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Il commediografo Menandro, Appunti di Lingue e letterature classiche

Approfondimenti sulla commedia e tragedia menandrea

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 11/11/2020

federicagaetano
federicagaetano 🇮🇹

4.4

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Menandro
Menandro nacque ad Atene nel 342-341 a.C., da una famiglia benestante. Fu discepolo di Teofrasto, filosofo
peripatetico, e compagno di efebia di Epicuro. Grazie a loro fece la conoscenza di Demetrio Falereo, anch'egli
filosofo peripatetico e uomo politico, che governò Atene, sotto il protettorato macedone. Quando questi fu
cacciato da Atene, all'arrivo di Demetrio Poliorcete, e si trasferì alla corte dei Tolomei in Egitto, invitò Menandro
a seguirlo, ma questi rifiutò, guadagnandosi così il soprannome di φιλαθηναιότατος, "amantissimo di Atene". Egli
rimase sempre lontano dalla politica, dedicandosi interamente alla produzione teatrale e all’amore per le donne.
Morì quando aveva una cinquantina d’anni nuotando nelle acque del Pireo, ad Atene.
La produzione di Menandro fu ricchissima: di lui gli antichi conoscevano più di cento commedie. Questa
imponente produzione andò, però, inspiegabilmente perduta. Fino al 1800, infatti, la conoscenza degli scritti di
Menandro si limitava a circa 900 frammenti di tradizione indiretta, insufficienti per dare un’idea della sua arte; di
conseguenza, l’idea che ci si era fatti di lui era basata quasi interamente sulla rielaborazione che ne avevano fatto
sia Plauto che Terenzio, con molte incertezze, dal momento che era impossibile sapere quale fosse il grado di
libertà che i due autori si erano concessi rispetto al modello originale.
La conoscenza odierna della sua produzione dipende esclusivamente dalle scoperte papiracee del Novecento, tra
cui spiccano un papiro del Cairo e il codice Bodmer, pubblicato nel 1959. Altri papiri ci permettono di leggere
l'Aspis
, “lo scudo”, pervenuta per circa una metà; il Dyskolos
“il misantropo”, unica opera pervenuta interamente,
anche se con qualche lacuna; gli Epitrepontes
, “l'arbitrato; pervenuta in gran parte; il Misoumenos
“l'uomo
odiato”, pervenuta per poco più di metà, la Samia
“la donna di Samo”; la Perikeiromene
“la donna tosata”. Di altri
drammi restano frammenti più o meno lunghi, dei quali ricordiamo Il detestato
,Il due volte ingannatore
,La donna
di Perinto
e Lo Storfiappo
.
Menandro detiene probabilmente la palma di autore più frainteso, o quanto meno variamente giudicato, della
letteratura greca. A danneggiarlo fu spesso il confronto con il commediografo Aristofane.
La commedia di Menandro ha una struttura completamente diversa da quella di Aristofane: si articola in cinque
atti e segue le unità di tempo e di luogo. L’azione si svolge in una sola giornata e sulla scena si apre uno spazio
pubblico in cui spesso compaiono due o tre edifici: può così accadere che personaggi separati da anni si trovino ad
abitare accanto. Il numero degli attori rimane fisso a tre, che recitavano anche le parti femminili. Il coro è assente e
così pure la musica; ne consegue che il metro prediletto sia il trimetro giambico, il più prosastico dei metri.
Anche i temi sono completamente opposti rispetto a quelli di Aristofane, che erano tutti incentrati sulla politica. La
commedia di Menandro, infatti, sviluppa vicende private, incentrate sul tema dell’amore e gli innamorati coronano
il loro sogno d’amore nell’immancabile lieto fine.
Gli schemi dell’intreccio sono principalmente due.
Il superamento di un ostacolo: la situazione iniziale tende a svilupparsi secondo il desiderio di uno o più
personaggi, ma questo sviluppo è ostacolato da un evento, spesso la volontà contraria di un altro
personaggio. Lo sviluppo dell’azione porta al superamento di questo ostacolo e al lieto fine;
Il chiarimento di un equivoco: la situazione iniziale dovrebbe essere definitiva e felice, ma viene turbata da
un equivoco, che minaccia una rottura totale. L’equivoco, infine, viene chiarito e la situazione torna al
punto di partenza, cioè alla normalità e alla stabilità.
L'apparente prevedibilità e ripetitività di questi intrecci è però scongiurata dalla cura maniacale che Menandro
pone nel variare i dettagli, facendo che la trama si dipani ogni volta in modo diverso, tutto sommato
imprevedibile, e che si arrivi allo scioglimento finale attraverso un complicatissimo, e tuttavia perfettamente
ordinato, meccanismo ad orologeria, che prevede uno o più capovolgimenti della situazione.
La grandezza di Menandro sta nella cura rivolta ai personaggi, nella predisposizione a costruire “caratteri”, nella
capacità di seguirne momento per momento l’evoluzione interiore. Si dice che Menandro, prima di comporre una
commedia, passasse settimane o addirittura mesi a fissare con attenzione le maschere dei personaggi, per cercare
di cogliere cosa si celasse dietro ogni ruga, ogni segno di espressione fissato su quei volti immobili.
Qui appare visibile l’influenza di Euripide. Menandro, tuttavia, va oltre nell’esplorare l'animo dei suoi personaggi:
nessuno di essi è tanto tipico da non essere se stesso, perfettamente individuo. Si tratta quasi sempre di soggetti in
evoluzione su cui opera l’influenza degli altri che cambiano sotto gli occhi dello spettatore man mano che
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Menandro

Menandro nacque ad Atene nel 342-341 a.C., da una famiglia benestante. Fu discepolo di Teofrasto, filosofo peripatetico, e compagno di efebia di Epicuro. Grazie a loro fece la conoscenza di Demetrio Falereo, anch'egli filosofo peripatetico e uomo politico, che governò Atene, sotto il protettorato macedone. Quando questi fu cacciato da Atene, all'arrivo di Demetrio Poliorcete, e si trasferì alla corte dei Tolomei in Egitto, invitò Menandro a seguirlo, ma questi rifiutò, guadagnandosi così il soprannome di φιλαθηναιότατος, "amantissimo di Atene". Egli rimase sempre lontano dalla politica, dedicandosi interamente alla produzione teatrale e all’amore per le donne. Morì quando aveva una cinquantina d’anni nuotando nelle acque del Pireo, ad Atene. La produzione di Menandro fu ricchissima: di lui gli antichi conoscevano più di cento commedie. Questa imponente produzione andò, però, inspiegabilmente perduta. Fino al 1800, infatti, la conoscenza degli scritti di Menandro si limitava a circa 900 frammenti di tradizione indiretta, insufficienti per dare un’idea della sua arte; di conseguenza, l’idea che ci si era fatti di lui era basata quasi interamente sulla rielaborazione che ne avevano fatto sia Plauto che Terenzio, con molte incertezze, dal momento che era impossibile sapere quale fosse il grado di libertà che i due autori si erano concessi rispetto al modello originale. La conoscenza odierna della sua produzione dipende esclusivamente dalle scoperte papiracee del Novecento, tra cui spiccano un papiro del Cairo e il codice Bodmer, pubblicato nel 1959. Altri papiri ci permettono di leggere l' Aspis , “lo scudo”, pervenuta per circa una metà; il Dyskolos “il misantropo”, unica opera pervenuta interamente, anche se con qualche lacuna; gli Epitrepontes , “l'arbitrato; pervenuta in gran parte; il Misoumenos “l'uomo odiato”, pervenuta per poco più di metà, la Samia “la donna di Samo”; la Perikeiromene “la donna tosata”. Di altri drammi restano frammenti più o meno lunghi, dei quali ricordiamo Il detestato , Il due volte ingannatore , La donna di Perinto e Lo Storfiappo. Menandro detiene probabilmente la palma di autore più frainteso, o quanto meno variamente giudicato, della letteratura greca. A danneggiarlo fu spesso il confronto con il commediografo Aristofane. La commedia di Menandro ha una struttura completamente diversa da quella di Aristofane: si articola in cinque atti e segue le unità di tempo e di luogo. L’azione si svolge in una sola giornata e sulla scena si apre uno spazio pubblico in cui spesso compaiono due o tre edifici: può così accadere che personaggi separati da anni si trovino ad abitare accanto. Il numero degli attori rimane fisso a tre, che recitavano anche le parti femminili. Il coro è assente e così pure la musica; ne consegue che il metro prediletto sia il trimetro giambico, il più prosastico dei metri. Anche i temi sono completamente opposti rispetto a quelli di Aristofane, che erano tutti incentrati sulla politica. La commedia di Menandro, infatti, sviluppa vicende private, incentrate sul tema dell’amore e gli innamorati coronano il loro sogno d’amore nell’immancabile lieto fine. Gli schemi dell’intreccio sono principalmente due. ● Il superamento di un ostacolo: la situazione iniziale tende a svilupparsi secondo il desiderio di uno o più personaggi, ma questo sviluppo è ostacolato da un evento, spesso la volontà contraria di un altro personaggio. Lo sviluppo dell’azione porta al superamento di questo ostacolo e al lieto fine; ● Il chiarimento di un equivoco: la situazione iniziale dovrebbe essere definitiva e felice, ma viene turbata da un equivoco, che minaccia una rottura totale. L’equivoco, infine, viene chiarito e la situazione torna al punto di partenza, cioè alla normalità e alla stabilità. L'apparente prevedibilità e ripetitività di questi intrecci è però scongiurata dalla cura maniacale che Menandro pone nel variare i dettagli, facendo sì che la trama si dipani ogni volta in modo diverso, tutto sommato imprevedibile, e che si arrivi allo scioglimento finale attraverso un complicatissimo, e tuttavia perfettamente ordinato, meccanismo ad orologeria, che prevede uno o più capovolgimenti della situazione. La grandezza di Menandro sta nella cura rivolta ai personaggi, nella predisposizione a costruire “caratteri”, nella capacità di seguirne momento per momento l’evoluzione interiore. Si dice che Menandro, prima di comporre una commedia, passasse settimane o addirittura mesi a fissare con attenzione le maschere dei personaggi, per cercare di cogliere cosa si celasse dietro ogni ruga, ogni segno di espressione fissato su quei volti immobili. Qui appare visibile l’influenza di Euripide. Menandro, tuttavia, va oltre nell’esplorare l'animo dei suoi personaggi: nessuno di essi è tanto tipico da non essere se stesso, perfettamente individuo. Si tratta quasi sempre di soggetti in

evoluzione, su cui opera l influenza degli altri, che cambiano sotto gli occhi dello spettatore man mano che l’azione procede.