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Saggio breve di letteratura latina sulla commedia di Plauto
Tipologia: Dispense
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Plauto è il più importante commediografo della letteratura latina, la cui influenza è riconoscibile anche nelle opere moderne e contemporanee essendo, tutt’ora, l’autore classico più rappresentato. Sul tema dell’avaro, e quindi sulla figura del vecchio Euclione protagonista dell’Aulularia, sono stati costruiti ad esempio, il protagonista dell’Avaro di Moliere ed i protagonisti delle opere di Goldoni l’Avaro e l’Avaro Fastoso. La sua ispirazione arriva dai modelli greci ma nelle sue opere si riconosce la sua autonomia stilistica che è arrivata fino ai giorni nostri grazie anche al fatto che è il primo scrittore dell’età arcaica di cui ci sono pervenute opere complete. I suoi tre nomi Tito Maccio Plauto (prenome, nome gentilizio e cognome) non sembrano essere autentici e si suppone che il poeta abbia usato degli pseudonimi, modificandoli ripetutamente durante gli anni della sua produzione letteraria. Le sue notizie biografiche sono scarse e non sempre attendibili ed alcune ci arrivano dalle testimonianze di Cicerone; tramite le opere di quest’ultimo sappiamo che nacque a Sarsina in Umbria prima del 250 a.C. e morì nel 184 a.C. Ancora giovane, giunse a Roma al servizio di una commedia teatrale, successivamente si diede al commercio del grano ma, in seguito ad un fallimento, perse tutta la fortuna e dopo aver trascorso alcuni anni in prigione si ridusse a fare il garzone presso un mulino. Delle 130 commedie che dopo la morte portavano il suo nome Varrone fece una tripartizione divenuta poi canonica: 21 autentiche che ci sono giunte integre tranne l’ultima (Vidularia), 19
dubbie e 90 andate completamente perdute. Le autentiche sono: Anphitru (Anfitrione), Asinaria (commedia degli asini), Aulularia (commedia della pentola), Bacchides (Bacchidi), commedia ispirata a Menandro, Captivi (prigionieri), Casina (Casina), Cistellaria (la commedia della cestella), Curculio (il gorgoglione), Epidicus (Epidico), Menaechmi (Manecmi), Mercator (il mercante), Miles Gloriosus (il soldato fanfarone), Mostellaria (la commedia degli spiriti), Persa (il persiano), Poenulus (il piccolo cartaginese), Pseudolus (il bugiardo), Rudens (la gomena), Stichus (nome del servo), Trinumnus (le tre monete), Truculentu (lo zoticone) e Vidularia. Plauto adattò alcune commedie greche per il teatro romano, alcune volte ne fuse più di una mescolando le trame creando trame confuse, altre volte la trama è molto semplice con personaggi stereotipati e poco approfonditi. I personaggi, delle opere di Plauto sono delle maschere fisse, assolutamente riconoscibili dai lettori, che rafforzano l’elemento caricaturale e farsesco della commedia trascurando completamente gli aspetti psicologici e umani. Tra queste figure troviamo l’adulescens che è il giovane innamorato incapace di affrontare i propri problemi ed in contrasto con il padre, ossia il senex, uomo severo che nega l’aiuto al figlio ed invaghito della stessa donna, la meretrix che è la cortigiana libera o schiava, la matrona, madre dell’adulescens e sposa del senex con carattere duro e autoritario, il parassitus, colui che, come dice la parola, sfrutta gli altri, il leno ossia il lenone è il commerciante di schiave, lo sfruttatore, il servus, il motore della vicenda, che con la sua intelligenza vivace riesce ad affrontare qualsiasi situazione. Accanto ai personaggi principali troviamo anche altri personaggi minori come la lena ossia la ruffiana, l’ancilla ossia l’ancella ed altri… Il servo, come dicevamo, è il vero protagonista delle commedie, rappresentando la figura centrale del metateatro plautino ed è anche tra i personaggi più utilizzati; a lui al vengono affidate più volentieri tutte le risorse dell’esuberante comicità dell’autore inoltre ha doti che lo fanno essere eroe e beniamino dell’autore e degli spettatori. Nella vicenda rappresenta il motore della storia, ordendo la beffa, aiuta sempre il protagonista a superare le difficoltà utilizzando astuzia, inganni e trabocchetti.
Non meno divertenti risultano gli antagonisti ed in particolare il miles gloriosus della commedia omonima, spaccone e vanitoso, essi sono veri e propri capolavori di esagerazione grottesca ed irresistibile comicità proprio in virtù dei loro eccessi. La prevedibilità degli intrecci e dei personaggi è volutamente creata per evitare di porre interrogativi problematici sul carattere dei suoi personaggi, infatti l’autore non ha particolare interesse per l’etica o la psicologia. A seconda delle trame, le commedie plautine possono essere classificate secondo questo schema: -commedie della beffa in cui la vera protagonista è proprio la beffa che spesso il giovane ed il servo astuto organizzano contro un anziano della famiglia; -commedia del romanzesco, caratterizzata da intrecci complessi ed avvincenti; -commedia dell’Agnizione alla fine della quale avviene un riconoscimento improvviso ed imprevedibile dell’identità del personaggio; -commedia dei Similini che riguarda lo scambio di persona, dello specchio e del doppio; -commedia della caricatura contenente una rappresentazione iperbolica di un personaggio; -commedia composita che racchiude al suo interno una o più tipologie delle commedie precedenti. Ogni commedia si presenta divisa in prologo, azione ed epilogo. Plauto utilizza un tipo di prologo espositivo o informativo che narra l’antefatto dell’azione drammatica e alcune volte ne anticipa sviluppi per favorire la comprensione dell’intreccio da parte del pubblico. Alcune volte è affidato ad una divinità, altre volte ad uno dei personaggi che comparirà successivamente sulla scena, altre volte ancora è il capocomico che recita il prologo. Il riconoscimento finale o agnitio, è un ulteriore elemento strutturale importante, grazie al quale le vicende più intricate trovano la soluzione.
La lingua utilizzata è fresca, spontanea e chiara. L’utilizzo del sermo cotidianus medio ossia il latino medio costituisce l’elemento centrale della comicità plautina, mescolando alla durezza del ceppo arcaico forme ed espressioni popolari come i proverbi, i nomignoli e le intonazioni farsesche. Il lessico è molto ricco con la presenza di arcaismi, neologismi, allitterazioni, anafore, giochi di parole e fonetici, grecismi (entrate, con lui, a far parte del patrimonio linguistico latino), nomi parlanti, comulatio, uso di microlinguaggi grazie al lessico specialistico, militare, formule giuridiche e sacrali. Per quanto riguarda la metrica, le forme più usate sono il senario giambico ed il settenario trocaico La sintassi è libera e vivace e lo stile articolato. Le sue opere, portavoci della tradizione filoromana, sono delle fabulae palliatae ossia delle commedie latine ambientate in Grecia e, per questo motivo, sono recitate in costume greco (il pallio per l’appunto). Per le sue commedie si è sicuramente ispirato a Menandro, a Difilo, a Filemone e ad altri autori minori. Gli intrecci sono quelli tipici della commedia nuova attica, caratterizzata dal passaggio dalle tematiche sociali alle problematiche dell’individuo e dall’utilizzo della contaminatio, intesa come fusione di testi analoghi, utilizzata al fine di ricavarne uno nuovo ed unico per vivacizzare l’azione. Plauto utilizzò molto la contaminatio, nonostante questo bisogna sottolineare che la sua arte non consisteva in una semplice traduzione degli originali greci ma in un’opera di rielaborazione ottenuta mediante la creazione, l’aggiunta o l’intreccio di scene e situazioni sempre nuove, che trasformavano profondamente il modello di partenza. Nonostante queste influenze, a Plauto viene universalmente riconosciuta la sua grande autonomia dalle fonti e dalla commedia greca; infatti nelle sue opere si trovano spesso riferimenti al mondo romano, agli usi e costumi e alla vita, alla lingua personale e soprattutto adotta toni più scherzosi rispetto al teatro greco. Plauto non si era limitato a tradurre maldestramente i copioni greci, accentuandone gli spunti comici giusto per far ridere, ma era partito dai materiali greci per elaborare una trama assolutamente coerente di gesti immagini e parole Le commedie, che riflettono i gusti del pubblico romano dell’epoca, sono prive di echi politici ma appare, in controluce, un riflesso della polemica antinobiliare come in Nevio.
modo i valori topici della cultura delle origini vengono ridicolizzati permettendo allo spettato re di cogliere la comicità anche nelle situazioni serie. Bibliografia
Bertini F. (1997), Plauto e dintorni, Laterza, Roma-Bari.
Bettini M. (1991), Verso un'antropologia dell'intreccio e altri studi su Plauto, Pesaro e Urbino, QuattroVenti.
Brockett O. (2003), Storia del teatro (a cura di C. Vincentini) Venezia, Marsilio.
Molinari C. (1998), Storia del teatro, Roma-Bari, Laterza.
Questa C. e Raffaelli R. (1980), Plauto di sarsina: un profilo. Introduzione generale, all’interno di Il soldato fanfarone di Tito Maccio Plauto, Milano, Rizzoli.