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Presentazione Alberto Manzi, Slide di Didattica generale e speciale

Corso di Didattica Generale - Prof.ssa Santi Unipd

Tipologia: Slide

2018/2019

Caricato il 14/04/2019

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Una serie di foto dall’album di famiglia.
Alberto Manzi in una delle prime tra le tante foto della sua
vita, del marzo 1925.
Con la madre Maria in una posa classica per l’epoca, riprodotta
su cartolina postale datata 16/6/925, spedita “Alla cara Mamma
e Nonna”.
Alberto a 3 anni. Scalinata di S. Pietro 1927.
Fotografia-cartolina del cresimando Alberto, datata Roma 3
aprile 1932 e spedita allo zio Filippo Pippo, tipografo a Torino,
con il quale Manzi resterà sempre in affettuoso contatto.
Il padre Ettore in divisa.
Alberto in posa assieme al padre.
Gruppo di famiglia in occasione della visita ad Assisi, 21 ottobre
1934.
Il certificato di studio e le pagelle dei cinque anni delle
elementari.
Nella foto di classe il maestro Manzi, ancora scolaro, è il terzo
da sinistra nella seconda fila dall’alto.
Due libri della formazione del giovane Alberto.
Alberto Manzi è nato a Roma il 3 novembre 1924, figlio di Ettore,
tranviere e di Maria, casalinga, che ebbero un’altra figlia Elena.
Manzi ha avuto quattro figli (Alda, Massimo, Roberta e Flavia)
dalla prima moglie Ida, e una figlia, Giulia, dalla seconda moglie
Sonia Boni. Con queste ultime si trasferirà, nel 1986, da Roma
a Pitigliano (Grosseto).
Le prime fotografie dall’album di famiglia, i libri e le pagelle di
scuola di Alberto Manzi. Questi ultimi con la loro veste grafica
e i contenuti sono documenti interessanti sullo “stile d’epoca”
e anche sul maestro quando era ancora scolaro. Divertente
notare come il giudizio per ogni materia alla fine di ogni anno
fosse “lodevole” tranne che in “disegno e bella scrittura” dove
era solo “bravo”.
Alberto Manzi ha cominciato per tempo a dimostrare che pagelle
e schede di valutazione raramente sono affidabili…
lo scolaro
Alberto Manzi
1Lo scolaro
Alberto Manzi
A. Manzi, Il Pellicano, 2, AVE - Anonima Veritas Editrice S.p.A., Roma, 1964
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Scarica Presentazione Alberto Manzi e più Slide in PDF di Didattica generale e speciale solo su Docsity!

Una serie di foto dall’album di famiglia. Alberto Manzi in una delle prime tra le tante foto della sua vita, del marzo 1925.

Con la madre Maria in una posa classica per l’epoca, riprodotta su cartolina postale datata 16/6/925, spedita “Alla cara Mamma e Nonna”.

Alberto a 3 anni. Scalinata di S. Pietro 1927.

Fotografia-cartolina del cresimando Alberto, datata Roma 3 aprile 1932 e spedita allo zio Filippo Pippo , tipografo a Torino, con il quale Manzi resterà sempre in affettuoso contatto.

Il padre Ettore in divisa.

Alberto in posa assieme al padre.

Gruppo di famiglia in occasione della visita ad Assisi, 21 ottobre

Il certificato di studio e le pagelle dei cinque anni delle elementari.

Nella foto di classe il maestro Manzi, ancora scolaro, è il terzo da sinistra nella seconda fila dall’alto.

Due libri della formazione del giovane Alberto.

Alberto Manzi è nato a Roma il 3 novembre 1924, figlio di Ettore,

tranviere e di Maria, casalinga, che ebbero un’altra figlia Elena.

Manzi ha avuto quattro figli (Alda, Massimo, Roberta e Flavia)

dalla prima moglie Ida, e una figlia, Giulia, dalla seconda moglie

Sonia Boni. Con queste ultime si trasferirà, nel 1986, da Roma

a Pitigliano (Grosseto).

Le prime fotografie dall’album di famiglia, i libri e le pagelle di

scuola di Alberto Manzi. Questi ultimi con la loro veste grafica

e i contenuti sono documenti interessanti sullo “stile d’epoca”

e anche sul maestro quando era ancora scolaro. Divertente

notare come il giudizio per ogni materia alla fine di ogni anno

fosse “lodevole” tranne che in “disegno e bella scrittura” dove

era solo “bravo”.

Alberto Manzi ha cominciato per tempo a dimostrare che pagelle

e schede di valutazione raramente sono affidabili…

Alberto Manzi

Lo scolaro

Alberto Manzi

Il Pellicano

, 2, AVE - Anonima Veritas Editrice S.p.A., Roma, 1964

Alberto Manzi

«Volevo fare

il capitano...»

In cornice, la foto datata gennaio 1942 con Alberto Manzi e una delle sorelle.

Alberto Manzi attor giovane: da una scena del dramma “Il grande sacrificio” nel quale il 22 ottobre 1942 ha recitato la parte di Kolossof; il 30 gennaio 1943 interpreta invece la parte di Muralov ne “La grande tragedia”. Un titolo che appare profetico di quanto a breve succederà in Italia e in Europa. Sotto, l’elenco di attori e loro personaggi.

Uno scatto del gennaio 1944 che “ai carissimi zii con tutto l’affetto il nipote dona per suo ricordo”.

Un altro profilo del ventenne Alberto. “Non ti curar di loro, ma guarda e passa” ha annotato nel retro.

Immagini e oggetti conservati dalla moglie Sonia: la fascetta del battaglione San Marco; una foto durante il corso di addestramento; la bustina con il kit per cucire in dotazione ai soldati; il tesserino del Battaglione Grado; la foto con un commilitone; lo stemma del San Marco; una lettera indirizzata a “Manzi Alberto Informatore Regia Marina” dal padre cappuccino al quale confidava le difficoltà dell’esperienza militare e bellica; il Diploma d’Onore del marò Alberto Manzi per la sua “appartenenza al Gruppo di Combattimento Folgore, durante la Guerra di Liberazione, contro la Germania. 1° giugno 1945”.

Il libro di cultura militare e “Folgore Giornale del paracadutista italiano” conservati nella biblioteca di Alberto Manzi.

A destra, fogli estratti dal quaderno di appunti universitari, quando studiava Biologia. Già organizza i pensieri con l’aiuto di schemi e disegni.

“Il mio sogno da ragazzo era di fare il capitano di lungo corso, per cui

ho studiato all’Istituto nautico, ma contemporaneamente studiavo

all’Istituto magistrale […]. L’Istituto nautico lo frequentavo perché

mi piaceva, […] ma pensando sempre di fare il maestro”.

Alberto Manzi si diploma nel 1942.

Durante la seconda guerra mondiale presta servizio sui

sommergibili della Marina Militare Italiana e dopo il 1943 entra

nel Battaglione da sbarco San Marco, divisione aggregata all’VIII

Armata inglese.

“Facendo la guerra, poi, ho scoperto che tante cose per cui

si pensava valesse la pena vivere erano solo delle falsità. […]

Soprattutto dopo l’esperienza della guerra, l’idea fissa che

avevo era di aiutare i ragazzi. […] rinnovare un po’ la scuola,

per cambiare certe cose che non mi piacevano”.

(dall’ intervista videoregistrata del 13 giugno 1997, rilasciata a Roberto

Farné e interamente trascritta in E. Morgagni (a cura di), Adolescenti e

dispersione scolastica , Carocci, Roma 1998)

Il Pellicano

, 2, AVE - Anonima Veritas Editrice S.p.A., Roma, 1964

Alberto Manzi

La scuola

del carcere

Il Pellicano

, 2, AVE - Anonima Veritas Editrice S.p.A., Roma, 1964

Bello il titolo dell’articolo di Giambattista Vicari che racconta l’esperienza nel carcere “Gabelli” del maestro Alberto Manzi.

Su “La tradotta”, come sul vecchio treno militare che fermava a ogni stazione e caricava di tutto, i ragazzi caricavano pensieri, sogni e anche lamentele. Nell’ottobre 1953 Manzi è invitato dal direttore del mensile, Gian Franco Nardi, a intervenire a una riunione della redazione.

Su un foglio a velina e su un vecchio registro le prime versioni manoscritte di Grogh. Manzi riutilizza i più disparati materiali cartacei, dai registri avanzati dalla Regia Marina, come in questo caso, ai blocchi tabulati per computer.

La trascrizione a macchina dell’incipit di Grogh , com’è anche nel romanzo pubblicato da Bompiani.

Nel dicembre 1951, un fornitore comunica allo zio di Alberto, Filippo Pippo , a Torino, la sua ammirazione per Grogh.

Lettera del 20 febbraio 1959 Il giapponese Giunko Iwasaki chiede i diritti per la traduzione di Grogh , poi pubblicato dalla Akane-Shobo in una raffinata edizione.

Resoconto del “Corriere della Sera” per il I convegno internazionale sui problemi della stampa per ragazzi e bambini, promosso a Milano dal Centro Nazionale di prevenzione e di difesa sociale. Ospite d’onore la celeberrima Maria Montessori (1870-1952) creatrice del metodo educativo che porta il suo nome. Il giornale sbaglia il nome del “giovane maestro delle scuole elementari di Roma vincitore”: Manlio Almero, anziché Alberto Manzi… Della giuria del premio facevano parte C. Alvaro, A. Baldini, E. Dall’Olio, I. Silone, A. Zucconi.

Dopo la guerra e la laurea in Biologia, dal 1946 al ’47 Manzi viene

“sbattuto” a insegnare nel carcere minorile “Aristide Gabelli”

di Roma, in un’enorme ‘aula’ senza banchi, sedie, libri, senza

niente, con 94 ragazzi, dai 9 ai 17 anni (perché al 18° passavano

al Regina Coeli), con alfabetizzazioni e storie differenti. Una

classe difficile, di cui Manzi si guadagna l’attenzione iniziando

a raccontare la storia di un gruppo di castori che lottano per

salvare la propria libertà. Funziona. I giovani carcerati scrivono

insieme la storia e la portano pure in scena. Manzi ne rielaborerà

il suo primo romanzo, Grogh, storia di un castoro , premiato

nel 1948 con il “Collodi” per le opere inedite, due anni dopo

pubblicato dalla Bompiani e poi tradotto in 28 lingue; nel 1953

ne fu ricavata una riduzione radiofonica dalla Rai.

Nel carcere “Gabelli” Manzi ha anche dato vita, assieme ai

ragazzi, a “La tradotta” il primo giornale mensile redatto e

successivamente stampato dagli ospiti di un istituto di pena.

Alberto Manzi

Cosa non va nella

scuola d’oggi

Il Pellicano

, 2, AVE - Anonima Veritas Editrice S.p.A., Roma, 1964

La lettera aperta al ministro della P.I. Gonella datata 1950. Una scrittura inusuale, narrativa e ironica fino al sarcasmo, con presa ferrea sui problemi e quelle che si ritengono le cose da fare.

“Pensierini sulla scuola d’oggi”, dei primi anni ’50. Il testo merita di essere letto tutto, per la qualità dei contenuti e lo stile pungente.

Alberto Manzi quando era un giovane insegnante.

“Che cosa va male nelle scuole rurali?” Su un quaderno per le scuole elementari, negli anni ‘50 Manzi racconta con ironia lucida e amara come ha visto (spesso mal) funzionare le scuole rurali.

Un Alberto Manzi che sembra perplesso ascolta l’intervento del relatore.

La foto del maestro Manzi con impresso a secco il timbro del Ministero della Pubblica Istruzione.

Manzi al centro di un gruppo di scolari, mentre era impegnato negli studi per la seconda laurea in Pedagogia e Psicologia. Sul fianco destro la data, 1947/1948.

Versione manoscritta del racconto “Gli esami” del 1950. Nelle poche pagine un Manzi ventiseienne rappresenta il suo “ideale didattico”: una scuola seria che sa insegnare rispettando tempi e dignità dei bambini, senza crudeltà autoritarie e distruttive violenze psicologiche perché “la scuola funziona quando i bambini sono contenti”.

Prima pagina dattiloscritta dello stesso racconto “Gli esami”. Ci sono il maestro che cerca di mettere a loro agio i giovani esaminandi e il maestro che urla, insulta e mena le mani.

Alberto Manzi nel suo mestiere di insegnante riversava

entusiasmo, metodo, volontà di sperimentare, di rimettere

continuamente tutto in discussione, in gioco. Non fu invece mai

entusiasmante il suo rapporto con l’istituzione e la gerarchia

scolastica. Né con il potere in generale.

Il maestro Manzi aveva idee (e ideali) molto chiari. Vedeva come

purtroppo andavano – o non andavano – le cose, sia nelle scuole

urbane che in quelle rurali, e come invece avrebbero potuto

andare, solo se... se non…

Nel 1950 scrisse una sferzante “Lettera aperta al signor Gonella

ministro della P.I.” e le due pagine di “Pensierini sulla scuola

d’oggi”: la sconsolata e sconsolante radiografia di un malato

che non è mai stato “immaginario”: “…Sono forse pensierini

cattivi… avvelenati dalla bile di un fegato marcio.

Scuola d’oggi: rovina di un prossimo futuro.

Il male è alle radici, è nel tronco, è nei rami: ovunque.

È nei maestri, nei direttori, negli ispettori, nel ministro.

Cosicché le patrie galere rigurgitano di minorenni.

Maestri impreparati e che non vogliono prepararsi sono dilagati

nella scuola travolgendo i pochi onesti…

“Ti sei preparato?

“No. Che importa? Conosco il tale…”.

Alberto Manzi

Orzowei gadget

A. Manzi - M. Valeri,

Festa

, classe III, Editrice Janus, Bergamo, 1972

Copertina del disco a 33 giri prodotto dalla Rca per il mercato spagnolo, nel 1977, con motivi musicali di Guido e Maurizio De Angelis.

Disco a 45 giri degli Oliver Onions, prodotto dalla RCA nel

Un altro disco a 45 giri della Signal, con gli Africa Group,

Un numero del “Corriere dei piccoli” con un gioco a ritagli, giugno 1977.

Locandina della Oniro Film, produttrice del film Orzowei.

Particolarmente numerose le versioni in lingua spagnola di pubblicazioni e libri didattici derivati dalle serie televisive. Un superposter gigante 69x90 ripiegato.

Pintura por numeros della Oniro Film.

Un’altra edizione ricavata dalla serie televisiva dalla Jaimes Libros di Barcellona, 1978.

Orzowei fu un clamoroso successo internazionale. Nel 1980 la

Rai, in coproduzione con la Oniro Film, ne ha ricavato 13 puntate

per una riduzione televisiva e una versione cinematografica.

Anche i più giovani ricordano il motivo musicale riprodotto su

dischi a 33 e 45 giri, con ottimi risultati di cassetta. Grazie a tutto

questo Isa l’orzowei, il bianco “trovato” tra i neri e respinto da

tutti, morto implorando che bianchi e neri si capiscano aldilà

del colore della pelle e della tribù, diventò il giovane eroe di

un’altra generazione. Con il suo arco, la freccia incoccata o

da incoccare e la pelle di leopardo campeggia, oltre che su

manifesti cinematografici e copertine di dischi, su opuscoli da

ritagliare, fotoromanzi per ragazzi, superposter, libri illustrati

con le immagini delle riduzioni televisive di Orzowei in tutto il

mondo.

lo scolaro

Alberto Manzi

Maestro,

e non solo,

in Sudamerica

A. Manzi - M. Valeri,

Festa

, classe III, Editrice Janus, Bergamo, 1972

Manzi si laureò in Biologia, prima che in Pedagogia e Filosofia. Scrisse molti libri di divulgazione naturalistica. Nel 1959 pubblicherà Il popolo mirmico.

Le lettere, le cartoline, le fotografie, ecc. documentano quanto forte e ramificato fosse il rapporto di Manzi con il Sudamerica. Lettera del 30 maggio 1955 da Talcahuano (Cile) di Miguel Caprile.

Lettera del 18 giugno 1955 spedita da don Almedo Rodas a Manzi a Lima. A Rodas, Pianello e Pedro, Manzi ha dedicato La luna nelle baracche.

Pianello scrive a Manzi dall’Ecuador, il 28 ottobre 1968.

Auguri di Buon anno 1978 da Mario Balarezo, Ecuador.

Don Pianello dall’Ecuador, il 1 novembre 1969, augura buon onomastico ad Alberto.

Padre Savino Mombelli dal Brasile, il 4 aprile 1978 invia anche 3 foto: “... il pozzo… si fa una processione continua. È la vera religione…”.

Il 10 ottobre 1979 don Giulio Pianello, da un lazzaretto per lebbrosi in Colombia.

Altra foto di don Pianello “con un gruppo di Lebbrosi ciechi… vestiti con regali dei buoni”.

“… la tua amicizia come uomo e amico significa molto per me” cartolina di Juan Carlos, Lima, maggio 1983.

Busta della lettera inviata alla moglie Sonia e ai figli di Manzi da don Giulio Pianello da Colima, Messico, nell’agosto

“Alberto, fratello: grazie per tutto,…” scrive da Lima, nel maggio del 1994, Alejandro M.

Nell’estate del 1955 Manzi, che è anche studioso naturalista

con laurea in Biologia e specializzazione in Geografia, riceve

dall’Università di Ginevra un incarico per ricerche scientifiche

nella foresta amazzonica. “Vi andai […] per studiare un tipo

di formiche, ma scoprii altre cose che per me valevano molto

di più”. Scoprì la dura vita dei nativos tenuti nell’ignoranza

perché fossero più deboli e il loro lavoro meglio sfruttabile.

Tutte le estati, per oltre 20 anni, Manzi si recò nella foresta

amazzonica per insegnare a leggere e a scrivere agli indios; da

solo, con studenti universitari e poi con l’appoggio di missionari

Salesiani. Diede anche impulso a cooperative agricole, indirizzò

i contadini verso piccole attività imprenditoriali. Accusato dalle

autorità di essere un “guevarista” collegato ai ribelli, fu anche

imprigionato e torturato; dichiarato “non gradito” continuò ad

andare clandestinamente, fino al 1984.

Le sue esperienze sudamericane rivivono in tutta la loro densa

realtà nei romanzi La luna nelle baracche (1974), El loco (1979),

E venne il sabato (2005), Gugù (2005 ).

Alberto Manzi

Maestro

anche alla radio

A. Manzi - M. Valeri,

Festa

, classe III, Editrice Janus, Bergamo, 1972

La raccomandata del 1952 con la quale la Rai-Radio italiana comunica che il racconto di Manzi “Vecchio Orso” ha vinto il premio di 100.000 lire del concorso “Radio per le Scuole”.

Contributi pervenuti nel corso del 1967 dalle Radio norvegese, polacca, turca, neo-zelandese e giapponese per la trasmissione radiofonica “La patria dell’uomo”. Una “sedicenne canturina” manda ricche informazini sul Giappone e lo spartito dell’inno nazionale “Kimigayo. Sotto, un altro spartito: “Der Frühling hat sich eingestellt”.

“Onde corte, trasmissione per figli degli italiani all’estero. 1967” è scritto sulla copertina di un quadernone; sul retro l’elenco delle registrazioni effettuate.

“Da oggi ci incontreremo una volta alla settimana per parlare un po’ insieme; per ricordare, insieme, la nostra lingua, la nostra Patria.” Inizia così il testo-scaletta della prima trasmissione. Sul margine destro la data 1968.

Comunicato con il quale l’Ufficio Stampa della RAI, in data 14 febbraio 1996, annuncia l’inizio delle trasmissioni in cui “il Maestro Manzi, oggi sindaco di Pitigliano in Toscana, cerca di spiegare i tanti trabocchetti della lingua di Dante in modo sobrio, ma divertente”

“Ciao. Io sono Alberto e vorrei darvi una mano a scoprire, diciamo così, le curiosità e le trasformazioni della nostra lingua” : è l’attacco, sul “gobbo” dattiloscritto, della prima delle 40 lezioni radiofoniche che nel 1996 Manzi tenne sulle “Curiosità della lingua italiana”, all’interno della trasmissione “Un’ora con voi”, per Rai International.

Nel 1951 Manzi vinse un premio radiofonico per un racconto per

ragazzi presentato alla radio. Da allora ebbe una collaborazione

costante con la “Radio per le scuole”, per 40 anni, dal 1956 al

’96. Ma già nel 1950 Manzi aveva ideato, per la trasmissione “

Il vostro racconto”, un romanzo da scrivere insieme alla radio,

a puntate, con i contributi narrativi dei giovani ascoltatori,

intitolato “Il tesoro di Zi’ Cesareo” di cui lui aveva scritto il

capitolo iniziale.

Manzi aveva compreso assai per tempo le potenzialità del

mezzo radiofonico: efficace partner didattico e scientifico,

ideale per stimolare fantasia e creatività, il limite del non

vedersi che diventa opportunità di suggestioni, di promozione

per i libri e la lettura, di conoscenza e approfondimento della

lingua italiana. Per la radio Manzi fu autore e conduttore di

trasmissioni, scrisse e rielaborò favole per bambini, testi

scientifici, didattici e culturali, sperimentò il mezzo radiofonico

con i giovanissimi nonché con gli adulti, gli italiani emigrati e i

loro figli. E proprio le 40 trasmissioni di “Curiosità della lingua

italiana”, nel 1996, per gli italiani all’estero e gli stranieri studiosi

della nostra lingua, diventeranno la sua ultima collaborazione

con Radio-Rai.

A. Manzi - M. Valeri,

Festa

, classe III, Editrice Janus, Bergamo, 1972

Alberto Manzi

Non è mai

troppo tardi

Il blocco di fogli su cui disegnare, la carta geografica alla parete, la sagoma inconfondibile: il maestro Manzi in foto dagli archivi Rai.

La scaletta della Lezione 15 (corretto a mano in 14) in onda il 20 dicembre 1966.

Nella rubrica “Serate in casa” del quotidiano “L’Italia” di sabato 8 maggio 1965, un commento assai positivo, a conclusione del primo corso di istruzione popolare.

Un altro entusiastico articolo su “Il Secolo XIX” del 18 maggio

  1. “... apologia di Alberto Manzi, il maestrino senza penna rossa di “Non è mai troppo tardi…”

Da Torino, con una serie di fitte veline dell’ottobre 1963, lo zio Pippo sintetizza le tantissime “lettere TV”, arrivate al nipote Alberto. Tra infinite lodi e ringraziamenti aanche una critica per la pronuncia romana.

Nel retro porta la firma “Marzia” il foglietto su cui con grafia traballante è scritto: “Caro maestro ti volio bene e lego senpre”.

Lettera di Borrelli Eugenia da Cerignola dell’aprile ’68. “… Era il 1° dicembre lei accennò del prossimo Natale e con massima sveltezza e abilità si mise a disegnare il pranzo di natale cioè, il tavolo, il tacchino, il torrone, il panettone ecc…”

Da Lugano Roberto Bucher invia quanto il piccolo nipote non ancora scolarizzato ha disegnato e scritto.

La signora Popoli vuole fare sapere che per merito di Manzi il figlio che non può né camminare né usare le manine ha imparato a leggere e a scrivere tenendo in bocca la penna.

Claudia Fraccon di Marzana nel 95 confessa che a 4 anni si era innamorata del maestro…

“Non insegnavo a leggere e a scrivere: invogliavo la gente a leggere e

a scrivere” ha detto Alberto Manzi della famosissima trasmissione

con la quale è diventato “il maestro degli Italiani”.

“Non è mai troppo tardi” è considerato uno dei più importanti

esperimenti di educazione degli adulti, conosciuto e citato

nella letteratura pedagogica internazionale relativa a questo

tema. Del tutto innovativo rispetto alla tradizionale televisione

scolastica, sia nell’impianto organizzativo, sia nello stile di

conduzione e nel linguaggio didattico.

Indicato dall’Unesco come uno dei migliori programmi televisivi

per la lotta contro l’analfabetismo, nel 1965, al congresso

internazionale degli organismi radio-televisivi che si tenne a

Tokyo, ricevette il premio dell’ONU.

“Non è mai troppo tardi” venne conosciuto e imitato come format

televisivo da altri Paesi, in particolare dell’America latina.

Il titolo fu trovato dall’ideatore della trasmissione, Nazareno

Padellaro, direttore generale della Pubblica Istruzione, pare

prendendolo da un romanzo francese.

Alberto Manzi

Impariamo

a imparare

Zupack azzurro

, RF Rino Fabbri Editore, Milano, 1976

7 fogli dattiloscritti con annotazioni a mano. Come grandi finestre ci consentono di curiosare ben adden- tro al ‘laboratorio didattico’ del maestro Manzi. A partire dal primo, “Sviluppo concetti e attività mentali”, dove ad ogni punto sono indicati i vari passaggi, corredati di frasi esem- plari e supporti didattici, per fare crescere le giovani men- ti. “chi è il colpevole… vero o falso… frase illogica (la balena attraversa la foresta…)… che cosa vorrà dire? (linguaggi di- versi – tabelle – segnali ecc.)…”.

Un raccoglitore gonfio delle tavole poi pubblicate nei vari te- sti realizzati.

Schede per la collana Primavera , quaderni per la scuola ma- terna curati da Manzi con disegni di Luigi Roveri e Giusep- pe Orliani.

Il 2° e il 3° volumetto di Impariamo a leggere , Editrice Ja- nus, Bergamo s.d., curati da Manzi per i bambini delle pri- me classi elementari.

Cromatico esempio delle tante scacchiere o mappe per L’iso- la dell’apprendere disegnate da Alberto Manzi. Sotto, la le- genda per decifrare i simboli che si incontrano nel percorso verso il tesoro. Un progetto geometrico in tutti i suoi aspet- ti.

“Io comunque provavo con i miei ragazzi”: la sperimentazione,

la ricerca e le verifiche continue sono strumenti fondamentali

per Manzi, che non ha mai voluto si parlasse di suo modello o

metodo, ma di metodologia sempre aperta, dinamica, in con-

tinua evoluzione.

Presta molta attenzione a come si formano i concetti; un cor-

retto processo formativo si realizza con la pratica e con l’espe-

rienza, non con il trasferimento passivo di concetti e la memo-

rizzazione di informazioni svincolati dall’esperienza.

Secondo Manzi l’educazione scientifica era uno dei punti più

deboli della scuola italiana degli anni ’50. La sua doppia for-

mazione, scientifica e pedagogica-psicologica, gli consentiva

una visione globale. Non lasciava niente al caso: organizza-

va, pianificava, costruiva per ‘decostruire’ subito dopo. Le do-

mande, i ‘trabocchetti’ logici, il rovesciamento, la rimessa in

discussione dei ‘punti fermi’, il gioco: questi gli strumenti utili

per insegnare ai bambini e ai ragazzi, partendo dalla loro for-

ma mentis e dalle realtà che vivevano e conoscevano, a fare

ragionamenti logici, ad acquisire un metodo per districarsi nei

‘labirinti’ del sapere e della vita. “Partire da cose semplici e

concrete per arrivare gradualmente ad un principio di astra-

zione”, era scritto nella presentazione del quarto quaderno

Primavera per la scuola materna.

Zupack verde

, RF Rino Fabbri Editore, Milano, 1976

Alberto Manzi

I buoni sussidiari

Disegni di diverso stile, animali simpatici o birichini, il fu- metto, gli schemi… sono gli alleati preferiti da Manzi anche nei sussidiari. Due esempi di come lavorava alla costruzio- ne delle pagine, tenendo insieme didattica e grafica.

Bozza di due pagine che spiegano i movimenti dell’aria e i venti.

Sei pagine esemplificative di come Manzi lavorasse conti- nuamente a “fare e disfare”. Si noti, per citarne una, la sem- plicità e l’efficacia della spiegazione della nascita degli al- tipiani. Tra i disegni esposti, facile riconoscere quelli in ‘stile Manzi’. Ancora oggi molti ricordano il maestro della TV per la sua bravura nel disegnare; ha anche scritto un manuale, Appun- ti per rapidi disegni alla lavagna , A.V.E., Roma 1970, che sor- prende, ancora una volta, per la ‘semplicità’ e l’efficacia dei suoi suggerimenti.

Tante le domande che pone la pagina su “Le bestie feroci” dedicata alla volpe.

Altra pagina dedicata alla chiocciola.

Manzi ha curato alcune collane di volumi sussidiari per tutte

le classi di scuola elementare. Volumi ‘chiavi in mano’, li segui-

va dall’inizio alla fine del progetto: collazionava testi e imma-

gini, disegnava il menabò, dava precise indicazioni a grafici e

tipografi su dimensioni dei testi, sul posizionamento delle im-

magini delle quali spesso disegnava lui stesso il modello ese-

cutivo o il bozzetto.

Come è?… Cosa fa?… Che cosa pensi che sia?… Che cosa pensi

su?… Osserva e rispondi… Che differenze noti?… Vero o falso?…

Uno di questi disegni rappresenta… qual è?… Ecco come nasce…

metti insieme… separa… trova… sono le indicazioni ricorrenti,

per stimolare, provocare, divertire, al fine di fare crescere la ca-

pacità di elaborare concetti e sviluppare l’intelligenza. Perché

“intelligenti si diventa” ha scritto più di una volta Alberto Man-

zi. Però occorrono anche buoni maestri e buoni sussidiari.

Stretta la soglia larga la via

, 2, La Sorgente, Milano, 1984

Alberto Manzi

C’era una

volta... la fiaba

Zip il terribile , di A. Manzi, illustrazioni di L. Roveri e N. Or- lich, Rino Fabbri Editore, collana Favole oggi, Milano 1976.

Zip ennemi public numéro un , Edition Atlas, Paris 1977. La versione italiana, sempre con illustrazioni di Roveri e Orlich, fu pubblicata nel 1976 da Rino Fabbri, con traduzioni in al- tre lingue.

Dal confronto tra la “favola ieri” e la “favola oggi” Manzi ri- leva profonde differenze: “La stessa avventura non dà più il senso della sicurezza, perché la stessa astronave è o può essere distrutta… Non c’è il lumicino lontano, la sicurezza di un posto sereno dove poter “ristare”. C’è il miracoloso ma è diverso: è… tecnico. La macchina domina l’uomo. L’uomo è piccolissimo in questa macchina enorme. È il canto della vittoria della macchina sull’uomo…”.

“C’era una volta… la fiaba” e “c’era una volta… chi la rac- contava”: Manzi analizza diffusamente cosa significhi avere perso le fiabe e il tempo per raccontarle ai bambini.

Un altro articolato appunto di Manzi, 12 pagine, dedicato alla “Analisi delle forme della fiaba”.

“C’era una volta…” , un’altra pagina e poco più per motiva- re il racconto delle fiabe.

“Io sono Inot, computer della seconda generazione, model- lo 24 megaton…” Inizia così l’appunto delle “Favole al computer” di Manzi. La giovane figlia del padrone che ha sostituito il computer Inot con uno più potente, gli chiede una storia, una favola: “Favola… favola… cerco… Non esiste un file chiamato favo- la. C’è però appunti favole. Provo?

  • Sì, sì, prova.
  • Un attimo…”.

“… Diciamo che innanzi tutto la fiaba è “scienza”, non inven-

zione fantastica; scienza perché guarda e cerca di analizzare la

realtà del mondo usando, invece che la tecnica, la fantasia…

… La fiaba narrata dal genitore crea un’atmosfera di amorosa

“complicità” tra l’adulto e il bambino…

… Purtroppo c’era una volta il papà o la mamma o la nonna…

che raccontavano le fiabe…

… Il deforme cartone animato propinato a iosa dalla televisio-

ne, pone l’eroe in un mondo meccanico che non è il mondo del

bambino… Mazinga, o chi per lui, preme un pulsante, il raggio

di luce abbaglia, colpisce, distrugge…

… Occorre che la fiaba ritorni anche nella scuola, proprio per-

ché il bambino si pone “i primi ed eterni interrogativi… come i

grandi filosofi… e le fiabe gli forniscono delle risposte a que-

sti pressanti interrogativi” (Bettelheim)…

… Per questo la favola non è fuori tempo, non sarà mai fuo-

ri tempo. Per questo sarebbe non solo bello, ma importante,

che la sera qualcuno sedendosi sul letto del bambino, comin-

ci nuovamente a dire:

“C’era una volta… “.

Stretta la soglia larga la via

, 2, La Sorgente, Milano, 1984

Alberto Manzi

Primo: rispetta

il bambino

Manzi spiega i “motivi per i quali l’insegnante non usa clas- sificare gli alunni”, 7 giugno 1975.

Sollecito a consegnare le pagelle per il II trimestre, dalla di- rezione didattica della scuola elementare “Fratelli Bandie- ra” di Roma, nella quale Manzi insegnò per tutta la vita, 14 aprile 1976.

Manzi spiega al direttore perché non compilerà le valuta- zioni per il II quadrimestre ma consegnerà “le pagelle sol- tanto alla fine dell’anno scolastico, perché così vuole il re- golamento”.

Il decreto del provveditore agli Studi di Roma che sospende Manzi per due mesi, 16 maggio 1981.

“Non deve servire a giudicare l’al(unno). Deve servire a va- lutare il lavoro fatto x vedere dove deve essere aiutato di + o –. Se una valutazione deve esserci, deve essere una valu- tazione del rendimento della scuola non del rendimento in- dividuale”. È il primo dei cinque incalzanti “gobbi” di Manzi sulla questione delle schede di valutazione.

Il “caso Manzi” sul “Corriere della Sera” del 23 maggio. Tut- ti i giornali ne parlarono a lungo.

La lettera di ricorso di Manzi pubblicata sulla rivista “Scuo- laecittà” del 31 agosto 1981.

Il timbro ideato da Manzi per le sue schede di valutazione. Fu denun- ciato alla Procura della Repub- blica e il giudice gli disse: “Mae- stro, ma lei questi giudizi li scri- ve col timbro… Così ci prende in giro!” L’anno successivo li scris- se a mano, ma sempre uguali, e la cosa poi finì lì.

“Le ho provate tutte per cercare di trasformare questa bene-

detta scuola, nel rispetto del bambino, perché questo è il pun-

to fondamentale” ha scritto Manzi.

Nel giugno 1975 il maestro si era rifiutato di classificare gli

alunni perché “classificare significa impedire un armonioso

sviluppo intellettivo, … significa impedire un apprendimento

cosciente… obbligare ad accettare definizioni stabilite… edu-

care alla menzogna e alla falsità… Se è obbligatoria la clas-

sificazione, delego la segreteria della scuola a dare lo stesso

voto ad ogni alunno e per ogni materia”. Nel 1976 scrisse al

suo direttore didattico che avrebbe compilato le pagelle per il

II quadrimestre solo se gli avessero dimostrato che “dare i voti

e compilare una classificazione (sia pure a parole) è un mez-

zo che aiuta i ragazzi a crescere in intelligenza, in solidarietà,

in amicizia…”. Nel 1981 dal provveditore agli studi di Roma fu

sospeso dall’insegnamento per due mesi per la mancata com-

pilazione dei giudizi analitici nelle schede di valutazione degli

alunni. Ci furono articoli sulla stampa nazionale, vibrate prote-

ste da parte dei genitori dei ragazzi, interrogazioni parlamen-

tari.

Stretta la soglia larga la via

, 2, La Sorgente, Milano, 1984

Alberto Manzi

Io... tu... noi...

impariamo insieme

Una foto di Alberto Manzi al tempo di “Insieme”.

Insieme. Corso di lingua italiana per stranieri , Editrice Janus, Bergamo 1972, firmato da Manzi con Bruna Boldrin che però

  • annota Manzi stesso sul frontespizio del volume – “Non ha fatto niente. Ma il suo nome doveva figurare”.

La prima pagina dello story-board della prima delle 60 pun- tate programmate per “Insieme”.

Il ‘gobbo’ usato da Manzi per la prima trasmissione. Nel se- condo foglio il benvenuto agli allievi all’inizio della lezione. Si può leggere anche così: “Io sono tu/ tu sei lui/ lui è noi/ noi siamo/ impariamo a leggere”, e ne esce un altro dei pi- lastri ideali della sua visione ideale.

La succinta proposta inviato alla Rai da Manzi, data 22 apri- le 1991, per il corso di lingua italiana per stranieri.

Lettera del 4 maggio ’92 nella quale I.M. Sarcinelli da Mace- rata, con don Giuliano Cingolani, esprime a Manzi “entusia- stica adesione” per “una materia che viene da Lei insegna- ta con grande misura, notevole garbo ed eccezionale chia- rezza”. Tante le lettere di apprezzamento per la trasmissio- ne inviate da tutta Italia.

La visione di “Insieme” diventa anche occasione per ricor- dare passato. Il 14 marzo ‘92 Giuseppe Repole da Ladispoli scrive: “… e non ho potuto fare a meno di ricordare “Non è mai troppo tardi”; io ho imparato a leggere e scrivere quan- do avevo 4 anni e mi affezionai ad un signore dal viso dol- ce e simpatico che si chiamava “… il maestro Alberto Man- zi”…”

Collage con alcuni dei tanti articoli su “Insieme” usciti sui maggiori quotidiani.

Insieme per Manzi è stata, da sempre, una delle parole ‘magi-

che’ preferite, fin dai primi scritti, dai primi libri. Insieme nel-

la stessa comunità, nella stessa patria dell’uomo, il mondo…

“Insieme” fu anche il titolo per le trasmissioni pensate –

sull’esempio della celeberrima scuola televisiva per gli italia-

ni – per insegnare l’italiano agli extracomunitari.

“Insieme per apprendere a comunicare tra di noi (leggere –

scrivere) per conoscere il mondo dove viviamo, la gente con la

quale viviamo, abbandonando la passività mentale dello spet-

tatore televisivo…” scriveva Manzi nella proposta per la Rai.

A causa, secondo lo stesso Manzi, del fatto che pochi extraco-

munitari avevano la televisone e potevano guardarla nell’ora-

rio di pranzo assegnato alle lezioni, e senza possibilità di re-

pliche, la trasmissione non funzionò come avrebbe potuto se

meglio programmata.

Fu l’ultima conduzione televisiva di Alberto Manzi.

Zupack

, Edizioni moderne, Padova, 1988

Alberto Manzi

Alberto Manzi

sindaco di Pitigliano

La foto di Alberto Manzi con alle spalle lo stendardo del Co- mune di Pitigliano, in un servizio di un settimanale che gio- ca ancora sulla trasmissione TV.

“Coltivare la speranza” reportage su Manzi di O. Paliotti in “Città nuova”, nr.12, 2005.

Alberto Manzi nella Prefettura di Grosseto firma e indossa la fascia che porterà, come sindaco di Pitigliano, dall’ele- zione del 1994 fino alla fine del 1997.

In posa per una foto ufficiale con altre autorità.

Su una comunicazione d’ufficio, in alto a sinistra l’annota- zione: “...Non voglio andare dai nonni… perché mi tocca dor- mire con le galline”.

Il Progetto Città dei bambini - Ponte d’oro - Centro di edu- cazione ambientale, elaborato da Manzi a Pitigliano.

A fianco del progetto per il recupero della dimensione sto- rica di Sorano, uno schizzo con la collocazione del Museo. In calce la scritta a mano: “occupare una posizione di co- mando è una opportunità per essere utili, non uno squillo di tromba sulla propria presunzione”.

“Il Progetto Azil per un museo all’aperto ”.

Sulle carte del sindaco Manzi anche disegni schizzati con antica maestria. L’albero piegato senza foglie, un presenti- mento?

Sotto il forte titolo, “Cattedra il letto di morte”, “La Nazione

  • Grosseto” del 6 dicembre 1997 racconta il saluto della cit- tà di Pitigliano e dei suoi scolari al sindaco e al maestro.

Alberto Manzi in una delle sue ultime immagini.

Nel 1994 Alberto Manzi accetta di candidarsi e viene eletto

sindaco di Pitigliano, in provincia di Grosseto. Completa così

il cerchio dell’impegno sociale e civile che ha caratterizzato –

accanto a quello educativo: nel carcere e nelle aule scolasti-

che, alla radio e alla televisione, e alla produzione letteraria –

la sua ricca biografia.

Nemmeno l’impegno quotidiano da primo cittadino blocca la

sua capacità e la voglia di analizzare e di progettare, sia per il

territorio di Pitigliano, sia per la scuola e i bambini. Tra le sue

carte da sindaco si trova l’illustrazione del Progetto Azil per un

museo all’aperto che, partendo dal mal utilizzato patrimonio

archeologico etrusco di Pitigliano, favorisse lo sviluppo turisti-

co del territorio ma anche la scoperta della vita passata, del

rapporto tra storia e ambiente, ambiente e uomo. C’è anche

un progetto “Città dei bambini - Ponte d’oro - Centro di edu-

cazione ambientale, suddiviso in tre settori, distinti ma com-

plementari”.

Quanto scritto su di lui dal 4 dicembre 1997, data della sua

scomparsa, ad oggi fatica a dare la misura completa di quanto

Alberto Manzi ha realizzato nel corso dei suoi 73 anni di vita.