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Plauto e i caratteri della sua comicità, Tesine universitarie di Letteratura latina

un saggio breve sulla figura di Plauto e sulla sua comicità attraverso le sue principali commedie per il master Discipline socio-letterarie di mnemosine, corso lingua e letteratura latina I.

Tipologia: Tesine universitarie

2019/2020

Caricato il 18/01/2023

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PLAUTO E I CARATTERI DELLA SUA COMICITÀ
Plauto è stato il primo poeta latino, nonché il più importante, a scrivere le cosiddette fabulae
palliatae, commedie latine di argomento greco, che prendono il nome da un particolare un mantello
greco detto pallio. Le notizie che gli antichi ci hanno tramandato riguardanti la sua biografia sono
scarse ed imprecise, e persino il nome è stato oggetto di contesa filologica. Certamente nacque a
Sarsina tra il 255 e il 250 a.C. e Cicerone, nel suo Brutus, ci informa che morì a Roma nel 184 a.C.
Sono state trovate circa centotrenta commedie sotto il suo nome ma Varrone, un intellettuale del I
secolo a.C., nel suo De comoediis Plautinis ne riconosce solo ventuno realmente attribuibili a
Plauto. Queste ultime ci sono state tramandate in un ordine approssimativamente alfabetico:
Amphitruo, Asinaria, Aulularia, Captivi, Curculio, Casina, Cistellaria, Epidicus, Bacchides,
Mostellaria, Menaechmi, Miles gloriosus, Mercator, Pseudolus, Poenulus, Persa, Rudens, Stichus,
Trinummus, Truculentus, Vidularia.
Perfetto conciliatore di diverse culture artistiche quali quelle italiche e greche, nonché genio comico
per la capacità espressiva e comunicativa che dava alle sue opere teatrali, Plauto risulta il vero e
proprio maestro della commedia classica.
I caratteri generali della sua comicità, inalterati nel tempo, possono racchiudersi nella sua vis
comica, nella ricchezza e vivacità della lingua, nella musica e canto, nel teatro come finzione e
convenzione e soprattutto nei suoi personaggi.
Per quanto riguarda la vis comica bisogna dire che Plauto non si pone affatto il problema della
fedeltà all’originale modello greco da cui derivano le sue commedie, e non si preoccupa neppure
troppo della coerenza e dell’organicità della trama. Pur di sfruttare al massimo le potenzialità
comiche di una situazione o di una singola scena è disposto a sacrificare sia l’equilibrio
compositivo dell’intera commedia sia le esigenze della logica e della verosimiglianza. Basti pensare
al fatto che i personaggi delle commedie hanno nomi greci cosi come greci sono i luoghi in cui si
svolge l’azione; eppure le commedie sono piene di allusioni alla vita di Roma e agli usi dei suoi
abitanti traendone il vantaggio di mettere alla berlina vizi e difetti dei Romani attribuendoli ai
Greci.
Ma lo strumento più stupefacente della sua comicità è la ricchezza e la vivacità della lingua, una
perenne invenzione verbale. La sua comicità può sembrare bassa e buffonesca, una concessione ai
gusti del pubblico meno colto e raffinato, ma, nonostante ciò egli si rivela pur sempre un grande
artista per la straordinaria carica teatrale e la perfetta padronanza dei mezzi espressivi. Il suo stile e
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PLAUTO E I CARATTERI DELLA SUA COMICITÀ

Plauto è stato il primo poeta latino, nonché il più importante, a scrivere le cosiddette fabulae palliatae , commedie latine di argomento greco, che prendono il nome da un particolare un mantello greco detto pallio. Le notizie che gli antichi ci hanno tramandato riguardanti la sua biografia sono scarse ed imprecise, e persino il nome è stato oggetto di contesa filologica. Certamente nacque a Sarsina tra il 255 e il 250 a.C. e Cicerone, nel suo Brutus , ci informa che morì a Roma nel 184 a.C. Sono state trovate circa centotrenta commedie sotto il suo nome ma Varrone, un intellettuale del I secolo a.C., nel suo De comoediis Plautinis ne riconosce solo ventuno realmente attribuibili a Plauto. Queste ultime ci sono state tramandate in un ordine approssimativamente alfabetico: Amphitruo, Asinaria, Aulularia, Captivi, Curculio, Casina, Cistellaria, Epidicus, Bacchides, Mostellaria, Menaechmi, Miles gloriosus, Mercator, Pseudolus, Poenulus, Persa, Rudens, Stichus, Trinummus, Truculentus, Vidularia. Perfetto conciliatore di diverse culture artistiche quali quelle italiche e greche, nonché genio comico per la capacità espressiva e comunicativa che dava alle sue opere teatrali, Plauto risulta il vero e proprio maestro della commedia classica. I caratteri generali della sua comicità, inalterati nel tempo, possono racchiudersi nella sua vis comica , nella ricchezza e vivacità della lingua, nella musica e canto, nel teatro come finzione e convenzione e soprattutto nei suoi personaggi. Per quanto riguarda la vis comica bisogna dire che Plauto non si pone affatto il problema della fedeltà all’originale modello greco da cui derivano le sue commedie, e non si preoccupa neppure troppo della coerenza e dell’organicità della trama. Pur di sfruttare al massimo le potenzialità comiche di una situazione o di una singola scena è disposto a sacrificare sia l’equilibrio compositivo dell’intera commedia sia le esigenze della logica e della verosimiglianza. Basti pensare al fatto che i personaggi delle commedie hanno nomi greci cosi come greci sono i luoghi in cui si svolge l’azione; eppure le commedie sono piene di allusioni alla vita di Roma e agli usi dei suoi abitanti traendone il vantaggio di mettere alla berlina vizi e difetti dei Romani attribuendoli ai Greci. Ma lo strumento più stupefacente della sua comicità è la ricchezza e la vivacità della lingua, una perenne invenzione verbale. La sua comicità può sembrare bassa e buffonesca, una concessione ai gusti del pubblico meno colto e raffinato, ma, nonostante ciò egli si rivela pur sempre un grande artista per la straordinaria carica teatrale e la perfetta padronanza dei mezzi espressivi. Il suo stile e

il suo linguaggio risultano largamente rappresentativi della lingua colloquiale romana del tempo: dominano le espressioni più spontanee, eppure immaginose e metaforiche; abbondano i modi di dire e i riferimenti, spesso solo figurati, a fatti sessuali. Nelle scene di maggior concitazione comica Plauto ricorre spesso ai solenni stilemi del linguaggio sacrale e giuridico e della tragedia, creando uno scarto profondo fra la situazione e il modo di esprimersi del personaggio. Alla ricchezza e vivacità della lingua bisogna aggiungere l’incredibile varietà della metrica e dell’uso di canti e musiche, che costituiscono uno dei caratteri più affascinanti e personali della sua arte e che già gli antichi gli riconoscevano. Nelle sue commedie il passaggio dal deverbium al canticum è frequentissimo, non solo nella medesima scena, ma anche all’interno della stessa battuta. Plauto, infatti, più d’ogni altro autore di palliatae , trasforma in parti cantate ( cantica ), composte in metri lirici, i brani, che negli originali greci erano in trimetri giambici, il metro della recitazione. Per quanto riguarda invece il carattere convenzionale del suo teatro, questo può essere considerato uno dei suoi aspetti più tipici e più importanti. Plauto, infatti, usa volutamente tutti i mezzi possibili per dichiarare e smascherare la finzione teatrale, ricordando continuamente agli spettatori che quello a cui stanno assistendo è un gioco divertente in cui tutti, autore, attori e pubblico, sono gioiosamente complici. Nel teatro di Plauto tutto è dichiaratamente finto, riconducibile ad una tacita convenzione accettata da attori e spettatori. Questa concezione del teatro come convenzione, sorprendentemente attuale, ha il suo presupposto fondamentale nella stessa struttura drammaturgica del teatro di Plauto. Prima della commedia vi è sempre un argumentum , una sintesi della vicenda. All’inizio della commedia è sempre presente un prologo, in cui un personaggio, una divinità oppure un’entità astratta, personificata, presentano l’argomento della rappresentazione. Nel momento in cui ha inizio la commedia, infatti, il prologo non solo racconta agli spettatori l’antefatto ma li mette anche a conoscenza del presupposto “segreto” che sta alla base della commedia e che i personaggi stessi, invece, ignorano. Dopo il prologo inizia la commedia e di conseguenza abbiamo l’intreccio. A questo punto un altro elemento strutturale di grande importanza nelle commedie di Plauto è il riconoscimento finale ( agnitio ), grazie al quale vicende ingarbugliate trovano la loro soluzione. Il pubblico, quindi, nelle commedie plautine, si viene a trovare in una condizione di superiorità rispetto ai personaggi, perché sa molte più cose di loro; il suo interesse, a questo punto, non è quello di capire la storia ma consiste soprattutto nel godersi, divertendosi, tutte le peripezie che i personaggi subiscono o mettono in atto per districarsi in una vicenda di cui gli spettatori hanno già in mano il bandolo. Quelli di Plauto possono essere definiti i primi esempi in assoluto di metateatro, cioè di “teatro nel teatro” o meglio, nel suo caso, di teatro che parla di sé stesso.