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Corso di Didattica Generale - Prof.ssa Santi Unipd
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Una serie di foto dall’album di famiglia. Alberto Manzi in una delle prime tra le tante foto della sua vita, del marzo 1925.
Con la madre Maria in una posa classica per l’epoca, riprodotta su cartolina postale datata 16/6/925, spedita “Alla cara Mamma e Nonna”.
Alberto a 3 anni. Scalinata di S. Pietro 1927.
Fotografia-cartolina del cresimando Alberto, datata Roma 3 aprile 1932 e spedita allo zio Filippo Pippo , tipografo a Torino, con il quale Manzi resterà sempre in affettuoso contatto.
Il padre Ettore in divisa.
Alberto in posa assieme al padre.
Gruppo di famiglia in occasione della visita ad Assisi, 21 ottobre
Il certificato di studio e le pagelle dei cinque anni delle elementari.
Nella foto di classe il maestro Manzi, ancora scolaro, è il terzo da sinistra nella seconda fila dall’alto.
Due libri della formazione del giovane Alberto.
Alberto Manzi
Lo scolaro
Alberto Manzi
Il Pellicano
, 2, AVE - Anonima Veritas Editrice S.p.A., Roma, 1964
Alberto Manzi
«Volevo fare
il capitano...»
In cornice, la foto datata gennaio 1942 con Alberto Manzi e una delle sorelle.
Alberto Manzi attor giovane: da una scena del dramma “Il grande sacrificio” nel quale il 22 ottobre 1942 ha recitato la parte di Kolossof; il 30 gennaio 1943 interpreta invece la parte di Muralov ne “La grande tragedia”. Un titolo che appare profetico di quanto a breve succederà in Italia e in Europa. Sotto, l’elenco di attori e loro personaggi.
Uno scatto del gennaio 1944 che “ai carissimi zii con tutto l’affetto il nipote dona per suo ricordo”.
Un altro profilo del ventenne Alberto. “Non ti curar di loro, ma guarda e passa” ha annotato nel retro.
Immagini e oggetti conservati dalla moglie Sonia: la fascetta del battaglione San Marco; una foto durante il corso di addestramento; la bustina con il kit per cucire in dotazione ai soldati; il tesserino del Battaglione Grado; la foto con un commilitone; lo stemma del San Marco; una lettera indirizzata a “Manzi Alberto Informatore Regia Marina” dal padre cappuccino al quale confidava le difficoltà dell’esperienza militare e bellica; il Diploma d’Onore del marò Alberto Manzi per la sua “appartenenza al Gruppo di Combattimento Folgore, durante la Guerra di Liberazione, contro la Germania. 1° giugno 1945”.
Il libro di cultura militare e “Folgore Giornale del paracadutista italiano” conservati nella biblioteca di Alberto Manzi.
A destra, fogli estratti dal quaderno di appunti universitari, quando studiava Biologia. Già organizza i pensieri con l’aiuto di schemi e disegni.
Il Pellicano
, 2, AVE - Anonima Veritas Editrice S.p.A., Roma, 1964
Alberto Manzi
La scuola
del carcere
Il Pellicano
, 2, AVE - Anonima Veritas Editrice S.p.A., Roma, 1964
Bello il titolo dell’articolo di Giambattista Vicari che racconta l’esperienza nel carcere “Gabelli” del maestro Alberto Manzi.
Su “La tradotta”, come sul vecchio treno militare che fermava a ogni stazione e caricava di tutto, i ragazzi caricavano pensieri, sogni e anche lamentele. Nell’ottobre 1953 Manzi è invitato dal direttore del mensile, Gian Franco Nardi, a intervenire a una riunione della redazione.
Su un foglio a velina e su un vecchio registro le prime versioni manoscritte di Grogh. Manzi riutilizza i più disparati materiali cartacei, dai registri avanzati dalla Regia Marina, come in questo caso, ai blocchi tabulati per computer.
La trascrizione a macchina dell’incipit di Grogh , com’è anche nel romanzo pubblicato da Bompiani.
Nel dicembre 1951, un fornitore comunica allo zio di Alberto, Filippo Pippo , a Torino, la sua ammirazione per Grogh.
Lettera del 20 febbraio 1959 Il giapponese Giunko Iwasaki chiede i diritti per la traduzione di Grogh , poi pubblicato dalla Akane-Shobo in una raffinata edizione.
Resoconto del “Corriere della Sera” per il I convegno internazionale sui problemi della stampa per ragazzi e bambini, promosso a Milano dal Centro Nazionale di prevenzione e di difesa sociale. Ospite d’onore la celeberrima Maria Montessori (1870-1952) creatrice del metodo educativo che porta il suo nome. Il giornale sbaglia il nome del “giovane maestro delle scuole elementari di Roma vincitore”: Manlio Almero, anziché Alberto Manzi… Della giuria del premio facevano parte C. Alvaro, A. Baldini, E. Dall’Olio, I. Silone, A. Zucconi.
Alberto Manzi
Cosa non va nella
scuola d’oggi
Il Pellicano
, 2, AVE - Anonima Veritas Editrice S.p.A., Roma, 1964
La lettera aperta al ministro della P.I. Gonella datata 1950. Una scrittura inusuale, narrativa e ironica fino al sarcasmo, con presa ferrea sui problemi e quelle che si ritengono le cose da fare.
“Pensierini sulla scuola d’oggi”, dei primi anni ’50. Il testo merita di essere letto tutto, per la qualità dei contenuti e lo stile pungente.
Alberto Manzi quando era un giovane insegnante.
“Che cosa va male nelle scuole rurali?” Su un quaderno per le scuole elementari, negli anni ‘50 Manzi racconta con ironia lucida e amara come ha visto (spesso mal) funzionare le scuole rurali.
Un Alberto Manzi che sembra perplesso ascolta l’intervento del relatore.
La foto del maestro Manzi con impresso a secco il timbro del Ministero della Pubblica Istruzione.
Manzi al centro di un gruppo di scolari, mentre era impegnato negli studi per la seconda laurea in Pedagogia e Psicologia. Sul fianco destro la data, 1947/1948.
Versione manoscritta del racconto “Gli esami” del 1950. Nelle poche pagine un Manzi ventiseienne rappresenta il suo “ideale didattico”: una scuola seria che sa insegnare rispettando tempi e dignità dei bambini, senza crudeltà autoritarie e distruttive violenze psicologiche perché “la scuola funziona quando i bambini sono contenti”.
Prima pagina dattiloscritta dello stesso racconto “Gli esami”. Ci sono il maestro che cerca di mettere a loro agio i giovani esaminandi e il maestro che urla, insulta e mena le mani.
Alberto Manzi
Orzowei gadget
A. Manzi - M. Valeri,
Festa
, classe III, Editrice Janus, Bergamo, 1972
Copertina del disco a 33 giri prodotto dalla Rca per il mercato spagnolo, nel 1977, con motivi musicali di Guido e Maurizio De Angelis.
Disco a 45 giri degli Oliver Onions, prodotto dalla RCA nel
Un altro disco a 45 giri della Signal, con gli Africa Group,
Un numero del “Corriere dei piccoli” con un gioco a ritagli, giugno 1977.
Locandina della Oniro Film, produttrice del film Orzowei.
Particolarmente numerose le versioni in lingua spagnola di pubblicazioni e libri didattici derivati dalle serie televisive. Un superposter gigante 69x90 ripiegato.
Pintura por numeros della Oniro Film.
Un’altra edizione ricavata dalla serie televisiva dalla Jaimes Libros di Barcellona, 1978.
lo scolaro
Alberto Manzi
Maestro,
e non solo,
in Sudamerica
A. Manzi - M. Valeri,
Festa
, classe III, Editrice Janus, Bergamo, 1972
Manzi si laureò in Biologia, prima che in Pedagogia e Filosofia. Scrisse molti libri di divulgazione naturalistica. Nel 1959 pubblicherà Il popolo mirmico.
Le lettere, le cartoline, le fotografie, ecc. documentano quanto forte e ramificato fosse il rapporto di Manzi con il Sudamerica. Lettera del 30 maggio 1955 da Talcahuano (Cile) di Miguel Caprile.
Lettera del 18 giugno 1955 spedita da don Almedo Rodas a Manzi a Lima. A Rodas, Pianello e Pedro, Manzi ha dedicato La luna nelle baracche.
Pianello scrive a Manzi dall’Ecuador, il 28 ottobre 1968.
Auguri di Buon anno 1978 da Mario Balarezo, Ecuador.
Don Pianello dall’Ecuador, il 1 novembre 1969, augura buon onomastico ad Alberto.
Padre Savino Mombelli dal Brasile, il 4 aprile 1978 invia anche 3 foto: “... il pozzo… si fa una processione continua. È la vera religione…”.
Il 10 ottobre 1979 don Giulio Pianello, da un lazzaretto per lebbrosi in Colombia.
Altra foto di don Pianello “con un gruppo di Lebbrosi ciechi… vestiti con regali dei buoni”.
“… la tua amicizia come uomo e amico significa molto per me” cartolina di Juan Carlos, Lima, maggio 1983.
Busta della lettera inviata alla moglie Sonia e ai figli di Manzi da don Giulio Pianello da Colima, Messico, nell’agosto
“Alberto, fratello: grazie per tutto,…” scrive da Lima, nel maggio del 1994, Alejandro M.
Alberto Manzi
Maestro
anche alla radio
A. Manzi - M. Valeri,
Festa
, classe III, Editrice Janus, Bergamo, 1972
La raccomandata del 1952 con la quale la Rai-Radio italiana comunica che il racconto di Manzi “Vecchio Orso” ha vinto il premio di 100.000 lire del concorso “Radio per le Scuole”.
Contributi pervenuti nel corso del 1967 dalle Radio norvegese, polacca, turca, neo-zelandese e giapponese per la trasmissione radiofonica “La patria dell’uomo”. Una “sedicenne canturina” manda ricche informazini sul Giappone e lo spartito dell’inno nazionale “Kimigayo. Sotto, un altro spartito: “Der Frühling hat sich eingestellt”.
“Onde corte, trasmissione per figli degli italiani all’estero. 1967” è scritto sulla copertina di un quadernone; sul retro l’elenco delle registrazioni effettuate.
“Da oggi ci incontreremo una volta alla settimana per parlare un po’ insieme; per ricordare, insieme, la nostra lingua, la nostra Patria.” Inizia così il testo-scaletta della prima trasmissione. Sul margine destro la data 1968.
Comunicato con il quale l’Ufficio Stampa della RAI, in data 14 febbraio 1996, annuncia l’inizio delle trasmissioni in cui “il Maestro Manzi, oggi sindaco di Pitigliano in Toscana, cerca di spiegare i tanti trabocchetti della lingua di Dante in modo sobrio, ma divertente”
“Ciao. Io sono Alberto e vorrei darvi una mano a scoprire, diciamo così, le curiosità e le trasformazioni della nostra lingua” : è l’attacco, sul “gobbo” dattiloscritto, della prima delle 40 lezioni radiofoniche che nel 1996 Manzi tenne sulle “Curiosità della lingua italiana”, all’interno della trasmissione “Un’ora con voi”, per Rai International.
A. Manzi - M. Valeri,
Festa
, classe III, Editrice Janus, Bergamo, 1972
Alberto Manzi
Non è mai
troppo tardi
Il blocco di fogli su cui disegnare, la carta geografica alla parete, la sagoma inconfondibile: il maestro Manzi in foto dagli archivi Rai.
La scaletta della Lezione 15 (corretto a mano in 14) in onda il 20 dicembre 1966.
Nella rubrica “Serate in casa” del quotidiano “L’Italia” di sabato 8 maggio 1965, un commento assai positivo, a conclusione del primo corso di istruzione popolare.
Un altro entusiastico articolo su “Il Secolo XIX” del 18 maggio
Da Torino, con una serie di fitte veline dell’ottobre 1963, lo zio Pippo sintetizza le tantissime “lettere TV”, arrivate al nipote Alberto. Tra infinite lodi e ringraziamenti aanche una critica per la pronuncia romana.
Nel retro porta la firma “Marzia” il foglietto su cui con grafia traballante è scritto: “Caro maestro ti volio bene e lego senpre”.
Lettera di Borrelli Eugenia da Cerignola dell’aprile ’68. “… Era il 1° dicembre lei accennò del prossimo Natale e con massima sveltezza e abilità si mise a disegnare il pranzo di natale cioè, il tavolo, il tacchino, il torrone, il panettone ecc…”
Da Lugano Roberto Bucher invia quanto il piccolo nipote non ancora scolarizzato ha disegnato e scritto.
La signora Popoli vuole fare sapere che per merito di Manzi il figlio che non può né camminare né usare le manine ha imparato a leggere e a scrivere tenendo in bocca la penna.
Claudia Fraccon di Marzana nel 95 confessa che a 4 anni si era innamorata del maestro…
Alberto Manzi
Impariamo
a imparare
Zupack azzurro
, RF Rino Fabbri Editore, Milano, 1976
7 fogli dattiloscritti con annotazioni a mano. Come grandi finestre ci consentono di curiosare ben adden- tro al ‘laboratorio didattico’ del maestro Manzi. A partire dal primo, “Sviluppo concetti e attività mentali”, dove ad ogni punto sono indicati i vari passaggi, corredati di frasi esem- plari e supporti didattici, per fare crescere le giovani men- ti. “chi è il colpevole… vero o falso… frase illogica (la balena attraversa la foresta…)… che cosa vorrà dire? (linguaggi di- versi – tabelle – segnali ecc.)…”.
Un raccoglitore gonfio delle tavole poi pubblicate nei vari te- sti realizzati.
Schede per la collana Primavera , quaderni per la scuola ma- terna curati da Manzi con disegni di Luigi Roveri e Giusep- pe Orliani.
Il 2° e il 3° volumetto di Impariamo a leggere , Editrice Ja- nus, Bergamo s.d., curati da Manzi per i bambini delle pri- me classi elementari.
Cromatico esempio delle tante scacchiere o mappe per L’iso- la dell’apprendere disegnate da Alberto Manzi. Sotto, la le- genda per decifrare i simboli che si incontrano nel percorso verso il tesoro. Un progetto geometrico in tutti i suoi aspet- ti.
Zupack verde
, RF Rino Fabbri Editore, Milano, 1976
Alberto Manzi
I buoni sussidiari
Disegni di diverso stile, animali simpatici o birichini, il fu- metto, gli schemi… sono gli alleati preferiti da Manzi anche nei sussidiari. Due esempi di come lavorava alla costruzio- ne delle pagine, tenendo insieme didattica e grafica.
Bozza di due pagine che spiegano i movimenti dell’aria e i venti.
Sei pagine esemplificative di come Manzi lavorasse conti- nuamente a “fare e disfare”. Si noti, per citarne una, la sem- plicità e l’efficacia della spiegazione della nascita degli al- tipiani. Tra i disegni esposti, facile riconoscere quelli in ‘stile Manzi’. Ancora oggi molti ricordano il maestro della TV per la sua bravura nel disegnare; ha anche scritto un manuale, Appun- ti per rapidi disegni alla lavagna , A.V.E., Roma 1970, che sor- prende, ancora una volta, per la ‘semplicità’ e l’efficacia dei suoi suggerimenti.
Tante le domande che pone la pagina su “Le bestie feroci” dedicata alla volpe.
Altra pagina dedicata alla chiocciola.
Stretta la soglia larga la via
, 2, La Sorgente, Milano, 1984
Alberto Manzi
C’era una
volta... la fiaba
Zip il terribile , di A. Manzi, illustrazioni di L. Roveri e N. Or- lich, Rino Fabbri Editore, collana Favole oggi, Milano 1976.
Zip ennemi public numéro un , Edition Atlas, Paris 1977. La versione italiana, sempre con illustrazioni di Roveri e Orlich, fu pubblicata nel 1976 da Rino Fabbri, con traduzioni in al- tre lingue.
Dal confronto tra la “favola ieri” e la “favola oggi” Manzi ri- leva profonde differenze: “La stessa avventura non dà più il senso della sicurezza, perché la stessa astronave è o può essere distrutta… Non c’è il lumicino lontano, la sicurezza di un posto sereno dove poter “ristare”. C’è il miracoloso ma è diverso: è… tecnico. La macchina domina l’uomo. L’uomo è piccolissimo in questa macchina enorme. È il canto della vittoria della macchina sull’uomo…”.
“C’era una volta… la fiaba” e “c’era una volta… chi la rac- contava”: Manzi analizza diffusamente cosa significhi avere perso le fiabe e il tempo per raccontarle ai bambini.
Un altro articolato appunto di Manzi, 12 pagine, dedicato alla “Analisi delle forme della fiaba”.
“C’era una volta…” , un’altra pagina e poco più per motiva- re il racconto delle fiabe.
“Io sono Inot, computer della seconda generazione, model- lo 24 megaton…” Inizia così l’appunto delle “Favole al computer” di Manzi. La giovane figlia del padrone che ha sostituito il computer Inot con uno più potente, gli chiede una storia, una favola: “Favola… favola… cerco… Non esiste un file chiamato favo- la. C’è però appunti favole. Provo?
Stretta la soglia larga la via
, 2, La Sorgente, Milano, 1984
Alberto Manzi
Primo: rispetta
il bambino
Manzi spiega i “motivi per i quali l’insegnante non usa clas- sificare gli alunni”, 7 giugno 1975.
Sollecito a consegnare le pagelle per il II trimestre, dalla di- rezione didattica della scuola elementare “Fratelli Bandie- ra” di Roma, nella quale Manzi insegnò per tutta la vita, 14 aprile 1976.
Manzi spiega al direttore perché non compilerà le valuta- zioni per il II quadrimestre ma consegnerà “le pagelle sol- tanto alla fine dell’anno scolastico, perché così vuole il re- golamento”.
Il decreto del provveditore agli Studi di Roma che sospende Manzi per due mesi, 16 maggio 1981.
“Non deve servire a giudicare l’al(unno). Deve servire a va- lutare il lavoro fatto x vedere dove deve essere aiutato di + o –. Se una valutazione deve esserci, deve essere una valu- tazione del rendimento della scuola non del rendimento in- dividuale”. È il primo dei cinque incalzanti “gobbi” di Manzi sulla questione delle schede di valutazione.
Il “caso Manzi” sul “Corriere della Sera” del 23 maggio. Tut- ti i giornali ne parlarono a lungo.
La lettera di ricorso di Manzi pubblicata sulla rivista “Scuo- laecittà” del 31 agosto 1981.
Il timbro ideato da Manzi per le sue schede di valutazione. Fu denun- ciato alla Procura della Repub- blica e il giudice gli disse: “Mae- stro, ma lei questi giudizi li scri- ve col timbro… Così ci prende in giro!” L’anno successivo li scris- se a mano, ma sempre uguali, e la cosa poi finì lì.
Stretta la soglia larga la via
, 2, La Sorgente, Milano, 1984
Alberto Manzi
Io... tu... noi...
impariamo insieme
Una foto di Alberto Manzi al tempo di “Insieme”.
Insieme. Corso di lingua italiana per stranieri , Editrice Janus, Bergamo 1972, firmato da Manzi con Bruna Boldrin che però
La prima pagina dello story-board della prima delle 60 pun- tate programmate per “Insieme”.
Il ‘gobbo’ usato da Manzi per la prima trasmissione. Nel se- condo foglio il benvenuto agli allievi all’inizio della lezione. Si può leggere anche così: “Io sono tu/ tu sei lui/ lui è noi/ noi siamo/ impariamo a leggere”, e ne esce un altro dei pi- lastri ideali della sua visione ideale.
La succinta proposta inviato alla Rai da Manzi, data 22 apri- le 1991, per il corso di lingua italiana per stranieri.
Lettera del 4 maggio ’92 nella quale I.M. Sarcinelli da Mace- rata, con don Giuliano Cingolani, esprime a Manzi “entusia- stica adesione” per “una materia che viene da Lei insegna- ta con grande misura, notevole garbo ed eccezionale chia- rezza”. Tante le lettere di apprezzamento per la trasmissio- ne inviate da tutta Italia.
La visione di “Insieme” diventa anche occasione per ricor- dare passato. Il 14 marzo ‘92 Giuseppe Repole da Ladispoli scrive: “… e non ho potuto fare a meno di ricordare “Non è mai troppo tardi”; io ho imparato a leggere e scrivere quan- do avevo 4 anni e mi affezionai ad un signore dal viso dol- ce e simpatico che si chiamava “… il maestro Alberto Man- zi”…”
Collage con alcuni dei tanti articoli su “Insieme” usciti sui maggiori quotidiani.
Zupack
, Edizioni moderne, Padova, 1988
Alberto Manzi
Alberto Manzi
sindaco di Pitigliano
La foto di Alberto Manzi con alle spalle lo stendardo del Co- mune di Pitigliano, in un servizio di un settimanale che gio- ca ancora sulla trasmissione TV.
“Coltivare la speranza” reportage su Manzi di O. Paliotti in “Città nuova”, nr.12, 2005.
Alberto Manzi nella Prefettura di Grosseto firma e indossa la fascia che porterà, come sindaco di Pitigliano, dall’ele- zione del 1994 fino alla fine del 1997.
In posa per una foto ufficiale con altre autorità.
Su una comunicazione d’ufficio, in alto a sinistra l’annota- zione: “...Non voglio andare dai nonni… perché mi tocca dor- mire con le galline”.
Il Progetto Città dei bambini - Ponte d’oro - Centro di edu- cazione ambientale, elaborato da Manzi a Pitigliano.
A fianco del progetto per il recupero della dimensione sto- rica di Sorano, uno schizzo con la collocazione del Museo. In calce la scritta a mano: “occupare una posizione di co- mando è una opportunità per essere utili, non uno squillo di tromba sulla propria presunzione”.
“Il Progetto Azil per un museo all’aperto ”.
Sulle carte del sindaco Manzi anche disegni schizzati con antica maestria. L’albero piegato senza foglie, un presenti- mento?
Sotto il forte titolo, “Cattedra il letto di morte”, “La Nazione
Alberto Manzi in una delle sue ultime immagini.