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Nasce a Vienna nel 1902. Tra le sue opere dovremmo ricordare:
● ‘ La logica della scoperta scientifica ’ del 1959; ● ‘ Congetture e confutazioni ’ del 1963.
Il pensiero di Popper si è sviluppato a stretto contatto con le tesi neopositivistiche. Insieme ad essi Popper condivide la battaglia per l'unità della scienza e per l'unicità del metodo scientifico.
È proprio in relazione ad Einstein che Popper formula i suoi problemi teorici fondamentali, ovvero il rapporto tra scienza e pseudoscienza e il fallibilismo e la falsificabilità. Popper sta alla rivoluzione epistemologica in filosofia così come Einstein sta alla rivoluzione scientifica in fisica. L'epistemologia è la filosofia della Scienza e Popper è il più noto tra gli epistemologi. Lui muove proprio dalle previsioni rischiose di Einstein per giungere al falsificazionismo popperiano. Le previsioni di Einstein sono rischiose perché organizzate in vista di possibili smentite; ecco perché si parla di falsificazioni. Quindi le teorie scientifiche sono semplici ipotesi o congetture.
Ciò che fa infatti colpì Popper di Einstein è proprio il fatto che questi avesse formulato delle previsioni rischiose, cioè il fatto che le sue teorie, a differenza di quelle ad esempio del marxismo e della psicoanalisi, fossero proprio programmaticamente organizzate, non in vista di facili conferme o verificazioni, ma in vista di possibili smentite o falsificazioni. Quindi Popper capisce che la scienza non propone mai verità assolute ma semplici ipotesi o congetture. In altre parole Popper trae da Einstein i principi di fondo della sua epistemologia, cioè il falsificazionismo e il fallibilismo.
C'è da parte di Popper una riabilitazione della filosofia; la sua filosofia si può definire razionalismo critico , nel senso che è alla base della sua epistemologia e del suo pensiero politico che è il liberalismo. La filosofia per Popper non è soltanto epistemologia e teoria politica, ma è anche e soprattutto conoscenza del mondo e teoria relativa alla conoscenza del mondo. Popper quindi riabilita in qualche modo la filosofia, contro ad esempio Wittgenstein ed altri che si erano occupati di filosofia del linguaggio e che l’avevano ridotta esclusivamente allo studio del linguaggio stesso. Quindi l'antifilosofismo di matrice wittgensteiniana e analitica viene rigettato da Popper, che opera una riabilitazione generale della filosofia e dice in modo molto esplicito che tutti gli uomini sono filosofi , perché in un modo o in un altro assumono un atteggiamento nei confronti della vita e della morte. Tutti noi lo facciamo inevitabilmente.
esistono problemi filosofici, allo stesso modo che esistono teorie scientifiche perché esistono problemi scientifici.
I grandi temi della filosofia da sempre: ● gli interrogativi su se è possibile parlare di verità e di progresso nell'ambito della conoscenza;
● se esiste l'induzione e se è valida ai fini della scienza; ● rapporto tra induzione e deduzione; ● se esistono rapporti e quali sono tra la mente e il corpo; ● che cos'è la democrazia e perché è preferibile la democrazia alla dittatura; ● quale atteggiamento politico è più razionale tra quello gradualista del riformista e quello utopista del rivoluzionario. Quindi se esistono teorie filosofiche è perché esistono reali problemi filosofici, cioè la filosofia ha sempre a che fare con la conoscenza della realtà e non con delle vuote parole.
Popper scrive in ‘ Congetture e confutazioni ’: “gli interrogativi cui i presocratici tentarono di dare risposta vertevano principalmente sulla cosmologia; ma essi si posero anche questioni intorno alla teoria della conoscenza. Sono convinto che la filosofia deve rivolgersi di nuovo ai problemi della cosmologia. C’è almeno un problema a cui sono interessati tutti gli uomini, ed è quello di comprendere il mondo in cui viviamo e quindi di comprendere noi stessi, perché noi stessi siamo parte di quel mondo. Tutta la scienza a mio avviso è cosmologia, cioè discorso sul mondo. La conoscenza del mondo e la teoria ad essa relativa sono compiti della filosofia e della scienza. Dal mio punto di vista tanto la filosofia, che la scienza, perdono ogni attrattiva quando abbandonano questo genere di ricerca, quando cioè diventano specialistiche e cessano di osservare e interrogare gli enigmi del mondo”.
Quindi si batte contro la specializzazione. La specializzazione può essere una tentazione per lo scienziato ma addirittura per il filosofo è un peccato mortale.
Il problema della demarcazione è il principio della falsificabilità: Il problema della demarcazione è quello di distinguere tra scienza e non scienza, negli enunciati. A questo problema Popper offre una soluzione originale: se secondo un radicato luogo comune viene elevato ad assioma filosofico proprio dal neopositivismo, una teoria risulta scientifica nella misura in cui può essere verificata dall'esperienza, Popper ribatte invece che il verificazionismo è soltanto un mito o un'utopia. Il verificazionismo era la teoria del neopositivismo e di Carnap, secondo la quale una teoria scientifica se è verificata dall'esperienza. Questo è assolutamente da rigettare secondo Popper, perché per verificare completamente una teoria o una legge dovremmo aver presenti tutti i casi, ma questo non è possibile, perché da una somma per quanto ampia ma pur sempre limitata di casi particolari non si potrà mai pervenire a una legge universale (problema dell'induzione).
Pertanto Popper elabora il criterio di falsificabilità per il quale una teoria è scientifica nella misura in cui può venire smentita dall'esperienza, nella misura in cui dispone di un sistema di controlli empirici, cioè quando esibisce nella forma delle asserzioni base delle possibili esperienze falsificanti. Un’asserzione o teoria è falsificabile se è solo se esiste almeno un falsificatore potenziale, almeno un possibile asserto di base, che entri logicamente in conflitto con essa. Ad esempio, l'asserzione ‘domani pioverà o non pioverà’, chiaramente non è un’asserzione scientifica perché non può essere smentita in nessun modo. E’ piuttosto un’asserzione metafisica. Non può essere confutata. Mentre se io dicessi ‘domani pioverà’, è chiaramente un assunto scientifico perché può essere verificato. Quindi una teoria che non può venire in nessun modo contraddetta non ha contenuto empirico e non dice nulla di scientificamente valido intorno al mondo, è piuttosto metafisica.
evento concepibile, non è scientifica. Abbiamo ripetuto diverse volte che l’inconfutabilità di una teoria non è un pregio, ma è un difetto, perché la sua inconfutabilità evidenzia la sua non scientificità. La smentita di una teoria è definitiva dal punto di vista logico, ma non metodologico, quindi anche la smentita stessa può essere falsificata. Nell'esempio appena fatto, ‘tutti i cigni sono bianchi’, poi io scopro un cigno nero, in realtà quell'evento che mi falsifica la teoria potrebbe essere a sua volta falso e ad esempio quel cigno potrebbe essere stato dipinto di nero e quindi a quel punto la falsificazione potrebbe essere a sua volta falsa, in qualche modo.
La smentita di una teoria è definitiva dal punto di vista logico ma non metodologico: se è vero che esiste almeno un cigno nero allora è falso che tutti i cigni sono bianchi (dal punto di vista logico). È pur vero che la storia della scienza mostra come alcune teorie, che sembravano essere state messe fuori gioco per sempre, sono state recuperate. Per esempio il copernicanesimo , cioè la presenza di casi apparentemente falsificanti, non ha indotto grandi scienziati ad abbandonare le loro ipotesi nemmeno di fronte evidenze contrarie che secondo gli standard del tempo apparivano schiaccianti. Se così fosse stato, l'ipotesi copernicana sarebbe stata frettolosamente abbandonata e avrebbe avuto un rallentamento notevole. Anche la teoria della gravità di Newton è stata apparentemente falsificata dalle osservazioni dell'orbita della Luna condotte poco dopo la pubblicazione della teoria stessa. Ma Newton e gli altri non hanno abbandonato la teoria della gravità.
Sostiene Popper sulla scorta di Kuhn e Lakatos che: perché una teoria venga rifiutata non basta in sé che un caso la falsifichi, ma occorre che se ne abbia a disposizione una migliore. Serve quindi nella scienza cauto dogmatismo , è opportuno avere una cauta tendenza al mantenimento delle teorie finché non se ne abbiano altre a disposizione più convincenti. Popper passa da un confronto bipolare ‘teoria-esperienza’ a un confronto tra teorie rivali ed esperienza.
Popper riabilita la metafisica, nel senso che il principio di falsificabilità serve a distinguere le teorie scientificamente valide da quelle non scientificamente valide, ossia le teorie scientifiche da quelle non scientifiche, le quali diversamente da quello che sosteneva il neopositivismo sono entrambi significanti. La metafisica non è priva di senso, tuttavia mancano gli strumenti per convalidare le sue tesi. Essa anzi ha una funzione propulsiva della scienza , in quanto è utile per le sue scoperte (vedi per esempio quanto l'astrologia abbia suggestionato poi gli scienziati e li abbia portati a elaborare le teorie che si sono rivelate valide sulle maree, oppure come l'atomismo di Democrito ed Epicuro ha suggerito la teoria e lo studio dell’atomo). Le dottrine metafisiche quindi, possono essere discusse anche se non sono empiricamente controllabili, però possono essere criticabili e discutibili e se ne può parlare in quanto sono portatrici di un significato.
Per quanto riguarda invece la psicoanalisi e il marxismo , Popper è molto più severo e molto più duro. Sostiene che lo studio di queste pseudoscienze (così lui le ritiene), “sembrava avere l'effetto di una conversione, che consentiva di levare gli occhi su una nuova verità preclusa ai non iniziati”, una sorta di religione. “Una volta dischiusi gli occhi si scorgevano ovunque delle conferme: il mondo pullulava di verifiche della teoria” (false verifiche). Intende dire che anche quando avviene qualche confutazione di enunciati specifici, ad esempio quando Marx aveva predetto una rivoluzione proletaria imminente e questa non c'è stata, e allora i marxisti si sono trovati costretti a rielaborare la teoria per salvarla, così fanno anche gli
psicoanalisti, che fanno rientrare ogni caso nelle loro teorie. Le ritiene delle dottrine a “maglie larghe”. Lo psicanalista può dirti che il sogno che hai fatto oggi risale sicuramente alla tua infanzia perché hai avuto un qualche trauma, cosa che tuttavia non è possibile provare.
Sul metodo scientifico, o meglio sul metodo che porta alla scoperta scientifica, Popper sostiene non vi sia alcun metodo per scoprire una teoria scientifica. Le teorie sono l'esito di congetture audaci e di intuizioni creative. Nel contesto della scoperta valgono l’intuizione creativa e l'audacia. L'intuizione creativa spesso attinge al mito, alla religione, alla metafisica, tuttavia esiste un metodo per controllare una teoria scientifica, il cosiddetto metodo per congetture e confutazioni (trial and error, “ prova ed errore ”). Ci sono dei problemi per i quali noi inciampiamo e per risolverli siamo portati a elaborare delle teorie che poi mettiamo alla prova e che ci rivelano eventuali nostri errori. Per cui siamo portarti a correggere queste teorie e a riformularle, ma nel fare questo inciampiamo i nuovi problemi. Questo procedimento per congetture e confutazioni è l'unico procedimento della scienza e vale in tutta la scienza. Infatti per il razionalismo epistemologico di Popper, poichè appunto la scienza ha quest’unico metodo, con il “prova ed errore” inciampano in problemi che poi risolvono sia il fisico che il chimico, che il biologo, il clinico, ma anche lo storico, l'ermeneuta, il critico testuale, il traduttore ecc.
Che cosa assimila Einstein ad un’ameba? Sia l'uno che l'altra adottano il metodo per “prova ed errore” nella soluzione dei problemi. La differenza è che Einstein dimostra, a differenza dell’ameba, un atteggiamento critico e costruttivo di fronte ai suoi errori errori. Anche l’ameba apprende i suoi errori, ma non è in grado diversamente da Einstein di cercare consapevolmente altre strade, poiché manca di razionalità critica. Popper quindi, opera una valorizzazione epistemologica e pedagogica dell'errore, in primo luogo correndo dei rischi e osando commettere errori. Proponendo nuove audaci teorie, lo scienziato porta avanti il suo lavoro e anche cercando sistematicamente gli errori compiuti. La scienza è dóxa e non è epistéme , non è quel sistema infallibile di verità certe, incontrovertibile e modificabile che sostenevano gli antichi filosofi Greci, ma è doxa, è opinione , è un insieme di congetture che sono suscettibili di rettifica e di confutazione.
Popper osserva che la scienza si fonda sull’induzione. Si è soliti dire che un’inferenza è induttiva quando procede da asserzioni singolari (a volte chiamate anche asserzioni particolari) da cui poi si giunge ad asserzioni universali, cioè ipotesi e teorie. Popper rilancia la classica critica all'induzione, sostenendo che per quanto numerose possano essere le osservazioni singolari, esse non sono mai capaci di produrre delle teorie universali. Ultra nota è la storiella del tacchino induttivista proposta da Bertrand Russell, la storia di questo tacchino al quale ogni giorno alle 9: del mattino veniva portato del cibo. Questi quindi elaborò un’inferenza induttiva del tipo: “mi danno il cibo alle 9:00 del mattino”. Questa conclusione purtroppo si rivelò incontestabilmente falsa quando la vigilia di Natale invece di esser nutrito fu sgozzato. Di conseguenza Popper, ispirandosi alle rivoluzioni scientifiche del 900, afferma che le teorie non vengono ricavate con un procedimento che va dai fatti alle teorie, ma con un procedimento che va dalle teorie al loro controllo attraverso i fatti. Il punto di partenza della ricerca scientifica non è costituito dai nudi fatti, ma da congetture o ipotesi dalle quali vengono deduttivamente ricavate delle conclusioni, sottoposte poi al responso dell'esperienza.
Il fallibilismo popperiano quindi, per il quale la scienza possiede la fallibilità e l’autocorregibilità, è un po’ come il socratismo (io so di non sapere). “Il fallibilismo non è nient’altro che il ‘non sapere’ socratico” (scrive Popper); il fallibilismo di Socrate continua ad essere parte della ragione.
Lo scopo della scienza non è la verità, che rimane una pura idea regolativa, ma è il raggiungimento di teorie sempre più verosimili, cioè delle teorie che sempre più si avvicinano alla verità; tuttavia senza coglierla mai del tutto.
Affermare che una teoria è migliore di un’altra significa dire che essa appare più vicina alla verità dell’altra. Quali sono i criteri in base ai quali le teorie possono essere scelte e selezionate? ● Innanzitutto si pone come primo problema quello di preferire e scegliere le teorie scientifiche a quelle non-scientifiche. ● Il secondo problema è rappresentato dal fatto di dover scegliere tra teorie scientifiche diverse. Le teorie scientifiche sono preferibili a quelle non scientifiche perché possono essere sottoposte al metodo falsificazionista del controllo empirico. Inizialmente Popper ha cercato una definizione formale della verosimiglianza, ma questa ricerca ha fallito. Quindi ha superato il criterio stesso di verosimiglianza giungendo alla conclusione che non è necessaria una definizione formale di verosimiglianza per poter affermare, per esempio, che il geocentrismo è più lontano dalla verità dell’aliocentrismo. Secondo Popper le teorie possono essere sempre confrontate tra di loro, il confronto è sempre possibile (naturalmente è possibile confrontare teorie che offrono soluzioni agli stessi problemi, o comunque a problemi analoghi). Il passaggio da una teoria all’altra e quindi la storia della scienza, non è costituito da razionali mutamenti di prospettiva come avevano sostenuto altri (per esempio Kuhn), ma da scelte razionalmente motivate. Ad un certo punto della sua riflessione Popper perviene ad una sorta di evoluzionismo dell’epistemologia , nel senso che ci sarebbe una selezione naturale delle ipotesi e quelle più adatte sopravviverebbero. Lo sviluppo della nostra conoscenza è il risultato di un processo strettamente rassomigliante a quello chiamato, da Darwin, “selezione naturale”. Cioè la selezione naturale delle ipotesi : ipotesi che hanno dimostrato il loro relativo adattamento, sopravvivendo nella lotta per l’esistenza, una lotta concorrenziale che elimina quelle ipotesi che sono inadatte.
Popper rifiuta essenzialismo e strumentalismo. Secondo l’ essenzialismo le teorie scientifiche descrivono la natura essenziale della realtà. Mentre secondo lo strumentalismo non sono altro che utili strumenti di previsione. Secondo Popper invece la scienza non fornisce spiegazioni esaustive e definitive dei fenomeni (nega la natura essenziale della realtà), ma la scienza fornisce dei risultati descrittivi che permettono anche previsioni, ma non solo (quindi nega anche lo strumentalismo). La scienza non serve né a cogliere questa presunta essenza della realtà, né solo a prevedere i suoi fenomeni. Si colloca in una via di mezzo. Si parla di prospettiva realistica e di realismo in Popper, perché lui separa nettamente i fatti dalle teorie. ● Che cos’è la verità per Popper?
Chiamiamo vera un’asserzione se coincide con i fatti. E’ questo il concetto cosiddetto ‘assoluto’, o ‘obiettivo’ di verità. Il realismo di Popper si contrappone al relativismo di altri filosofi dell’epistemologia post positivistica, come per esempio Kuhn, Feyerabend, che invece si collocavano in una prospettiva più relativistica, che confondeva i fatti e le teorie. Per poter dire invece se una teoria è vera o falsa bisogna distinguerla dai fatti che descrive. “E’ una distinzione realistica tra una teoria e i fatti che una teoria descrive, fa si che sia possibile dire che una teoria sia vera o falsa” (scrive in ‘Conoscenza oggettiva’).
Secondo Popper esiste: ● Un mondo uno , quello delle cose, degli oggetti fisici e dei fatti naturali; ● Il mondo due , delle esperienze soggettive , degli stati di coscienza, dei pensieri e dei sentimenti di ciascuno; ● Un mondo tre , costituito dai contenuti del nostro pensiero, ad esempio le teorie scientifiche ma anche quelle metafisiche, religiose, i miti ecc. Queste teorie sono oggettive : non dipendono dagli stati d’animo del soggetto e sono reali, esattamente quanto lo sono tavoli e sedie fisiche (scrive Popper). Il mondo tre somiglia molto all’iperuranio platonico (tant’è che si è parlato di platonismo nell’ultimo Popper).
Il mondo tre ha una storia: la storia delle nostre idee, e non solo la storia della loro scoperta, ma anche quella di come le abbiamo inventate.
Nel libro scritto insieme al fisiologo Eccles (del 1997), L’io e il suo cervello , Popper affronta il problema del rapporto tra mente e corpo e il richiamo a Cartesio (res cogita e res extensa) è inevitabile. Viene ripreso in qualche modo il dualismo cartesiano, ma quello di Popper non è un dualismo tra sostanze, ma un dualismo tra tipi di stati interagenti. Quindi è un dualismo di tipo interazionistico, basato sull’ipotesi che mente e corpo pur formando due mondi distinti, risultano in un rapporto di azione reciproca. Infatti pur non sapendo come, sappiamo che mente e corpo interagiscono certamente.
Nella classica disputa tra indeterministi e deterministi , Popper interviene parlando di nuvole e orologi. ● Le nuvole sono quei sistemi fisici altamente irregolari, disordinati e più o meno imprevedibili, come ad esempio un gas. ● Quando parla di orologi , Popper si riferisce a sistemi fisici e regolari, ordinati e altamente prevedibili, come i pendoli o il sistema solare.
Se con Newton è prevalsa la tesi deterministica , secondo la quale tutte le nuvole sono orologi, (quindi tutto ciò che appare come irregolare è in realtà regolare e rigidamente determinato), con il crollo della fisica classica e con il sorgere della teoria dei quanti ha finito per prevalere l’altra ipotesi. Cioè che tutti gli orologi sono nuvole, e tutti i sistemi apparentemente ordinati e prevedibili in realtà non sono affatto nè ordinati nè prevedibili.
Poiché il determinismo, sostenendo che tutti gli eventi del mondo fisico sono predeterminati con assoluta precisione nei loro dettagli infinitesimali, distrugge ogni idea di creatività, ne segue che l’indeterminismo rappresenta un prerequisito necessario per ogni dottrina di libertà. Qui non