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Analisi Criminologica: Personalità della Vittima e del Criminale, Appunti di Criminologia

Criminologia clinica o applicata

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 27/03/2019

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Luminalglur 🇮🇹

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CRIMINALI E VITTIME
Profilo psicologico
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Moventi
Possibili interventi
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Possibili interventi
A cura di: AGROSI’ DANIELA
PRECONE SONIA
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CRIMINALI E VITTIME

P Profilo psicologicorofilo psicologico

Moventi

Possibili interventi

Moventi

Possibili interventi

A cura di: AGROSI’ DANIELA

PRECONE SONIA

INTRODUZIONE

La nostra tesina verterà su quegli aspetti dell’investigazione che riguardano la personalità della vittima e del criminale; i probabili moventi che hanno spinto persone apparentemente normali a commettere dei crimini; gli interventi possibili. In questo lavoro, ci avvaliamo delle nozioni esposte durante il corso. In specifico: -il dottor Cannavicci, psichiatra e criminologo, ha proposto una serie di interrogativi sul profilo psicologico del criminale e sui probabili moventi, ampiamente esposti nel corso di quell’incontro e dei seguenti. Ha anche affrontato il profilo psicologico della vittima, le sindromi che la legano all’aggressore e le emergenze criminologiche. -Il dottor Ruben De Luca , psicologo e criminologo, ha trattato la parte riguardante il profilo criminologico e le varie tipologie del serial killer, nonché il terrorismo e il satanismo. -Il dottor Montecchi , neuropsichiatria infantile, ha introdotto il tema della pedofilia e dell’abuso infantile. -la dottoressa Camerani , psicologa, ha affrontato il tema della pedofilia correlandolo alla criminalità. -La dottoressa Patrizi, psicologa ,ha esposto alcuni modelli e orientamenti di intervento nei confronti dell’autore di reato. Questo corso ci ha permesso di ampliare alcune nozioni già apprese in ambito universitario, e di toccare con mano come la criminologia sia una scienza multidisciplinare: i temi affrontati infatti, oltre ad essere interessanti, ci hanno permesso di “guardare” un argomento così vasto e complesso, da diversi punti di vista, portati avanti da esperti di ciascun settore. All’apertura del corso di criminologia, tenutosi a Ciampino nell’anno 2002/2003, il dottor Cannavicci ha esordito dicendo che le azioni criminose, anche le più efferate, possono essere commesse da chiunque. I killer sono delle persone normali che hanno dentro di sé una vita interiore particolare, spesso persone semplici e timide che nascondono dentro dei “vulcani”. Cosa differenzia quindi i normali dai criminali? Niente! In ognuno di noi è presente un lato oscuro sede di passioni primitive come lo stupro, l’incesto, l’omicidio che vengono normalmente frenate dalle norme sociali e dai sensi di colpa. Normali e criminali hanno le stesse emozioni: la normalità sta nel contenerle. Sono le occasioni che rendono l’uomo criminale, tutti sotto certi impulsi commettono dei crimini soprattutto se entrano in gioco coinvolgimenti personali o il proprio rendiconto. In psichiatria esistono solo tre patologie che hanno come sintomo il crimine, per le quali non c’è capacità di intendere e di volere: -malato paranoideo; -il disturbo borderline; -il disturbo antisociale di personalità. Per il resto coloro che commettono un crimine sono delle persone sane che scelgono deliberatamente di agire in un determinato modo. Da sempre ci si interroga sul perché si commettono delitti. Individuare il motivo per cui un individuo diventa un “criminale” ed un altro no è il punto di partenza di molti studi. L’interesse è stato rivolto alla ricerca delle cause della criminalità che non ha consentito di individuare le radici del crimine, ma è riuscita a riconoscere fattori e circostanze che in qualche modo facilitano la scelta della condotta delittuosa. Gli elementi che possono giocare un ruolo molto importante sia nelle scelte criminose che in quelle di vita sono diversi e interconnessi tra di loro. Fattori ambientali,sociali,psicologici e psicopatologici concorrono a

D) FASE DI STESURA DEL PROFILO CRIMINALE:qui vengono elencate le caratteristiche socio-demografiche,fisiche e comportamentali,più altri elementi,dell’autore di reato(comportamento prima e dopo il delitto,…). E) FASE DELL’INVESTIGAZIONE:basandosi sul profilo stilato,la polizia orienta le sue ricerche. F) FASE DELLA CATTURA:quando il colpevole viene catturato,si raffronta il profilo stilato precedentemente con le caratteristiche reali per correggere,perfezionare e valutare ulteriori elementi investigativi.

Più dettagliatamente per lo studio dell’autore del crimine viene utilizzato un metodo DEDUTTIVO:

  1. Analisi comportamentale: ossia come ha agganciato la vittima;quando è passato da un comportamento normale ad un comportamento violento;come è entrato e uscito di scena.
  2. Analisi emotiva dell’autore: interesse personale;odio;vendetta , piacere;rabbia.
  3. Analisi emotiva della vittima: le emozioni che l’autore obbliga a far provare alla vittima.
  4. Analisi cognitiva dell’autore: cosa potrebbe aver pensato ?Di cosa ha bisogno?
  5. Stato mentale dell’autore al momento del crimine: è lo stato mentale diverso da quello quotidiano,spesso è il contrario che attraverso la “formazione reattiva”si tende a coprire. Dunque quanto più si è violenti durante il crimine,tanto più si è gentili nel quotidiano.
  6. Profilo della personalità dell’autore. Questo modello può essere meglio descritto attraverso la seguente tabella:

COSA(modus operandi) PERCHE’(bisogni psicologici) CHI(profilo) Aggressore: Modo di contatto Modo di attacco Precauzioni adottate Modo verbale

Movente: Piacere Vendetta Rabbia Interesse personale

Età Scolarità e socialità precedenti Status economico

Vittima: Connotati Indumenti

Bisogno di colpire: Donna Prostituta Bambino Omosessuale

Età Storia personale Storia psichiatrica

Azioni sulla vittima: Costrizioni Violenze sessuali

Ricerca di: Sadismo Piacere Vendetta Consenso

Età Intelligenza Storia psichiatrica Psicopatie in atto Localizzazioni lesioni Ricerca di: Morte Sofferenza Piacere

Storia psichiatrica Psicopatie in atto Storia personale Mezzi lesivi Premeditato Occasionale Sicurezza Insicurezza

Età Storia personale Status fisico Precedenti giudiziari Causa di morte: Lesioni Mutilazioni

Bisogno di: Uccidere Infliggere Umiliare Soddisfare un desiderio

Storia psichiatrica Storia personale Psicopatie in atto

comportamento di alcuni criminali che più o meno consciamente lasciano indizi che possono portare ad identificarli e quindi punirli. In particolare : nella cleptomania il rubare permette di combattere la perdita dell’autostima e dell’affetto: tali soggetti sono infatti convinti che poiché non furono amati, hanno il diritto di rubare. Rischiano di diventare criminali per senso di colpa. La psicoanalisi si è occupata anche della delinquenza giovanile, soprattutto concentrandosi sui caratteri dominati dagli istinti: alcune persone fissate in modo orale narcisistico hanno un fragile Super-Io e possono soddisfare ogni loro richiesta senza tener conto degli altri. Alla base ci può essere la mancanza di relazioni oggettive durevoli nella prima infanzia e scarsa identificazione con gli adulti. Alla base del comportamento criminale ci può essere anche un’identificazione errata. In questo caso viene considerato l’ambiente socio-culturale e le esperienze personali. Secondo la sociologia la causa della delinquenza venne vista nella società: “l’uomo fu visto come una goccia d’acqua trascinata nella cascata dei condizionamenti sociali”( Il fascino del male, Ponti Fornari). Durkeim fu il primo a considerare il delitto come un fatto sociale normale: è la risposta alle spinte anomiche della società industrializzata. Tale situazione anomica è data dal contrasto che l’uomo sperimenta tra il bisogno di appartenenza ad un gruppo e l’esigenza di aderire ai ruoli imposti dalla divisione del lavoro. Tali scuole di pensiero giuridico criminologico hanno però per anni trascurato il ruolo della vittima. Recentemente è nata una nuova scienza, la vittimologia che studia le caratteristiche personologiche della vittima, le sue relazioni con il soggetto agente e il ruolo da essa giocato. A coniare il termine di vittimologia fu Beniamin Mendelsohn che nel 1937 cominciò a raccogliere informazioni per le vittime del suo studio legale approfondendo i dati sulle vittime di stupri. Nel 1948 Von Henting pubblica il libro The criminal and his victim considerata la prima opera in tale ambito. L’autore elabora tre importanti concetti sul ruolo svolto dalla vittima nella genesi e nella dinamica del reato:

  1. ciascuno può diventare vittima o criminale a seconda delle circostanze;
  2. in alcune persone vi è una particolare predisposizione a diventare vittima, e in un certo senso ad attirare il proprio aggressore;
  3. vi è un particolare rapporto che lega la vittima al criminale,rapporto può vedere la vittima nel ruolo attivo scatenante l’evento; L’utilità della materia sta nell’accertare e verificare la pericolosità del delinquente, e nel trovare nuovi mezzi di prevenzione per le vittime. La vittimologia intende il reato come interazione all’interno di un rapporto di tensione tra reo e vittima. Ci sono casi in cui la figura del criminale si confonde con quella della vittima: caso tipico è quello dell’omicidio-suicidio;oppure episodi di autogiustizia tra appartenenti a cosche malavitose; e ancora in alcune sottoculture le cui leggi prevedono alcune azioni malavitose, favorendo la violenza dell’uno contro l’altro.

PERSONALITA’ DELL’ASSASSINO

Alcuni studiosi hanno trovato delle caratteristiche comuni tra gli assassini. De Greeff analizza la dinamica dell’omicidio considerando due distinte tipologie:

  • L’omicidio utilitaristico; sono presenti tre fasi:
    1. del consenso mitigato in cui tale soggetto può emettere alcuni segnali anticipatori dell’evento
    2. del consenso formulato il soggetto mette in atto comportamenti offensivi di tipo indiretto
    3. del periodo di crisi si rende conto di aver bisogno di passare all’atto e quindi ha inizio lo “stato pericoloso” che lo condurrà all’atto
  • L’omicidio passionale; oltre alle tre fasi già descritte sono presenti altre caratteristiche:
    1. processo di riduzione la vittima viene ridotta ad un’astrazione e diventa l’unica responsabile della situazione. L’assassino è convinto che gli sia stato fatto un torto per il quale egli deve farsi giustizia.
    2. reazione di disimpegno implica un aspetto di rottura in cui il soggetto si stacca da tutto ciò che lo circonda. Mellusi descrive i delinquenti per erotomania psico-sessuale. Per erotomani intende quei soggetti che presentano un indebolimento dei centri di controllo cerebrali degli impulsi sessuali, eccitandosi facilmente possono arrivare a trasformare le loro idee sessuali in vere e proprie ossessioni. Wertham ha chiamato crisi catatonica il processo per cui l’assassino decide di passare dal pensiero all’atto. Tale passaggio sembra essere collegato ad alcuni fattori:
  1. veloce passaggio da una posizione depressiva ad una schizoparanoide
  2. soppressione temporanea della capacità di simbolizzazione
  3. elevata frequenza di fantasie omicide
  4. arroganza dell’omicida e svalutazione della vittima
  5. spinte maniacali che cancellano il suo senso di colpa
  6. fattori correlati all’ambiente sociale: grado di tolleranza dell’omicidio nel suo ambiente, possesso di un’arma che faciliti l’omicidio

Pinatel definisce il nucleo centrale della personalità criminale come costituito da alcuni fattori fondamentali:

  1. Egocentrismo in tutte le sfere; il soggetto è così centrato su se stesso che in lui avviene una sorta di legittimazione soggettiva
  2. Labilità; l’assassino vuole soddisfare i suoi bisogni senza preoccuparsi delle conseguenze delle sue azioni, elimina per questo dentro di se la paura per la punizione
  3. Aggressività;
  4. Indifferenza affettiva; è poco sensibile dal punto di vista morale e scarsamente empatico Secondo Williams l’assassino non è poi tanto diverso da chi non uccide, poiché il confine che separa la capacità di controllare gli impulsi dal bisogno di metterli in atto è estremamente sottile. Notò che tutti gli assassini avevano in comune un’esperienza di morte, vissuta in momenti di particolare fragilità. Caratteristiche di tali soggetti sono:
  5. Predominio dell’odio sull’amore;
  6. Invidia primaria;
  7. Bisogno di una persona che funga da contenitore;

Norris descrive le sette fasi dell’omicidio seriale:

  1. Fase aurorale può durare diversi anni il soggetto vive in un mondo di fantasia in cui uccide diversi esseri umani, prima indistintamente poi sempre più mirati.
  2. Fase di puntamento le fantasie si adattano alla realtà: per diverse settimane l’assassino segue la sua vittima ne studia le abitudini, coglie il momento opportuno per agire.
  3. Fase di seduzione è ben sviluppata dagli assassini seriali organizzati. La vittima viene avvicinata con un comportamento rassicurante e gentile.
  4. Fase della cattura.
  5. Fase dell’omicidio il disorganizzato solitamente uccide nello stesso posto della cattura o poco lontano; l’organizzato trasporta la vittima in un luogo sicuro in cui torturarla e ucciderla.
  6. fase depressiva si rende conto di non aver soddisfatto i suoi bisogni e di essere tornato alla vita di prima.
  7. Fase totemica l’omicidio viene rivissuto nella mente per trarne ancora piacere. A questo punto ci sarà una nuova fase aurorale e il circolo viene ripreso. Emerge che il movente nella maggior parte dei casi è una sessualità perversa , data solitamente da un infanzia di abuso. Il loro problema più grande è quello di stabilire relazioni intime normali e stabili. Elementi comuni delle perversioni sono: -il soddisfacimento raggiunto con atti masturbatori; -nel compimento dell’azione perversa la libibo finale è scarsa; emerge infatti una grossa difficoltà nel raggiungere l’orgasmo anche quando viene messa in atto la loro perversione preferita; -come conseguenza si ha una sorta di insaziabilità che lo spingerà a cercare presto una nuova vittima; -manca un attaccamento all’oggetto:la vittima viene spersonalizzata, diventa solo un mezzo per raggiungere il fine. Tra gli esempi ricordiamo : Mostro di Firenze: È la notte tra il 21 ed il 22 agosto 1968, un assassino sfoga la sua sete di sangue massacrando due giovani:Barbara Locci, trentadue anni, ed Antonio Lo Bianco, ventinove, che si stanno amando nella loro auto. Il 14 settembre 1974 a Borgo San Lorenzo, vicino Firenze, Stefania Pettini, 18 anni, ed il fidanzatino Pasquale Gentilcore sono sorpresi dal maniaco .Lui è freddato a colpi di pistola, mentre su di lei il mostro si accanisce con novantasei pugnalate e con un tralcio di vite. Passano degli anni ed il 6 giugno 1981 la ventunenne Carmela Di Nuccio viene uccisa insieme al compagno trentenne Giovanni Foggi in un viottolo sterrato vicino a Scandicci (Firenze). Per la prima volta in questa serie orrenda di delitti collegati tra loro, la ragazza subisce un'orribile mutilazione: le viene asportato il pube Il 22 ottobre 1981 a Cadenzano l'assassino torna ad uccidere, Susanna Cambi, ventiquattro anni e Stefano Baldi, ventisei vengono ammazzati e la giovane vittima riceve la stessa menomazione. Si comincia a parlare di "mostro" solo dopo l'ennesimo delitto, il 19 giugno 1982, a Montespertoli, quando Antonella Migliorini, diciannovenne, e Paolo Mainardi, ventiduenne, sono vittime del maniaco.

Il serial killer che uccide ancora a Giogoli due ragazzi tedeschi, Horst Meyer e Uwe Rusch Sens, entrambi ventiquattrenni. L'8 settembre 1985 l'ultimo delitto del maniaco avviene agli Scopeti dove vengono uccisi Jean Michel Kraveichvili, venticinque anni, e Nadine Mauriot, trentasei anni Tre giorni dopo Pietro Pacciani fa il suo ingresso in questa storia. In una lettera anonima arrivata ai carabinieri, infatti, viene additato come il responsabile degli omicidi. Dal 30 ottobre 1991 il contadino toscano viene indagato per i delitti del serial killer. Alle spalle una condanna per violenza carnale sulle figlie. Per dodici giorni, tra l'aprile ed il maggio del 1992, vengono perquisiti la casa e l'orto dell'indagato a Mercatale. Vengono scovati un paletto di cemento, una cartuccia calibro 22 della stessa serie di quella utilizzata dal serial killer ed altri oggetti ambigui. Il 16 gennaio 1993 Pacciani viene arrestato con l'accusa di essere il maniaco. Rinviato a giudizio per gli otto duplici omicidi il 16 gennaio 1993, è condannato a quattordici ergastoli. Poi viene accusato un altro uomo, un complice Mario Vanni Il 2 gennaio 1997 Giancarlo Lotti si autoaccusa: "Ho ucciso anch'io" e i "compagni di merenda" diventano così tre. Lotti racconta anche di rapporti sessuali avuti con Pacciani che viene accusato perfino da un altro detenuto, Giuseppe Tazzina, di avergli offerto dei soldi per uccidere una coppia. Per questo il 20 maggio 1997 comincia il processo bis per il mostro di Firenze Intanto, il 22 febbraio 1998 Pietro Pacciani viene trovato morto nella sua abitazione di Mercatale val di Pesa. La lunga scia di delitti che scorre parallela alle indagini sul mostro di Firenze, insospettisce la polizia:sei morti, tutti collegati fra di loro e con Pacciani. Renato Malatesta, amico del contadino, trovato impiccato ma con i piedi che gli toccano la terra; la figlia di Malatesta, Milva, bruciata nella sua Fiat Panda insieme al figlio Mirko di tre anni; Francesco Vinci, sospettato per un periodo di essere il mostro, ed il suo pastore, anch'essi carbonizzati; la prostituta Anna Milva Mattei, che aveva avuto una relazione con il figlio di Vinci, data alle fiamme. Le indagini seguirono due direzioni:La setta satanica, secondo cui personaggi facoltosi e potenti pronti a pagare milioni per avere dei feticci, avevano ingaggiato i compagni di merende. Dall'altra, la morte di Pacciani:Non sarebbe morto per un attacco di cuore, ma perché assassinato da una mistura di veleno e medicine, per farlo tacere.

Le perversioni più frequenti sono:

  • IL SADISMO: gli squartatori sono sicuramente i più sadici tra tutti. Già da bambino sembra provare piacere nell’infliggere dolore ad altri esseri viventi. Ciò che lo gratifica di più è il prolungare il più a lungo possibile sofferenza, ritardando il momento del decesso. La modalità è solitamente quella dello strangolamento e l’azione può essere accompagnata da vera e propria eccitazione sessuale. Spesso si concedono un piacere aggiuntivo infierendo sul corpo con un’arma da taglio. Lo stupro del cadavere ha una doppia funzione, dispregiativa nei confronti della vittima e di autoaffermazione della propria potenza sessuale. L’uso del coltello ha significato di sostituzione e rafforzamento della funzione fallica, infatti le ferite sono inferte in punti bel precisi. Mostra un’ipersessualità esplosiva che si manifesta nello sfogo eccessivo dell’aggressività nell’atto sessuale. Sono dei soggetti tendenti al perfezionismo e la loro intelligenza unita a pianificazione permette loro di sfuggire alla cattura. Il sadico etero odia tutte le donne: è convinto che ogni donna dimostrerà prima o poi di essere una “puttana”, e per provare la sua teoria ne prenderà una la

vasca; mangiò un bicipite, dopo averlo frullato, fritto in padella e cosparso di salsa e per ore con i cadaveri abbracciandoli ed avendo con loro rapporti sessuali. Il processo si concluse con una prima sentenza di condanna a morte in quanto l’imputato non fu ritenuto infermo di mente. Ma Jeffrey Dahmer non subì la pena,fu infatti ucciso in prigione da un altro detenuto.

  • LA PEDOFILIA: il pedofilo è un soggetto che rimane fissato ad una sessualità immatura;egli desidera avere un possesso totale sull’altro e il bambino è un partner meno impegnativo dell’adulto,perché può opporre una minore resistenza. Vi sono anche individui con gravi turbe psichiche e la mente imbottita di pornografia che esercitano il loro bisogno di dominio sui più piccoli considerando accettabile ogni tipo di prevaricazione. Ma non bisogna dimenticare il gusto della trasgressione che spinge a simili atti:vi è infatti il piacere di uscire dagli schemi che impone la società,di poter fare ciò che è vietato o riprovevole. In alcuni paesi sono le stesse condizioni ambientali ed economiche a favorire la scelta dei bambini. In oriente è diffuso addirittura il mito che il sesso con una vergine aumenti la potenza sessuale. In Russia il mercato dei pedofili e dei trafficanti di minori è particolarmente florido, perché dopo il crollo delle strutture sovietiche, moltissimi bambini prima in orfanotrofi, ora vagabondano per la città e sono facilmente adescabili. Alcuni uomini riescono ad eccitarsi solo con i bambini,e ciò evidenzia una forma di immaturità;essi hanno il bisogno di sottomettere e questo diventa più difficile in un rapporto “alla pari”;ossia con una persona adulta. Atri,invece,vanno alla ricerca di bambini perché sono in preda ad una nevrosi. Nella loro mente si è verificato un “blocco”che li riporta indietro nel tempo quando essi stessi ,durante l’infanzia,hanno vissuto quel tipo di esperienza,hanno provato eccitazione e piacere ma anche paura e dolore,e il turbamento di un segreto incomunicabile. Queste persone sono rimaste “fissate”a quelle emozioni intense che ora cercano di rivivere con simili modalità. Vi sono inoltre molti pedofili che affermano di essere stati sedotti dai bambini e di essere in realtà le loro vittime. In parte questo è vero:il bambino con i suoi atteggiamenti,il suo sorriso, dà un’immagine di sé innocente e spontanea ma anche seduttiva e “provocante” mostrando la sua nudità poiché è abituato ad essere manipolato,lavato e pulito dall’adulto. Oggi la pedofilia può essere il risultato di 3 fattori reciprocamente interconnessi:
    1. Fattori socio-ambientali
    2. Fattori individuali (tratti psicologici e psicopatologici,sfera sessuale,motivazioni…)
    3. Fattori relazionali Recentemente Bradford ha evidenziato anche l’importanza di alcuni neurotrasmettitori ,come la serotonina che potrebbe causare alcuni comportamenti devianti(anche la pedofilia). Tra gli esempi: Marc Dutroux Il pomeriggio del 14 giugno 1995,a Gràce-Hollogne(Liegi), Melissa Russo,una bambina di 8 anni,sta giocando con la sua amichetta Julie Lejeune a casa sua. Le due bambine hanno il permesso di uscire,escono,passano dalla stradina che porta al cavalcavia,vi giungono e,senza lasciare traccia,scompaiono.

Le indagini svolte per più di un anno non portano a niente. Bisognerà aspettare la scomparsa di altre due bambine per conoscere la verità. L’ultima,Laetitia,14 anni, sparisce il 9 agosto,mentre sta per tornare a casa dopo essere andata in piscina. Quel giorno un ragazzo nota un camioncino sospetto di cui ricorda la targa. Il veicolo risulta essere di Marc Dutroux già noto alla polizia per aver rapito e violentato cinque minorenni e una donna di cinquant’anni. Il 13 agosto Dutroux viene arrestato insieme alla moglie Michelle e ad un loro complice, Michel Lelievre. Poco dopo si scopre che Julie e Melissa sono state segregate in una cantina per nove mesi,subendo maltrattamenti e abusi. Vengono utilizzate per girare video sadici dove le vittime reali sono proprio loro E ancora: Andrei Chikatilo E’ il 1978 e nella piccola cittadina di Shakhty, nel sud della Russia, la piccola Lena Zakotnova,di 9 anni,esce da scuola ma non ritorna più a casa. Un uomo le promette delle gomme americane mai viste prima,la conduce in una baracca e la uccide. Hanno inizio così una serie di omicidi le cui vittime sono bambini al di sotto dei 10 anni. L’autore è sempre lo stesso: Andrei Chikatilo. L’uomo abborda i bambini,li attira in luoghi appartati per poi stuprarli,seviziarli,ucciderli a coltellate o soffocarli e infine li colpisce agli occhi con un coltello. Andrei Chikatilo riesce per anni a sfuggire alle piste di indagine dei detective perché vive una doppia vita. Da MOSTRO che sembra provare piacere ed eccitazione sessuale causando la morte di piccoli innocenti, si trasforma in padre di famiglia e professore di scuola. I sospetti cadono dunque su un uomo innocente il quale viene condannato a morte e accusato di oltre 20 delitti. A questo punto le indagini si chiudono. Ma il “professore” non riesce a smettere… vengono più tardi ritrovati i resti di altre vittime e il caso si riapre. Viene chiesto l’aiuto di un noto psicologo russo Aleksandr Bukhanovsky il quale traccia il profilo psicologico del killer. Si tratta di un uomo di mezza età probabilmente sposato e con dei figli che ha sofferto in passato di inadeguatezza sessuale che compensa attraverso la brutalizzazione delle sue vittime. L’uomo infieriva sui corpi delle femmine asportando il seno a colpi di coltello e distruggendo l’utero e l’addome;sui maschi mutilava il pene,lo scroto e l’ano. Dopo anni e anni di indagini finalmente Chikatilo viene incastrato ed è egli stesso a confessare tutti i 52 delitti. Ammette, inoltre, l’eccitazione sessuale derivata dall’uccidere,dal mutilare e dal cibarsi dei corpi dei piccoli. E’ il 1994 e Andrei Chikatilo viene condannato a morte con un colpo di pistola alla testa.

La donna serial killer

Innanzi tutto bisogna dire che dalle statistiche emerge che le donne serial killer sono più frequenti nei paesi industrializzati; e che salvo rari casi, non infieriscono sul cadavere con manifestazioni di overkilling, mutilazioni, smembramenti o aggressioni sessuali; solitamente non torturano le vittime anche se l’avvelenamento può essere considerato una sottile forma di tortura. Non si notano comportamenti predatori nei confronti delle vittime con le quali si ha quasi sempre una qualche relazione.

La cognata della Cacioppo, la Signora Fanti, si reca dai carabinieri per nulla convinta della fuga della parente. Ma non ci sono prove per aprire un’inchiesta. La donna allora inizia da sola le sue indagini. Pian piano scopre che la Cianciulli ha venduto tutte le scarpe , gli abiti e quant’altro della cognata e si chiede perciò con quali abiti questa sia partita per Firenze. La Fanti pone l’enigma al questore di Reggio Emilia il quale indaga personalmente. La donna è arrestata ei il suo appartamento perquisito. Gli investigatori trovano una dentiera nel pozzo nero e resti di ossa umane frantumate in solaio. La Cianciulli confessa quasi subito. Racconta di aver ucciso la Setti, di averla fatta a pezzi e di aver distrutto il cadavere bollendolo in un calderone insieme alla soda caustica. Secondo il suo racconto Spinabelli,amante della donna, si sarebbe occupato delle altre due vittime. Ad istruttoria quasi conclusa la Cianciulli cambia la sua deposizione. Assicura di essere stata lei l'unica artefice degli assassini, di avere squartato e poi saponificato i corpi completamente da sola. Rinchiusa nel manicomio criminale di Aversa, la saponificatrice scrive le sue memorie narrando fino nei minimi particolari le tecniche di smembramento dei cadaveri, la loro bollitura e dispersione. Vi si legge di torte fatte di sangue umano mescolato alla marmellata o alla cannella o, ancora, alla vaniglia e farcite con polvere di ossa umane di essere servite agli ospiti. Ma anche di come con il grasso delle vittime che affiorava dal calderone la saponificatrice realizzasse una moltitudine di candele. Il movente? Ventisette anni prima sposandosi, la donna si era opposta alla volontà della madre che l'aveva promessa sposa ad un cugino. Questo le era costata una maledizione in punto di morte da parte della genitrice: tutti i suoi figli sarebbero morti prima di lei. E così avvenne. Leonarda aveva partorito diciassette bambini e solo quattro erano sopravvissuti. Ogni volta che le capitava di sognare la madre uno dei suoi figli smetteva di respirare. Per sconfiggere il maleficio la saponificatrice aveva tentato ogni esorcismo e quando aveva letto nei libri di come nell'antichità si praticassero sacrifici umani per calmare le ire degli dei, si era convinta che quella doveva essere la strada da perseguire. Una “madre assassina” La vicenda si svolge a Cretone e ha come protagonista Jadranka Kuleva,madre di due bambini. Durante la confessione ha detto: “Li ho ammazzati perché erano stati violentati a casa della nonna,li aveva fatti stuprare dai cani”. E ancora:”Non volevo più vederli così”…”Non potevano vivere senza di me”. Il fatto che i suoi figli stessero per andare a passare le vacanze dalla nonna ha agito sicuramente da detonatore. Sono le 18: quando il marito,Raffaele Russo, torna a casa e vede la donna coperta di sangue che ha ucciso il figlio maggiore Giuseppe,6 anni, e sta pugnalando Michele,di 4, con un coltello da cucina. L’uomo le si scaraventa addosso tentando di bloccarla,poi chiede aiuto affacciandosi dalla finestra… Ma all’improvviso Jadranka si riprende e inizia nuovamente a infierire sul figlio…Vani sono i soccorsi. Durante il sopralluogo viene ritrovata sul pavimento una bottiglia aperta di acido muriatico;forse la donna potrebbe aver deciso di uccidersi col veleno subito dopo la tragedia. Jadranka viene messa in terapia intensiva per disturbi psichici e problemi cardiologici. Intanto molti si chiedono come mai una donna con disturbi schizofrenici fosse invece curata con il prozac,un antidepressivo.

Gli spree killer o assassini compulsavi.

Secondo l’FBI si parla di omicidio di massa quando l’assassino uccide quattro o più vittime in un’unica azione esecutiva, in uno spazio di tempo molto breve, ovvero nello stesso tempo emotivo. L’assassino di massa non si ferma fino a quando la sua missione non è finita. A differenza del seriale non nasconde la sua identità e non cerca di scappare, è però probabile che queste azioni si concludono con un suicidio, poiché sentono di non avere più nessuno scopo nella vita. Poco tempo prima di avviare la strage, può mostrare un comportamento paranoide, può avere delle manie di persecuzione. Fattori che possono portare a tale comportamento sono:

  • Fattori predisponesti a lungo termine : ovvero una malattia vera e propria come una schizofrenia paranoide, psicosi allucinatoria, deliri di grandezza o persecuzione, idee religiose bizzarre, atteggiamenti sospettosi, ostili o aggressivi. In fase paranoica si alternano periodi di euforia e periodi di depressione, nei quali può avvenire il massacro. In alcuni soggetti viene riscontrato un fattore di tipo biologico come tumori frontali che causano il corto circuito dei meccanismi deputati al controllo emotivo del soggetto.
  • Fattori precipitanti situazionali :stato emotivo alterato causato da episodi di fallimento personale o da tensioni di vario genere, separazioni divorzio,o licenziamento Abbiamo varie tipologie dell’omicidio di massa:
  1. omicidio di massa classico in cui non c’è nessun grado di parentela tra omicida e vittima spesso sono impiegate armi da fuoco di grande potenza.
  2. omicidio di massa familiare se seguito da suicidio si può parlare di suicidio allargato. In questo caso il soggetto ha deciso di uccidersi e per non lasciare i suoi cari nel dolore, decide di portarli con sé. Prima della crisi risolutiva si individua un periodo di latenza nel quale il malessere personale peggiora ma difficilmente chi vive accanto se ne accorge. L’unica possibilità di impedire il massacro si ha nella fase che precede l’inizio, vi è il bisogno di un negoziatore esperto, con una certa autorità( ma non la massima) dato che tali soggetti hanno bisogno di sentirsi rassicurati. Il soggetto sente che in qualche modo l’autorità non è stata in grado di soddisfare i suoi desideri e comincia a pensare di potersi fare giustizia da solo. Le delusioni vissute a livello psichico fanno scattare un sentimento di onnipotenza compensatorio che lo porta ad avere fantasie grandiose, in uno stato di apparente calma, che va via via sgretolandosi. Tra gli esempi ricordiamo alcuni fatti di cronaca recente: La strage di Aci Castello: Giuseppe Leotta , 35 anni,un’ossessione per il lavoro e il sogno di fare l’autista del comune, da dieci anni, aveva avuto un contratto come lavoratore socialmente utile ma non gli era stato più rinnovato Più volte si era presentato dal sindaco e dopo l’ennesima risposta negativa, la strage. L’uomo entra in municipio e spara all’impazzata, uccidendo prima il sindaco Michele Toscano e un dipendente Salvatore Li Volsi; poi nella fuga uccide due impiegate Rita

Il nemico è colui che rifiuta le sue posizioni morali e spirituali e poiché non può essere distrutto con una guerra aperta vengono usati mezzi terroristici colpendolo nei suoi punti simbolici quando meno se lo aspetta. I bisogni che spingono un uomo a far parte di un movimento fondamentalista sono: bisogno di sicurezza, di identificazione , di ancoramento, di autorità, ma anche di perfezione e di semplicità. Tali bisogni vengono soddisfatti dalla figura di un leader che propone pochi principi chiari in una teoria data dalla distorsione della propria ideologia; che vede il proprio gruppo come l’unico nella “retta via”.

Il torturatore

È un soggetto che sfoga lo stress mentale e i suoi conflitti interiori solo facendo soffrire altri esseri umani. Per abbattere il suo senso di colpa,si costruisce un sistema difensivo molto rigido. La vittima viene disumanizzata, percepita come un essere che merita la punizione, che provoca disgusto e quindi la violenza viene giustificata. In questa tipologia va inserito il sadico. Tra gli esempi, anche qui un caso di recente cronaca: La cascina di Leno Il 28 settembre 2002 con una scusa o sotto minaccia Nicola riesce a portare Desiree Piovanelli nella cascina di Leno. Da Desiree i tre volevano qualche attenzione particolare: forse non pensavano di arrivare a un vero e proprio stupro, però avevano sicuramente in mente di divertirsi. Tra gli indagati spunta un nuovo nome:Giovanni Erra, un operaio di 36 anni, accusato di aver ideato lui il tentativo di stupro. L’operaio si difende:”non sono stato io, c’ero ma ero li perché sentita la conversazione del giovedì precedente, in cui i tre ragazzi idearono la violenza sessuale ai danni di Desiree, temevo che i tre minorenni potessero andare oltre le loro intenzioni”. Voleva, in sostanza, difendere Desiree per la quale provava attrazione, anche se con la ragazza non era mai andato al di là di qualche carezza e da qualche tempo non si frequentavano Nella sua versione racconta di essere arrivato nella cascina e di aver visto i tre ragazzi che già stavano cercando di abusare della ragazza, già spogliata in parte: Nicola le era sopra, gli altri due, Nico e Mattia, le tenevano le braccia. La 14enne insultò Nicola e il muratore sedicenne perse la testa, vibrandole una prima coltellata al torace. Lei riuscì comunque a divincolarsi e cercò di fuggire al piano di sotto. Erra intervenne in quel momento. Le si parò davanti, ma per proteggerla e Desiree fraintese. Tornò indietro, tra le braccia dei tre minorenni e Nicola la colpì una seconda volta alla schiena e alle gambe. Desiree cade a terra e, mentre agonizza, i tre del branco la spogliano completamente. Erra scappò. Non vide quella coltellata alla gola, quel colpo di grazia che, nel racconto di Mattia, Nicola le vibrò per farla finita. L'operaio, uscito dalla cascina, andò in giro ad ubriacarsi, per stordirsi e cercare di dimenticare quello che aveva visto. I tre giovanissimi, accusati dell’omicidio di Desireée, sarebbero stati per un’ora a guardare la ragazzina morire, dopo aver cercato di violentarla e dopo averla accoltellata con ferocia. L’omicidio potrebbe essere stato ideato dal solo Nicola: L'ipotesi nasce dal ritrovamento di alcune fotografie all'interno del computer di Nicola che ritraggono una modella su

un'auto. Sul corpo della donna, tracciata con lo scanner o con un sottile pennarello rosso, era stata disegnata un'ampia ferita alla gola in tutto uguale a quella procurata alla povera Desy. Su un'altra foto era tracciato un taglio ai polpacci, la stessa ferita inferta al corpo della 14enne. Sempre in questo file è contenuta una sorta di schedatura della famiglia Piovanelli. L'ossessione di Nicola per la bella 14enne era stata già confermata dal più piccolo del gruppo, Mattia. Il giovane aveva raccontato che Nicola parlava sempre e solo di Desiree, un'ossessione confermata ancora una volta dalla confessione di Mattia: quando Desy era ormai, inerme e ferita, Nicola, racconta il ragazzino, "aveva lo sguardo di quello che aveva realizzato il desiderio della sua vita". La ragazza evitava i tre minorenni: quest'offesa, ipotizzano, gli investigatori, doveva essere punita con la morte. La violenza sessuale doveva essere solo un'ulteriore umiliazione.

Accanto a questa tipologia di torturatore c’è quella di coloro che agiscono individualmente per soddisfare il loro lato psicopatico. Sono soggetti la cui aggressività può svilupparsi da un meccanismo di difesa contro sentimenti di colpa o frustrazione. Tra gli esempi: il delitto della Magliana : 18 febbraio 1988, il tosacani Pietro De Negri, uccide dopo averlo a lungo torturato, l’amico, ex pugile, Giancarlo Ricci. Fino al momento dell’omicidio era il Ricci a comportarsi nei confronti dell’assassino in maniera tirannica e oppressiva. Un giorno il De Negri decide di non sopportare più le umiliazioni dell’amico, così lo tramortisce, lo lega a ganci di ferro e lo tortura per sette lunghe ore. Il movente è la vendetta: l’assassino ha evirato la vittima, gli ha amputato lingua, naso, labbra, pollici ed indici. Gli organi genitali sono stati infilati nella gola, un pollice nell’ano, le altre dita negli occhi.