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R. Silverstone, Perchè studiare i media, 2002 (pagine/pages: 264) unibg
Tipologia: Sintesi del corso
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Perché studiare i Media – Roger Silverstone
Cap. 1 – Il tessuto dell’esperienza
Perché studiare i media?
Secondo Silverstone i media sono centrali nella nostra vita quotidiana, come dimensione sociale, culturale, politica ed economica; contribuiscono alla nostra capacità di dar senso al mondo, costruendo i significati. Sono parti del tessuto generale dell’esperienza (Berlin).
E’ necessario esaminare i media in quanto processo, come agenti e come oggetti.
Il punto di partenza è l’esperienza: i media facendo parte del nostro quotidiano, della nostra realtà, influiscono sulla nostra esperienza, sulla nostra percezione del senso comune. (realtà dell’esperienza)
Cap. 2 – Mediazione
Silverstone ribadisce l’importanza di pensare ai media come a un processo, un processo di mediazione, si riferisce al modo di trasmette ed elaborare i significati, qui significati che ci permettono di dare senso al mondo che in cui viviamo.
In questo senso la mediazione è paragonata alla traduzione, un’operazione mai completa o perfetta; Steiner identifica 4 momenti della traduzione:
Ma la mediazione non è esattamente come la traduzione, è più condivisa, aperta e vulnerabile, si produce attraverso confini del tempo e dello spazio.La fiducia è la precondizione della mediazione.
Al centro della mediazione abbiamo il concetto di FIDUCIA (es. documentario monaci) nei confronti dei mediatori, la fiducia è una precondizione della mediazione.
Cap. 3 – Tecnologia
La tecnologia è oggi alla base dello studio dei media, ormai tutti i media passano attraverso la tecnologia. La tecnologia produce un effetto sul mondo in cui viviamo, McLuhan considera la tecnologia come “fisica”, un’estensione della nostra capacità umana.
Secondo Gell la tecnologia è un incantamento, fonte di magia e mistero concepito per esercitare un controllo sui pensieri e sulle azioni. Questa caratteristica, la magia del funzionamento delle macchine, conferisce un potere quasi solenne.
In alcuni casi possiamo anche considerare la tecnologia come cultura, Benjamin ha riconosciuto nell’invenzione della fotografia e del cinema momenti decisivi per la cultura occidentale. La tecnologia è vista come qualcosa che nasce in relazione ai bisogni sociali.
Possono essere interpretati anche come prodotto di un’industria culturale.
Ma la tecnologia deve anche affrontare dei problemi: sicurezza, protezione dei dati, standard di comunicazione, diritti di proprietà intellettuale.
Nel mondo di internet può essere vista come politica, nel senso “intorno” riferendoci all’accesso e alla regolamentazione, e “interno” la partecipazione e rappresentazione. Secondo questi due aspetti possiamo incontrare democrazie o tirannie.
PRIMA PARTE - Richieste testuali e strategie di analisi
Come si rivolgono a noi i media? Come catturano la nostra mente? Ci sono tre principali meccanismi di coinvolgimento testuale volti a persuaderci, piacerci e sedurci: Retorica, Poetica e Erotismo.
Cap. 4 – Retorica
Prima di tutto la retorica è persuasione, l’uso del linguaggio come strumento simbolico per condizionarci.
Il linguaggio del media è retorico, ma ciò presuppone anche un contesto di libertà e differenze tra le quali possiamo scegliere. Dobbiamo occuparci quindi di strategie testuali e risposte del pubblico, la forza dei media è quella di persuaderci che ciò che
Il divertimento che troviamo nelle storie, la nostra capacità di rilassarci con esse, di interrompere le espressioni della vita quotidiana vicino alla radio o davanti allo schermo sono parte di ciò che ci permette di essere umani.
Cap. 6 – Erotismo
Le industrie dei media sono strutturate per rendere accessibile il piacere.
L’erotismo è il prodotto della relazione tra spettatori e teste ed eventi mediali, non è nel testo. E’ la capacità del testo di colpire, stimolare, sedurre.
Barthes trova l’erotismo nella frattura, nell’inaspettato del messaggio mediale, lo definisce Punctum.
Questo è qualcosa che sfugge, che ci colpisce e ferisce, rende l’immagine erotica e la relazione tra osservatore e immagine altrettanto.
SECONDA PARTE - Dimensioni dell’esperienza
Cosa facciamo con i media e come lo facciamo? Come la maneggiamo
Cap. 7 – Gioco
Consideriamo come i media offrano un quadro interpretativo dell’esperienza, uno dei modi può essere il gioco in quanto attività centrale della vita quotidiana.
Il gioco è uno spazio in cui i significati vengono costruiti attraverso la partecipazione all'interno di un luogo condiviso e strutturato, ritualmente marcato come distinto e diverso dall'ordinarietà della vita quotidiana, luogo di sicurezza e fiducia limitate, in cui i giocatori possono abbandonare la vita reale senza correre rischi e impegnarsi in un attività che è dotata di senso nel suo eccesso ornato di regole.
Il gioco implica uno spazio delimitato, è connesso al rituale e il rituale, a sua volta, è collegato alla rappresentazione. (Huizinga)
Anche Caillois descrive il gioco, così come i media, come circoscritto entro centri limiti di tempo e spazio, governato da regole che dipendono dalla convenzioni implicando finzione. Identifica 4 dimensioni del gioco: competizione, fortuna, vertigine e mascheramento.
Il mascheramento presenta tutte le caratteristiche del gioco quali : la libertà, convenzione, sospensione del reale, spazio e tempi limitati.
Distingua inoltre due tipi di attività: la spontaneità o improvvisazione e le attività governate da regole.
Il gioco è fondamentale per l’esperienza dei media, riconosciamo il carattere del gioco anche nella partecipazione reciproca. Attraverso il gioco esploriamo la società, la cultura, ma anche la creiamo attraverso l’affermazione della nostra identità, costruendo i ruoli che assumiamo e le regole che seguiamo.
Nel gioco ci è consentito esplorare noi stessi e la società, indagare la cultura, ma anche crearla. Questo comporta sicurezza, ma anche pericolo, dal momento che i confini non possono essere sempre mantenuti e la fiducia che chiediamo non sempre può essere concessa.
Cap. 8 – Rappresentazione
Riprendendo il lavoro di Goffman, secondo il quale la vita sociale è concepita come un problema di gestione delle impressioni, in cui l’apparenza è realtà, l’obiettivo degli individui è di gestire la loro rappresentazione (metafora teatrale). Ma dobbiamo ricordare alcuni punti:
Infine molti autori condividono l’idea che la modernità ha aumentato la visibilità della vita privata, intensificando quindi le rappresentazioni.
I media operano continuamente rappresentazioni, il modo viene continuamente rappresentato dai media, e noi siamo allo stesso tempo spettatori ma anche partecipanti. (es. funerale Lady D – spettatore/ partecipante)
La comunità è una particolare versione della casa, non privata, ma pubblica, è qualcosa alla quale ci sentiamo di appartenere.
Il concetto di comunità immaginata elaborato da Anderson, una comunità creata con l'avvento della stampa e costruita nuovamente ogni giorno con l'arrivo e la lettura del giornale del mattino, descrive la nascita di uno spazio simbolico condiviso, il risultato dell'attività simultanea di milioni di persone che attraverso questi atti di lettura si allineano con una cultura nazionale e vi partecipano.
I media possono creare senso di comunità (es. stampa in lingua dei vari paesi) attraverso elementi condivisi o anche distintivi. I media trasmettono significati che ci permetto di sentirci partecipi a una certa comunità, che allo stesso tempo segnalano il confine tra la nostra e altre.
I media costruisco comunità in 3 modi: espressione (stampa per comunità nazionali – senso di unità nazionale durante la guerra), rifrazione (identificazione dei confini al di la dei quali vengono invertite le norme di comportamento e valori) e critica (i nuovi media hanno creato nuovi spazi per voci alternative, minoranze).
Si tratta sempre di comunità virtuali, alimentate dai media non da relazioni faccia a faccia.
Cap. 12 – Globalità
L’evoluzione dei media ha portato alla riduzione delle distanze e ad una progressiva globalizzazione: villaggio globale (McLuhan)
Le industrie culturali sono state tra le prime ad assumente dimensioni globali (es. Holliwood)
Studiamo i media perché abbiamo bisogno di riconoscere le ambiguità e le contraddizioni della cultura e delle culture globali, perché abbiamo bisogno di sapere come effettivamente operano le culture globali, ma abbiamo anche bisogno di sapere cosa occorre fare per preservare e accrescere gli interessi delle minoranze.
Alla fine della seconda guerra mondiale milioni di persone erano disperse in tutta l'Europa; da allora il movimento si è sviluppato su scala continentale, poiché popolazioni e le culture si sono spostate da un luogo all'altro, attirate da opportunità di lavoro o da altri viaggi, spinte dalla miseria, carestie o dall'instabilità politica. Ciò che unisce questi diversi fenomeni è il fatto che le popolazioni che vi sono coinvolte sono
allo stesso tempo locali e globali: locali in quanto sono minoranze culturali che vivono in luoghi specifici, ma globali quanto a estensione e portata.
Vi è inoltre una profonda relazione tra globalizzazione e minoranze, il loro posto nella società globale ne definisce la visibilità, alcune si consacrano, altre non esistono. (es. diaspora)
QUARTA PARTE – La costruzione del significato
Affrontiamo come i media intervengono sulla costruzione e creazione del significato, ricordiamo però che i media partecipano contestualmente alla creazione di certezze e incertezze.
Tre sono le capacità dei media di fornire un quadro interpretativo: fiducia, memoria, alterità.
Cap. 13 – Fiducia
Come abbiamo visto la fiducia è alla base della nostra relazione con i media, e i media stessi possono indebolirla o saldarla, la fiducia è alla base della nostra vita quotidiana, nel senso di sicurezza personale in un mondo complesso.
La fiducia nasce con la costanza, impariamo a fidarci, ma è fondamentale mantenerla alimentandola con continuità.
Si impara anche a padroneggiare una metodologia molto sofisticata di coscienza pratica, che costituisce un durevole dispositivo di protezione nei confronti delle ansie che il più casuale incontro con gli altri può potenzialmente provocare.
Nonostante siamo ormai smaliziati nel credere a tutto quello che leggiamo o vediamo in TV, continuiamo a farlo per aggiornarci su quello che accade. Ci affidiamo ai media per le informazioni sul mondo a cui altrimenti non avremmo accesso e siamo rassicurati dalla familiare ripetizione di notiziari e soap-opera.
I media occupano lo spazio che un tempo era nella superstizione della religione, permettendoci di formare il nostro senso di identità in modo riflessivo, rispetto a quanto vediamo e ascoltiamo di un mondo che esiste da qualche parte al di là dello schermo e dall'altoparlante, da qualche parte nel cyberspazio
La fiducia è importante nelle moderne società, per la cultura, l’esercizio del potere, questo la trasforma in una merce.
rappresentazione degli altri può incontrare due problemi che portano alla perdita di moralità:
La moralità che si trova nella relazione tra il Sé e l’Altro, comportando al nostro interno una lotta per la vita morale, che si esprime di due ambienti: privato e pubblico.
Le relazioni fra esseri umani dipendo sempre di più dalla mediazione elettronica, le concezioni, ideali, interessi degli altri dipendono da come li comunicano i media.
Cap. 16 – Verso una politica dei media
In fin dei conti tutto si riduce a una questione di potere, il potere dei media di persuaderci, di trasmettere certi significati anziché altri, di approvare una certa agenda…
Studiamo i media perché vogliamo capire il loro potere, quanto potere hanno nel nostro quotidiano e nella strutturazione dell’esperienza. Quello che l’autore vuole dimostrare è una nuova politica dei media. Per questa analisi dobbiamo considerare le precondizioni:
Il rapporto tra media e processo politico li ritroviamo nella SFERA PUBBLICA (Habermas), secondo questa posizione diverse sono le visione di come i new media possono influire sulla sfera pubblica: la prima crede che internet sia il modo per
riscoprire la sfera pubblica di Habermas, altri credono che la base per la partecipazione alla sfera pubblica tramite i new media sia scomparsa lasciando il posto ad un mondo troppo complesso e artefatto dai media.
L’autore propone l’idea di “Società aperta”, in cui i media offrono la pluralità, una società aperta al dibattito e alla critica, contrariamente alle società autoritarie che attraverso i media controllavano istituzioni e contenuti. Tutti noi dobbiamo sapere come lavorano i media e dobbiamo sapere come leggere e comprendere ciò che vediamo e ascoltiamo.
I media hanno la responsabilità di rendere il mondo intelligibile(essere capito, conosciuto), poiché soltanto nella sua intelligibilità il mondo e chi vive nel mondo diventano umani. Chi di noi studia i media deve quindi renderle intelligibili: non è un progetto facile ma lo seguiamo nella speranza che vestendo un granello di sabbia in un'ostrica, libri l'irritazione provocata dalla nostra presunzione si trasformerà un giorno in una perla.