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Prevenzione, Diagnosi e Intervento - Prof. De Luca Picione, Appunti di Psicologia Clinica

Una panoramica introduttiva alla psicologia clinica, esplorando le definizioni fornite da apa e cnop, e confrontandole. Vengono esaminati gli elementi centrali della pratica clinica, come il processo diagnostico, la relazione tra psicologo e paziente, e l'importanza di un approccio interdisciplinare. Anche l'evoluzione storica della psicologia, dalle origini filosofiche e fisiologiche fino all'avvento del comportamentismo e della terapia cognitivo-comportamentale, evidenziando le diverse prospettive sulla nozione di anormalità e i modelli biomedico e psicodinamico. Infine, si affrontano le sfide della terapia in contesti multiculturali, sottolineando l'importanza della sensibilità culturale e dell'inclusione di principi morali. Appunti rielaborati integrando lezioni online, lezioni interattive, approfondimenti sui manuali in bibliografia e articoli scientifici consultati in fase di preparazione esame.

Tipologia: Appunti

2024/2025

In vendita dal 22/12/2025

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APPUNTI DI
PREVENZIONE, DIAGNOSI E INTERVENTO
IN AMBITO CLINICO
Prof. R. De Luca Picione
A.A. 2024-2025
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APPUNTI DI

PREVENZIONE, DIAGNOSI E INTERVENTO

IN AMBITO CLINICO

Prof. R. De Luca Picione A.A. 2024-

MODULO 1 –

Definizioni e ambiti di competenza della psicologia clinica A livello etimologico, il termine “clinico” trae origine da κλίνη che significa “letto” e, in senso figurato, “chino”: il medico che si china verso il paziente per ascoltarlo e che così comprende la malattia. Definizioni e ambiti di competenza della psicologia clinica: Definizione di PSICOLOGIA CLINICA APA - American Psychological Association:

«La psicologia clinica integra scienza, teoria e pratica sia al fine

di capire, predire e alleviare disadattamento, disabilità e disagio

sia al fine di promuovere l’adattamento umano e lo sviluppo

personale. La psicologia clinica si focalizza sugli aspetti emotivi,

intellettivi, biologici, psicologici, sociali e comportamentali del

funzionamento umano lungo tutto l’arco di vita, nelle varie

culture e a tutti i livelli socioeconomici».

Definizione di disturbo mentale (DSM-5 )

Un disturbo mentale è una sindrome caratterizzata da sintomi di rilevanza clinica nel sistema cognitivo, nella regolazione emozionale, o nel comportamento di un soggetto che riflettano una disfunzione nei processi psicologici, biologici ed evolutivi sottostanti il funzionamento mentale. I disturbi mentali sono di solito associati a un significativo stato di sofferenza soggettiva o di disabilità nelle attività sociali, occupazionali e altre importanti. (caratterizzazione psico- patologica, compare il termine clinico si evidenzia il disagio e la nozione di

disabilità) a differenza della Definizione del CNOP (Consiglio Nazionale

Ordine degli Psicologi) sulla figura dello psicologo clinico :

«La Psicologia clinica costituisce uno dei diffusi ambiti di ricerca

e intervento professionale della psicologia il cui dominio di

applicazione concerne i problemi di adattamento, i disturbi di

comportamento, gli stati e condizioni di malessere e sofferenza

allo scopo di valutarli e prendersene cura con mezzi psicologici

per facilitare e sostenere il benessere e lo sviluppo cognitivo,

emotivo e relazionale delle persone»

aiuto allo sviluppo di una capacità di comprensione della propria realtà psichica e di uno stile comportamentale relazionale adattivo e funzionale per la persona. Stretta connessione con le evidenze della ricerca scientifica e con l’esperienza clinica Importanza di un approccio interdisciplinare sia con altri ambiti della psicologia (pensiamo alla Psicologia cognitiva, Psicologia dinamica, Psicologia della Personalità e differenziale, Psicopatologia, Neuropsicologia clinica, Psicologia sociale e dei gruppi, Psicometria) che con altre discipline (tra le quali ad esempio: epidemiologia, fisiologia, ricerca valutativa, la sociologia sanitaria, etc.). IMPORTANTE è la collaborazione con altre figure professionali che operano nel campo sociosanitario. CONCLUSIONI: Definizioni e Intervento che non si limita alla malattia, ma a dei domini di prassi molto più ampli. Diversi passaggi storici nell’epistemologia della psicologia clinica La psicologia deve difendersi dai vari concetti comuni e stereotipati … La psicologia clinica come ogni conoscenza scientifica si articola in diversi livelli epistemologici:

  1. osservazione,
  2. descrizione,
  3. interpretazione,
  4. spiegazione La costruzione della professionalità dello psicologo clinico prevede l’intreccio di due diversi livelli:  Apprendimento di concetti, teorie, modelli,  Competenza personale (soggettiva, specifica e individuale proveniente dalla sua esperienza) che rende le conoscenze acquisite non stereotipate. Radice della parola «psicologia» deriva dai due termini greci psyché e logos, “scienza dell’anima”. Il rimando è verso qualcosa di effimero, un’entità non materiale che si contrappone al corpo, sostanza al contrario fisica e concreta. (visione cartesiana → res cogitans e res extensa). Le conoscenze psicologiche sono sempre state (a partire dalle origini della civiltà e in ogni forma antropologica) un elemento fondamentale degli assetti religiosi, sociali, politici e culturali. Ad un certo punto psicologia e filosofia hanno cercato un loro sposalizio, proprio per questo Christian Wolff (1728-1732) - distinzione tra una psicologia riferita esplicitamente alla concretezza dell’esperienza e una psicologia concepita come tentativo di chiarire e mettere in luce l’essenza stessa dell’anima razionale.

Possiamo vedere ancora la Dottrina fisiognomica, organologia → Franz Joseph Gall (1758-1828) ricerche di anatomia e fisiologia cerebrale Frenologia → Johann Gaspar Spurzheim (1776-1832) Secondo tale disciplina, singole funzioni psichiche dipenderebbero da particolari zone o "regioni" del cervello, così che dalla valutazione di particolarità morfologiche del cranio di una persona, come linee, depressioni, bozze, si potrebbe giungere alla determinazione delle qualità psichiche dell'individuo e della sua personalità. Dalla forma della scatola cranica sarebbe possibile risalire ai tratti del carattere attraverso una mappatura del cranio in ventisei regioni alle quali corrisponderebbero altrettante dimensioni della personalità. La psicologia e la filosofia ritornano ancora e troviamo nel 1867 → presso l’Università di Heidelberg, Wilhelm Wundt (1832-1892), considerato il padre fondatore della psicologia, inaugura un corso di Psicologia fisiologica 1881 → nascita della prima rivista ufficiale. 1897 → Wundt forma a Lipsia il primo laboratorio di psicologia (in continuità con la cattedra di filosofia). L’oggetto della psicologia è l’esperienza diretta e immediata e il metodo precipuo per rilevarla l’introspezione attraverso cui l’individuo è in grado di rivelare cosa avviene nel momento esatto in cui esperisce la realtà. Iniziamo a vedere la necessità della scientificità. Criticità e pregi dello sforzo wundtiano sono i problemi di oggettività scientifica. Troviamo i Bias legati alla figura dei partecipanti che devono esprimere e resocontare le loro esperienze (COME ACCADE IN FILOSOFIA). Per questo motivo la psicologia si separa dalla filosofia speculativa per aprirsi alla metodologia delle scienze naturali, acquisendo propri criteri metodologici di sperimentazione e di quantificazione. A partire dal solco epistemologico e metodologico tracciato da Wundt si vanno delineando due indirizzi contrapposti: funzionalismo e introspezionismo. Funzionalismo (William James e John Dewey) i fenomeni psichici non come strutture ma come funzioni attraverso cui l’organismo si adatta all’ambiente Introspezionismo Riprende e rafforza il principale contributo wundtiano, in quanto sostiene il metodo per analizzare i processi psichici superiori attraverso una rigorosa codificazione, un’accurata identificazione e uno stretto controllo delle variabili psichiche. Inizialmente le variabili sono circoscritte e delimitate ai processi sensoriali semplici, per poi successivamente estendere l’interesse ai processi psichici più complessi. Il paradigma del Positivismo

  • Erede dell’Illuminismo, progetto di uno studio scientifico dell’essere umano, in particolare quegli aspetti dello spirito e della psiche (sottratti ora all’ambito della morale, della religione, della gnoseologia e dell’etica).

Freud elaborazione e sviluppo della nozione di inconscio entro un sistema di linguaggio e metodo clinico e scientifico… (sviluppi e criticità connessi alla scientificità della nozione di inconscio) Il paradigma positivista e la crisi della scientificità. Influenze sulla psicologia clinica…All’inizio del Novecento coerentemente al forte sviluppo del paradigma positivista, viene considerata sempre più pressante la necessità di una psicologia maggiormente oggettiva che si emancipi dai concetti fondanti le teorie ottocentesche, in primo luogo quelli di mente e coscienza.

  • Necessità di dare uno statuto scientifico alla psicologia clinica
  • Validazione delle ipotesi sostenute
  • Elaborazione di nuovi modelli dei processi psichici Successivamente al paradigma positivista (si ricordi Pavlov IL CONDIZIONAMENTO) Teniamo anche in conto il COMPORTAMENTISMO → Nel 1913 viene pubblicato l’articolo Psychology as the Behaviorist Views It, di J. Watson (1878-1958) In questo articolo sono definiti i principi della nuova teoria comportamentista. Il fine è il miglioramento delle condizioni della sperimentazione in laboratorio e il rigore della quantificazione delle variabili
  • L’unico oggetto dell’indagine psicologica deve essere il comportamento degli individui.
  • Il comportamento è osservabile e misurabile con metodi obiettivi.
  • La metodologia di rilevazione deve permettere la ripetizione degli esperimenti.
  • L’interpretazione dei dati deve essere fatta secondo lo schema fisso di stimolo/risposta (S-R).
  • Il pensiero, definito «linguaggio subvocale», è considerato una forma di comportamento riducibile a movimenti impercettibili dell’apparato vocale. Esclusione della coscienza nelle ricerche e scelta esclusiva del comportamento manifesto (cioè, di tutto ciò che è osservabile). La mente è considerata una «scatola nera» (black box) non indagabile né studiabile perché non osservabile con criteri oggettivi. La psicologia si riduce ad una branca sperimentale delle scienze naturali. Critiche feroci da parte del paradigma della Gestalt (Europa - anni 20 e 30 del ‘900) Per la teoria della Gestalt l’oggetto d’indagine non è il comportamento manifesto ma i processi interiori, indagabili mediante i criteri di soggettività cosciente. L’eccessiva quantificazione limita la ricerca qualitativa della specificità del dato psichico. Sebbene sostenga una visione antimeccanicistica, la Gestalt produce un corpus teorico e metodologico deterministico (leggi e principi della Gestalt) → i dati immediati dell’esperienza cosciente vengono sottoposti a verifica sperimentale.

Seconda metà del ‘900 la crisi dello scientismo e della sua concezione della scienza come valore assoluto (unica forma autentica di conoscenza umana e strumento più adeguato per risolvere tutti i problemi dell’uomo). Critica allo scientismo → non riesce a riconoscere che la portata della scienza è solo parziale rispetto alla complessità del campo d’indagine di cui si vuole occupare (l’uomo, il suo sviluppo, i suoi modi molteplici di essere). È necessario mantenere un’ottica di pienezza di senso e di complessità. Sempre maggior spazio e sviluppo nella filosofia della scienza interpretazioni anti-realiste che mettono in risalto il carattere fallibile della scienza, la dipendenza dai contesti sociali e culturali, e la negazione delle sue caratteristiche di conoscenza oggettiva e rigorosa. Nozione di falsificabilità di K. Popper (1902-1994) contro lo scientismo positivista e assoluto:

  • una teoria scientifica si contraddistingue per la possibilità di essere controllata e quindi falsificata empiricamente.
  • la falsicabilità è un atteggiamento metodologico che riconosce che la conoscenza scientifica è sempre contestuale e quindi parziale
  • necessario distinguere attentamente i differenti approcci adottati nelle diverse branche e discipline della scienza La psicologia può costituirsi come una scienza? C’è bisogno di nuova epistemologia che legittimi la pluralità di modelli e di tipi di scientificità adeguati alle esigenze delle diverse prospettive teoriche, metodologiche e di ricerca. Esigenze fondamentali per ogni disciplina che intende definirsi scientifica:
  • La coerenza logico-programmatica → la capacità di adeguare le osservazioni e le verifiche alla realtà.
  • La capacità di spiegare e anticipare → formulazione di previsioni attendibili.
  • La capacità di auto-riorganizzazione →adeguarsi continuamente alle crescenti necessità delle proprie ricerche. Necessità di una coerenza intrinseca, appropriata alla propria identità disciplinare e adeguabile progressivamente a compiti nuovi. Perché ciò possa realizzarsi è necessaria la definizione dell’oggetto e del metodo. Ideale positivistico originario → solo il concreto, il materiale può costituire oggetto di scienza: tutto ciò che non si vede e non si tocca non può rientrare nell’ambito della scientificità. Epistemologia contemporaneo → l’oggetto scientifico è interpretato come un modello utile per conoscere la cosa. La scienza non è più intesa come una rappresentazione speculare della realtà, ma come un discorso su di essa, un’interpretazione dei suoi oggetti e leggi.

Cause delle anormalità biologiche delle strutture cerebrali o le attività biochimiche di certe persone non rientrano nella norma? Crescente attenzione su 3 fattori: la genetica, l’evoluzione e le infezioni virali. tre tipi principali di trattamento biologico attualmente più utilizzati oggi sono:

  1. terapia farmacologica
  2. la terapia elettroconvulsiva
  3. la psicochirurgia. La terapia farmacologica è di gran lunga il più comune di questi approcci terapeutici all’interno del modello biologico. Sostenitori e critici del modello biomedico A favore:
  • La ricerca biologica produce continuamente nuove scoperte e successi in termini di trattamenti biologici che aiutano le persone laddove hanno fallito altre terapie.
  • il comportamento umano sarà un giorno completamente in termini biologici e trattato esclusivamente con metodi biologici. Contro:
  • Contro l’approccio riduzionista e localizzazionista (NEL SENSO DI RIDURRE UNA FUNZIONE PSICHICA SOLO IN UNA PARTE DEL CERVELLO)
  • Tutto ciò è limitante poiché la comprensione della psicopatologia deve necessariamente tenere in conto che la vita mentale è il risultato dell’interazione di fattori biologici e ambientali.
  • molti trattamenti biologici odierni comportano importanti effetti collaterali. Il modello psicodinamico il comportamento di un individuo, normale o patologico, è determinato in ampia misura da dimensioni psicologiche inconsce. I processi inconsci producono dinamiche, interagenti l’una con l’altra, e da tale interazione avrebbero origine il comportamento, i pensieri e le emozioni. I conflitti – oltre una certa soglia e intensità - tra queste dimensioni produrrebbero i sintomi psicopatologici. nessun sintomo o comportamento viene considerato «accidentale» e tutti i comportamenti sono derivati da esperienze passate (rischio di determinismo causale). SIGNIFICA CHE L’EFFETTO DI UNA CAUSA NON è A “CASO” … DETERMINISMO CAUSALE, IL PASSATO DEFORMA Ciò CHE C’è OGGI. La psicoanalisi, nella definizione che lo stesso Freud ne dà, è:
  1. un procedimento per l’indagine dei processi psichici cui altrimenti sarebbe pressoché impossibile accedere;
  1. un metodo terapeutico basato su tale indagine per il trattamento dei disturbi nevrotici;
  2. una serie di conoscenza psicologiche acquisite per questa via, che gradualmente si armonizzano e convergono in una nuova disciplina (Freud, 1922, p. 439). Prima ipotesi psicopatologica i processi psicopatologici sono particolari processi di adattamento a uno squilibrio nell’apparato mentale che risulta da un carico intenso di energia affettiva associata a certi ricordi. I sintomi del disturbo nervoso sono considerati come la conseguenza di un affetto rimosso (RIMOZIONE) o soffocato che non può essere affrontato con i normali processi di scarica energetica. Seconda ipotesi dei processi psichici che portano alla psicopatologia teoria strutturale l’apparato psichico è tripartito in tre istanze:
  • l’Io,
  • l’Es,
  • il Super-Io. L’aspetto conscio dell’Io è l’organo esecutivo della psiche, responsabile del prendere le decisioni e dell’integrazione dei dati percettivi. L’aspetto inconscio dell’Io attiva i meccanismi di difesa… I meccanismi di difesa sono delle operazioni psichiche che vengono utilizzate dall’individuo per diverse ragioni: evitare e/o gestire qualche sentimento intenso e minaccioso (l’angoscia, una paura, un dolore non affrontabile e altre esperienze emotive disorganizzanti la struttura psichica della persona e la necessità di mantenere l’autostima. I meccanismi di difesa sono categorizzati in primari e secondari
  • Le difese primarie funzionano in modo globale e indifferenziato in tutta la dimensione sensoriale della persona investendo lo stesso rapporto con la realtà, e fondendo dimensioni cognitive, affettive e comportamentali, In questi processi vi è un mancato raggiungimento del principio di realtà e la mancata percezione della separatezza e della costanza di coloro che sono esterni al Sé
  • Le difese secondarie sono considerate più evolute e operano trasformazioni specifiche del sentimento, della sensazione, del comportamento o di una loro combinazione Nelle difese secondarie viene conservato il riconoscimento del principio di realtà, la separatezza tra sé e l’altro e il mantenimento della costanza d’oggetto. L’io non mete in atto solo meccanismi di difesa. L’Io realizza fondamentali funzioni adattive come l’esame di realtà, il controllo degli impulsi, I processi di

In psicologia clinica il concetto di ANORMALITA’ è FONDAMENTALE. QUESTO MODELLO SI APPROCCIA NUOVAMENTE A NUOVI SCHEMI INTERPRETATIVI Suddivido un po' tutto a puntoni… IL MODELLO COMPORAMENTISTA HA DELLE BASI:

  • le nostre azioni sono determinate in buona misura dalle nostre esperienze
  • Il focus è sui comportamenti, intesi come risposte che un organismo dà al suo ambiente.
  • I comportamenti possono essere esterni (andare a lavorare, ad esempio) o interni (provare una sensazione, pensare).
  • Il fondamento esplicativo e terapeutico del comportamentismo si fonda sui principi dell’apprendimento (inteso come il processo attraverso cui i comportamenti cambiano in risposta all’ambiente).
  • I comportamenti appresi possono aiutare ad affrontare i cambiamenti quotidiani, a risolvere problemi e a condurre una vita felice e attiva. Le origini di tale teoria non sono nel lavoro clinico dei medici, ma nei laboratori in cui gli psicologi conducevano esperimenti sul condizionamento. Durante gli esperimenti vengono manipolati stimoli e ricompense, per poi osservare come le manipolazioni condizionavano le risposte dei partecipanti alla sperimentazione. Nel condizionamento operante, gli esseri umani e gli animali apprendono a comportarsi in certi modi poiché ricevono una ricompensa (un effetto gratificante) ogni volta che si comportano in un determinato modo. Nel modellamento, gli individui imparano le risposte semplicemente osservando altri individui e imitando i loro comportamenti. Nel condizionamento classico (Pavlov), l’apprendimento ha luogo attraverso l’associazione temporale (due eventi si verificano più volte l’uno immediatamente dopo l’altro, l’effetto è che la persona li associa automaticamente dopo un certo numero di ripetizioni rispondendo nello stesso modo a entrambi gli eventi). Tali meccanismi sono considerati alla base anche dei comportamenti anormali. La terapia comportamentale identifica i comportamenti che causano i problemi per provare a sostituirli con altri più idonei applicando i principi del condizionamento classico, del condizionamento operante o del modellamento. Quindi…Posizione terapeutica → psico-pedagogica (Il terapeuta assume il ruolo dei confronti del paziente di un insegnante piuttosto che di un curatore.) LA PROCEDURA CLASSICA SI CHIAMA desensibilizzazione sistematica (molto frequente nei casi di fobia, di paura specifica e irrazionale) prevede un percorso graduale in cui i pazienti apprendono a reagire in modo calmo e razionale invece di provare una paura intensa per gli oggetti o le situazioni che temono. SI DIVIDONO IN: Primo step → i pazienti imparano tecniche di rilassamento nel corso di molte sedute;

Secondo step →i pazienti redigono una gerarchia delle paure, una lista di oggetti o situazioni temuti (da quelli meno temuti e fino a quelli che generano maggiore paura) Terzo step→ Viene chiesto ai pazienti di immaginare o di verificare effettivamente ogni elemento della lista quando sono in una situazione di rilassamento. (Abbinamenti graduali degli elementi temuti e il rilassamento, fino all’estinguimento della paura). I punti di forza sono chiari, la visione comportamentista è ottima nelle fobie! Le sperimentazioni in laboratorio lo dimostrano… Le criticità si trova nella nozione semplicistica. L’uomo agisce anche secondo dei valori, delle credenze. Non è semplicemente una condizione associativa! (Non credo che gli piaccia)! Il modello cognitivista aiuta a completare il modello comportamentale. L’assunto di base è che l’uomo tipicamente elabora le informazioni costruendo delle rappresentazioni di sé, degli altri e del mondo. Tali rappresentazioni sono alla base dei processi cognitivi che comprendono interpretazioni, credenze, pensieri e comportamenti, a loro volta valutabili e modificabili. Utilizzando informazioni sensoriali, processi legati alla memoria autobiografica a lungo termine e il ragionamento di ordine superiore l’individuo costruisce le proprie interpretazioni della realtà in forma di schemi cognitivi che concorrono a predisporre i suoi comportamenti rendendoli più o meno adattativi. Funzionamento patologico Credenze e pensieri distorti ed errati costituiscono il prodotto di processi di elaborazione dell’informazione disfunzionali e irrazionali. La terapia cognitivo-comportamentale standard (CBT) (di Beck) si focalizza sull’individuazione di modalità di pensiero disfunzionali dei processi cognitivi che non consentono la confutazione spontanea delle credenze patogene. La terapia razionale-emotiva di Ellis è più direttiva e si focalizza esclusivamente sulle credenze patogene e sulla loro confutazione con interventi direttivi e psicopedagogici, considerando le emozioni, nella pratica clinica, come pure conseguenze della cognizione esplicita. La terapia cognitivo-comportamentale adopera tecniche comportamentali, fondate sul riconoscimento di pensieri automatici legati a situazioni specifiche e sulla modifica di processi cognitivi disfunzionali e credenze irrazionali legate all’incremento del disagio emotivo, alimentando, in un circolo vizioso, convinzioni distorte e aspettative negative su di sé e sugli altri… L incapacità di regolare adeguatamente le emozioni e di monitorare i propri stati mentali, nonché di riflettere sugli stati mentali altrui. atteggiamento del terapeuta cognitivo non è interpretativo delle credenze e delle rappresentazioni cognitive del paziente ma è collaborativo

Automaticamente ci saranno buone probabilità di realizzare il proprio potenziale positivo. Quando si è indotti ripetutamente a considerarsi non degni di una considerazione positiva, si costruiscono delle condizioni di valore (criteri secondo i quali si è amati e accettati solo se ci si conforma a certe regole). Per conservare una considerazione positiva di sé si negano e/o distorcono i pensieri e le azioni che non sono conformi alle proprie condizioni di valore… Si perde il proprio sentire vero (bisogni, valori obiettivi) e sorgono problemi psichici. Con il cliente bisogna creare un clima accogliente dove loro si sentono capaci di guardare se stessi in modo sincero e di accettarsi. Il terapeuta adopera tre importanti caratteristiche durante la terapia: considerazione positiva incondizionata (accettazione piena e calorosa del cliente); forte empatia (ascolto competente e riformulazione); genuinità (comunicazione sincera) … La Teoria e terapia della Gestalt non si allontana da questa base ma aggiunge delle Tecniche della frustrazione abile, i giochi di ruolo (la sedia calda, etc.), regole del qui-e-ore e dell’espressione in prima persona, etc. La nozione di anormalità. Il modello socioculturale e familiare RICORDO CHE LA NOZIONE DI ANOLMALITA’ VARIA COME DEFINIZIONE A PARTIRE DAL MODELLO Per il modello socioculturale il comportamento anormale deve essere letto alla luce dei vari fattori che influenzano un individuo. quindi all’interno di un sistema, di una cultura, di una società… Riassumendo:

  • Norme della cultura e della società in cui vive
  • Ruoli svolti nell’ambiente sociale
  • Tipo di struttura familiare a cui appartiene e in ambiente culturale in cui è inserito
  • Il modo in cui gli altri lo considerano e reagiscono nei suoi confronti Il modello socioculturale ha due prospettive importanti:
  • la prospettiva socio-familiare (le relazioni familiari, le interazioni sociali, gli eventi della comunità.)
  • la prospettiva multiculturale. Il vero punto della famiglia può essere delineato e distinto in tre fattori specifici (c’è da sottolineare che tutto questo non avverrà prima degli anni 50) - etichette e ruoli sociali (il labelling e profezia che si autoavvera) - reti sociali e struttura (aiuto, sostegno versus emarginazione, isolamento) - famiglia (struttura della famiglia, e canali e modalità di comunicazione). Comprendere in che modo la cultura, la razza, l’etnia, il genere e fattori simili sono in grado di influenzare ed orientare il comportamento e il pensiero, così come si è interessati a comprendere in che modo le persone di culture, razze e generi diversi siano

psicologicamente diverse. Superamento del pregiudizio ideologico ed europeista/occidentale di superiorità. Il comportamento di un individuo, normale o anormale, può venire compreso meglio solo se esaminato alla luce del suo particolare contesto culturale (valori di quella cultura, pressioni esterne particolari affrontate dai membri della cultura, etc.) il pregiudizio e la discriminazione affrontati da molti gruppi minoritari (etnici, religiosi, orientamento sessuale, classi socio-economiche) possono contribuire a certe forme di funzionamento anormale. Nella terapia rivolta a pazienti appartenenti a gruppi minoritari si considerano fortemente due questioni:

  • maggiore sensibilità ai temi culturali
  • inclusione di principi morali e modelli culturali nella cura (soprattutto nelle terapie con i bambini e agli adolescenti Cos’è cambiato davvero? Che tutto questo ha portato il clinico a cambiare approccio e non prende solo in considerazione l’individuo ma l’intera famiglia! Il clinico a partire dagli anni 50 inizierà a prendere in considerazione questi fattori che inevitabilmente influenzeranno i vari disturbi del paziente. La terapia, quindi, inizia a prendere più spazi condivisi così da avere un quadro generico più chiaro e sempre senza giudizio. Il clinico deve leggere tutto questo senza mai intromettersi con il proprio vissuto. Tutto questo ha principalmente pregi ma possiamo notare la difficoltà/limite come, ad esempio, il nesso causale diretto.