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VITA E PENSIERO DI POPPER, Appunti di Filosofia

Appunti da lezione del filosofo popper

Tipologia: Appunti

2024/2025

Caricato il 21/01/2026

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francesca-maraglino-1 🇮🇹

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POPPER
-La vita e gli scritti
Karl Raimund Popper nacque a Vienna nel 1902, dove studiò filosofia, matematica e fisica. Si laureò
in filosofia nel 1928 e, l’anno successivo, ottenne il titolo per insegnare matematica e fisica.
Nel 1934 pubblicò in tedesco la sua opera più importante, La logica della ricerca (datata 1935), che
venne poi tradotta in inglese nel 1959 con il titolo Logica della scoperta scientifica.
Con l’ascesa del nazismo, Popper lasciò l’Europa e si trasferì in Nuova Zelanda. Lì scrisse due opere
fondamentali: La miseria dello storicismo e La società aperta e i suoi nemici, entrambe completate
tra il 1944 e il 1945.
Dopo la fine della Seconda guerra mondiale si stabilì a Londra, dove insegnò alla London School of
Economics.
Tra i suoi scritti successivi si ricordano: Congetture e confutazioni (1963), Conoscenza oggettiva
(1972), La ricerca non ha fine (1974), L’io e il suo cervello (1977, in collaborazione con J. Eccles), I
due problemi fondamentali della teoria della conoscenza (1979) e Poscritto alla Logica della
scoperta scientifica (1982-1983).
Popper morì a Londra nel 1994.
-Popper e il neopositivismo
Il rapporto tra Popper e il neopositivismo è uno dei temi più dibattuti e controversi. A questo
proposito, sono emerse tre principali interpretazioni:
1. La prima, che è stata dominante fino alla fine degli anni Cinquanta, vede Popper come un
neopositivista “ribelle”: cioè, critico su alcuni punti, ma comunque parte di quel movimento.
2. La seconda, che si è affermata dagli anni Sessanta in poi, presenta Popper come il
principale oppositore del neopositivismo, tanto da aver contribuito in modo decisivo al suo
superamento.
3. La terza interpretazione, più recente, sostiene che Popper non sia né pienamente dentro il
neopositivismo, né del tutto contro. Piuttosto, occuperebbe una posizione intermedia, mescolando
elementi sia neopositivisti sia contrari al neopositivismo, anche se non sempre in modo coerente. In
questo senso, Popper rappresenterebbe un punto di passaggio importante verso la filosofia della
scienza più moderna, quella post-positivista.
Tra queste tre ipotesi, la più convincente – e quella più accettata dagli studiosi – è la terza. Ma solo
se non si commette l’errore di pensare che il legame con il neopositivismo sia l’unica chiave per
capire il pensiero di Popper. Come ha detto Luigi Lentini, vedere Popper solo in relazione al
neopositivismo è una semplificazione storica. Infatti, anche se quel legame è importante, non è
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POPPER

-La vita e gli scritti Karl Raimund Popper nacque a Vienna nel 1902, dove studiò filosofia, matematica e fisica. Si laureò in filosofia nel 1928 e, l’anno successivo, ottenne il titolo per insegnare matematica e fisica. Nel 1934 pubblicò in tedesco la sua opera più importante, La logica della ricerca (datata 1935), che venne poi tradotta in inglese nel 1959 con il titolo Logica della scoperta scientifica. Con l’ascesa del nazismo, Popper lasciò l’Europa e si trasferì in Nuova Zelanda. Lì scrisse due opere fondamentali: La miseria dello storicismo e La società aperta e i suoi nemici , entrambe completate tra il 1944 e il 1945. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale si stabilì a Londra, dove insegnò alla London School of Economics. Tra i suoi scritti successivi si ricordano: Congetture e confutazioni (1963), Conoscenza oggettiva (1972), La ricerca non ha fine (1974), L’io e il suo cervello (1977, in collaborazione con J. Eccles), I due problemi fondamentali della teoria della conoscenza (1979) e Poscritto alla Logica della scoperta scientifica (1982-1983). Popper morì a Londra nel 1994. -Popper e il neopositivismo Il rapporto tra Popper e il neopositivismo è uno dei temi più dibattuti e controversi. A questo proposito, sono emerse tre principali interpretazioni:

  1. La prima, che è stata dominante fino alla fine degli anni Cinquanta, vede Popper come un neopositivista “ribelle”: cioè, critico su alcuni punti, ma comunque parte di quel movimento.
  2. La seconda, che si è affermata dagli anni Sessanta in poi, presenta Popper come il principale oppositore del neopositivismo, tanto da aver contribuito in modo decisivo al suo superamento.
  3. La terza interpretazione, più recente, sostiene che Popper non sia né pienamente dentro il neopositivismo, né del tutto contro. Piuttosto, occuperebbe una posizione intermedia, mescolando elementi sia neopositivisti sia contrari al neopositivismo, anche se non sempre in modo coerente. In questo senso, Popper rappresenterebbe un punto di passaggio importante verso la filosofia della scienza più moderna, quella post-positivista. Tra queste tre ipotesi, la più convincente – e quella più accettata dagli studiosi – è la terza. Ma solo se non si commette l’errore di pensare che il legame con il neopositivismo sia l’unica chiave per capire il pensiero di Popper. Come ha detto Luigi Lentini, vedere Popper solo in relazione al neopositivismo è una semplificazione storica. Infatti, anche se quel legame è importante, non è

l’aspetto principale del suo pensiero. Lo stesso Popper, nella sua autobiografia, racconta che quando conobbe le idee del Circolo di Vienna (attivo dal 1907), lui aveva già formulato le basi della sua teoria della scienza. D’altra parte, anche se Popper ha cercato in seguito di ridurre l’importanza dell’influenza del Circolo di Vienna, non si può negare che il suo pensiero si sia sviluppato in dialogo con il neopositivismo. Condivide con esso idee come l’importanza di unificare le scienze, la convinzione che esista un solo metodo scientifico valido, l’uso di un linguaggio neutro per descrivere le osservazioni e l’idea che la scienza rappresenti il miglior esempio di razionalità. -Popper e Einstein Se il neopositivismo non è il vero punto di partenza del pensiero di Popper, allora qual è? Dallo studio attento delle sue opere emerge chiaramente – come egli afferma nel libro La ricerca non ha fine – che l’influenza più forte e duratura sulla sua filosofia è stata quella di Einstein. Secondo quanto osserva anche Luigi Lentini, è proprio riflettendo sul lavoro di Einstein che Popper formula i suoi principali interrogativi teorici: come distinguere la scienza dalla pseudo-scienza e quanto si possa considerare sicura la conoscenza scientifica. Sempre da Einstein, Popper sviluppa i concetti chiave della sua teoria della conoscenza, come il fallibilismo (cioè l’idea che ogni conoscenza è soggetta a errore) e la falsificabilità (il criterio per distinguere le teorie scientifiche da quelle non scientifiche). Il suo intero programma di ricerca nasce, quindi, dal tentativo di comprendere il significato della rivoluzione einsteiniana per la filosofia della scienza. Per questo motivo, si può dire che la rivoluzione filosofica di Popper sia lo specchio della rivoluzione scientifica che Einstein ha portato nella fisica. In modo simile a come la filosofia di Kant si comprende meglio se messa in relazione con Newton, così il pensiero di Popper diventa davvero chiaro solo se visto alla luce del lavoro di Einstein. Ma quali aspetti specifici del pensiero di Einstein hanno avuto un impatto su Popper e giustificano questa interpretazione storica? Prima di tutto, Popper fu molto colpito dal fatto che Einstein avesse costruito teorie che facevano previsioni “rischiose”, cioè teorie pensate non per essere confermate facilmente, ma per poter essere messe alla prova e, se necessario, smentite. Questo atteggiamento era molto diverso da quello di correnti come il marxismo o la psicoanalisi, che tendevano a cercare solo conferme. In secondo luogo, Popper condivideva con Einstein l’idea che nessuna teoria scientifica potesse essere considerata verità assoluta: anche la teoria di Newton, pur confermata a lungo, era stata alla fine superata. Per Popper, questo significava che ogni teoria scientifica è solo un’ipotesi, destinata a essere sostituita se si dimostra insufficiente.