






















Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Prepara i tuoi esami
Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity
Prepara i tuoi esami con i documenti condivisi da studenti come te su Docsity
Trova i documenti specifici per gli esami della tua università
Preparati con lezioni e prove svolte basate sui programmi universitari!
Rispondi a reali domande d’esame e scopri la tua preparazione
Riassumi i tuoi documenti, fagli domande, convertili in quiz e mappe concettuali
Studia con prove svolte, tesine e consigli utili
Togliti ogni dubbio leggendo le risposte alle domande fatte da altri studenti come te
Esplora i documenti più scaricati per gli argomenti di studio più popolari
Ottieni i punti per scaricare
Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium
Criminologia clinica o applicata
Tipologia: Appunti
1 / 30
Questa pagina non è visibile nell’anteprima
Non perderti parti importanti!























INTRODUZIONE
La nostra tesina verterà su quegli aspetti dell’investigazione che riguardano la personalità della vittima e del criminale; i probabili moventi che hanno spinto persone apparentemente normali a commettere dei crimini; gli interventi possibili. In questo lavoro, ci avvaliamo delle nozioni esposte durante il corso. In specifico: -il dottor Cannavicci, psichiatra e criminologo, ha proposto una serie di interrogativi sul profilo psicologico del criminale e sui probabili moventi, ampiamente esposti nel corso di quell’incontro e dei seguenti. Ha anche affrontato il profilo psicologico della vittima, le sindromi che la legano all’aggressore e le emergenze criminologiche. -Il dottor Ruben De Luca , psicologo e criminologo, ha trattato la parte riguardante il profilo criminologico e le varie tipologie del serial killer, nonché il terrorismo e il satanismo. -Il dottor Montecchi , neuropsichiatria infantile, ha introdotto il tema della pedofilia e dell’abuso infantile. -la dottoressa Camerani , psicologa, ha affrontato il tema della pedofilia correlandolo alla criminalità. -La dottoressa Patrizi, psicologa ,ha esposto alcuni modelli e orientamenti di intervento nei confronti dell’autore di reato. Questo corso ci ha permesso di ampliare alcune nozioni già apprese in ambito universitario, e di toccare con mano come la criminologia sia una scienza multidisciplinare: i temi affrontati infatti, oltre ad essere interessanti, ci hanno permesso di “guardare” un argomento così vasto e complesso, da diversi punti di vista, portati avanti da esperti di ciascun settore. All’apertura del corso di criminologia, tenutosi a Ciampino nell’anno 2002/2003, il dottor Cannavicci ha esordito dicendo che le azioni criminose, anche le più efferate, possono essere commesse da chiunque. I killer sono delle persone normali che hanno dentro di sé una vita interiore particolare, spesso persone semplici e timide che nascondono dentro dei “vulcani”. Cosa differenzia quindi i normali dai criminali? Niente! In ognuno di noi è presente un lato oscuro sede di passioni primitive come lo stupro, l’incesto, l’omicidio che vengono normalmente frenate dalle norme sociali e dai sensi di colpa. Normali e criminali hanno le stesse emozioni: la normalità sta nel contenerle. Sono le occasioni che rendono l’uomo criminale, tutti sotto certi impulsi commettono dei crimini soprattutto se entrano in gioco coinvolgimenti personali o il proprio rendiconto. In psichiatria esistono solo tre patologie che hanno come sintomo il crimine, per le quali non c’è capacità di intendere e di volere: -malato paranoideo; -il disturbo borderline; -il disturbo antisociale di personalità. Per il resto coloro che commettono un crimine sono delle persone sane che scelgono deliberatamente di agire in un determinato modo. Da sempre ci si interroga sul perché si commettono delitti. Individuare il motivo per cui un individuo diventa un “criminale” ed un altro no è il punto di partenza di molti studi. L’interesse è stato rivolto alla ricerca delle cause della criminalità che non ha consentito di individuare le radici del crimine, ma è riuscita a riconoscere fattori e circostanze che in qualche modo facilitano la scelta della condotta delittuosa. Gli elementi che possono giocare un ruolo molto importante sia nelle scelte criminose che in quelle di vita sono diversi e interconnessi tra di loro. Fattori ambientali,sociali,psicologici e psicopatologici concorrono a
D) FASE DI STESURA DEL PROFILO CRIMINALE:qui vengono elencate le caratteristiche socio-demografiche,fisiche e comportamentali,più altri elementi,dell’autore di reato(comportamento prima e dopo il delitto,…). E) FASE DELL’INVESTIGAZIONE:basandosi sul profilo stilato,la polizia orienta le sue ricerche. F) FASE DELLA CATTURA:quando il colpevole viene catturato,si raffronta il profilo stilato precedentemente con le caratteristiche reali per correggere,perfezionare e valutare ulteriori elementi investigativi.
Più dettagliatamente per lo studio dell’autore del crimine viene utilizzato un metodo DEDUTTIVO:
COSA(modus operandi) PERCHE’(bisogni psicologici) CHI(profilo) Aggressore: Modo di contatto Modo di attacco Precauzioni adottate Modo verbale
Movente: Piacere Vendetta Rabbia Interesse personale
Età Scolarità e socialità precedenti Status economico
Vittima: Connotati Indumenti
Bisogno di colpire: Donna Prostituta Bambino Omosessuale
Età Storia personale Storia psichiatrica
Azioni sulla vittima: Costrizioni Violenze sessuali
Ricerca di: Sadismo Piacere Vendetta Consenso
Età Intelligenza Storia psichiatrica Psicopatie in atto Localizzazioni lesioni Ricerca di: Morte Sofferenza Piacere
Storia psichiatrica Psicopatie in atto Storia personale Mezzi lesivi Premeditato Occasionale Sicurezza Insicurezza
Età Storia personale Status fisico Precedenti giudiziari Causa di morte: Lesioni Mutilazioni
Bisogno di: Uccidere Infliggere Umiliare Soddisfare un desiderio
Storia psichiatrica Storia personale Psicopatie in atto
comportamento di alcuni criminali che più o meno consciamente lasciano indizi che possono portare ad identificarli e quindi punirli. In particolare : nella cleptomania il rubare permette di combattere la perdita dell’autostima e dell’affetto: tali soggetti sono infatti convinti che poiché non furono amati, hanno il diritto di rubare. Rischiano di diventare criminali per senso di colpa. La psicoanalisi si è occupata anche della delinquenza giovanile, soprattutto concentrandosi sui caratteri dominati dagli istinti: alcune persone fissate in modo orale narcisistico hanno un fragile Super-Io e possono soddisfare ogni loro richiesta senza tener conto degli altri. Alla base ci può essere la mancanza di relazioni oggettive durevoli nella prima infanzia e scarsa identificazione con gli adulti. Alla base del comportamento criminale ci può essere anche un’identificazione errata. In questo caso viene considerato l’ambiente socio-culturale e le esperienze personali. Secondo la sociologia la causa della delinquenza venne vista nella società: “l’uomo fu visto come una goccia d’acqua trascinata nella cascata dei condizionamenti sociali”( Il fascino del male, Ponti Fornari). Durkeim fu il primo a considerare il delitto come un fatto sociale normale: è la risposta alle spinte anomiche della società industrializzata. Tale situazione anomica è data dal contrasto che l’uomo sperimenta tra il bisogno di appartenenza ad un gruppo e l’esigenza di aderire ai ruoli imposti dalla divisione del lavoro. Tali scuole di pensiero giuridico criminologico hanno però per anni trascurato il ruolo della vittima. Recentemente è nata una nuova scienza, la vittimologia che studia le caratteristiche personologiche della vittima, le sue relazioni con il soggetto agente e il ruolo da essa giocato. A coniare il termine di vittimologia fu Beniamin Mendelsohn che nel 1937 cominciò a raccogliere informazioni per le vittime del suo studio legale approfondendo i dati sulle vittime di stupri. Nel 1948 Von Henting pubblica il libro The criminal and his victim considerata la prima opera in tale ambito. L’autore elabora tre importanti concetti sul ruolo svolto dalla vittima nella genesi e nella dinamica del reato:
PERSONALITA’ DELL’ASSASSINO
Alcuni studiosi hanno trovato delle caratteristiche comuni tra gli assassini. De Greeff analizza la dinamica dell’omicidio considerando due distinte tipologie:
Pinatel definisce il nucleo centrale della personalità criminale come costituito da alcuni fattori fondamentali:
Norris descrive le sette fasi dell’omicidio seriale:
Il serial killer che uccide ancora a Giogoli due ragazzi tedeschi, Horst Meyer e Uwe Rusch Sens, entrambi ventiquattrenni. L'8 settembre 1985 l'ultimo delitto del maniaco avviene agli Scopeti dove vengono uccisi Jean Michel Kraveichvili, venticinque anni, e Nadine Mauriot, trentasei anni Tre giorni dopo Pietro Pacciani fa il suo ingresso in questa storia. In una lettera anonima arrivata ai carabinieri, infatti, viene additato come il responsabile degli omicidi. Dal 30 ottobre 1991 il contadino toscano viene indagato per i delitti del serial killer. Alle spalle una condanna per violenza carnale sulle figlie. Per dodici giorni, tra l'aprile ed il maggio del 1992, vengono perquisiti la casa e l'orto dell'indagato a Mercatale. Vengono scovati un paletto di cemento, una cartuccia calibro 22 della stessa serie di quella utilizzata dal serial killer ed altri oggetti ambigui. Il 16 gennaio 1993 Pacciani viene arrestato con l'accusa di essere il maniaco. Rinviato a giudizio per gli otto duplici omicidi il 16 gennaio 1993, è condannato a quattordici ergastoli. Poi viene accusato un altro uomo, un complice Mario Vanni Il 2 gennaio 1997 Giancarlo Lotti si autoaccusa: "Ho ucciso anch'io" e i "compagni di merenda" diventano così tre. Lotti racconta anche di rapporti sessuali avuti con Pacciani che viene accusato perfino da un altro detenuto, Giuseppe Tazzina, di avergli offerto dei soldi per uccidere una coppia. Per questo il 20 maggio 1997 comincia il processo bis per il mostro di Firenze Intanto, il 22 febbraio 1998 Pietro Pacciani viene trovato morto nella sua abitazione di Mercatale val di Pesa. La lunga scia di delitti che scorre parallela alle indagini sul mostro di Firenze, insospettisce la polizia:sei morti, tutti collegati fra di loro e con Pacciani. Renato Malatesta, amico del contadino, trovato impiccato ma con i piedi che gli toccano la terra; la figlia di Malatesta, Milva, bruciata nella sua Fiat Panda insieme al figlio Mirko di tre anni; Francesco Vinci, sospettato per un periodo di essere il mostro, ed il suo pastore, anch'essi carbonizzati; la prostituta Anna Milva Mattei, che aveva avuto una relazione con il figlio di Vinci, data alle fiamme. Le indagini seguirono due direzioni:La setta satanica, secondo cui personaggi facoltosi e potenti pronti a pagare milioni per avere dei feticci, avevano ingaggiato i compagni di merende. Dall'altra, la morte di Pacciani:Non sarebbe morto per un attacco di cuore, ma perché assassinato da una mistura di veleno e medicine, per farlo tacere.
Le perversioni più frequenti sono:
vasca; mangiò un bicipite, dopo averlo frullato, fritto in padella e cosparso di salsa e per ore con i cadaveri abbracciandoli ed avendo con loro rapporti sessuali. Il processo si concluse con una prima sentenza di condanna a morte in quanto l’imputato non fu ritenuto infermo di mente. Ma Jeffrey Dahmer non subì la pena,fu infatti ucciso in prigione da un altro detenuto.
Le indagini svolte per più di un anno non portano a niente. Bisognerà aspettare la scomparsa di altre due bambine per conoscere la verità. L’ultima,Laetitia,14 anni, sparisce il 9 agosto,mentre sta per tornare a casa dopo essere andata in piscina. Quel giorno un ragazzo nota un camioncino sospetto di cui ricorda la targa. Il veicolo risulta essere di Marc Dutroux già noto alla polizia per aver rapito e violentato cinque minorenni e una donna di cinquant’anni. Il 13 agosto Dutroux viene arrestato insieme alla moglie Michelle e ad un loro complice, Michel Lelievre. Poco dopo si scopre che Julie e Melissa sono state segregate in una cantina per nove mesi,subendo maltrattamenti e abusi. Vengono utilizzate per girare video sadici dove le vittime reali sono proprio loro E ancora: Andrei Chikatilo E’ il 1978 e nella piccola cittadina di Shakhty, nel sud della Russia, la piccola Lena Zakotnova,di 9 anni,esce da scuola ma non ritorna più a casa. Un uomo le promette delle gomme americane mai viste prima,la conduce in una baracca e la uccide. Hanno inizio così una serie di omicidi le cui vittime sono bambini al di sotto dei 10 anni. L’autore è sempre lo stesso: Andrei Chikatilo. L’uomo abborda i bambini,li attira in luoghi appartati per poi stuprarli,seviziarli,ucciderli a coltellate o soffocarli e infine li colpisce agli occhi con un coltello. Andrei Chikatilo riesce per anni a sfuggire alle piste di indagine dei detective perché vive una doppia vita. Da MOSTRO che sembra provare piacere ed eccitazione sessuale causando la morte di piccoli innocenti, si trasforma in padre di famiglia e professore di scuola. I sospetti cadono dunque su un uomo innocente il quale viene condannato a morte e accusato di oltre 20 delitti. A questo punto le indagini si chiudono. Ma il “professore” non riesce a smettere… vengono più tardi ritrovati i resti di altre vittime e il caso si riapre. Viene chiesto l’aiuto di un noto psicologo russo Aleksandr Bukhanovsky il quale traccia il profilo psicologico del killer. Si tratta di un uomo di mezza età probabilmente sposato e con dei figli che ha sofferto in passato di inadeguatezza sessuale che compensa attraverso la brutalizzazione delle sue vittime. L’uomo infieriva sui corpi delle femmine asportando il seno a colpi di coltello e distruggendo l’utero e l’addome;sui maschi mutilava il pene,lo scroto e l’ano. Dopo anni e anni di indagini finalmente Chikatilo viene incastrato ed è egli stesso a confessare tutti i 52 delitti. Ammette, inoltre, l’eccitazione sessuale derivata dall’uccidere,dal mutilare e dal cibarsi dei corpi dei piccoli. E’ il 1994 e Andrei Chikatilo viene condannato a morte con un colpo di pistola alla testa.
Innanzi tutto bisogna dire che dalle statistiche emerge che le donne serial killer sono più frequenti nei paesi industrializzati; e che salvo rari casi, non infieriscono sul cadavere con manifestazioni di overkilling, mutilazioni, smembramenti o aggressioni sessuali; solitamente non torturano le vittime anche se l’avvelenamento può essere considerato una sottile forma di tortura. Non si notano comportamenti predatori nei confronti delle vittime con le quali si ha quasi sempre una qualche relazione.
La cognata della Cacioppo, la Signora Fanti, si reca dai carabinieri per nulla convinta della fuga della parente. Ma non ci sono prove per aprire un’inchiesta. La donna allora inizia da sola le sue indagini. Pian piano scopre che la Cianciulli ha venduto tutte le scarpe , gli abiti e quant’altro della cognata e si chiede perciò con quali abiti questa sia partita per Firenze. La Fanti pone l’enigma al questore di Reggio Emilia il quale indaga personalmente. La donna è arrestata ei il suo appartamento perquisito. Gli investigatori trovano una dentiera nel pozzo nero e resti di ossa umane frantumate in solaio. La Cianciulli confessa quasi subito. Racconta di aver ucciso la Setti, di averla fatta a pezzi e di aver distrutto il cadavere bollendolo in un calderone insieme alla soda caustica. Secondo il suo racconto Spinabelli,amante della donna, si sarebbe occupato delle altre due vittime. Ad istruttoria quasi conclusa la Cianciulli cambia la sua deposizione. Assicura di essere stata lei l'unica artefice degli assassini, di avere squartato e poi saponificato i corpi completamente da sola. Rinchiusa nel manicomio criminale di Aversa, la saponificatrice scrive le sue memorie narrando fino nei minimi particolari le tecniche di smembramento dei cadaveri, la loro bollitura e dispersione. Vi si legge di torte fatte di sangue umano mescolato alla marmellata o alla cannella o, ancora, alla vaniglia e farcite con polvere di ossa umane di essere servite agli ospiti. Ma anche di come con il grasso delle vittime che affiorava dal calderone la saponificatrice realizzasse una moltitudine di candele. Il movente? Ventisette anni prima sposandosi, la donna si era opposta alla volontà della madre che l'aveva promessa sposa ad un cugino. Questo le era costata una maledizione in punto di morte da parte della genitrice: tutti i suoi figli sarebbero morti prima di lei. E così avvenne. Leonarda aveva partorito diciassette bambini e solo quattro erano sopravvissuti. Ogni volta che le capitava di sognare la madre uno dei suoi figli smetteva di respirare. Per sconfiggere il maleficio la saponificatrice aveva tentato ogni esorcismo e quando aveva letto nei libri di come nell'antichità si praticassero sacrifici umani per calmare le ire degli dei, si era convinta che quella doveva essere la strada da perseguire. Una “madre assassina” La vicenda si svolge a Cretone e ha come protagonista Jadranka Kuleva,madre di due bambini. Durante la confessione ha detto: “Li ho ammazzati perché erano stati violentati a casa della nonna,li aveva fatti stuprare dai cani”. E ancora:”Non volevo più vederli così”…”Non potevano vivere senza di me”. Il fatto che i suoi figli stessero per andare a passare le vacanze dalla nonna ha agito sicuramente da detonatore. Sono le 18: quando il marito,Raffaele Russo, torna a casa e vede la donna coperta di sangue che ha ucciso il figlio maggiore Giuseppe,6 anni, e sta pugnalando Michele,di 4, con un coltello da cucina. L’uomo le si scaraventa addosso tentando di bloccarla,poi chiede aiuto affacciandosi dalla finestra… Ma all’improvviso Jadranka si riprende e inizia nuovamente a infierire sul figlio…Vani sono i soccorsi. Durante il sopralluogo viene ritrovata sul pavimento una bottiglia aperta di acido muriatico;forse la donna potrebbe aver deciso di uccidersi col veleno subito dopo la tragedia. Jadranka viene messa in terapia intensiva per disturbi psichici e problemi cardiologici. Intanto molti si chiedono come mai una donna con disturbi schizofrenici fosse invece curata con il prozac,un antidepressivo.
Secondo l’FBI si parla di omicidio di massa quando l’assassino uccide quattro o più vittime in un’unica azione esecutiva, in uno spazio di tempo molto breve, ovvero nello stesso tempo emotivo. L’assassino di massa non si ferma fino a quando la sua missione non è finita. A differenza del seriale non nasconde la sua identità e non cerca di scappare, è però probabile che queste azioni si concludono con un suicidio, poiché sentono di non avere più nessuno scopo nella vita. Poco tempo prima di avviare la strage, può mostrare un comportamento paranoide, può avere delle manie di persecuzione. Fattori che possono portare a tale comportamento sono:
Il nemico è colui che rifiuta le sue posizioni morali e spirituali e poiché non può essere distrutto con una guerra aperta vengono usati mezzi terroristici colpendolo nei suoi punti simbolici quando meno se lo aspetta. I bisogni che spingono un uomo a far parte di un movimento fondamentalista sono: bisogno di sicurezza, di identificazione , di ancoramento, di autorità, ma anche di perfezione e di semplicità. Tali bisogni vengono soddisfatti dalla figura di un leader che propone pochi principi chiari in una teoria data dalla distorsione della propria ideologia; che vede il proprio gruppo come l’unico nella “retta via”.
È un soggetto che sfoga lo stress mentale e i suoi conflitti interiori solo facendo soffrire altri esseri umani. Per abbattere il suo senso di colpa,si costruisce un sistema difensivo molto rigido. La vittima viene disumanizzata, percepita come un essere che merita la punizione, che provoca disgusto e quindi la violenza viene giustificata. In questa tipologia va inserito il sadico. Tra gli esempi, anche qui un caso di recente cronaca: La cascina di Leno Il 28 settembre 2002 con una scusa o sotto minaccia Nicola riesce a portare Desiree Piovanelli nella cascina di Leno. Da Desiree i tre volevano qualche attenzione particolare: forse non pensavano di arrivare a un vero e proprio stupro, però avevano sicuramente in mente di divertirsi. Tra gli indagati spunta un nuovo nome:Giovanni Erra, un operaio di 36 anni, accusato di aver ideato lui il tentativo di stupro. L’operaio si difende:”non sono stato io, c’ero ma ero li perché sentita la conversazione del giovedì precedente, in cui i tre ragazzi idearono la violenza sessuale ai danni di Desiree, temevo che i tre minorenni potessero andare oltre le loro intenzioni”. Voleva, in sostanza, difendere Desiree per la quale provava attrazione, anche se con la ragazza non era mai andato al di là di qualche carezza e da qualche tempo non si frequentavano Nella sua versione racconta di essere arrivato nella cascina e di aver visto i tre ragazzi che già stavano cercando di abusare della ragazza, già spogliata in parte: Nicola le era sopra, gli altri due, Nico e Mattia, le tenevano le braccia. La 14enne insultò Nicola e il muratore sedicenne perse la testa, vibrandole una prima coltellata al torace. Lei riuscì comunque a divincolarsi e cercò di fuggire al piano di sotto. Erra intervenne in quel momento. Le si parò davanti, ma per proteggerla e Desiree fraintese. Tornò indietro, tra le braccia dei tre minorenni e Nicola la colpì una seconda volta alla schiena e alle gambe. Desiree cade a terra e, mentre agonizza, i tre del branco la spogliano completamente. Erra scappò. Non vide quella coltellata alla gola, quel colpo di grazia che, nel racconto di Mattia, Nicola le vibrò per farla finita. L'operaio, uscito dalla cascina, andò in giro ad ubriacarsi, per stordirsi e cercare di dimenticare quello che aveva visto. I tre giovanissimi, accusati dell’omicidio di Desireée, sarebbero stati per un’ora a guardare la ragazzina morire, dopo aver cercato di violentarla e dopo averla accoltellata con ferocia. L’omicidio potrebbe essere stato ideato dal solo Nicola: L'ipotesi nasce dal ritrovamento di alcune fotografie all'interno del computer di Nicola che ritraggono una modella su
un'auto. Sul corpo della donna, tracciata con lo scanner o con un sottile pennarello rosso, era stata disegnata un'ampia ferita alla gola in tutto uguale a quella procurata alla povera Desy. Su un'altra foto era tracciato un taglio ai polpacci, la stessa ferita inferta al corpo della 14enne. Sempre in questo file è contenuta una sorta di schedatura della famiglia Piovanelli. L'ossessione di Nicola per la bella 14enne era stata già confermata dal più piccolo del gruppo, Mattia. Il giovane aveva raccontato che Nicola parlava sempre e solo di Desiree, un'ossessione confermata ancora una volta dalla confessione di Mattia: quando Desy era ormai, inerme e ferita, Nicola, racconta il ragazzino, "aveva lo sguardo di quello che aveva realizzato il desiderio della sua vita". La ragazza evitava i tre minorenni: quest'offesa, ipotizzano, gli investigatori, doveva essere punita con la morte. La violenza sessuale doveva essere solo un'ulteriore umiliazione.
Accanto a questa tipologia di torturatore c’è quella di coloro che agiscono individualmente per soddisfare il loro lato psicopatico. Sono soggetti la cui aggressività può svilupparsi da un meccanismo di difesa contro sentimenti di colpa o frustrazione. Tra gli esempi: il delitto della Magliana : 18 febbraio 1988, il tosacani Pietro De Negri, uccide dopo averlo a lungo torturato, l’amico, ex pugile, Giancarlo Ricci. Fino al momento dell’omicidio era il Ricci a comportarsi nei confronti dell’assassino in maniera tirannica e oppressiva. Un giorno il De Negri decide di non sopportare più le umiliazioni dell’amico, così lo tramortisce, lo lega a ganci di ferro e lo tortura per sette lunghe ore. Il movente è la vendetta: l’assassino ha evirato la vittima, gli ha amputato lingua, naso, labbra, pollici ed indici. Gli organi genitali sono stati infilati nella gola, un pollice nell’ano, le altre dita negli occhi.