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Povertà e salute libro di testo, Appunti di Scienze della Salute

Appunti presi a lezione online e presi dal libro

Tipologia: Appunti

2019/2020

Caricato il 05/10/2020

alessiabosoni
alessiabosoni 🇮🇹

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POVERTÀ E SALUTE
LA DISUGUAGLIANZA
Che cos’è la disuguaglianza?
Per disuguaglianza intendiamo il fatto che in qualsiasi società umana alcuni individui
ottengono una quantità di risorse maggiore rispetto ad altri.
Questa normalmente viene definita disuguaglianza economica.
Le risorse materiali disponibili sono finite, non c’è infatti una quantità infinita di risorse
naturali o di prodotti generati dall’attività umana, di conseguenza data questa situazione
alcuni soggetti riescono ad appropriarsi di una proprietà maggiore di risorse. Tutto ciò
genera la disuguaglianza economica.
Il punto rilevate è che i processi di distribuzione di queste risorse non avvengono in
maniera casuale, difatti la disuguaglianza è da sempre collegata alle appartenenze
collettive.
La disuguaglianza è collegata alle appartenenze collettive (come la religione, la classe
sociale…) o a fattori ascritti (come il genere, la razza, l’etnia…). In questo caso si parla di
disuguaglianza sociale: il fatto di occupare una certa posizione all’interno della società,
legata alla classe, a caratteriste ascritte o sociali, ci espone ad un maggiore/minore rischio
di ottenere una certa quantità di risorse sociali o economiche (come lo status, il prestigio
ecc)
Il punto è che a livello macro la disuguaglianza non è un esito casuale, bensì l’effetto di
specifici meccanismi sociali. Ciò significa che la nostra probabilità di ottenere una certa
quantità di risorse economiche e sociali non dipende da accadimenti imprevedibili nel
corso della nostra vita (fortuna/sfortuna) ma piuttosto è l’esito di alcuni meccanismi sociali
che danno un assetto strutturale alle caratteristiche della disuguaglianza.
La distribuzione diseguale delle risorse ha degli effetti negativi da diversi punti di vista:
Innanzitutto produce condizioni di vita differenti tra persone appartenenti allo
stesso contesto sociale
Offrendo differenti opportunità di disporre della propria esistenza. La nostra
capacità di agire all’interno della società dipende anche dalla libertà di cui possiamo
godere, la quale è a sua volta collegata alla quantità di risorse cui possiamo
accedere (risorse sia in termini di opportunità sia in termini di risorse materiali che
ci consentono di fare delle cose).
Nella misura in cui questa disuguaglianza deriva da elementi strutturali rispetto ai quali gli
individui hanno pochissimo potere d’azione, si pone un problema di legittimità e di
sostenibilità sociale della disuguaglianza.
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POVERTÀ E SALUTE

LA DISUGUAGLIANZA

Che cos’è la disuguaglianza?

Per disuguaglianza intendiamo il fatto che in qualsiasi società umana alcuni individui ottengono una quantità di risorse maggiore rispetto ad altri. Questa normalmente viene definita disuguaglianza economica. Le risorse materiali disponibili sono finite, non c’è infatti una quantità infinita di risorse naturali o di prodotti generati dall’attività umana, di conseguenza data questa situazione alcuni soggetti riescono ad appropriarsi di una proprietà maggiore di risorse. Tutto ciò genera la disuguaglianza economica. Il punto rilevate è che i processi di distribuzione di queste risorse non avvengono in maniera casuale, difatti la disuguaglianza è da sempre collegata alle appartenenze collettive. La disuguaglianza è collegata alle appartenenze collettive (come la religione, la classe sociale…) o a fattori ascritti (come il genere, la razza, l’etnia…). In questo caso si parla di disuguaglianza sociale: il fatto di occupare una certa posizione all’interno della società, legata alla classe, a caratteriste ascritte o sociali, ci espone ad un maggiore/minore rischio di ottenere una certa quantità di risorse sociali o economiche (come lo status, il prestigio ecc)

Il punto è che a livello macro la disuguaglianza non è un esito casuale, bensì l’effetto di specifici meccanismi sociali. Ciò significa che la nostra probabilità di ottenere una certa quantità di risorse economiche e sociali non dipende da accadimenti imprevedibili nel corso della nostra vita (fortuna/sfortuna) ma piuttosto è l’esito di alcuni meccanismi sociali che danno un assetto strutturale alle caratteristiche della disuguaglianza.

La distribuzione diseguale delle risorse ha degli effetti negativi da diversi punti di vista:  Innanzitutto produce condizioni di vita differenti tra persone appartenenti allo stesso contesto sociale  Offrendo differenti opportunità di disporre della propria esistenza. La nostra capacità di agire all’interno della società dipende anche dalla libertà di cui possiamo godere, la quale è a sua volta collegata alla quantità di risorse cui possiamo accedere (risorse sia in termini di opportunità sia in termini di risorse materiali che ci consentono di fare delle cose).

Nella misura in cui questa disuguaglianza deriva da elementi strutturali rispetto ai quali gli individui hanno pochissimo potere d’azione, si pone un problema di legittimità e di sostenibilità sociale della disuguaglianza.

-Innanzitutto c’è un problema di tipo morale, per cui alcuni individui godono di opportunità di vita e di condizioni di vita sistematicamente peggiori rispetto ad altri, senza che ci sia un motivazione vera e propria dietro questo assetto. -Un altro aspetto rilevante è che ha conseguenza negative importanti sia a livello individuale sia collettivo, quindi la disuguaglianza peggiora le condizioni di vita e la qualità delle relazioni sociali in un determinato contesto, sia per le persone che occupano le posizioni più svantaggiate sia per la società nel suo insieme. -Un ultimo aspetto rilevante riguarda il fatto che uno dei presupposti di filosofia politica, sui quali si basa la legittimità del modello di organizzazione politica fondato sulla democrazia, è la promessa che chiunque potrà ottenere una buona posizione all’interno della società. Le persone che occupano le posizioni più basse all’interno della stratificazione sociale sono fortemente limitate in questa loro libertà, quindi non sono messe nelle condizioni di poter esprimere compiutamente le proprie capacità.

Metodi di misurazione della disuguaglianza (e della povertà)

Il principale indicatore di benessere è il reddito (a volte viene utilizzato anche il consumo) però il reddito è più facile da misurare rispetto al consumo, motivo per cui viene utilizzato più spesso. Si presuppone che il benessere degli individui o dei nuclei famigliari cresce linearmente al crescere delle risorse economiche disponibili. Più soldi un individuo ha a disposizione, maggiore sarà il suo benessere. Il reddito è quindi un indicatore più semplice del consumo, il quale presenta alcuni problemi fondamentali:  È più complicato da rilevare rispetto al reddito. Il reddito si misura ‘semplicemente’ chiedendo alle persone quanto guadagnano, il consumo invece richiede una procedura più complessa questo perché le spese sono maggiori rispetto alle entrate. Metodologicamente di solito si fanno delle indagini campionarie, su un certo numero di individui di un nucleo famigliare, e le si segue per certo periodo di tempo. Normalmente si analizziamo le spese per consumi avvenute nel corso di una settimana. È possibile individuare due problemi concettuali: -uno di tipo tecnico-metodologico: fa riferimento al fatto che una settimana non esaurisce la gamma delle spese che vengono compiute dalle famiglie, ciò significa che ci sono delle spese che hanno una frequenza inferiore a quella settimanale. (es. mutuo, che si paga su base mensile se non trimestrale) -uno di tipo concettuale (legato ai modelli di comportamento soggettivo): riguarda la propensione maggiore o minore che le persone hanno verso il consumo stesso. Ci sono persone che spendono una parte relativamente ridotta del proprio reddito, realizzando quindi un risparmio, e persone che spendono invece interamente il loro reddito. Di conseguenza, quando si va a rilevare il consumo si fa fatica a capire se una persona ha consumato poco perché ha poche risorse economiche da destinare al consumo oppure perché si tratta di una persona particolarmente propensa al

20% (10%) più povero. Se si usa il 20% si ha un rapporto interquantilico, se invece si usa il 10% si ha un rapporto interdecilico.

A livello internazionale, valori molto bassi del rapporto interquantilico sono intorno a 3,5- cioè vuol dire che il 20% delle famiglie più ricche ha un reddito che è il quadruplo (tra 3,5 e 4 volte) del 20% delle famiglie più povere. I paese con valori bassi sono tipicamente quelli europei, in particolare quelli dell’Europa settentrionale, e alcuni paesi dell’Asia centrale. I valori più elevati si registrano nei paesi dell’Africa sub-sahariana e in Sud America e possono superare anche 20, ciò vuol dire che i più ricchi guadagnano mediamente 20 volte in più dei più poveri. In alcuni paesi questi rapporto arriva addirittura a 50.

  1. Un altro indicatore frequentemente utilizzato è l’indice di Gini: è stato elaborato dal più famoso statistico italiano negli anni 20, Corrado Gini. A differenza dei rapporti interquantilici o interdecilici che forniscono un informazione soltanto su due punti nella distruzione del reddito, l’indice di Gini da invece un’ informazione complessiva poiché tiene in considerazione di tutte le varie posizioni nella nostra distribuzione. L’indice di Gini considera l’intera distribuzione del reddito. Esso varia nell’intervallo tra 0 (cioè perfetta uguaglianza, tutti percepiscono lo stesso reddito) e 1 o 100 ( perfetta disuguaglianza , una persona percepisce tutto il reddito).

Nel caso dell’indice di Gini, i valori più bassi sono intorno a 25-30, nei paesi dell’Europa settentrionale, in particolare i paesi scandinavi. (Norvegia e Svezia) I valori più elevati invece raggiungono 50 o 60, in alcuni paesi sudamericani e africani.

Curva di densità del reddito

Il reddito equivalente è più basso di quello familiare poiché il reddito nominale della

famiglia viene diviso per questi coefficienti.

La curva è asimmetrica quindi abbiamo un picco di densità di famiglie intorno a redditi iniziali dopodiché abbiamo una coda molto lunga verso destra di famiglie che guadagnano redditi sempre più elevati ‘tendenzialmente infinti’.

La povertà

La povertà è una manifestazione specifica della disuguaglianza. Se la disuguaglianza si riferisce a come il reddito è distribuito tra i cittadini, la povertà ci segnala lo strato inferiore della stratificazione economica e sociale: le persone non sono in grado di raggiungere uno standard di vita minimo. (avere una casa, cibo, vestiti) La definizione di cosa è essenziale e cosa non lo è dipende fortemente dal contesto del quale ci stiamo occupando. La letteratura sulla povertà distingue due concetti distinti di povertà:  Povertà assoluta: individua coloro che non sono in grado di acquistare un paniere minimo di beni e servizi. Sì da un prezzo a questo paniere di beni e si stabilisce che le persone o i nuclei familiari, che hanno un reddito inferiore al valore di questo paniere essenziale, sono considerate povere in termini assoluti.

Se ci riferiamo ai paesi in via di sviluppo, le Agenzie internazionali utilizzano una soglia intorno a 1,50$-2$ al giorno per persona: sono poveri in termini assoluti coloro che non raggiungono tale soglia monetaria. Questo problema colpisce soprattutto l’Africa sub-sahariana, l’India e in parte l’America meridionale.

 Povertà relativa: misura la frazione della popolazione che dispone di un reddito inferiore a una certa proporzione del reddito mediano di riferimento (30%-70%) Non si va a misurare la capacità delle persone o delle famiglie di acquistare un paniere di bene considerato essenziale, bensì si tiene come punto di riferimento una misura media del reddito delle famiglie che compongono una certa popolazione. Si va poi a vedere la proporzione delle famiglie che dispongono di un reddito significativamente inferiore rispetto a questo indicatore medio.

Innanzitutto si fa una rilevazione del reddito delle famiglie (come si è visto nella lezione precedente) e si individua il valore mediano. Quindi, si individua qual’è il valore del reddito della famiglia che sta esattamente al centro della distruzione dalle famiglie più povere alle famiglie più ricche. Questo significa che, a destra e a sinistra di questa persona, si avranno lo stesso numero di famiglie. Si assume questo reddito come valore di riferimento e si stabilisce che:

  • Le famiglie che hanno un reddito inferiore al 30,40,50, 60 ,70% di questo valore, sono considerate povere in termini relativi, cioè relativamente a questo valore mediano del reddito nella popolazione che si sta esaminando. La soglia di povertà varia tra paesi. In Europa, per esempio, la soglia varia tra i 2000 € (Romania) e i 16.000 € (Norvegia) a parità di potere d’acquisto.

infine a disposizione i dati attraversi un Data Warehouse per poter analizzare i dati più in dettaglio.

Entrambi le fonti sono valide e affidabili.

2)L’istat sulla povertà Uno dei tratti caratteristici della povertà nel nostro paese è la forte incidenza della povertà tra i bambini (all’interno delle famiglie con bambini). Guardando il profilo di povertà per età, si ha andamento discendente al crescere dell’età:

  • È particolarmente elevata tra i minorenni (oltre il 12%)
  • Abbastanza elevata tra i 18 e 34 anni (intorno al 10%)
  • Scende all’8% tra gli adulti “classici”, tra i 35 e 64 anni
  • È poi minima nel caso dei pensionati, 65 anni ed oltre (poco sopra il 4%)

La povertà tra i bambini ha quindi un andamento crescente. Questo è un aspetto molto caratteristico della povertà nel nostro paese che non si riscontra dappertutto, ci sono paesi come quelli scandinavi, dove i minori hanno un rischio di povertà più basso del resto delle altre classi d’età. Questo dipende soprattutto dall’insieme di prestazioni a sostegno delle famiglie con bambini, che vengono riconosciute nei diversi paesi. In Italia, pur essendo un paese che incentra molto il proprio modello di protezione sociale sulle responsabilità familiari, è in realtà un paese che investe poco in politiche della famiglia. Ciò ha come effetto quello di aver una forte incidenza di priorità tra le famiglie con bambini. Paesi che danno meno per scontata la priorità familiare come la Svezia o i paesi scandinavi in generale, fanno maggiori politiche di sostegno della famiglia perché proprio riconoscono la necessità di sostenere i bisogni della famiglia e questo si traduce in un minore rischio di povertà tra i bambini.

Perché esiste la disuguaglianza?

Intrazionale: come si produce la disuguaglianza all’interno dei singoli contesti sociali. La disuguaglianza è causata da:

1) FATTORI ENDOGENI: hanno a che fare con un aspetto connaturato alla natura

umana, che riguarda il fatto che ciascuno di noi è diverso dagli altri, ha delle caratteristiche personali e delle capacità e competenze che in una certa misura sono innati. Certe capacità, sforzi responsabilità non sono distribuite in modo uguale tra gli individui. Di conseguenza, un pezzo della disuguaglianza deriva da come queste dotazioni personali sono distribuite casualmente tra le persone****. (es. intelligenza —

fattore che in una certa misura è innato nelle persone, anche se poi logicamente va ‘sviluppata’ e allenata). Questi fattori endogeni, essendo al di fuori della possibilità di intervento attraverso i processi sociali, sono anche relativamente poco interessanti da un punto di vista sociologico.

2) FATTORI ESOGENI: i quali sono molto più interessanti. Si tratta di quell’insieme di

fattori di contesto, che sono al di fuori delle capacità di controllo individuale, che definiscono il campo d’azione dei singoli componenti della società. (opportunità e limiti). Ciò significa che ci sono delle strutture sociali e delle infrastrutture all’interno della società, che definiscono le possibilità d’azione dei singoli individui e quindi ci predispongono nella possibilità di compiere alcune azioni e di raggiungere determinati obiettivi oppure limitano questa nostra possibilità. Questi fattori esogeni (es. sistema d’istruzione) possono essere, almeno in parte, manipolati tramite le politiche pubbliche. La disuguaglianza e le caratteristiche della disuguaglianza non sono un destino naturale e non modificabile ma dipendono esattamente, così come la povertà, dal fatto che la società è regolata attraverso certe regole e meccanismi, che possono essere modificati.

2)FATTORI ESOGENI

I fattori esogeni si riferiscono innanzitutto anzitutto a due ordini di fattori sociali:  Risorse materiali e opportunità, le quali sono offerte in modo differenziale ai diversi componenti della società (es. istruzione, occupazione, welfare, casa, quartiere). Ciascuno di noi si ritrova inserito all’interno di un contesto sociale con determinate caratteristiche e queste caratteristiche determinano anche la possibilità di raggiungere determinati livelli sociali, in combinazione con le capacità individuali.  Norme culturali e consuetudini sociali che determinano opportunità diseguali in accordo con fattori ascritti (es. genere, regione, etnia, caratteristiche fisiche..)

I meccanismi di distribuzione diseguale delle opportunità e quindi di impatto sulla disuguaglianza, si possono suddividere in 3 livelli: —>A livello macro, norme culturali e consuetudini hanno un forte impatto sulla struttura della disuguaglianza tramite la discriminazione , cioè le persone con determinate caratteristiche sono svantaggiate rispetto alle persone con altre caratteriste e rispetto al raggiungimento di determinate posizioni sociali. Esempio: distribuzione del reddito negli USA, dove il reddito mediano delle famiglie bianche è di circa 70k$ (11% più della mediana nazionale), quello delle famiglie nere è di circa 41k$ (-35% della mediana) e quello delle famiglie ispaniche di circa 51k$ (-20% circa in meno della mediana). Un altro fattore che produce disuguaglianza tramite questo meccanismo della discriminazione è quello del genere. Le donne guadagnano mediamente meno degli uomini, anche a parità di posizione della professione. Le persone in base ad alcune loro caratteristiche, che le differenziano da altri gruppi sociali all’interno della società, subiscono maggiormente gli effetti della disuguaglianza e della povertà, che hanno quindi maggiore rischio di occupare gli strati inferiori della stratificazione sociale. —> A livello micro , lo status sociale dei genitori (principalmente quello del padre) è probabilmente il fattore che esercita la maggiore influenza sul destino sociale del figlio.

Questa letteratura fa riferimento ai neighbourhood effects , ossia “ ricerca sugli effetti del quartiere”. Questa ricerca metti in evidenza quali sono i meccanismi di trasmissione tra le caratteristiche del quartiere e le opportunità individuali. La prima cosa che noi osserviamo è che i quartieri popolari delle città sono abitati da una popolazione che mediamente ha delle caratteristiche personali di svantaggio sociale. (es persone meno istruite, che fanno lavori più umili, che possono avere comportamenti devianti ecc). Questa letteratura invece ci dice che il fatto di vivere in un quartiere come quel tipo di caratteristiche e con quel tipo di popolazione, è un ulteriore fattore di svantaggio. Quindi, non contano solamente le condizioni micro della famiglia, ma accanto a queste ci sono anche i neighbourhood effects. In questa letteratura, vengono elencati i possibili meccanismi di trasmissione dello svantaggio:  Attraverso le caratteristiche dei quartieri, si parla quindi di contagio sociale  Non vengono fatti investimenti sui servizi pubblici all’interno del quartiere, le scuole sono poco tenute, gli insegnanti non vogliono quindi insegnarci ecc.

Proprio per far fronte a questi meccanismi in alcuni paesi, gli insegnanti che decidono di andare a lavorare nei contesti problematici, ricevevano una indennità supplementare. Questo serve a far sì che anche gli insegnanti “migliori“ siano incoraggiati ad andare a confrontarsi nelle situazioni difficili (ciò avviene per esempio in Francia o in Australia). Un altro esempio di come, attraverso le politiche pubbliche si cerca di contrastare questi neighbourhood effects, è un programma che da parecchi anni viene sperimentato negli Stato Uniti, chiamato The Moving to Opportunity Program. Consiste nel dare incentivi economici e un supporto di servizi per far sì che le famiglie lascino i quartieri svantaggiati e vadano ad abitare in quartiere con caratteristiche migliori dal punto di vista sociale. Questo programma è stato attivato in modo da realizzare un quasi esperimento sociale, hanno diviso in maniera casuale le famiglie che sarebbero state ammesse al programma con un gruppo di controllo di famiglie che invece non sarebbero state ammesse. In questo modo è possibile neutralizzare l’eterogeneità non osservata tra le diverse famiglie. A distanza di molti anni e di moltissimi nuclei famigliari che hanno potuto usufruire di questi servizio, hanno notato che ci sono stati alcuni miglioramenti in termine di salute mentale, risultati scolastici e riduzione di comportamenti devianti ma in misura minore di quello che si sarebbero aspettati. Il perché, potrebbe essere legato al fatto che provenire da un quartiere svantaggiato, metta queste famiglie in una condizione di subalternità nel nuovo quartiere in cui si sono insediati.

Conseguenze sociali della disuguaglianza

Conseguenze che un eccessivo livello di disuguaglianza produce sia a carico dell’individuo sia della collettività nel suo insieme. La disuguaglianza non è automaticamente un fattore negativo nel funzionamento delle società, difatti un certo grado di disuguaglianza può rappresentare un incentivo per le persone ad impegnarsi di più, ad utilizzare al meglio le proprio capacità e migliorare la propria condizione.

Il problema sussiste quando questo certo livello di disuguaglianza supera il livello funzionale ed inizia a diventare un problema per il corretto funzionamento dei processi sociali. La disuguaglianza può generare conseguenze sia economiche sia sociali.

Conseguenze economiche La disuguaglianza frena la crescita economica e lo sviluppo di un paese perché:

  1. Alcune persone non dispongono di risorse da investire in iniziative economiche, che potrebbero poi generare un beneficio sulla collettività.
  2. Alcune persone possiedono limitate risorse per acquistare prodotti e servizi.

Questo negli studi sullo sviluppo sociale ed economico dei paesi economicamente meno sviluppati viene chiamato “ trappola del sottosviluppo” , da una parte non c’è domanda per beni e servizi e dall’altra mancano le risorse per poter creare aziende ed iniziative economiche che producono questi beni e servizi. La disuguaglianza nei paesi in via di sviluppo costituisce un forte freno alla crescita economica del paese proprio per il gioco di questi due meccanismi. La stessa cosa, se pur su una scala diversa, accade nei paesi economicamente più sviluppati dove una fetta della popolazione non è messa nelle condizioni di esprimere le proprie capacità.

Conseguenze sociali Fondamentalmente, la disuguaglianza (da fattori esogeni) ha conseguenze negative poiché favorisce la riproduzione dello svantaggio, impedisce la mobilità sociale interferendo con le capacità individuali (fattori endogeni) e generando effetti negativi per la società nel suo insieme. Questo si genera a partire da diversi meccanismi: 1) Un primo meccanismo è quello della distruzione di capitale umano. Più un paese favorisce l’accumulazione di capitale umano, maggiore sarà il reddito/ricchezza medi. Per capitale umano si intende la capacità, le competenze e le conoscenze di cui sono in possesso i cittadini. Il canale più importante attraverso il quale si accresce il capitale umano è l’istruzione. La disuguaglianza interferisce in questo meccanismo perché: a) Impedisce alle persone con buone capacità (endogene) di sviluppare e accumulare capitale umano. (Per esempio, se le università sono private e hanno delle rette elevatissime, molti ragazzi non avranno la possibilità di frequentarle e quindi vengono sprecate le loro capacità potenziali) b) Impedisce di sfruttare il capitale umano accumulato e di utilizzarlo. (Per esempio, persone laureate che magari vanno a svolgere mansioni che non richiederebbero una preparazione di quel tipo)

2) L’altro meccanismo riguarda la riproduzione intergenerazionale dello svantaggio. Crescere in una famiglia svantaggiata e/o in un quartiere svantaggiato aumenta significativamente il rischio di ereditare le cause materiali e comportamentali dello svantaggio. Per una serie di ragioni che attengono sia le restrizioni economiche che vivono le famiglie svantaggiate, sia la povertà di capitale umano, sia gli stili educativi

Questo grafico mostra i tassi di omicidio per età e sesso e compara la città di Chicago con l’Inghilterra e il Galles. La curva della propensione a commettere omicidi per età e sesso, la curva che ha il picco intorno ai 20-24 anni, è identica (quella degli uomini) sia per l’Inghilterra sia per il Galles. La propensione a commettere un reato violento, come l’omicidio, è legata alla fase del ciclo di vita, che la persona sta traversando e alle aspettative e alle pressioni sociali che si esercitano tra le diverse fasi. Questa situazione viene spiegata con le aspettative di ruolo che sono attese nel caso dei giovani maschi e con la frustrazione che può verificarsi quando un ragazzo non è nelle condizioni di poter rispettare queste aspettative di ruolo. Tutto ciò sviluppa un atteggiamento violento, che aumenta al crescere della disuguaglianza.

  1. L’altro ambito in cui la disuguaglianza ha effetti estremamente negativi è quello della salute. Le persone svantaggiate hanno una cattiva salute. Qualsiasi indicatore si possa prendere in considerazione mostra che più è basso il livello occupato nella stratificazione sociale peggiori saranno le condizioni di salute delle persone, per esempio in termini di speranza di vita. Le condizioni materiali di vita, anche culturali, hanno un impatto molto forte sull’organismo degli individui, al punto che gli uomini con un elevato titolo di studio sono 2-3 cm più alti di quelli con basso titolo di studio (le donne 1,5-2 cm). Per esempio, le mamme con titolo di studio più basso e che provengono da contesti svantaggiati, hanno maggiore probabilità di essere fumatrici e di continuare a fumare durante la gravidanza, di consumare alcolici, quindi di non rispettare le prescrizioni mediche per essere in salute durante la gravidanza. Tutti questi fattori hanno un impatto significativo sullo sviluppo del feto, per esempio nello sviluppo cerebrale del bambino, poiché attraverso il cordone ombelicale e la placenta si trasmettono le conseguenze negative di questi comportamenti. Tutto questo si riflette in una peggiore salute dei bambini, che molto spesso prosegue nel corso degli anni fino ad avere un’incidenza maggiore nei rischi di contrarre dei tumori ecc.

Come si può osservare lo status socio-economico, cioè contesto famigliare e macro sociale nel quale siamo inseriti influenza:

  • I fattori materiali : la disponibilità di servizi, di un alimentazione adeguata, la possibilità di mobilità, la sicurezza personale ecc..
  • Condizioni psicosociali : la fiducia nei confronti del prossimo, nelle proprie capacità, il livello di stress ecc. L’insieme di questi due fattori, fattori materiali e condizioni psico-sociali, influenzano i nostri comportamenti e stili di vita. (es. abitudine al fumo, il quale è un efficace proxi delle condizioni di vita materiali e psicosociale delle persone, soprattutto tra gli adulti e meno tra i ragazzi. Tra i ragazzi il fumo è infatti più legato alle aspettative di ruolo)

Strategie contro la disuguaglianza

Due sono gli approcci per contrastare le disuguaglianze inique, non si tratta di omogenizzare tutte le persone ad un stesso livello bensì di impedire che si manifestino delle disuguaglianze inique, cioè le disuguaglianze che non riguardano le capacità individuali, l’impegno ecc.. Questi due approcci possono essere definiti come:  Politiche ex-antePolitiche ex-post

Si tratta di tutto quell’insieme di interventi pubblici, di politiche con un certo potere di coercizione sugli individui, realizzate con la finalità di riequilibrare la disuguaglianza oppure di favore l’acquisizione, da parte degli individui, di quelle capacità, conoscenze e competenze che possono consentire loro di realizzare compiutamente le proprie ambizioni.

Politiche ex-ante Sono una classe di interventi pubblici che cercano di favorire lo sviluppo e l’accumulazione del capitale umano, tipicamente nella prima infanzia (ma non solo). Lo scopo di queste politiche è quello di prevenire la disuguaglianza, cioè di ostacolare dei meccanismi sociali, ma anche cognitivi ed educativi, che sono fortemente correlati alla perdita di capacità o all’acquisizione di comportamenti e stili vita particolarmente collegati all’insorgenza della disuguaglianza. Si cerca di impedire la trasmissione dello svantaggio dall’ambiente famigliare e sociale. In particolare, i bambini che nascono e crescono in un ambiente familiare sociale particolarmente svantaggiato, rischiano di riprodurre nel corso della loro vita questi fattori di svantaggio e quindi di permanere in questa condizione svantaggiata e di occupare le

Ci sono molte differenze tra i vari paesi, in Danimarca per esempio l’80% dei bambini frequenta asini nodo per un tempo lungo (almeno 30 ore alla settimana). Questi valori scendono fino ad arrivare per esempio all’Italia, dove questo valore è al 25%. Questa figura, nel caso dell’Italia, nasconde il fatto che una fetta di questa copertura intorno al 25% è in realtà rappresentata da asili nido privati. Questa parte nasconde un pezzo di trasmissione della disuguaglianza poiché solo alcune famiglie potranno permetterselo.

ESEMPIO: context based policies Un altro tipo di intervento è rappresentato dalle context based policies. Il quartiere, cioè l’ambiente fisico e relazionale delle persone ha un impatto sulle condizioni di vita delle persone e sulla riproduzione dei fattori della disuguaglianza. Intervenire sulle caratteristiche del contesto può essere una strategia interessante.

  1. Uno di questi tipi di interventi è il Moving to Opportunity : supporto finanziario offerto alla famiglia per sostenere il trasferimento da un quartiere svantaggiato migliora in modo significativo i risultati scolastici dei bambini (e le carriere occupazionali dei genitori). I grandi quartieri con una forte concentrazione di popolazione svantaggiata, sia in termini di scolastici e lavorativi sia in termini etnici, sono diventati dei quartieri dove si sono messi in modo dei meccanismi sociali complessi e problematici. Si favorisce una mescolanza di ceti sociali diversi all’interno dei medesimi quartieri, questo perché, soprattutto le famiglie meno privilegiate, subiscono un’influenza positiva dell’organizzazione sociale attesa dalle famiglie appartenenti ai ceti più privilegiati.
  2. Politiche di riqualificazione urbana che favoriscono il social mix: riduzione della conflittualità sociale, del micro-crimine, della devianza giovanile… In Italia, si verificano meno questi fenomeni di concentrazione dello spazio di gruppi sociali con caratteristiche diverse.

Politiche ex-post Politiche che intervengono quando gli effetti delle disuguaglianza si sono manifestati. L’effetto negativo viene tamponato, come se fosse un intervento di riduzione del danno. Difficilmente queste politiche incidono sulle cause sociali che hanno creato il problema. Queste politiche soni selettive e riparative : riguardano solamente chi ha realmente bisogno (chi dimostra di essere povero, malato, tossicodipendente) e cercano di ridurre le conseguenze negative di quelle condizioni. Queste politiche hanno una serie di effetti collaterali per esempio quello di creare una spaccatura tra chi riceve questo tipo di servizi e il resto della popolazione. Spesso si tratta di politiche abbastanza costose, quindi difficili da realizzare. Danno sollievo alle difficoltà materiali e redistributive però risultano inefficaci a rimuovere le cause della disuguaglianza.

ESEMPIO: Schemi di reddito minimo Tutto quell’insieme di prestazioni di trasferimento di reddito che hanno necessità di tipo economico. Sono presenti in tutti i paesi europei e prevedono un sostegno economico universale per tutte le persone che cadono sotto una determinata soglia.

In Italia esistono degli schemi di sostegno del reddito di tipo categoriale, la grande novità è stata l’introduzione del reddito di Cittadinanza nel 2019. I primi schemi sono stati introdotti negli anni ’50 in paesi come l’Inghilterra o i paesi scandinavi, negli anni ’60 in Germania, Austria e alla fine degli anni ’80 in Francia. Uno dei requisiti che è stato imposto ai paesi dell’Europa orientale per entrare a far parte dell’Unione Europea è stato quello di dotarsi di uno schema di questo tipo. Anche i paesi dell’Europa orientale sono arrivati prima dell’Italia, che con grandissimo ritardo, ha introdotto questo schema solamente nel 2019.

Questo è lo schema del reddito di cittadinanza. In merito all’Italia, uno degli elementi del reddito di cittadinanza è e quello di avere una forte enfasi sul lavoro, cioè la logica che ha guidato il disegno della prestazione è stata quella di immaginare le difficoltà economiche e la povertà delle famiglie italiane con una povertà da carenza di lavoro. L’idea è quella di fare in modo che tutti possano avere un’occupazione. Questa cosa è stata criticata da molti esperti di povertà poiché hanno sottolineato che, nella maggior parte dei casi, il problema non sono le caratteristiche individuali che penalizzano nella ricerca di un lavoro ma è da un parte la mancanza di domanda di lavoro da parte delle imprese e dall’altra tutta una serie di soggetti che non sono nelle condizioni di avere un’occupazione (es.persone malate)

ESEMPIO: Family beneficts (assegni famigliari) Si tratta di un’indennità che viene erogata alle singole famiglie per far fronte al costo dei figli e sono diffuse in tutta Europa. Lo Stato, quindi la collettività, assume in parte il costo di allevamento dei figli perché hanno una rilevanza di tipo pubblico e collettivo. Il paese che più ha sviluppato il sistema dei family beneficts è la Francia, paese con la fertilità più elevata in Europa insieme ai paesi scandinavi. La cosa interessante è che

 Povertà involontaria (bambini, anziani, invalidi): che si ritrovavano in una condizione di incapacità di soddisfare i priori bisogni non per colpa e sono quindi meritevoli di beneficenza  Povertà volontaria (vagabondi, criminali, mendicanti): percepita come una minaccia e oggetto di repressione. È un difetto dell’individuo, e come tale va trattato come un delinquente.

All’alba della modernità, si continuava a distinguere tra il

  • labouring poor (povero laborioso): che poteva essere in grado mantenersi in base alle proprie capacità ma che magari faceva fatica a trovare occasioni di lavoro che gli consentissero di essere autosufficiente
  • Pauper: dipendente dalla carità e dall’assistenza pubblica. Il povero non in grado di procurarsi di che sopravvivere.

Nell’esperienza inglese, molto specifica e che anticipa quello che succederà negli altri paesi, per molto tempo il trattamento dei poveri è stato regolato attraverso queste Old Poor Law del 1601, sistematizzando una serie di interventi che erano stati adottati nel periodo precedente, nel corso del ‘500. Questa Old Poor Law si ispira ai principi dell’ economia morale di Thompson e costituiva una sorta di rudimentale welfare state per i poveri della comunità. Le prime forme di welfare pubblico, non basate sulla beneficenza privata delle organizzazioni religiose o dei filantropi, trovano i loro fondamenti storici in questa Old Poor Law nel 1601 e, dopo una serie di trasformazioni, viene definitivamente abbandonata nel 1834 con New Poor Law. L’ economia morale descritta da E. THOMPSON (1971) è un sistema economico che limita la ricerca del profitto, da parte dell’operatore economico, tramite una serie di norme e consuetudini che regolano l’accesso alle risorse anche per i soggetti più poveri attraverso i principi del giusto prezzo e del giusto salario. Thompson studia questo aspetto dell’economia morale con particolare riferimento ai food riots, cioè alle rivolte per il cibo che periodicamente, nel corso del ‘600-‘700, si ripetono in Inghilterra. Dagli storici erano state interpretate come rivolte istintive, come se i poveri periodicamente accumulassero un tasso di frustrazione e si ribellassero assaltando i magazzini e volte uccidendo i commercianti e i nobili. Thompson invece dimostra che anche questi food riots si ponevano dei limiti e avvenivano quando i principi dell’economia morale, per qualche motivo, non venivano rispettati (es. si impediva ai poveri di accedere alle risorse collettive) La Old Poor Law in qualche modo si ispirava alla economia morale individuata da Thompson e riconosceva il diritto alla sopravvivenza delle persone che non erano in grado di procurarsi di che vivere. Dunque, la Old Poor Law definiva un sistema pubblico di assistenza ai poveri finanziato per via fiscale e basato su tre capisaldi:

  1. Outdoor relief: si intendeva l’aiuto fornito al domicilio della persona (es. alimenti, vestiti, legna ed scaldarsi ecc)
  2. Indoor relief: prevedeva l’accoglimento delle persone in strutture residenziali (es. ospizi per le vedove, ricoveri per persone con residue capacità di lavoro)
  1. Leggi sula residenza: basate sull’act of settlement, che stabilivano che le persone potevano ricevere assistenza solamente nella parrocchia di appartenenza. Amministrativamente, l’Inghilterra era divisa in parrocchie, dunque la mobilità era fortemente svantaggiata (es. la donna che si sposava ed andava a vivere nella parrocchia del marito, apparteneva alla parrocchia , ma nel momento in cui il marito moriva e lei restava vedova, doveva ritornare nella sua parecchio d’origine per ricevere aiuto, mentre i figli appartenevano alla parrocchia del marito)

Solo con la rivoluzione industriale la povertà comincia ad essere avvertita come una condizione sociale, come una condizione che deriva dalle modalità con le quali la società viene organizzata e regolata, soprattutto nei centri industriali inglesi (Manchester, Liverpool, Sheffield, Birmingham) dove va a concentrarsi la nuova classe operaia. Affinché questo avvenga, è necessario che si verifichino alcune condizioni e trasformazioni nel modello di organizzazione della vita sociale. Dunque, deve essere possibile trasformare i contadini in operai industriali , ciò implica una trasformazione totale della mentalità delle persone e la migrazione delle campagne alle città porta alla formazione delle moderne città di grandi dimensioni.

Uno degli strumenti che venne utilizzato per ottenere questo cambiamento è stato il processo delle ‘ ENCLOSURES’ (delle recinzioni), caratterizzato dalla privatizzazione di risorse collettive, che precedentemente erano a disposizione della comunità rurale. Forzano la trasformazione della classe contadina in classe operaia, ciò determina la distruzione della società rurale poiché non c’è più possibilità di sussistenza, la quale determina la proletarizzazione ovvero dipendere dalla capacità di vendere il proprio lavoro in cambio di un salario. Questo nell’esperienza storica inglese determina la distruzione dei legami famigliari e comunitari proprio perché c’è questa frantumazione della comunità rurale e un processo di impoverimento generalizzato che si basa sul fatto che la sussistenza degli individui finisce per dipendere esclusivamente dalla capacità di procurarsi un salario. Tutto ciò mostra molto evidentemente che la povertà di questi operai non è un destino divino, naturale o immodificabile ma è esattamente l’ effetto di questi cambiamenti nell’organizzazione sociale e economica inglese, che determina un impoverimento generalizzato di questi soggetti ( nuovi operai dell’industria) La creazione di una moderna classe operaia richiedeva una distruzione radicale della società pre-industriale: è la ‘liberazione’ dei contadini dai vincoli di natura feudale.

Industrializzazione e pauperizzazione

Questo processo di trasformazione da società rurale tradizionale a società industriale non avvenne in modo indolore e lineare, ci furono infatti diversi tentativi di resistere a questi effetti negativi di transizione:

  • La pauperizzazione della popolazione: cioè l’impoverimento generalizzato di tipo industriale, senza la possibilità di avvalersi di risorse e di relazioni sociali tipico della società feudale
  • Disintegrazione dell’ordine sociale: poiché se grandi masse di persone si spostano dalle campagne alle città questo distrugge il tessuto di relazioni sociali