che il processo di formazione è diffuso, può avvenire in diversi contesti. Questo policentrismo formativo ha indotto gli studiosi a compiere delle differenziazioni,hanno frammentato quest’ultimo in tre gruppi fondamentali: - Agenzie formative formali ,non formali e informali. Per agenzie formali si intende la scuola, ente istituzionale, non formali hanno un’intenzionalità informativa ma non sono strutturate come la scuola ad es. la famiglia,la chiesa…(le agenzie non formali non sono formali come la scuola ma ci educano), informali sono mass media,TV,internet,strada,quartiere,gruppi adolescenziali. Gli ambiti e i settori della pedagogia sociale. La pedagogia sociale analizza il contesto sociale,rivolge il suo sguardo sulla condizione sociale e sociologica. La pedagogia sociale è una pedagogia per tutto l’arco di vita,infanzia adolescenza,età adulta vecchiaia. (PAG 32-33 definizione pedagogia sociale).
Citazione Franco Cambi (p.33 libro Luana di Profio). Primo capitolo Sergio Tramma. La pedagogia sociale è un sapere dinamico ed in evoluzione, registra i cambiamenti che avvengono a livello sociale. La pedagogia sociale segue di pari passo quelli che sono i mutamenti sociali ed è connessa alle dialettiche sociali cioè a ciò che avviene alle dinamiche sociali e alle sue variazioni. In pedagogia sociale si fa spesso richiamo alle EMERGENZE FORMATIVE (bisogni formativi che diventano urgenti sulla società perché nascono nuovi bisogni). Un esempio di emergenza formativa è il discorso legato all’integrazione tra diverse etnie. Quando si parla di pedagogia sociale si parla di educazione diffusa che va al di la del percorso scolastico. Per la pedagogia sociale di grande rilevanza assumono tutte le altre realtà potenzialmente educative e formative, la scuola è solo una parte di un tutto educativo e formativo che necessariamente forma e ci educa a causa dei condizionamenti che noi costantemente viviamo. DIFFERENZA EDUCAZIONE E PEDAGOGIA Educazione Tutte le pratiche intenzionali o non intenzionali che influiscono sul modo di essere dell’individuo, l’educazione all’interno della famiglia, l’educazione religiosa. Ci forniscono materiali di ordine etico, valoriale visioni del mondo ideologiche, per educazione si intende tutto ciò che avviene all’interno della sfera pratica. Pedagogia Il sapere teoriche che ruota intorno all’educazione e alla formazione umana per tutto l’arco di vita del soggetto. La pedagogia raggruppa i suoi pensieri in nuclei teorici, analizza le problematiche analitiche in termini teorici. La pedagogia e l’educazione sono aspetti vicini, comunicanti perché la pedagogia da alcuni viene definita una scienza perché la scienza non ha bisogno solo di teorizzare ma ha bisogno di sperimentare e provare le proprie teorie. Questo paradigma epistemologico scientifico cerca di avvicinarsi anche alla pedagogia che viene definita una SCIENZA A STATUTO EPISTEMOLOGICO DEBOLE perché l’analisi della realtà sociale ed educativa non può essere messa in laboratorio. Inoltre ha il bisogno intrinseco di confrontare le sue teorie con la prassi per vedere se le sue teorie sono valide o falsificate dalla prassi. Non può prescindere dalla dimensione empirica. Intenzionalità educativa Le agenzie educative formali, non formali, informali, si distinguono nel grado di intenzionalità educativa, ad esempio la chiesa è intenzionalmente educativa il cinema non è intenzionalmente educativo però attraverso un film si può trarre un’educazione perché il film induce una riflessione, si può educare anche attraverso la musica. La pedagogia sociale è un sapere pratico che vuole in qualche modo intervenire sulla realtà sociale affinché si modifichi qualcosa ed è legata ad una istanza fondamentale che viene definita ISTANZA TRASFORATIVA che è la dimensione più interessante della pedagogia sociale. L’ Istanza trasformativa si avvale di un altro principio che è quello dell’UTOPIA. L’utopia dal greco significa non luogo, non esiste. La pedagogia al contrario dell’utopia recupera l’stanza utopica e la recupera nella misura in cui ciò che non è ancora può diventare qualcosa che può avvenire nel tempo e diventa un orizzonte di senso. Oltre l’istanza utopica che ad esse si associa c’è la CATEGORIA DEL POSSIBILE, immaginare e prospettare ciò che è possibile e prefigurarsi nella propria
educativo. Sergio Tramma ci fa notare che la pedagogia sociale nasce all’interno di un filone collegato ad istanze democratiche progressiste ed emancipative, il filone che ha dato vita alla pedagogia sociale cerca di dar vita a principi etici, politi, economici, di stampo democratico e progressivo quindi è una pedagogia che si interessa degli altri che fa “una vera e propria immersione nel sociale” nei suoi problemi, nelle sue difficoltà nei suoi bisogni fondamentali. Come prima cosa la pedagogia sociale intende educare. La finalità della pedagogia è quella di educare all’autonomia, di riaffermarsi. Per essere realmente autonomi e quindi anche liberi abbiamo la necessità di favorire anche un apprendimento di informazioni, strumenti e capacità riguardanti le diverse dimensioni del soggetto da quella fisica a quella psichica a quella relazionale. (Vedere sul libro citazione del filoso Salvatore Natoli). Il secondo capitolo di Tramma analizza le origini moderne della pedagogia sociale. In questa parte Tramma analizza le ragioni della pedagogia sociale nel 900 e in qualche modo inquadra una fase ben precisa del 900 in particolare gli anni che vanno dagli anni 60 agli anni 70 sono gli anni della contestazione studentesca il 68 la critica all’ideologia borghese che hanno determinato movimenti pedagogici, politici che hanno sollevato questioni e problemi di rilevanza sociale.i punti critici sollevati dagli intellettuali dell’epoca sono: 1- l’antiautoritarismo, visione legata alla libertà personale alla non concentrazione del potere dello stato e degli istituti che governano in qualche modo la società. In quegli anni ci fu anche una forte critica all’istituzione scolastica definita da un intellettuale dell’epoca Altur Ser(uno dei maggiori protagonisti di questa fase) come un apparato ideologico di stato perché la scuola veniva accusata di essere il veicolo attraverso cui fa veicolare informazioni visioni del mondo ed ideologie particolari. Svalutando la scuola bisogna rivalutare il territorio enfasi sulla valorizzazione del territorio educante, sempre fra il 60 e il 70 ci fu una ridefinizione di quelle che sono le problematiche sociali e di disagio, una nuova considerazione di disagio psichico fino a qualche anno prima degli anni 60 70 si pensava che il disagio psichico avesse necessariamente un origine organica cioè che dipende dal cervello. Sono gli anni in cui si rivendica una nuova modalità di intendere il disagio mentale andando a trovare le radici nella dimensione psicologica, oggi gli aspetti meccanicistici e psicologici convivono abbastanza bene. Questa famosissima legge Basaglia del 1978 che ha chiuso i manicomi che ha riannesso il malato mentale alla società perché secondo Basaglia e secondo l’antipsichiatria perché è stata tutta l’ideologia dll’antipsichiatria a determinare l’apertura dei manicomi. Il 900 dopo gli anni 60 70 vede il decadere delle grandi ideologie e l’istaurarsi di quella che viene definita la fase post-moderno, non ha più certezze nella scienza nella ragione e quindi si abbandona l’incertezza che è lo stato cultura che stiamo vivendo. AREE DI INTERESSE DELLA PEDAGOGIA SOCIALE 1- la complessità dei soggetti 2- descolarizzazione 3- educazione permanente 4- animazione 5- comunità il primo interesse della pedagogia sociale riguarda la complessità dei soggetti visti secondo una concezione olistica e sistemica cioè osservati nella globalità delle sue sfere delle sue diverse dimensioni. Questa attenzione alla complessità dei soggetti deve osservare e fornire risposte innovative ai nuovi bisogni sociali. La complessità dei soggetti si lega anche allo studio e all’esame dei livelli di benessere. La complessità dei soggetti ha dato vita ad un ampliamento delle professionalità educative che in base ai diversi contesti, strumenti e didattiche utilizzate possono essere definii educatori, formatori facilitatori. Questa attenzione alla complessità dei soggetti va a superare una visione assistenziale e
custodialistica. Nella pedagogia sociale si verifica l’attivazione strategica di diversi contesti. Il secondo punto è la descolarizzazione. Sergio Tramma ci fa notare che ci sono tante visioni descolarizzanti la prima sicuramente è quella che mette in evidenza che la scuola non è l’unico canale formativo e nel corso degli anni, dagli anni 60 70 con le contestazioni studentesche la scuola è stata fortemente criticata, messa in discussione in primo luogo da chi ritiene che la scuola sia incapace di liberare e di emancipare che la scuola a livello educativo e formativo sia insufficiente. Una delle critiche più importanti mosse alla scuola è quella che riguarda le differenze, la scuola che doveva, soprattutto la scuola di massa, essere frequentata dai poveri e dai ceti più bassi come obbligo e diritto insieme. Tra i vari obiettivi della scolarizzazione di massa verrà anche quella di ridurre le differenze di base di favorire la crescita di tutti i settori sociali. per molti la scuola ha semplicemente rimodulato le differenze. Uno degli elementi più importante alla critica della scuola ci viene dato da Don Lorenzo Milani. Don Lorenzo era un sacerdote che veniva da una famiglia ricca che non accettò che lui abbia intrapreso la carriere sacerdotale, era un sacerdote sui generis, anarchico, libertino che contestava non soltanto alcune questioni legate alla chiesa ma contestava anche l’assetto sociale di quegli anni (60 70) in particolare contestava l’assetto della scuola. Venne a causa delle sue ribellioni costretto quasi in una sorta di esilio in un paesino di montagna dove molti ragazzi e bambini non sapevano ne leggere ne scrivere erano completamente analfabeti don Lorenzo Milani fonda la scuola di Barbiana il paesino in cui fu esiliato perché soggetto troppo fastidioso ai poteri e allo stato. In questa scuola cerca in tutti i modi di alfabetizzare i giovani e si rende conto che il diritto allo studio in quegli anni era qualcosa riservato alle elit culturali. La critica che don Lorenzo rivolge allo stato e all’istruzione scolastica è quella di essere riservata alle elit di essere riservata e pensata ad una media di studenti di status sociale più elevato e che non vi fosse da parte della scuola la volontà di accogliere anche chi veniva da situazioni e da territori di campagna, montagna. Una bellissima frase di Don Milani è la seguente: ”chi conta è il principio egualitario e democratico non si possono fare parti uguali fra disuguali se il punto di partenza è diverso io non posso far come se tutti venissero e partissero dallo stesso punto”. IVAN ILLICH Esponente della pedagogia libertaria (austriaco 1926-2002). Nel 1971 scrive la sua opera fondamentale DESCOLARIZZARE LA SOCIETà unendosi in netto contrasto all’istituzione scolastica, lui sostiene alcune tesi: “ la frequenza scolastica è un impedimento al diritto di apprendere”, Illich sostiene che ci fanno perdere del tempo nelle istituzioni scolastiche quando potremmo apprendere in maniera libera e spontanea da molte altre cose. L’ideale di istruzione universale che è l’obiettivo di Illich non è raggiungibile dalla scuola ovvero quello di istruire di far apprendere in maniera globale, non è raggiungibile dalla scuola anche se venissero adottate delle misure di emergenza quindi modifica la didattica, risorse una nuova formazione di formatori. La scuola dice Illich cosi come è fatta nemmeno con tutte le modifiche possibile che si possono mettere in atto riuscirebbe mai a favorire un reale apprendimento. Illich afferma che è inutile infarciare le persone di apprendimenti spesso noiosi, distanti dall’esperienza dei soggetti e riferendoci anche a Don Milani equiparando tutti i livelli e stabilendo qual’è il livello minimo per tutti da raggiungere negli apprendimenti. Illich dice la scuola cosi non funziona dobbiamo favorire degli apprendimenti diretti e non semplici nozioni. La scuola secondo Illich è un istituzione insufficiente e dannosa, ostacola la crescita e l’emancipazione.